
Così Pierfelice Zazzera dell'Idv festeggiò l'inutile gol dell'Italia ai Mondiali di calcio in Sudafrica in aula alla Camera durante seduta per il voto sulle fondazioni liriche- ANSA
di Annalisa Chirico
“Io sono nel Lazio. Se vuole le parlo di Zingaretti…”, dice al telefono il senatore Pedica. Non sia mai, penso io. Mi rimanda educatamente al deputato pugliese Zazzera. “Io voglio parlare solo di politica – risponde stroncatorio Zazzera - Per me la vicenda è chiusa”. Continua
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Dopo giorni di freddo, e soprattutto di nuvole nere sul governo, un tiepidissimo sole ieri splendeva sulla Capitale e sui palazzi della politica: “il solito fattore c… del Professore”, commentavano alcuni deputati in Transatlantico già da metà mattinata, mentre scommettevano che anche stavolta Prodi ce l’avrebbe fatta. E per fugare ogni dubbio, prima del Cdm fissato per le 16, il premier, insieme con la moglie Flavia, scendeva per andare a prendere un caffè. In realtà per rassicurare la folla di cronisti che stanziava sotto le sue finestre: “Ma quale crisi! Sono tranquillissimo”. Stessa linea per il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti: “Passerà anche questa…”. E nonostante gli scogli di un Cdm in cui il ciclone Clemente Mastella annunciava battaglia per via dell’affaire De Magistris e un voto al Senato sul filo di lana entrambi previsti per il pomeriggio, l’aria che si respirava prima del Cdm sotto palazzo Chigi era quella dello scampato pericolo. Ma per quanto ancora?
Visto che in serata il presidente della Camera, Fausto Bertinotti parlava di “governo per le riforme se cade Prodi”, una sortita che suonava come un de profundis per l’amico Romano.
Ma sempre nel lungo pomeriggio romano Prodi, pur di tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia (motto andreottiano), apriva il Cdm dando al ministro della Giustizia il chiarimento politico che aveva chiesto. A questo punto, come spiegano i bene informati di palazzo Chigi, un Mastella finalmente soddisfatto, perché gli era stato ribadito che nell’esecutivo “c’è uno solo che decide sulla giustizia”, poteva infierire e scontrarsi contro il suo acerrimo nemico interno alla squadra di governo, Antonio Di Pietro: il ministro delle Infrastrutture, reo di aver cercato una mediazione “Vorrei con Clemente un punto d’incontro”, era stato nettamente respinto dal leader dell’Udeur: “Non voglio più avere nulla a che fare con te”.
A quel punto un Prodi pompiere, rinfrancato dall’aver appena scampato il pericolo crisi, ma costretto a battere in ritirata sul pacchetto sicurezza (la discussione è stata rinviata all’inizio della prossima settimana), sedava la rissa e lasciava libero Mastella di scappare al Senato a fare il bis per salvare il governo: stavolta come senatore per votare diligentemente con tutta la maggioranza canuta di palazzo Madama respingendo due pregiudiziali dell’opposizione sul collegato alla Finanziaria, prima con due voti di maggioranza (158 a 156) e poi con uno solo (157 a 156, pare per un errore tecnico).
Il tentativo di pacificazione provato da Di Pietro è confermato a Panorama.it da uno dei più stretti collaboratori del leader dell’Italia dei Valori, il suo capo della segreteria politica, il deputato Stefano Pedica: “Di Pietro ha tirato indietro la gamba perché non resta certo con il cerino della caduta del governo in mano”. Poi Pedica, che di Mastella è stato compagno di partito negli Anni ‘90 e che quindi lo conosce bene, svela i piani per un riavvicinamento tra i due ministri più sanguigni - alcuni li hanno definiti i Tom e Jerry dell’esecutivo - del centrosinistra: “Sto lavorando ad una cena di riappacificazione: una tavola imbandita da prodotti locali del Molise e del Sannio”.
Tanto che c’è chi giura che tra qualche mese o tra qualche anno i due potrebbero addirittura stare in una medesima formazione: “D’altra parte”, conclude Pedica, “si tratta degli unici due ministri del territorio del centrosinistra”.
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