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Caste in Comune: fa il segretario e prende più di Napolitano

Un consiglio comunale

L’ultimo caso agli onori delle cronache è a Stezzano, un paesino del Bergamasco. Tra i suoi 12 mila abitanti il comune immerso nel verde ne ha uno particolarmente fortunato. Ogni anno il segretario comunale Giovanni Barberi Frandanisa riscuote uno stipendio che fa invidia ai presidenti della Repubblica e del Consiglio: 247 mila euro lordi, contro i 218 mila e i 212 mila delle due cariche dello Stato. “Dalla cifra diffusa in questi giorni va tolto almeno un 40 per cento di tasse” ha puntualizzato Barberi Frandanisa, che ricopre anche l’incarico di direttore generale. “E poi lavoro 12 ore al giorno, ho un sacco di ferie arretrate e con i titoli di studio che ho potrei fare il segretario anche del Comune di Roma”. La Corte dei conti ha deciso di vederci chiaro e ora pretende delucidazioni dal piccolo comune lombardo.
Anche il segretario del comune di Dongo (Como), 3.400 anime, non se la passa male: secondo il conto consuntivo 2007, Gennaro Borrelli percepisce uno stipendio di 150 mila euro lordi annui. Di questi circa 88 mila euro riguardano le funzioni da segretario, c’è poi l’indennità di direttore generale (41.400 euro), l’indennità di retribuzione relativa al 2006 e oneri riflessi per 20.572 euro (somma tra l’altro non trovata dal revisore dei conti nel prospetto fornitogli dal comune). Solo a titolo di paragone, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ne percepisce 119 mila.
Anche la vicenda di Dongo ha richiamato l’attenzione della procura della Corte dei conti, che ha aperto un fascicolo a inizio anno multando sindaco e segretario di 135 mila euro per presunto danno erariale (un altro fascicolo per abuso d’ufficio riguarda l’assunzione di una segretaria da parte di Borrelli). Nel frattempo la giunta ha varato il bilancio 2008 ad aprile stabilendo la nuova previsione di spesa per lo stipendio del segretario comunale-direttore generale: 159.940 euro.
Questi stipendi possono sorprendere, se si pensa che il segretario è un dipendente comunale. Secondo il testo unico sull’ordinamento degli enti locali del 2000, le mansioni del segretario sono di carattere “collaborativo, di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell’ente, di sovrintendenza allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e di coordinamento dell’attività”. Nominato dal sindaco, il segretario, insomma, ha prevalentemente compiti di supervisione.
Il compenso è proporzionato? Pur con le dovute differenze di ruolo, se un consigliere comunale non arriva a percepire 2 mila euro al mese, un segretario generale, per supervisionare, può guadagnare anche cinque volte tanto (cifra lorda). Nelle cifre del bilancio di previsione 2007 del Comune di Milano, per esempio, si nota che il capoluogo lombardo (1,3 milioni di abitanti) stanzia per il segretario 174.913 euro lordi annui. A questa cifra si sommano i diritti di rogito, in quanto il segretario è incaricato di rogare contratti pubblici nei quali l’ente comunale è parte. A Milano, nel 2007, l’attività rogatoria, pagata da terzi, ha fruttato al segretario generale 50.846 euro. Quasi 4 mila euro al mese, per un compenso complessivo lordo annuo di 225.760 euro.
A Torino, 908 mila abitanti, le cifre non sono molto diverse. Stipendio del segretario comunale 156.358 euro, diritti di rogito 45.770 euro, totale 202.128 euro lordi: compresa la tredicesima fanno oltre 15.500 euro lordi al mese. Nel 2007 il Comune di Ravenna (153 mila abitanti) ha stanziato per il segretario 76.206 euro più una maggiorazione di posizione decisa dal sindaco di 18.075 euro. Quello di Trapani (69 mila abitanti), fra stipendio base, retribuzione di posizione, maggiorazione e tredicesima, quasi 100 mila euro lordi annui.
A parte il rogito, grossa entrata, tuttavia a carico di terzi, in diversi comuni ci sono anche i guadagni legati alla creazione di nuovi enti. Spesso i segretari sono chiamati a far parte dell’organico di questi enti e incassano gli emolumenti relativi. Un esempio? L’ente Parco Nord Milano. La gestione dell’area verde che si estende tra i quartieri della periferia nord del capoluogo è affidata a un consorzio di sei comuni. Sono stati nominati un consiglio di amministrazione, un presidente e un segretario. Lo stesso segretario che ricopre l’incarico al Comune di Cinisello Balsamo. Per compiti limitati dallo statuto a consulenza giuridica, sottoscrizioni dei verbali di assemblea, supervisione del funzionamento degli organi collegiali, l’indennità pagata dai comuni consorziati è di 1.650 euro lordi mensili.
Ci sono poi casi in cui il ruolo del segretario generale perde quasi ragione d’essere. Soprattutto dove è presente anche la figura del direttore generale. Secondo il testo unico del 2000, il direttore deve “provvedere ad attuare gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo del comune e sovrintendere alla sua gestione”. Mansioni molto simili a quelle del segretario, il cui ruolo diventa in questi casi quasi evanescente. Riducendosi all’adempimento degli oneri di carattere notarile e alla presenza formale durante i consigli comunali. Lo stipendio, però, è da alto dirigente. Cosa succede invece quando direttore e segretario sono la stessa persona? I costi si riducono? Sembra di no. Soprattutto per le casse dei piccoli comuni, l’indennità che il segretario ottiene per la funzione di direttore generale sembra superflua.
A Dongo il segretario comunale, pochi mesi dopo la nomina, è diventato anche direttore generale con un decreto del sindaco. E lo stipendio è cresciuto di 1.000 euro netti. Secondo i magistrati contabili, il decreto di nomina è irregolare. L’incarico di dg è consentito dal testo unico sull’ordinamento degli enti locali ai comuni con più di 15 mila abitanti. In alternativa il comune può convenzionarsi con altri, per raggiungere quella cifra. Non è il caso di Dongo (3.400 abitanti), che si è consorziato con il Comune di Pigra, ma questo ha solo 300 abitanti.

