Leggi tutte le notizie su:
stipendi

Marino Fiasella, Presidente della Provincia della Spezia
C’è chi taglia o almeno tenta di farlo. C’è chi vorrebbe che fossero ridotti i costi della politica e degli Enti pubblici - ameno tre quarti degli italiani! - e chi invece aumenta il numero di dipendenti della pubblica Amministrazione. Persino in quelle istituzioni, come le Province, destinate a scomparire, per effetto della manovra del governo Monti dello scorso dicembre. Succede alla Spezia, nell’estremo levante ligure, dove il Presidente della Provincia, Marino Fiasella, ha appena deciso nuove assunzioni.
Continua

Camera dei deputati (Credits: La Presse)
“Sono favorevole ai tagli degli stipendi dei parlamentari. Non a caso la Lega Nord, da sempre contro i privilegi della “casta”, si è data una sorta di autoregolamentazione.”
A parlare è l’Onorevole Paolo Grimoldi, giovane deputato leghista al secondo mandato. Ex leader del movimento dei Giovani Padani, Grimoldi ha il dente avvelenato nei confronti della “casta” perchè, dice, questa storia dei privilegi allontana la gente dalla politica. Continua

Alessandra Mussolini (PdL) ed Emanuele Fiano (Pd)
I soldi della “Casta”. Si parla sempre di quelli. In tempo di crisi, di lacrime e sangue e di sacrifici dettati, imposti, vissuti e subiti sapere che chi predica bene razzola male rende ancora più odioso il dazio da pagare alla crisi economica mondiale.
Per questo, ritiengono alcuni, tagliare gli stipendi dei politici è un nodo indispensabile per dare un segnale forte all’opinione pubblica. Nei palazzi del potere però c’è chi tentenna, chi rinvia, chi necchia, chi dice “ma sì, poi vediamo”, ma c’è anche chi da destra a sinistra comprende l’urgenza del provvedimento e per primo leva gli scudi per la battaglia contro lo stipendio stellare.
Due visioni del mondo probabilmente distanti anni luce quelle dell’onorevole Alessandra Mussolini, Pdl, e di Emanuele Fiano, deputato Pd, ma che in tema di stipendi la pensano in maniera simile e propongono due ricette diverse per un unico risultato: ritrovare la fiducia della gente. Continua
Deputati, senatori, consiglieri e membri delle giunte regionali, provinciali e comunicali, sindaci e governatori dal prossimo anno subiranno un taglio allo stipendio. Di quanto? Continua


All’inizio ci avevano provato: «Forse c’è nella manovra una particolare volontà di punire i magistrati italiani. Qualcosa d’incostituzionale ». Parole di Giuseppe Cascini, segretario dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato unico delle toghe. Falliti gli incontri a Palazzo Chigi con il sottosegretario Gianni Letta per farsi esentare dal congelamento triennale degli stipendi del pubblico impiego e dalle sforbiciate alle retribuzioni oltre i 90 mila euro, l’Anm ha così indetto uno sciopero per il 1° luglio e proteste per il 23 e il 24 giugno; nonché dal 7 al 21 luglio agitazioni «bianche». Vale a dire salvando la busta paga. Continua

di Donatella Marino e Lucia Scajola
Fino a ieri era solo il vecchio, inutile e dispendioso rudere ereditato dalla zia, oggi potrebbe diventare il nostro tesoro, l’inizio della svolta. Basta cambiare prospettiva, magari rispolverare una tesi di laurea lasciata nel cassetto e trasformarla in un libro. Oppure partire dal proprio hobby, dalla vela al modellismo, per accorgersi che può dare più soddisfazioni di 8 ore trascorse dietro la scrivania. L’importante è non fossilizzarsi: cambiando il contesto vengono anche le idee. E se non si vuol dare retta ai consigli degli psicologi, basta guardarsi intorno per capire che, di questi tempi, quella di reinventarsi secondo un piano B è più una necessità che un capriccio.
