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È tornato il premier. Silvio Berlusconi vuole stare vicino agli abruzzesi. E nel giro di 24 ore rieccolo sui luoghi sventrati dal sisma del 6 aprile.
“Al momento, ci sono 190 vittime identificate e 17 non ancora identificate e 15 dispersi che non sappiamo se siano morti o meno. Potrebbero essersi allontanati da casa senza aver detto nulla. Non lo sappiamo”, ha Berlusconi in una conferenza stampa all’Aquila, precisando che il lavoro di “ricerca dei superstiti continuerà per 48 ore da oggi”.
Drammatico anche il bilancio dei feriti: “Sono poco più di 1.000″ e di queste “100 in condizioni purtroppo difficili”. “Centosettantanove sono stati trasferiti in ospedali abruzzesi” in modo che possano stare vicini ai parenti.
Poi: “abbiamo avuto 150 persone estratte vive dalle macerie e questo è il fatto più positivo”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, dopo un sopralluogo nelle zone colpite dal terremoto in Abruzzo. L’Italia ha ricevuto molte offerte di aiuto dagli Stati esteri, abbiamo detto “grazie” ma abbiamo chiesto di “non inviare i loro aiuti”. Berlusconi ha assicurato che “siamo in grado” di fare da soli. Le squadre di soccorso hanno allestito 20 tendopoli in grado di ospitare in tutto 14.500 persone. Sono 16 le cucine da campo attualmente in funzione nei centri di accoglienza che ospitano le persone rimaste senza tetto.
“La prima preoccupazione, il primo compito dello Stato è stare vicino ai cittadini in momenti come questo”, ha sottolineato il premier nella conferenza tenuta nella frazione di Coppito, presso la sede della Gdf. Il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Uso uno slogan che avevo sentito in qualche campagna elettorale anglosassone, ‘people first’, per indicare la nostra filosofia di governo. Bisogna, cioè, stare vicino alla gente”. “C’è la gente prima di tutto - ha insistito Berlusconi -. Questa è la nostra filosofia per la crisi economica e per situazione come questa”.
E per rispondere efficacemente alle difficoltà cui andranno incontro tutti coloro che in conseguenza del terremoto hanno subito danni alle proprie imprese commerciali, il governo “sta studiando di comprendere tra gli ammortizzatori sociali anche i lavoratori autonomi che lamentino la perdita della propria attività. La filosofia del governo è molto chiara: economia sociale di mercato”. Quanto al piano casa, ha ribadito, “mi piacerebbe che dopo quello che è successo si potesse iniziare proprio da qui a fare la prima new town che abbiamo in mente di costruire”.
Ad ogni modo, il premier garantisce tempi “rapidi e certi” per la ricostruzione delle case danneggiate. Quanto allo stato attuale delle abitazioni, “si fa il possibile: non c’è una bacchetta magica che trasformi le costruzioni in case antisismiche. Le nuove costruzioni - ha osservato il premier - dovranno essere realizzate con tecniche antisismiche”.
Mentre un’analisi dei danni ai beni culturali provocati dal terremoto sarà fatto appena possibile, subito dopo la fase dei soccorsi. “Quando sarà possibile faremo l’inventario dei danni e immediatamente ci sarà un piano di interventi” ha assicurato Berlusconi. “Il ministro Sandro Bondi è in attesa di venire qui su domanda di Bertolaso. Ho chiesto al ministro di non venire subito per non congestionare gli interventi di soccorso”.
In conclusione, Berlusconi ha espresso apprezzamento per la rapida reazione messa in campo da tutte le organizzazioni coinvolte nei soccorsi: “Il bilancio della risposta alla tragedia è assolutamente positivo”. E “da domani ci sarà la fase di inventario di tutte le abitazioni, un inventario dei danni che riguarderà ogni stanza e ogni fessurazione”.
Conclusa la conferenza stampa presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppino, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è andato a fare un sopralluogo nelle zone più colpito dal terremoto. Berlusconi è arrivato a Bazzano, piccola frazione in provincia dell’Aquila, dove è stata allestita una tendopoli con 150 persone. “Non vi lasciamo soli” ha detto incontrando le persone sfollate “non vi preoccupate perchè la ricostruzione sarà rapida”.
