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Lodo Mondadori, Berlusconi: “Sono allibito, ma vado avanti”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a palazzo Chigi

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a palazzo Chigi

Dopo la sentenza di condanna, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non usa mezzi termini: “Sono letteralmente allibito: è una sentenza al di là del bene e del male, è certamente una enormità giuridica”. Ma il premier non molla e guarda avanti: “Il governo porterà a termine la sua missione quinquennale”. Continua

Libertà (di stampa) per molti, non per tutti? Su Minzolini è bufera

Augusto Minzolini

E adesso tutti contro Augusto Minzolini. Tutti tutti, no. C’è qualcuno (il consigliere Rai Alessio Gorla) che lo ha difeso, dopo aver, con un editoriale (prerogativa di un direttore), espresso la propria opinione (critica) sulla manifestazione per la libertà d’informazione che si era conclusa da poco a Piazza del Popolo a Roma, sabato 3 ottobre. Continua

Scontro Giornale-Avvenire: battaglia a mezzo stampa, con risvolti politici

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Battaglia a mezzo stampa, con risvolti politici. Protagonisti: il direttore de il Giornale, Vittorio Feltri, e il direttore di Avvenire, Dino Boffo.

Feltri all’attacco
Comincia Feltri, che in un editoriale esprime l’intento di “smascherare” i cosiddetti “moralisti” che hanno attaccato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su vicende di carattere privato: “Mai quanto nel presente periodo” scrive Feltri, nell’editoriale di prima pagina sul Giornale “si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche“. Il quotidiano della famiglia Berlusconi ha pubblicato oggi in prima pagina la notizia di una presunta vicenda giudiziaria, in cui il direttore di Avvenire, secondo il Giornale, sarebbe stato coinvolto.

La difesa di Boffo
E Boffo? Questa la sua reazione: “Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro”, scrive il direttore del quotidiano della Cei. “La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avvallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda“. Boffo conclude: “Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo”.
Schierata a fianco del direttore del giornale cattolico la Cei, che in una nota dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, conferma “piena fiducia” a Dino Boffo che dirige Avvenire “con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza”.

La controreplica di Feltri
A stretto giro di posta arriva anche la controreplica di Feltri: nessun killeraggio ma solo la trascrizione “di un documento del casellario giudiziario, cioè pubblico”. “Abbiamo semplicemente ricordato” prosegue Feltri “che Boffo ha dovuto rispondere in tribunale di una vicenda, che si è conclusa con patteggiamento e ammenda, e che risulta in modo chiaro dal casellario giudiziario di Terni. Ebbene, questa vicenda attiene alla sfera dei comportamenti sessuali”.

Risvolti politici
Ma essendo la vicenda capitata alla vigilia del gran giorno della “Perdonanza Celestiniana” dell’Aquila, dove tutto era pronto per la cena che avrebbe visto allo stesso tavolo il premier Silvio Berlusconi e il segretario di Stato vaticano cardinal Tarcisio Bertone, il caso ha messo in fibrillazione anche il mondo politico. Tanto che più d’uno si è spinto a collegare lo scontro Feltri-Boffo con la notizia, della sala stampa vaticana, che la cena “è stata annullata”. Nella stessa nota anche l’annuncio della decisione del presidente del Consiglio di delegare, quale rappresentante del governo alle celebrazioni, il sottosegretario Gianni Letta. L’incontro era stato interpretato dagli osservatori politici come una nuova riconciliazione dopo lo strappo della Lega con la chiesa sull’immigrazione, e dopo le tante critiche rivolte al governo dai giornali vicini al Vaticano.

Di fatto, a fianco del direttore Boffo si è schierato anche il presidente del Consiglio Berlusconi: “Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere ciò che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio”.

L’agenda d’autunno del Cavaliere: fitta di impegni da bollino rosso

Il premier Silvio Berlusconi

L’agenda d’autunno di Silvio Berlusconi si apre di fatto con l’incontro fissato per domani all’Aquila con il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e con il viaggio del 30 a Tripoli, in occasione dell’anniversario del Trattato di amicizia italo-libico (mentre diserterà la festa per  il quarantesimo anniversario, il 1 settembre, della rivoluzione che ha portato al potere il colonnello Gheddafi).
Le due vicende sono legate da un problema, quello dell’immigrazione: la Chiesa critica la politica del governo sui clandestini, in particolare l’istituzione del reato di clandestinità; la Libia, con la sponda di Malta, non rispetta sempre gli impegni assunti con l’Italia al momento della firma del trattato di amicizia.

Gioco di matrioske
Ma, come in un gioco di matrioske, questi aspetti ne contengono altri ancora, potenzialmente assai più pericolosi per il Cavaliere e per il governo. La questione immigrati è stato uno dei due veri cavalli di battaglia cavalcati da Umberto Bossi in questo agosto; l’altro sono i salari differenziati tra Nord e Sud.
Il resto - la bandiera, l’inno di Mameli, il dialetto nelle scuole e in tv- fa parte del folklore. Sui clandestini, così come sugli stipendi ed in generale sulla “manica larga” dello Stato verso il Mezzogiorno, il capo della Lega sa invece di avere dalla sua parte gran parte degli elettori.
A cominciare da quelli di centrodestra. Una carta potenzialmente decisiva da giocare da qui alle Regionali del 2010, vero appuntamento strategico per il Pdl, per i suoi alleati e per Berlusconi stesso. Chiunque abbia seguito Bossi nei suoi spostamenti estivi ha notato che il leader del Carroccio ha concentrato la presenza in Veneto: Ferragosto a Calalzo, all’hotel Ferrovia, un posto da gitanti qualsiasi, con l’immancabile cena assieme a Calderoli e Tremonti. Passeggiate in manica di camicia in lungo e in largo per Pieve di Cadore e per altri paesi minori del bellunese e del trevigiano, trascurati dai vip ma fondamentali per conquistare una regione da 15 anni nelle mani del berlusconiano Giancarlo Galan.

Lega: il Veneto nel mirino
Assieme a Bossi si è mosso molto e fatto molto sentire anche Luca Zaia, ministro leghista dell’Agricoltura in rapidissima ascesa, che ha celebrato su tutte le tv locali la tragica morte dei quattro soccorritori del 118, caduti con l’elicottero a Cortina. Così, mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano approfittava della consegna ad Auronzo di Cadore della targa che riconosce le Dolomiti come patrimonio dell’Unesco per ripetere i suoi appelli all’unità nazionale, e mentre la nomenklatura andava come ogni estate a dibattere di fronte agli habituè milanesi e romani delle Tofane (specie la terrazza prendisole) e del Cristallo, gli esponenti della Lega parlavano a veneti “veri”, e da lì naturalmente a tutto il Nord-Est. Nonostante le strategie a tavolino del Pdl, che ufficialmente prevedono la candidatura leghista in Piemonte (cioè la regione più difficile da conquistare, dove è necessario l’appoggio dell’Udc), e la conferma di Galan e Formigoni a Venezia e Milano, tutti sanno che la Lega punta al Veneto o alla Lombardia.

Le carte del Cavaliere
E sarà molto difficile non accontentarla. Naturalmente Berlusconi ha molte altre carte da giocare. La più importante è la ripresa economica: se non si farà attendere troppo (il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, al meeting di Cl, l’ha prevista per il 2010), il governo potrà dire di avere “portato l’Italia fuori dalla crisi”, e senza eccessivi danni. Qui i tempi sono tutto: Tremonti spera in un segnale di inversione di tendenza del Pil già nel’ultimo trimestre 2009, che bilanci l’inevitabile calo dei posti di lavoro a settembre. Se l’operazione - che non dipende da noi ma dal risveglio delle economie americane e tedesche - avrà successo, il Cavaliere ed il Pdl ne trarranno vantaggi anche politici. Sicurezza e immigrazione sono per gli elettori una priorità, ma l’economia è tutto.

