Leggi tutte le notizie su:
stadio

Gli “Ultras Italia” sono ben noti ai nostri investigatori. Il loro orientamento è di estrema destra e la maggior parte di loro proviene dal Nord Est, da Verona a Padova, da Trieste a Udine, dalla Puglia, dalla Campania e dal Lazio. È facile trovarli su Internet. Su Youtube sono decine i filmati che riprendono l’inno di Mameli cantato a squarciagola da ragazzi con il braccio teso.
Altri video immortalano i tour degli Ultras Italia e l’esposizione delle loro “pezze” tricolori (con sopra il nome della città di provenienza scritta in stile fascista o gotico), come quello dei ragazzi di Agri al seguito degli Azzurri già dalla trasferta di Stoccarda del 2003.
Anche se il merchandising è ancora agli albori, su alcuni siti si può acquistare il kit dell’ultrà azzurro: dai video con gli scontri ai libri, dalle felpe alle cinture, tutte con tricolori, aquile e celtiche in bella mostra.
Per capire di cosa si tratti basta dare un’occhiata a una vetrina online, (gestita da vecchi militanti della curva dell’Hellas Verona e del neofascismo scaligero). Gli Ultras Italia hanno anche forum e community, in cui si scambiano informazioni. Su uno di questi vivereultras.forumcommunity.net, il cui motto è “i colori ci dividono, la mentalità ci unisce”) Panorama.it ha scoperto come questi violenti abbiano preparato la trasferta di Sofia, con l’obiettivo di andare a caccia di scontri.
Nel forum “Nazionale e seguito azzurro” ci sono 170 post sull’argomento. Il 16 giugno “zio Pietro” informa gli amici che “da oggi sono prenotabili sul sito www.wizzair.com i voli per Sofia, dove quasi sicuramente si svolgerà la partita”. “Zio Pietro” svela anche il motivo di un interesse così anticipato: “Penso che sia la trasferta più tosta a livello ambientale del girone di qualificazione mondiale e visti i prezzi abbordabili ci potrebbe essere un buon seguito”.
Insomma vale la pena di andare perché il clima sarà bollente e i costi modesti. Il veneto “Panoramix” (un soprannome molto celtico accompagnato dal logo del Leone di San Marco) è dello stesso parere: “Concordo con zio Pietro, anche a me sembra la trasferta più interessante… speriamo di far su un po’ di gente!”.
Alla fine saranno 144. Ma il gruppo si forma con qualche contrattempo. “Terrorista” di Tivoli (sotto il suo nome una foto di un ultrà fermato da poliziotti inglesi e il motto: “Sempre le stesse facce, sempre la stessa gente, sempre la stessa strada …Per ogni maledetta domenica”) è uno dei più attivi nell’organizzazione. Il 18 giugno il pugliese “Barium” fa un appello: “Cerchiamo di essere compatti in quelle terre”. “Contro le spie” chiosa: “Terre di guerra quelle bulgare…”. C’è chi cita Braveheart e chi dà i prezzi degli aerei. “Utinum et patria” fa sapere che da Udine sono già pronti in quattro. Gli ultrà preparano le valigie anche in molte altre città, da Siena ai Castelli romani, da Fidene a Latina. Il 23 luglio “Terrorista” scalda l’ambiente: “Ok a 2 mesi dall’evento possiamo fare le presentazioni!!!”. Al suo messaggio ha allegato un video di Youtube con immagini di scontri degli hooligans del Cska, tifoseria bulgara di sinistra. Il 24 luglio l’utente «Banda Venezia Giulia» pregusta: “D.. cane che botte…”. “Terrorista” sogghigna: “Tranquilli eh?!”. “Casualgenova” nota: “La polizia sembra farsi i ca..i propri….”. “Terrorista” precisa: “Sembra?!!!… si fanno i caxxi propri…”. “Ribelle di provincia”, viste le immagini, è “tentatissimo”. Un collega di curva lo zittisce: “Paga e tasi”. Occhi indiscreti potrebbero leggere.
Nel sito si inneggia a caduti e prigionieri (incarcerati dalle forze dell’ordine). “Do prdele” è perplesso: “Scusate, toglietemi un dubbio, tutto questo confermarsi la presenza, l’acquisto dei biglietti, in un sito iper controllato (dalle Digos, ndr), viene fatto consapevolmente?”. Inizia un dibattito sul tema e uno dei membri manda un post: “Tacete anche le mura hanno orecchie”. Inizia la conta definitiva delle presenze. Verso la fine di settembre gli Ultras Italia vanno in fibrillazione e iniziano a preoccuparsi per i biglietti.
Qualcuno ipotizza che potrebbero venderli ai botteghini “come a Cipro”. “Nucleo 98″ non è d’accordo, visto il rischio incidenti: “Cipro e Bulgaria non mi sento di metterle sullo stesso piano a livello ‘ambientale’…”.
L’1 ottobre “Panoramix” inserisce il link del sito della Federcalcio che ha messo in vendita i biglietti. Nel gruppo la sorpresa è grande: costano meno di 4 euro. Sorge il problema delle diffide: “‘fanculo, tanto a noi non ce li danno. Come per gli Europei tutti senza, lo compriamo là e andiamo in gradinata….” fa sapere “CasualTrieste”.
