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Costa Concordia: “Abbiamo gestito un branco di pecoroni allo sbaraglio”. Il commento di un membro dello staff

Continuano le operazioni di soccorso all'Isola del Giglio (Credits: LaPresse)

Continuano le operazioni di soccorso all'Isola del Giglio (Credits: LaPresse)

FRANCALACCIAbbiamo dovuto gestire un branco di pecoroni allo sbaraglio..”. Leggere le parole di Katia Keyvanian, membro dell’equipaggio della Costa Concordia è quasi agghiacciante quanto vedere scorrere le immagini di quella terribile serata; quasi come ascoltare le urla disperate e impaurite di migliaia di persone che volevano solo porter scendere da quella prigione di lamiera che stava affondando e riabbracciare i proprio familiari e amici. Continua

La Chiesa accusa: “Le stragi di migranti come la Shoa. Occidente con gli occhi chiusi”

Immigrati su un barcone

Parole dure. Forti. Senza appello.
Dal gornale della Cei, Avvenire. E da monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni. Tema: “L’Occidente a occhi chiusi” non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei.

L’accusa di Avvenire
A paragonare l’indifferenza verso gli immigrati dispersi in mare con quella delle popolazioni al tempo della Shoah è Avvenire con un editoriale in prima pagina all’indomani della tragedia denunciata da migranti eritrei, ieri, a Lampedusa.
Un dramma con oltre 70 morti del quale, peraltro, non si ha al momento alcun riscontro: “Tutte le procedure”, ha detto all’Agi il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione “sono state attivate. La segnalazione è arrivata da Malta al Gruppo aeronavale della Guardia di Finanza di Messina che l’ha subito girata a Lampedusa. Immediatamente sono uscite le motovedette che hanno soccorso i cinque, che sono stati subito portati al molo Favaloro e sottoposti al triage sanitario. Sulla barca” ha detto ancora il prefetto “i finanzieri non hanno trovato tracce di altre persone. Poi hanno raccontato della traversata durata tre settimane e della morte degli altri compagni e di questo sie sta occupando l’autorità giudiziaria”.

E comunque, scrive Marina Corradi in un commento sulla prima del quotidiano dei vescovi, “almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufragi al suo destino. E questa legge ordina: in mare si soccorre. Poi, a terra, opereranno altre leggi: diritto d’asilo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano”.
Invece quel barcone vuoto dice del farsi avanti della “nuova legge del non vedere”: “Come in un’abitudine, in un’assuefazione. Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei soto il nazismo” scrive Corradi “ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalistarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo. L’Occidente a occhi chiusi“. “Così è stata violata una legge antica” conclude “che minaccia le nostre stesse radici. Le fondamenta. L’idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale”.

Lo sfogo di Monsignor Schettino
Amaro lo sfogo monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua, per il quale la morte di oltre 70 immigrati che cercavano di raggiungere la Sicilia rappresenta una “grave offesa all’umanità e al senso cristiano della vita”. Si percepisce, ha aggiunto monsignor Schettino “un senso di povertà dell’umanità, non c’è attenzione verso l’altro, verso gente che è in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla povertà in cerca di serenità e di pace”.
“E’ una morte assurda” ha aggiunto “donne bambini innocenti gettati in mare, è il senso dell’uomo che decade, urge l’impegno dei cristiani di attivarsi concretamente verso coloro che soffrono, il problema è umano prima che politico”. Rispetto al problema dell’immigrazione così come esso si presenta oggi nel nostro Paese “come educatori di umanità e di umanesimo” afferma monsignor Schettino “dobbiamo essere propositivi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, nel senso di una vera accoglienza verso i poveri. Davanti al povero bisogna inchinarsi. Il tema dell’accoglienza riguarda cristiani e non cristiani, l’umano è sempre umano”.
“Dobbiamo superare le distinzioni di parte” ha aggiunto l’arcivescovo “e affrontare il problema nella sua globalità il primato dell’uomo serve a costruire un’umanità rinnovata. Io per esperienza personale mi prodigo molto in favore degli immigrati, non abbiamo bisogno di declamazioni di principi ma di esperienze concrete forti”.