Un po’ Veltroni ma anche un po’ Grillo: così il Pd tenta di sedurre gli indecisi

Il segretario del Pd Walter Veltroni saluta i sostenitori durante il suo tour elettorale | Ansa
Non sarà demagogia, men che meno qualunquismo, e lui ci tiene a precisare. Eppure l’ultima proposta lanciata da Walter Veltroni rientra tutta nella strategia di chi punta a conquistare indecisi e delusi del Palazzo con l’idea, sempre di gran fascino tra la gente stanca della Casta, di ridurre e il numero dei parlamentari e di abbassare loro gli stipendi, parificandoli agli altri Paesi. 56esima tappa del giro d’Italia del leader del Pd: prima Novara, poi Alessandria. È dalle piccole e produttive città del Piemonte che Veltroni sostiene la necessità “di un segnale di sobrietà”: “Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d’Europa”.
Il momento è voluto, studiato: proprio nelle prossime ore saranno resi noti i dati sui redditi dei parlamentari. Nel confronto europeo, un deputato italiano guadagna il 70% più di uno tedesco, il 75% più di uno inglese, più del doppio di uno francese. Veltroni promette di ridurre anche “il finanziamento pubblico alle 51 formazioni politiche del nostro Paese, anche partiti che hanno uno o due rappresentanti” come pure ai “31 organi di comunicazione di partito”. Ma le proposte nel segno di Grillo non finiscono qui: il segretario del Pd insiste: ”Dopo Pasqua presenteremo una proposta capace di dare alle pensioni più basse la possibilità di reggere”.

Eppure la Lega Nord, che a Novara ha allestito, a pochi passi dal comizio del leader del Pd, un gazebo con manifesti contro, gli ribatte di averlo sempre proposto. Eppure i sondaggi indicano che la distanza tra Pd e Pdl resta ampia. Ma Veltroni spera di ridurla, giorno dopo giorno, macinando chilometri di strada, convinto che la rimonta deve passare attraverso dubbiosi e scettici, cittadini che guardano con distacco alla politica e che nell’ultimo anno hanno anche applaudito le tirate antipolitiche di Beppe Grillo (a cui si sente molto vicino l’alleato principe del segretario, Antonio di Pietro) . E infatti: “Ci sono ancora tante persone indecise” afferma l’ex sindaco di Roma mobilitando la piazza, “parlerò a loro, anche quando andrò in tv. E se tutti coloro che hanno partecipato alle primarie si danno da fare, non ce n’è per nessuno. Siamo noi che possiamo spostare l’esito del voto”.
Per scuotere questa fetta di elettorato, che in genere decide negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale e che fa la differenza in regioni in bilico come il Lazio o l’Abruzzo, Veltroni usa un mix di argomenti, che dimostrino che il Pd è nuovo anche negli argomenti e che soprattutto parla il linguaggio dei cittadini e usa le parole d’ordine dei grillini: pensioni, caro vita, costi della politica. Temi sui quali nei prossimi giorni, al loft, si cimenterà un gruppo di lavoro per coniare slogan e proposte in vista della fase più accesa della campagna elettorale (subito dopo Pasqua) e mettere, perché no, in agenda anche un appuntamento in notturna. Magari sullo stile delle tanto rinomate Notti Bianche romane.

Nel frattempo, l’ex sindaco capitolino, progetta e colpisce. Fedele alla linea di non replicare agli attacchi, non rinuncia però, a criticare gli avversari. Duramente: ”La destra è già divisa su tutto: Fini ha detto sì ad Air France, Bossi invece ha detto no. Sono divisi anche sulle pensioni. Che sarebbe successo se fossero stati al governo?”.
Interrogativi che per Veltroni dimostrano una sola cosa: il Pdl è un film già visto. Come dimostra, dice il mite Walter, anche l’ultimo allarme lanciato da Silvio Berlusconi sul rischio brogli: ”Tutto quello che dice la destra, a cominciare dai brogli, è un déjà vu, le stesse cose dal ‘94”. E con questi contenuti Veltroni spera di fare breccia in chi cerca nella politica messaggi nuovi.

Taglio ai tagli: la Camera aumenta la paga. Per pareggiare con il Senato

Il presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, nell'Aula di Montecitorio
Le polemiche seguite alla pubblicazione delle statistiche europee che assegnano ai nostri politici la maglia nera degli stipendi del continente (il doppio dei colleghi tedeschi)? Acqua passata. Le denunce degli onorevoli privilegi contenute ne La Casta di G.A. Stella e Sergio Rizzo o ne Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, due senatori di sinistra che di mestiere fanno i professori di diritto? Carta straccia.
A Montecitorio il 2008 potrebbe cominciare con un bell’aumento di stipendio: quei duecento euro lordi al mese che la Camera aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall’attuale presidente Fausto Bertinotti, per contenere i costi della politica. La giustificazione che circola è che si tratta di una misura per adeguare le buste paga dei deputati a quella dei colleghi senatori (che percepiscono un’indennità di 5.613 euro circa). A Palazzo Madama, infatti, non hanno mai rinunciato all’incremento dell’indennità dovuto all’automatico adeguamento della busta paga dei parlamentari a quella dei presidenti della Corte di Cassazione.
Certo, l’ultima decisione spetta proprio a Bertinotti. Ma alcuni deputati - tra le proteste dei colleghi dell’Italia dei Valori e di An - stanno pensando di restituire a tutti i 630 inquilini della Camera i soldi cui avevano rinunciato nel 2007 e che i colleghi senatori continuano invece a ricevere. A rimetterci, naturalmente, saranno le casse dello Stato, visto che Montecitorio vedrà volatilizzarsi oltre un milione e mezzo di euro. A ingarbugliare ancora di più le cose, ci si è messo poi il blocco delle stesse indennità parlamentari disposto dalla Finanziaria per i prossimi cinque anni. Moratoria, dicono a Montecitorio, che avrebbe di fatto cristallizzato una situazione di disparità tra le due Camere, causando un dislivello negli stipendi (e nelle future pensioni) di deputati e senatori.
Una bella patata bollente che il compagno presidente Bertinotti si ritroverà sul tavolo al ritorno dal suo viaggio in Sud America. Per ora l’argomento, dice il Questore anziano di Montecitorio, Gabriele Albonetti “non è all’ordine del giorno né del collegio dei Questori né dell’ufficio di presidenza. Certo, il tema va affrontato, ma dopo gennaio”. Anche perché la questione, continua Albonetti, “riveste anche una natura costituzionale. La Costituzione infatti prevede l’indennità parlamentare, ma non in misura diversa tra parlamentari delle due Camere”. Come se ne esce?
Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato (subendo però i ricorsi dei deputati che sulla base della legge sarebbero inevitabilmente accolti); aumento in busta paga a fine gennaio (limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007); restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007 (facendo indignare l’opinione pubblica). Oppure, azzarda Albonetti poco convinto: “Si potrebbe chiedere al Senato di tornare sui propri passi…”.
la buvette della Camera dei deputati

Campania, ai consiglieri regionali Babbo Natale porta tre milioni in più

Antonio Bassolino, governatore della Campania, e Sandra Lonardo in Mastella, presidente del Consiglio regionale
Babbo Natale porta una strenna ricolma di milioni alla Regione Campania, ma sulla strada, causa proteste di una parte della giunta, il carico si perde e ne arriva poco meno della metà. Con tanto di rammarico dei poveri consiglieri, che già pregustavano il lauto cadeau natalizio.
La scorsa settimana, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio (con a capo Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella), aveva infatti deliberato 8 milioni e mezzo di euro, destinati alle indennità di consiglieri e funzionari della regione partenopea.
L’aumento in arrivo, che era in parte legato agli automatismi degli stipendi parlamentari, era destinato ad un ente, la regione appunto, che resta tra i più costosi d’Italia nel rapporto consiglieri-spese generali (l’Emilia Romagna spende 67 milioni con 67 eletti, la Lombarda 80 ma fa lavorare 80 rappresentanti, la Campania per 60 consiglieri fagocita 78 milioni, che diventeranno 94 nel 2008).
Le proteste, in primis da parte di Bassolino ma anche di alcuni addetti ai lavori, hanno però frenato la generosità partenopea. Frenato, ma non fermato. Perché, dopo vivaci discussioni, si è convenuto che anziché di 8, le indennità saranno “solo” di 3 milioni di euro.
Riduzione che non ha però placato l’assessore (Istruzione, Formazione e Lavoro) Corrado Gabriele di Rifondazione, che in una lettera inviata al governatore ha dato sfogo a tutta la sua amarezza: “Potevamo non votare la variazione di bilancio e segnalare che 12mila euro al mese per un consigliere e 8mila per un assessore sono già tantissimo. Non c’è bisogno di aumenti, magari va ridotto lo stipendio a sette mila, questo sì sarebbe un bene”.

Adesso, l’ultima decisione spetterà al consiglio regionale e ai suoi rappresentanti. Conoscendone la nota calorosità, sarà difficile che non accoglieranno Babbo Natale a braccia aperte.

Universo badanti: la metà lavora in nero. Una su quattro vuol tornare a casa

La signora Demetria Orense, filippina di 52 anni, badante della mamma del ministro della Salute Girolamo Sirchia
Un solo desiderio: tornare nei loro Paesi.
Perché qui sono costrette a vivere lontane da mariti e figli e a prendersi cura di anziani e bambini di altre famiglie, di cui comunque si sentono parte. Ma solo perché ci lavorano.
A fare questa foto delle colf è l’indagine nazionale delle Acli Il Welfare fatto in casa, realizzata dall’Iref. Solo il 25% è intenzionato a restare in Italia, un paese in cui il 24% del totale arriva senza permesso di soggiorno
I ricercatori dell’Iref tra marzo e aprile di quest’anno hanno interrogato un campione rappresentativo di 1000 collaboratrici familiari straniere (66 nazionalità diverse), con un questionario somministrato “faccia a faccia”.
Per capire chi sono e da dove vengono, che famiglie hanno lasciato e che progetti hanno. La ricerca è stata illustrata al ministro della Famiglia Rosy Bindi. Ne è venuto fuori che sei colf su 10 vivono separate dai figli o dal marito. Quattro su 10 mandano in patria almeno la metà di quanto guadagnano (in media 880 euro mensili, lavorando 42 ore a settimana).
Il 24% è in Italia senza documenti di soggiorno. Il 57% lavora del tutto o in parte in nero. Il 61% concorda col datore di lavoro le irregolarità nei versamenti. Il salario medio è di 880 mensili. Più della metà (51%) assiste persone anziane e il 17% si prende cura dei bambini. Si sentono membri di famiglia (60%) ma chi vive nella casa in cui presta servizio (33%) lavora fino a 59 ore settimanali e pensa di andare avanti ancora per poco (70%). Anche se esiste ed è palese la differenza di stipendio tra le collaboratrici regolari e quelle che non lo sono. Le prime godono di maggiori garanzia economiche e guadagnano anche 1.000 euro al mese; le colf irregolari o che si sono in Italia da meno di 2 anni hanno un guadagno medio di 750 euro.
L’età media è 40 anni. