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Torino irrequieta: al G8 dell’Università scontri tra polizia e studenti

a Torino studenti in corteo contro il G8

Torino calda. Torino nell’occhio del ciclone. Torino di nuovo sede di scontri e contestazioni, pesanti e violente. A 48 ore dai tafferugli alla manifestazione Fiom sulla Fiat, in cui è stato coinvolto anche il leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini, centinaia di studenti assediano il Castello del Valentino, sede della facoltà di Architettura, dove è in corso il vertice sull’istruzione superiore alla presenza di 40 rettori. I giovani hanno tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti, rovesciato cassonetti della spazzatura e bloccato il traffico; la polizia ha risposto con cariche di alleggerimento.
Sono dunque tornati a farsi sentire ragazzi dell’Onda. La protesta si accende di prima mattina davanti al Facoltà di Architettura. In centinaia bloccano la circolazione in corso Massimo D’Azeglio stendendo dei fili tra i semafori, improvvisano sit-in agli incroci. In tutto il centro il traffico diventa caotico. Gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta “A Torino c’è Profumo di marcio”, che fa riferimento al rettore del Poliltecnico, Francesco Profumo, tra gli organizzatori del G8 sull’università.
Gli studenti hanno poi rimosso il blocco davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Urlano slogan contro il G8: “Chiudono l’università, noi ce la riprendiamo”, oppure, il solito: “Noi la crisi non la paghiamo”. Alcuni giovani si coprono il volto con i capucci, tra loro diversi studenti stranieri: soprattutto francesi, inglesi e greci.
La situazione è tesa, le forze dell’ordine hanno fatto alcune “cariche di alleggerimento” per allontanare i manifestanti da corso Marconi. Sono volate manganellate, mentre i giovani hanno tirato uova contro polizia e carabinieri. Gli studenti, ricacciati indietro all’interno del quartiere San Salvario, hanno rovesciato i cassonetti dell’immondizia, bloccando così la circolazione anche nella vicina via Madama Cristina. Per paura molti negozianti hanno chiuso le saracinesche dei negozi. Quattro ragazzi sono stati fermati dalle forze dell’ordine per essere identificati. Gli studenti dell’Onda hanno dato vita ad un corteo spontaneo di protesta in via Madama Cristina. I manifestanti chiedono anche che vengano rilasciati i quattro giovani che sono stati fermati dalle forze dell’ordine per essere identificati dopo le cariche. Secondo indiscrezioni non confermate, tra loro ci sarebbero tre persone di origine straniera.

Intanto, nelle sale del Castello del Valentino, prosegue il summit dei rettori. Sono 40 e provengono da 19 paesi del mondo. Si sono riuniti a Torino per confrontarsi sui temi dell’economia, dell’etica, dell’ecologia e dell’energia. A presiedere i lavori di ciascuna sessione saranno Mario Monti per l’economia, Pei Gang per l’etica, James Barber per l’energia e Kwabena Akyeampong per l’ecologia. I lavori si concluderanno con la dichiarazione finale che sarà sottoscritta domani e consegnata alla presidenza del Consiglio dei ministri in vista del G8 dei capi di Stato che si riunirà a luglio all’Aquila.
Già alla vigilia del meeting la ribalta se la sono presa gli studenti - qualche centinaio, accompagnati da giovani dei centri sociali - prima con un tam tam in rete per richiamare studenti nel capoluogo piemontese. E poi con un pittoresco corteo che ha attraversato il centro, la “Marcia della degna rabbia”, come l’hanno chiamata i ragazzi del “Cantiere Altro Sviluppo”, organizzatori del programma contro il G8. Le forze di polizia hanno comunque da tempo pianificato un servizio d’ordine accurato e con personale in abbondanza. A poche centinaia di metri dalla Mole Antonelliana, c’è Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, chiuso dal rettore Ezio Pelizzetti, al quale è stata assegnata temporaneamente una scorta. Una decisione, quella di chiudere Palazzo Nuovo, contestata dagli studenti che venerdì scorso avevano bloccato, per ritorsione, alcune uscite del rettorato. Il quartiere generale del “controG8″ si è spostato qualche decina di metri più in là, al palazzetto Aldo Moro, dove studenti e giovani dei centri sociali hanno dato vita a concerti, incontri e dibattiti.