Partito democratico scomparso
E oltretutto su questo terreno il Partito democratico è letteralmente scomparso dalla scena. C’è chi prevede che una volta “risolta” la crisi, Berlusconi premi Tremonti con un ministero di maggior peso politico, quello degli Esteri, indicando una sorta di erede. Mentre un altro ministro, Claudio Scajola, andrebbe ad occuparsi dell’organizzazione del partito, specialità nella quale eccelle. Ma siamo ancora alle chiacchiere.
L’altra carta che Berlusconi intende giocare è il rispetto dei tempi nella consegna delle case agli sfollati d’Abruzzo. Se ci riuscirà, un punto a favore, e non da poco. La politica di palazzo però tornerà comunque a farsi sentire. Le Regionali richiedono accordi con l’Udc, non il massimo per la Lega. E inevitabilmente Casini alzerà il prezzo.

L’ombra di Fini
Fini è tornato a sua volta ad esercitare il ruolo di coscienza critica del centrodestra, ed anche di più. Si sta prefigurando uno scenario per il dopo-Cavaliere? In realtà il presidente della Camera sembra avere più consensi a sinistra che nel centrodestra (a differenza di Casini). Di sicuro costituirà una grana per Berlusconi. Soprattutto se, come molti prevedono o temono, la Corte Costituzionale giudicherà in tutto o in parte illegittimo il lodo Alfano. Altra questione segnata in rosso sull’agenda del premier.

Il premier si sfoga con Chi: “Niente festini solo cene simpatiche”

Silvio Berlusconi

Che sia in vacanza o no, una cosa è certa. Dalla Sardegna Berlusconi fa il punto. Su tutto. Intervistato da Chi, il premier parla di governo e di alleanze (dopo l’attacco di Bossi all’Inno di Mameli), di privacy (e non solo della sua), di villa Certosa, della salute, dei raporti familiari (con i figli e con Veronica Lario), del gossip e delle critiche manifestate dalla Cei alla sua vita privata.

Ha una verità per ogni argomento il Cavaliere. Una versione totalmente diversa da quella dipinta dai giornali. A cominciare dai “festini” nelle sue ville che hanno partorito le dure (e ripetute) critiche della stampa cattolica, in primis Avvenire. Il cui direttore Dino Boffo dopo la vicenda D’Addario nell’ultimo mese aveva prima parlato di “uno scenario apparso nella sua desolazione” e successivamente ribadiva la perplessità della Chiesa su certi comportamenti del presidente del Consiglio. E quindi, ecco la risposta del premier: “Sono anche loro caduti nel tranello delle calunnie contro di me, prendendo per vere notizie false”, ribatte il Cavaliere. Che smentisce ogni legame con Noemi o coetanee: “Io non ho mai intrattenuto ‘relazioni’ con minorenni e non ho mai organizzato ‘festini’. Ho partecipato soltanto a cene certamente simpatiche, ma assolutamente ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza. E non ho mai invitato consapevolmente a casa mia persone poco serie”.

“Privacy, non basta una multa”
Quanto a coloro che hanno violato la sua privacy si tratta “di un reato grave”. “Il diritto alla riservatezza” attacca il premier “è una parte essenziale della libertà. Ridurre la libertà altrui” dice “è, in uno Stato di diritto, un reato grave. Non basta una multa a sanzionarlo, come fosse un divieto di sosta. E deve valere per tutti”. Perché non è “accettabile”, per il Presidente del Consiglio che “si moltiplichino le disposizioni e gli organismi a tutela della privacy” e che “contemporaneamente si possa invadere così facilmente la vita altrui”.
A proposito, venderà Villa Certosa? “Amo la Sardegna e sono molto affezionato a Villa Certosa dove mi sento come fuori dal tempo. E’ un luogo a cui sono legato per tanti ricordi personali. Per questo non voglio alienarla. Intendo piuttosto difendere la mia privacy dalla sistematica violazione che ne hanno fatto pseudoreporter in palese violazione delle leggi in vigore”.

