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Stefania-Prestigiacomo

Stefania Prestigiacomo: ministro dell’ambiente

Stefania Prestigiacomo, nonostante l’età ancora giovane (41 anni), vanta già una carriera politica di tutto rispetto: in parlamento ininterrottamente dal 1994, è stata ministro delle pari opportunità per cinque anni. Nata a Siracusa il 16 dicembre 1966, sposata e madre di un figlio nato durante il suo primo incarico ministeriale, Stefania Prestigiacomo comincia la carriera come imprenditrice nell’azienda di famiglia, e nel 1990 diventa presidente del gruppo giovani imprenditori di Siracusa. Aderente della prima ora a Forza Italia, entra nel 1994 alla Camera e fa parte della Commissione Lavoro, dove resta anche nel 1996; nel 2001 entra nel governo Berlusconi con l’incarico per le Pari opportunità, e tenta inutilmente di far approvare una legge sulle quota rosa alle elezioni. Nella scorsa legislatura è tornata a far parte della commissione lavoro della Camera.

La squadra di Berlusconi tra le accelerazioni del Carroccio e i dubbi di An

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi | Ansa

Via libera di Alleanza Nazionale a Stefania Prestigiacomo al ministero del Welfare (che verrebbe affiancata da due vice ministri: il senatore di Forza Italia Maurizio Sacconi al Lavoro e il tecnico Ferruccio Fazio alla Salute). Dopo alcuni giorni di tensione tra i due maggiori azionisti del Pdl, oggi le nebbie sulla formazione del governo sembrano diradarsi. Anche se resta ancora un grande punto interrogativo sulla casella della Giustizia. Ministero dove sembra che nessuno voglia andare.
“Noi non abbiamo posto questioni legate alle caselle, in particolare a quella specifica del Welfare. Il nostro problema è solo quello del peso della componente di An all’interno della delegazione del Popolo della Libertà al governo. Quindi è un problema di natura politica e non di poltrone”, sono le parole del neo vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, che aprono la mattinata. A cui segue l’apertura verso l’esponente siciliano di Forza Italia: “Il nome della Prestigiacomo al Welfare è autorevolissimo e prestigioso”. Come verrà ripagata la destra, che per ora ha la certezza di Ignazio La Russa alla Difesa e Altero Matteoli alle Infrastrutture? Gli uomini di Fini sono irremovibili: vogliono 4 persone nel Consiglio dei ministri. Proprio come quattro, ed è notizia dell’ultima ora, saranno le poltrone leghiste nell’esecutivo. Almeno stando a quanto sostiene Roberto Calderoli: “La Lega avrà due ministeri con portafoglio, due senza e Castelli viceministro alle Infrastrutture; per me ci sarà un ministero a sorpresa”, che in molti hanno identificato nel dicastero per la semplificazione legislativa. Cioè la delega alla delegificazione, “alla semplicità” o “taglia leggi” come la definisce qualcuno. O come dice lui, a margine del faccia a faccia di circa 50 minuti tra il premier in pectore e il capo dello Stato, “il ministro della semplicità e del quieto vivere”.

Insomma, il Cavaliere potrebbe dare ad An due ministeri senza portafoglio. I nomi più ricorrenti sono quelli della giovane Giorgia Meloni alle Pari Opportunità e Adriana Poli Bortone alla Famiglia. O in alternativa, spiegano i bene informati, An potrebbe avere un viceministro in più al Viminale. Anche perché la casella della sicurezza è uno dei punti fermi della politica della destra.
Resta solo da sciogliere il rebus della Giustizia. Dopo l’affaire Clemente Mastella sembra che nessuno voglia andare ad impelagarsi al dicastero di via Arenula. Nelle ultime settimane i nomi per il ruolo di Guardasigilli sono stati tantissimi: da Marcello Pera ad Angelino Alfano, da Claudio Scajola a Giulia Bongiorno. Da Elio Vito all’ex Roberto Castelli. Radio governo pare vedere favorito oggi Alfano. L’ex coordinatore di Fi in Sicilia è considerato uno dei giovani emergenti del partito. Ma non è escluso che il Cavaliere voglia parlarne con il presidente della Repubblica e aspettare magari l’ultimo momento utile per decidere. D’altra parte la storia della Repubblica è piena di ministri chiamati a indossare la grisaglia pochi minuti prima di andare al Quirinale. E proprio questa mattina Berlusconi è salito al Quirinale per parlare con il capo dello Stato. I colloqui sono strettamente riservati, ma è probabile che il Cavaliere abbia prospettato a Giorgio Napolitano la squadra di governo. Intanto oggi pomeriggio alle 16 si aprono le consultazioni (con i presidenti del Parlamento, Renato Schifani e Gianfranco Fini), che complici i pochi gruppi parlamentari, saranno davvero brevi.