Iniziano i pagamenti via bonifico. Il 7 ottobre Frodo lancia l’allarme: “Attenzione, stanno rigettando le richieste biglietti con dentro persone che in passato hanno subito il daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive, ndr), esattamente come agli Europei!!!”. “Nucleo 98″ risponde: “Allora stiamo a posto…noi su 7 siamo 4 ex daspati!”. Da Udine informano: “Anche noi stesso problema… biglietti, ma non per tutti… arrivate le mail in cui c’è parere negativo da parte del ministero degli Interni…”. Maxnkud si sfoga: “Che schifo colpito uno dei nostri !! Per adesso !! Aspettiamo e vediamo che succede!!!”.
Ma forse c’è un escamotage che dà speranza a tutti: “Ragazzi attualmente in Bulgaria sono andati allo stadio per acquistare i tickets e hanno trovato un cartello con scritto che la vendita agli italiani si aprirà il giorno della partita alle 19,30, al prezzo di 8 latv (4 euro)” e aggiorna un’altra buona notizia: “Ragazzi come al solito non ci stanno capendo un caxxo: stanno dando l’ok ad attuali daspati e il no a ex diffidati… Cmq se vi servono biglietti contattatemi in messaggio privato!!”. Il 9, “Castefranco veneto” si offre di aiutare i colleghi in difficoltà: “Se a qualcuno manca il biglietto ci sentiamo in hotel e ne parliamo”. Probabilmente ha una buona scorta di tagliandi. Si parte per la guerra. L’11 ottobre “Ale Ud” mette sul sito la notizia degli incidenti. “Maxnkud” è in contatto con chi partecipa agli scontri: “Li ho sentiti e l’aria non è proprio delle migliori !! Poi c’è qualcos’altro, ma aspettiamo che finisca la partita, va’!!”.
Che cosa sia quel “qualcos’altro” non è dato sapere. Sul sito c’è soddisfazione: “Onore agli Ultras Italia”; “Tanto di cappello a chi c’era”; “Grandi ragazzi”. Alle 15 e 23 di domenica 12 ottobre, “Maxnonmollo” avverte: “Ragazzi già se ne parla troppo in tele e sui giornali, chiudo per un po’”.
Il forum abbassa la serranda, mentre un’altra si alza per preparare la partita di mercoledì prossimo a Lecce, con il Montenegro.
Adesso la Figc mostra il pugno duro: “Non chiederemo più biglietti per le partite dell’Italia all’estero”, dice il presidente della Figc, Giancarlo Abete. È questa la misura che la federazione adotterà dopo i disordini che hanno accompagnato la trasferta azzurra a Sofia. “Dispiace, perché molte persone tra le 144 presenti allo stadio di Sofia non hanno nulla a che fare con i disordini. Ritengo che chi ha esibito le croci celtiche a Sofia possa essere individuato, visti i mezzi tecnologici oggi a disposizione”, aggiunge il responsabile della Federcalcio, riferendosi agli episodi di sabato. “Non si tratta di tifosi, ma di persone che hanno una propensione a delinquere con l’intenzione di danneggiare l’immagine del calcio e del nostro paese”. L’Italia torna in campo mercoledì: a Lecce, la selezione di Lippi ospita il Montenegro. E la Figc tradisce la sua preoccupazione: “Ci stiamo organizzando con il ministero” dell’Interno “e con i responsabili della sicurezza. Alla federazione del Montenegro sono stati inviati 100 biglietti. Nel giorno della partita verranno messi in vendita altri 500 tagliandi per i tifosi ospiti, a cui sarà destinato un settore”, dice il numero uno della Federazione.
Adesso la Figc mostra il suo volto determinato. Anche se sono sei anni che gli ultrà neofascisti tentano di organizzarsi intorno alla Nazionale. In realtà all’inizio anche polizia e servizi la consideravano un’iniziativa fallita. Un gruppo di ultrà, nato nel cuore più nero delle curve italiane, dedicato alle trasferte degli Azzurri. Ora, dopo la notte di Sofia, gli scontri, i saluti romani, i cori fascisti, la bandiera bulgara bruciata sugli spalti, tutti s’interrogano sulla crescita esponenziale del fenomeno Ultras Italia.
I dati dell’intelligence dicono che il loro numero varia da 500 a 700, vengono da tutta Italia, non sono “un gruppo organizzato con un capo e un portavoce”, come dice Giovanni Adami, avvocato udinese specializzato nella difesa dei ragazzi colpiti da Daspo. E l’identificazione con l’estrema destra delle curve è assodata. Sono gli stessi ultrà che, alla vigilia del Mondiale 2006 in Germania, annunciavano: “Siamo pronti a scontrarci con tutti”. Speravano di trasformare la Coppa del mondo in un revival neonazista, ma furono tenuti a bada dalla polizia tedesca.
