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Stato

Maroni: Gomorra? È una foto invecchiata

maroni190308

Da strozzare. Così dice Silvio Berlusconi degli autori della Piovra, un cult televisivo di un’epoca fa, quello del commissario Cattani e del boss Tano Cariddi. Da strozzare “per il danno d’immagine che ha arrecato all’Italia”. E Gomorra, allora? Una domanda che Panorama rivolge a Roberto Maroni, ministro dell’Interno. Leggi l’intervista

Non toccate Saviano

Lo scrittore Roberto Saviano, durante una conferenza a Capri

Lo scrittore Roberto Saviano, durante una conferenza a Capri

Cosa è mai passato nella testa di Vittorio Pisani, 42 anni, capo della squadra mobile di Napoli, quando in un’intervista al Magazine del Corriere della sera ha deciso di dire che, fosse stato per lui, la scorta a Roberto Saviano mai e poi mai l’avrebbe concessa?
In questi tempi in cui o si è guelfi o automaticamente ghibellini, Pisani ha detto una cosa che pensava ma che, nella sua posizione, non doveva dire. Continua

I misteri di Ciancimino e quell’audizione negata

Vito Ciancimino in tribunale a Palermo

Vito Ciancimino in tribunale a Palermo

Nel complesso intrigo politico-giudiziario sulla presunta trattativa fra Stato e mafia nel 1992 (anno delle stragi Falcone e Borsellino), non è ancora chiaro un punto: perché l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino non venne mai ascoltato dalla commissione Antimafia? Continua

113: i suoi primi 40 anni. Nel 2008 5,2 mln chiamate, un intervento ogni 13 secondi

Polizia

L’arresto di 161 pericolosi latitanti (43 dei quali per associazione di tipo mafioso), oltre 436mila le persone controllate dagli agenti dei reparti prevenzione crimine nel corso delle operazioni mirate al controllo del territorio e il soccorso ai cittadini, il sequestro dei beni dei mafiosi e il contrasto al terrorismo islamico. C’è ogni aspetto della sicurezza nei numeri di un anno di attività della Polizia, che domani festeggia il 157esimo anniversario della fondazione (con una tre giorni dal titolo “C’è più sicurezza insieme” che si aprirà venerdì 8 con la tradizionale cerimonia a piazza del Popolo, a Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e lo sbarco su Facebook e YouTube, per essere sempre più vicino ai giovani.

