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Truffe nei settori della spesa farmaceutica-sanitaria, dei rifiuti, e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all’immagine causato alla Pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato “mazzette”; consulenze indebite.
Insomma la corruzione nel Paese c’è, vive, dilaga e lotta contro tutti noi. Per fermarla, o quanto meno arginarla, serve non abbassare la guardia. Ma “I controlli interni ed esterni sull’amministrazione non sono pienamente adeguati, vi è un’attuale situazione di scarsa loro efficacia, di pochezza di effetti concreti”, ha detto il presidente della magistratura contabile Tullio Lazzaro, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di altre autoritò, istituzioni e politici. Per questo, secondo Lazzaro “occorre potenziare e irrobustire i controlli, renderli effettivi nello svolgersi e concreti negli effetti”.
Il non edificante quadro della mala-amministrazione e degli sperperi, emerge poi dalla relazione del pg della Corte dei Conti Furio Pasqualucci: nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado.
Tra i casi più eclatanti segnalati da Pasqualucci, l’emergenza rifiuti in Campania che nel 2008 ha portato alle prime condanne da parte della magistratura contabile regionale per un totale di 650mila euro, ma restano da definire altri due giudizi per un totale di 45milioni di euro di danni, mentre altre istruttorie sono state aperte. La procura regionale del Lazio ha invece contestato a dieci concessionari del servizio “new slot” (le slot machine collegate in rete) una cifra da capogiro di 70 miliardi di euro di danno erariale (una somma “enorme, pari a diversi punti di Pil”, ammette Pasqualucci, ma in relazione alla quale il giudizio è sospeso in attesa di una decisione della Cassazione per regolamento di competenza).
Gli onori delle cronache al caso Calciopoli sono andati non solo per processo penale ma anche per quello attivato dalla Corte dei Conti: la procura regionale del Lazio ha emesso due atti di citazione, il primo nei confronti di nove persone tra dirigenti, arbitri, assistenti di gara e due giornalisti Rai ai quali si richiede di risarcire 240milioni di euro, mentre il secondo per contestare ad altre nove persone un milione di euro per danni all’immagine e da disservizio. E ancora: sempre per danno all’immagine, stavolta del sistema sanitario, la procura della Corte dei Conti della Lombardia ha chiesto risarcimenti per oltre 8milioni di euro alle 14 persone coinvolte nell’inchiesta sulla cosiddetta “clinica degli orrori” di Milano per interventi ritenuti inutili e dannosi sui malati solo per ottenere rimborsi dallo Stato.
Notevoli anche le condanne (77) nel 2008 per danni erariali causati da attività contrattuale, per esempio appalti per la costruzione di strade, scuole o carceri che, a causa di tangenti o sovrafatturrazioni, sono stati eseguiti tardi e male, oppure mai realizzati: le citazioni in giudizio per questo tipo di danno , sempre nel 2008, sono per un totale di 831milioni di euro. Atti di citazione per circa 79milioni di euro sono invece stati emessi per frodi comunitarie, in particolare per lo sforamento delle quote latte, mentre il “ricorso ai derivati” ha causato citazioni per quasi 46mila euro. Consulenze esterne ed incarichi ‘illeciti’ sono state alla base di 96 condanne in primo grado e di oltre 20milioni di euro di danni contestati nelle citazioni a giudizio.
Il compito dell’immediato futuro per la magistratura contabile sarà “una continua e attenta attività di monitoraggio per l’attuazione del Federalismo fiscale“, ha confermato il presidente Tullio Lazzaro. Le linee iniziali del Federalismo sono state già approvate dal Senato e, ha ricordato Lazzaro, “dallo stesso dibattito parlamentare è emerso con chiarezza come sia indispensabile, al riguardo, la piena conoscenza dei dati finanziari da parte del Parlamento: è ovvio poi che il Parlamento debba basare le proprie decisioni su dati certi ed obiettivi e la garanzia di ciò, allo stesso Parlamento e ai cittadini, deve essere data dalla Corte attraverso l’esercizio delle sue funzioni e la cui indipendenza è tutelata dalla Costituzione”.