Ma la storia inizia ancora prima. È il 2003 quando una relazione dell’intelligence scrive: “Un’iniziativa” che ha, tra l’altro, registrato una scarsissima adesione “è stata quella della costituzione di un club di tifosi denominato ‘Viking Italia’, disposti a seguire la nazionale italiana durante le trasferte”. I Viking Italia nascono nel 2000, mettendo insieme le frange più accese delle tifoserie (anche di altri sport, come il basket) e trovando una sponda spagnola nell’Orgullo Vikingo Real Madrid.
“Dopo varie esperienze da singoli, decidemmo dopo alcune riunioni che era giunto il momento di schierarsi ufficialmente: con tanto di striscione, al fianco della nazionale”, è la spiegazione su degli Ultrà di Angri, uno dei nuclei forti. Perché anche se non esiste un capo - ma solo persone di riferimento - il coordinamento tra Nord e Sud c’è.
L’embrione del progetto è dei “duri” della curva del Verona durante gli Europei del 2000 e viene subito raccolto dagli ultrà della Triestina, dell’Udinese, del Treviso, ai quali si aggiungono gli Irriducibili della Lazio, i più “neri” tra i supporter della Roma e altre frange minoritarie degli stadi del Sud. Al ritorno in Italia si svolge un summit dove si decide la linea: sostenere la nazionale come una squadra di club, con coreografie, trasferte organizzate e una mappa di tifosi amici e nemici. In quell’occasione nasce il nome: Ultras Italia.
I nomi della maggior parte dei componenti - tutti ragazzi tra i 18 e i 30 anni - sono noti al Viminale. E proprio dalle indagini in corso, Viminale e Figc si aspettano un riscontro: c’erano davvero allo stadio di Sofia, come si sospetta, persone diverse da coloro che avevano acquistato il biglietto in Italia tramite la Federcalcio? Nulla di più facile, vista l’assenza di tornelli al Levski Stadium e il carattere non nominale dei controlli bulgari.
Ma non ci sono solo ultrà di destra, anche perché nelle curve i gruppi si confondono, la “liquidità” dell’organizzazione non consente identificazioni certe. Certificati invece i gemellaggi con le tifoserie di destra, quella di Lione ad esempio, o quella del Levski Sofia. Con la quale pure sabato gli italiani presenti a Sofia si sono incontrati: braccia tese nella curva tricolore, svastiche in quella bulgara.
Iconografia e simboli, d’altra parte, sono riconoscibilissimi. Basta andare su E-Bay per trovare un negozio virtuale a nome Ultras Italia: felpe modello Diabolik Ninja o Origini Italiche Dux, stemmi Fascismo Savoia Ultras, addirittura la cintura “Campioni del mondo”, con importante specifica: fibbia in metallo. Ci sono poi anche semplici felpe Italia Campioni del Mondo. Perché l’organizzazione nasce prima del 2006, ma il mondiale vinto in Germania ha dato paradossalmente l’impulso. E ha creato un merchandising parallelo, ancorché non ufficiale.
Insomma: sono anni che gli ultrà neofascisti si sono ritrovati intorno agli Azzurri. E la serata di Sofia, per chi conosce il retroscena delle cose, non può rappresentare una sorpresa.
Il VIDEO servizio:
E adesso che è un ragazzo libero (dalla scorsa mezzanotte, per scadenza dei termini di custodia cautelare), il suo primo appuntamento è stato con la stampa. Antonino Speziale, uno dei due giovani accusati di avere ucciso l’ispettore Filippo Raciti in occasione del derby Catania-Palermo del 2 febbraio 2007, questa mattina si è sottoposto al fuoco di fila delle domande dei cronisti.
Parla Speziale, incontrando i giornalisti nello studio del suo legale, l’avvocato Giuseppe Lipera, e dopo aver ribadito di “essere innocente e di non avere niente da temere”, butta lì anche il suo giudizio sull’ispettore Filippo Raciti. Che “era e resta un eroe, un servitore dello stato morto in servizio”.
“Mi dispiace per Raciti e la sua famiglia” ha aggiunto “suo marito era un eroe morto mentre faceva il suo lavoro, ma non sono stato io a ucciderlo”. Il giovane ha ribadito di “non avere mai visto le forze dell’ordine come rivali”. “Ho commesso degli errori” ha ammesso “ma per me i poliziotti sono padri di famiglia che fanno il loro lavoro come tanti altri”.
Ai tifosi Speziale ha lanciato un appello: “Chi va allo stadio non credo lo fa con l’intento di scatenare violenza” ha detto “ma quello che è accaduto è una brutta strada, bisogna stare attenti a non combinare guai”.
Con al fianco i legali e il padre Antonino ripercorre così la sua vicenda: “Del 2 febbraio dell’anno scorso ho ricordi molto labili, quello che è successo non lo ricordavo completamente, poi mi sono visto nel filmato. È vero, ho preso il sottolavello ma l’ho gettato in aria per togliermelo dalle mani e quando l’ho lanciato non c’erano esponenti delle forze dell’ordine”. Quel sottolavello con cui sarebbe stato ucciso l’ispettore Raciti. Tesi contestata, però, dal Ris di Parma che ha espresso “pesanti dubbi” sulla presunta arma che avrebbe ucciso il poliziotto.
