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Plasmon-Barilla, “Mulino Bianco” vince la guerra dei “Piccolini”

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“Illecita”. Così il Tribunale di Milano ha definito questa pubblicità comparativa di Plasmon nei confronti della Barilla. La sentenza conferma il provvedimento d’urgenza pronunciato in data 3 dicembre 2011 con cui si chiedeva alla Plasmon di ritirare lo spot pubblicitario con cui si confrontavano i prodotti per la prima infanzia della Plasmon con i biscotti Barilla e con la pasta della linea “Piccolini”. E’ la seconda vittoria per l’azienza di Parma in quella che è una guerra tra spot che va avanti da tempo. Continua

L’Ue spegne il caso dell’Iva sulle pay tv, ma non gli spot Sky

 Cartelli pubblicitari di Sky

Adesso la Commissione Ue sceglie di mettere tutto nero su bianco. L’ufficialità per tacere ogni polemica. “Se le autorità italiane dovessero insistere nel non cambiare le aliquote Iva sulla tv a pagamento, la commissione Ue dovrà aprire una procedura di infrazione”. Lo ha detto la portavoce Ue per il Fisco, Maria Assimakopoulou, sottolineando che le aliquote non possono essere diverse.

La portavoce ha confermato che nell’aprile 2007 è stato presentato un reclamo. In Italia, secondo la portavoce, “venivano applicati due tassi Iva per la tv pay per view” spiegando che “per alcuni erano del 10 per cento e per altri del 20 per cento”. “Abbiamo analizzato la situazione e in base alla direttiva gli Stati membri possono applicare un tasso Iva basso ma deve essere mantenuta la neutralità fiscale”, ha aggiunto la portavoce, precisando che “la Commissione non prende posizione sul fatto che il tasso sia del 10 o del 20 per cento, ma non è possibile applicare due tassi diversi”. “A questo punto il caso è chiuso” ha proseguito la portavoce. “Nel momento in cui le autorità ammettono che c’è un problema e informano che hanno preso una decisione per porvi rimedio il caso è chiuso”.
Ma non per Sky. La tv di Murdoch non si arrende e prosegue la sua battaglia a colpi di spot contro la decisione del governo Berlusconi di aumentare l’Iva dal 10 al 20%. Da questa mattina un nuovo promo informativo viene diffuso sui canali Sky con l’invito agli abbonati a scrivere una mail di protesta: nel mirino stavolta non più Palazzo Chigi ma il ministero dell’Economia. Il video, in due versioni, della durata di 30 e di 15 secondi, si apre con una serie di scritte che vanno a sovrapporsi. È una lista di prodotti che godono dell’Iva agevolata al 10%. Tra gli altri, francobolli, marionette, uova di struzzo, prodotti petroliferi, manifestazioni sportive, libri, tabacchi grezzi.
Il video ricostruisce anche brevemente la vicenda dell’Iva agevolata applicata alla pay tv, confutando la tesi di esponenti del Governo che sia stata introdotta dalla sinistra per favorire Sky, e si chiude con l’invito: “Se credete che la decisione di raddoppiare l’Iva sul vostro abbonamento Sky sia sbagliata scrivete una mail a  portavoce at tesoro.it”. “Molti prodotti in Italia” è il testo del video “godono dell’Iva agevolata al 10% tra cui uova di struzzo, francobolli da collezione e tabacchi grezzi. Inoltre tutti i prodotti editoriali su carta stampata e il canone Rai godono di un’aliquota ancora più bassa. In Italia l’Iva agevolata al 10% per i servizi televisivi è stata introdotta nel 1995 dal governo Dini, ben otto anni prima che nascesse Sky”.

E pensare che anche l’ex premier Romano Prodi (tirato in ballo dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti) ha ricordato che, sul caso dell’Iva per Sky, “le sollecitazioni dell’Ue perché fosse risolta l’asimmetria delle aliquote Iva per le televisioni in Italia ci furono. Una posizione assolutamente condivisibile, tanto che ci impegnammo a provvedere” spiega in un’intervista confermando le dichiarazione del ministro Tremonti, “ma poi non entrammo mai nel merito”.