Questi i numeri resi noti dalla Polizia in un anno di attività
113, oltre 5 milioni di chiamate in un anno - Un intervento ogni 13 secondi, quasi 7mila al giorno. Nel 2008 sono arrivate complessivamente al 113 5.252.748 chiamate; 4.225.263 sono state le persone controllate in seguito alle segnalazioni. Gli interventi sono stati complessivamente 2.465.952 così divisi: 1.710.000 per attività di polizia (incidenti stradali compresi), 78.777 per soccorso sanitario, 214.269 per calamità naturali e incidenti vari, 462.328 per interventi di natura diversa. Quasi 30mila (29.921), infine, le persone arrestate dopo l’intervento di una volante e 90.892 quelle denunciate.
161 latitanti arrestati, 3 in elenco 30 più pericolosi - Dei 161 finiti in manette, 43 sono stati arrestati per reati di tipo mafioso. Tra questi spiccano i nomi di Vincenzo Licciardi, Giuseppe Di Stefano e Pietro Criaco, inseriti nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Gli uomini della polizia hanno arrestato anche Giuseppe Nirta, Antonio Pelle, Antonio Romeo e Paja Ilir, che erano tra i cento uomini più ricercati. Sul fronte dei sequestri, il valore complessivo dei beni mobili e immobili recuperati ammonta a circa 1.600 milioni. In totale gli arrestati nel 2008 sono stati 46.118 e 230.943 i denunciati.
14 estremisti islamici in manette per terrorismo - Alcuni già noti alle forze dell’ordine. Altri quattro magrebini sono invece stati espulsi per gravi motivi di sicurezza nazionale, e 29 stranieri sono finiti in manette perchè appartenenti ad organizzazioni terroristiche di matrice non religiosa. Quanto al terrorismo interno, sono stati arrestati 9 anarco insurrezionalisti e 2 persone responsabili di attentati a danno di obiettivi islamici in Italia. Sul versante dell’estremismo di sinistra sono finiti in manette 35 militanti, mentre sul fronte opposto gli arresti hanno riguardato 73 militanti.
Immigrazione, 24mila irregolari allontanati - Su oltre 70mila stranieri rintracciati in Italia nel 2008. I provvedimenti di allontanamento sono stati adottati anche nei confronti di 910 cittadini comunitari, per motivi di pubblica sicurezza, mentre per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono state arrestate 408 persone e 2.693 denunciate.
Polstrada, 30.000 ubriachi al volante - Gli automobilisti in difficoltà che hanno ricevuto aiuto dalla Polstrada sono stati 480.706. Le pattuglie sono intervenute per 80mila incidenti, di cui 1.341 mortali con 1.507 vittime. Arrestate oltre 2mila persone. Quasi 4,5 milioni i punti patente tagliati. I controlli con gli etilometri sono stati oltre 1,3 milione ed hanno portato all’identificazione di 30mila ubriachi al volante e più di 2.500 drogati alla guida.
Pedofilia on line, 39 arresti - La polizia postale ha monitorato 23mila siti internet, arrestando 39 persone e denunciandone 1.167. Nell’ambito del contrasto ai reati relativi al commercio elettronico sono stati monitorati oltre 12mila siti, con più di 100 persone arrestate e 4.000 denunciate.
Monitorate 3.050 partite calcio - Sul fronte degli eventi sportivi, la polizia ha monitorato 3.050 partite di calcio alle quali hanno assistito 16,5 milioni di spettatori. Per il servizio di ordine pubblico in occasione dei soli incontri di squadre professionistiche è stato disposti l’impiego di 114.208 poliziotti. Nel corso delle manifestazioni sportive sono rimasti feriti 102 agenti (dato in netto calo rispetto ai 236 del 2007).
Sono stati arrestati 201 tifosi (-40% rispetto al 2007), mentre 848 sono stati denunciati in stato di libertà.

Federalismo, sì del Senato. Bossi ringrazia: “Con Veltroni un buon lavoro”

Giulio Tremonti e Umberto Bossi

Via libera dell’Aula di Palazzo Madama al ddl sul federalismo fiscale. Il provvedimento ora passa alla Camera. Hanno dato il loro voto favorevole Pdl, Lega ed Mpa, il Pd e l’Idv si sono astenuti. L’Udc di Pier Ferdinando Casini ha votato contro (”Non ci interessa votare un provvedimento che e’ un manifesto della Lega. Noi siamo federalisti, ma non possiamo dare il nostro voto a un provvedimento confuso e pasticciato”).
Presenti in Aula molti membri del governo, a partire dal premier Silvio Berlusconi, secondo il quale grazie alla riforma la pressione fiscale dovrà diminuire, altrimenti: “Verrebbe meno al suo principale obiettivo”, dando agli enti locali “la piena responsabilità delle spese per ogni servizio”, avvicinando così amministratori e cittadini.
Ovviamente al completo la delegazione ministeriale della Lega con in testa il leader (e ministro delle Riforme) Umberto Bossi.
Che di persona ha voluto elogiare il comportamento dell’opposizione: “È stato fatto un lavoro importante con la sinistra. Senza la sinistra eravamo ancora in commissione”, dice il leader del Carroccio, in Transatlantico. Bossi ha poi garantito che “Tremonti mi ha assicurato che i conti li tirerà fuori” mentre sulla decisione dell’Udc di votare contro butta lì una frecciata: “Vorrà fare il partito antifederalista e prendere i voti del sud ma ho i miei dubbi perché la legge non penalizza il sud e anche lì sono stufi di amministratori che non fanno il loro lavoro. Chissà dove finirà…”.
Ritiene positiva l’astensione del Pd anche il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: “Quella del Pd di astenersi sul voto finale al federalismo fiscale è una scelta positiva, che apprezziamo, e che dimostra che si è lavorato in profondità in commissione su un tema delicato e complesso come il federalismo fiscale”.