Speziale ha parlato anche della sua esperienza in carcere e in un centro di recupero: “Sono cresciuto molto - ha detto - e sono maturato, perché adesso mi sento più sereno”. Sul suo futuro, il giovane ha detto di “non avere timore del parere della gente o dell’opinione pubblica perché sono innocente, e chi è innocente - ha osservato - non ha paura di niente”.
Tornerà in libertà nelle prossime ore Antonino Speziale, uno dei due giovani accusati di avere ucciso l’ispettore di polizia Filippo Raciti, durante il derby Catania-Palermo del 2 febbraio del 2007. Lo ha deciso, d’ufficio, la Corte d’Appello per i minorenni del capoluogo etneo per decorrenza dei termini della carcerazione preventiva.
Speziale era agli arresti domiciliari dall’11 luglio scorso, dopo che la Corte d’Appello aveva confermato la sua condanna per resistenza aggravata a pubblico ufficiale per gli scontri al Massimino, infliggendogli due anni di reclusione, con una riduzione di sei mesi rispetto alla sentenza di primo grado.
Speziale era stato
arrestato alcuni giorni dopo l’omicidio ed è rimasto in un centro di accoglienza per minorenni fino al 25 gennaio del 2008 quando il Tribunale per il riesame gli ha concesso gli arresti domiciliari in una comunità. Il processo per omicidio comincerà il prossimo 30 settembre davanti il Tribunale per i minorenni. Il 19 settembre ci sarà, davanti alla prima Corte d’assise di Catania, la prima udienza del processo all’altro imputato per il delitto Raciti: il 21enne Daniele Micale.
Sulla decisione dei giudici sono intervenuti i legali di Speziale, gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco, spiegando che “l’ordinanza della Corte d’appello per i minorenni di Catania non era stata sollecitata dalla difesa, che non aveva presentato alcuna istanza”.
“Non ci siamo occupati solo di difendere il nostro assistito dalla errata ed ingiusta accusa di omicidio volontario dell’ispettore Filippo Raciti” aggiungono i due penalisti “o di assisterlo nel processo di resistenza a pubblico ufficiale, quella sì accusa giusta e legittima, ma, in tutta coscienza, abbiamo cercato di fare di più”.
“Ottenuti gli arresti domiciliari e visto come operava la comunità dove era stato assegnato” spiegano i legali di Speziale “non abbiamo più fatto una sola istanza, perchè il ragazzo era seguito al meglio e adesso a distanza di un anno e mezzo da quel tragico febbraio catanese i risultati si vedono”.
“Riteniamo ingiusta la celebrazione del processo che inizierà il prossimo 30 settembre” concludono i due penalisti “perchè consideriamo violate le disposizioni della Legge Pecorella, confidiamo che la Cassazione abbia modo di accogliere il nostro ricorso contro l’ordinanza del Gip che, nonostante l’annullamento senza rinvio del provvedimento di custodia cautelare, ha deciso il rinvio a giudizio”.
Comunque Antonino Speziale da domani sarà nuovamente libero ma non potrà tornare nello stadio Angelo Massimino, teatro della tragedia del 2 febbraio del 2007: per lui è stato attivato un Daspo di cinque anni. Per un lustro non potrà seguire eventi sportivi e quando il Catania giocherà in casa dovrà firmare in un commissariato di polizia un apposito registro, prima, durante e dopo la partita.
Ci sono entrambi: il genio e il bravo ragazzo. Antonio Cassano e Alessandro Del Piero: quello che perde le staffe per un’ammonizione e quello che lascia il rigore al compagno di squadra in lotta per la classifica cannonieri. Ci sono tutti e due, nella lista dei 24 giocatori convocati da Roberto Donadoni, ct dell’Italia, per il raduno di domenica 25 maggio a Coverciano, in vista della preparazione a Euro 2008 (in Svizzera e Austria: esordio azzurro contro l’Olanda, il 9 giugno a Berna).
Così, forse per influenza del cognome, forse per non aver voluto decidere, forse perché con due campioni così è impossibile ignorarne uno in favore dell’altro, forse perché ama le sorprese… Donadoni mette nella lista un nome inatteso, di quelli che fanno sensazione: il Pibe di Bari Antonio Cassano. Ma anche (a questo punto è il caso di dirlo), non contento di stupire, chiama pure il capitano juventino, Alessandro Del Piero.
Sorpresa anche per i giocatori esclusi che hanno parte del giro della Nazionale. Già, chi sono? Da segnalare innanzitutto in attacco Pippo Inzaghi, a cui non sono serviti i tanti gol delle ultime giornate di campionato. Ma, dice il Ct: “Quella di Inzaghi non è un’esclusione dettata dall’età ma solo una considerazione tecnica che ho fatto, semplicemente questo”. Fuori anche il difensore del Milan Massimo Oddo: “Chi è qui se l’è guadagnata. Altri non ci sono, come Inzaghi e Oddo. Mi dispiace per Oddo, che ha avuto un infortunio che l’ha condizionato. Solo una situazione fisica. Credo che quelli che verranno hanno dimostrato grande disponibilità. In questi due anni questa squadra ha dimostrato qualcosa, giocando in un determinato modo. Ma si può anche cambiare modulo, come è successo. I giocatori devono sentirsi responsabilizzati. Cassano non è una scommessa. Basta parlare di scommesse. Va bene a 16-17-18 anni. È finito il periodo delle scommesse. Ha una grande occasione, sa cosa vuol dire stare in questo gruppo, e lui si adeguerà a questo”.
