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Non ha perso il consueto entusiasmo, nonostante la lite che secondo il Corriere della Sera l’ha contrapposto all’antagonista di sempre, Giulio Tremonti, il ministro anti fannulloni e anti burosauri. È infatti con la solita verve che Renato Brunetta ha presentato alla stampa il ddl sulla semplificazione amministrativa approvato in Consiglio dei Ministri. Continua

Basta con i magistrati che scrivono le sentenze a casa. Giustizia e università saranno i prossimi fronti del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Che, pur riponendo la clava nel cassetto e usando toni suadenti, non molla di un centimetro: attraverso la trasparenza assoluta vuole efficienza e organizzazione in tutti i settori dello Stato.
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Non ha parlato solo di burocrazia e sicurezza, il ministro Brunetta nell’intervista rilasciata al massmediologo Klaus Davi nella trasmissione KlausCondicio in onda su YouTube. Ma le sue affermazioni sui “poliziotti panzoni” non potevano che provocare un polverone. Il concetto è questo: la sicurezza non si garantisce mandando in strada quei poliziotti che sono negli uffici, perchè tra loro si annidano decine di “panzoni e burocrati”: “Non mi prenda il panzone, il passacarte e me lo mandi per strada perché lì se lo mangiano. Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza e la sicurezza deve essere fatta da chi sa fare sicurezza, quindi, se si prende questa decisione sempre in democrazia perché mai dovremmo, non è più così non sarà più così, rinnovare il passaporto in questura. Non ci siamo mai chiesti la follia di questa cosa? Per cui un poliziotto deve fare da burocrate, il passacarte per darci il passaporto? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello in giro per le strade, nelle gazzelle, nelle automobili, in elicottero… questa deve essere la sicurezza. La sicurezza non deve essere burocrazia e purtroppo invece gran parte, parte se non gran parte, del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è impiegato a produrre carte, produrre burocrazia”.
Ecco la frase che ha provoca reazioni indignate degli agenti, con i quali poi il ministro si scusa: “Non volevo offendere nessuno, la mia era solo una constatazione scherzosa” dice. E però poi ribadisce il concetto: “Chi per tanti anni ha fatto il burocrate dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per la strada” dice Brunetta per spegnere le polemiche a margine della presentazione del suo libro Rivoluzione in corso. “Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia, nessuna offesa nei loro confronti, ma solo la constatazione che un eccesso di impegno burocratico delle forze dell’ordine ha spesso snaturato la missione principale del sistema sicurezza che è quella di stare per la strada per la sicurezza dei cittadini. Chiedo scusa non dovevo dire ‘panzoni’, ma dicendo ‘panzoni’ tutti mi hanno capito tranne gli ipocriti”.
Immediata la reazione dei sindacati di polizia. “La misura è colma” afferma il Siulp. “Saremmo tutti molto più contenti se Brunetta o qualcun altro ponesse mano a questo sistema impazzito per ridare dignità alla funzione di polizia e ai poliziotti. Sappia però il Ministro che anche i poliziotti oggi impiegati in servizi ‘d’ufficio’ fanno una notte ogni quattro giorni in ufficio e il sabato e la domenica sono impegnati in ordine pubblico a ricevere botte e sassi sulle proprie testoline, mentre il Ministro corregge le bozze dei suoi libri. Il tutto senza neanche percepire lo straordinario”. Per il Silp-Cgil quelle del ministro “sono parole in libertà , oppure si vuole aprire una questione istituzionale con la polizia”. Critiche anche dai sindacati vicini al centrodestra: il Sap accetta le scuse del ministro, ma aggiunge: “poliziotti e carabinieri italiani non sono nè panzoni nè passacarte ma svolgono indagini”, mentre l’Ugl sottolinea che “va evitata ogni forma di denigrazione delle forze di polizia”. Contro il titolare della Funzione Pubblica si schiera anche l’opposizione, con il Pd che parla di battute “offensive”.
