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Un gruppo di Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, del 14 dicembre 2009
“Non facciamo gli apocalittici: internet è uno spazio di vita costruito dagli uomini e come tutti gli spazi dove interagiscono gli individui, si trovano fatti belli e meno belli“.
Con questa premessa inizia il dialogo con Angela Sugliano, professoressa di Psicologia dei gruppi Virtuali all’Università di Genova, sul tema dell’odio in Rete: categoria sentimentale impalpabile ma da tempo molto dibattuta (dai politici agli intellettuali, dai giornalisti alla gente comune). E, dopo l’aggressione subita da Silvio Berlusconi domenica 13 in Piazza Duomo, ora sempre più in bilico tra l’incubazione virtuale e la deflagrazione reale. Leggi l’intervista
Nuovo Consiglio dei ministri a Napoli per Silvio Berlusconi e il suo governo. Ma stavolta il premier – che l’artista writer napoletano, Raffo, ha ritratto in versione Superman che vola su Napoli, con il Vesuvio sullo sfondo, e in mano tiene stretti due sacchetti dell’immondizia – nella sua discesa in Campania ha dovuto affrontare non solo la questione rifiuti, ma anche la crisi dei mercati.
Durante il Cdm si è discusso del nuovo decreto legge sui rifiuti all’insegna della tolleranza zero, per fronteggiare l’emergenza e lanciare un piano per il rispetto delle regole e il decoro urbano (il cosiddetto decreto antigraffitari). Il via libera al decreto, che prevede, tra l’altro, il commissariamento dei comuni e delle province che non rispettano le norme per la raccolta e la gestione dei rifiuti, carcere e multe per chi realizza discariche abusive e getta i rifiuti per strada, è saltato e slittato però al prossimo consiglio, dopo i rilievi espressi da alcuni ministri, quelli di Lega e An. In particolare il no è venuto dal ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, contrario a punire chi inquina con sanzioni di tipo penale e ha chiesto di sostituire le sanzioni penali con quelle amministrative.
Quindi la crisi.
Sono due giorni, ovvero da quando l’altra sera il Cdm straordinario ha varato il decreto anticrisi, che il premier cerca di rassicurare l’Italia e gli italiani che non hanno nulla da temere. E anche da Napoli stessa musica: “Le nostre banche sono solide e non siamo in recessione”. E ancora: “Gli italiani abbiano fiducia”. Però il Cavaliere non ha nascosto che la crisi è davvero grave, tanto che ha sibillinamente parlato di una “possibile sospensione dei mercati internazionali per il tempo necessario di riscrivere le nuove regole”. Berlusconi durante la conferenza stampa ha spiegato che la “crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla – ha aggiunto il premier – di una nuova Bretton Woods”. In realtà lo stesso Berlusconi dopo la sua rivelazione clamorosa ha corretto il tiro: “La sospensione delle borse come strumento per affrontare la crisi economica mondiale? Al momento non c’è nulla. Tra le varie ipotesi fatte, qualcuno ha fatto questa proposta: sospendere i mercati per dare il tempo di riscrivere le regole, ma al momento non c’è nulla”. Tra le cose non certe c’è pure un G8 “possibile nei prossimi giorni”.
Quindi un’altra iniezione di fiducia nelle aziende e nei titoli italiani: “È il momento di comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore”. Insomma quello di Napoli è un Berlusconi molto razionale. Che davanti alle borse “in preda al panico e alla follia” – sono parole sue – predica la calma: “Dobbiamo essere più forti e se abbiamo azioni non bisogna venderle, ma se abbiamo soldi liquidi consiglio l’acquisto di alcune azioni”.
Blog, forum e social network nuovo “confessionale” e luogo di ritrovo virtuale per chi condivide la stessa ossessione: il cibo. Se nel mondo sono 300 mila i siti a favore dell’anoressia, creati da persone che soffrono di questo disturbo, in Italia si contano circa 260 blog che raccontano di anoressia, bulimia o in generale di disturbi dell’alimentazione. E tutti sono creati da ragazze molto giovani: l’età media delle autrici è infatti di 17 anni, ma non mancano 12 o 13enni. La fotografia del fenomeno arriva dall’Eurispes, che ha condotto un monitoraggio della rete, durato 10 giorni, dallo scorso 28 luglio al 6 agosto. “Un Osservatorio che - riferisce l’Eurispes - continuerà fino alla fine di settembre ad analizzare e catalogare la realtà del fenomeno online con l’obiettivo di offrire un quadro completo della situazione italiana”.