Tra gli assenti spiccano pure i due campioni del mondo Vincenzo Iaquinta (Juventus, fermo per infortunio) e Alberto Gilardino (Milan) che hanno pagato l’aver giocato poco nelle rispettive squadre e anche Cristiano Lucarelli, a cui non ha certo giovato la retrocessione del Parma, mentre alla fine per la “lotta” per il terzo portiere l’ha spuntata De Sanctis su Abbiati, che non si sarebbe prestato a fare il secondo anche di Amelia.
La lista del ct Roberto Donadoni:
Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Marco Amelia (Livorno), Morgan De Sanctis (Siviglia).
Difensori: Cristian Panucci (Roma), Fabio Cannavaro (Real Madrid), Andrea Barzagli (Palermo), Marco Materazzi (Inter), Fabio Grosso (Olympique Lione), Gianluca Zambrotta (Barcellona), Giorgio Chiellini (Juventus).
Centrocampisti: Rino Gattuso, Andrea Pirlo, Massimo Ambrosini (Milan), Daniele De Rossi, Simone Perrotta, Alberto Aquilani (Roma), Mauro German Camoranesi (Juventus), Riccardo Montolivo (Fiorentina).
Attaccanti: Luca Toni (Bayern Monaco), Marco Borriello (Genoa), Antonio Di Natale, Fabio Quagliarella (Udinese), Alessandro Del Piero (Juventus), Antonio Cassano (Sampdoria).
Gli azzurri si ritroveranno domenica 25, a Coverciano. Il 28 maggio sarà consegnata all’Uefa la lista definitiva dei 23 Dopo l’amichevole del 30 a Firenze contro il Belgio, gli azzurri avranno due giorni di riposo, nella serata di domenica 1° giugno il nuovo raduno a Milano e il giorno dopo la partenza per il ritiro austriaco di Baden.
Sorpresa finale da parte del Ct: ha prolungato il contratto per altri due anni, fino al 2010. Ad annunciarlo il presidente della Federcalcio Abete, specificando che “costituisce è un atto di fiducia”. Nell’accordo c’è una clausola di rescissione libera e reciproca per liberarsi, da far valere entro 10 giorni dalla fine dell’Europeo per l’Italia.
I VIDEO servizi:
- Tags: calcio, catania, Daniele-De-Rossi, Ernesto-Paolillo, inter, massimo-moratti, Parma, Roberto-Mancini, Roma, scidetto, stadio, tifo
-
Com’era ampiamente nelle previsioni, al fischio finale del campionato 2007/2008 sono arrivate immancabili le polemiche: Maicon e De Rossi hanno messo “pepe” ai festeggiamenti nerazzurri per il sedicesimo scudetto.
“Sarò un rosicone, come si dice a Roma: per non dimentico che nei due mesi di difficoltà dell’Inter, loro hanno vinto come tutti sanno”. Queste le parole di De Rossi. Altrettanto diretto è stato Maicon, pronto a “provocare” il rivale giallorosso: “Dedico lo Scudetto a De Rossi, lo meritavano”.
Insomma, ancora una volta Inter e Roma hanno dimostrato di non poter vivere senza polemiche. Ad innescarle, subito dopo il fischio finale dell’ultima di campionato, è stato da Catania il centrocampista della Roma e della Nazionale: “È stato un campionato falsato. Queste cose non le abbiamo subite solo noi, basti pensare al Parma che oggi doveva vincere per forza mentre all’andata, fino all’85′, aveva vinto la partita”. Sfogo comprensibile, dopo aver sognato di vincere lo scudetto per 60′, quello di De Rossi: “Voglio sottolineare che non vedo nessuna associazione a delinquere, ma solo una sudditanza”. De Rossi parla dei tifosi nerazzurri al Tardini e degli errori arbitrali che hanno fatto la differenza: “Credo che durante l’anno è stato usato un metodo di giudizio che, a mio parere, doveva essere usato anche in questa circostanza. Non ne ho mai parlato durante la stagione per non alimentare altre polemiche, non l’ho detto in settimana per non attaccare ulteriormente l’Inter che era stato già attaccato per cose che non c’entrano nulla con il calcio. Abbiamo fatto una grande stagione, abbiamo creato un gruppo stupendo. Per il prossimo anno puntiamo su questo e anche sulla professionalità degli arbitri”. La differenza l’hanno fatta gli scontri diretti? La differenza l’hanno fatta un paio di mesi - dice in sostanza il giallorosso: l’Inter faceva fatica e su dieci partite ne ha vinte nove e tutti quanti sapete perché.