A sdrammatizzare ci pensa Fiorello: “Messi?” ironizza lo showman parlando del fuoriclasse del Barcellona campione d’Europa “Messi è Brunetta, è come se ieri avesse segnato Brunetta”, anche se in questo caso i “fannulloni sono quelli della difesa del Manchester”.
Ma Brunetta è un fiume in piena e nell’intervista si rivolge anche ai dipendenti statali auspicando un abbigliamento consono sul luogo di lavoro: “Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un’azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato. Mi piacerebbe poi che lavorassero tutti i pomeriggi fino a tardi, specie il settore giustizia. Io amo tantissimo il tempo pieno e i turni. Perché tanti edifici pubblici vengono utilizzati solo per mezza giornata? Perché non usare le scuole anche oltre l’orario normale? Far lavorare gli statali anche di pomeriggio è un mio obiettivo di questa legislatura”.

Rivoluzione passata, dimissioni rientrate.
Ma il premier Silvio Berlusconi non se la prende con Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, che aveva minacciato le dimissioni qualora non fosse stato approvato il testo per la riforma della Pubblica amministrazione: “Ha usato una tattica da birichino, ma ha ottenuto un ottimo risultato”.
Minaccia rientrata, quindi, e tanti ringraziamenti al minsitro visto che alla fine il Cdm ha dato il via libera al testo di quella che lo stesso premier ha definito la “rivoluzione Brunetta” (anche se il provvedimento non compare nel comunicato web del Consiglio dei ministri).
Ora inizia l’iter di approvazione: il provvedimento “verrà sottoposto all’esame delle Camere, alla Conferenza Stato-Regioni, e al Cnel”, ha detto Berlusconi. “Tutte le famiglie” ha fatto sapere il premier “potranno tramite internet collegarsi con le istituzioni. Anche i 3,5 milioni di pubblici dipendenti potranno trarre da questa rivoluzione motivo per sentirsi realizzati”.
Un iter a cui il ministro anti fannulloni ha già posto la data scadenza, sarà legge entro sessanta giorni: “Penso che tutto possa essere approvato entro 60 giorni a partire da lunedì”, ha detto Brunetta. “Intendo avere assolutamente l’accordo con la Conferenza Stato-Regioni. Chiederemo poi anche un parere articolato del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro”.
Tra i tanti cambiamenti previsti, i diversi meccanismi di retribuzione basati sulle premialità , che non verranno date a tutti, “ma solo ai più meritevoli”. Significa che la meritocrazia si sentirà anche nelle differenze in busta paga. Ma: “Solo il 25% dei dipendenti pubblici, e il sindacato è d’accordo, avrà a disposizione il 50% di tutte le risorse destinate alla premialità . Non è stato fatto mai neanche nel privato se non per qualche iniziativa singola”.
In particolare, spiega ancora il minsitro, il confronto sulla riforma varata oggi con il dlgs sulla produttività e la trasparenza “Non è una partita che si gioca tra governo e il sindacato dei dipendenti pubblici, ma riguarda tutto il Paese”. E ancora: “Questo provvedimento riguarda i cittadini, i sindacati del settore privato e anche quelli dei datori di lavoro, come la Confindustria”.
Tra le novità , Brunetta annuncia anche che la class action nella pubblica amministrazione “partirà dal primo gennaio 2010″, spiegando l’obbligo, per i dirigenti, di un periodo di lavoro-studio all’estero presso le organizzazioni internazionali. “È la prima volta” ha sottolineato “che si introduce l’azione collettiva nella pubblica amministrazione”. Quanto ai tempi, Brunetta ha spiegato che “occorrerà dare vita agli standard della p.a. nei prossimi mesi. Il decreto legislativo sarà coerente con quanto le Camere avranno definito in termini di azione collettiva per il settore privato”, ha detto il ministro riferendosi alla norma approvata in Senato nel disegno di legge Sviluppo e ora all’attenzione della Camera.

di Paola Sacchi
Sono Brunetta, risolvo problemi. Potrebbe essere questo, come la battuta con cui si presenta Mr Wolf in Pulp fiction, lo slogan del ministro dell’Innovazione e della pubblica amministrazione. E occhio all’803001: non è un numero magico e non vi risponderà il vulcanico ministro, ma la Linea amica da lui istituita il 29 gennaio in collaborazione con il Formez (centro di formazione della pubblica amministrazione) e le 230 amministrazioni che dominano la nostra vita quotidiana: dall’Inps all’Inail, all’Agenzia delle entrate, a comuni e province.
Se non è un numero magico, l’803001 con il network www.lineaamica.gov.it, che per la prima volta mette in rete tutti gli uffici ai quali il cittadino può rivolgersi, è una preziosa chiave d’accesso per districarsi nella bolgia dantesca della burocrazia. “Obiettivo del ministro è rendere la pubblica amministrazione sempre più vicina ai cittadini” spiega il presidente del Formez, Carlo Flamment.
Linea amica, se non spalancherà di colpo tutte le porte della burocrazia, consentirà di risparmiare ai cittadini almeno in parte lo sfinimento delle file agli sportelli e delle lunghe attese telefoniche. Problemi per il riconoscimento di una pensione d’invalidità e per ristrutturare una casa, o per sapere in quali centri pubblici effettuare una risonanza magnetica, o rogne con il fisco? Dalle 9 alle 17, dal lunedì al venerdì, risponde una squadra qualificata di 120 operatori della pubblica amministrazione, messi a disposizione dal Formez. Vi indirizzano all’ente di cui avete bisogno, ricordando che in molti casi è già possibile risolvere le pratiche al telefono. E mettendo a confronto i dati delle varie amministrazioni vi aiuteranno a trovare la soluzione a casi sui quali hanno competenza più enti.
Se poi le risposte non sono soddisfacenti, ditelo a Linea amica, che promette di richiamarvi entro 24 ore per dare la risposta. Se poi neppure il servizio messo a disposizione dal ministro Renato Brunetta vi soddisfa, cliccate sulla faccetta imbronciata che appare sul sito accanto a una con espressione neutra e un’altra invece sorridente.
Il numero 803001 si può chiamare solo da telefoni fissi. In breve tempo ne arriverà un altro che sarà possibile chiamare dai cellulari. Sono state finora 1.500 le pratiche evase, via telefono o via computer, sul tavolo di Linea amica: “Solo un 6 per cento è ancora da risolvere” calcola Flamment, tracciando un primo bilancio. “Noi non solo cerchiamo di risolvere i problemi ma diamo tutta una serie di informazioni sui tanti servizi che sono già a disposizione e di cui i cittadini però non sono a conoscenza. Come, per esempio, i centri sanitari di prenotazione unica in vigore in regioni come il Lazio e l’Emilia-Romagna”.
La maggior parte delle richieste finora ha riguardato la previdenza, poi il lavoro e al terzo posto il fisco. Ma è solo un primo passo della guerra che il “ciclone Brunetta” ha dichiarato alla burocrazia, contro la quale va a sbattere buona parte della nostra vita quotidiana.
Sono 130 mila i contatti giornalieri che riguardano le 230 amministrazioni che sono nel network. A fine febbraio Linea amica si doterà anche di un servizio per i disabili, per i quali verranno messi a disposizione altri 20 operatori.
Ma, attenzione, il servizio non potrà aiutare per questioni che riguardano le banche o società di gas e luce, poiché non si tratta di pubbliche amministrazioni. Finora sono arrivate anche richieste bizzarre. Per esempio su come sistemare o allontanare un gruppo di gatti insediatisi su un terreno in multiproprietà , con schieramenti contrapposti tra gattari e antigattari. A chi rivolgersi: alla Asl, al comune, ai carabinieri, alla protezione animali? C’è stato perfino un tale che voleva denunciare il cognato che non va a lavorare. Ma la campagna antifannulloni fa parte di un altro capitolo del ciclone Brunetta.

Perché e chi chiama Lineamica
Nuovo passo in avanti di Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, nel progetto di migliorare l’efficienza dell’amministrazione statale. “In questi tempi molti lavoratori del privato temono la cassa integrazione, mentre i lavoratori del pubblico non hanno questa paura. Se c’è questo privilegio, sono loro che devono tirare fuori l’Italia dalla crisi”. ”Pensate il traino che può avere l’efficienza della Pubblica amministrazione sul resto dell’economia”, ha aggiunto il ministro.
Che ha poi spiegato la sua idea con cifre alla mano: “Abbiamo tutte le condizioni per farlo: contratto, capitale umano, posto sicuro” e per questo i dipendenti pubblici “devono avere l’orgoglio di dire: ‘dalla crisi siamo noi a tirarvi fuori’.
Se ciascuno dei 3 milioni 600 mila dipendenti aumenta la sua produttività c’è più efficienza e qualità per imprese e famiglie. Pensate solo ai tempi lunghissimi della giustizia”.
A giudizio di Brunetta, “finora l’inefficienza della pubblica amministrazione ha fatto da freno a mano, ed è la ragione per cui noi cresciamo meno dell’Europa. In questo momento di crisi, abbiamo questo vantaggio di poter agire sull’efficienza della pubblica amministrazione. ”Voglio tirare fuori” ha concluso “un 20, 30, 40 per cento di produttività in più. La carota è che se l’Italia cresce di più ci sono più risorse per tutti, la carota è la dignità .
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Vabbé, Obama è scontato. Addirittura, c’è chi dice che (anche) grazie alla Rete e a Facebook abbia vinto le elezioni di novembre. E allora stando entro i (virtuali) confini italiani di Fb, non sono pochi i politici che si sono fatti un profilo sul sito di social network più cool e famoso del mondo. Forse anche perché blog, forum e isole virtuali su second Life non erano più sufficienti per esprimere le idee politiche. Walter Veltroni è iscritto ad un centinaio di gruppi e ha ben 5.000 amici, Antonio Di Pietro oltre 4.000 e Pier Ferdinando Casini circa 3.100. E come non citare il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia (3.389 sostenitori), Massimo D’Alema che ne vanta 3.157, Renato Soru (l’ex) governatore della Sardegna (lui parte però avvantaggiato dal suo rapporto prediletto con il web, in quanto fondatore di Tiscali) che conta 5.962 sostenitori, Giancarlo Gentilini con 7.145 sostenitori, Gianfranco Fini (4.831 sostenitori), Giulio Tremonti 4.244 sostenitori, Fausto Bertinotti (2.490 sostenitori) e Romano Prodi (2.280 amici).
E adesso c’è anche lui, il ministro anti furbetti, Renato Brunetta. Forse stuzzicato dal nome di un gruppo italiano Tra Facebook e Msn anche oggi non ho combinato un c…, il responsabile della Funzione Pubblica ha pensato di approdare su Fb e dare una sbirciata. E chissà che sorpresa per i “fannulloni” che dedicare il proprio tempo d’ufficio a rintracciare i vecchi compagni di scuola o a fare giochini e test.
Insomma, dopo la Gelmini su YouTube, ecco ora un altro ministro del governo Berlusconi presentarsi ai naviganti con un video-messaggio. Breve, solo 44 secondi, veloce e diretto, come va di moda in Rete: “Amici di Facebook buongiorno. So che siete in tanti. Questa è la prima volta che mi rivolgo a voi. Grazie, intanto, di esserci. Io finora non ho fatto niente per colloquiare con voi. Da adesso, se vorrete, potremo parlare un po’ insieme. Vi racconterò le cose che faccio. E magari, se voi mi date qualche suggerimento, qualche reazione, lavorerò anche meglio. Tutto qua. Grazie ancora, vediamo se funziona”.
I commenti all’esordio. Ovviamente più che positivi: “Ottimo… Lei è l’idolo di mia moglie. Mia moglie è una che da sempre denunciava le “storture del pubblico… quando l’ha vista far fare una figuraccia alla Gruber era lì che faceva il tifo da stadio in casa :) Una domanda, se posso, che fine ha fatto la sua proposta per regolamentare le coppie omosessuali? Può rispondermi anche in privato nel mio profilo trova tutti i contatti”, recita uno dei 153 post inviati dai supi 13.000 e più supporter che lo piazzano ai primi posti nella classifica dei politici italiani con più fan.