“L’anoressia e la bulimia, almeno fino all’introduzione delle nuove tecnologie” commenta l’Eurispes “erano vissute in modo ‘privato’, nella segretezza. Le persone anoressiche o bulimiche tendono infatti ad isolarsi, a nascondersi, a rinunciare ai rapporti sociali. Il senso di inadeguatezza, la paura di farsi vedere ‘grasse’, il nervosismo che deriva dalla deprivazione da cibo conducono a una vita di solitudine. Il web ha interrotto questo isolamento. Oggi i giovani, in particolar modo le ragazze, hanno trovato un mezzo per socializzare pur rimanendo isolati. A casa, in solitudine, dopo aver allontanato fisicamente tutti gli amici, si incontra una nuova cerchia di amici virtuali”. Fra i blog monitorati, più della metà risultano ancora attivi (153), 10 sono sospesi, ossia non aggiornati da almeno un anno, 62 sono stati privatizzati (cioè resi fruibili solo da una cerchia ristretta di persone che accedono solo dopo l’approvazione dell’autore), mentre 36 sono stati oscurati. Bisogna sottolineare che i blog privatizzati, così come quelli oscurati, non rendono noto il contenuto del ‘diario’, per questo l’Eurispes ha ritenuto opportuno conteggiare solo quelli in cui l’indirizzo web faccia esplicitamente riferimento all’anoressia o ai disturbi alimentari.
L’Eurispes ha dunque “fotografato” i blog e tracciato l’identikit delle persone che li frequentano. Scoprendo che “sono tutte ragazze le autrici dei blog visitati, con una età media di 17 anni, anche se non mancano le giovanissime di 12 o 13 anni. La perfezione è nei 40 chilogrammi, ma per le ragazze è un percorso graduale caratterizzato da vari step, che dipendono dal peso di partenza e che spesso hanno come traguardo i 30 chili. Elemento distintivo che accomuna la maggior parte dei siti - prosegue l’Eurispes - è la descrizione del DA (diario alimentare), tutto quello che le autrici hanno ingerito nell’arco della giornata. E accanto ad ogni alimento c’è il conteggio delle calorie, con la somma finale di quelle assunte nell’intera giornata. I siti sono coloratissimi e non mancano foto delle ‘thinispiration’ (modelle o attrici magrissime che diventano icone ed esempi da seguire)”.
“Navigando in internet” aggiunge l’Eurispes “è facile imbattersi, digitando alcune parole chiave come thinspo, thininspiration, pro-ana, pro-mia, in blog di ragazze che ‘postano’ (lasciano o affiggono un messaggio in un newsgroup o in un forum di discussione) sui loro diari alimentari le loro aspettative, calorie, ma anche storie, sentimenti, emozioni. Questi disturbi, raccontati sul web, offrono talvolta un’idea diversa del disturbo: le modelle magre e le thinispiration non sempre sono la fonte di ispirazione o la causa della malattia. Tra le righe” concludono gli autori della ricerca “si legge molta sofferenza che deriva da episodi traumatici vissuti nell’infanzia, abusi e violenze fisiche o psicologiche, da un cattivo rapporto con i genitori o, più semplicemente, dal fallimento di una storia d’amore”.
Nessun autunno caldo, Olimpiadi, Alitalia, dialogo con l’opposizione e manovra economica. Poi quel “gesto simbolico…”: la ramazza in mano e, per la sua settima visita a Napoli, diventa operatore ecologico.
Insomma, un Silvio Berlusconi a 360 gradi quello che si presenta nel capoluogo partenopeo e alle telecamere del Tg1 per un bilancio provvisorio dei primi cento giorni di governo.
Il Cavaliere esce a piedi dal palazzo della prefettura al termine di un lungo incontro con il sottosegretario Guido Bertolaso sull’emergenza immondizie in Campania. Il presidente del Consiglio spiega di essere tornato a Napoli oggi per lanciare un messaggio: “Le strade vanno tenute pulite”.