La decisione di astenersi in Aula è stata presa dall’assemblea del gruppo del Pd, presieduta dal segretario del partito Walter Veltroni. Un’astensione, spiega al termine Veltroni, per dimostrare il senso di responsabilità del Pd. Non un assegno in bianco però, quello dei Democrats: nel corso del proseguo del iter parlamentare del federalismo l’atteggiamento del Pd potrebbe cambiare: “La maggioranza deve sapere che il banco di prova saranno la copertura finanziaria del provvedimento e l’attuazione del pacchetto Violante di riforme istituzionali”, spiega Veltroni. L’assemblea del gruppo del Senato del Pd, spiega Veltroni al termine della riunione, “ha votato a larghissima maggioranza (sono 9 i voti contrari, tra cui Marco Follini che nel suo intervento ha motivato le sue perplessità sul disegno di delega, ndr) per una decisione giusta. Perchè siamo una forza responsabile che raccoglie la sfida dell’innovazione e abbiamo contribuito a cambiare il testo originario”.
Dal testo originario è stato inoltre momentaneamente accantonato, su richiesta del ministro delle Semplificazione Roberto Calderoli, l’articolo 22, riguardante Roma Capitale. Calderoli ha annunciato che ci sarà un emendamento sull’argomento che verrà affrontato, comunque, più avanti, insieme alla questione delle città metropolitane.
Parlando del chiarimento sulle cifre chiesto dall’opposizione il ministro “taglia leggi” Calderoli aggiunge: “Non c’è bisogno di nessun chiarimento perché non c’è stata mai la volontà di non dare le cifre. Non si possono fare delle stime in un giorno per quello che va dal 1948 ad oggi. Quando queste saranno in nostro possesso le forniremo”. Il federalismo fiscale, spiega ancora il senatore della Lega, “è il tassello di una riforma complessiva che prevede anche la riforma della Costituzione per cui serviranno quattro passaggi parlamentari. Io penso” aggiunge “che nel giro di un anno e mezzo avremo il federalismo fiscale, la riforma della costituzione e la carta delle autonomie”.
Commentando inoltre il metodo che ha accompagnato il federalismo fiscale fino al voto in Aula, il ministro per la Semplificazione legislativa aggiunge: “È l’avvio di un percorso e di un metodo che può essere usato anche per le altre riforme e che fa di questa una legislatura costituente”.

Vigilanza Rai, mossa Pdl per sfiduciare Villari

Riccardo Villari

Dopo settimane di impasse, sulla Rai si muove il Pdl. Con i capigruppo di Camera e Senato che scrivono una lettera al Corriere della Sera in cui annunciano che i parlamentari del Pdl non si presenteranno più in commissione di Vigilanza finché L’attuale presidente Riccardo Villari non si dimetterà da presidente. Una decisione - spiegano Cicchitto, Gasparri, Bocchino e Quagliariello - che sperano possa far uscire il Parlamento dal “vicolo cieco” in cui è infilata la Vigilanza dopo la decisione del Pd di disertare i lavori.
Un’iniziativa che il presidente del Senato Renato Schifani - che nelle ultime settimane si è speso molto con moral suasion istituzionale per trovare una soluzione allo stallo - non nasconde di apprezzare. “Costituisce” dice “un fatto politicamente rilevante e introduce nella vicenda nuovi e utili elementi per una soluzione politica e non regolamentare”. E sulla stessa linea del Pdl è anche la Lega, che per bocca del ministro Roberto Calderoli chiede un passo in più: “Un documento in cui maggioranza e opposizione invitano il presidente a dimettersi”.
La possibilità di un accordo politico che sblocchi la situazione della Vigilanza non lascia indifferente il Pd. Tanto che il capogruppo al Senato vede la possibilità di fare passi in avanti. “Ho molto apprezzato la lettera che - dice la Finocchiaro - è un gesto politico rilevante”. Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione Pd, giudica “positiva l’iniziativa del Pdl”, una premessa per arrivare alle dimissioni di Villari eletto con 21 voti della maggioranza e 2 dell’opposizione pur essendo un esponente del Pd (da cui è stato poi espulso).
Soddisfatta anche l’Udc che parla di “novità importante”. “La lettera” spiega Roberto Rao “rappresenta una disponibilità politica nuova e importante per concorrere a determinare la piena agibilità di un importante organismo parlamentare di controllo”.
Polemica, invece, l’Italia dei valori. Leoluca Orlando, che era il candidato dell’opposizione al posto poi occupato da Villari, sostiene infatti che “il centrodestra si è imbrogliato nel suo stesso imbroglio”. Anche se a questo punto pare evidente che anche la maggioranza è alla ricerca di una soluzione morbida della complessa vicenda. “È un tentativo estremo di risolvere attraverso la politica e la moral suasion la situazione di stallo che impedisce il rinnovo dei vertici Rai”, spiega il vicepresidente dei senatori Pdl Quagliariello. Questo, però, “in un confronto dialettico con lo stesso presidente Villari”, si augura il capogruppo alla Camera Cicchitto.
Insomma, una soluzione per Villari e per la Vigilanza che sia accompagnata a una soluzione per la Rai, la cui nomina di sette consiglieri su nove e la ratifica con voto bipartisan a due terzi, è di competenza della Commissione. Dove siede ancora Sergio Zavoli che dopo l’elezione di Villari era stato indicato come suo successore alla presidenza per iniziativa bipartisan. Sbloccata la Vigilanza, si dovrà procedere presto - come chiedeva anche nei giorni scorsi il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani - alla nomina di un Cda che, pur essendo pronto mercoledì alla prima riunione dopo le feste, è al momento incompleto per le dimissioni di Gennaro Malgieri (ora parlamentare) e la scomparsa di Curzi. Per la formazione dei nuovi vertici Rai un nome da cui si potrebbe ripartire è quello di Stefano Parisi, il candidato alla direzione generale che non è stato mai del tutto messo da parte.