E l’incarico potrebbe venir conferito a Berlusconi tra mercoledì sera e giovedì mattina. Quindi il premier, ormai incaricato, potrebbe forse risalire al Quirinale già giovedì pomeriggio o al più tardi venerdì, per sciogliere la riserva e comunicare la lista dei ministri. Venerdì o sabato il giuramento dei ministri, la riunione del primo Consiglio dei ministri della nuova legislatura, la nomina dei viceministri e dei sottosegretari. Quindi il nuovo governo si presenterà alla Camera per chiedere la fiducia lunedì prossimo. E infine con il voto di palazzo Madama entrerà nella pienezza dei poteri.

Governo futuro: la Lega rilancia sui nomi. L’unico punto fermo è rosa

Stefania Prestigiacomo e Silvio Berlusconi | Ansa
Almeno la quota rosa è al sicuro. Nel tira e molla tra Lega e Pdl sulla squadra di governo, una cosa è certa: come promesso, saranno quattro le donne nell’esecutivo governo di Berlusconi. Non tutte le caselle della nuova squadra sono state riempite, ma la presenza femminile sembra ormai assicurata per 2 signore tra i 12 ministri con portafoglio e altrettante tra i 4 o 6 senza portafoglio.
Insomma, mentre Bossi rilancia, incurante delle sorprese annunciate da Berlusconi (a lui le Riforme, a Maroni il Viminale, a Zaia l’agricoltura, con un ruolo di vicepremier di Calderoli e un posto da viceministro per le infrastrutture a Roberto Castelli, ha detto il Senatur), e il Cavaliere frena, i rumors che salgono dagli ambienti del Pdl indicano che la griglia in “rosa” è pronta.
Va solo deciso con quali nomi riempirla. Le candidate, in questo momento, sono 6 o 7 e molto dipenderà dal gioco di equilibri dei prossimi giorni. Nome sicuro, già più volte pronunciato dal premier in pectore, quello dell’azzurra Stefania Prestigiacomo. Già titolare delle Pari Opportunità dal 2001 al 2006, potrebbe tornare al suo posto, andare alla Salute o alle Politiche comunitarie. Potrebbe anche esserci il primo Guardasigilli al femminile, perché il dicastero della Giustizia, contesissimo da candidati uomini, potrebbe toccare alla penalista Giulia Bongiorno di An, o al giovane avvocato Mariastella Gelmini di Fi. Quest’ultima preferirebbe, però, la poltrona alle Politiche regionali, per la quale sarebbe in corsa anche Adriana Poli Bortone di An, già ministro dell’Agricoltura nel primo governo Berlusconi.
Altro nome molto accreditato è quello dell’azzurra Mara Carfagna, che potrebbe ottenere un dicastero senza portafoglio, Solidarietà sociale o Famiglia, contrazione dei ministeri permettendo. Negli ultimi giorni sarebbero salite le quotazioni anche della presidente dei Circoli della libertà, Michela Vittoria Brambilla. Se ne parlava come sottosegretario o viceministro all’Ambiente, ma potrebbe guadagnare la guida del dicastero.
Anche la Lega, reduce da un grande successo, non disdegnerebbe una rappresentanza femminile nell’esecutivo Berlusconi, magari al Lavoro: il nome più accreditato è quello di Rosi Mauro, fedelissima del leader del Carroccio e segretario del Sin.Pa, il Sindacato padano. A chiedere un posto però nel futuro esecutivo, c’è anche Alessandra Mussolini, leader di Azione Sociale e deputato del Popolo della Libertà. “A.A.A. laureata in medicina e chirurgia, pluriennale esperienza politica a livello europeo, nazionale e amministrativo, ottime e consolidate qualità relazionali, specializzata in tematiche sociali, temperamento combattivo, ottima conoscenza di inglese e francese, bella presenza, offresi per incarico di ministro, con o senza portafoglio. Esclusi perditempo. Trattative quasi riservate”. È questo il provocatorio “annuncio” che verrà “pubblicato sui principali quotidiani di Arcore”, con cui la Mussolini ha voluto buttarsi nella mischia delle papabili di un dicastero. Un messaggio indirizzato a Silvio Berlusconi, futuro premier, dopo le “ormai incontrollate e, talvolta, paradossali indiscrezioni sulla possibile formazione di Governo”.
Sarà la sorpresa che ha in mente il Cavaliere?