Lo testimoniano le storie raccolte da Panorama, lo indicano con chiarezza i numeri: per la prima volta dopo 14 anni l’occupazione, in Italia, cala (meno 204 mila posti da gennaio a marzo). E nei primi 3 mesi dell’anno sono aumentate del 12,5 per cento le persone in cerca di lavoro.
Espulsi dalle aziende, in molti cercano una nuova attività. Magari in proprio, magari in settori lontani anni luce da quello in cui si è sempre operato, ma forse più vicini alle proprie passioni. “L’importante è capire che il cambiamento deve essere vissuto come una possibilità e non una tragedia” sostiene Vito Frugis, psicologo, esperto di family business. Stando ai calcoli della Camera di commercio di Milano, a fronte di una diminuzione dell’occupazione nel lavoro dipendente, aumentano le iscrizioni di nuove imprese (6.733 nel primo trimestre 2009), in particolare di quelle individuali, che crescono dell’8 per cento rispetto allo scorso anno (rappresentando oggi il 51 per cento del totale).
A livello nazionale, nello stesso periodo (secondo Unioncamere), ne sono nate 118 mila, di cui 75 mila (+3 per cento) nelle mani di una sola persona. “Il mercato del lavoro affronta la crisi individuando nel fare impresa una grande opportunità” conferma Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano. “Mettersi in proprio è nel dna degli italiani e può essere una valida risposta alla crisi occupazionale “.
Sì, ma da che parte cominciare, dove sbattere la testa? Per esempio tornare alla terra, produrre vino, oppure individuare un servizio di nicchia, tipo imballaggi e spedizioni. Non è sempre facile, certo, ma è possibile. La Confartigianato rileva che, a fronte di una crisi nei settori manifatturieri, dei trasporti e delle riparazioni, si registra una crescita delle attività artigiane connesse con l’agricoltura (+4,5 per cento), i servizi alle imprese (+2,8), le costruzioni (+2) e le attività legate ai servizi alle persone (+0,7 per cento).
Secondo l’associazione, i settori che guadagnano quote di mercato, buoni dunque per sviluppare potenziali piani B, sono quelli connessi alla tutela dell’ambiente: la cosiddetta green economy che a oggi coinvolge più di 1 milione di aziende. Sì, dunque, a piccole imprese per lo smaltimento dei rifiuti, a riciclatori di scarti hi-tech e, soprattutto, a impresari (a qualunque livello della filiera) del settore energetico. “Anche se la congiuntura sfavorevole ha mietuto vittime” commenta Cesare Fumagalli, segretario generale della Confartigianato, “le imprese artigiane mostrano una buona tenuta sull’export con una variazione positiva dello 0,9 per cento”.
Ma siccome piccoli imprenditori, seppure alle prime armi, non ci si improvvisa, meglio seguire consigli di esperti. “Se uno è indeciso tra aprire una rosticceria, creare un sito web o darsi all’import- export, è meglio che lasci stare” avverte Salvatore Gaziano, che di piani B se ne intende: ex giornalista reinventatosi consulente di borsa e ora tornato alle origini, è il direttore di Millionaire, il mensile specializzato in consigli pratici per piccoli e piccolissimi imprenditori (a dimostrazione che è il loro momento, in una fase non rosea per i giornali, fanno più 5 per cento in edicola). Il direttore di Millionaire dà anche qualche dritta sui settori più promettenti per chi ha perso il lavoro: oltre al dinamicissimo ambito energetico, da considerare è quello delle imprese di pulizie: “Magari si parte da spazzini e poi si diventa capi di un gruppo di lavoro”. O anche delle società di recupero crediti, di risarcimento danni e di noleggio. “Non più solo automobili normali, ma anche limousine per festeggiamenti di compleanni e matrimoni. Oppure borse o attrezzature da giardino”.