Armonia familiare
Il premier nega quindi che vi siano contrapposizioni tra lui e sua figlia Barbara provocate dall’intervista rilasciata da quest’ultima a Vanity Fair. “Non sapevo dell’intervista”, puntualizza il premier. “Ma era immaginabile che qualche giornale avrebbe cercato il sensazionalismo, cioè di contrapporre mia figlia a me, una contrapposizione che davvero non esiste. Quasi un nuovo sport nazionale quello di aggredire la mia famiglia”. “L’intervista andava benissimo, ma è stata strumentalizzata e penso che strumentalizzare la mia famiglia i sentimenti delle persone che a me sono più care, come arma di lotta politica contro di me, sia forse il punto più basso del degrado della vita politica”. E alla primogenita Marina il premier dedica parole affettuose: “Ci assomigliamo molto, ci riconosciamo nei giudizi sulle situazioni e sugli altri. Abbiamo la stessa passione per i risultati che nascono dalla creativita’, dall’impegno e dal lavoro. E ci vogliamo moltissimo bene”.
Ma l’amarezza affiora quando si tocca l’argomento che riguarda i suo sentimenti verso la moglie Veronica: “Difficile” confessa il premier “prendere atto che dopo trent’anni molto è cambiato nella propria vita. Soprattutto quando si è vissuta una vera storia d’amore. Trent’anni non sono un giorno”.

Bossi, Mameli e il Va’ pensiero
Il premier nella lunga intervista, rilasciata al direttore Signorini, tocca anche le vicende politiche ed i rapporti con la Lega gettando acqua sul fuoco dopo le ultime esternazioni di Bossi. “L’Inno di Mameli ha accompagnato la nascita e il consolidamento della nostra Patria. Ma bisogna anche comprendere che le esternazioni di Umberto Bossi, a cui mi sento legato da un affetto fraterno, sono carezze per la sua gente e per il popolo della Lega. All’inno di Mameli sono legati momenti di gioia, di commozione, di celebrazione dello spirito nazionale. E poi sostituirlo sarebbe molto complicato. Infatti, trovare un accordo tra tutti su un nuovo inno sarebbe difficile. Indubbiamente Va’ pensiero e’ un’aria bellissima, uno dei capolavori del genio assoluto di Giuseppe Verdi, ma si riferisce alle vicende del popolo ebraico prigioniero in Babilonia”.

“Opposizione non ha senso dello Stato”
Nel corso del colloquio, il presidente del Consiglio parla anche di riforme: “Vorrei poter dare anche l’avvio a una stagione di riforme delle istituzioni, ma occorrerebbe un’opposizione con un più alto senso dello Stato”. E di tasse: “Cercheremo di ridurre le spese dello Stato per tagliare le imposte e per far sentire agli italiani di non vivere in uno Stato tiranno che opprime i cittadini, ma in uno Stato libero e amico”. Non mancano poi i passaggi più ameni, come quando commenta la forma fisica del suo ex omologo nonché amico Aznar: “Lui ha più tempo libero di me, l’invidia è un sentimento che mi è sconosciuto. E poi anche io non sono tanto male…”.

D’Addario: riparte l’offensiva de l’Espresso. In Senato è guerra sulla moralità

Silvio Berlusconi e Patrizia D'Addario durante una conferenza a Bari

Nessuna replica ufficiale del premier Silvio Berlusconi. Solo una nota di Niccolò Ghedini, consulente giuridico e avvocato del presidente del Consiglio, in cui le registrazioni dei colloqui tra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario, pubblicate sul sito dell’Espresso sono bollate come “materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione”.
Già, perché scaduta la temporanea tregua del G8, imposta dalle circostanze oltre che dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il gruppo Espresso ha ripreso la sua guerra contro il premier.

Ma il Cavaliere sceglie di non intervenire e lascia che a parlare sia il suo avvocato, pronto a querelare “chiunque ritenesse di utilizzare” l’audio delle telefonate pubblicato sul sito dell’Espresso. L’avvocato del presidente del Consiglio chiama in causa anche la magistratura “auspicando che verifichi come i giornalisti siano entrati in possesso” del materiale che, prosegue la nota, “è tuttora in possesso” della Procura di Bari e “sottoposto a regime del segreto di indagine e del divieto assoluto di pubblicazione”. Ma da Bari il procuratore Marzano fa sapere che si tratta di “materiale informatico” che Patrizia D’Addario ha consegnato, “a seguito delle dichiarazioni rese al pubblico ministero ed alla polizia giudiziaria”. Materiale “ritualmente acquisito e adeguatamente custodito in plichi sigillati collocati in una cassaforte blindata di questo ufficio”. “La pubblicazione” sostiene il procuratore “di conversazioni asseritamente registrate non è pertanto riferibile in modo alcuno agli uffici di Procura, che non hanno ancora proceduto all’apertura dei plichi sigillati, all’ascolto ed alla riproduzione del contenuto del suddetto materiale”.
Anche Gaetano Pecorella, deputato del Pdl, critica la pubblicazione delle conversazioni perchè si tratta o di “registrazioni false” e di conseguenza “frutto di una regia politica, o di registrazioni vere e perciò di una interferenza illecita nella vita privata”.

S’infiamma intanto lo scontro politico. Il Pd attacca Berlusconi sostenendo che “la versione dei fatti data dal premier è stata smentita di nuovo da questi nastri” e pertanto il premier “adesso avrebbe l’elementare dovere di chiarire davanti all’opinione pubblica senza esagerare con le polemiche verso i giornali che fanno solo il loro lavoro” spiega Paolo Gentiloni, già presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Rai. E la prima occasione per affrontare i comportamenti del presidente del Consiglio è stata stamattina durante la conferenza dei capigruppo al Senato, dove i democratici sono tornati alla carica con la richiesta di discutere in Aula una mozione sulla “credibilità di chi governa e sulla necessaria prudenza nelle frequentazioni” (primi firmatari Gianrico Carofiglio, Luigi Zanda e Anna Finocchiaro). Richiesta respinta: la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha votato a maggioranza - contro Pd, Idv e Udc - un calendario dei lavori d’aula che non la prevede.
A Palazzo Madama la tensione resta comunque alta. Già nella scorsa settimana alla buvette i toni si sono alzti parecchio proprio tra i due “vicari” del PdL e del Pd, Gaetano Quagliariello e Luigi Zanda.
Questioni morali: il Pdl, naturalmente, non ritiene urgente la mozione del Pd. Il Pd è deciso ad affrontare la discussione in Aula, come prevede il calendario; il PdL, contrario, minaccia ritorsioni.
A rappresentare le posizioni del Pdl, è il presidente dei senatori Maurizio Gasparri: la maggioranza è sì pronta a discutere di etica e politica purché questo avvenga a 360 gradi “facendovi rientrare, ad esempio, anche quella questione morale di cui il senatore Marino aveva parlato a proposito del Pd” e “molte altre cose come i rapporti tra magistrati e politica”.

Gossip e politica. Contro Berlusconi, la scossa di Bari

Silvio Berlusconi

Due divanisti in Transatlantico, uno della maggioranza, l’altro dell’opposizione, dialogano sui “Massimi sistemi”. “Secondo te la storia di Bari è la scossa a cui pensava D’Alema”? “Può darsi”. “Sì, però cominciano a essere tante. E non solo dalla Repubblica, ora c’è pure il Corriere. E se il Cavaliere cade?”. “Ok, proviamo a fare lo scenario. Il Cav casca e diventa inadatto a governare”. “Unfit, come scriveva l’Economist?”. “Unfit. Ma andiamo avanti: Silvio esce dalla politica?”. “No. Resta a Palazzo Grazioli, incaz… come un toro. E manovra”. “E la Lega non vota un governo di unità nazionale”. “No, di sicuro. E neanche il Pdl, ma forse Fini, Tremonti… “. “Fini non controlla il partito, Tremonti è il nemico delle banche”. “Già, è vero. Arriva un salvatore della patria? Magari vicino alle banche, Draghi, Montezemolo “. “Non sono passati dalle urne, ci sarebbe una rivolta nel Paese”. E dopo c’è il caos.