Il VIDEO con il nuovo spot di Sky contro il governo:

Il VIDEO servizio:

Bufera Sky, il governo tira dritto: Inevitabile, Prodi si era impegnato con l’Ue

GiulioTremonti con Silvio Berlusconi

Inizialmente Silvio Berlusconi aveva “gelato” i cronisti spiegando che lì, a Tirana, avrebbe parlato solo di “cose albanesi”. Poi però quando nella conferenza stampa con il suo omologo Sali Berisha, ha fatto irruzione il tema Iva-Sky, il presidente del Consiglio ha subito risposto. Attaccando “la sinistra che difende i ricchi”.
Eppure, il premier si era anche detto pronto alla marcia indietro: “Se la sinistra insiste perché si cambi questa norma, io la prendo in parola e sono assolutamente d’accordo, purché si rispettino le normative europee”. E con una nota sibillina aveva concluso: “La sinistra perderà la faccia perché aspetto di vedere cosa farà quando Tremonti spiegherà le azioni del suo agire”. E proprio il ministro dell’Economia, rivela: “Il rialzo? Non c’erano alternative, ce lo impone la Ue. C’è un carteggio tra la commissione Ue e il governo Prodi che prevede l’impegno del governo ad allineare le aliquote. L’impegno scadeva in questi giorni”.

Da Tirana Berlusconi è tornato così sulla polemica innescata dalla decisione del governo di aumentare l’Iva dal 10 al 20% per le pay-tv. Ovvero per Sky. Una decisione che ha fatto gridare Pd e Idv al conflitto di interessi e che ha scatenato una raffica di spot anti-governo sulle reti di Murdoch.

È lo stesso premier alla fine a precisa la posizione del governo sul caso Sky e a chiudere ad ogni ipotesi di revisione della norma inserita nellla manovra anti-crisi. Nessun dietrofront dunque e nessuna apertura alle proposte del Pd come invece era sembrato dalle dichiarazioni precedenti del premier. “Io ho detto testualmente” ha spiegato Berlusconi tornando sulle parole pronunciate in mattinata “che se la sinistra fosse seria dovrebbe insistere, per ottenere che per Sky si ritorni alla condizione di privilegio precedente, passare cioè dal 20% al 10% dell’Iva”. Ma “l’alternativa” ha proseguito “era di riportare l’Iva di tutti gli audiovisivi, Mediaset compresa, al 10%: quindi Tremonti ha rimediato a un privilegio indebito nei confronti di Sky. Io non c’entravo niente e la sinistra si è appalesata per quella che è”.
Dunque indietro non si torna, ribadisce Berlusconi: “Se poi la sinistra insiste è chiaro che siccome io” ha rilevato ironicamente “sono quello del conflitto d’interessi, faccio festa perchè tutte le tv private, provinciali e regionali, e tutti gli audiovisivi, quindi anche Mediaset avranno una riduzione dell’Iva che è quella che ha avuto indebitamente Sky in tutti questi anni”.

A stretto giro interviene anche proprio Tremonti. Per il ministro dell’Economia “non c’erano alternative” all’aumento dell’Iva su Sky poiché incombe una procedura da parte della Commissione Europea. Tremonti ha sottolineato come la “differenziazione delle aliquote per lo stesso servizio era al di fuori dell’ordinamento della Commissione” e come la questione sia stata fatta oggetto di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue secondo cui “se hai un servizio, devi avere un’aliquota unica”. “È stata avviata quindi una procedura sul criterio che se il servizio è uno l’aliquota non può essere diversa”, ha proseguito Tremonti, aggiungendo: “Il termine per evitare le infrazioni scadeva in questi giorni e noi abbiamo dovuto rispettare l’impegno di allineare le aliquote”. “La Commissione ha ritenuto questa asimmetria fuori dal suo ordinamento e il Governo Prodi si era già impegnato ad eliminarla”, ha aggiunto il ministro, spiegando che invece di allineare tutto al 10% “noi abbiamo scelto di allineare tutti al 20%”. Tremonti ha osservato di non capire le critiche secondo cui “3 euro sulla carta acquisti sono un’elemosina mentre aggiungere 2 euro all’abbonamento Sky è una rapina”. A chi gli chiedeva perché non trovare una aliquota intermedia tra il 10 e il 20%, Tremonti ha risposto: “Non è che si fa la mediazione”, aggiungendo: “Se il Parlamento chiede di portare tutto al 10% ne discuteremo ma io preferisco dare i soldi a chi ne ha davvero bisogno”. “A me sembrava più giusto mettere tutto al 20%, ma se non ci fosse stata l’Europa io il provvedimento non l’avrei fatto perché ho altro a cui pensare”, ha concluso il ministro.
Che, dopo aver parlato con i giornalisti, ha consegnato loro un dossier contenente tutta la documentazione relativa al carteggio intercorso nei mesi scorsi tra il Governo e la Commissione europea. La questione nascerebbe, in base alle carte, il 18 ottobre 2007, quando la Commissione invia una missiva alla rappresentanza permanente dell’Italia a Bruxelles, chiedendo spiegazioni sul perché l’Iva ridotta al 10% venga applicata ai servizi di trasmissione televisiva forniti agli abbonati via cavo e via satellite e non anche alle trasmissioni pay-per-view, reputando il trattamento difforme non in linea con l’ordinamento comunitario. Con due diverse lettere di risposta, il ministero dell’Economia (il 25 gennaio 2008) e la Presidenza del Consiglio dei ministri (il 29 gennaio 2008) si impegnano ad allineare la normativa italiana con quella europea. L’amministrazione finanziaria, si legge nella seconda missiva, “rappresenta che, al più presto allineerà con legge l’ordinamento nazionale a quello comunitario, applicando la medesima aliquota per tutti i servizi, sia quelli fruibili attraverso canoni di abbonamento, sia quelli cosiddetti pay-per-view. Dell’avvenuto adeguamento verrà data tempestiva comunicazione alla Commissione”.