E proprio durante una visita alla tendopoli di San Demetrio, Berlusconi ha raccontato di aver ricevuto “una lunga telefonata” dal presidente americano, Barack Obama. Al presidente Usa, il premier ha fatto una fotografia della situazione dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo: “Gli ho detto che se loro vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza, noi da domani faremo l’inventario delle cose da ricostruire. Se dunque gli Usa vorranno prendersi la responsabilità della ricostruzione di beni culturali e chiese, noi saremo lietissimi di avere questo sostegno, questo contributo alla ricostruzione”.
Obama ha apprezzato la proposta: i due leader ne parleranno quando si vedranno a Washington. Berlusconi ha anche ipotizzato che l’impegno possa riguardare un “piccolo quartiere di un paese o un borgo”.
Il leader del Pd, Dario Franceschini, ha comunque sollecitato l’esecutivo ad accettare gli aiuti internazionali: “Di fronte all’emergenza non ci deve essere nessuna polemica, perchè è il momento di unire tutte le forze del Paese”. Secondo Franceschini, è importante che “il Paese sia unito, perché ci sono ancora delle vite da salvare sotto le macerie e persone che hanno perso la casa e hanno bisogno di un tetto, di viveri, di assistenza medica”. Da qui l’invito di Franceschini al governo affinché “valuti con attenzione se non sia urgente accettare le offerte di aiuto che provengono da altri Paesi, che si sono detti pronti a mettere a disposizione le loro strutture di Protezione civile”.
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Purtroppo, inevitabilmente, ci sono anche loro, nell’apocalisse abruzzese: i bambini.
Alcuni morti, tanti feriti, molti sfollati, tutti traumatizzati a vita: anche questo terremoto, che ha raso al suolo interi paesini e messo in ginocchio una regione, ha avuto il suo tributo di vite giovani e giovanissime. Ancora non si conosce il numero esatto delle piccole vittime, ma sono già numerose. E per i bambini terremotati è subito scattata la gara della solidarietà.
Una delle scene più strazianti di questa tremenda giornata, e che probabilmente resterà impressa a lungo nell’immaginario collettivo legato al sisma in Abruzzo, è quella di una mamma che è morta abbracciando i due figlioletti, all’Aquila. I soccorritori li hanno trovati così, avvinghiati, sul letto della loro casa, in una palazzo che si è letteralmente sgretolato. Mamme e bambini morti sotto il crollo delle loro abitazioni anche nel centro storico di Poggio Picenze, un comune dell’aquilano: due mamme e tre bimbi, due dei quali di origine slava così come una delle madri.
All’ospedale dell’Aquila i medici hanno tentato invano di rianimare quattro bambini che erano rimasti soffocati da calcicacci e polvere. Una bimba morta anche a San Gregorio, frazione dell’Aquila, dove però sono tutti salvi altri 40 bambini ospiti di una casa famiglia gestita dalle suore. Vivi, ma feriti, cinque piccoli aquilani che sono stati ricoverati all’ospedale di Chieti. E ora le organizzazioni che si occupano di minori lanciano l’allarme: le vittime non sono solo quelle che muoiono o vengono ferite, bisogna occuparsi anche di tutti gli altri, perché se un terremoto può rivelarsi un’esperienza tremenda per un adulto, i più piccoli, che sono più vulnerabili, ne possono ricevere segni indelebili. Occorre perciò, come ha esortato Save the Children, aiutare psicologicamente i bambini sopravvissuti, alcuni dei quali hanno perso contatto con i propri genitori.
Telefono Azzurro ha messo a disposizione una task forze per aiutare bambini e adolescenti abruzzesi. Unicef Italia ha stanziato 100 mila euro per le esigenze primarie dei piccoli terremotati, auspicando che “il governo metta al primo posto dell’agenda degli interventi nelle zone terremotate i bambini, la loro assistenza e protezione”. E il governo, attraverso il ministero per le Pari Opportunità, sta predisponendo un centro di prima accoglienza medica e ludica a disposizione dei bambini e dei ragazzi colpiti dal terremoto.
Una equipe di medici di Salerno è in viaggio verso l’Aquila, altre ne seguiranno domani, quando il ministro Mara Carfagna sarà nel capoluogo abruzzese per attivare il presidio per i più piccoli, del quale faranno parte esperti di clownterapia, psichiatri e psicologi infantili che col sorriso aiuteranno i bimbi a rimuovere lo shock da terremoto. A disposizione per questa iniziativa 100 milioni di euro. Per i bambini si sono mosse anche le parlamentari, che su iniziativa di Barbara Saltamartini sono pronte ad accogliere anziani e bambini sfollati nelle loro case o, in alternativa, a ospitarli in strutture alberghiere.