La chat di Montecitorio al tempo dei complotti
Non è una cronaca marziana, ma la chat di Montecitorio al tempo dei complotti veri e immaginari. Quello che si dice in Parlamento in questi giorni è degno di un capitolo che arricchirebbe il libro Cospirazioni di Kate Tuckett (Castelvecchi editore) e non sfigurerebbe affatto accanto ai brani dedicati all’Area 51 (la base americana dove si nasconderebbero le prove degli ufo), a Elvis Presley che uccise John F. Kennedy, all’uomo che non è mai andato sulla Luna (vedere il film Capricorn One).

Come scritto su Panorama qualche numero fa, guai a chiamare quel che va accadendo “complotto”, perché le mosse sono ben visibili, i protagonisti non si nascondono e soprattutto perché un complotto politico ha sempre un piano per il dopo e qui, ammesso che il durante sia programmato, nel dopo si vede solo il caos. Da Apicella alla donzella barese. Non erano trascorse neppure 24 ore dall’archiviazione dell’inchiesta sui voli di stato e dal successo diplomatico dell’incontro a Washington con Barack Obama (qui la GALLERY dell’incontro) che Berlusconi si è trovato ancora nel plot del gossip e del ricatto. Chiuso il dossier dell’Apicella volante si è aperto quello di una donzella barese che minaccia sfracelli e rivelazioni sulle pagine del Corriere della sera contro un Cav reo di averla invitata a una festa a Palazzo Grazioli, di averle dato un cadeau di 1.000 euro e soprattutto di non averle dato una mano per costruire “un residence su un terreno della mia famiglia”. Il giornale di via Solferino indaga e intervista Patrizia D’Addario (qui il suo calendario e un suo ritratto), candidata nella lista Puglia prima di tutto, ma alla cronista sorge un sospetto e chiede: “Non si rende conto che questo è un ricatto?”.
La ragazza serafica risponde: “Lei dice?”. E afferma di essere stata in corsa per una candidatura alle europee. Candidatura sfumata. D’Addario sostiene ora di avere delle prove di quanto afferma e perfino delle registrazioni.

Le fiamme si levano dalle intercettazioni
Le fiamme del “nuovo filone” si levano dalle intercettazioni disposte dalla procura della Repubblica di Bari che indaga sulle forniture di un’azienda, la Tecno Hospital. L’indagine finisce sui quotidiani perché dalle protesi artificiali vira verso le cosce reali di giovani donne che avrebbero fatto visita nelle residenze di Berlusconi (il quale non è indagato). Siccome al telefono si parla di soldi, le indagini si approfondiscono e cominciano gli interrogatori, anche di alcune giovani donne in veste di “persone informate dei fatti”. Dagli appalti nel settore della sanità si passa a scandagliare non tanto la vita privata del presidente del Consiglio quanto due piste. La prima è quella dell’induzione alla prostituzione. La seconda riguarda eventuali tentativi di pressione sul premier. C’è anche chi si spinge a fantasticare di scambi appalti-donne. Di certo c’è solo che l’inchiesta è aperta e che esistono delle intercettazioni, acquisite però in un altro procedimento sull’azienda guidata da Giampaolo e Claudio Tarantini, titolari della Techno Hospital.