Guarda la GALLERY degli scontri

Il lato D della protesta. Quelli di Blocco studentesco

Blocco Studentesco

di Pietrangelo Buttafuoco

Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.

Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.

Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.

Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:

Studenti contro: a Piazza Navona “Scontri iniziati dai giovani di sinistra”

Scontri a Roma tra studenti di destra e sinistra

Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell’unità (su tutti i piani: da quella dell’opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati.
Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il VIDEO e le FOTO) di Piazza Navona: il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, in un’informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell’altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c’erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. “È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona”.
Prima dell’arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c’erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma “l’interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente” ha sottolineato “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti”. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. “Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia” ha proseguito Nitto Palma “avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi”.
Nel frattempo, ha riferito, “da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza”. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, “ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti”.

Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini: “Riceverò una delegazione di studenti” ha detto Napolitano “che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”.

Guarda le FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:

Veltroni riempie il Circo Massimo: “L’Italia è migliore della destra che governa”

ManifestazionePD

Due milioni e mezzo di persone. La cifra la danno gli organizzatori, la questura ne conterà molti meno: duecentomila. Ma al di là del balletto dei numeri, il colpo d’occhio è innegabile: il Circo Massimo è pieno come non era più stato dalla prova di forza della Cgil di Cofferati nel 2002 e le bandiere tricolore del Pd numerosissime. I due lunghi cortei hanno attraversato Roma a partire dal primo pomeriggio. Walter Veltroni sale sulla bassa pedana davanti al palco poco dopo le 16, circondato dalla gente a meno di un metro. E’ galvanizzato, il leader Pd, in giacca nera e camicia aperta: “Grazie, grazie”. Continua a ripetere. “E’ la prima grande manifestazione di massa del riformismo italiano” dice, “nessun partito politico si era mai azzardato a venire qui”. Ma per i primi veri applausi il leader Pd deve sfoderare gli attacchi: “L’Italia è un paese migliore della destra che lo governa”. Poi richiama le radici della sinistra: la resistenza e Vittorio Foa, scomparso recentemente. Una sua frase campeggia sul palco: “Pensare agli altri come a sé stessi, al futuro oltre che al presente”. Veltroni si lancia in un ricordo di grandi figure dell’antifascismo italiano e bacchetta Berlusconi: “Nè Sarkozy, nè Obama nè McCain avrebbero risposto con un’alzata di spalle al ricordo dei loro predecessori che combatterono contro il nazifascismo”. Il discorso di Veltroni è tutt’altro che conciliante nei confronti del premier. I tempi del “maggior esponente della parte avversa” sono lontani: Silvio Berlusconi è nominato a ripetizione. “La democrazia, signor presidente del Consiglio, non è un consiglio di amministrazione”. E’ un Veltroni all’attacco su tutto, soprattutto sui temi più attuali: dalla crisi economica alla scuola “mortificare l’università pubblica è un modo di rubare ai poveri per dare ai ricchi”, “la mozione della Lega sulle classi differenziate per stranieri fa rabbrividire”, alle polemiche sulle fonti rinnovabili: “abbiamo sbigottito i nostri partner europei”, alla sicurezza: “gli sbarchi di clandestini sono raddoppiati” e il razzismo: “troppi episodi sminuiti negli ultimi giorni”, “gli immigrati devono poter votare alle amministrative”. Nessuna parola di autocritica sugli ultimi devastanti mesi del Pd, sulle débacle elettorali. Ma non è la sede, Veltroni oggi cerca solo di esaltare una sinistra che tenta di ritrovarsi.  Dietro il leader del Pd c’è tutto lo stato maggiore del partito, da Franceschini a Fioroni alla Bindi. E soprattutto D’Alema. Scatta un applauso spontaneo quando Massimo e Walter si stringono la mano. Defilato, l’ex premier lascia la scena a Veltroni, ma lancia messaggi al resto dell’opposizione: “Spero che l’Udc prenda atto della situazione e si unisca a noi contro Berlusconi”. Insomma, il Pd vuole mostrarsi come la vera e unica guida dell’opposizione. Persino Antonio Di Pietro, pur nella situazione di lite continua coi democratici, si attiene al copione: “Il nostro popolo è lo stesso” dice l’ex Pm, “Abbiamo titolo a partecipare alla manifestazione per l’Italia che non ci sta”, ma poi non rinuncia alla punzecchiatura: “In quanto a metterci in trincea, mi sembra che siamo stati i primi”. Le divisioni del Pd, però, non sono certo finite di colpo: in mattinata era stato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari a fare la voce fuori dal coro: “La piazza la lascio ai demagoghi” ha detto nel corso della trasmissione Omnibus annunciando la propria assenza. Sempre in mattinata era stato Silvio Berlusconi, intervenendo da Pechino, ad attaccare la manifestazione e la scelta del Pd di corteggiare la piazza: “Dovrà passare una generazione per avere una sinistra democratica: loro manifestano invece che votare col governo per l’emergenza economica”. “E’ una manifestazione a uso interno, interna corporis” ha dichiarato il premier, “sono divisi e cercano di unirsi contro il governo, ma non cambieranno per niente la nostra azione”. Numerosi i cori e gli striscioni contro il premier e i ministri più in vista dell’esecutivo, da Maria Stella Gelmini a Roberto Maroni, nel corso del corteo che ha attraversato la capitale. “Siamo tutti Saviano”, “Rottamiamo il petrolio”, “Stop ai finti miracoli”, questi gli slogan più gettonati, assieme a quello che richiama le parole recenti di Berlusconi sugli studenti: “Eccoci, siamo i facinorosi”.

Pubblicità hard a Fuorigrotta. E il traffico va in tilt

[i]5 maggio 2008[/i] - Le fotografie di seni prosperosi coperti solo dalle mani di una modella su quattro maxi cartelloni pubblicitari, che si estendono per una ottantina di metri, stanno creando non pochi disagi alla circolazione stradale nel quartiere di Fuorigrotta a Napoli. Da qualche giorno tantissimi automobilisti fanno frenate improvvise oppure soste troppo prolungate per dare un'occhiata alla pubblicità .<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
È sempre Napoli in primo piano, a far parlare di sé. Anche se stavolta i cumuli di immondizia ancora sulle strade non c’entrano.
C’entrano piuttosto due seni che definire prosperosi è poco, che, coperti solo dalle mani di una modella, compaiono su quattro maxi cartelloni pubblicitari, un’ottantina di metri la loro estensione, e che stanno creando non pochi disagi alla circolazione stradale.Tutto ciò accade a Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta dove da qualche giorno, come riferiscono i residenti, tantissimi automobilisti fanno frenate improvvise oppure soste troppo prolungate per dare una occhiata alla pubblicità.
“Nulla che non si sia già visto” ha commentato un passante che si e soffermato a pochi metri dalla grande foto “ma si rimane certamente impressionati dalle dimensioni. E non solo delle foto”. L’immagine, ripetuta quattro volte sul maxi manifesto affisso sul muro perimetrale dell’ex sferisterio, è accompagnata da vari slogan (tipo: “Vesuvio ed Etna mai così vicini”, “Faraglioni di Capri e di Acitrezza mai così vicini”), che fanno riferimento alla vicinanza delle… mete, grazie alla possibilità di potersi spostare rapidamente, con i collegamenti marittimi di una compagnia di navigazione nazionale, dalla Campania alla Sicilia.

Campagna elettorale: se vince il partito del non prometto niente

I contrassegni elettorali per le elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile, presentati ed esposti al Viminale a Roma. Ne sono stati depositati in totale 181.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
La corsa tra partiti unici e la fine delle “grandi coalizioni”? No.
La gara a chi candida i nomi più noti o i personaggi più rappresentativi? Neanche.
L’appello per un voto utile, quindi per i due grandi partiti Pd o Pdl? Macché.
La vera sorpresa della campagna elettorale 2008 è il tormentone del “non è più tempo di miracoli”, del “dipende dalla congiuntura economica”, del “faremo alcune cose, altre si vedrà”: insomma, la (quasi) totale assenza di promesse da parte dei candidati premier in gara.