Berlusconi: “Con Bossi nessun contrasto, tutto inventato”

Il leader del Pdl Silvio Berlusconi durante un comizio | Ansa
Ieri ne ha praticamente “tolto” uno (Umberto Bossi, che in realtà ha negato di aver chiesto poltrone), oggi ne ha messi due. Per accelerare, Silvio Berlusconi sta già costruendo la squadra del suo eventuale governo, in caso di vittoria alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Dopo Giulio Tremonti (dato per certo all’Economia), dentro anche Stefania Prestigiacomo, l’ex responsabile del dicastero delle Pari Opportunità: “Tra le quattro signore che parteciperanno al futuro governo ci sarà Stefania Prestigiacomo” assicura il Cavaliere, dai microfoni di SkyTg24-Pomeriggio, escludendo però che ci sarà una donna agli Interni e agli Esteri.

Un Cavaliere fiducioso di trovare la vittoria alle urne, meno invece sulle riforme bipartisan, in collaborazione con il Partito democratico, dopo il voto: “In Parlamento si batteranno contro le nostre riforme”. Berlusconi prende di mira anche il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni: “Sono affranto da lui. I suoi erano solo fuochi d’artificio: ha messo in campo solo una fiction in cui è diplomato per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero di far dimenticare Prodi”. A chi gli domanda quindi se anche i canali diplomatici intercorsi durante l’esplorazione di Franco Marini per un nuovo Governo tra Gianni Letta e Goffredo Bettini si siano interrotti, Berlusconi risponde: “Credo di sì, credo che abbiamo smesso di sentirsi perché Gianni Letta è un gentiluomo mentre Goffredo Bettini ci ha portato attacchi assolutamente volgari”.
Ribadendo che il Pd ha “copiato il 60% del programma”, Berlusconi chiede “coerenza”, ma sa già che nel dopo-elezioni sarà impossibile: “Quando saremo al governo dovrebbero dire si alle modifiche dell’architettura costituzionale o alle leggi sulla famiglia, ma loro… saranno i comunisti di sempre, ci metto la firma”.
Puntualizzando di “non aver mai detto che Bossi è malato”, Berlusconi fa poi sapere che le polemiche con il leader del Carroccio “sono un contrasto inventato, è una invenzione al giorno che viene dai giornali di sinistra”. Il presidente azzurro punta il dito soprattutto contro la Repubblica, rea di “fare a gara con l’Unità per disinformare”. Quanto alle affermazioni del leader della Lega Nord, Umberto Bossi, di “imbracciare i fucili” il Cavaliere parla di “metafora bossiana”, ovvero “fare una battaglia decisa”.
Il Cavaliere ribadisce anche il suo pensiero sulle donne del centrodestra, “più belle” di quelle candidate nello schieramento avversario. “La sinistra non ha gusto nemmeno per quanto riguarda le donne. Le nostre sono anche iperlaureate”.