Ma stavolta non è il solit annuncio: il Cavaliere dà il buon esempio: si china e raccoglie un bicchiere di plastica, cartacce e altri rifiuti avvertendo che questo non deve più capitare: “Un modo”, ha aggiunto “per attirare l’attenzione di tutti sul fatto che dobbiamo essere consapevoli di dover tenere le nostre città e i nostri giardini puliti come le nostre case, perché è nelle città che passiamo gran parte del nostro tempo”. Assediato dalla stampa, da fotografi e tv il Cavaliere a fatica, protetto da un cordone di forze di polizia e dagli uomini della sua scorta, percorre i pochi metri che lo portano a piazza Carolina. Subito scatta il parapiglia. Il premier si mischia nella folla e fa il giro dell’edificio, fermandosi a scambiare alcune battute con curiosi e passanti assiepati dietro le transenne, ammettendo che sulla crisi dei rifiuti in Campania c’è ancora tanto da lavorare, ma la fase d’emergenza è ormai superata. In particolare, il Cavaliere lancia un appello: “Non bisogna opporsi alla costruzione di discariche e del termovalorizzatore. Si sono fabbricate tonnellate di rifiuti, ma anche tonnellate di menzogne sul fatto che un termovalorizzatore e una discarica inquinino l’atmosfera e l’ambiente”.
Poi gli altri temi. “Avevamo promesso più sicurezza” osserva “e abbiamo fatto provvedimenti che danno più sicurezza. Avevamo promesso di aiutare le famiglie, ed abbiamo abolito l’Ici”. In più, “abbiamo approvato con una mossa rivoluzionaria una legge di bilancio per i prossimi tre anni. Una finanziaria rivoluzionaria perché evita incrementi di spesa, taglia i privilegi e non comporta nessun aumento di tasse”.
Promesse mantenute che terranno il governo al riparo da un autunno caldo: “Non ci sarà nessun autunno caldo per le forze politiche”, osserva il premier a Napoli. “L’opposizione può manifestare contro la finanziaria, ma è come manifestare contro la grandine”. E davanti allae telecamere del Tg1 precisa che la manovra “non mette le mani nelle tasche dei cittadini”. E forse, dice: “non saranno felici quelli a cui abbiamo tagliato. Ci sarà una svolta rispetto alle politiche del governo precedente che ha fatto politiche di spesa”.
Sull’auspicio del capo dello Stato a un ritorno a un clima sereno fra le forze politiche “è anche il mio”, commenta il presidente del Consiglio. “Per avere un dialogo – aggiunge – bisogna avere rispetto degli altri e comportamenti leali” fra gli schieramenti. “E questo finora non si è verificato con l’opposizione. Se le cose cambieranno saremo felici. Altrimenti andremo avanti a realizzare le riforme promesse agli elettori”. E il primo banco di prova sarà proprio, alla ripresa dopo la pausa estiva, il federalismo: tema che il governo conta di agganciare alla legge finanziaria con il disegno di legge collegato.
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Di Carlo Puca
Ecco il sole che scalda l’anima e il vento che profuma di mare. È allegra andante la Napoli di piazza Plebiscito, là dove si affaccia la task force di Guido Bertolaso. Sono una squadra e si vede. Uomini e donne indossano tutti la stessa maglietta della Protezione civile, che sembra quella della Nazionale di calcio. C’è energia, ci sono le lavagne, i computer, le mappe. E fogli Excel aggiornati con minuzia. Sono i fogli dei conti. Perché stavolta i soldi sono misurati, il tempo delle spese pazze è finito. Lo spreco del passato è agli atti del Parlamento, non è una voce di popolo. Nella scorsa legislatura la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ha quantificato in 780 milioni l’anno la spesa corrente prodotta dall’emergenza campana. Quattordici anni di crisi equivalgono a un paio di Leggi finanziarie. Risultati? Praticamente nulli. Ecco perché si è arrivati al commissariamento del commissariato (il gioco di parole ci vuole). Nonostante resista nell’immaginario collettivo, il commissariato non esiste più, nella forma e nella sostanza. Abolite le consulenze d’oro, aboliti i fannulloni, abolite le spese di rappresentanza, pure il caffè si paga di tasca propria. Tutto deciso dalla struttura di Bertolaso.
Si chiama così: sottosegretariato per l’emergenza rifiuti. È diviso in sette “uffici di missione”: coordinamento gestione emergenziale; tecnico-operativo impiantistica; comunicazione; finanziaria; amministrativo-legale; gestione contenzioso; consorzi di bacino. Ogni missione ha un capo, tutti i capi riferiscono a Bertolaso. I costi? Bassi per la complessità della faccenda. La lista della spesa è contenuta in una legge, la numero 123 del 14 luglio 2008. È la legge che istituzionalizza il fondo per l’emergenza rifiuti. La dotazione generale è di 150 milioni di euro. Poi ci sono le specifiche. Appena il 10% “è destinato alla copertura delle spese correnti”. Quaranta milioni di euro servono per il completamento del termovalorizzatore di Acerra, inclusi i denari per i fornitori che vantano crediti con le società appaltatrici. Dieci milioni 900 mila euro sono per “la riconversione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti in impianti per il compostaggio e la raccolta differenziata”. L’investimento più consistente, 84 milioni, è per l’attivazione di nuove discariche. Altri soldi sono per la forza lavoro, per la quale “viene stimata una spesa pari a 12 milioni di euro”. Aggiunta qualche voce minore, restano 2.740.500 euro per “possibili nuove maggiori esigenze, acquisizione di cave e siti, indennizzi”.
A questo capitolo andrebbero poi sommati “gli importi derivanti da eventuali minori spese per gli altri interventi”. Insomma, si ipotizza di risparmiare qualcosa. Difficile. Al momento l’unico risparmio sicuro è l’Esercito: elmetto e sacchetto, soldato perfetto. Anche perché è “gratis et amore Dei”. “Impiegato per lo svolgimento delle attività di vigilanza e protezione, il personale delle forze armate agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza ” recita la legge. Ma, attenzione, “senza compensi aggiuntivi”. Giusto così, “mica siamo in guerra” dice il generale Carlo Gibellino, a guida del 2° comando delle forze di difesa. “Questa storia della militarizzazione del territorio è una sciocchezza”.
Ma passare dall’Iraq alla spazzatura non è una “diminutio “? “Per carità , va benissimo, ci sentiamo utili”. In effetti quella dell’Esercito in Campania è una storia tutta da scrivere. Soldati e caporali della Brigata Garibaldi, ragazzi che hanno fatto le guerre vere, con elmetto e moschetto, si chiamano Calì, Infernola, Fasciato. Cognomi del Sud. Tra meridionali, soldati e presunti nemici hanno socializzato alla grande. “Hanno cominciato offrendoci un caffè” racconta Gibellino, l’unico nordico su piazza, “siamo passati ai fax di ringraziamento e stiamo finendo con le cittadinanze onorarie”. Perché nel Mezzogiorno la gente si fida, il militare in famiglia è un classico. E poi i soldati di guardia alle discariche hanno bloccato i camion carichi di rifiuti radioattivi e denunciato i mandanti.
È accaduto a Sant’Arcangelo a Trimonte, 600 anime nel Beneventano profondo. Qui ad aprile i trattori bloccavano le strade. Dopodiché si è manifestato l’imponderabile per queste terre di moti e ribellione. Il sindaco si è fidato e ha scelto di entrare nella gestione della discarica. Controllerà la qualità dei rifiuti, incasserà le royalty sulla spazzatura e darà lavoro a un sacco di gente del posto. Redditi fissi e garantiti. Sant’Arcangelo ora ha pure i requisiti per concorrere all’”Accordo di programma strategico per le compensazioni ambientali in Campania”. Si tratta di 526 milioni cofinanziati da Regione Campania e ministero dell’Ambiente. Sono a disposizione dei 37 comuni individuati come sedi di discariche, termovalorizzatori, siti per lo stoccaggio delle ecoballe e impianti di produzione di cdr. La compensazione e le bonifiche erano i buchi neri dello Stato in Campania, l’anello più leso nella collana di promesse mancate. Per intenderci: Savignano si prende i rifiuti, ma poi va risarcito. E con una decina di milioni di euro può diventare la Svizzera dell’Irpinia.
Finora era stato promesso a tutti di diventare come la Svizzera. Hanno avuto soltanto i rifiuti. La svolta tecnica è proprio la legge 123, che offre opportunità a tutti i livelli. Per esempio, prevede che i due nuovi termovalorizzatori di Santa Maria La Fossa e di Napoli “possano essere realizzati da imprese specializzate in regime di project financing”: chi paga l’impianto si prende la gestione. E ci guadagna. Basta far di conto. Una tonnellata di petrolio equivale a 6,841 barili. Un barile costa intorno ai 120 dollari, che corrispondono a circa 77 euro. Perciò 1 tonnellata di petrolio vale più o meno 500 euro. L’Italia ogni anno consuma 1.788 milioni di barili, in gran parte importati. Puntualmente, la nostra bilancia commerciale energetica è disastrosa. Una ecoballa composta di rifiuti trattati pesa approssimativamente 1,4 tonnellate. Dalla sua combustione si ottengono circa 700 chilowattora. Pur saltando un bel po’ di noiosi dettagli tecnici, il risultato non cambia: bruciando 4 tonnellate di rifiuti trattati si ottiene la stessa energia prodotta da 1 tonnellata di petrolio. Dunque, in termini economici, una ecoballa non vale meno di 170 euro. Con la differenza non marginale che il petrolio lo importiamo; i rifiuti campani, invece, abbiamo lottato per esportarli. Pagando. È il mondo alla rovescia.
Uno dei lavori più oscuri del sottosegretariato all’emergenza è il censimento delle ecoballe parcheggiate in Campania. Il dato parziale, non ufficiale, è impressionante. Tra capannoni, siti di stoccaggio e ricoveri di fortuna, le ecoballe accatastate sarebbero circa 6 milioni. Valore commerciale: almeno 1 miliardo di euro. L’oro di Napoli. Tuttavia, il forziere rischia di rimanere sotterrato per chissà quanto tempo. La colpa non è soltanto dei termovalorizzatori che ancora non ci sono. Il capoprogetto di Acerra, l’ingegnere Rodolfo Delia, giura: “La messa a regime della prima linea è per il febbraio 2009. Peccato, se le inchieste giudiziarie non ci avessero fermato, l’impianto sarebbe già in funzione”.
E intanto avanzano i pretendenti per la gestione, le società A2A e Actelios. Buon segno. Per gli altri tre inceneritori la programmazione sta filando liscia. Salerno in particolare promette benissimo: l’apertura è prevista entro 30 mesi. Pochi? I soldi ci sono. E ci hanno messo la faccia in troppi: Silvio Berlusconi, il sindaco Enzo De Luca, il governatore Antonio Bassolino, lo stesso Bertolaso. È questione di onore. Allora che cosa blocca l’utilizzo delle ecoballe prodotte dalla Fibe tra il 2001 e il 2005? Il sequestro disposto dalla magistratura partenopea. L’accusa dei pm è che conterrebbero troppa acqua, il 32% a fronte del 25 standard. Ma nella Germania rigorosa e ambientalista ecoballe di tipo umido già le bruciano, con garanzia di qualità . Napoli è comunque complicata. Almeno per ora. Nel frattempo, il governo è impegnato nella “fase 2″, che poi significa un bel po’ di educazione civica e “la rivoluzione culturale della raccolta differenziata” (parole di Bertolaso). Sarebbe infatti da illusi pensare che la svolta tecnica corra parallela a quella antropologica. Il malcostume resiste, eccome. Gli esempi sono tanti. Un paio li racconta Marcello Fiori braccio destro di Bertolaso. “La Campania è tecnicamente pulita, ma mancano ancora alcuni dati, non per colpa nostra.
Abbiamo inviato un fax ai 551 comuni della regione chiedendo se presentavano situazioni di criticità . In 490 hanno replicato che è tutto in ordine. Gli altri sono missing, evidentemente non hanno problemi. Però non ci hanno nemmeno risposto, collaborazione istituzionale zero”. Ancora: “Su Napoli abbiamo stilato una mappa di 100 siti sporcati dai rifiuti speciali, sui quali per legge non siamo competenti. L’Asia, la municipalizzata di Napoli, ci ha promesso che entro qualche giorno provvederà . Aspettiamo fiduciosi. Ma il dato è che c’è ancora chi continua a sversare lavatrici, copertoni e veleni vari”. L’ultimo esempio di malcostume arriva dall’elicottero antimonnezza. Col teleobiettivo in azione, la protezione civile cerca dall’alto piccoli e grandi”untori”. Fotografa loro e le loro targhe e poi li denuncia. Uno è in azione sul corso principale di Pianura: guanti in pelle per non contaminarsi le mani, abbandona folli schifezze per strada. Quell’uomo non merita il profumo del mare, la sua anima è di diossina.
“‘A Maronna v’accumpagni”. Così il cardinale Crescenzo Sepe, arcivescovo di Napoli, ha salutato Silvio Berlusconi al termine di un incontro definito “proficuo” tenutosi presso la curia partenopea. Il presidente del consiglio è tornato a Napoli per portare avanti il piano sui rifiuti varato nel consiglio dei ministri del 21 maggio scorso.
È la terza visita in venti giorni da parte del presidente del consiglio, che dimostra di non voler affatto demordere anche perché - è la sua convinzione - ne va l’immagine del governo. Quindi occorre un altro sforzo perché siamo vicini alla soluzione, ha spiegato anche ad alcuni suoi collaboratori nel presentare le nuove “tappe” del piano per mettere definitivamente fine all’emergenza rifiuti in Campania. Per prima cosa il premier, spiegano fonti parlamentari campane del Pdl, avrebbe intenzione di dare il via libera ad una sorta di “raccolta straordinaria” della monnezza utilizzando migliaia di uomini anche perché in questi giorni la città partenopea è di nuovo invasa dai rifiuti.
Il presidente del Consiglio conferma anche che entro luglio “finirà l’emergenza”, mentre, ha spiegato, per quanto riguarda la discarica di Chiaiano “c’è una azione risolutrice” anche se “la perizia tecnica arriverà tra pochi giorni”. Il premier inoltre ha ribadito che il termovalorizzatore di Acerra sarà pronto entro l’anno: “Abbiamo strumenti per agire tempestivamente”, dice il premier lamentandosi però del fatto che “per l’inizio dei lavori i tempi sono angoscianti”. Berlusconi ha infine puntato il dito contro la “trafila burocratica” e ha poi ringraziato sia il commissario De Gennaro sia il prefetto Pansa.
Il capo del governo ha poi spiegato il compito dell’esercito italiano che dovrà fornire il sostegno “logistico a enti comandi e unità ”. Tra gli ulteriori compiti assegnati “la progettazione, l’allestimento, l’apertura e la messa in esercizio di nuovi impianti”, “la valutazione ambientale degli impianti realizzati e da realizzare”, “la gestione tecnica degli impianti ex-Cdr”, “la vigilanza e la protezione dei cantieri e siti”, “l’attività negoziale e la tenuta della contabilità speciale e del pagamento spese sostenuta dai reparti dell’esercito”.
Il premier ha sottolineato che entrambi i corpi dello Stato sono qui per “risolvere un’emergenza” che è diventata di fatto “una follia, che non si ripeterà più”. “L’esercito è qui a svolgere il suo compito per risolvere questa emergenza. Il suo utilizzo è necessario non solo per la guardia degli impianti, ma anche per la direzione tecnica”, dice il premier. “Abbiamo il conforto di vedere che i provvedimenti varati sono l’unica via possibile per uscire da questa emergenza, non ci sono altri soluzioni”, aggiunge il premier.
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Situazione tranquilla al presidio antidiscarica di Chiaiano, a Napoli, dopo la tregua tra il sottosegretario all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, e gli amministratori locali. Intanto le intercettazioni disposte dalla procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri tra polizia e manifestanti che si oppongono all’apertura di una discarica a Chiaiano, a Napoli, mostrano che esponenti di un clan camorristico hanno soffiato sul fuoco della protesta.
Stigmatizzata dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che però non si dice d’accordo a impiegare l’esercito in funzione di tutela dell’ordine pubblico nell’emergenza dei rifiuti perchè è sufficiente l’intervento della Polizia e delle forze dell’ordine. Infatti, secondo il ministro: “diverso è l’uso dell’esercito per presidiare siti come è stato in Sicilia per la missione Vespri siciliani”. Quanto alle discariche individuate in Campania per far fronte all’emergenza rifiuti, Maroni è convinto che “polizia e forze dell’ordine sono in grado di garantire l’ordine pubblico”.
Sul tema oggi è intervenuto anche il segretario del Pd, Walter Veltroni: “Bisogna cercare di evitare l’uso della forza il più possibile - ha detto - il problema i risolve con il senso di responsabilità di tutti. Ma perchè si risolva si deve spezzare quello che è il filone principale di tutti gli atteggiamenti ideologici: dire di no perchè la cosa riguarda me e il mio giardino”.