Un urlo quello del capitano (a Catania mancava Totti) che scuote e investe tutta la truppa giallorossa. Tanto che il tecnico Spalletti si dice d’accordo: “Daniele ha detto cose sensate e io le condivido”, così il tecnico della Roma accerchiato dalle accuse che gli piovono da Empoli.
E alle proteste romaniste tenta di dare risposta, dopo una notte di festeggiamenti, l’ad nerazzurro, Ernesto Paolillo: “Ho ricevuto sms di congratulazioni dai dirigenti della Roma e mi hanno fatto un piacere incredibile. Le dichiarazioni di De Rossi invece mi hanno lasciato tanta amarezza. Un campione come lui” ha spiegato il dirigente interista “non può non sapere che questo è stato un campionato corretto. Se lui poi la pensa in altro modo, si assume le responsabilità di quello che dice”. “Il merito della squadra- ha aggiunto “è stato quello di riuscire a isolarsi da tutto e da tutti in questa settimana. Che non sapremo mai se è stata architettata o è iniziata spontaneamente, ma lasciatemi dire che è stato tutto molto strano. Dal gatto nero, una storia non vera, alle intercettazioni, che poi si è visto cosa erano… Nulla”.
Ma a tenere banco, in casa Inter, è ora il futuro del tecnico, a detta di molti con le valigie pronte, magari per l’Inghilterra. “Mancini non va discusso come tecnico, questa squadra, assieme a Moratti, l’ha costruita lui, l’ha guidata lui” dice a proposito Paolillo. “Quello che si discuterà è una visione generale che dovranno mettere a posto insieme, un programma che dovranno condividere. C’è sintonia di obiettivi, di vedute, sotto il profilo tecnico non c’è nessun problema. Ma Mancini ha dei bisogni di chiarimenti, questi bisogni li ha anche il presidente ed è giusto che si chiariscano tutti e due. Quando? Penso che già durante questa settimana o immediatamente dopo la coppa Italia troveranno il tempo di fare questa lunga chiaccherata insieme, il tutto si chiarirà a breve, con serenità”. Ma in percentuale, quanto è sicuro che il Mancio resti sulla panchina interista anche il prossimo anno? “Diciamo che ci sono più dell’80% di possibilità che tutto si chiuda con una programmazione comune insieme” è la sua previsione. “Il restante 20% e forse anche meno dipende dalle visioni future del mister, anche dalle eventuali richieste d’investimento che dovranno essere compatibili con quelle della società. Credo comunque che sia così in tutti i club, quando si programma un campionato ci si siede a un tavolo, confrontando le richieste del tecnico e le visioni della società”.
Il VIDEO servizio:

Festa Inter, delusione Roma. L’ultima giornata della Serie A 2007/08 ha decretato i giudizi definitivi. Si è deciso tutto nell’ultima mezz’ora di campionato: a vincere è stata la sponda nerazzurra di Milano, a perdere Roma e, come dice il presidente Moratti, “Tutti gli altri”. Ecco chi sono stati i protagonisti della stagione interista, conclusasi con la conquista del 16/mo scudetto.
Il protagonista assoluto
Con quella faccia un po’ così, gli si perdona quasi tutto quello che dice. Con quei piedi, invece, può fare proprio tutto quello che vuole. Per Massimo Moratti, è “senza dubbio l’uomo simbolo dello scudetto”, e la definizione non fa una piega. Con lui è una grande Inter, senza è semplicemente un’altra squadra. Molto più debole.
E così, dopo quasi due mesi di assenza, Zlatan Ibrahimovic da Malmoe, mezzo slavo e mezzo svedese, è tornato in tempo per far vincere alla sua squadra lo scudetto. E per lui si tratta del quinto consecutivo, contando quello conquistato con l’Ajax nel 2004 e anche i due revocati alla Juventus. Raggiungendo con la doppietta odierna quota 17 reti in campionato, il suo record da quando è in Italia. “Voi scrivete, io gioco, dedico lo scudetto al Corriere dello sport“, dice dopo avere vinto lo scudetto. È stata per lui un’annata difficile per colpa del tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Si è sempre fatto capire bene nel suo italiano sintetico ma efficace, mentre in campo il suo piede n.47 ha fatto male a tante squadre. Sarà il sangue un po’ zingaro, sarà l’infanzia trascorsa in un quartiere difficile, sarà la cintura nera di taekwondo, di certo Ibrahimovic non ha il carattere di un giocatore qualsiasi e non si è mai nascosto dietro alle frasi fatte del calcio.
Senza provare mai nemmeno a farlo. Dopo qualche brutta prestazione e l’arrabbiatura successiva alla sostituzione contro il Palermo, ha capito di non poter essere utile alla squadra e ha chiesto e ottenuto di andarsene in Svezia dal suo medico di fiducia per tornare in una forma decente. Detto fatto, dopo l’ultima partita contro la Lazio del 29 marzo, se n’è andato a casa sua per recuperare quella vena realizzativa che, nel primo mese della stagione, sembrava devastante, con nove gol in cinque partite tra campionato e coppa. È tornato pensando di assistere alla festa scudetto, ma poi i suoi compagni hanno avuto bisogno di lui. Allora ecco super-Ibra tornare in campo e mettere subito paura agli avversari. Due tiri fuori, due tiri dentro, e storia finita. Con la solita esultanza a braccia larghe in attesa dell’abbraccio dei suoi compagni. Che questa volta è stato decisamente più forte del solito.