In serata Berlusconi, rientrato a Roma, rincara la dose e attacca ancora il Pd: “La sinistra deve andare a casa”, dice. Ma l’arrabbiatura del premier arriva anche sui media: nel mirino i direttori di Stampa e Corriere della Sera. ”Che vergogna… questi sono i personaggi della sinistra con cui abbiamo a che fare. Io Sky la capisco, ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c’era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa, Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere”: così dice il premier parlando con i cronisti. ”Altro che conflitto di interesse e Berlusconi…”.

Il FORUM dei lettori: “Sky e Berlusconi: conflitto d’aritmetica

Scontro sull’Iva delle pay tv. E Sky lancia lo spot contro il governo

Silvio Berlusconi

Continua lo scontro sull’Iva per le televisioni a pagamento. Sky, l’emittente di Murdoch, non si ferma e torna all’attacco contro Palazzo Chigi: “Il provvedimento colpirà 4.7 milioni di famiglie che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti”. Ma il presidente del Consiglio spiega: “Il raddoppio dell’Iva penalizza tutte le televisioni a pagamento, anche Mediaset“.
In un comunicato, Sky ribadisce che “Si tratta di un aumento delle imposte per gli abbonati e dunque, come qualsiasi aumento dell’Iva, è integralmente a carico del consumatore. Ciò significa che qualora questo provvedimento fosse confermato dal Parlamento, a partire dal primo gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle imposte sul suo abbonamento pari al 10%”.
La protesta della televisione satellitare non si limità però ai comunicati. L’offensiva passa anche da un video-spot anti Iva. La campagna televisiva è il punto di partenza della protesta di Sky contro le misure anti-crisi decise dal governo che vanno a ricadere sul canone degli abbonamenti alle pay tv. Il filmato è composto da immagini di una conferenza stampa della Presidenza del Consiglio con Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti a cui ne susseguono altre, tratte da programmi Sky, con il testo che recita: “In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese. Il governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio delle tasse sul vosto abbonamento a Sky che va dal 10 al 20%”.
Non è finita. Il testo dello spot prosegue: “Un aumento delle tasse per 4 milioni e 600 mila famiglie. Questo, anche se durante la scorsa campagna elettorale il governo aveva promesso di non aumentare le tasse alle famiglie italiane. Dal 2003 Sky ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell’intero settore televisivo, senza utilizzare sussidi da parte del governo creando migliaia di nuovi posti di lavoro ma soprattutto offrendo a tutti gli italiani la possibilità di scegliere i programmi televisivi che preferiscono in piena libertà”.
“Se il Parlamento non lo bloccherà” conclude lo spot “questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento Sky entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio. Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail a:  segreteria.presidente at governo.it. Per dire al governo la vostra opinione”.

Il raddoppio dell’Iva dal 10 al 20% sui canoni d’abbonamento radiotelevisivi frutterà 214 milioni di gettito aggiuntivo nel 2009 e 270 milioni all’anno a partire dal 2010. Le cifre sono contenute nella relazione tecnica che accompagna il dl anticrisi.
A fianco dell’emittente di Murdoch, scende in campo anche il segretario del Pd: “Questa misura è un modo per colpire un’impresa, Sky, che produce e da lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il paese”, spiega Veltroni criticando il provvedimento previsto nel decreto anticrisi. “È una misura” evidenzia Veltroni “che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi. E poi siamo sempre da capo a dodici: il governo prende una misura che è un aumento delle tasse perchè non stiamo parlando di famiglie ricche ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky, ora si trovano il prezzo raddoppiato”.

Questo il VIDEO tratto da YouTube con lo spot anti Iva di Sky:

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Discutine sul FORUM: Iva raddoppiata per la pay tv (Sky): cosa ne pensate?

Bufera sullo spot della Tim: “Offende la maternità”

Lo spot della Tim
Da qualche giorno fa discutere i telespettatori, allarma i genitori e ora fa muovere anche i politici. In onda sulle reti nazionali, il nuovo spot della Tim ha per protagonista una ragazza che, dopo aver fatto un test di gravidanza, scopre di essere in dolce attesa e manda via sms la notizia non a un solo partner ma a un’intera community di ragazzi e di uomini. Per tutti i presunti padri, lo stesso messaggio: “Avremo un bambino”.
Trenta secondi non graditi a tutti. Prima il Moige ha denuncia alloIap, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, lo spot - noto come “Diventerò padre” - reputandolo “indecente” perché “vanifica anni e anni di campagne sulla sicurezza dal punto di vista dei comportamenti sessuali” dice il Movimento Italiano Genitori in una nota. Nello spot, continua il Moige, “un comportamento sessuale completamente disinibito e privo di accortezza e sicurezza viene presentato in una luce positiva, e gli adolescenti, oggetto giustamente di anni di campagne sulla sicurezza sessuale contro malattie come l’aids, vedono crollare tutti insieme una serie di punti di riferimento: questo non è ammissibile”.
Poi ci si è messa anche la politica. Con l’onorevole Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, l’onorevole Gabriella Carlucci e l’onorevole Manuela Di Centa, che hanno annunciato un’interpellanza urgente in Commissione Cultura della Camera contro lo spot della compagnia telefonica. “Rappresenta” dicono in un comunicato “un’immagine fuorviante, mortificante e superficiale della maternità, contribuendo a diffondere in tal modo messaggi negativi al largo pubblico, specialmente adolescenziale, tendenti a sostenere costumi sessuali promiscui e irresponsabili”.
“Nella pubblicità” proseguono “si evidenza chiaramente come non vi sia la certezza della paternità di un nascituro, che viene ridotto, quindi, al prodotto del gioco di una notte, che peraltro rispolvera un concetto della sessualità tipico degli anni ‘70 oramai superato. Mettere al mondo un figlio è un atto di amore e di responsabilità che non può essere svilito e offeso per mere speculazioni commerciali”.

Il VIDEO dello spot da YouTube:

Pubblicità hard a Fuorigrotta. E il traffico va in tilt

[i]5 maggio 2008[/i] - Le fotografie di seni prosperosi coperti solo dalle mani di una modella su quattro maxi cartelloni pubblicitari, che si estendono per una ottantina di metri, stanno creando non pochi disagi alla circolazione stradale nel quartiere di Fuorigrotta a Napoli. Da qualche giorno tantissimi automobilisti fanno frenate improvvise oppure soste troppo prolungate per dare un'occhiata alla pubblicità .<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
È sempre Napoli in primo piano, a far parlare di sé. Anche se stavolta i cumuli di immondizia ancora sulle strade non c’entrano.
C’entrano piuttosto due seni che definire prosperosi è poco, che, coperti solo dalle mani di una modella, compaiono su quattro maxi cartelloni pubblicitari, un’ottantina di metri la loro estensione, e che stanno creando non pochi disagi alla circolazione stradale.Tutto ciò accade a Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta dove da qualche giorno, come riferiscono i residenti, tantissimi automobilisti fanno frenate improvvise oppure soste troppo prolungate per dare una occhiata alla pubblicità.
“Nulla che non si sia già visto” ha commentato un passante che si e soffermato a pochi metri dalla grande foto “ma si rimane certamente impressionati dalle dimensioni. E non solo delle foto”. L’immagine, ripetuta quattro volte sul maxi manifesto affisso sul muro perimetrale dell’ex sferisterio, è accompagnata da vari slogan (tipo: “Vesuvio ed Etna mai così vicini”, “Faraglioni di Capri e di Acitrezza mai così vicini”), che fanno riferimento alla vicinanza delle… mete, grazie alla possibilità di potersi spostare rapidamente, con i collegamenti marittimi di una compagnia di navigazione nazionale, dalla Campania alla Sicilia.

Nuova trovata del laico Boselli: Gesù arruolato negli spot del Ps


“Noi siamo piccoli ma ci noteranno”, parafrasando un vecchio refrain, sembra essere questo lo slogan che Enrico Boselli sta seguendo. Sì, ce l’ha sta mettendo tutta per non passare inosservato. Qualche settimana fa ha inaugurato la moda dell’abbandono dello studio tv (a Porta a porta), poi subito imitato da altri leader. Contemporaneamente aveva lanciato una campagna aggressiva, cruda, quasi sempre controcorrente: “Sono pensionato e sono incazzato”, dicono i cartelloni pubblicitari col garofano.