Verso le elezioni: battaglia difficile per la falange rosa

Ex avvocato di Giulio Andreotti, parlamentare con AN, per le elezioni 2008 si è candidata nel Lazio per il Popolo delle libertÃ
di Romana Liuzzo

C’è chi l’ha ribattezzata falange rosa, chiedendo il 50 per cento di candidature femminili sia alla Camera sia al Senato. Come Vittoria Franco, presidente della commissione cultura del Pd. E chi invece si infastidisce al solo pensiero, stufa di sentir parlare di quote rosa. “Chiamiamole piuttosto quote… fucsia. È essenziale valorizzare le donne brave, sarebbe un boomerang chiedere una maggiore rappresentanza nella classe dirigente (politica e non) solo perché donne. Significa che ci accontentiamo di una Barbie” spiega a Panorama Giulia Bongiorno, candidata per il Lazio di An per il Popolo della libertà. “La mia campagna elettorale non punterà su effetti speciali: sono convinta che la gente sia stanca di promesse e voglia concentrarsi sulla qualità dei componenti della classe dirigente. Parlerò di giustizia e di donne. Dove? Da qualche giorno mentre corro per il centro storico di Roma fin su a Villa Borghese la gente mi fa tante domande sul futuro politico: io con un po’ di fiatone mi fermo. Ma poi riprendo la corsa. Ecco, forse la campagna elettorale la farò così perché non si può attendere più. È giunto il momento di correre, correre, correre” conclude l’avvocato di Giulio Andreotti.
Donne all’attacco, anche perché, al di là delle promesse, c’è il sospetto che alla
fine la forte presenza femminile in Parlamento resterà un’utopia confinata nel limbo delle buone intenzioni. Nelle liste del Pd si sono rivelate, in molti casi, semplici specchietti per le allodole. A Milano, per esempio, solo tre candidate sulle 15 presentate hanno ragionevoli possibilità di essere elette.
Destra e sinistra un’idea comune sembravano averla. “La campagna elettorale? Famola strana” per dirla con Carlo Verdone. Walter Veltroni ha chiesto ai dirigenti delle 110 province un tour elettorale innovativo (”non solo comizi, voglio visitare luoghi simbolici e andare a pranzo nelle case delle famiglie”).
E mentre il leader del Pd e la Sinistra arcobaleno si inseguono sui voti di gay e trans (il Pd candida Paola Concia, fondatrice di Gayleft, e la Cosa rossa risponde con l’ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria), ad appoggiare La destra di Francesco Storace, con Daniela Santanchè candidata premier, ecco la sorpresa: la giornalista sportiva Paola Ferrari, nuora di Carlo De Benedetti: “Sono da sempre una donna di destra e Santanchè è una cara amica” spiega.
Madri e bambini insieme, con indosso una maglietta: “Forza Stefy”. Solo Gianmaria, il figlio della candidata siciliana Stefania Prestigiacomo, ne avrà una diversa. Ci sarà scritto: “Forza mamma”. “Saranno 60 giorni molto pesanti, andremo per la strada, nelle palestre, nei mercati in tutta la Sicilia orientale, Siracusa, Messina, Ragusa” spiega l’ex ministro per le Pari opportunità del governo
Berlusconi. “Non terremo comizi, piuttosto staremo in mezzo alla gente, io e le mie collaboratrici con i figli. Tutte insieme tra la folla”.
Da un capo all’altro dell’Italia in mezzo al popolo (ma in Lombardia e per il Pd) Linda Lanzillotta. L’ex ministro per gli Affari sociali avrà il suo bel daffare. “La gente in questo momento è esasperata, percepisce una politica lontana. Non terrò comizi, il rapporto deve essere dialettico e molto femminile. Farò campagna elettorale al mercato, dove ho proseguito ad andare mentre ero ministro, in autobus e con gli amici dei figli”.
Orizzonti diversi per Michela Vittoria Brambilla. Il presidente dei Circoli della libertà, ridimensionata da Silvio Berlusconi sui seggi (partita da 30 posti, sarebbe scesa a 10, ma difficilmente riuscirà ad averne cinque), spiega a Panorama: “I tempi di questa campagna elettorale sono stretti. Ma almeno sulle grandi questioni vorremmo adottare il metodo delle primarie con i gazebo dei Circoli della libertà. L’idea del pullman di Veltroni non è originale: noi abbiamo un bus che sta girando l’Italia da dicembre, senza grancassa mediatica, ma con l’obiettivo di far partecipe tutto il Paese della novità del Popolo della libertà (che, è meglio ricordarlo, non è nato in febbraio, ma il 18 novembre) per raccogliere adesioni, idee, proposte”.
Sulla guerra dei seggi si fa sentire anche Alessandra Mussolini, ex Alternativa sociale, confluita nel Pdl: “Non vorrei fare la figura della venditrice di tappeti che chiede otto per avere quattro. In quanto alla campagna elettorale, ho sempre fatto di tutto, pure attaccare manifesti con l’aiuto delle figlie”.
Candidata per il Popolo delle LibertÃ
Laura Ravetto (foto sopra, candidata del Pdl, Lombardia 2) sostiene che “il dibattito politico non è in tv ma tra la gente. Berlusconi è il numero uno, il mio coach, ci segue, ci consiglia. Io farò campagna elettorale sul treno: la gente mi riconosce, chiede, si parla. Oltre a Berlusconi mi consiglia il mio fidanzato: è avvocato e raccomanda: ‘Lascia perdere i bla bla, sii concreta’”.
Beatrice Lorenzin, coordinatrice nazionale giovani Lazio, nata ad Acilia, ex giornalista a Ostia: “La mia sarà una campagna elettorale maschile, girerò in camper. Ci sono 20 appuntamenti già in calendario: piazze, assemblee, palestre, università e due eventi. Nel programma, al primo posto, il piano casa: per un terzo da realizzare con affitti concordati. Il Piano regolatore di Veltroni è solo un grande pasticcio”.
Altro partito, altre donne. Oltre ai nomi storici della sinistra (Giovanna Melandri, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Emma Bonino, Livia Turco) ci sono anche altre candidate doc. Cristina De Luca, ex sottosegretario alle Solidarietà sociali (Pd), in corsa a Roma per il Senato, è contraria ai comizi.
“Una campagna elettorale camminando per le strade, animata da dibattiti, privilegiando le periferie. La prima emergenza? Riformare la legge sull’immigrazione: deve entrare più gente regolarmente e va contrastata la criminalità”. Un’altra è Marina Sereni, capolista in Umbria alla Camera per il Pd. Dice a Panorama: “Si parte da Perugia e Terni fino ad arrivare a Foligno e Spoleto. Le donne sono più brave a toccare i temi della vita concreta perché ne conoscono le difficoltà quotidiane: negli ospedali, nei mercati, nelle palestre toccheremo temi come il costo della vita, la sicurezza, ma soprattutto l’aiuto alle famiglie degli invalidi”.