Mancini da record: tecnico tre volte campione
Ha litigato e polemizzato, ha mollato e ripreso ma, alla fine, ha vinto anche quest’anno. Perché la sua Inter è stata in testa praticamente dall’inizio alla fine. E così Roberto Mancini ha avuto ragione ancora una volta di tutti i critici e ha confermato di saper far bene l’allenatore, esattamente come sapeva giocare bene al calcio. A modo suo, sempre, perché il carattere si è solo in parte ammorbidito e perché resta comunque un personaggio originale nel mondo del pallone. Basta fare il conto delle palesi litigate viste nei pressi della sua panchina per capire che il suo compito è stato tutt’altro che facile.
Una rosa ampia fatta di campioni può dare grandi vittorie ma anche grandi problemi, soprattutto se bisogna gestire uomini come Figo e Vieira, Ibrahimovic e Adriano, gente di classe e di carattere. Come Mancini, peraltro. Ma mentre i suoi predecessori sono stati spesso travolti dallo spogliatoio nerazzurro, lui ne è venuto a capo, forse perché ha lo stesso carattere e le stesse reazioni dei suoi giocatori. L’anno scorso aveva vinto in carrozza, uccidendo il campionato senza mollare un colpo dall’inizio alla fine. Quest’anno ha sofferto molto di più arrivando allo scudetto solo all’ultima giornata, perché ha avuto l’infermeria costantemente piena di giocatori e alcuni li ha persi definitivamente già a dicembre.
Ma quando mezzo centrocampo è finito ko, non ha avuto problemi a far giocare il giovane Pelé; e quando Ibrahimovic ha ceduto al dolore al ginocchio, ha avuto il coraggio di mettere in campo un esordiente di 17 anni come Balotelli, e di far sedere in panchina Crespo e Suazo, non proprio gli ultimi arrivati. Prima ha dovuto gestire un caso complicato come quello di Adriano, trovando assieme alla società una soluzione che accontentasse tutti. Poi si è smarcato a modo suo dalle accuse di favoritismi arbitrali, chiudendosi per 10 giorni in silenzio stampa.

Ha saputo risollevare la squadra da un mese difficile tra fine febbraio e fine marzo, quando aveva perso sette punti di vantaggio sulla Roma, e ha saputo ricompattarla nella partita decisiva, dopo che tutti gli strascichi polemici e le incertezze lasciate dalla sconfitta nel derby e dal pareggio contro il Siena ma anche dalla vicenda poco calcistica delle intercettazioni. E’ stato, quindi, più difficile, anche perché quest’anno si partiva tutti alla pari, senza penalizzazioni e senza assenti illustri come la Juventus. Il risultato è stato lo stesso, in Italia e, purtroppo per lui, anche in Europa.
La sconfitta con il Liverpool e alcune incomprensioni interne lo avevano convinto che fosse il caso di lasciare al termine del suo quarto anno sulla panchina nerazzurra. Il nome di Mourinho sempre accostato all’Inter, un tasso di litigiosità eccessivo con alcuni giocatori unito all’incomunicabilità totale con lo staff medico sono state delle costanti della stagione. Ma poi ha cambiato idea, ha deciso di restare e di riprovare a vincere tutto. Se, e così pare, anche Moratti non avrà cambiato idea, l’anno prossimo toccherà ancora al tecnico di Jesi (Ancona) guidare i nerazzurri. Perché dominare è bello, ma vincere tra mille difficoltà dà ancora più soddisfazione: “È per gli interisti, è solo per gli interisti”, urla in mezzo al caos successivo al fischio dell’arbitro Rocchi, mentre faticosamente cerca di raggiungere gli spogliatoi. Poi si ricuce la bocca, perché è fatto così e, anche nel giorno della festa, non dimentica le critiche ricevute da tutte le parti sulla sua stagione comunque ancora vincente in Italia. C’è ancora una partita da giocare e un trofeo da vincere a Roma contro la rivale di questi ultimi mesi, poi il suo futuro sarà più chiaro.
Il presidente
“È stato fantastico perché ha resistito a tutte le balle che si dicono in giro”, dice di lui il presidente Massimo Moratti. Felice con la sua maglia bianca celebrativa del 16/o scudetto. Ma “credo di sì, cominciamo a festeggiare” è poi la sua risposta un po’ ambigua a chi gli chiede se si ripartirà con Mancini la prossima stagione. Più sicuro Gabriele Oriali: “Resterà al 101%, ve lo posso assicurare”. Ci sarà tempo e modo per riparlarne, ora è il momento di festeggiare uno “scudetto speciale vinto soli contro tutti” perché anche Moratti non dimentica in fretta un anno come al solito vissuto pericolosamente dalla sua squadra sotto il consueto mare di critiche che accompagna ogni passo falso dell’Inter. “Siamo felicissimi” aggiunge Moratti. “I ragazzi hanno stravinto un campionato difficilissimo, malgrado tutta l’Italia non interista abbia tifato contro. Questo ci rende ancora più fieri e orgogliosi. La squadra meritava questa vittoria, è stata veramente formidabile”. “Sofferto e meritato” è invece la definizione di Marco Tronchetti Provera, anche lui in tribuna d’onore al Tardini per seguire la sua Inter.

