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In soccorso dell’Abruzzo: quei medici che prima scavano e poi operano

medico

Guai a chiamarli eroi. Dicono che hanno fatto solo il loro dovere. Ma due cose vanno dette. La prima è che tutti i medici e gli infermieri dell’ospedale Nuovo hanno vissuto la terribile scossa occupandosi subito di se stessi, dei propri cari, degli amici del piano di sotto; la seconda è che, senza alcuna chiamata, si sono riversati sul proprio posto di lavoro.
Storie di gente che ha visto morire il figlio e subito dopo è andata a salvare un anonimo ragazzo, con i camici chiusi con il cerotto, con il filo di sutura che non c’era più, con le garze esaurite. Le barelle sistemate sull’asfalto, e dai a ridurre una frattura, a praticare un massaggio cardiaco, a tamponare una ferita che sembrava una fontana. La vita contro la morte: un pediatra ha perso moglie e due figlie, un medico di base e sua moglie ematologa hanno visto andarsene Filippo, il loro ragazzo di 16 anni, un cardiologo non ha più né moglie né figlia, un anestesista ha perso la moglie e il figlio è in rianimazione. Ma tutti, prima ancora di capire e di piangere, sono tornati lì dove forse qualcosa, forse moltissimo, si poteva ancora fare.

Guido Liris è un giovane di 29 anni, specializzando in igiene: “Dormivo, con i miei genitori e i miei fratelli. La nostra casa, seppur lesionata, ha retto ma quella dello zio Armando, che è accanto alla nostra, è implosa, tutto crollato. Ho preso le medicine che potevano servire, adrenalina, ossigeno, filo di sutura, e ci siamo messi a scavare con le mani o con una pala. Era una lotta impossibile. Lì sotto c’erano lo zio e mia cugina Barbara di 35 anni. Noi abitiamo a Pianola, un piccolo centro vicino all’Aquila, e stavamo tutti lì a scavare. Barbara l’abbiamo tirata fuori abbastanza presto, stava bene, un armadio le era crollato addosso e così i calcinacci non l’avevano seppellita. Ma dello zio nessuna notizia. Dopo un’ora e mezzo dalla scossa un amico mi urla: “Corri Guido, c’è lo zio, è vivo, è caldo”. Sono arrivato con tutto quello che poteva servire. Lo vedo con gli occhi chiusi ma caldo, effettivamente. Vicino a lui una maschera per l’ossigeno che usava per un problema respiratorio. L’ossigeno deve avergli allungato un po’ la vita ma poi non ce l’ha fatta. Fossimo arrivati poco prima…”.

Estratto il corpo dello zio e assicuratosi che tutto era in sicurezza, Liris è montato in macchina ed è corso in ospedale. Lui è delegato sindacale dei 450 specializzandi, una specie di sindacalista di destra, visto che fino allo scioglimento di An è stato il coordinatore provinciale di Azione giovani. “La prima immagine è stata la grande nuvola di polvere scura sopra il centro storico della mia città. Era ancora buio, ma si vedeva questa cappa nera sopra i miei campanili medioevali. Arrivo in ospedale e quello che vedo non si può raccontare. Altro che Er, altro che i film apocalittici. C’erano già quasi tutti i malati portati fuori, i feriti che arrivavano in continuazione, ma non potevamo metterli dentro perché dentro era tutto sfasciato. Primari e infermieri, specializzandi e portantini, tutti insieme. Un caos pazzesco, poco coordinamento, come è logico, ma una grande pagina di solidarietà. La cosa bella in questi momenti è che si muove uno e si muovono tutti. Decidiamo di tirare fuori i malati dell’ultimo reparto: rianimazione. Li abbiamo portati fuori con le flebo e i respiratori attaccati, intanto i nostri primari chiamavano i loro colleghi di altri ospedali: “Ho uno in coma oncologico, te lo puoi prendere? L’ambulanza è già pronta”. Poi è successo il peggio: arrivavano, scaricati da macchine, centinaia di feriti e lì riconoscevi l’amico, il figlio del barista, il lontano parente. E più passava il tempo, più i morti erano superiori ai vivi”.
Va bene, niente eroi, però dopo aver lavorato 18 ore consecutive andando a prendere nei reparti lesionati e abbandonati garze, pinze e filo di sutura il nostro Guido è tornato a Pianola e con un’infermiera amica sua ha messo su in quattro e quattr’otto un presidio medico nel campo sportivo del paese: “Rifacciamo le medicazioni fatte in tutta fretta quella notte, diamo pasti caldi a 300 persone. Ho staccato solo mezz’ora e purtroppo quando riaccendo il cellulare è quasi sempre qualcuno che mi dice: “Hai saputo di Tizio? È morto”.
L’ospedale da fuori sembra pure bello e nuovo, come il suo nome. Ci sono voluti 26 anni per costruirlo e consegnarlo in pompa magna appena nove anni fa. Cemento armato e struttura antisismica, tanti reparti uno separato dall’altro come un aeroporto con tanti terminal. Ma ha retto solo il cemento armato, mentre i tramezzi, i controsoffitti, i cornicioni e molte pareti laterali si sono sfarinati sotto le scosse.