Soprattutto in un momento storico come l’attuale, caratterizzatto da “una curva discendente delle risorse complessive a disposizione”, è sempre più necessario per Lazzaro, da parte della pubblica amministrazione, “un uso delle risorse pubbliche che sia non solo legittimo ma anche pienamente rispondente ai criteri di sana amministrazione”, producendo “il migliore risultato possibile in termini di economicità e di efficacia”. A tal fine “è necessaria la massima trasparenza in ogni agire della pubblica amministrazione; la’ dove essa manchi il cittadino percepisce la funzione pubblica come un qualcosa di estraneo, di diverso da se’ e dal proprio mondo, da qui la disaffezione verso le istituzioni e anche verso i centri della politica: male, questo, oscuro e sottile che puo’ costituire un rischio mortale per la vita stessa della democrazia”.
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Via libera dell’Aula di Palazzo Madama al ddl sul federalismo fiscale. Il provvedimento ora passa alla Camera. Hanno dato il loro voto favorevole Pdl, Lega ed Mpa, il Pd e l’Idv si sono astenuti. L’Udc di Pier Ferdinando Casini ha votato contro (”Non ci interessa votare un provvedimento che e’ un manifesto della Lega. Noi siamo federalisti, ma non possiamo dare il nostro voto a un provvedimento confuso e pasticciato”).
Presenti in Aula molti membri del governo, a partire dal premier Silvio Berlusconi, secondo il quale grazie alla riforma la pressione fiscale dovrà diminuire, altrimenti: “Verrebbe meno al suo principale obiettivo”, dando agli enti locali “la piena responsabilità delle spese per ogni servizio”, avvicinando così amministratori e cittadini.
Ovviamente al completo la delegazione ministeriale della Lega con in testa il leader (e ministro delle Riforme) Umberto Bossi.
Che di persona ha voluto elogiare il comportamento dell’opposizione: “È stato fatto un lavoro importante con la sinistra. Senza la sinistra eravamo ancora in commissione”, dice il leader del Carroccio, in Transatlantico. Bossi ha poi garantito che “Tremonti mi ha assicurato che i conti li tirerà fuori” mentre sulla decisione dell’Udc di votare contro butta lì una frecciata: “Vorrà fare il partito antifederalista e prendere i voti del sud ma ho i miei dubbi perché la legge non penalizza il sud e anche lì sono stufi di amministratori che non fanno il loro lavoro. Chissà dove finirà…”.
Ritiene positiva l’astensione del Pd anche il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: “Quella del Pd di astenersi sul voto finale al federalismo fiscale è una scelta positiva, che apprezziamo, e che dimostra che si è lavorato in profondità in commissione su un tema delicato e complesso come il federalismo fiscale”.
La decisione di astenersi in Aula è stata presa dall’assemblea del gruppo del Pd, presieduta dal segretario del partito Walter Veltroni. Un’astensione, spiega al termine Veltroni, per dimostrare il senso di responsabilità del Pd. Non un assegno in bianco però, quello dei Democrats: nel corso del proseguo del iter parlamentare del federalismo l’atteggiamento del Pd potrebbe cambiare: “La maggioranza deve sapere che il banco di prova saranno la copertura finanziaria del provvedimento e l’attuazione del pacchetto Violante di riforme istituzionali”, spiega Veltroni. L’assemblea del gruppo del Senato del Pd, spiega Veltroni al termine della riunione, “ha votato a larghissima maggioranza (sono 9 i voti contrari, tra cui Marco Follini che nel suo intervento ha motivato le sue perplessità sul disegno di delega, ndr) per una decisione giusta. Perchè siamo una forza responsabile che raccoglie la sfida dell’innovazione e abbiamo contribuito a cambiare il testo originario”.
Dal testo originario è stato inoltre momentaneamente accantonato, su richiesta del ministro delle Semplificazione Roberto Calderoli, l’articolo 22, riguardante Roma Capitale. Calderoli ha annunciato che ci sarà un emendamento sull’argomento che verrà affrontato, comunque, più avanti, insieme alla questione delle città metropolitane.
Parlando del chiarimento sulle cifre chiesto dall’opposizione il ministro “taglia leggi” Calderoli aggiunge: “Non c’è bisogno di nessun chiarimento perché non c’è stata mai la volontà di non dare le cifre. Non si possono fare delle stime in un giorno per quello che va dal 1948 ad oggi. Quando queste saranno in nostro possesso le forniremo”. Il federalismo fiscale, spiega ancora il senatore della Lega, “è il tassello di una riforma complessiva che prevede anche la riforma della Costituzione per cui serviranno quattro passaggi parlamentari. Io penso” aggiunge “che nel giro di un anno e mezzo avremo il federalismo fiscale, la riforma della costituzione e la carta delle autonomie”.
Commentando inoltre il metodo che ha accompagnato il federalismo fiscale fino al voto in Aula, il ministro per la Semplificazione legislativa aggiunge: “È l’avvio di un percorso e di un metodo che può essere usato anche per le altre riforme e che fa di questa una legislatura costituente”.
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Il decreto Gelmini di riordino del sistema univerisitario è legge. La Camera lo ha approvato, definitivamente, con 281 voti a favore, 196 contrari e 28 astenuti. Nel corso delle dichiarazioni di voto, si sono espressi a favore i gruppi di maggioranza (Pdl e Lega), contrari Pd e Idv. L’Udc ha optato per l’astensione, “per offrire un’apertura di credito nei confronti del ministro Gelmini”.
Che, da parte sua, ha espresso grande soddisfazione: “L’Università oggi cambia. Valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori. Da questi 3 pilastri” sottolinea il ministro “non si potrà prescindere”.
Anche perché il compito del ministro, d’ora in poi, è quello di rimettere in piedi un sistema per il quale, stando ai dati di Eurostat, l’istituto statistico della commissione Europea, l’Italia spende il 4,4% del Pil, posizionandosi sestultima nella Ue, prima solo di Spagna, Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania. Dati rilevati da, secondo i quali nel 2005 la spesa pubblica degli stati membri della UE per l’istruzione è pari, in totale, al 5% del pil.
Ecco le principali innovazioni contenute nella legge per cambiare volto all’università italiana.
Trasparenza dei concorsi. Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva fino ad ora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Si evita così il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare.
Reclutamento dei ricercatori In attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento dei ricercatori universitari le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.
Assunzioni Le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno effettuare nuove assunzioni. La norma pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune università (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi le università che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.
Ricercatori Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori. I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori dunque saranno esclusi dal blocco del turn over. Gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni che è entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche. Queste tre iniziative permetteranno di assumere 4000 nuovi ricercatori.
Fondi alle università migliori. Più finanziamenti (cioè il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, qualità, efficacia ed efficienza delle sedi didattiche migliori. Le università più virtuose saranno individuate in tempi molto brevi attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario). Per la prima volta in Italia si distribuiscono soldi alle Università in base a standard di qualità.
Diritto allo studio. Per la priva volta in Italia tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio. L’incremento di 135 milioni di euro sarà destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. 180 mila ragazzi oggi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono di fatto già oggi. 65 milioni di euro sono stanziati per nuove strutture per il 2009: 1700 posti letto in più per studenti universitari. Saranno realizzati progetti per le residenze universitarie.
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Si allarga l’emergenza povertà in Italia, un Paese con tali squilibri sociali da ricordare il Sudamerica. Impietosa l’analisi contenuta nel Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan: “l’emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone”, quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà, ma altrettanti che “si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”.
Il rapporto denuncia le “profonde disuguaglianze” nel nostro Paese, dove “il quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7,0% del reddito totale” mentre “il quinto delle famiglie con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale”. L’Italia, quindi, si avvia a una situazione di sperequazione sociale che ricorda quella di alcuni paesi dell’America Latina.
Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas si è chiesto: “Assistiamo in questi giorni a montagne di soldi pubblici che, con il giusto accordo di tutti, corrono al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perchè non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà?”. In Italia - dice il rapporto - sono povere le famiglie con anziani (soprattutto se non autosufficienti) ed è povero un terzo delle famiglie con tre o più figli. Avere più figli o i nonni in casa aumenta cioè il rischio di povertà, mentre in Norvegia con più figli il tasso di povertà si abbassa. Secondo i dati Istat, citati nel Rapporto Caritas-Zancan il 13% degli italiani è povero, in quanto vive con meno di 500-600 euro al mese. Il 48,9% delle famiglie povere vive al Sud. Altro punto dolente evidenziato dal rapporto la posizione rispetto agli altri Paesi Ue.
“Insieme alla Grecia e all’Ungheria” si legge nella not “siamo in Europa l’unico Paese non dotato di misure basilari di intervento” contro la povertà. “Paesi come l’Inghilterra” ha ricordato monsignor Nozza “destinano alla lotta all’esclusione sociale l’1,7 per cento del Pil, contro lo 0,1% italiano. Mentre in Europa la media è dello 0,9%”. Gli altri paesi, ha aggiunto, hanno varato “un piano che l’Italia non ha e non ha mai avuto”.
Fin qui la denuncia. Quanto alle soluzioni, il Rapporto Caritas propone: l’adozione di una misura universale di sostegno al reddito; nel mezzogiorno investire in servizi pubblici essenziali; tutelare anziani e portatori di handicap, che costituiscono una “emergenza” per molte famiglie italiane; nella crisi degli alloggi intervenire con sostegni agli affitti, garanzie ai proprietari e edilizia pubblica.
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L’Italia? Una cicala. A differenza di Germania e Francia, in dieci anni (dal ‘97 al 2007) ha “disperso” nella spesa pubblica il bonus di 70 miliardi che aveva risparmiato aderendo all’Euro. Questo uno dei messaggi contenuti nella relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato. L’euro ha consentito al nostro paese di ridurre il peso della spesa per interessi sul pil di più di quattro punti “poco meno di 70 miliardi di euro”, ha spiegato il relatore della Corte, Fulvio Balsamo. Ma, mentre Germania e Francia hanno ridotto la spesa corrente (rispettivamente di 3,6 punti e di 0,7 punti), “in Italia la spesa corrente primaria e cresciuta di 1,5 punti” e molto più della metà dell’intero bonus dell’euro “è stato disperso in incrementi della spesa pubblica complessiva, anziché per alleggerire il fardello del debito pubblico”.
Per questo è urgente ridurre la spesa pubblica italiana nei “grandi comparti”, con regole rigide che la mantengano “su tassi di incrementi inferiori al tasso di crescita del Pil” altrimenti c’è il rischio di “dover necessariamente rinunciare al progetto di allentare gradualmente la pressione fiscale, il cui anomalo livello non è privo di implicazione negative sullo sviluppo delle attività produttive e sulla allocazione dei fattori della produzione”.
Ci sono poi le pensioni. La Corte è preoccupata per il mancato adeguamento dei “coefficienti di trasformazione”: servono a correggere i trattamenti in base all’aumento della speranza di vita e “il mancato adeguamento produrrebbe un aggravio sui conti nel lungo periodo”. Agire ora eviterebbe problemi in futuri. C’è poi il nodo stipendi pubblici. Il miglioramento registrato dai conti è dovuto al congelamento di fatto dei contratti per due anni. Per la Corte andrebbero rafforzati le connessioni tra retribuzioni e produttività. Erano già previsti dal memorando del giugno 2007 ma poi, rilevano i magistrati, gli impegni “sono stati disattesi dai contratti collettivi stipulati nel 2007 e nei primi mesi dell’anno in corso”. La corte segnala inoltre che i dirigenti non vengono sottoposti ad valutazione annuale e che gli stipendi sono lievitati.
Eppure, un percorso “virtuoso” di riduzione del debito pubblico “non è impossibile” ed è “la sfida” che attende questo governo e quelli futuri, ha detto poi il procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci. Allo “sforzo” per ridurre il debito pubblico “può contribuire la graduale vendita del patrimonio pubblico, che rappresenta valori attivi stimati in 1.800 miliardi e quindi superiori al debito stesso”, ha sottolineato il procuratore Pasqualucci.
Altro tema è quello dei costi della politica: sono ancora in vita 110 enti inutili, che da circa 50 anni si cerca di cancellare; le Province, poi, spendono più di quanto incassano e, oltre alle comunità montane, ci sono 6.000 degli Comuni con meno di 5.000 abitanti, concentrati soprattutto in Piemonte e in Lombardia. Andrebbero accorpati, spiega la Corte che sembra suggerire come anche le piccole poste servono a migliorare i conti.
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Diminuiscono i costi del Quirinale. Nel 2008 si spenderanno 240 milioni di euro: 800 mila euro in meno rispetto all’anno precedente. E il presidente Giorgio Napolitano taglia anche il numero dei Corazzieri, reggimento storico risalente al Regno d’Italia, che è stato ridotto di oltre il 10 per cento in un anno, passando da 267 a 237 unità. In totale si risparmieranno 3,5 milioni rispetto a quanto era stato previsto per il triennio 2007-2009, rimanendo entro il tasso di inflazione programmata dell’1,7%.
L’unico comparto che registra un aumento è quello pensionistico (passa da 76,1 milioni dell’assestato 2007 a 78,2 milioni nel 2008, il 32,46% della spesa complessiva). “L’obbiettivo di una riduzione in valore assoluto della spesa”, si legge in una nota del Segretario Generale del Quirinale Donato Marra, “è stato conseguito attraverso misure strutturali, quali la progressiva riduzione del personale di ruolo, comandato, distaccato e a contratto, con il mantenimento del blocco del turn-over immediatamente disposto all’inizio del settennato; la cessazione del meccanismo di allineamento automatico delle retribuzioni a quelle del personale del Senato; la soppressione di alcune indennità; la revisione e razionalizzazione dei documenti di bilancio e delle procedure di spesa e l’avvio della riorganizzazione amministrativa interna”.
Queste misure hanno portato nel 2007 ad una riduzione di 177 persone a vario titolo impegnate nell’amministrazione della Presidenza della Repubblica. Al 31 dicembre 2007, rispetto alla corrispondente data dell’anno precedente, il personale di ruolo risulta di 945 unità (meno 42), il personale comandato e a contratto di 97 unità (meno 11), mentre il personale militare e delle forze di polizia distaccato per esigenze di sicurezza ammonta a 962 unità di cui 267 corazzieri (meno 124).
”La diminuzione delle spese” si legge ancora “riguarda sia le retribuzioni del personale, che passano dai 139,7 milioni di euro del bilancio assestato 2007 a 138,7 milioni di euro nel 2008, sia le spese per beni e servizi che registrano una forte diminuzione percentuale del 7,5 per cento, passando da 25,8 milioni di euro a 23,9 milioni di euro”. Insomma, una chiara inversione di tendenza.

Se c’è un merito che, più di altri, il dimissionario governo Prodi si attribuisce è quello di aver messo a posto le casse dello Stato, nel 2007. Vero?
Sì e no, secondo la Corte dei Conti. Per la quale i conti pubblici hanno sì registrato dei miglioramenti, ma restano numerose le fonti di sperpero, tra le quali la gestione dei rifiuti. E rimane fuori controllo la dinamica degli stipendi pubblici.
Questo il giudizio espresso da Tullio Lazzaro, presidente della Corte, alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Una relazione che tratteggia i caratteri di un’Italia malata e malconcia. Colpa dei “tagli agli investimenti” che “frenano lo sviluppo”. Ma non solo. Il presidente Lazzaro accusa il paese di “vivere un momento di diffuso malessere incertezza”. È il risultato del “non agire”, un trend protratto per molti anni e che sta generando “danni incalcolabili”. Quindi, sebbene i primi risultati di cassa del solo Stato appaiono “in netto miglioramento”, Lazzaro mette in luce “sacche di inefficienza” che hanno raggiunto “livelli tali da suggerire la necessità di attribuire alla Corte dei Conti di poter disporre l’immediato blocco delle risorse che si stanno sperperando, rimettendo al ministero dell’Economia e delle finanze ogni successiva decisione in ordine all’eventuale prosecuzione dell’attività sospesa”. Fra i principali esempi di cattiva gestione delle risorse Lazzaro cita i maggiori costi e l’inappropriatezza della gestione straordinaria dell’emergenza rifiuti, la mancata liquidazione degli enti inutili e la scarsa trasparenza delle operazioni di cartolarizzazione.
Un altro esempio negativo è quello della formazione di debito implicito e di altre gravi distorsioni legate alla creazione di società pubbliche, soprattutto locali. Ma non solo. “Tali società sono costituite allo scopo non già di accrescere l’efficienza gestionale, ma solo di eludere i vincoli del patto di stabilità interno o di fare nuove assunzioni senza concorsi”. All’interno della pubblica amministrazione, la Corte dei Conti nota come la dinamica delle retribuzioni superi sistematicamente gli obiettivi programmatici di volta in volta prefissati. A questo risultato negativo concorrono i ritardi nei rinnovi, il dilagare dei contratti a termine, l’aumento di posizioni dirigenziali nelle riorganizzazioni di amministrazioni locali e centrali. “Assistiamo per tanti aspetti al crescere confuso di strutture, di modelli amministrativi, di sovrapposizione di competenze tra amministrazioni centrali ed enti locali, disarmonicità, conflitti irrisolti”.
È invece stato il procuratore generale della magistratura contabile, Furio Pasqualucci, a descrivere il “quadro di corruzione ampiamente diffusa” nei settori pubblici: “profili di patologie” sono evidenti “nel settore dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, nonché nella materia sanitaria”. In particolare, risultano in aumento le condanne per danni materiali e per danni all’immagine della pubblica amministrazione pronunciate dalla Corte dei Conti in seguito al pagamento di tangenti (per concussione o corruzione) durante la stipula di contratti. L’illecito pagamento di prezzi superiori al dovuto viene realizzato anche attraverso “fittizie sovrafatturazioni di lavori pubblici, false attestazioni sull’accelerazione dei lavori con con conseguente erogazione di premi non dovuti e fatturazione di opere in tutto o in parte ineseguite”.
A questi danni, se ne aggiungono altri causati “dal disinteresse, dall’inerzia e da comportamenti omissivi” da parte di chi, invece, è preposto alle procedure di appalto di opere o all’acquisizione di servizi e forniture che si sono tramutati in altrettanti atti di citazione in giudizio.

Professionisti in cucina si nasce. O si diventa. Nei frenetici giorni di festa si rischia di prendere qualche granchio, se non si fa più che attenzione a cosa si infila nel carrello.
Pacchi e pacchetti luccicanti a volte nascondono prodotti di qualità non elevata, spesso a un prezzo più alto del necessario. Alcune dritte di Altroconsumo possono orientarvi nella scelta degli acquisti.
Salmone. Sbirciare dentro la busta trasparente non serve a capire se si tratta di una prelibatezza oppure no. Il colore del salmone infatti non è un indice di qualità, è una strategia di marketing per rendere più appetibile il prodotto. Il colore rosato, studiato per essere il più possibile vicino alle preferenze dei consumatori, è ottenuto alimentando i pesci con mangimi più o meno ricchi di carotenoidi. Quello che conta invece è la freschezza. La durata ottimale del salmone affumicato è di circa 3-4 settimane, non due mesi come previsto. In un nostro recente test su 12 marche diverse di salmone sono emersi problemi di igiene dovuti a tempi di conservazione troppo lunghi. Quindi guardate sempre la scadenza prima di comprare e consumate il pesce il prima possibile. Infine ricordate che solo il salmone selvaggio è pescato, tutti gli altri sono di allevamento e sono di qualità molto simile tra loro.
Panettone. La specialità meneghina, come altri prodotti dolciari, è disciplinata da un decreto dei ministeri delle Attività produttive e delle Politiche agricole e forestali. La legge prevede innanzitutto quali devono essere gli ingredienti, in che quantità minima e quali possono essere quelli eventualmente aggiunti. L’impasto del panettone, per esempio, deve contenere farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria “A” (in quantità non inferiore al 4%), burro per almeno il 16%, uvetta e scorze di agrumi canditi in quantità non inferiore al 20% (possono anche non esserci, purché sia indicato), lievito naturale costituito da pasta acida (cioè da un pezzetto di impasto già lievitato), sale. Per verificare l’autenticità dell’impasto potete leggere l’etichetta del prodotto, vera e propria carta d’identità del nostro acquisto.
Spumanti. Gli spumanti sono classificati sia in base al tipo di uva utilizzata sia in base alla lavorazione. A volte sulle bottiglie si trovano alcune sigle misteriose, di cui invece è bene conoscere il significato al momento dell’acquisto. La dicitura V.S.Q. è l’acronimo di vino spumante di qualità, che viene attribuito ai vini con una lavorazione di almeno un mese. Si tratti in genere di vini aromatici, come Moscato, Malvasia e Brachetto. V.S.Q.P.R.D. sta invece per vino spumante di qualità prodotto in regione determinata, sigla di cui si possono fregiare le bottiglie che seguono un disciplinare di produzione stabilito per legge, cioè a denominazione di origine controllata (doc) o docg (denominazione di origine controllata e garantita).

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