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Crisi, salta l’emendamento sui super stipendi: inammissibile

Manager

“Inammissibili per materia”: per questa ragione 256 degli oltre 400 emendamenti proposti dal governo perché venissero inseriti nel decreto salva-auto sono state bocciate. Tra i provvedimenti respinti, e che ora devono trovare collocazione adeguata in un altro testo di legge, l’intero “pacchetto precari” che l’esecutivo aveva esaminato all’ultimo Consiglio dei Ministri.
La possibile “bocciatura” non preclude comunque la possibilità che il pacchetto - se tutti i parlamentari delle due commissioni sono favorevoli - possa essere “ripescato” in deroga al regolamento della Camera.

Tra le modifiche avanzate del Governo che non hanno superato il vaglio di ammissibilità e che non riusciranno ad essere messe in votazione c’é anche l’intervento sul trattamento pensionistico per i lavoratori esposti all’amianto, lo stanziamento di risorse per la distruzione delle armi chimiche, la modifica alle norme relative al servizio di noleggio con conducente, che nel recente passato ha visto la categoria protestare in piazza a Roma.
Gli emendamenti del pacchetto precari, predisposti dal Governo e dichiarati inammissibili alla Camera, invece sono undici. Riguardano: un aumento dal 10 al 20% dell’ultimo reddito percepito per la determinazione dell’indennità di disoccupazione; le modifiche all’elenco delle prestazioni di lavoro occasione di tipo accessione per consentire a coloro che percepiscono prestazioni integrative del salario di “arrotondare” fino ad un limite di 3.000 euro; il pagamento diretto da parte dell’Inps del trattamento straordinario di integrazione salariale per accelerare le procedure; l’autorizzazione all’Inps, in via sperimentale, di anticipare i trattamenti di integrazione salariale sulla base della domanda corredata dagli accordi tra le parti sociali; norme sulla presentazione delle domande per la Cig in deroga; interventi sui requisiti per l’accesso alla Cig; la concessione da parte dell’Inps di incentivi in favore dei datori di lavoro che assumano volontariamente lavoratori che stanno percependo ammortizzatori sociali o che siano stati licenziati o sospesi; modifiche alle norme per i trattamenti di cassa integrazione di mobilità; il trasferimento al ministro del lavoro delle funzioni dell’Isfol per il supporto e l’assistenza tecnica alle amministrazioni pubbliche.

La scure dell’inammissibilità si è abbattuta su molti emendamenti della Lega, a partire dalla proposta di porre un tetto agli stipendi dei manager (di 350 mila euro) e dei soggetti aventi un rapporto con lo Stato (che non avrebbe potuto superare il trattamento corrisposto ai parlamentari). Un altro emendamento, considerato inammissibile, prevedeva che gli emolumenti corrisposti a qualunque soggetto avente rapporti di lavoro con le amministrazioni statali, o con le agenzie oppure con enti pubblici economici e d enti di ricerca, nonché con i magistrati, non potesse superare il limite del trattamento corrisposto ai membri del Parlamento.

Stipendi da premier: Prodi guadagna più di Sarkozy

 Il presidente degli Stati Uniti d'America, George W. Bush, con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, durante un loro incontro a Palazzo Chigi
Dopo aver attaccato Sarkozy, il presidente francese, per le lussuose vacanze americane (nel New Hampshire, con la moglie Cécilia e il figlio minore, in una villa di 2000 metri quadri, ospiti di amici che l’hanno affittata al canone di 30.000 dollari a settimana) ed elogiato la modestia del cancelliere tedesco Angela Merkel che, oltre a pernottare in baite dolomitiche al prezzo di 50 euro a notte, fa acquisti di frutta e verdura al supermercato, il quotidiano tedesco Bild ha messo a confronto gli stipendi degli “otto grandi” del pianeta.

Indovinate chi guida la lista? Il presidente americano, George W. Bush, che guadagna 24.167 euro al mese, seguito a ruota dal primo ministro britannico, Gordon Brown, con 23.334 euro, mentre sul terzo gradino del podio c’è il premier giapponese, Shinzo Abe, con 21.910 euro.
E Romano Prodi? Nella graduatoria degli stipendi dei capi di Stato e di governo degli otto Paesi economicamente più importanti, il premier italiano si piazza al quinto posto con 18.900 euro, dopo Angela Merkel (20.427 euro mensili), ma davanti proprio a Nicolas Sarkozy, che deve accontentarsi di soli 6.600 euro al mese.
Forse anche per questo Sarko ha deciso di fare vacanze “a rimorchio”, facendosi ospitare nella residenza sulle rive del lago Winnipesaukke, che altrimenti gli sarebbe costata l’intero stipendio annuale.

Tornando alla classifica, ecco al settimo posto il presidente russo Vladimir Putin con 4.860 euro, mentre chiude il cinese Hu Jintao con appena 274 euro. Ma, si sa, ai cinesi interessano poco le vacanze…

Ma quale austerità: nel 2008 più soldi ai politici

L'aula della Camera dei deputati
di Roberto Ormanni

Doppio aumento in vista per deputati e senatori, proprio quando i vertici di Camera e Senato hanno deciso un pacchetto di austerità per ridurre le pensioni dei parlamentari e alcune voci della loro busta paga. La paradossale situazione è figlia del meccanismo che aggancia lo stipendio base dei parlamentari a quello del primo presidente della Corte di cassazione, cioè il magistrato italiano di grado più alto.
Ogni tre anni per tutti i magistrati scatta un aumento calcolato in base a un complicato sistema di previsione dell’indice Istat. Nel gennaio 2008, data del prossimo scatto, esso sarà del 4 per cento circa; di pari percentuale si rivaluterà l’indennità dei parlamentari, cioè la voce più consistente della loro busta paga. Ma non basta, è in arrivo un altro aumento, assai più consistente. E sempre per “via giudiziaria”.
La nuova legge sull’ordinamento della magistratura, in via di approvazione, allinea tutti gli stipendi a quelli dei giudici amministrativi. Attualmente ai componenti di Tar e Consiglio di Stato, a parità di grado, è riconosciuta un’anzianità di 8 anni in più rispetto ai magistrati ordinari, e dunque uno stipendio più alto. Per metterli alla pari, il Parlamento dovrà quindi approvare una legge che conceda a questi ultimi un aumento valutabile intorno al 12 per cento. Anche in questo caso, beneficiandone il primo presidente di Cassazione se ne avvantaggeranno anche deputati e senatori.
Tutto grazie all’unione con i magistrati nella buona e nella cattiva sorte. Ma in questo caso non occorre aspettare la morte per separarsi. Basterebbe una legge per sganciare la retribuzione dei parlamentari da quella del primo presidente di Cassazione. Ma il Parlamento la approverà mai?

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