“Siamo in zona sismica ma non abbiamo mai fatto alcuna esercitazione” dice il primario di neurologia, così tutti i 500 malati sono stati evacuati in tempi record grazie al lavoro del personale e della Protezione civile. Ora è stato allestito nel prato dietro questo monumento all’inutilità un ospedale da campo. C’è naturalmente la tenda del pronto soccorso, quella per il deposito dei medicinali, quella per la pediatria, quella per le prescrizioni dei farmaci, quella per l’ostetricia. Sandra Moro è un altro dei tanti medici non eroi: “Vivo a Paganica, uno dei paesi più colpiti. Noi tutti bene, mio marito e i miei due figli. Dopo le prime ore sono scesa quaggiù a vedere cosa c’era da fare. Non immaginavo di trovare l’inferno. Sono ginecologa e la prima cosa è stata mettere in sicurezza le nostre pazienti. Una donna era arrivata alla massima dilatazione e ha partorito in ambulanza. Ma poi c’erano da curare i feriti, cucire, fasciare, rianimare. Ho detto: io so far nascere i bambini ma voi utilizzatemi per qualsiasi cosa. No, non c’era tempo per pregare”.
Oppure Vincenzo Corridore, otorino: “Ovvio, prima abbiamo scavato per tirare fuori i nostri vicini di casa e poi in ospedale. Sono arrivato alle 6 e ho visto cose che non avrei mai pensato di vedere. “Trovatemi un paio di forbici” diceva uno, e io a correre in un reparto a prendere dagli armadietti tutto quello che poteva servire”.
Per carità, nessun eroe, hanno solo fatto il proprio dovere. Mariapia Lepidi è una giovane infermiera oncologica: era qui di turno e dopo aver trascinato insieme a una collega i 14 suoi malati si è messa a disinfettare e pulire, a fare iniezioni e prelievi per altre 18 ore, senza mangiare e bevendo solo 12 ore dopo, quando è arrivata un po’ d’acqua. O ti raccontano di quanto è stata brava Benita Capannolo, anestesista che si è fatta in 12 per alleviare le sofferenze dei moribondi che transitavano nel pronto soccorso all’aperto. O di Marina Tobia, primaria di ginecologia ospedaliera che sembrava la più giovane delle infermiere per quanta forza e umiltà metteva nel suo soccorrere chiunque. “Felice il Paese che non ha bisogno di eroi” fa dire Bertold Brecht al suo Galileo Galilei. Vero, però che consolazione il Paese che ogni tanto trova tanta gente che sa fare così bene il proprio dovere.

In Abruzzo non si scava più, i morti sono 294

i soccorsi dell'unità cinofila

Dopo una notte relativamente tranquilla gli sfollati vivono il giorno di Pasqua nelle tendopoli o negli alberghi sul litorale Adriatico nei quali sono alloggiati. Ma la terra continua a tremare: secondo la Protezione civile si è registrata una scossa alle 5.29 del mattino, di magnitudo 3.1 sulla scala Richter. Poi un altro evento sismico alle 11.48, con magnitudo 3.2: le località prossime all’epicentro sono L’Aquila, Pizzoli e Collimento.