Amleto-Miccichè si chiede: Roma o Sicilia, questo è il dilemma. Virtuale

Gianfranco Miccichè, presidente dell'Assemblea regionale siciliana | Ansa
Altro che Kafka e Pirandello, scomodati (anche un pò impropriamente) per rispondere nei giorni scorsi alle domande dei giornalisti. Dopo la decisione di rinunciare alla propria candidatura alla presidenza della Regione Sicilia per appoggiare il leader dell’MpA Raffaele Lombardo, in queste ore Gianfranco Miccichè sembra essersi calato nei panni di Amleto.

E per capirlo, basta dare un’occhiata al suo blog: “Io sono ancora qui e non riesco a dormire. Vi leggo e rifletto. Penso di avere fatto la cosa giusta ma posso essermi sbagliato”. Dubbi e tentennamenti che non fanno escludere nulla all’ex presidente dell’Ars: “Sto pensando che una soluzione potrebbe essere quella di restare qui. Farei felici anche le mie figlie”.

Di certo, buona parte dei suoi “lettori-elettori” che quotidianamente gli scrivono non l’hanno presa bene. L’accusa è chiara. Prova a sintetizzarla così, in uno dei centinaia di messaggi, Giovanni: “un ministero è più importante della Sicilia? Altro che cambiamento… per un momento ci siamo illusi”.

Oggetto del contendere, la delega sul Meridione che nell’incontro di domenica mattina a Palazzo Grazioli Berlusconi avrebbe promesso a Miccichè in cambio del suo nullaosta alla candidatura di Lombardo. Accuse che però il fondatore di Forza Italia in Sicilia è deciso a respingere in ogni modo: “Credetemi non è il Ministero che mi fatto decidere ma la sensazione di avere davanti solo i mulini a vento. Quelli che hanno provato non hanno poi ottenuto nessun risultato”.

La scelta di desistere da parte del più importante degli azzurri isolani, che fino a ieri sembrava certa, ora potrebbe quindi essere di nuovo messa in discussione. Con la complicità dei blogger, mai come in questa campagna elettorale così decisivi e determinanti nella scelta di politici e amministratori.

Sicilia: Lombardo candidato per il Pdl. La Prestigiacomo si sfila, Miccichè rientra nei ranghi

Raffaele Lombardo, leader del MpA | Ansa
Alla fine, il figliol prodigo è tornato alla casa del padre, che a sua volta ha festeggiato raggiungendo un’intesa ormai insperata.

Sabato sera, attorno alle 21, Silvio Berlusconi ha concluso l’accordo con il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo. E lo ha fatto con la formula concordata quasi una settimana fa: apparentamento nelle regioni del Centrosud con il movimento autonomista, a imitazione dello schema attuato al Nord con la Lega, in cambio della garanzia di presentare il segretario dell’Mpa come candidato unico per il Pdl alla presidenza della regione Sicilia.

Un centrodestra unito, vecchio stile, che avrà anche l’appoggio dell’Udc siciliana di Totò Cuffaro, il primo deciso a scommettere sul nome “dell’amico Raffaele come mio successore”. E, al tempo stesso, una soluzione che ha evitato la defezione del più importante esponente azzurro dell’isola, quel Gianfranco Miccichè che fino a ieri scalpitava per non allargare la coalizione all’Udc di “Totò vasa-vasa”.

“Rivoluzione siciliana”, la lista ideata giorni fa dall’ex presidente dell’assemblea regionale siciliana per scardinare “il cuffarismo”, dunque non ci sarà. O comunque, se proprio dovesse esserci, sosterrà il leader dell’Mpa come candidato alla presidenza della regione.

Proprio questa mattina è stato infatti lo stesso Miccichè a dichiarare: “Silvio Berlusconi mi ha chiesto di essere il garante, a livello di governo nazionale, del rinnovamento e del cambiamento nella politica siciliana: io fino a oggi mi sono sempre rifiutato per non dare l’idea di alzare il prezzo ma oggi quella partita è finita e la situazione è diversa”.

“Sul piano siciliano - ha continuato Miccichè - sceglierò gli uomini della giunta Lombardo ed è possibile che presenti una lista composta da giovani, da nuove idee, per continuare la battaglia di rinnovamento. Al governo nazionale posso continuare questa lotta per un nuovo sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno in grado di governare al meglio l’importante capitolo del quinquennio di sviluppo Agenda 2007-2013″.

Pace fatta dunque. Con un patto: in caso di vittoria del Pdl, il fondatore isolano di Forza Italia sarà certamente ministro e avrà carta bianca da Silvio Berlusconi sulle questioni siciliane. Nell’isola, l’ex presidente dell’Ars, si ritroverà così alleato con il “nemico” Totò Cuffaro, criticato per l’atteggiamento tenuto dopo la sentenza di condanna di primo grado.

Una soluzione insperata anche perchè, tra i due, la rottura sembrava ormai insanabile. Per questo, Silvio Berlusconi aveva deciso di puntare sullo stesso Miccichè, a sua volta stoppato però dal “no” di Raffaele Lombardo. Allora, il Cavaliere aveva pensato a Stefania Prestigiacomo: una giovane candidata donna da contrapporre nella corsa, tutta al femminile, con Anna Finocchiaro e Rita Borsellino. Niente da fare: il segretario dell’Mpa non era arretrato di un millimetro.

Sabato sera, la svolta, dopo un colloquio a cui ha partecipato telefonicamente anche Gianfranco Fini, oltre che il coordinatore isolano del partito Angelino Alfano e il senatore Marcello Dell’Utri. Presenza quest’ultima importantissima per lo stesso Berlusconi: nei giorni scorsi , l’ex dirigente di Publitalia aveva appoggiato Miccichè contro la politica di Salvatore Cuffaro, “utile a prendere moltissimi voti”, ma non “a governare una regione” come la Sicilia. La sua partecipazione alla riunione di ieri è stata un chiaro messaggio per la ricomposizione delle divisioni interne al partito.