Ora, su Facebook manca solo Silvio Berlusconi, tanto che gli utenti hanno lanciato una vera e propria campagna online per spronare il premier a creare un suo profilo. È nato infatti il gruppo “Silvio, fatti il profilo su Fb!1.000.000 a chiederlo”, con più di centosessanta persone che invocano lo sbarco del Cavaliere sul social network. L’obiettivo del gruppo è raggiungere quota un milione di iscritti. Forse, in questo modo, Berlusconi non potrà più ignorare la proposta. Il gruppo è ancora “giovane”. Ma l’appello è unanime: “Silvio apri anche tu un profilo”. Dopo l’aria di novità portata da Obama, che ha usato il web in un modo tutto nuovo, anche gli utenti italiani reclamano a gran voce un diverso rapporto tra cittadini e politici.
Dopo averli messi a Palazzo Chigi, dopo averli adottati al ministero della Funzione pubblica, adesso Renato Brunetta ha un altro obiettivo per rendere più efficiente e trasparente il mondo della P.A.: i tornelli anche per i magistrati. La proposta-provocazione arriva dai microfoni di Radio Rtl 102.5 che ha stamani ospitato un intervento del ministro, che ha parlato anche di contratti, di rottamazione e della manifestazione di ieri al Circo Massimo. Rispondendo alla critiche di quanti pensano che il governo, dopo aver ’aiutatò l’Alitalia, possa mettere mano agli aiuti per la Fiat e le banche Brunetta taglia corto: «I soldi alla Fiat sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo - assicura - sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla».
Quanto alle banche “vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido”.
“I veri investimenti sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università , ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo piu’ di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi”.
Ma non c’è solo la sanità ” incalza Brunetta, “ci sono i baroni universitari, i corsi universitari per appena 10 studenti e così via. Riguarda anche i magistrati, molte magistrati che lavorano solo 2-3 giorni a settimane, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa. Ecco - propone provocatoriamente Brunetta - vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati. Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi, nel mio ministero e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti”.
Non gliene dice di tutti i colori, ma reagisce subito l’Associazione magistrati. “Invece dei tornelli” replica il presidente dell’Anm, Luca Palamara di Unicost, “servono aule e uffici. Il ministro, evidentemente, non ha cognizione di quella che è la realtà degli uffici giudiziari. Più che pensare ai tornelli sarebbe importante rimediare ai tagli ai fondi per le spese di giustizia e alle riduzioni del personale amministrativo”. Quindi, precisa Palamara a La Stampa: “Lavoriamo da casa perché in tribunale mancano gli uffici”.
Antonangelo Racanelli, membro del Comitato direttivo dell’Anm per Magistratura Indipendente e pm a Roma, prende quella di Brunetta per una battuta e risponde con un’altra: “Se ci mettessero i tornelli e un orario di lavoro ci guadagneremmo: lavoreremmo e produrremmo meno, perché il senso medio di responsabilità dei magistrati li porta a fare in genere molto più di quanto richiesto”. Poi aggiunge: “Ci mettano piuttosto in condizioni di lavorare meglio, perché con gli ultimi tagli al personale amministrativo siamo rimasti soli”.
Eppure, l’articolo 11 della riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario dice che quattro sono i parametri per la valutazione di professionalità che ogni quattro anni deve stabilire se un magistrato può progredire in carriera: capacità , laboriosità , impegno e diligenza. Quest’ultima riguarda proprio “l’assiduità e puntualità di presenza in ufficio nelle udienze e nei giorni stabiliti” e anche il rispetto dei termini nella redazione dei provvedimenti e nel deposito delle sentenze. Insomma, non c’è orario di lavoro, ma la puntualità nelle occasioni stabilite è prescritta.