Intanto le ruspe hanno iniziato a portare via le macerie e i detriti dalla zone terremotate, mentre andranno avanti le rilevazioni dei tecnici sui danni e l’agibilità degli edifici. Sabato, infatti, sono terminati gli scavi per cercare eventuali corpi: non ci sono ulteriori dispersi, hanno fatto sapere i soccorritori. Il bilancio delle vittime è però salito a 294 morti, dopo che nell’ospedale di Teramo è deceduto per le ferite riportate nel sisma Tommaso Iovinitti. Aveva 59 anni.

Nelle zone colpite dal sisma è tornato anche Silvio Berlusconi: il premier ha partecipato alla messa celebrata presso la scuola della Guardia di finanza a Coppito. “Li tireremo fuori dalle tende” ha dichiarato il presidente del Consiglio. “Mai come in questi giorni, in questi 15 anni”, ha proseguito, “mi sono sentito orgoglioso di essere italiano”. E dall’altare allestito nel cortile, il vescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, si è rivolto direttamente a lui: “Noi sappiamo che lei manterrà le promesse. Mi auguro che si ricordi questo amore e che non ci siano polemiche sterili”.

Più tardi lo stesso capo del governo ha assicurato: “Non vogliamo ricadere negli errori dei precedenti casi. Adesso, finita l’emergenza, toglieremo le persone dalle tende e dovremo assicurare loro condizioni di vivibilità. E poi ripartiremo con la ricostruzione, affidando i cantieri alle singole province”. Il premier ha poi fatto il punto della situazione in conferenza stampa: “La decrescita delle scosse fa ben sperare dal 6 aprile abbiamo registrato un numero rilevante di scosse che però negli ultimi giorni è diminuito e, pur se le previsioni sono impossibili da fare su base scientifica, anche gli esperti dicono che questa diminuzione fa ben sperare”.

Secondo Berlusconi, “forse siamo già fuori dall’emergenza. Al momento sono state allestite 106 tendopoli”, ha proseguito. “In queste ci sono tutti i servizi garantiti: riscaldamento, pasti caldi, assistenza sanitaria, televisioni. Certo, se si spigola su alcuni centri più piccoli è possibile trovarne qualcuno in cui tutte le opere non sono ancora lì, ma sono in corso accelerato di completamento. Soltanto tra due mesi potremo però sapere quanto sono le persone che possono rientrare nelle proprie case e quante quelle che hanno bisogno di un’altra abitazione”.

Anche Gianfranco Fini è arrivato in visita in Abruzzo: il presidente della Camera è giunto nell’ospedale da campo allestito a L’Aquila. “Grazie per tutto quello che state facendo”, ha detto ai volontari impegnati a preparare il pranzo di Pasqua. “L’Italia è orgogliosa di voi”. Poi, parlando con gli sfollati, ha aggiunto: “Adesso dobbiamo rimboccarci le maniche, noi prendiamo l’impegno di non dimenticarvi”. Sui tempi di ricostruzione, ha aggiunto: “È difficile da prevedere, dalle tende passeremo ai prefabbricati. I tempi sono medio-lunghi, ma l’impegno è di fare tutto nell’arco di qualche anno. Per il centro storico dell’Aquila il tempo sarà più lungo e difficile”.

I vigili del fuoco sabato sera hanno regalato un momento di serenità ai bambini che si trovano nel campo degli sfollati di Bazzano: hanno anticipato di un giorno la festa portando ai bambini un uovo alto quattro metri che è stato poi rotto con i martelli. Da molte parti d’Italia c’è poi stata una gara di solidarietà per far arrivare nei campi, soprattutto ai bambini, uova di Pasqua e colombe. Il Papa ha mandato alla diocesi un’offerta in denaro, 500 uova per i bambini, calici e paramenti per la celebrazione delle Messe. Mille uova di Pasqua per i bambini dei campi sono stati regalati dalla Polizia.