Immigrati soccorsi e rispediti in Libia, Maroni esulta: “Un risultato storico”

clandestini
Pensavano di avercela fatta. Invece sono stati riaccompagnati in Libia, da dove erano partiti. I 227 migranti soccorsi ieri, su tre diverse imbarcazioni, da tre motovedette della Guardia Costiera italiana, sono stati riaccompagnati al porto di Tripoli.
Esulta il ministro dell’Interno Maroni: “Un risultato storico” dice, “a cui abbiamo lavorato per un anno e nei prossimi giorni partirà anche il pattugliamento congiunto tra Italia e Libia”. Se l’operazione fatta oggi, ha aggiunto, ”continuerà, il problema del contrasto tra Italia e Malta sull’accoglimento dei clandestini sarà risolto perché in qualunque acqua si trovino i barconi saranno rispediti in Libia da dove sono partiti”.
Ieri i barconi in panne avevano lanciato l’Sos a poche miglia di distanza da Lampedusa, ma in acque di competenza territoriale maltese. Si era quindi aperto l’ennesimo contenzioso su chi dovesse farsi carico dell’emergenza, con il premier maltese che aveva espresso “disgusto per l’intransigenza dell’Italia nei confronti di vite umane. È inaccettabile” ha detto Lawrence Gonzi “il mancato soccorso di immigrati a pochi passi dalla costa di Lampedusa”. “Abbiamo fatto più di 600 interventi che non erano di nostra competenza” gli aveva risposto Maroni. Polemiche smorzate in seguito all’accordo per il trasferimento in Libia. Il governo maltese ha accolto ”con soddisfazione” la notizia del trasferimento dei 227 immigrati soccorsi dalle motovedette italiane. Della vicenda hanno parlato questa mattina, in un colloquio telefonico, Maroni ed il suo omologo maltese Carmelo Mifsud Bonnici.
Una linea, quella del rimpatrio immediato, condivisa dai due ministri, dopo i recenti scontri diplomatici.

Di parere opposto il Commissario Onu per i diritti dei rifugiati Laura Boldrini: “la situazione ci preoccupa enormemente” dice a Panorama.it, “A queste persone non è stata data possibilità di fare domanda d’asilo. La Libia non è un paese democratico e non ha ratificato la convenzione di Ginevra. La sua applicazione del diritto d’asilo è quantomai insufficiente, mentre il 50% dei richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa l’anno scorso  ha ottenuto protezione dall’Italia”. Secondo Boldrini “questo non può essere il modello da utilizzare per risolvere le controversie tra paesi Ue”.
In quanto a Lampedusa, “Il ministro ci aveva dato rassicurazioni che sarebbe stato ripristinato quanto prima il modello del centro d’accoglienza a Lampedusa, poi trasformato in Cie. Mi sembra che questa decisione vada nella direzione opposta”.

In Abruzzo non si scava più, i morti sono 294

i soccorsi dell'unità cinofila

Dopo una notte relativamente tranquilla gli sfollati vivono il giorno di Pasqua nelle tendopoli o negli alberghi sul litorale Adriatico nei quali sono alloggiati. Ma la terra continua a tremare: secondo la Protezione civile si è registrata una scossa alle 5.29 del mattino, di magnitudo 3.1 sulla scala Richter. Poi un altro evento sismico alle 11.48, con magnitudo 3.2: le località prossime all’epicentro sono L’Aquila, Pizzoli e Collimento.

Intanto le ruspe hanno iniziato a portare via le macerie e i detriti dalla zone terremotate, mentre andranno avanti le rilevazioni dei tecnici sui danni e l’agibilità degli edifici. Sabato, infatti, sono terminati gli scavi per cercare eventuali corpi: non ci sono ulteriori dispersi, hanno fatto sapere i soccorritori. Il bilancio delle vittime è però salito a 294 morti, dopo che nell’ospedale di Teramo è deceduto per le ferite riportate nel sisma Tommaso Iovinitti. Aveva 59 anni.

Nelle zone colpite dal sisma è tornato anche Silvio Berlusconi: il premier ha partecipato alla messa celebrata presso la scuola della Guardia di finanza a Coppito. “Li tireremo fuori dalle tende” ha dichiarato il presidente del Consiglio. “Mai come in questi giorni, in questi 15 anni”, ha proseguito, “mi sono sentito orgoglioso di essere italiano”. E dall’altare allestito nel cortile, il vescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, si è rivolto direttamente a lui: “Noi sappiamo che lei manterrà le promesse. Mi auguro che si ricordi questo amore e che non ci siano polemiche sterili”.

