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Colpo ai Casalesi: preso il super latitante Raffaele Diana, numero tre del clan

L'arresto di Raffaele Diana

Con l’arresto di Raffaele Diana le forze dell’ordine mettono a segno un altro colpo nella caccia ai capi del clan dei Casalesi. Diana, 56 anni, inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, è ritenuto dagli investigatori il capo dell’ala guidata da Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, che è detenuto in regime di 41 bis.
Ricercato dal 2004, dopo la fuga al termine di un permesso-premio, Diana, detto “Rafilotto” ed originario di San Cipriano d’Aversa, è considerato il responsabile dell’omicidio di Paride Salzillo, nipote del boss Ernesto Bardellino, che gli dava ordini per telefono dal Brasile. Salzillo sparì nel marzo 1988, lo stesso giorno in cui Bardellino fu ucciso, ed il suo corpo non è stato più trovato.
Assegnato al soggiorno obbligato nel modenese, Diana aveva organizzato un giro di estorsioni in Emilia-Romagna, dove fu arrestato nell’ambito dell’operazione “Zues”. Condannato a sette anni e mezzo di reclusione, ottenne nel 2004 un permesso premio dal quale non era più rientrato.
La squadra mobile di Caserta ha sorpreso poco dopo le 18 il boss in un appartamento di via Torino a Casal di Principe (Caserta), roccaforte del clan. Il suo nascondiglio era un cunicolo di cemento, dal quale gli agenti lo hanno stanato.
Il proprietario dell’appartamento, che non aveva precedenti penali, è stato arrestato. Diana aveva con sé una sacca con una pistola calibro 9 per 21, una 7.65, ed un silenziatore oltre alle munizioni. “Chi siete?” ha chiesto il boss agli agenti, che stavano cominciando a picconare il cunicolo in cemento “e poi ha aggiunto: “sono armato, ma non sparate”. Probabilmente - secondo il capo della squadra mobile di Caserta Rudolfo Ruperti - si era trasferito da pochi giorni in quest’ultimo nascondiglio. Altri due covi utilizzati dal boss dei casalesi, sempre nel casertano, erano stati scoperti in passato dai carabinieri.
“Abbiamo tolto di mezzo un pezzo importante della organizzazione dei casalesi”, commenta Ruperti, un capo pericoloso, come testimoniano le armi che aveva con sé”.
Il 30 aprile è stato arrestato Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco, ritenuto il portaordini del fratello, che è detenuto. Il 14 gennaio a Mignano Montelungo era stato arrestato il superlatitante Giuseppe Setola, ritenuto il capo dell’ala stragista dei Casalesi, responsabile, tra l’altro, dell’agguato contro sei immigrati del Ghana il 18 settembre 2008 ad Ischitella, sul litorale domizio.
Il ministro degli interni Roberto Maroni si è complimentato con il capo della polizia Antonio Manganelli per la cattura di Diana, “un altro durissimo colpo inferto ai casalesi”.
Restano ancora liberi Michele Zagaria ed Antonio Iovine, latitanti da 14 anni, che continuano dai propri nascondigli a tirare le fila del clan, colpito duramente, ma ancora attivo ed in grado di far paura.

Saviano icona web. Quando la solidarietà diventa una gara online

Roberto Saviano a Matrix
Prima le rivelazioni (poi ritrattate) di un pentito che ha rivelato (e poi smentito) l’esistenza di un piano per uccidere lui e la sua scorta. Quindi l’annuncio shock dello scrittore: “Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà. Voglio riprendermi la mia vita. Ho soltanto ventotto anni!”.
E poi? Adesso è tutto un coro (trasversale, che si alza da ogni direzione: da destra e da sinistra, rarissimo e apprezzabile caso di mozione bipartisan) di solidarietà, amicizia, vicinanza.
Nell’ordine: ci sono proposte di insignire con la cittadinanza onoraria sia al Comune di Scandicci, sia presso l’amministrazione di Gianni Alemanno, sindaco della Capitale. Canale 5 ha annunciato che riproporrà venerdì 17 sera, in una fascia di massimo ascolto, la puntata di Matrix con il colloquio tra Enrico Mentana e Saviano “per l’alto valore civile della testimonianza dell’autore di Gomorra”. Non è finita: Salman Rushdie, a suo tempo colpito a suo tempo da una “fatwa” dell’Iran per i suoi scritti, da Parigi si è preoccupato di avvertire che “Saviano corre un pericolo terribile e dovrà scegliere molto prudentemente il suo luogo di destinazione se lascerà l’Italia”. E ancora: “Saviano non deve sentirsi solo, la Cgil conferma il suo impegno in prima linea: il prossimo 19 novembre” fa sapere la segretaria confederale della Cgil, con delega al Mezzogiorno, Vera Lamonica, “proprio a Casal di Principe, organizzeremo una grande iniziativa di massa che ponga al centro i temi del lavoro, dell’economia e della legalità”.
Un altro segnale: la riunione che la commissione cultura della Camera potrebbe tenere a Casal di Principe: “Un gesto di forte valenza simbolica”, lo ha definito il deputato dell’Idv Giuseppe Giulietti che ha formulato la proposta insieme a Fabio Granata del Pdl, riscuotendo l’assenso del presidente della Camera Gianfranco Fini.

Da aggiungere: a Roma, alla Casa della memoria, per tutta la giornata del 21 ottobre verrà letto ad alta voce il best seller Gomorra; un’altra lettura si terrà ad Orvieto il 25 e il 26 ottobre per la Notte bianca di Resistenza e Solidarietà con Roberto Saviano. In radio, sono molti gli ascoltatori di Fahrenheit, il programma di Radiotre, che si sono prenotati per la staffetta di lettura integrale di Gomorra fissata anche questa per il 21 ottobre. Sostegno anche dal mondo del calcio: i tifosi granata della curva Primavera attendono l’ok delle autorità per esporre il loro striscione “Saviano uno di noi”, durante Torino-Cagliari di domenica.

Ma non ci sono solo politici (di tutti gli schieramenti) o rappresentanti delle istituzioni. Anche la gente comune cerca in tutti i modi di contattare e mandare messaggi allo scrittore napoletano. Ma, vivendo Saviano appartato e sotto scorta, l’unico modo per avvicinarlo è il web. E infatti: “Ciao Roberto, non mollare, anche se comprendo la tua sofferenza, la tua soltudine e la tua voglia di andare via da questo paese a volte così poco civile” scrive Raffaello sul profilo Facebook di Saviano. “Continuerai ad avere la nostra stima, la nostra fiducia e la nostra gratitudine se te ne andrai e ovunque tu sarai! Hai squarciato il velo… prenditi cura di te! La tua rabbia è anche la nostra!”, dice invece Michela.
La mobilitazione è così vasta che i ragazzi dello staff che gestisce il profilo Facebook di Saviano hanno dovuto cercare di porre un limite alle richieste di amicizia: il suo profilo è stato letteralmente preso d’assalto da chi voleva manifestargli la sua solidarietà o lasciare anche solo un pensiero, una riflessione.
Nelle stesse ore si sono moltiplicati anche i gruppi dedicati allo scrittore campano che hanno proposto ogni sorta di iniziativa: “Nessuno tocchi Saviano”, che ha raggiunto già più di 13.000 membri, ha raccolto le firme dei membri per inviare un appello al Presidente della Repubblica in difesa di Saviano, mentre il gruppo “Proponiamo Roberto Saviano per il premio Nobel per la Pace” rende esplicito il proprio scopo fin dal nome.
Ingorgo anche sulla pagina di Saviano sul rivale di Fb: MySPace. Quasi si fosse aperta una “gara” tra i due siti a chi dà maggiore spazio agli amici dello scrittore partenopeo. E infatti anche qui: pagine e pagine di commenti, saluti, abbracci (virtuali). E infine quell’immagine dello scrittore, ricostruita mediante la composizione ed il ritocco di circa mille foto di cittadini di Caserta che hanno voluto contribuire offrendo il proprio volto per il progetto “Una foto per Saviano”, commissionato dall’Amministrazione Provinciale.
Da che parte stia la Rete, insomma, pare abbastanza chiaro: Saviano per molti è ormai un simbolo in carne e ossa della legalità. Anche se lui stesso proprio da Mentana ha detto di volersi (e doversi) considerare “solo uno scrittore”. Forse perché, come ha ricordato anche il ministro dell’Interno Maroni, in visita a Napoli: “La lotta alla criminalità la fanno polizia, magistratura, imprenditori, che sono in prima linea“, invitando Saviano a non lasciare l’Italia. Forse perché come diceva Brecht: “Beato il Paese che non ha bisogno di eroi”.

Di fatto, semplice scrittore o eroe antimafia, Saviano è diventato un’icona da salvaguardare. E oltre all’importanza della mobilitazione “cultural-internettiana” tocca allo Stato il dovere di proteggerlo. Concretamente.

Il VIDEO di Youtube della puntata di Matrix:

Processo ai Casalesi: ergastoli confermati ai boss di Gomorra

Lo scrittore Roberto Saviano

Un duro colpo al clan di Gomorra. Il secondo grado del processo Spartacus si è concluso oggi con la condanna all’ergastolo per i boss del clan camorrista di Casal di Principe. Confermati tutti i 16 ergastoli inflitti in primo grado ai boss del clan dei Casalesi, il cui controllo economico e criminale del territorio era stato descritto nel best seller di Roberto Saviano.

Tra le altre, la Corte d’Assise di Napoli ha confermato le condanne per Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, Francesco Bidognetti e i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il massimo della pena e’ stato inflitto anche a Giuseppe Caterino, Mario Caterino (latitante), Cipriano D’Alessandro, Raffaele Diana (latitante), Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Diana, Francesco Schiavone, detto “Cicciariello”, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara. Confermata in gran parte la sentenza di primo grado. ”La sostanza” ha detto il pg Francesco Iacone, rappresentante dell’accusa “è confermata, tranne qualche punto che mi riservo di valutare. Le attenuanti generiche sono state concesse solo agli imputati che hanno ammesso i fatti e hanno confessato”.
Il primo grado del processo, chiamato “Spartacus” dal nome dello schiavo che si ribellò ai Romani, durò sette anni, con 21 ergastoli e 95 persone condannate complessivamente. Il secondo grado è durato invece tre anni e ha confermato gran parte delle tesi dell’accusa. In aula ad ascoltare la sentenza c’era anche Saviano, che ha commentato: “è una vittoria dello Stato, della procura antimafia e anche di tanti cronisti che hanno lavorato nell’ombra. Ma credo sia soltanto l’inizio”.

Durante il processo, che lo scrittore aveva paragonato per importanza al maxiprocesso contro Cosa Nostra, Saviano, la cronista de Il Mattino Rosaria Capacchione e il giudice Raffaele Cantone erano stati minacciato pubblicamente in una lettera letta dagli avvocati dei boss. Francesco “Sandokan” Schiavone, il capo dei Casalesi, da dietro le sbarre dell’aula bunker di Poggioreale aveva minacciato giornalisti e operatori televisivi: “Non sono un animale in gabbia, non voglio essere ripreso da Telekabul”.
Oggi, giorno della sentenza, è stato rubato solo il motorino di un cronista davanti all’aula bunker. Ma nei giorni scorsi i Casalesi avevano fatto sentire la loro voce coi proiettili: erano stati assassinati Domenico Noviello, imprenditore che si era ribellato al pizzo e doveva testimoniare, Michele Orsi, ex socio in affari dei Casalesi che voleva collaborare con la giustizia. E ferita la nipote di Anna Carrino, la compagna di Francesco Bidognetti, accusata di aver tradito il clan.

“Il mio pensiero” ha detto a proposito Roberto Saviano ai giornalisti, dopo la lettura della sentenza “va a tutti i caduti che in questi anni hanno avuto un’attenzione solo locale, oppure nessuna attenzione ed ai magistrati che sono stati in prima linea nel silenzio dei mass-media”.
Per l’autore di Gomorra “è importante che si stia parlando molto dei casalesi, è importante la presenza della stampa internazionale, ma è anche importante comprendere che non si tratta di solo di un processo del Sud o di un processo all’ ala criminale del clan ma di un’apertura su un mondo imprenditoriale potentissimo, riguarda anche il nod-Italia”.

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