E qui sorge un problema: secondo l’articolo 270 del Codice di proceduta penale, “i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”. E non saremmo in ogni caso di fronte a un omicidio o a una rapina. Altro punto sul quale probabilmente si aprirà una battaglia: la competenza territoriale. Dove si sarebbe eventualmente consumato il reato? A Bari? A Roma? In Sardegna? Chi deve indagare? Niccolò Ghedini, deputato e avvocato di Berlusconi, ha comunque precisato: “Il presidente del Consiglio non è ricattabile, perché ricattabile è chi non può rivolgersi all’autorità giudiziaria. Escludo la presenza di registrazioni”. Massimo fa il sismologo e annuncia la scossa. Settandue ore prima D’Alema va alla trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata e si trasforma in oracolo: “La vicenda italiana potrà conoscere delle scosse, non c’è dubbio. Berlusconi è animato dal mito dell’eterna giovinezza, un mito pericoloso. L’opposizione deve reagire assumendosi le proprie responsabilità”. Un minuto dopo nel Palazzo ci si chiede a cosa alluda il deputato di Gallipoli (Achille Occhetto dixit), tre giorni dopo bossianamente arriva la quadra e la teoria del complotto decolla a razzo: D’Alema è amico del sindaco di Bari Michele Emiliano, ex magistrato, allora lui sapeva… Massimo nega e si indigna. Il suo più stretto collaboratore, il senatore Nicola Latorre, giura a Panorama che “tra le cose di Bari e le dichiarazioni di D’Alema non c’è un collegamento. Il ragionamento di D’Alema era esclusivamente, rigorosamente e totalmente di carattere politico”.

La ricostruzione temporale
Il senatore del Pd incastra un altro dato cronologico: “Il discorso di D’Alema nasce dalla constatazione che è stato Berlusconi a parlare di piano eversivo, cioè il fatto che si vuole sostituire un eletto dal popolo con un non eletto dal popolo”. La ricostruzione temporale non fa una piega, il Cav infatti il 13 giugno a Santa Margherita, durante il convegno dei giovani industriali, parla di “piano eversivo contro di me”. E di fronte “a una cosa del genere” dice Latorre “una forza d’opposizione segnala una evidente difficoltà, perché a dispetto di quel che si creda nell’immaginario io sono convinto che Berlusconi non parli mai a vanvera. Così di fronte a tutto questo D’Alema ha invitato l’opposizione ad avere un atteggiamento responsabile”. La tesi del principe delle tenebre incarnato in D’Alema per Latorre non esiste: “Se vogliamo dirla tutta, era un monito anche a quanti all’interno dell’opposizione si preoccupano soltanto di alzare il tono dello scontro e non si pongono il problema di proporsi al Paese come una credibile alternativa di governo.
Era un modo di rispondere politicamente alle cose dette da Berlusconi e un messaggio rivolto a tutto il centrosinistra”. In Parlamento nessuno ci crede, ma Latorre chiosa: “Personalmente, sempre, sempre, sempre, non ho mai ritenuto la scelta di mettere un non eletto dal popolo una buona cosa”. Resta il fatto che nel pentolone del diavolo barese bolle qualcosa e per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, che in terra pugliese ha legami familiari e politici, quel qualcosa e il tentativo ciclico di mandare in stallo un jumbo che vola con il pieno del carburante, il pilota alla cloche, gli steward (e le hostess) ai loro posti.
“Se guardiamo la storia d’Italia, e piena di fibrillazioni” spiega Quagliariello “perche non si e mai sopportato che un governo si stabilizzasse. Abbiamo vinto le elezioni politiche, e venuta meno la logica delle coalizioni di un tempo, c’e una vera maggioranza intorno a un premier e gli elettori l’hanno confermata. Tutto cio per alcuni e intollerabile”.

Bersaglio grosso: l’immagine pubblica di Berlusconi
Intollerabile o no, qualcosa si muove. E sul G8 di meta luglio all’Aquila s’addensano nuvoloni. Sarebbe quello il bersaglio grosso della strategia di demolizione dell’immagine pubblica di Berlusconi. Finale di partita dei due divanisti. “E se arriviamo al G8 con il premier ammaccato? “. “Questo e probabile”. “Allora che succede?”. “Si va avanti e si attende l’autunno, quando la Consulta decidera sul lodo Alfano”. “E se il Cav ne esce senza scudo?”. “Elezioni anticipate, si rivota”. “E chi vince?”. “Noi vinciamo di nuovo”. “E noi perdiamo di nuovo”.

Ore di gossip
Il tempo dedicato dalle trasmissioni di approfondimento giornalistico al cosiddetto Noemigate e ai temi politici nelle ultime settimane
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“Un chiaro progetto eversivo”: qual è la mano che muove contro il premier?

un complotto contro di lui?
“Progetto eversivo”: sono queste le due parole usate dal premier Silvio Berlusconi per commentare l’ennesima, fra le continue rivelazioni, accuse e indagini, che nelle ultime settimane lo hanno visto coinvolto.

“Io ho parlato con assoluta chiarezza e precisione di un chiaro attacco al presidente del Consiglio: un chiaro progetto eversivo messo in atto da un gruppo editoriale schierato a sinistra e con la connivenza della sinistra”, si sarebbe lasciato andare il premier davanti ai microfoni di Teleuniverso, emittente locale del basso Lazio.

Dopo Repubblica, il Corriere

A complicare le cose è adesso l’allargamento del fronte degli accusatori mediatici. Che Repubblica infatti avesse preso di mira Silvio Berlusconi era cosa ormai nota, anche al primo ministro stesso che non ne aveva mai fatto mistero. Ma l’attacco stavolta porta una firma inaspettata: quella del Corriere della Sera.

In via Solferino la svolta antigovernativa di Repubblica deve aver destato qualche preoccupazione, a causa del tam-tam mediatico che i suoi “scoop” hanno ricevuto negli ultimi mesi. Che abbiano deciso di seguirne le orme per una mera questione di marketing? Le cose potrebbero non essere propriamente così.

Nuovi protagonisti

A preoccupare Berlusconi sarebbe infatti la possibile, probabile presenza di una regia occulta che sta tirando le fila di quanto accade in Italia: lo sfogo della moglie Veronica Lario, la sentenza sul caso Mills, le voci su Noemi Letizia, lo pseudo scoop delle foto rubate a Villa Certosa e ora anche la nuova indagine della procura di Bari.
Una sequenza di avvenimenti dal timing sospetto, concentrati in un momento molto delicato per il primo ministro italiano: dalle recenti elezioni europee al futuro G8 in Abruzzo, si preannuncia infatti un’estate calda per il leader del PdL. E la mente corre al 1994, quando l’avviso di garanzia che lo vedeva “coinvolto” in Mani Pulite gli fu recapitato proprio in corrispondenza dell’incontro con i grandi mondiali. Coincidenze?

Il premier non ne sarebbe troppo convinto. Pare, anzi, che abbia chiesto ai suoi: “Com’è possibile che sia solo frutto del caso? Chi è in grado di allestire un complotto del genere?”
Già, chi? E a che pro?
Fare implodere la maggioranza? Costringerlo alla crisi di governo? Sostituirlo a Palazzo Chigi, dando vita a un governo istituzionale? Per togliersi rabbia e cattivi pensieri, il premier è partito per Bruxelles dove giovedì e venerdì 19 partecipa al Consiglio Ue, nella speranza che, concentrandosi sui problemi continentali (c’è da sostenere la candidatura italiana alla guida del parlamento Europeo e in lizza ci sono l’italiano Mario Mauro e il polacco Jerzy Busek)  gli faccia dimenticare i guai di casa.

Il 24 luglio dell’Elefantino

A ricordarglieli però ci si mette anche un “amico politico non servile” del Cavaliere (nonché suo stretto collaboratore e ministro in passato): Giuliano Ferrara, oggi direttore del Foglio. In un editoriale, a firma Elefentino e con un titolo che è già un programma: 24 luglio (cioè il giorno prima del Gran consiglio del fascismo che nel 1943 dimissionò Mussolini), Ferrara immagina che siamo ancora al giorno prima, che quindi si sia in tempo per fermare congiure di palazzo e ribaltare la scena: “Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera”.
Che cosa dovrebbe fare il premier, secondo l’Elefantino? “Tirarsi fuori da questa incredibile condizione di minorità civile in cui si è ficcato e reagire con scrupolo, intelligenza e forza d’animo”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
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