E “sofferto” è l’aggettivo più usato anche dai giocatori, che ricordano “le gufate e le critiche avverse: siamo i più forti di tutti - spiega Dejan Stankovic - e non a caso siamo in testa alla classifica da due anni”.
La classifica del Campionato di Serie A 07/08:
Inter 85 > Campione d’Italia
Roma 82 (in Champions League)
Juventus 72 (preliminari di Champions League)
Fiorentina 66 (preliminari di Champions League)
Milan 64 (Coppa Uefa)
Sampdoria 60 (Coppa Uefa)
Udinese 57 (Coppa Uefa)
Napoli 50
Atalanta 48
Genoa 48
Palermo 47
Lazio 46
Siena 44
Cagliari 42
Torino 40
Reggina 40
Catania 37
Empoli 36 (retrocessione in B)
Parma 34 (retrocessione in B)
Livorno 30 (retrocessione in B)
Il VIDEO servizio: Ibra gol
Il VIDEO servizio: la festa e gli sfottò
I VIDEO di YouTube:
I gol dell’Inter nel 2008
Le magie di Ibrahimovic:
Gli scontri a Parma:
Inter Campione:
Festa in Duomo
- Tags: campionato, inter, interisti, Osservatorio-sulla-manifestazione-sportive, Paolo-Scarpis, prefetto-di-Parma, Roma, romanisti, stadio, tifosi, trasferta, ultrà, violenza
-

Che sia per “par condicio” non cambia la sostanza. La doccia per i tifosi dell’Inter è fredda: niente trasferta a Parma, nell’ultima (e decisiva) partita di campionato. L’ha deciso il Comitato per l’ordine pubblico di Parma. Pur convinto della correttezza dei tifosi parmigiani e nerazzurri, il prefetto di Parma, Paolo Scarpis, ha deciso la chiusura del settore ospiti dello stadio Tardini per domenica. Lo spazio, di circa 1.600 posti, sarà assegnato alle scuole o alla libera vendita a Parma.
Lo ha spiegato lui stesso ai cronisti, motivando la scelta coi pericoli derivanti dalla contemporanea trasferta vietata dei romanisti a Catania. “Non avevo dubbi sulla correttezza dei tifosi del Parma e dell’Inter - ha spiegato il prefetto Paolo Scarpis - ma alla luce del divieto della Prefettura di Catania di vietare la trasferta degli ultras romanisti motivata dai precedenti fra le due squadre, e sentito il Comitato per l’ordine pubblico, ho emesso un decreto che impone la chiusura del settore ospiti ai gruppi ultrà dell’Inter e la destinazione dei posti alle scuole o alla libera vendita. In più, la segnalazione del questore di Roma sull’eventualità che tifosi romanisti potessero arrivare a Parma ha aumentato la possibilità di pericolo”. “Comunque - ha detto ancora Scarpis - le forze dell’ordine della nostra città sarebbero state in grado di controllare la situazione ma in ogni caso è dovere del prefetto evitare qualunque possibile ferita alla città. Mi auguro che domenica sia una festa di sport quale sia il risultato finale”.
Il prefetto ha imposto la vendita di soli due biglietti nell’area di Parma e Provincia e il divieto della vendita dei tagliandi del Tardini nel circuito telematico. La prevendita terminerà sabato alle ore 19.
Ma… i supporters nerazzurri non ci stanno: nonostante il divieto del prefetto confermano che domenica prossima saranno a Parma ma garantiscono “un’invasione assolutamente pacifica” della città. “La Nord, nel caos che regna, tiene a confermare l’unica certezza: gli interisti ci saranno!” si legge su un comunicato apparso sul sito della curva Nord nerazzurra. “Sia chiaro - prosegue il comunicato - che domenica, piaccia o no, ci sarà comunque un’invasione nerazzurra che sarà assolutamente pacifica e che la nostra voce, dentro o fuori dallo stadio, dovrà essere un boato!”. “Non si può pensare - prosegue la curva nord - che 100 km che separano Milano, l’Inter e soprattutto gli interisti dalla possibilità di vincere uno scudetto, possano rappresentare per qualcuno un ostacolo. La volontà diffusa ed accertata dalle centinaia di mail che arrivano al nostro sito oltre che dalle centinaia di telefonata da ogni parte d’Italia, è di accogliere la squadra all’arrivo all’esterno dello stadio e, se proprio non ci sarà l’opportunità di assistere all’incontro, di attenderne l’uscita al termine dell’incontro. Per far questo non c’è decreto o divieto che tenga o possa arginare questo diffuso desiderio”.
Il VIDEO servizio: