
La proposta di un faccia a faccia tv tra i due maggiori candidati premier aleggia come un fantasma dall’inizio della campagna elettorale. Silvio Berlusconi e Walter Veltroni – complice anche il clima di fair play di queste settimane – non si sono mai detti contrari.
Ma a remare contro è, o sembra essere, la legge in vigore, ovvero la par condicio. Quella stessa che il Cavaliere ha promesso di abolire “perché rende tutti uguali”. In pratica Pd e Pdl, lo ha spiegato lo stesso Berlusconi più volte, a causa della legge 28 del 2000 “si indeboliscono a scapito degli altri partiti anche minuscoli che hanno lo stesso trattamento (in termini di minutaggio) mediatico”. In realtà un recente richiamo dell’Agcom chiede un riequilibrio, sia nelle tv pubbliche che private, in favore delle liste partecipanti alla campagna elettorale, sottolineando il vantaggio a favore del Popolo della Libertà.
Il punto è che essendo i candidati premier tanti si dovrebbero tenere tantissimi faccia a faccia. Nei giorni scorsi è sceso in campo il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che prima sul suo blog poi sul sito del Pd ha sostenuto che non è vero che la legge obblighi a tanti faccia a faccia e che l’incontro tra i due big “si può fare, anzi si farà”.
Per il centrodestra in questi giorni ha risposto più volte il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, che ha ribadito la precondizione al sì al dibattito tv: “prima abolire la par condicio”. E proprio martedì 25 i telespettatori di Sky hanno assistito ad un duello tra i due. Tra Bonaiuti e Gentiloni.
Il primo, spavaldo, ha sostenuto che il Cavaliere “non ha certo paura e non può che vincere in maniera altisonante. Ma abbiamo l’impressione che il Pd stia menando il can per l’aia parlando di confronto tv e sapendo che con queste regole non si può fare perché avete fatto una legge, la par condicio, fatta per mettere il bavaglio e limitare i nostri spazi. Siamo favorevolissimi al duello tv ma prima cancelliamo questa legge. Non abbiamo paura del confronto, ma voi siete così farisei che in Vigilanza non avete fatto nessuna richiesta di faccia a faccia”.
Parole a cui il ministro del Pd ha risposto: “La Vigilanza non regola i programmi giornalisti ma le tribune elettorali. Il confronto Tv si può fare basta assicurare l’equilibrio tra le forze politiche. Si è sempre fatto, l’unica differenza è che oggi uno dei due non vuole”. Poi la stoccata: “In queste settimane ci sono stati tanti faccia a faccia tra candidati premier. Come mai l’unico vietato è quello tra Berlusconi e Veltroni?”.
A Panorama.it il deputato Radicale, Marco Beltrandi - membro della Commissione di Vigilanza Rai - spiega: “Non c’entra nulla il regolamento recentemente varato dalla Vigilanza. È proprio la legge sulla par condicio che lo vieta”, perché aggiunge: “Nella seconda parte della campagna elettorale, cioè ora, tutti i candidati premier devono avere pari trattamento assoluto. Si potrebbero fare confronti con cinque candidati per volta estratti a sorte come negli Usa. Nel nostro caso, visto che i candidati premier sono circa 15, ne servirebbero tre. Fattibile”. Eppure durante il fine settimana pasquale alcuni giornalisti (da Giovanni Floris a Bruno Vespa fino ad Enrico Mentana) si sono fatti avanti per ospitare i due leader nelle loro trasmissioni e sono quindi pronti a “disubbidire”.
Che succederebbe? Beltrandi è netto: “Se ci fosse un faccia a faccia Berlusconi-Veltroni, basterebbe una denuncia all’Agcom che farebbe una delibera di ripristino della parità delle condizioni”. E se il faccia a faccia si facesse negli ultimissimi giorni? “Verrebbe fregata la par condicio” conclude Beltrandi “ma l’azienda potrebbe pagare una multa di 100-150mila euro”.
Multa che il direttore di Sky Tg 24, Emilio Carelli, dice di esser pronto a pagare “perché l’importante per noi è affermare la validità giornalistica di un dibattito tv tra i due candidati maggiori”. In ogni caso rivela il direttore dell’emittente all news: “Noi li abbiamo invitati tutti e 15 per il 6 aprile ad un dibattito comune”.
- Mercoledì 26 Marzo 2008
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