Più tardi lo stesso capo del governo ha assicurato: “Non vogliamo ricadere negli errori dei precedenti casi. Adesso, finita l’emergenza, toglieremo le persone dalle tende e dovremo assicurare loro condizioni di vivibilità. E poi ripartiremo con la ricostruzione, affidando i cantieri alle singole province”. Il premier ha poi fatto il punto della situazione in conferenza stampa: “La decrescita delle scosse fa ben sperare dal 6 aprile abbiamo registrato un numero rilevante di scosse che però negli ultimi giorni è diminuito e, pur se le previsioni sono impossibili da fare su base scientifica, anche gli esperti dicono che questa diminuzione fa ben sperare”.

Secondo Berlusconi, “forse siamo già fuori dall’emergenza. Al momento sono state allestite 106 tendopoli”, ha proseguito. “In queste ci sono tutti i servizi garantiti: riscaldamento, pasti caldi, assistenza sanitaria, televisioni. Certo, se si spigola su alcuni centri più piccoli è possibile trovarne qualcuno in cui tutte le opere non sono ancora lì, ma sono in corso accelerato di completamento. Soltanto tra due mesi potremo però sapere quanto sono le persone che possono rientrare nelle proprie case e quante quelle che hanno bisogno di un’altra abitazione”.

Anche Gianfranco Fini è arrivato in visita in Abruzzo: il presidente della Camera è giunto nell’ospedale da campo allestito a L’Aquila. “Grazie per tutto quello che state facendo”, ha detto ai volontari impegnati a preparare il pranzo di Pasqua. “L’Italia è orgogliosa di voi”. Poi, parlando con gli sfollati, ha aggiunto: “Adesso dobbiamo rimboccarci le maniche, noi prendiamo l’impegno di non dimenticarvi”. Sui tempi di ricostruzione, ha aggiunto: “È difficile da prevedere, dalle tende passeremo ai prefabbricati. I tempi sono medio-lunghi, ma l’impegno è di fare tutto nell’arco di qualche anno. Per il centro storico dell’Aquila il tempo sarà più lungo e difficile”.

I vigili del fuoco sabato sera hanno regalato un momento di serenità ai bambini che si trovano nel campo degli sfollati di Bazzano: hanno anticipato di un giorno la festa portando ai bambini un uovo alto quattro metri che è stato poi rotto con i martelli. Da molte parti d’Italia c’è poi stata una gara di solidarietà per far arrivare nei campi, soprattutto ai bambini, uova di Pasqua e colombe. Il Papa ha mandato alla diocesi un’offerta in denaro, 500 uova per i bambini, calici e paramenti per la celebrazione delle Messe. Mille uova di Pasqua per i bambini dei campi sono stati regalati dalla Polizia.

Il governo invece ha deciso di aprire un altro canale per sostenere le popolazioni che hanno subito danni durante il terremoto. Il 5 per mille all’interno della dichiarazione dei redditi potrà infatti essere destinato anche ai terremotati d’Abruzzo. “Il ministro dell’Economia e finanze Giulio Tremonti”, si legge in una nota di via XX Settembre, “ha attivato presso il ministero le procedure per introdurre il terremoto dell’Abruzzo nell’elenco delle causali di destinazione per il 5 per mille”.

Destinare il 5 per mille della propria Irpef ai terremotati dell’Abruzzo sarà molto semplice. Con tutta probabilità basterà indicare nella dichiarazione dei redditi un codice numerico. La soluzione tecnica alla quale starebbero lavorando i tecnici di via XX Settembre è quella di attribuire per le destinazioni a favore dei terremotati un numero d’ufficio di 11 caratteri che sarà reso noto nei prossimi giorni. Si tratta di una soluzione facilmente attuabile senza dover modificare i modelli di dichiarazione. Viene infatti semplicemente prevista una ulteriore destinazione per la quale si potrá optare utilizzando l’attuale modulistica.

La scelta di destinare il 5 per mille della propria Irpef può essere fatta apponendo la firma in un apposito spazio del modello di dichiarazione denominato “Scelta per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef”. Oltre alla firma per la scelta occorre indicare il codice fiscale del beneficiario che nal caso dei terremotati sarà con tutta probabilità attribuito d’ufficio. La scelta può essere fatta anche da chi non presenta il modello Unico o il 730 utilizzando l’apposita scheda allegata al Cud.

Il terremoto visto dai bambini dell’Abruzzo: “Cosa vorrei? Un’ambulanza”

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La cosa più importante: l’ambulanza. Poi l’ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le “cose” essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro disegni.

Elaborano la paura con fogli e matite colorate. Da quei disegni le neuropsichiatre infantili cercano di capire come e quanto il trauma della scossa è presente nei più piccoli.
Il foglio con l’ambulanza e l’ombrello l’ha disegnato Davide, un bimbo dell’asilo, che ha aggiunto anche delle pistole. Un simbolo di difesa in questo caso, precisano gli esperti, non di violenza.
La violenza è quella che i ragazzini attribuiscono al terremoto. In molti dei disegni dei piccoli ospiti della tendopoli di Piazza d’Armi, la più grande dell’Aquila, ci sono montagne minacciose all’orizzonte, i profili marcati e cime che assomigliano ai denti di una sega. Chi invece ha elaborato positivamente lo stress post-terremoto disegna le montagne come amiche, protettive, i profili sono dolci. Lo fa ad esempio Claudia, una bimba di 10 anni che al centro del foglio mette una casetta tutta di legno, senza finestre. Claudia disegna però se stessa fuori dalla casa, con le braccia aperte, in segno di fiducia. Nel disegno di Robert si intravede invece un bambino spaesato. Sul foglio ha realizzato un grande campo da calcio, ma lui è da solo su quell’erba, non ha amici accanto.
Per qualcun’altro il terremoto è un mostro tecnologico: un bambino, subito dopo il sisma - raccontano le neuropsichiatre - lo aveva disegnato come un robot che “aveva il compito di aprire e pulire la terra”.
Non mancano le elaborazioni mistiche della tragedia: “le case sono tutte rotte - ha scritto una bambina - la mia no, perchè la mamma l’ha salvata con le preghiere”. Laura, infine, una piccola di 5 anni, disegna sul foglio un grande arcobaleno che copre tutti i bambini sul prato, e sopra l’arco una sorta di “madre protettiva”. I bimbi che per Laura sono buoni si trovano sopra il prato, i cattivi, con le pistole, sono esclusi dal tappeto verde. Il titolo del disegno è “Forza Bambini”.
Dai racconti, e dai tanti, colorati disegni, emerge la creatività infantile, tra paura e capacità di adattamento, che si lega magari a cogliere gli aspetti positivi della nuova situazione, accanto alla nostalgia per la vecchia. E così c’è chi scrive della propria felicità di passare tutte le giornate con i genitori: “A volte giochiamo a carte con papà e io mi diverto tanto perchè mi spiace stare così sempre con lui”.
terrebimbi
A raccolgiere disegni, sfoghi, racconti delle piccole vittime del sisma - quello di Umbria e Marche, nel settembre 1997 - fu il maestro Antonio Mosciatti, della scuola elementare di Serravalle di Chienti. Li fece parlare, scrivere, disegnare su quella loro esperienza, anche per aiutarli a tirarla fuori. Da una frase, bella e terribile, di un bimbo, è nato anche il titolo Mi tremava anche il sogno del libro, edito dalle Edizioni Scientifiche Magi (pp. 104 - 10 euro)
Qualche stralcio: “La mamma urlava per il terrore. La casa ballava tanto forte che i mattoni cadevano davanti a noi, per fortuna senza colpirci. ‘Questa è la nostra fine!’, esclamava accanto a me che piangevo per la paura. Ora la mia casa è gravemente danneggiata e la mia famiglia non ha più un rifugio sicuro. Le vie del mio paese sono piene di ruderi. Dove noi giocavamo a nascondino non si passa più”, scrive Valentina. “In roulotte ci dormo perchè ancora abbiamo tanta paura del terremoto che non finisce mai: l’ultima scossa l’abbiamo sentita proprio oggi. Era fortissima. Comincio a stancarmi di questa vita. Io voglio che il terremoto finisca perchè voglio tornare a vivere nella mia casa”, sbotta Gessica.

Una Gessica di 12 anni fa a Serravalle, che non appare diversa dai bambini elle tendopoli abruzzesi, e anzi aiuta a capirli, a saperli sentire più vicini.

Il Cavaliere ancora in Abruzzo: “Cento progetti, uno per provincia”