Il Vaticano: basta alle leggi italiane. “Troppe, instabili e in contrasto con principi Chiesa”

La piazza di San Pietro

Troppe, mutevoli e spesso contraddittorie tra loro. Così sono le leggi italiane, per il Vaticano.
Per non parlare di quelle norme che di fatto contrastano con la morale cristiana. E allora, in base a questo duro giudizio la Santa Sede è pronta, dal 1 gennaio 2009, modificare il meccanismo che quasi automaticamente recepiva nel piccolo Stato le leggi italiane. Lo scrive l’Osservatore Romano commentando l’entrata in vigore il prossimo primo gennaio della nuova legge sulle fonti del diritto approvata lo scorso primo ottobre da Papa Benedetto XVI, in sostituzione della precedente normativa risalente al 7 giugno 1929 e a Pio XI.
Il Vaticano si riserva inoltre di passare al vaglio morale anche i trattati internazionali, e di sancire la “esplicita ammissione di conformità della Santa Sede”. Ciò in realtà è sempre avvenuto implicitamente, come si è visto nei recenti attriti con le Nazioni Unite sulla proposta francese di depenalizzazione dell’omosessualità e sulla convenzione per i diritti dei disabili, non firmata dal Vaticano perché carente in una condanna esplicita dell’aborto. La novità assoluta - come spiega sul giornale vaticano José Maria Serrano Ruiz, presidente della Commissione per la revisione della Legge sulle fonti del diritto Vaticano - riguarda i rapporti tra legislazione italiana e legislazione dello Stato pontificio, che non saranno più regolati dagli automatismi del passato.

Severo il giudizio del responsabile della Santa Sede verso l’attuale legislazione italiana, presa finora a modello di ispirazione per l’ordinamento civile e penale della Città Leonina, come attesta anche la recente normativa vaticana in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Tra i cambiamenti, precisa il quotidiano della Santa Sede, cambia il meccanismo che portava a recepire nel piccolo Stato le leggi italiane, come conseguenza del fatto che “in non poche occasioni i Romani Pontefici hanno riconosciuto la maggioranza o quasi totalità dei sudditi vaticani come cittadini italiani”. “Mentre nella legge precedente” spiega la nota “operava una sorta di recezione automatica che si presumeva come regola, solo eccezionalmente rifiutata per motivi di radicale incompatibilità con leggi fondamentali dell’Ordinamento canonico o dei trattati bilaterali, nella nuova disciplina si introduce la necessità di un previo recepimento da parte della competente autorità vaticana. Tale norma è vigente anche nei casi nei quali potrebbe presumersi una recezione ope legis“.

Per l’Osservatore, “più di un motivo sembra giustificare quest’ulteriore cautela nella recezione della legislazione italiana, rispettata nella sua propria sovranità, ma chiamata nello stesso tempo a rispettare e a confrontarsi con quella vaticana. Ne indichiamo” spiega la nota “solo tre: in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme nell’Ordinamento italiano, non tutte certamente da applicare in ambito vaticano; anche l’instabilità della legislazione civile per lo più molto mutevole e come tale poco compatibile con l’auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell’intelletto, cerca di per sé l’immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa”.

Maroni: l’esercito per fermare la guerra civile della camorra

Militare di pattuglia

Per Roberto Maroni quella divampata in questi giorni nel Casertano è “una vera e propria guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato”.

Non usa mezzi termini il ministro dell’Interno, nel corso di un’informativa svolta questa mattina nell’Aula di palazzo Madama sulla strage di Castel Volturno. Però, ha detto, lo Stato reagirà: “Lo Stato deve rispondere con tutti i mezzi a disposizione contro questa guerra dichiarata dalla camorra, che con la strage di Castel Volturno ha compiuto un vero ed autentico atto di terrorismo”. E per fronteggiare la criminalità organizzata Maroni ha ricordato di fronte al Senato i provvedimenti adottati ieri dal Consiglio dei ministri: “Abbiamo varato un decreto legge con nuove misure urgenti per contrastare la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina. Invieremo 500 militari nel casertano e nelle aree dove è più necessario assicurare un maggiore controllo dei territori particolarmente colpiti da fenomeni di emergenza criminale”.
Maroni, davanti ai senatori, ha ribadito - come aveva fatto già ieri al termine del Consiglio dei ministri - che chi è in cella ed è accusato di reati di mafia non dovrebbe godere di benefici carcerari. E per questo ha rivolto un “invito al Parlamento a studiare, insieme al Governo, le iniziative necessarie per la riduzione dei benefici carcerari a tutti coloro che sono accusati di reati di mafia”.

Il ministro del Carroccio, in particolare, pensa a ridurre gli arresti domiciliari a tutti coloro che sono accusati di mafia. Nel suo intervento parlamentare Maroni ha difeso le forze dell’ordine: “Sono state rivolte accuse ingenerose alle forze dell’ordine dopo l’arresto di Alfonso Cesarano, uno dei presunti componenti del gruppo di fuoco che ha agito lo scorso 18 settembre in quanto era agli arresti domiciliari. Io confermo il pieno e incondizionato apprezzamento per l’opera svolta dalle forze dell’ordine”.
La situazione dell’ordine pubblico in Campania, e nel casertano in particolare, non appare rosea dal quadro delineato da Maroni. Nel solo comune di Castelvolturno - ha spiegato il responsabile del Viminale - sono 118 i detenuti agli arresti domiciliari, a fronte di due stazioni di Carabinieri che assicurano una vigilanza sul territorio e che garantiscono comunque una media di 17 ispezioni giornaliere.
Insomma, per Maroni, quella in Campania, è una vera e propria guerra da combattere sul campo: “Puntiamo ad individuare gli autori della strage, catturare i latitanti ed espellere i clandestini. E con l’invio dei rinforzi dell’esercito risponderemo con fermezza, riappropriandoci del territorio perché la nostra pressione continuerà fino a che la guerra non sarà conclusa”.

Parole che infastidiscono il ministro della Difesa La Russa: “L’obiettivo del governo” spiega a Sky Tg24 “sia con l’invio dei 400 uomini delle forze dell’ordine, sia con quello successivo dei 500 militari, è quello di riaffermare il principio di legalità in ogni angolo dello Stato. Senza fare nessuna critica a Maroni, non parlerei di guerra civile perché sembra quasi di dare una patente, non dico di legittimità, ma di importanza extracriminale alla camorra”. Secondo La Russa, “si tratta di un’aggressione della criminalità organizzata alla legalità, più che una guerra civile allo Stato. L’attacco - ha aggiunto - è diretto ad altre forme di criminalità per cercare di realizzare una sorta di monopolio della criminalità sul territorio e, quindi, credo che il vecchio termine di guerra tra bande sia adatta anche a questa fase”.
A quel punto il disagio è divenuto palpabile. L’entourage di Maroni ha parlato di “forte irritazione” e il ministro dell’Interno avrebbe chiamato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per fargli presente la situazione - visto che non è la prima volta che dal ministro della Difesa arrivano critiche al collega -, con l’avviso che se episodi simili dovessero ripetersi si porrà un problema politico.

Il VIDEO servizio:

Secondo voi è utile l’esercito per combattere la criminalità?
Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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