Per Save the Children, “c’è bisogno di fornire ai bambini sfollati e alle loro famiglie tutti i generi di prima necessità e i servizi di base, ma ugualmente fondamentale è il supporto psicologico che genitori ed insegnati sono chiamati a fornire loro”. Per supportarli, Save the Children ha sviluppato il seguente decalogo, pubblicato sul sito internet dell’Organizzazione, usato in varie emergenze in tutto il mondo:
1. Niente tv. Continuare a veder immagini del disastro non aiuta i bambini a superare il trauma, perchè potrebbero non capire che si tratta di immagini registrate e pensare che l’evento catastrofico sia ancora in
corso.
2. Ascoltare attentamente i bambini. Prima di fornire loro informazioni, cercare di capire qual è la percezione dell’evento e quali i loro interrogativi in merito.
3. supporto psicologico. Rasserenarli spiegando loro quello che si sta facendo per proteggerli, nonché informarli che durante un’emergenza la cosa che si considera prioritaria è aiutarli, affinchè si sentano al sicuro.
4. Accettare l’aiuto di esperti.In caso di vittime in famiglia è importante considerare di rivolgersi a personale specializzato per aiutare sia i bambini che gli altri membri della famiglia a superare il trauma della perdita. Inoltre, anche se non hanno sperimentato direttamente questo shock, bisogna considerare che i bambini possono essere stati turbati da scene che hanno visto o storie che hanno ascoltato.
5. Aspettarsi di tutto - Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ad eventi traumatici e con lo sviluppo, le capacità intellettuali, fisiche ed emozionali dei bambini cambiano. Se i più piccoli dipendono dai propri genitori per avere la chiave d’interpretazione di quanto accaduto, quelli più grandi e gli adolescenti attingono informazioni da varie forze. Tener presente che soprattutto gli adolescenti possono essere maggiormente colpiti da queste storie proprio perchè in grado di capire meglio.
6. Dedicare tempo e attenzione - I bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti di riferimento sono loro particolarmente vicini e di percepire che sono salvi e al sicuro. È fondamentale parlare, giocare con loro e soprattutto ascoltarli, trovare il tempo per svolgere apposite attività con i bambini di tutte le età, leggere loro storie o cantare l’abituale ninnananna per farli addormentare.
7. Essere un modello. I bambini imparano dai grandi come gestire le emergenze. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età.
8. Imparare dall’emergenza . Anche un evento catastrofico può essere un’opportunità di far capire ai bambini che tutti viviamo in un mondo dove possono accadere queste cose e che in questi momenti è essenziale aiutarsi l’un l’altro.
9. Aiutarli a tornare alle loro normali attività. Quasi sempre i bambini traggono beneficio dalla ripresa delle loro attività abituali, dal perseguire i propri obiettivi, dalla socialità. Quanto prima i bambini ritorneranno al loro ambiente abituale e meno si continuerà a parlare del sisma, più riusciranno a superare velocemente il trauma.
10. Incoraggiarli a dare una mano . Aiutare gli altri può contribuire a dare ai bambini un senso di sicurezza e controllo sugli eventi. Soprattutto gli adolescenti possono sentirsi artefici di un cambiamento positivo.
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Sono 179 i morti, di cui 40 da identificare; oltre 200 quelli che mancano all’appello; oltre 100 le persone estratte vive tra le macerie, almeno 17 mila sfollati. Per il Centro di coordinamento dei soccorsi risultano al momento anche 34 dispersi e circa 1500 feriti.
A più di 24 ore dalla scossa di terremoto che - alle 03,32 di lunedì 6 aprile - ha colpito la provincia dell’Aquila continua a cambiare il bilancio di vittime e sopravvissuti.
Per gli uomini dei soccorsi, è una corsa contro il tempo: con il passare delle ore si affievolisce infatti la speranza di trovare qualcuno ancora in vita sotto le macerie. Così si è scavato per tutta la notte sia all’Aquila che nei comuni limitrofi; operazioni mai interrotte nonostante le decine di scosse che si sono succedute nel corso della notte, la più violenta della quali alle 1.15 con una magnitudo di 4.8.
