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spinello
Maglie un po’ più larghe per chi vuole organizzare una serata con quattro amici e uno spinello. Basta non dimenticare alcuni piccoli accorgimenti. Prima di uscire di casa infilare in borsa una cassetta di Bob Marley e indossate un cappello jamaicano. Se poi si hanno i capelli pettinati con i dreadlocks non c’è più pericolo: l’alibi è assicurato.
Già perché con la sentenza numero 28720 della Sesta Sezione penale della Cassazione, da oggi “vige” il diritto di fumare marijuana a volontà senza incorrere in sanzioni per chi si dice seguace della religione rastafariana.
Secondo quanto stabilito dai giudici (qui la sentenza in .pdf), chi crede in Jah e nella sua reincarnazione nel negus d’Etiopia Haile Selassie I, può liberamente circolare con qualche dose di “ganja” in più del lecito perché “per gli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come erba meditativa”.
Accettando il ricorso di Giuseppe G., gli Ermellini di piazza Cavour hanno in sostanza creato un precedente. Il 44enne di Terni era stato condannato, sia dal Tribunale di Terni nel 2002, sia dalla Corte d’Appello di Perugia nel 2004, per illecita detenzione di un etto di marijuana a fine di spaccio. Questo, nonostante Giuseppe G. avesse spiegato il possesso di tale quantità di droga con la propria appartenenza alla religione rasta. Che impone e consente l’uso di cannabis, di anche 10 grammi al giorno. Arrivata in terzo grado la doppia condanna a un anno e quattro mesi e la multa di 4.000 euro sono state cancellate ed è stato predisposto un nuovo processo. Motivo?
I giudici di merito, dice la Cassazione, non avevano considerato “la religione di cui l’imputato si è dichiarato praticante”, escludendo, pertanto, che Giuseppe potesse detenere un simile quantitativo di marijuana per esclusivo uso personale. “Secondo le notizie relative alla caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica”, ha detto il consigliere Francesco Serpico della VI sezione penale “la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come ‘erba medicativa’. Come tale, possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone, chiamato ‘il re saggio’ e da esso ne tragga la forza”. Adesso toccherà alla corte d’appello di Firenze riesaminare la vicenda e a capire se i 97 grammi di hashish potessero effettivamente servire come al 44enne di Terni come erba per favorire i processi meditativi.

Per un professore che rientra, venti studenti che escono.
Nel giorno in cui torna al lavoro Alberto Burchielli, il professore dell’istituto “Marco Polo” di Firenze protagonista del video, pubblicato su YouTube, in cui veniva ripreso nell’atto di fumare in classe, ecco che i suoi venti alunni sono stati sospesi dal preside.
Burchielli è arrivato a scuola, in scooter, accolto come una star: fotografi, cameraman e giornalisti. Commosso ed emozionato, ma anche frastornato e intimorito da flash e microfoni, il professore di educazione fisica ha raccontato di “un mese molto duro, parecchio pesante. Sono stato male. Stavo meglio un mese fa. Ora voglio pensare solo al lavoro”. All’ingresso, ad accoglierlo il preside Gianfranco Carloni, che ha salutato il professore con una stretta di mano. Da parte sua il professore, sorridendo, ha ammesso di aver smesso definitivamente di fumare. Sui muri esterni della scuola, le tracce dell’affetto dei suoi allievi: “Burkie the king” e “Regno Burkie”.
La vicenda, che aveva generato un vero e proprio caso, non si è però ancora chiusa. Il preside ha deciso di punire con tre giorni di sospensione tutti i ragazzi che quel giorno erano in aula ed avevano assistito alla scena. I ragazzi avevano immediatamente difeso il professore. Gli studenti si erano addirittura detti pronti a occupare la scuola per solidarietà, ma il preside era riuscito a convincerli ad intraprendere forme di protesta meno eclatanti e ad organizzare un’assemblea per chiarire le posizioni e i provvedimenti presi.
Le immagini del prof avevano scatenato una ridda di polemiche: quasi tutte le posizioni, almeno quelle espresse da pedagoghi, psicologi ed esperti di scuola, erano comunque concordi nel giudicare il gesto profondamente diseducativo. Sul caso si era espresso anche il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, secondo il quale è bene ormai che “ciascuno si assuma la responsabilità di far sì che la legalità venga ripristinata erogando sanzioni: i rimedi ci sono, abbiamo cambiato le sanzioni disciplinari per gli studenti e i docenti”.