La situazione a Chiaiano intanto si mantiene tranquilla. E tranquillo è il clima al presidio anti-discarica. Sul posto ci sono piccoli gruppi di persone, mentre qualcuno ha provveduto a ripulire la zona dai vetri che erano rimasti a terra. Resta, però, la barricata di cassonetti, che dovrebbe essere rimossa per consentire l’ingresso domani alle 7 dei tecnici per l’avvio dei carotaggi nelle cave destinate a ospitare la discarica. Le forze dell’ordine, presenti nella zona, stanno monitorando la situazione.
Sono stati nominati, sempre oggi, anche i cinque esperti e i tre uditori che, su indicazione degli enti locali e dei comitati di cittadini, faranno parte del tavolo tecnico deciso dal sottosegretario Guido Bertolaso per effettuare le verifiche e le indagini all’interno del sito di Chiaiano. Si tratta di Giovanni De Medici (docente di idrogeologia e geologia applicata, alla Federico II di Napoli), Franco Ortolani (docente di geologia e direttore del dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio alla Federico II), Aldo Loris Rossi (ordinario di Progettazione architettonica ed ambientale alla Federico II), Cosimo Barbato (esperto in materia di inquinamento di matrice ambientale), Angelo Spizzuoco (ingegnere geotecnico) e degli uditori Domenico Cicchella (geochimico dell’Università del Sannio), Maurizio Cice (geologo) e Rodolfo Napoli (ordinario di ingegneria sanitaria ambientale presso la Parthenope).
Accordo raggiunto. Alla fine passa la linea del governo: martedì alle sette del mattino i tecnici entreranno nella cava di Chiaiano per le indagini tecniche preliminari alla costruzione della discarica. Ma bisogna vedere quanto la piazza protagonista degli scontri dei giorni scorsi rispetterà gli impegni presi dopo cinque ore di riunione nella prefettura di Napoli tra il sottosegretario Guido Bertolaso e gli amministratori di Chiaiano e dei Comuni limitrofi: fino a ieri i cittadini e i comitati di protesta si erano detti contrari anche alla possibilità di carotaggi. Nella nota scaturita al termine dell’incontro, e firmata anche dai comitati di protesta, si dice che verrà costituito il tavolo tecnico a cui parteciperanno gli esperti dell’Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania) e quelli indicati dalle comunità locali (oltre a Chiaiano, i Comuni di Marano, Mugnano e Calvizzano) e dai comitati dei cittadini, oltre a cinque cittadini. Unica condizione posta dai manifestanti: ”All’interno del sito per i carotaggi dovranno entrare soltanto mezzi civili”.Cantano comunque vittoria i sindaci e i comitati della zona: “Dopo le tensioni dei giorni scorsi in cui abbiamo sperimentato un atteggiamento di chiusura totale, apprezziamo molto la volontà del sottosegretario Bertolaso di riportare il confronto sul tavolo tecnico e dei dati oggettivi” dice il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta. “Una via d’uscita a questa vicenda potrebbe venire proprio dalle verifiche tecniche” aggiunge il presidente della municipalità di Chiaiano, Carmine Malinconico. E se anche le analisi non ci dessero ragione, chiederemo la riapertura del tavolo per discutere dei problemi socioambientali che impediscono una discarica in quella zona”.
Qualcosa di più si capirà comunque nelle prossime ore quando i manifestanti decideranno se rimuovere o meno i blocchi stradali e le barricate lungo via Cupa di Cane. E la stessa presenza della polizia e dei carabinieri, che rimarranno a presidiare la zona, è la conferma che la tregua raggiunta è molto fragile. I comitati avevano infatti chiesto che le forze dell’ordine si allontanassero dal quartiere: una proposta che non è neanche stata presa in considerazione dalle autorità istituzionali.
Dal canto suo Guido Bertolaso, sottosegretario per l’emergenza rifiuti, non parla. Eppure chi ha partecipato alla riunione ha ribadito che il suo atteggiamento è quello annunciato mercoledì scorso a Napoli dallo stesso Berlusconi: lo Stato, stavolta, non arretrerà . L’unico impegno preso da Bertolaso con gli amministratori locali (e ripetuto anche nei giorni scorsi) nella nota congiunta è che la realizzazione della discarica di Chiaiano, ma anche di quelle nelle altre zone indicate nel decreto, “è subordinata a tutte le indagini tecniche, nel pieno rispetto della normativa comunitaria di settore, nonché di tutte le prove tecniche che il tavolo riterrà necessarie, sempre nel rispetto della normativa europea”.
Il VIDEO servizio: