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Turbati e scioccati i gay italiani vanno in piazza.
Per protesta, sabato pomeriggio, in Vaticano. “Mai più uccisi perché gay” è lo slogan dell’iniziativa promossa da Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e Certi Diritti per contestare le recenti dichiarazioni dell’osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, che ha chiesto all’Onu di non impegnarsi per la depenalizzazione universale dell’omosessualità , una proposta promossa dal Governo francese. E Liberazione fa di più: propone di invadere Piazza San Pietro, durante il prossimo Angelus, vestiti di rosa.
Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e Certi Diritti hanno fatto sapere che la posizione della Santa Sede “ha turbato fortemente la nostra comunità , e non solo. Tantissimi sono i messaggi di solidarietà che ci stanno arrivando” afferma il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, “il Vaticano continua a offendere la vita di milioni di persone criminalizzandone l’orientamento sessuale. Una posizione contraria a qualsiasi concetto evangelico di amore e fratellanza”.
Nel mondo ci sono 88 paesi che condannano con il carcere, la tortura e i lavori forzati le persone in quanto lesbiche, gay e trans. In 7 di questi - Iran, Arabia Saudita, Yemen, Emirati arabi, Sudan, Nigeria, Mauritania- è prevista la pena capitale. “Vogliamo rivolgerci” aggiunge Marrazzo “anche ai fedeli cattolici, offesi, come noi, da parole che negano la vita della persona. A loro chiediamo di riflettere, perché siano al nostro fianco in un momento in cui è importante ribadire con forza che nessun credo religioso può giustificare l’opposizione alla cancellazione di una barbarie che ogni anno produce incarcerazioni e sentenze di morte”.
Anche il quotidiano del Prc Liberazione ha censurato l’atteggiamento della Chiesa citando l’episodio dell’adultera raccontato nel Vangelo di San Giovanni. Con la celebre frase ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’, ha sostenuto il direttore Piero Sansonetti, “Gesù aveva depenalizzato i reati connessi al comportamento sessuale”. Oggi, invece, la Chiesa “compie la scelta di schierarsi apertamente dalla parte degli scribi e dei farisei” e si adegua al fondamentalismo, “a costo di sacrificare Gesù”. Di qui la protesta suggerita dal direttore Sansonetti nell’editoriale di oggi: “Noi proponiamo ai laici ma anche ai cattolici e ai credenti di tutte le religioni, una protesta di massa da tenersi forse nel giorno nel quale all’Onu andrà al voto la risoluzione per la depenalizzazione dell’omosessualità . Potremmo invitare tutti i cittadini a vestirsi con una maglietta o un indumento rosa - come la stella che era imposta ai gay nei lager - e andare a manifestare in Vaticano all’ora dell’Angelus”.
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di Pietrangelo Buttafuoco
Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.
Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà , ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.
Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università . Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.
Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:
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Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell’unità (su tutti i piani: da quella dell’opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati.
Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il VIDEO e le FOTO) di Piazza Navona: il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, in un’informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell’altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c’erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. “È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona”.
Prima dell’arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c’erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma “l’interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente” ha sottolineato “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti”. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. “Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia” ha proseguito Nitto Palma “avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi”.
Nel frattempo, ha riferito, “da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza”. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, “ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti”.
Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini: “Riceverò una delegazione di studenti” ha detto Napolitano “che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”.
Guarda le FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:
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Studenti, e dal pomeriggio anche rappresentanze degli universitari, hanno cinto d’assedio, nonostante il maltempo, il Senato dove domani si voterà il Dl Gelmini. Già a fine mattinata erano, la stima viene dall’Unione degli studenti, circa 10.000; dopo aver dato vita a diversi cortei nel centro di Roma, si sono diretti a Palazzo Madama. Ci sono stati anche momenti di tensione e uno studente è stato prima fermato e poi rilasciato dalle forze dell’ordine.
A Palazzo Madama la seduta di martedì pomeriggio, chiamata a discutere il provvedimento sulla istruzione e università , si è aperta con la verifica del numero legale chiesta dal senatore del Pd, Costantino Garraffa. Mancando il numero legale il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sospeso i lavori per 20 minuti.
I ragazzi hanno chiesto e ottenuto di poter incontrare i senatori e di aprire un tavolo di trattative. L’incontro è durato poco più di un’ora: i manifestanti hanno illustrato ai parlamentari non solo le motivazioni della protesta, ma anche alcune proposte concrete, come la riduzione della quota alle chiese, dall’8 per mille al 5 per mille, con la destinazione del 3 per mille rimanente ad un fondo di sostegno ad infanzia ed educazione, così come la sospensione di fondi inutili o privilegiati, come ad enti desueti, fondi Nato, o l’immediata sospensione dei finanziamenti pubblici alle scuole private. “Qui” hanno sottolineato “è in gioco il nostro futuro. Non è una manifestazione partitica. La protesta non smetterà ”.
Duro il commento del presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Al Senato voteremo, come previsto e senza alcuna esitazione, il decreto Gelmini. Non ci facciamo intimidire dalle minacce di nessuno, tanto meno da chi è sceso pretestuosamente in piazza diffondendo menzogne, manipolato e spalleggiato dai dirigenti della sinistra”. In merito poi all’Università ha detto: “Io lezioni da certi baroni non ne voglio più prendere”.
Dalla strada i ragazzi hanno ribaito la loro comunità di intenti al grido di “Né rossi né neri, solo liberi pensieri”, venendo faccia a faccia con le forze dell’ordine ed esponendo striscioni sui quali si legge “No alla riforma”, a grandi lettere nere su fondo bianco, e “Giù le mani dalla nostra scuola”. I giovani continuano a dire che la loro protesta è a-partitica. Di fatto, il gruppo parlamentare di Italia dei Valori è sceso in strada accanto agli studenti che manifestano davanti al Senato. Per il presidente del gruppo, Felice Belisario, “Il decreto Gelmini deve essere bloccato perché offende la scuola italiana ed è il frutto di un’operazione autoritaria che non ha coinvolto né i docenti, né gli studenti, né le famiglie, né il mondo della cultura”.
A Torino
Proseguono le proteste degli studenti e le lezioni all’aperto anche a Torino. Nelle piazze, stamattina, hanno sfilato i ragazzi di diverse scuole superiori, confluiti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, occupato da alcuni giorni dagli aderenti alla protesta. Quasi una cinquantina le scuole che tra oggi e mercoledì saranno “mobilitate”. E anche qui la protesta è stata appoggiata politicamente. La presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso avverte: “Siamo
disponibili a discutere, non a farci imporre nulla. Secondo l’accordo sul federalismo, la competenza dell’istruzione passerà alle Regioni dal prossimo anno scolastico. Lo Stato deve, quindi, confrontarsi con noi, che saremo titolari della materia”.
A Bari
“Quando ci sono movimenti come questo, vuol dire che c’è futuro, che la partita tra l’ignoranza
organizzata, eterodiretta e la domanda di sapere, la domanda di cultura e la conoscenza critica è una partita aperta”, dice il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, commentando il corteo spontaneo di studenti che si è tenuto a Bari per protestare contro il decreto Gelmini e al quale il governatore ha partecipato. “Questa generazione” ha detto anche Vendola “dice che la propria libertà comincia dal diritto alla formazione, dal diritto a non essere prigionieri di una specie di analfabetismo programmatico, di una scuola dequalificata e residuale. Di un mondo” ha continuato “nel quale ci sono scuole e Università private per i figli degli establishment e invece per i figli del popolo c’è una scuola e una Università dequalificata che deve educare solo al precariato”.

A scendere in campo è stato anche il segretario del Pd, Walter Veltroni, durante la conferenza stampa del governo ombra che ha affrontato aveva per tema l futuro dell’università italiana: “Insisto con la richiesta al governo di ritirare il decreto Gelmini e avviare il confronto. Non dico all’infinito, ci si dia un tempo e dopo aver ascoltato tutti si chiude. Considero un atto di arroganza andare avanti con il Dl Gelmini”.
Il leader Pd ci tiene poi a ribadire che le proteste degli studenti e degli insegnati sono “un movimento che non ha nessuna matrice politica”. Finisce, intanto, al vaglio della procura di Roma l’occupazione degli studenti al liceo classico Giulio Cesare. Una denuncia presentata dal responsabile dell’istituto per invasione di edifici (articolo 633 del codice penale) ha determinato, come atto dovuto, l’apertura di un procedimento.
Ma quelle di oggi sono “solo” giornate di preparazione dello sciopero del 30 ottobre. Allora sarà la manifestazione organizzata dai sindacati della scuola di Cgil Cisl Uil, dallo Snals e dalla Gilda a riempire Roma, con nove treni speciali e quasi mille pullman.
A chiudere il comizio in piazza del popolo sarà il leader della Cgil Guglielmo Epifani “Quella del 30 ottobre” dice il segretario della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo “si preannuncia la più grande manifestazione per la scuola che si ricordi. Ma sarà anche di più, centinaia di migliaia di persone sfileranno per salvare il futuro del Paese, il diritto al sapere, il valore della conoscenza, contro i tagli a scuola, università e ricerca”.