Altro porto sicuro: “Il franchising, specialmente nel settore alimentare, meglio se artigianale”. Il suo consiglio è avvalorato dalle parole di Alessandro Galante, responsabile del franchising della Yogurtlandia. “A partire da gennaio 2009, fra le tante richieste che riceviamo, almeno metà sono di dipendenti che hanno perso il lavoro o hanno paura di perderlo e si informano su come mettersi in proprio” racconta Galante. “A metà anno siamo già a 11 nuove aperture sul totale dei 70 punti vendita”. Vanno forte anche le piadine. “È prevista a breve l’inaugurazione di quattro nuovi locali” conferma Antonio Milani, amministratore delegato del franchising La piadineria. “Registriamo un più 30 per cento di crescita e l’affacciarsi dell’interesse di persone che temono di perdere il proprio lavoro”. Cifre che si attestano anche nell’andamento più generale del settore: “Negli ultimi 2 anni, su 10 nuovi ingressi in franchising, almeno quattro sono di persone che provengono dal lavoro dipendente “ aggiunge Italo Bussoli, segretario generale dell’associazione delle reti in franchising, Assofranchising.
Non è detto che pure chi ha già un lavoro autonomo non senta la necessità di reinventarsi in ambiti più redditizi. Come è successo a Roberto Cremona, 48 anni, di Roma, ex pasticciere e poi tassista per oltre vent’anni. Con la crisi che, fra caro benzina e manutenzione, ha fatto lievitare i costi di gestione del taxi e calare i clienti, ha pensato bene di mettersi in società con un collega, vendere licenze e vetture e con quei soldi rilevare un bar-tavola calda. “Bisogna partire dal presupposto che la crisi non è solo tragedia ma anche opportunità ” insiste Cristina Spagna, managing director della società di head hunting Kilpatrick executive search. “Può servire a non dimenticare che le antenne vanno sempre tenute alzate. Spesso la cultura del posto all’interno di un’unica azienda rischia di far sottovalutare gli stimoli che il mondo, spontaneamente, offre”.
Capitale principale per essere pronti a ripartire: “Il network. Le relazioni vanno coltivate e costruite come si trattasse di un secondo lavoro”. Concorda Frugis, che sulla base delle sua esperienza sulla psicologia del family business ha anche pubblicato un libro, Familythink (Aurelia edizioni): “L’importante è non chiudersi in casa o in ufficio. Non è detto che il piano B sia già pronto, le idee vengono dall’esterno. Altra regola fondamentale è che non esiste l’idea del secolo. Nulla s’inventa. La forza è riassemblare risorse e attitudini in chiave nuova”.
APRIRE UN’IMPRESA IN SOLE 4 MOSSE
Ecco le principali tappe per iniziare un’attività in forma di società (aprire una ditta individuale è ancora più semplice). La guida è tratta dal sito della Camera di commercio di Vicenza.
PRIMO PASSO > Redigere, tramite il notaio, l’atto costitutivo mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. Il notaio, entro 20 giorni dalla stipula dell’atto, provvederà a effettuare l’inoltro per la registrazione degli atti presso l’Agenzia delle entrate e presso il registro delle imprese tenuto dalla camera di commercio che provvederà all’iscrizione presso il registro delle Imprese di una società ancora inattiva.
SECONDO PASSO > Richiedere all’Agenzia delle entrate della provincia in cui si risiede l’attribuzione del numero di partita Iva. Questa procedura non implica alcun tipo di costo e viene effettuata in maniera immediata.
TERZO PASSO > Nell’ambito delle attività di carattere commerciale, è possibile effettuare una distinzione fra attività che richiedono esclusivamente una denuncia di inizio attività (Dia) e attività che, invece, richiedono un’autorizzazione amministrativa-licenza. La denuncia di inizio attività è una denuncia che viene effettuata presso il comune in cui si svolge l’attività, secondo un modello che in genere è disponibile presso gli uffici commercio dello stesso comune. È possibile iniziare l’attività solo dopo che siano trascorsi 30 giorni a partire dalla data di ricevimento della denuncia da parte del comune, salvo che esso si esprima negativamente. In seguito, quando l’attività ha inizio effettivo, si dovrebbe dare comunicazione al comune. L’autorizzazione amministrativa-licenza viene concessa invece in seguito a domanda. In relazione al tipo di Aprire una società in quattro mosse attività esiste un determinato modulo con l’indicazione esatta dell’amministrazione competente a cui presentare la domanda.
