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Stefano Cucchi

Stefano Cucchi, una striscia di errori


Stefano Cucchi Due grammi di cocaina e 23 di hashish: tanto aveva in tasca il giovane fermato dai carabinieri alle ore 23.30 del 15 ottobre, dalle parti dell’Appia antica. E tanto è bastato per scrivere le prime righe, sbagliate, di questa brutta storia: «Cucchi Stefano, nato in Albania, senza fissa dimora…». Stefano Cucchi non era albanese, ma nato a Roma 31 anni fa. Una casa l’aveva, e pure una famiglia, dei sogni e un diploma di geometra. Arrestato il 15 ottobre, comparso il 16 davanti al giudice e rinviato a giudizio per violazione del testo unico sugli stupefacenti, sei giorni dopo era già morto.

«Si è spento, hanno detto proprio così» racconta la sorella Ilaria, all’ospedale Sandro Pertini, nella corsia riservata ai detenuti, dove faceva lo sciopero della fame e delle terapie per poter parlare con l’avvocato e con la famiglia. Aveva una vertebra lombare rotta, il coccige a pezzi, le arcate sopraccigliari deformate a furia di pugni. All’autopsia pesava 37 chili. Quando lo hanno registrato a Regina Coeli, il 16 ottobre, arrivava a 52.

«La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente…». Così, a caldo, il sottosegretario con delega per la lotta alla droga, Carlo Giovanardi. Ilaria, durissima: «Stefano ha avuto problemi di droga, certo. Ma non è la droga che lo ha ucciso». No. Dice Luigi Manconi, presidente del comitato per la verità sulla morte di Stefano Cucchi: «Un cittadino, fermato per un reato non grave, entrato con le proprie gambe in una caserma dei carabinieri e passato attraverso quattro diverse strutture statuali (la camera di sicurezza, il tribunale, il carcere, il reparto detentivo di un ospedale) ne è uscito cadavere. Perché?». Continua

Le nostre prigioni. Sofri: l’inferno al di qua del muro

L'ingresso della sezione femminile del carcere di Rebibbia

L’ingresso della sezione femminile del carcere di Rebibbia

Morire in carcere, morire di carcere. Salvo che le notizie esplodano grazie a luci e suoni (le fotografie di un cadavere massacrato, la registrazione di una sfuriata sul sottoscala adatto ai massacri) non se ne parla.
Non si parla dei suicidi di detenuti, argomento da specialisti e da familiari. E, guardate, non si parla nemmeno dei suicidi di agenti penitenziari, benché colpiscano anch’essi per numero e circostanze. Le notizie sulle violenze in carcere mettono ancora una volta gli uni contro gli altri i detenuti e i loro custodi, guardie e ladri. Continua

Stefano Cucchi, ecco il documento firmato in ospedale

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi


“Da quanto si evince dalla documentazione Stefano Cucchi ha firmato per non autorizzare la diffusione delle informazioni sulle sue condizioni di salute ai familiari”. Lo ha dichiarato oggi in Senato il ministro della giustizia Angelino Alfano, dove è intervenuto sul caso di Stefano Cucchi, il trentunenne deceduto in circostanze ancora da chiarire nell’ospedale romano «Sandro Pertini», nosocomio del carcere di Rebibbia.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, avrebbe dichiarato alla fine dell’intervento: “Aspetto di vedere la firma di mio fratello sul diniego a dare informazioni ai familiari sullo stato di salute”. Continua

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