Tra i due litiganti Miccichè e Lombardo, la Prestigiacomo corre in Sicilia


Il primo (Raffaele Lombardo) dice: “Non mollo, vado avanti per la mia strada”. L’altro (Gianfranco Miccichè) dopo aver scritto: “Sono con voi per la sfida, dura ma possibile, contro i nemici della Sicilia e contro gli amanti degli affari loschi!”, oggi sceglie il silenzio. Tra i due litiganti la terza si presenta, a sorpresa.
Donna, bionda, capace, mamma ed ex ministro. È l’identikit che corrisponde al nome di Stefania Prestigiacomo. Sarebbe infatti lei l’asso nella manica che Silvio Berlusconi, stando ai rumors siciliani provenienti dagli ambienti del Pdl, potrebbe calare nella complessa partita a poker che riguarda la candidatura del centrodestra a Governatore della Sicilia.
Il nome dell’ex ministro per le Pari Opportunità, si sottolinea, sarebbe emerso ieri, nel corso del colloquio a Palazzo Grazioli tra il Cavaliere e Gianfranco Miccichè, che all’uscita ha ribadito la sua intenzione di candidarsi alla Presidenza della Regione nonostante l’accordo raggiunto tra il Pdl e il leader del Mpa Raffaele Lombardo, sostenuto in Sicilia anche dall’Udc.
La candidatura della Prestigiacomo, in raltà già avanzata in tempi non sospetti dallo stesso presidente dell’Ars, servirebbe dunque a “sparigliare” i giochi, visto che sul nome dell’ex presidente dell’Ars si erano registrati una serie di veti contrapposti, in particolare da parte dell’ex Governatore Salvatore Cuffaro, protagonista di un duro scontro con Miccichè e tra i principali sponsor della candidatura di Lombardo.
Con la Prestigiacomo in campo lo stesso Miccichè sarebbe disposto a fare un passo indietro e a riporre nel casseto il “sogno” di correre anche da solo, fuori dal Popolo della libertà, con la lista “rivoluzione siciliana”: “Il nome di Stefania, per me, offre ampie garanzie, può essere lei a continuare la mia battaglia. Credo che su questa soluzione si arriverà a una convergenza di tutte le forze del centrodestra, compresa l’Udc”.
Stefania Prestigiacomo al voto in un seggio di Siracusa
Non sono dello stesso avviso quelli dell’MpA che, corroborati dal pieno appoggio dell’Udc, non demordono: “Noi andiamo avanti per la nostra strada. Prendiamo atto che Forza Italia cambia il suo candidato, ma non cambia il nostro atteggiamento: domenica pomeriggio in provincia di Catania rilanceremo la candidatura autonomistica di Raffaele Lombardo, a presidente della Regione”. Soltanto giovedì sera, Raffaele Lombardo, in un’intervista al Tg1, aveva ribadito di essere già in campagna elettorale, concludendo l’intervista con un’affermazione secca: “Io non mi ritiro”.
Così quello che sembrava un capitolo chiuso, torna ad essere un problema aperto per Silvio Berlusconi. Anche perché tra gli azzurri siciliani la convinzione è che non si possa non avere, a 50 giorni dall’election day, un nome definitivo e un’intesa stabile: ”Finché era Miccichè, nessun problema, si tratta dell’uomo che ha generato Forza Italia in Sicilia. Se al posto di Miccichè spunta Alfano, bene lo stesso perché è il leader regionale del partito. Ma questa storia della Prestigiacomo è difficile da mandare giù”, fa sapere l’europarlamentare di FI, Francesco Musotto, commissario provinciale di Palermo del partito. Il timore è insomma che frammentando il blocco di centrodestra si rischia di fare il gioco degli avversari dell’Unione. Che invece corre spedita sul tandem tutto al femminile Anna Finocchiaro - Rita Borsellino.

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