Ora l’ultima trovata: ha arruolato niente meno che Gesù Cristo. Perché: “È lui il primo socialista”. Un messaggio che, piaccia o no (qualcuno lo giudica blasfemo), di sicuro fa discutere. È infatti il Nazareno il protagonista di due spot, da 30 e 15 secondi rispettivamente, che il Ps diffonderà, tramite i circuiti televisivi locali, a partire dal 29 marzo (opportunamente dopo Pasqua), per le ultime due settimane di campagna elettorale.
Uno spot che si è già tirato addosso gli anatemi di varie parti politiche, in quella che Boselli ha definito una “censura preventiva, astiosa e violenta” e, in occasione dell’anteprima dello spot per la stampa, aggiunge: “Questa polemica preventiva” ha affermato il candidato premier socialista “corrisponde a un desiderio di censura preventiva. Noi colleghiamo i nostri principi a quelli dell’umanesimo cristiano. E già nel ‘46 i socialisti fecero dell’effigie di Gesù un simbolo della campagna elettorale”.
In effetti nei documenti storici del socialismo italiano l’immagine di Gesù è presente ancor prima che il movimento si costituisse come partito, nel 1892. Infatti in un sito web di vecchi canti socialisti è possibile leggere il testo poetico composto nel 1876 da Giacinto Stivanelli: “A Gesù Nazzareno primo martire del socialismo”, evidentemente un tema centrale in certa letteratura e propaganda del tempo.
E comunque, il movimento socialista, ha aggiunto Boselli, “nasce per difendere i più deboli e il Cristianesimo ha fatto la stessa cosa. Qualcuno dice che questo messaggio è in contraddizione con le nostre precedenti prese di posizione? Noi abbiamo criticato i vertici ecclesiastici quando non condividevamo alcune loro scelte, non abbiamo mai criticato una fede o una religione”.

Lo spot, realizzato dalla regista Katia Simmi con immagini tratte da Jesus Christ Superstar e del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, con il sottofondo dell’Internazionale in versione elettronica del gruppo militante degli Area, si conclude con lo slogan elettorale: “Chiudi il cerchio, ora vota socialista”.
Il candidato premier per il Partito socialista, Enrico Boselli | Ansa

“Non c’è nulla di sacrilego” dice il vicepresidente del Senato, Gavino Angius “sacrilego era il manifesto della Dc nel ‘48: ‘Nell’urna Stalin non ti vede, ma Dio sì… E poi Gesù, il primo ribelle della storia, è di tutti, di tutti coloro che ne sanno raccogliere la forza del messaggio”.
Un messaggio che serve a “evidenziare” sottolinea il capogruppo Roberto Villetti “la grande ipocrisia di quei politici che pretendono di dirci come dobbiamo comportarci e poi vengono trovati in un bordello… Il messaggio cristiano non riguarda, come in troppi vorrebbero, le questioni dalla cintola in giù, i divieti sessuali; il suo fondamento, su cui convergono i socialisti, è la solidarietà con i poveri, con i più deboli”.
L’ultima battuta è ancora per Boselli: “I dico? Credo che Gesù proprio non se ne occuperebbe, ci sono oggi questioni più serie e più gravi. Non sarebbero certamente la sua preoccupazione principale, anche perché il messaggio cristiano è prima di tutto un messaggio di libertà”.

Ma in molti ora si chiedono perché mai un partito che nel proprio manifesto dei valori ha la difesa del principio di laicità abbia voluto confezionare uno spot televisivo con Gesù come testimonial.

Tifosi violenti, per uno spot sono: Imbecilli all’ultimo stadio

Una immagine di archivio, presa dalla tv, mostra un motorino gettato dagli spalti dello stadio
La traiettoria di un tiro perfetto calciato da un giocatore e la traiettoria (purtroppo) altrettanto perfetta di un petardo che dagli spalti va a finire sulla testa del portiere avversario. E ancora, le capriole di gioia di un campione dopo un gol e la carambola di un motorino lanciato dagli spalti dello stadio.
Non c’è audio a commentare queste immagini: sarebbe superfluo. Solo una didascalia per sottolineare, senza metafore, l’assurdità di chi va allo stadio per compiere azioni criminali.
Sono 30 secondi girati da Mediaset in collaborazione con la Polizia di Stato: Imbecilli all’ultimo stadio, è uno spot “dedicato” ai tifosi violenti, o più semplicemente criminali, rilanciato in questi giorni di vigilia del nuovo campionato di calcio.

Eccolo, tratto da YouTube:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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