A varcare la nuova frontiera della prudenza è stato, a sorpresa, Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, com’è ovvio, va chiedendo il voto agli italiani ma si guarda bene dal promettere quello che non potrebbe mantenere. Anzi: “È il tempo dei sacrifici”, ha detto nella sua ultima apparizione nel salotto televisivo di Bruno Vespa. E pensare che il candidato premier del Pdl nel 1994 e nel 2001 vinse proprio perché percepito come un uomo capace di far sognare gli italiani. E nel 2006 sfiorò la vittoria dopo una clamorosa rimonta perché convinse gli indecisi che Romano Prodi avrebbe messo più tasse e lui le avrebbe tolte, a cominciare dall’Ici. E ora?
Oggi, ripresentandosi per la sua ultima corsa, il Cavaliere - come ben scrive Bruno Vespa - va esponendo il programma del Popolo della libertà secondo una nuova ottica: sognare sì, ma con i piedi per terra. E anche quando al Cavaliere “scappano” annunci ammalianti (come l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e l’abolizione di ogni tassa sulle successioni e le donazioni) si tratta sempre di promesse dall’alto valore simbolico, che costano relativamente poco: 2 miliardi la prima, 300 milioni la seconda.

Eppure: non dovrebbe essere, la campagna elettorale, il momento delle facili promesse, dell’ottimismo sparso a piene mani, degli annunci mirabolanti? Ieri, forse. Oggi non più.
Oggi nessuno si prende la responsabilità di spendere parole alle quali non potranno seguire i fatti.
Dall’altra parte del campo, anche Veltroni parla un linguaggio diverso. E per forza di cose. In un faccia a faccia con Berlusconi, due anni fa, Romano Prodi si spinse addirittura a promettere “la felicità”: poi, per i venti mesi a Palazzo Chigi, ha dovuto quotidianamente faticare più per uscire indenne dalle mille beghe della sua maggioranza che per governare. Raccogliendone l’eredità, l’ex sindaco sa di non poter promettere miracoli. Nei tabelloni pubblicitari che tappezzano le città, le scritte e gli slogan del Pd sono piuttosto evocativi ma senza impegni concreti: invitano gli elettori a “voltare pagina”, a “uscire dal caos”, a “cambiare il Paese”. Quasi un’operazione di rimozione nei confronti del governo precedente, come se Veltroni volesse dire: siamo diversi chi ci ha preceduto (l’Unione prodiana).

Che cosa sia successo in soli due anni, che cosa sia scattato nei candidati premier che prima promettevano l’impossibile e ora paventano sacrifici, non è facile dire. Sono cambiati i politici o è cambiata l’Italia? Come spesso accade, la risposta sta nel mezzo. Innanzi tutto, con l’onda antipolitica che ha caratterizzato gli ultimi 12 mesi, è cambiato l’elettorato. Che si è fatto più smaliziato, più attento, più critico. Oltre che deluso dalla politica degli annunci degli onorevoli inquilini del Palazzo. Ai quali si chiedono impegno, onestà e concretezza. Un diffuso malcontento testimoniato, per esempio, dal numero di indecisi (un buon 20% secondo gli ultimi rilevamenti) che ancora non sanno a chi dare il voto il 13 aprile.
Una seconda risposta è nella semplificazione avvenuta (proprio grazie a Veltroni e Berlusconi) del quadro politico. Presentandosi da soli (o al massimo con alleati apparentati) Pd e Pdl hanno smesso i panni delle grandi, eterogenee e variegate, coalizioni di due anni fa. Che - solo per fare l’esempio del 2006 - andando dall’estrema sinistra di Franco Giordano al centrismo puro di Clemente Mastella, oltre a essere ingovernabili, erano anche costrette a fare promesse, difficilmente mantenibili, per tenere buone tutte le varie anime.

Infine, e gli italiani lo toccano con mano ogni giorno, il Paese è - all’interno di un non brillante andamento economico mondiale - sull’orlo del declino. E prima di invitare gli elettori a sognare, meglio condurli, con i piedi ben piantati per terra, lontano dal baratro.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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