All’Aquila, alle 2, dopo 23 ore dal sisma è stata tirata fuori viva dalle macerie Marta, una studentessa di 24 anni della provincia di Teramo. Si è scavato anche a Onna, il paese che non c’è più. Delle quattro persone che si pensava fossero ancora sotto le macerie due sono state estratte ormai senza vita nelle prime ore del mattino, mentre le altre due dovrebbero aver lasciato il paesino. In tutto sono 39 le vittime già recuperate nel paese, in cui il 60-70% delle case e’ crollata e il resto è considerato inagibile. Nella tendopoli, intanto, la notte è trascorsa al freddo e in molti hanno preferito dormire in auto, mentre sono proseguiti i trasferimenti verso gli alberghi della costa.
Sono oltre 17 mila gli sfollati all’Aquila e provincia. Lo ha reso noto il Centro di coordinamento dei soccorsi allestito nella Scuola della Guardia di finanza alla periferia del capoluogo abruzzese. Le persone sfollate dai comuni della provincia sono 7.120 mentre più complessa è la situazione all’Aquila perché è andata perduta sia l’anagrafe sia i dati della Prefettura.
In Abruzzo sono in arrivo ulteriori tende per allestire nuove tendopoli mentre molti hanno gia’ lasciato il capoluogo per trasferirsi da parenti e amici o negli alberghi messi a disposizione sulla costa.
Proseguono intanto le scosse di assestamento nell’Aquilano. Dalla forte scossa distruttiva delle notte del 6 aprile sono state registrate finora 280 repliche. “La più forte è avvenuta alle 01:15, con una magnitudo di 4.8″, dice il sismologo Francesco Mele dalla sala sismica dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Prima di questa forte replica, è stata registrata alle 0:47 un scossa di magnitudo 3.6 e successivamente, alle 3:52 e alle 4:12 sono avvenute due scosse di magnitudo 3. Nel frattempo, prosegue Mele, sono partite squadre dell’Ingv per istallare sei nuove stazioni a pochi chilometri di distanza dalla zona in cui è avvenuta la rottura della faglia. Altre quattro stazioni saranno istallate nelle prossime ore.
La prima notte dopo la tragedia è un momento difficile, soprattuto a Onna. È quello in cui le persone che hanno perso la casa, dormendo in auto, lontano dalla propria terra o nelle tende allestite dalla Protezione civile nei vari campi, prendono coscienza, ancora meglio, di quello che è loro capitato. Così è successo nelle frazioni dell’Aquila colpite dal terremoto, come Onna, Paganica, Castelnuovo, Tempera. In pochi hanno raccolto l’offerta di spostarsi a dormire nelle strutture ricettive della costa messe a disposizione. Quasi tutti hanno preferito rimanere vicino alle proprie cose, chi dormendo in auto, che nei vari campi allestiti in poche ore dalla Protezione civile. Non sono mancate le proteste. Per tutta la notte i soccorritori hanno continuato a scavare sotto le macerie, ma non si è riusciti ad allestire una tendopoli in grado di ospitare gli sfollati. Così le persone che hanno perso la casa hanno trovato ricovero chi in auto, chi sotto l’unica tensostruttura montata, creandosi un giaciglio con guanciali e coperte fra le panche e i tavolini. Sono stati 250, invece, i posti in tenda messi a disposizione nel campo sportivo di Paganica. Non sufficienti tuttavia per ospitare tutti gli sfollati di un paese dove metà degli abitanti hanno perso la casa. Per la prima notte è stata data la preferenza ai bambini e agli anziani, mentre gli altri sono rimasti a dormire in macchina o sui pullman dell’Azienda regionale dei trasporti. Nella notte sono poi arrivati altri tir con tende fornite dalla Protezione civile che andranno ad aumentare la disponibilità di questo e altri campi. Con la collaborazione dell’Associazione nazionale Alpini, ieri sera fra le 8 e mezzanotte, sono stati serviti anche 1.400 pasti. “A Paganica” ha spiegato Paolo Vaccari, responsabile del campo per la Protezione civile “c’è una palestra perfettamente sicura, costruita secondo criteri antisismici. La gente tuttavia non è voluta entrarci, ed è comprensibile. Adesso il nostro compito è dar loro sicurezza e aiutarli a rientrare nelle case”. Almeno la pioggia, caduta ieri sera, nella notte si è fermata. La temperatura, tuttavia, è scesa a 4-5 gradi.
E le continue scosse di assestamento hanno fatto rivivere agli sfollati l’incubo della notte precedente.
Il VIDEO servizio:

Gli angeli e gli sciacalli. Mentre tutt’Italia si sta mobilitando in soccorso dei 50 mila sfollati dei centri abruzzesi colpiti dal terremoto, c’è pure chi approfitta della tragedia per arraffare gioielli, argenteria ed elettrodomestici lasciati dalle persone costrette ad abbandonare la propria abitazione. “Sono stati registrati atti di sciacallaggio già questa notte, subito dopo la scossa”, ha detto il presidente della Provincia de L’Aquila, Stefania Pezzopane. “Episodi già stati segnalati alle forze dell’ordine”. I primi fermi in mattinata. E non sono pochi quelli che per paura di perdere i loro beni esitano ancora ad abbandonare le loro case lesionate dal sisma, tanto che si stanno organizzando dei presidi di sicurezza.
Intanto l’Italia del volontariato si sta muovendo con ogni mezzo possibile, come il Wwf che per aiutare le famiglie sfollate ha messo a disposizione foresterie e i centri visite sparsi nelle oasi abruzzesi. Ma come aiutare gli sfollati del terremoto d’Abruzzo?
Panorama.it pubblica una lista di associazioni autorizzate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a partecipare agli interventi di soccorso.
Associazione guide e scouts cattolici italiani 06/68166236
Associazione nazionale alpini 0773/1875164 oppure 02/6592364
Associazione nazionale carabinieri 06 /36000804
Associazione nazionale pubbliche assistenze 055 /7874536
Associazione nazionale vigili del fuoco in congedo 06 /76983385
Associazione nazionale vigili del fuoco volontari 011/888823
Associazione radioamatori Italiani 02/6692192
Cives – coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria 055/355648
Cisom Corpo italiano di soccorso ordine di malta 06/45440764
Confederazione nazionale delle misericordie d’Italia 055/ 3261261
Corpo nazionale giovani esploratori ed esporatrici italiani 06/83769051 oppure 0761/498041
Federazione italiana ricetrasmissioni 02 /45495688 oppure 02/8057446
Legambiente 06/86218474
Psicologi per i popoli 0465/322071
Prociv – Arci Associazione nazionale volontari per la Protezione civile 06/23328358
Ucis – unità cinofile italiane da soccorso 030/9921827 oppure 0364/45522
Unitalsi 06/6781421
Per donazioni:
Caritas
C/C POSTALE n. 347013
o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A.
IBAN IT38 K03002 05206 000401120727
Causale: “TERREMOTO ABRUZZ
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - IBAN: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - IBAN: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - IBAn: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
Caritas Ambrosiana
C/C POSTALE n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
C/C BANCARIO n. 578 - Cin P, ABI 03512, Cab 01602 presso l’ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
IBAN: IT16P0351201602000000000578
Causale: “TERREMOTO ABRUZZO 2009″
Croce Rossa Italiana
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
IBAN: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”
C/C POSTALE n. 300004
intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”
È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI.
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Continuano incessanti le comunicazioni della Protezione Civile a tutti coloro che, in qualche modo e a vario titolo, sono spinti verso le zone dell’Abruzzo colpite dal sisma. Ecco il vademecum della Protezione Civile sul comportamento da tenere in occasione di nuovi movimenti tellurici. Il Dipartimento invita a non mettersi in viaggio verso l’Abruzzo colpito dal terribile terremoto.
Durante la scossa Cercare riparo all’interno di un vano di una porta inserita sotto un muro portante o sotto una trave: se si rimane al centro della stanza, infatti, si potrebbe rimanere feriti dalla caduta di vetri, intonaco o altro materiale.
Sotto i tavoli? No, è pericoloso stare vicino a mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero cadere addosso.
Se si è in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge, potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsnunami
Non precipitarsi per le scale, dopo una scossa sismica sono la parte più debole di un edificio. Per lo stesso motivo non usare l’ascensore che potrebbe bloccarsi.
Se si è all’aperto, allontanarsi da costruzioni e linee elettriche, potrebbero crollare. Stare lontani da impianti industriali e linee elettriche, e possibile che si verifichino incidenti.
Dopo le scosse, assicurarsi dello stato di salute delle persone attorno agevolando così l’opera dei soccorsi. Non cercare di muovere persone ferite gravemente, si potrebbero aggravare le loro condizioni.
Uscire con prudenza, indossare sempre le scarpe, in strada ci si potrebbe ferire con vetri rotti o calcinacci.
Chiudere gas ed elettricità, ricordarsi, prima di uscire di casa, di chiudere gli interruttori generali del gas e della corrente elettrica per evitare di innescare incendi e deflagrazioni.
Andare in uno spiazzo aperto, lontano da edifici e da strutture pericolanti.
Non bloccare le strade, evitare di intasare le strade con le auto: lasciarle libere per i mezzi di soccorso ed evitate di usare il telefono, è necessario lasciare le linee telefoniche libere.
Fare il possibile per raggiungere le aree di attesa individuate dal piano di emergenza.
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Silvio Berlusconi è entrato nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito, una frazione de L’Aquila verso le 14, poco dopo aver sorvolato le zone colpite dal sisma. Il Cavaliere era visibilmente provato e addolorato per quanto accaduto nella notte in Abruzzo.
Accanto a lui nella scuola della Gdf sedevano i ministri dell’Interno e delle Infrastrutture, Roberto Maroni e Altero Matteoli, il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, il presidente della provincia e il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente.
Durante la conferenza stampa una lieve scossa di terremoto ha spaventato il premier, che stava parlando in una sala visibilmente lesionata. Berlusconi, che ha annullato tutti i suoi impegni compresa la visita a Mosca, ha spiegato ai giornalisti i danni subiti e ha rassicurato che “Nessuno sarà lasciato solo”.
Rendendo conto della situazione, il premier ha detto che la scossa di terremoto dell 03,32 della mattina “è stata di intensità del nono-decimo grado della scala Mercalli, per una durata di venti secondi”. Il presidente del Consiglio ha detto che “l’epicentro” del terremoto in Abruzzo “ha avuto un’estensione di circa 15 chilometri, colpendo l’Aquila e una parte estesa di sue frazioni. Registriamo un numero record di soccorritori”, ha aggiunto il premier, sottolineando che “nessuno sarà lasciato solo” dall’opera dei soccorritori. Il premier ha precisato che l’epicentro del sisma si è verificato a circa 10-15 km nel sottosuolo.
“Il centro storico dell’Aquila e tutti gli edifici pubblici della città sono inagibili”, ha quindi spiegato Berlusconi chiarendo: “Tutte le scuole che non avranno la certificazione di agibilità resteranno chiuse”.
“Il messaggio che vogliamo mandare è che nessuno deve restare nelle case lesionate”, ha rimarcato il presidente del Consiglio aggiungendo che l’area del terremoto è stata suddivisa in quattro zone, ognuna delle quali avrà un responsabile per i soccorsi e le operazioni necessarie a venire incontro ai bisogni della popolazione.
Verrà allestito un ospedale da campo proprio all’Aquila di fronte all’ospedale, del quale si cercherà di continuare ad usufruire dei servizi rimasti funzionanti. E ha avvertito: ”Nessuno può dire che non ci saranno altre scosse nelle prossime ore o nei prossimi giorni”.
E rimarca: “Credo che adesso sia il momento di non dare luogo a nessuna discussione, bisogna reagire con i fatti, con l’azione, e poi quando avremo sistemato tutte le cose si potrà anche cominciare a discutere sulla prevedibilità o meno di questo terremoto”. “I senza casa sono diverse migliaia - spiega il premier - ma non abbiamo ancora la possibilità di dare un numero che abbia una qualche certezza di approssimazione”.
Quindi l’annuncio: il Consiglio dei ministri si riunirà stasera per “varare gli aiuti economici” relativi agli interventi necessari per l’Aquila e provincia, colpita dal terremoto di stanotte. “Rimango qui a seguire la situazione e a valutare tutto ciò che può essere utile”, ha assicurato Berlusconi al termine della conferenza stampa.
Il premier ha ringraziato le numerose testimonianze di solidarietà che sono arrivate a partire da quella del presidente statunitense, Barack Obama, e di quello russo Dmitri Medvedev.
Il capo del governo ha quindi firmato il decreto per dichiarare lo stato di emergenza nazionale con il quale ha nominato commissario straordinario del governo il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso per gestire la situazione.