Il professore ha comunque sin da subito ammesso di aver compiuto una leggerezza, negando però di aver mai fumato una “canna” come invece indicato dagli studenti nel filmato, poi riversato su internet. Anche l’avvocato difensore del docente ha ammesso questa posizione: “La sospensione che gli è stata inflitta è terminata” ha spiegato Paolo De Angelis “e in questo mese il professore ha condotto una vita regolare: ha definitivamente smesso di fumare e ha anche incontrato più volte gli studenti della sua scuola con i quali i rapporti sono sempre ottimi”.

Ci risiamo. Ancora la scuola a far parlare (non bene) di sé. Ancora un professore nel mirino. E l’ennesimo video su YouTube.
Stavolta siamo all’istituto tecnico superiore “Marco Polo” di Firenze - come scrive la persona che ha postato il video su internet, l’8 marzo scorso. E il professore “pizzicato” pare stia fumando uno spinello in classe, davanti ai suoi studenti.
Pare. Perché in quei cinquantaquattro secondi di immagini, si vede (anzi si vedeva: il video è stato tolto dalla rete) il professore che sta seduto in cattedra, tiene in mano (quella che sembra) una canna e tira una boccata sotto lo sguardo divertito degli alunni. Che lo osservano e lo filmano con il telefonino. Proprio come fosse un gioco. Proprio come è successo ad altri prof, resi loro malgrado celebri dai filmati finiti sul web. A far presumere che tra le dita dell’insegnante ci sia uno spinello è la sfida che gli studenti lanciano al docente e che lui pare accettare: “Bravo prof, bravo… ora ti fai anche le canne”. “Perché? Dici che non l’ho mai vista?”, si sente dire nel video.
La notizia (riportata da Il Firenze) è caduta come una bomba sulla scuola fiorentina e ora i dirigenti scolastici stanno decidendo quali provvedimenti prendere nei confronti di Alberto Burchielli, insegnante di educazione fisica. Per ora è stato sospeso. Un allontanamento dovuto, ha spiegato il preside Gianfranco Carloni nella relazione stesa per l’Istituto scolastico per la Toscana che ha dieci giorni per confermare o meno la sospensione. Anche se, continua il preside, quello che Burchielli teneva in mano: “Escludo fosse uno spinello. Piuttosto un drum, una semplice sigaretta fatta con tabacco”. Tabacco biondo del tipo “American spirit”, per la confezione di sigarette senza filtro.
Spinello o meno, il preside ha però sottolineato che il professore “ha sbagliato, non doveva farlo, è venuto meno alla sua funzione educativa”.
E ora c’è qualcuno che avanza l’ipotesi che all’insegnante abbiano giocato uno scherzo pesante, nonostante sia, a detta degli studenti, il professore preferito: “È uno di noi, facevamo poca ginnastica magari, ma chiacchieravamo molto”, assicurano alcuni di loro. Che Burchielli sia ben voluto lo dice anche la protesta annunciata dai ragazzi: “Domani occupazione”, “Non toccateci Burchie (così lo chiamano, ndr), è un grande, è il migliore”. E ancora: “È l’unico con cui possiamo scherzare”, dicono altri all’uscita dall’istituto, quasi fossero più amici che alunni. “Lotteremo per evitare che gli facciano del male”. Qualcuno azzarda però un mea culpa, conscio che l’episodio abbia assunto le dimensioni di uno scandalo perché il video è stato “dato in pasto” a internet: “Se fossimo stati zitti, forse le cose sarebbero andate meglio”. Pare che in giornata il giovane che ha pubblicato le immagini su YouTube abbia telefonato al preside per chiedere scusa.
Scuse che non convincono però il presidente della provincia di Firenze, Matteo Renzi. Che ha voluto parlare agli studenti, utilizzando il loro stesso mezzo. È infatti apparso su YouTube, con un video per rispondere a quello messo on line dai giovani dell’Itt Marco Polo: “Il video apparso su internet” ha detto nel messaggio “è il trionfo della pochezza di questo professore, dell’incapacità educativa di uno pseudo docente. Mi auguro che il Ministro dell’Istruzione intervenga per mandare a casa questo professore che ha giocato a fare il finto trasgressore, accogliendo la sfida dei ragazzi solo per cercare una seconda, fasulla giovinezza”.
E lui, il Burchie che dice? “Lo so”, ammette il professore, “i ragazzi sono tutti dalla mia parte. Mi hanno promesso che faranno ogni cosa per me. Anche il preside mi ha detto di non preoccuparmi. Sono io che la prendo male perché non sono abituato a certe cose”. E spiega: “Quella mattina la palestra era occupata. Siamo rimasti in classe. Così mi hanno fatto lo scherzo di farmi fumare quella grossa sigaretta. Ma non era una canna. Lo giuro”. E pensare, chiude il professore che: “Erano 25 anni che non fumavo più, avevo ripreso da 10 giorni. Mi sa che smetterò per sempre”.
Qui il VIDEO con il professore che fuma in classe
Questo il VIDEO di risposta del presidente Renzi:

I video con le istruzioni per l’uso per farsi una canna non sono una novità su Internet. Ma se a dare lezioni di “rollaggio” è addirittura un professore, che in mezzo ai suoi alunni mostra una particolare dimestichezza con cartine e filtri, le immagini diventano un vero caso. È successo sul solito Scuolazoo, il sito che mette online le bravate degli studenti, ripreso da YouTube e poi dal Tg5.
Scene che riaccendono inevitabilmente le polemiche sul degrado della scuola italiana, con episodi di bullismo e goliardia a volte estrema, e sulla linea dura del Comune di Milano nella lotta alla droga.
E ora spuntano anche i siti che consigliano come eludere i tanto discussi test antidroga. Su Tabeccheria 21, ad esempio, si trovano i tempi di ritenzione delle varie sostanze e i metodi per non farsi cogliere in fallo.
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La proposta ha suscitato scalpore. L’assessore alla Salute del Comune di Milano, Carla De Albertis (di An), intende distribuire gratuitamente alle famiglie dei test antidroga. In questo modo, ha spiegato, i genitori potranno controllare se i loro figli abusano di sostanze stupefacenti e intervenire per farli smettere. In una prima fase la distribuzione riguarderà le quasi 4 mila famiglie di Zona 6 con ragazzi tra i 13 e i 16 anni e poi sarà estesa a tutti i nuclei. Per richiamare l’attenzione sulla propria iniziativa, l’assessore De Albertis si è spinta oltre: “Proporrò il test a tutti i colleghi della Giunta”, ha dichiarato. Non si è tirato indietro Vittorio Sgarbi, responsabile della Cultura, che interpellato da Panorama.it ha risposto di essere pronto a sottoporsi alla prova: “Accetto la sfida, non ho niente da nascondere”.
La pubblicità però si è dimostrata superflua. In pochi giorni la polemica sugli stupefacenti è esplosa sulla scia dei fatti di Vercelli, dove l’autista di un autobus responsabile di un incidente in cui sono morti due bambini è risultato positivo al test della cannabis. Il dibattito sulla distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, sulla loro pericolosità per la salute e sull’opportunità di prevedere esami specifici per alcune categorie di lavoratori è tornata alla ribalta.
Ma se un genitore vuole sapere se il proprio figlio si droga, non deve aspettare che il test glielo regali il Comune.

Su Internet ci sono decine di aziende che vendono questo tipo di kit a prezzi modici. La media è intorno ai 20 euro, ma certi stick scendona fino a 2 euro. Alcuni produttori parlano proprio di uno “strumento concreto per tutti coloro che hanno dei dubbi sui propri familiari. Da oggi”, si legge nel lancio, “è possibile eseguire un test antidroga senza andare in un laboratorio di analisi, quindi nell’assoluta tranquillità della propria casa e senza alcuna intromissione nella privacy familiare”. Altri usano come traino la celebre inchiesta delle Iene tra i parlamentari.
Il sito che offre gli Screen Droga Test fornisce anche una lista delle famracie italiane in cui si possono trovare. A Milano ce ne sono una ventina. “Li abbiamo da alcuni mesi” spiega Carlo Arienti, della farmacia di via Solferino, “ma i clienti non ne conoscevano neppure l’esistenza. Ora cominciamo a ricevere richieste e domande da parte dei genitori”. Richieste subito accontentate con una vasta scelta di prodotti.
Sono proprio i kit acquistati dal Comune. Ce ne sono di otto tipi: sei rilevano attraverso l’urina le singole sostanze (marijuana, cocaina, anfetamine, ecstasi, benzodiazepine e oppiacei), uno ne rileva cinque contemporaneamente (tutte tranne le benzodiazepine, che sono dei sedativi) e uno le rileva tutte e sei attraverso la saliva. Costano rispettivamente 12, 24 e 36 euro.
I farmacisti precisano che si tratta solo di esami preliminari, che attestano la presenza o meno di sostanze stupefacenti anche a distanza di alcuni giorni. Per analizzarne la concentrazione o il momento della somministrazione, occorre ricorrere ai controlli di laboratorio.
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I kit antidroga (disponibili in farmacia e che il Comune di Milano vuole distribuire gratuitamente alle famiglie), per scoprire se i figli fanno uso di stupefacenti, secondo voi, sono un test corretto e utile per controllare i comportamenti degli adolescenti?

“Che gran confusione (sui media, in Parlamento, per strada) c’è intorno allo spinello” esclama Riccardo Gatti, psicoterapeuta e specialista in psichiatria, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano.
In che senso?
Intanto va detto che non ci sono “nuove leggi” sulla droga. La Fini-Giovanardi cioè integra e modifica un decreto del ‘90 (DPR 309/90) che, a sua volta, era un testo unico conseguente ad una modifica di una Legge del ‘75. Ma detto questo, si continua a confondere i piani: quello scientifico e quello normativo. Il Tar del Lazio dice che il decreto Turco non dà sufficienti dettagli scientifici per poter sostenere che si possa passare da 500 mg (due/tre spinelli, ndr) a 1000mg di cannabis senza incorrere a sanzioni penali. Ma non c’è un criterio “scientifico” univoco per la determinazione di questo tipo di soglia indiziaria, cioè per determinare se uno è spacciatore o consumatore.
E perché?
Perché, per ciascun tipo di droga, andrebbe calcolato un dosaggio medio che non tiene conto delle variabili individuali e del diverso grado di assuefazione. E perché non si può misurare “tecnicamente” il quantitativo di possesso oltre al quale si può parlare di spaccio: una persona potrebbe acquistare droga per un uso personale di un giorno come di una settimana.
Vero. Ma il Tribunale amministrativo sostiene che la cannabis ha un principio attivo più potente rispetto a quello di altre sostanze stupefacenti e pertanto è sufficiente una dose minima per “indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie”
Ci hanno fatto credere per anni che lo spinello fosse innocuo, solo perché quello che ruota intorno ai cannabinoidi è un gran bel mercato, probabilmente ancor più redditizio di altri. Se può far bene, non fa male. Facendo sondaggi su Internet, l’uso di cannabinoidi è quasi più tollerato dell’uso di alcolici. Negli stessi Servizi per le tossicodipendenze italiani e, addirittura, nell’ambito di chi fa prevenzione, l’uso di cannabis è poco considerato o è considerato un male minore. Invece sempre più ricerche e articoli scientifici parlano di un raddoppio di gravi disturbi mentali (psicosi e schizofrenia) in chi fuma spinelli. Non si può ancora dire con certezza se questi siano soggetti predisposti a tali disturbi o vi siano indotti dalla cannabis. In Austria, per esempio, un terzo dei pazienti assistiti dal servizio per le tossicodipendenze Lukasfeld nel Vorarlberg necessita di un trattamento contro i suoi effetti: difficoltà di concentrazione, perdita di memoria, perfino allucinazioni e propositi suicidi. È lecito pensare che a noi italiani la cannabis crei meno problemi che agli austriaci? Quanti giovani pazienti dei servizi psichiatrici debbono direttamente o indirettamente almeno parte della loro patologia alla cannabis? E quanti pazienti “doppia diagnosi” dei Sert debbono i loro disturbi psichiatrici alla cannabis, anche se, magari, consumano anche altre droghe? Difficile a dirsi: appunto la questione è sottovalutata e, quindi, troppo poco approfondita.
Ultimamente c’è stata la marcia indietro dell’ Independent on Sunday.
Anche qui, chiarezza. Il giornale inglese non dice di aver sbagliato a chiedere la decriminalizzazione della droga, dieci anni fa. Solo che adesso sono cambiate le condizioni: si è passati ad una forma più potente di questa droga, chiamata in gergo “skunk” che procura, come dimostrerà presto la rivista The Lancet, evidenti danni psichici. E sono proprio i problemi creati alla salute mentale che, secondo il giornale, devono prevalere rispetto all’istinto liberistico rivedendo la posizione antiproibizionista sostenuta dal giornale stesso.
Come se ne esce, allora?
Dobbiamo rispondere a questa domanda. Facciamo un esempio: un chirurgo viene trovato con una quantità di cannabis tale da non poter essere arrestato per spaccio ma solo sanzionato. La sanzione prevede il ritiro della patente, ma non basta a non impedirgli di mettere le mani nella pancia della gente in stato di alterazione, sotto l’effetto di una sostanza stupefacente. Dobbiamo chiarire esplicitamente cosa vogliamo ottenere: è più importante che un chirurgo operi senza lo spinello in circolo o che gli sia ritirata la patente per possesso di una canna in più del lecito?
Dalla sospensione all’annullamento. E adesso c’è chi, come Carlo Giovanardi (Udc), chiede che il ministro della Salute Livia Turco riferisca in Parlamento, e chi, come Gianfranco Rotondi (segretario della Dc per le Autonomie) equipara a una sconfitta per il governo Prodi l’annullamento da parte del Tar del Lazio al provvedimento che ha innalzato da 500 milligrammi a un grammo la quantità massima di cannabis consentita, oltre la quale scattano le sanzioni penali. Sconfitta politica o meno, i giudici della III sezione quater del Tar hanno nel merito accolto il ricorso proposto contro il ministero della Salute e quello della Solidarietà Sociale dal Codacons, dall’Associazione Articolo 32 e dall’Aidma (Associazione italiana per i diritti del malato), giustificando la loro sentenza così: “Il decreto del ministro della salute del 4 agosto 2006 deve essere annullato in quanto la motivazione dell’atto, non spiega le ragioni delle scelte operate, né esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti tecnici specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione”. Nella sostanza, il Tribunale amministrativo sostiene che la cannabis ha un principio attivo più potente rispetto a quello di altre sostanze stupefacenti e pertanto è sufficiente una dose minima per “indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie, senza considerare che per il secondo dei suddetti parametri è prevista un’alta incidenza ed intensità di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance pisco-motoria nell’esecuzione di compiti complessi”. Sulla base di questa considerazione, i giudici amministrativi precisano che “il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo”. Tradotto? La cannabis non è una droga da prendere così alla leggera. Ora, i ministri Turco e Ferrero non sembrano disposti a fare marcia indietro, sull’esempio dell’ inglese Independent on Sunday. Tuttavia hanno deciso di non impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato. La sentenza del Tar sul decreto Turco, ha spiegato il ministro della Solidarietà sociale, “dice che questo decreto ha elementi di arbitrarietà, ma dice anche che pure il decreto del precedente governo, che aveva fissato le quantità massime di droga detenibili per uso personale senza incorrere nel reato di spaccio, aveva questa arbitrarietà”. Quindi? Quindi la strada che Turco e Ferrero intraprenderanno sarà quella di annullare il precedente decreto Fini-Giovanardi sulle quantità massime consentite. Una strada tutta politica che non sarà facile percorrere, viste anche le resistenze di esonenti della maggioranza, e che, come dice il Tar, entra solo superficialmente nel merito scientifico degli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti. Leggi l’intervista a Riccardo Gatti, psicoterapeuta e specialista in psichiatria, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano
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Secondo voi, la decisione del Tar del Lazio di annullare il decreto Turco che raddoppia (da 500mg a 1000 mg) la quantità massima di cannabis consentita è:

Il Tribunale regionale del Lazio (Tar) ha deciso di sospendere il decreto ministeriale con il quale veniva innalzato, da 500 a 1.000 milligrammi, la quantità massima di cannabis detenebile a uso personale. Il decreto era stato emanato a novembre dell’anno scorso dal ministro della Salute Livia Turco, con l’intenzione di far rientrare l’uso della sostanza vietata tra gli atti da prevenire e non reprimere. Cioè: in base al decreto, chi viene trovato in possesso di un quantitativo al di sotto del nuovo limite di 1 grammo è punibile con una sanzione amministrativa e non più con una pena detentiva, come inizialmente previsto dalla legge Fini-Giovanardi approvata dal precedente governo.
Il ministro della Salute non ci sta e promette battaglia: “Rispetto sempre le sentenze ma contro questa farò appello al Consiglio di Stato perché ne ritengo infondate le motivazioni”.
Il provvedimento governativo, seguendo i convincimenti di una parte della sinistra, non affrontava la questione droga alla radice, mettendo mano a una legge. Questo era anche il convincimento del Codacons - che aveva chiesto, insieme alla cooperativa sociale-comunità terapeutica di Taranto, al Tar la sospensione del Decreto - e che ora esulta: “È senza alcun dubbio una decisione giusta, visto anche il raddoppio, dal 2001 al 2005, del numero di consumatori di cannabis soprattutto dei giovani tra i 15 e i 24 anni” ha commentato il presidente del Carlo Rienzi.