QUARTO PASSO > Quando inizia l’attività, effettuare l’attivazione della società presso il registro delle imprese della camera di commercio tramite il modello S5. Denuncia di inizio attività: per l’attivazione occorre presentare anche una copia della denuncia protocollata dal comune. Autorizzazione amministrativa-licenza: per l’attivazione occorre presentare una copia dell’autorizzazione concessa dall’autorità amministrativa competente. Info: www.vi.camcom.it.
- Tags: 007, bossknapping, capo, Cgil, conflitto, crisi, dirigenti, documenti, Francia, G20, Guglielmo-Epifani, lavoratori, lavoro, manager, Milano, operai, ribellismo, sequestro, Sindacato, società, stipendi
-

“Eat the rich!”, “Mangia il ricco!”, cantava la band londinese dei Motorhead nel 1987. Vent’anni dopo, in piena crisi economica, quel ritornello è diventato un manifesto politico capace di mettere d’accordo soggetti sino a pochi anni fa distanti, dai giovani no global agli operai sull’orlo del licenziamento. Il neonato movimento ha esordito al G20 di Londra squarciando l’aplomb della City.
Ma il nuovo corso alle barricate in stile G8 genovese preferisce altre forme di lotta. In Francia e Belgio gli operai hanno scelto la via del “bossknapping”, il sequestro dei capi, per riaprire trattative o bloccare i licenziamenti. Un modello di conflitto che preoccupa più delle violenze di piazza, scatenate da frange minoritarie. Il Sole 24 ore, quotidiano di proprietà della Confindustria, ha inquadrato il nuovo fantasma che si aggira per l’Europa: “Il ribellismo diffuso può assumere venature populistiche e tendere a saltare le stesse organizzazioni sindacali”.
Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani non esclude fenomeni di emulazione: “Io vedo problemi se venissero messi in discussione, dopo la cassa integrazione, i posti di lavoro”. Un campanello d’allarme che sulla rete ha suscitato un tam-tam di soddisfazione nei siti più radicali, dove uno dei documenti più “allegati” è “Mangiati il ricco!”, sottotitolo: “L’anticapitalismo è all’ordine del giorno”.
Questo clima non viene sottovalutato. Gli 007 dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna, l’ex Sisde) da settimane riattivano contatti o ne cercano di nuovi dentro le fabbriche per capire l’aria che tira. “In Italia i problemi potrebbero arrivare in autunno” prevede un funzionario. Alla sezione Anticrimine dei carabinieri di Roma gli investigatori seguono una pista concreta. Le intercettazioni telefoniche raccontano che qualcuno sta cercando di infettare la protesta operaia.
Il rischio più temuto è che qualche gruppo eversivo in cerca di consenso possa organizzare sequestri lampo come facevano le Brigate rosse negli anni 70. “Il comparto più in fermento è quello dell’auto. È lì che si concentra la nostra attenzione” precisa un investigatore.
Il 25 febbraio, a Piobesi, nella cintura torinese, è stato preso in ostaggio il capo del personale della Olimpia, azienda tessile del gruppo Benetton, dopo la conferma di 143 licenziamenti.
Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese, vede nero: “Nella nostra provincia a luglio la Iveco e la New Holland toccheranno le 40 settimane di cassa integrazione e dopo poco potrebbero scattare gli esuberi. Di fronte ai licenziamenti non si può escludere una drammatizzazione del conflitto”. Anche perché su 170 mila metalmeccanici in provincia di Torino 58 mila sono in cassa integrazione.
Nel resto d’Italia a marzo il ricorso a questo ammortizzatore è cresciuto del 925 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. Numeri che potrebbero mettere a rischio la pace sociale. “In verità, la radicalizzazione c’è già” prosegue Airaudo. “Il blocco delle merci, i picchetti davanti ai cancelli e le assemblee permanenti sono forme di lotta già attuate in numerosi stabilimenti”.
Vivono giornate tese anche i lavoratori della Lombardia. Per esempio all’Omnia, azienda leader nel settore dei call center: il 1° aprile una cinquantina di dipendenti è scesa in cortile e ha costretto l’amministratore delegato a partecipare a un’assemblea straordinaria. I giornali hanno parlato di sequestro. Nell’hinterland milanese sono molte le iniziative di lotta, dai dipendenti della Nokia a quelli della Metalli preziosi, all’Innse, praticamente in autogestione da giugno. In questo clima il 4 aprile si sono riuniti a Sesto San Giovanni un’ottantina di lavoratori “combattivi” (come si autodefiniscono) in rappresentanza di una ventina di fabbriche. Quali?
L’elenco è il termometro del disagio operaio: Fiat Sata di Melfi, Alfa e Avio di Pomigliano d’Arco, Jabil di Cassina de’ Pecchi, Cabind della Valsusa, Fiat New Holland di Modena, oltre a Falck, Italtractor, Terim, Mangiarotti Nuclear, Innse. I convenuti hanno un obiettivo: fondare un nuovo soggetto politico capace di ingrassare nella pancia della crisi. Sul web www.asloperaicontro.org) si trova il resoconto dell’incontro: “Il Partito operaio nasce ed esiste dove nascono le resistenze operaie contro i padroni”. L’esempio è quello della “Innse di Milano, dove 50 operai stanno lottando da più di 10 mesi con una determinazione incredibile per difendere il lavoro e la loro fabbrica”.
Anche la Francia fa scuola, in particolare le tute blu della Continental: “All’annuncio di chiusura della loro fabbrica hanno reagito, hanno fatto il processo ai loro manager, condannandoli alla pena di morte per alto tradimento e impiccandoli immediatamente, per adesso soltanto simbolicamente con due fantocci”.
Sul web torna di moda la lotta di classe e la ribellione coinvolge anche l’esercito di riserva dei precari, la fascia di lavoratori più debole e indecifrabile, meno sindacalizzata e controllabile. “Non si possono escludere azioni estreme dettate dalla disperazione, soprattutto in mancanza di risposte da parte di governi e amministrazioni locali” avverte Carmela Bonvino, responsabile del settore precariato delle Rappresentanze sindacali di base. “Noi proviamo a organizzare il dissenso in forme legali, però l’attenzione dei mass media per episodi come i sequestri potrebbe far scegliere ai lavoratori scorciatoie controproducenti”.
Per capire l’umore basta consultare i siti marxisti Il pane e le rose o Autprol.org, che per esempio ospita il comunicato di protesta dei giornalisti della free-press confindustriale 24 minuti. Gli investigatori monitorano anche battaglie e documenti dei precari più qualificati, nel campo della ricerca scientifica e della protezione ambientale.
“Questa è una rivolta popolare non coordinata, spontanea. E molto pericolosa” ha avvertito nei giorni scorsi il sociologo francese Jean-Paul Fitoussi, rispolverando il termine conflitto di classe. In questo clima gli investigatori, dai carabinieri del Ros agli 007, temono una saldatura fra la protesta genuina e qualche cattivo maestro che aspira a cavalcarla.
Nel Torinese gli investigatori tengono sotto osservazione l’area anarco-insurrezionalista. Due settimane fa, dalle frequenze di Radio blackout, uno dei portavoce degli squatter piemontesi ha inneggiato al sequestro dei manager.
Per gli inquirenti i nuovi aspiranti ideologi non ragionano più per compartimenti stagni e fanno proselitismo in realtà anche diversissime. Lo confermano inchieste recenti. Per esempio due anni fa è stato “disarticolato” dagli inquirenti milanesi il Partito comunista politico-militare, presunta formazione terroristica che aveva infiltrato con i suoi esponenti sia il sindacato (Vincenzo Sisi, delegato della Cgil, aveva un kalashnikov in giardino) sia i centri sociali. Qualche fiancheggiatore e molti simpatizzanti sono liberi e continuano il lavoro di propaganda in tutti i settori, dal pubblico impiego al precariato. A febbraio, sette presunti neobrigatisti hanno espresso “vicinanza e solidarietà”, dopo gli scontri con la polizia, “agli operai Fiat di Pomigliano, così come a tutte quelle situazioni che lottando non intendono subire passive gli effetti della crisi del capitalismo”.
Ma i cattivi maestri secondo gli investigatori non sono solo in cella. Qualcuno fa il giornalista. Come Paolo Persichetti, ex brigatista condannato a 22 anni e sei mesi di carcere per concorso nell’omicidio del generale Licio Giorgeri: in Francia, dove è fuggito nel 1991, ha insegnato sociologia politica, oggi scrive sul quotidiano comunista Liberazione e ironizza sul passato. Il “bossknapping”? “La Fiat non ne serba un buon ricordo” annota. “Le azioni non “ortodosse” di francesi e belgi, seppur concepite all’interno di una strategia ancora difensiva, riscontrano consensi e successi. Una lezione utile”.
Interpellato da Panorama, Persichetti dice: “In Francia queste pratiche non vengono considerate eversive e sono accettate dall’opinione pubblica”. In Italia spaventano… “Da noi la lotta armata ha raggiunto livelli sconosciuti in Francia, lasciando in eredità la cultura dell’emergenza e la demonizzazione del conflitto. Lo Stato deve capire che quella stagione è chiusa”. Tuttavia, chi legge i suoi articoli non ha questa sensazione. Una “lezione” di cui forse non c’era bisogno.

“Inammissibili per materia”: per questa ragione 256 degli oltre 400 emendamenti proposti dal governo perché venissero inseriti nel decreto salva-auto sono state bocciate. Tra i provvedimenti respinti, e che ora devono trovare collocazione adeguata in un altro testo di legge, l’intero “pacchetto precari” che l’esecutivo aveva esaminato all’ultimo Consiglio dei Ministri.
La possibile “bocciatura” non preclude comunque la possibilità che il pacchetto - se tutti i parlamentari delle due commissioni sono favorevoli - possa essere “ripescato” in deroga al regolamento della Camera.
Tra le modifiche avanzate del Governo che non hanno superato il vaglio di ammissibilità e che non riusciranno ad essere messe in votazione c’é anche l’intervento sul trattamento pensionistico per i lavoratori esposti all’amianto, lo stanziamento di risorse per la distruzione delle armi chimiche, la modifica alle norme relative al servizio di noleggio con conducente, che nel recente passato ha visto la categoria protestare in piazza a Roma.
Gli emendamenti del pacchetto precari, predisposti dal Governo e dichiarati inammissibili alla Camera, invece sono undici. Riguardano: un aumento dal 10 al 20% dell’ultimo reddito percepito per la determinazione dell’indennità di disoccupazione; le modifiche all’elenco delle prestazioni di lavoro occasione di tipo accessione per consentire a coloro che percepiscono prestazioni integrative del salario di “arrotondare” fino ad un limite di 3.000 euro; il pagamento diretto da parte dell’Inps del trattamento straordinario di integrazione salariale per accelerare le procedure; l’autorizzazione all’Inps, in via sperimentale, di anticipare i trattamenti di integrazione salariale sulla base della domanda corredata dagli accordi tra le parti sociali; norme sulla presentazione delle domande per la Cig in deroga; interventi sui requisiti per l’accesso alla Cig; la concessione da parte dell’Inps di incentivi in favore dei datori di lavoro che assumano volontariamente lavoratori che stanno percependo ammortizzatori sociali o che siano stati licenziati o sospesi; modifiche alle norme per i trattamenti di cassa integrazione di mobilità; il trasferimento al ministro del lavoro delle funzioni dell’Isfol per il supporto e l’assistenza tecnica alle amministrazioni pubbliche.
La scure dell’inammissibilità si è abbattuta su molti emendamenti della Lega, a partire dalla proposta di porre un tetto agli stipendi dei manager (di 350 mila euro) e dei soggetti aventi un rapporto con lo Stato (che non avrebbe potuto superare il trattamento corrisposto ai parlamentari). Un altro emendamento, considerato inammissibile, prevedeva che gli emolumenti corrisposti a qualunque soggetto avente rapporti di lavoro con le amministrazioni statali, o con le agenzie oppure con enti pubblici economici e d enti di ricerca, nonché con i magistrati, non potesse superare il limite del trattamento corrisposto ai membri del Parlamento.