Il governo invece ha deciso di aprire un altro canale per sostenere le popolazioni che hanno subito danni durante il terremoto. Il 5 per mille all’interno della dichiarazione dei redditi potrà infatti essere destinato anche ai terremotati d’Abruzzo. “Il ministro dell’Economia e finanze Giulio Tremonti”, si legge in una nota di via XX Settembre, “ha attivato presso il ministero le procedure per introdurre il terremoto dell’Abruzzo nell’elenco delle causali di destinazione per il 5 per mille”.

Destinare il 5 per mille della propria Irpef ai terremotati dell’Abruzzo sarà molto semplice. Con tutta probabilità basterà indicare nella dichiarazione dei redditi un codice numerico. La soluzione tecnica alla quale starebbero lavorando i tecnici di via XX Settembre è quella di attribuire per le destinazioni a favore dei terremotati un numero d’ufficio di 11 caratteri che sarà reso noto nei prossimi giorni. Si tratta di una soluzione facilmente attuabile senza dover modificare i modelli di dichiarazione. Viene infatti semplicemente prevista una ulteriore destinazione per la quale si potrá optare utilizzando l’attuale modulistica.

La scelta di destinare il 5 per mille della propria Irpef può essere fatta apponendo la firma in un apposito spazio del modello di dichiarazione denominato “Scelta per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef”. Oltre alla firma per la scelta occorre indicare il codice fiscale del beneficiario che nal caso dei terremotati sarà con tutta probabilità attribuito d’ufficio. La scelta può essere fatta anche da chi non presenta il modello Unico o il 730 utilizzando l’apposita scheda allegata al Cud.

Terremoto: lo sport non si ferma, piange le sue vittime e dà una mano agli sfollati

tendecampo

Dall’associazionismo agli enti pubblici, dalle banche al mondo dello sport: la tragedia del terremoto abruzzese ha dato il via ad una vera e propria corsa alla solidarietà. Il mondo sportivo, in particolare, risponderà presente non solo con gesti simbolici, ma soprattutto con tanta concretezza.
Anche perché il sisma ha colpito direttamente lo sport: impianti, palestre e piscine sono andate distrutte, con conseguente sospensione a tempo indeterminato dell’attività agonistica; stadi diventati, loro malgrado, tendopoli e centri di accoglienza.
La mano invisibile che lunedì 6 ha stritolato l’Aquila e dintorni ha spezzato anche vite umane: il ventenne pilone de L’Aquila Rugby, Lorenzo Sebastiani, risulta tra le vittime. La casa dove viveva non ha resistito al sisma ed crollata. Sebastiani, nato a L’Aquila nel 1988, era cresciuto nelle giovanili della squadra e aveva partecipato due anni fa ai mondiali under 19. E sotto le macerie sono rimasti anche il giovane calciatore Giuseppe Chiavaroli del Loreto Aprutino (che milita nel campionato Eccellenza) e il pallavolista Lorenzo Cini, 23 anni, di Montorio al Vomano (Teramo), palleggiatore nella squadra di serie B del suo paese.
Storie umane che piegano lo sport. Ma che non lasciano insensibile quegli sportivi, spesso tacciati di indifferenza e distacco dalla quotidianità della vita reale. Coni, Federcalcio e Lega calcio si stringono intorno alle famiglie e annunciano un minuto di silenzio e lutto al braccio per tutte le gare del prossimo turno di serie A, serie B e campionato Primavera. Mentre la 35/ma giornata del campionato di serie B, prevista per venerdì prossimo, giorno in cui è stato proclamato il lutto nazionale e si svolgeranno i funerali per le vittime del terremoto in Abruzzo, viene sospesa. Le partite verranno disputate martedì 14 aprile alle 19. L’Associazione italiana calciatori ha deciso di aprire una sottoscrizione tra tutti i calciatori delle squadre professionistiche di serie A, B e Lega Pro. Catania e Napoli devolveranno il proprio incasso delle partite casalinghe (rispettivamente contro Sampdoria e Atalanta) a favore delle famiglie abruzzesi, mentre anche Inter e Milan esprimono solidarietà alle popolazioni colpite dal terribile sisma. Le due società milanesi si sono mobilitate per offrire aiuti concreti: l’Inter ha messo a disposizione di tutti i tifosi della zona colpita dal sisma il “Centro di coordinamento Inter club” al fine di organizzare in loco eventuali azioni di volontariato. Il Milan invece, attraverso le parole del dirigente brasiliano Leonardo, ha annunciato che “parte del ricavato del Milan Golf Tour verrà devoluto alla popolazione dell’Abruzzo”. Lodevole anche l’iniziativa dei giocatori della Roma, Francesco Totti in prima fila. Le maglie autografate dei calciatori della Roma andranno all’asta per beneficenza: i fondi raccolti serviranno per l’acquisto di due camper da riempire di aiuti e donare agli abitanti di Onna. Già dopo un’ora dal lancio dell’iniziativa, è stata raggiunta la cifra per uno dei mezzi. Al momento le maglie a disposizione sono quelle di Totti, De Rossi, Aquilani, Vucinic, Mexes, Pizarro, Motta, Doni, Juan, Panucci, Brighi e Taddei.

Drammi e lutti, ma anche storie di vita. E di persone scampate grazie alla prontezza di alcuni sportivi. L’eroe è Dario Pallotta, un rugbista dell’Aquila: sfonda la porta, estrae dalle macerie prima la donna e poi il marito e li porta in salvo. “Ho sentito delle grida di aiuto”, racconta l’atleta di 23 anni. “La tromba delle scale era crollata e intorno era un disastro, ma le loro voci mi hanno indirizzato e sono riuscito a estrarli”. C’è anche l’allenatore Massimo Mascioletti: “Duro andare avanti, ma non ci fermiamo. Qualcuno dei miei è andato in centro a scavare, anche con le mani”. Quando pronuncia queste parole ancora non sa che un suo giocatore è sotto le macerie, in un drammatico intreccio tra vita e morte che si confonde tra le rovine del terremoto. Anche per questo la Federazione italiana rugby ha deciso di accendere un conto corrente di solidarietà, presso la Banca Nazionale del Lavoro, agenzia Coni di Roma.
Lo sport non si ferma, dunque, di fronte alla sciagura che ha colpito l’Abruzzo. Ma ancora una volta partecipa, si mobilita e conferma una straordinaria sensibilità.

La Robin tax di Franceschini: una tantum sui più ricchi per i più poveri

Dario Franceschini

E se l’assegno ai disoccupati non è andato a buon fine, dalle parti del Pd ci riprovano con un’altra proposta choc: “Un contributo straordinario” per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro, cioè “come quelli dei parlamentari”, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della povertà estrema. Ecco l’idea del segretario Pd Dario Franceschini (che si tradurrà in un’iniziativa parlamentare) al termine di un incontro con le associazioni di volontariato (Caritas, Sant’Egidio, e altre) che si occupano delle povertà.
Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticità della situazione della povertà che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l’esplosione della crisi economica. Nell’intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che “nega e nasconde la crisi”, una linea, ha affermato, “poco onesta”. Ha quindi spiegato la proposta dell’assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali “se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella povertà estrema”.

Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta, anche per respingere l’accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come “il partito del no”: “Mettere a disposizione, per il 2009 (si tratterebbe di un’imposta una tantum, ndr), 500 milioni di euro alle associazioni di volontariato e ai Comuni per affrontare la povertà estrema, per chi non ha cibo”. Il fondo verrebbe finanziato attraverso “un contributo straordinario di due punti di Irpef chiesto ai redditi alti” e contemporaneamente “ricominciare il contrasto all’evasione reintroducendo la tracciabilità dei pagamenti”. “Chiediamo” ha spiegato il segretario del Pd “a 150-200mila italiani (tanti sono quelli che dichiarano un reddito dai 120mila euro in su, ndr) di farsi carico di chi sta finendo nella miseria, di chi non ha neanche più il cibo, un meccanismo di solidarietà che ci sembra dovuto”. Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: “andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni”. Il leader democratico si è detto “consapevole” del fatto che si tratti di “una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale”.
La proposta del segreterio democratico viene accolta male sia da destra che da sinistra. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero la definisce “elemosina di Stato”. Mentre da Forza Italia tagliano corto: “Se questa è l’impostazione, il centrosinistra può prepararsi ad almeno altri 10 anni di opposizione”. “Il Pd chi?” il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ai giornalisti “non conosco nessun Pd”. Ad apprezzare la proposta invece Umberto Bossi: “Può anche andare bene” ha detto il Senatùr ai cronisti al termine della riunione delle commissioni sul federalismo fiscale. “In un momento di crisi” spiega il ministro per il Federalismo “chi ha di più è giusto che contribuisca”. Appoggio anche dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: “C’è bisogno di aumentare le risorse verso le classi sociali più svantaggiate. Trovo giusta la proposta e condivido la modalità d’intervento che si propone”. D’altra parte, continua Epifani, “il governo non può pensare di risolvere tutto con le social card”. La Cgil propone anche di estendere il periodo di cassa integrazione da 52 a 104 settimane.

Il VIDEO servizio:

Colletta alimentare: un giorno di spesa per un aiuto lungo un anno

Volontari della Colletta Alimentare, fuori da un supermercato nell'edizione del 2006
di Guido Castellano

Quando il signor Francesco, 69 anni, alle 9 di mattina del martedì e del giovedì apre le porte del Pozzo di San Nicola, nel quartiere industriale di Sestri Ponente alla periferia di Genova, c’è già una fila composta e silenziosa di persone che aspettano. Mamme, papà, anziani ed extracomunitari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese trovano sugli ordinati scaffali di Francesco e dei 20 volontari che lavorano con lui tutto quello che serve in casa. Il suo è un supermercato un po’ speciale, però: non ci sono né casse né cassieri.
“Lo scorso anno abbiamo distribuito a più di 300 famiglie 11 tonnellate di cibo gratis” spiega il fondatore del centro, padre Modesto Paris, sacerdote agostiniano.
Quello di Genova Sestri è solo uno degli oltre 7 mila enti che quotidianamente offrono generi alimentari ai bisognosi. Tonnellate di cibo che ricevono dalla Fondazione nazionale Banco alimentare, associazione onlus che opera in Italia da 18 anni e che oggi sfama oltre 1,3 milioni di persone ogni giorno.
“Il miracolo nasce da un’idea geniale avuta nel 1989 da Danilo Fossati, presidente della Star, e monsignor Luigi Giussani, fondatore del movimento Comunione e liberazione” ricorda don Mauro Inzoli, presidente della Fondazione. Il Banco alimentare raccoglie nei suoi 20 magazzini distribuiti sul territorio nazionale le eccedenze alimentari di oltre 400 grandi aziende come Barilla e Ferrero. Prodotti con difetti (etichette e confezioni sbagliate) o prossimi alla scadenza che non potrebbero essere messi in commercio. “Arrivano anche tir dall’Unione Europea carichi di riso, latte, formaggi e scatolame: eccedenze produttive ridistribuite fra gli stati membri” prosegue don Inzoli. “In più ogni anno organizziamo quella che noi chiamiamo Colletta alimentare, che quest’anno è giunta alla 11ª edizione”.
Sabato 24 novembre, davanti a oltre 6.800 supermercati, 100 mila volontari del Banco distribuiranno all’ingresso sacchetti di plastica vuoti ai clienti, che poi ritireranno all’uscita, si spera pieni. In prima fila a riempire i sacchetti e caricare i camion anche testimonial come Marcello Lippi, allenatore della Nazionale di calcio che ha vinto i Mondiali in Germania, e il pilota di formula uno Giancarlo Fisichella. “Confidiamo nel senso di carità di chi va a fare la spesa e può permetterselo” aggiunge don Inzoli. “Lo scorso anno è andata bene. Abbiamo raccolto 8.422 tonnellate di generi alimentari, per un totale di 26,2 milioni di euro”.
Pasta, olio, tonno in scatola, zucchero, farina, sugo che tramite i volontari arrivano a famiglie e anziani, comunità per minorenni e ragazze madri, mense per i poveri, comunità di recupero per tossicodipendenti e malati di aids e case per disabili.
La locandina della Colletta del 2007. Questi i numeri del Banco Alimentare: 8.422 tonnellate di cibo sono state raccolte durante la Colletta alimentare 2006 per un valore di 26,2 milioni di euro. 65.976 tonnellate di cibo raccolte in totale nel 2006 dal Banco alimentare. 1,3 milioni di persone, in Italia, ogni giorno mangiano grazie al Banco. 7.122 enti ricevono e distribuiscono gli aiuti del Banco
Un progetto, quello gestito dall’intraprendente sacerdote, che ha le sue radici negli Stati Uniti. La prima food bank nasce a Phoenix in Arizona alla fine degli anni Sessanta con lo scopo di valorizzare socialmente le eccedenze alimentari attraverso la selezione, lo stoccaggio e la distribuzione a titolo gratuito alle strutture di assistenza. Oggi sono oltre 200 negli Usa e più di 150 i banchi in Europa, aderenti alla Fédération européenne des banques alimentaires.
Ma il Banco alimentare non è soltanto un servizio impersonale: “Si tratta di un’esperienza di vita, di amicizia e di condivisione” assicura don Inzoli. “Un’esperienza che è più forte della diversità di idee e che rende a tutti una convivenza più umana, dove a prevalere è l’essere, l’uomo”.