berlusconi
Terza visita del premier dal lunedì della tragedia. Silvio Berlusconi è di nuovo tra i terremotati dell’Abruzzo. Con un elmetto dei Vigili del Fuoco, inizia un sopralluogo nel centro dell’Aquila. “Purtroppo questa è diventata una città fantasma”, commenta il premier giungendo a Piazza Duomo. “Il problema” ha aggiunto “è vedere come e dove sistemare chi è rimasto senza casa e che non può certamente tornare ad abitare qui”.
Intanto snocciola le cifre del dramma e della speranza: “Ci sono più di 8500 soccorritori tra uomini e donne. Ieri sera ci sono stati ulteriori danni che devono essere verificati e a cui bisogna dare immediata risposta. Abbiamo prodotto uno sforzo straordinario”.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha fatto il punto sui lavori di soccorso dopo il terremoto annunciando che “si è scatenata una gara di solidarietà straordinaria”. “L’indicazione che diamo a chi ha offerto queste offerte di trasformarle in soldi” ha invitato il premier “magari vendendo sul mercato ciò che è stato offerto e poi facendo pervenire i soldi”.
Berlusconi si è detto “commosso” per il lavoro sin qui fatto e ha ringraziato tutti gli uomini che, “nonostante il pericolo continuativo di ulteriori scosse, hanno messo in pericolo la propria vita”. “È un atteggiamento che ci essere ottimisti sul nostro popolo”, ha continuato Berlusconi spiegando che, ad oggi, si contano già 2962 tende per 17672 persone. “Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature, le brande, le coperte” ha assicurato Berlusconi “31 tendopoli in totale, e abbiamo installato 24 cucine da campo e 14 ambulatori già operativi”. Da oggi hanno, inoltre, cominciato a essere operativi i tecnici della Regione per la verifica del danno: sono oggi già centinaia e domani saranno oltre mille. In totale vi sono oltre 8.500 soccorritori, organizzati in 5 centri operativi. Il premier ha fatto sapere che “ne sarà aggiunto un sesto per le altre situazioni delle zone fuori dall’area di 600 chilometri quadrati sui quali la scossa di ieri sera ha prodotto ulteriori danni che devono essere verificati e ai quali va data risposta”. Sono stati, infine, recuperati 171 hotel per gli sfollati: “Sarà lo Stato a sostenere le spese e stiamo vedendo di avere lo sconto più alto possibile”. “Quindi” ha osservato Berlusconi “abbiamo in assistenza quasi 28mila persone”.
Per la ricostruzione si potrebbe anche intervenire con una “tecnica antisismica giapponese”. È quanto annucnia Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. “Non c’è terremoto che possa portare danno a una ricostruzione di questo modo. Stiamo ragionando su queste tecniche”, aggiunge il premier. “Stiamo lavorando ad un piano perchè c’è una richiesta elevata di giovani”. Silvio Berlusconi torna poi a parlare del progetto “new town”. “Mettiamo lo Stato in campo per realizzare abitazioni razionali”. Perché le new town che saranno costruite in Abruzzo non saranno “ghetti”, ma città “costruite in zone verdi”, dunque “nulla a che vedere con banlieu o ghetti di altri Paesi”.
Infine un’idea: elaborare cento progetti di ricostruzione a e affidarli alle Province. È questo il piano del presidente del Consiglio per far partire la ricostruzione delle terre colpite dal sisma. Potrebbe “essere una bella sfida per le province” che agirebbero sotto “la responsabilità centrale” della Protezione civile. E qualora “non rispettassero tempi certi e obbiettivi” loro assegnati “sarebbero additate al pubblico ludibrio”.

Il VIDEO servizio:

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Furti e falsi allarmi: pene più severe contro chi lucra sul terremoto dell’Abruzzo

vigilicasa

La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città. Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.

E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.

Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.

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Abruzzo, Berlusconi torna: “Oltre 7mila soccorritori. Agli Usa la ricostruzione delle chiese”

Silvio Berlusconi con Guido Bertolaso

È tornato il premier. Silvio Berlusconi vuole stare vicino agli abruzzesi. E nel giro di 24 ore rieccolo sui luoghi sventrati dal sisma del 6 aprile.
“Al momento, ci sono 190 vittime identificate e 17 non ancora identificate e 15 dispersi che non sappiamo se siano morti o meno. Potrebbero essersi allontanati da casa senza aver detto nulla. Non lo sappiamo”, ha Berlusconi in una conferenza stampa all’Aquila, precisando che il lavoro di “ricerca dei superstiti continuerà per 48 ore da oggi”.
Drammatico anche il bilancio dei feriti: “Sono poco più di 1.000″ e di queste “100 in condizioni purtroppo difficili”. “Centosettantanove sono stati trasferiti in ospedali abruzzesi” in modo che possano stare vicini ai parenti.
Poi: “abbiamo avuto 150 persone estratte vive dalle macerie e questo è il fatto più positivo”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, dopo un sopralluogo nelle zone colpite dal terremoto in Abruzzo. L’Italia ha ricevuto molte offerte di aiuto dagli Stati esteri, abbiamo detto “grazie” ma abbiamo chiesto di “non inviare i loro aiuti”. Berlusconi ha assicurato che “siamo in grado” di fare da soli. Le squadre di soccorso hanno allestito 20 tendopoli in grado di ospitare in tutto 14.500 persone. Sono 16 le cucine da campo attualmente in funzione nei centri di accoglienza che ospitano le persone rimaste senza tetto.
“La prima preoccupazione, il primo compito dello Stato è stare vicino ai cittadini in momenti come questo”, ha sottolineato il premier nella conferenza tenuta nella frazione di Coppito, presso la sede della Gdf. Il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Uso uno slogan che avevo sentito in qualche campagna elettorale anglosassone, ‘people first’, per indicare la nostra filosofia di governo. Bisogna, cioè, stare vicino alla gente”. “C’è la gente prima di tutto - ha insistito Berlusconi -. Questa è la nostra filosofia per la crisi economica e per situazione come questa”.

