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Il Pd, l’Esercito, la truppa democratica e il generale Veltroni.

Il logo del Pd e quello dell'Esercito italiano: una strana e sorprendente somiglianza
Fossero due visi di persone note, andrebbero a finire nella rubrica di Panorama: “Separati alla nascita”. Ma sono due loghi… e allora ci si limiti alle somiglianze. Di colore, soprattutto, ma anche di impostazione. Come hanno fatto notare da Moderatamente.com (sito di news e politica legato alla fondazione Foedus, presieduta dal senatore Mario Baccini dell’Udc), è curioso come il nuovo simbolo del Partito Democratico richiami quello dell’Esercito italiano.
Da Moderatamente.com fanno anche notare che il leader Veltroni “non è nuovo a questi scivoloni comunicativi, involontari certamente, anche in avvio della sua campagna elettorale a sindaco di Roma incorse in un infortunio simile, a causa di alcuni manifesti uguali uguali a quelli di un suo competitor. Casualità anche allora, ovviamente”.
In effetti, la somiglianza tra i due disegni presta il fianco a una notevole serie di ironie. Si era detto della costruzione del partito democratico come una fusione fredda tra Ds e Dl, calata dall’alto, quasi imposta militarmente alla base dei due partiti? E allora la somiglianza tra i due simboli, quello del PD e quello dell’Esercito Italiano, è una similitudine troppo ghiotta. E a chi ancora avesse dubbi, ecco pronto un convegno chiarificatore: “Diamo forma al nostro nuovo partito: riflessioni sulla militanza democratica”, in programma lunedì 26 novembre, (presso la Camera del Lavoro di Milano), con tanti colonnelli del nuovo Pd: Gianni Cuperlo, Emanuele Fiano, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Michele Salvati, Vincenzo Vita e Gad Lerner.
Del resto lo stesso designer Storto ha confessato a Panorama.it che il richiamo al tricolore lo ha voluto lo stesso Veltroni, ravvisando in esso queste caratteristiche: simbolo di tradizione, facilmente riconoscibile e ben memorizzabile.
E allora vai con le metafore, maliziose: tra quelli di Moderatamente.com c’è già chi si immagina “il generale Veltroni passare in rassegna, accompagnato dall’attendente Franceschini, i suoi ufficiali e la truppa” nella cui fila, da quando le forze armate hanno aperto alle donne, “c’è spazio per la Bindi, la Turco, la Melandri”.
Sul sito dei democrats sono scaricabili i gadget dell’homo veltronianus: cappellini da baseball, t-shirt, spillette, adesivi, manifesti, carta intestata, biglietti da visita, penne e agenda… Insomma tutto il necessaire per essere un democratico doc, in perfetto stile americano. Uno stile già apparso in Italia con Forza Italia nel ‘94 quando, soprattutto da sinistra partirono bordate sul partito “dei gadget e di plastica”. Ma da oggi in poi parole come “adunata” non saranno più tabù, basta che non si esageri con le “libere uscite”, in caso di nascita della “Cosa Bianca”.
Battute a parte, quello del Pd, non è il primo e non sarà l’ultimo caso di marchi politici che in qualche modo si richiamano a precedenti (lo stesso simbolo del nuovo Pdl di Berlusconi è un aggiornamento, non solo grafico, dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna).

Ma alla festa romana del logo veltroniano la musica scelta è stata Beautiful Day degli U2, mentre alla prima assemblea di Milano (lo scorso 28 ottobre) era risuonata, come fosse un auspicio, Mi fido di Te di Jovanotti. Pare dunque che ai democratici manchi ancora l’inno. Ecco il consiglio: “Un motivetto nuovo nuovo, inedito… Il titolo potrebbe essere Fratelli d’Italia“.

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