Anziani soli d’estate, qui Roma

Se c’è un servizio che funziona a Roma è il call center del comune: lo 060606.
Gli operatori rispondono subito e sanno fornirti informazioni su tutto quel che è di competenza del comune. Peccato che appena attacchi il telefono il meccanismo si inceppa. Per quanto riguarda gli anziani da soli d’estate, ad esempio, i servizi ci sarebbero: la teleassistenza “non più soli”, i “pony della solidarietà” per compagnia e disbrigo di piccole faccende, la collaborazione dei supermercati (“agli anziani la spesa sarà portata a casa gratis”) e le oasi di “Nonna Roma”.

In pratica per la teleassistenza c’è una lista d’attesa di almeno un mese, i “pony” arrivano al massimo due o tre volte al mese, la spesa la portano a casa sì, ma qualcuno deve pur andare a scegliere i prodotti al supermercato. Se si è in buona salute l’opportunità migliore per non stare soli sembra quella delle “Oasi”: ci si prenota e per una o due settimane si è scarrozzati (tutti i giorni o a giorni alterni) al mare, alle terme o in pineta. Con tre euro si ha il trasporto da un punto vicino alla propria casa e il pranzo. L’iniziativa è gettonatissima, la linea telefonica per prenotarsi bollente.

E se si cerca assistenza domiciliare? Avevo ben quattro numeri di telefono del servizio sociale del secondo municipio e nessuno di questi ha risposto per tre giorni consecutivi.
Nonostante il comune di Roma abbia prodotto il dettagliatissimo opuscolo “Come rimanere a casa propria da anziani” se non si è completamente autosufficienti non è poi tanto facile farsi aiutare.

Il vecchio telefonino diventa rifiuto solidale

Parte la campagna per riciclare i vecchi cellulari !Gaetan Lee by Flickr

Dai vestiti usati ai cellulari invecchiati. Parte la campagna di raccolta dei vecchi telefonini, da riciclare e rivendere a fini solidali. In Europa la metà delle persone ne cambia uno ogni due anni, una persona su quattro addirittura ogni 12 mesi. Ma in Italia, diversamente da quello che accade in altri Paesi, non esiste un programma per recuperare quelli usati.
Ci hanno pensato il Consorzio Farsi Prossimo, la Caritas Ambrosiana e Coop Lombardia. La raccolta è affidata alla cooperativa Vesti Solidale, che già si occupa di quella dei vestiti usati. Dal 9 giugno all’8 luglio nei dieci Ipercoop lombardi e nelle 120 Parrocchie della Diocesi di Milano si trovano i contenitori di cartone di “Donaphone, il telefonino solidale”.
Molti componenti dei telefonini sono di difficile smaltimento, perché dannosi per l’ambiente. Gli apparecchi recuperati verranno rivenduti oppure lavorati per permettere il riutilizzo dei materiali. Il ricavato verrà impiegato per costruire una struttura di accoglienza per donne e bambini in difficoltà. La raccolta verrà inoltre fatta da Vesti Solidale, che dà lavoro a disabili, ex tossicodipendenti ed ex carcerati.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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