E per rispondere efficacemente alle difficoltà cui andranno incontro tutti coloro che in conseguenza del terremoto hanno subito danni alle proprie imprese commerciali, il governo “sta studiando di comprendere tra gli ammortizzatori sociali anche i lavoratori autonomi che lamentino la perdita della propria attività. La filosofia del governo è molto chiara: economia sociale di mercato”. Quanto al piano casa, ha ribadito, “mi piacerebbe che dopo quello che è successo si potesse iniziare proprio da qui a fare la prima new town che abbiamo in mente di costruire”.
Ad ogni modo, il premier garantisce tempi “rapidi e certi” per la ricostruzione delle case danneggiate. Quanto allo stato attuale delle abitazioni, “si fa il possibile: non c’è una bacchetta magica che trasformi le costruzioni in case antisismiche. Le nuove costruzioni - ha osservato il premier - dovranno essere realizzate con tecniche antisismiche”.
Mentre un’analisi dei danni ai beni culturali provocati dal terremoto sarà fatto appena possibile, subito dopo la fase dei soccorsi. “Quando sarà possibile faremo l’inventario dei danni e immediatamente ci sarà un piano di interventi” ha assicurato Berlusconi. “Il ministro Sandro Bondi è in attesa di venire qui su domanda di Bertolaso. Ho chiesto al ministro di non venire subito per non congestionare gli interventi di soccorso”.
In conclusione, Berlusconi ha espresso apprezzamento per la rapida reazione messa in campo da tutte le organizzazioni coinvolte nei soccorsi: “Il bilancio della risposta alla tragedia è assolutamente positivo”. E “da domani ci sarà la fase di inventario di tutte le abitazioni, un inventario dei danni che riguarderà ogni stanza e ogni fessurazione”.
Conclusa la conferenza stampa presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppino, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è andato a fare un sopralluogo nelle zone più colpito dal terremoto. Berlusconi è arrivato a Bazzano, piccola frazione in provincia dell’Aquila, dove è stata allestita una tendopoli con 150 persone. “Non vi lasciamo soli” ha detto incontrando le persone sfollate “non vi preoccupate perchè la ricostruzione sarà rapida”.

E proprio durante una visita alla tendopoli di San Demetrio, Berlusconi ha raccontato di aver ricevuto “una lunga telefonata” dal presidente americano, Barack Obama. Al presidente Usa, il premier ha fatto una fotografia della situazione dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo: “Gli ho detto che se loro vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza, noi da domani faremo l’inventario delle cose da ricostruire. Se dunque gli Usa vorranno prendersi la responsabilità della ricostruzione di beni culturali e chiese, noi saremo lietissimi di avere questo sostegno, questo contributo alla ricostruzione”.
Obama ha apprezzato la proposta: i due leader ne parleranno quando si vedranno a Washington. Berlusconi ha anche ipotizzato che l’impegno possa riguardare un “piccolo quartiere di un paese o un borgo”.
Il leader del Pd, Dario Franceschini, ha comunque sollecitato l’esecutivo ad accettare gli aiuti internazionali: “Di fronte all’emergenza non ci deve essere nessuna polemica, perchè è il momento di unire tutte le forze del Paese”. Secondo Franceschini, è importante che “il Paese sia unito, perché ci sono ancora delle vite da salvare sotto le macerie e persone che hanno perso la casa e hanno bisogno di un tetto, di viveri, di assistenza medica”. Da qui l’invito di Franceschini al governo affinché “valuti con attenzione se non sia urgente accettare le offerte di aiuto che provengono da altri Paesi, che si sono detti pronti a mettere a disposizione le loro strutture di Protezione civile”.

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