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“Nel soccorso dopo una valanga contano gli amici presenti: una persona estratta entro 15 minuti sopravvive nel 92% dei casi, se non ha riportato altre lesioni. Dopo, invece, il pericolo di morte cresce” dice Luciano Filippi, direttore della scuola dello Svi, il Servizio valanghe italiano.
Ma in casi come quelli del monte Maniva, dove una slavina ha ucciso quattro escursionisti in motoslitta, diventa fondamentale un apparecchio grande quanto un pacchetto di sigarette che permette di localizzare le persone: l’Arva. I soccorritori dovrebbero avere con sé anche una pala per spostare la neve e una sonda per individuare i corpi. “Un Arva costa circa 250 euro: pensare che se ne spendono anche 600 per un telefonino” ricorda Filippi. Eppure la diffusione di questo dispositivo è ancora ridotta.
Sono numerosi i fattori da cui dipende la probabilità di una valanga: come il tipo di neve, la durezza, la quantità, la morfologia del terreno, l’esposizione del versante e il grado di pendenza. In particolare, la prima nevicata è seguita da un rialzo delle temperature: prima di avventurarsi bisognerebbe aspettare 4-5 giorni sul versante sud, e una settimana su quello settentrionale. Il pericolo di slavine è descritto in una scala europea in cinque gradi, da “debole” a “molto forte”, che definisce differenti gradi di consolidamento e i rischi per il distacco della neve.
Dalle Alpi all’Etna è possibile consultare il bollettino neve su Meteomont e sul sito dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo. Gli appassionati di tecnologia possono trovare anche video, immagini dalle webcam, mappe e informazioni con un widget di Google, già utilizzato da 120mila persone.
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La protesta, clamorosa, è stata annunciata stamattina e rischia di mettere in ginocchio il sistema del soccorso di emergenza sanitaria in Sardegna. Proprio quando l’assalto dei turisti raddoppia la popolazione dell’isola.
Per capire quanto sia concreto il rischio paralisi delle ambulanze, bisogna fare un passo indietro e capire come è organizzato il servizio. Quando si richiede un intervento, la centrale operativa del 118 allerta il più vicino mezzo di soccorso disponibile. In Sardegna ci sono due centrali operative, una a Cagliari e una a Sassari, che gestiscono rispettivamente solo 14 e 10 ambulanze con medico a bordo, di proprietà delle Asl.
Per fortuna, contano anche sul servizio di 182 associazioni o cooperative (74 per la zona nordest, 108 per la zona sudovest), di cui 26 garantiscono il servizio H24: un’ambulanza pronta a partire in un minuto, ventiquattr’ore su ventiquattro e 365 giorni all’anno, con equipe specializzata in primo soccorso e strumenti di rianimazione a bordo.
Queste associazioni hanno stipulato una convenzione con la Regione, assicurando il servizio per un certo numero di ore al giorno o alla settimana.
Dov’è che il sistema non funziona? Nei rimborsi. La convenzione non viene rivista (se non con gli adeguamenti Istat) dal 2000. L’euro ha fatto lievitare i costi, ma la tabella dei rimborsi non è mai stata aggiornata. Le associazioni che sull’isola garantiscono l’H24 percepiscono poco più di 5mila euro al mese. “A conti fatti, per garantire agli utenti tutti gli standard di efficienza e qualità ne servirebbero il doppio” afferma Monica Pagani, fondatrice di Squadra Emergenza 24 e promotrice della mobilitazione.
Nei giorni scorsi una lettera-ultimatum indirizzata all’assessore Nerina Dirindin ha ribadito il concetto: “a seguito di numerose richieste di trattative per il rinnovo delle convenzioni attualmente in vigore, rimaste disattese o perlomeno da Lei continuamente rimandate, (è impossibile) poter continuare a garantire il servizio 118 alle condizioni attuali”, scrivono 18 associazioni H24 e altre 66 associazioni: senza un “intervento deciso per risolvere le nostre difficoltà, saremo costretti a scindere le convenzioni”.
Dirindin cerca di calmare le acque: “Un gruppo di lavoro valuterà la questione, entro la fine dell’anno arriveremo a un accordo”, spiega a Panorama.it. Ma le associazioni non vogliono aspettare altri quattro mesi, e minacciano di fermare il servizio proprio ad agosto, quando al milione e 700mila di residenti si aggiunge circa 1 milione di turisti (la stima è di Confesercenti Sardegna).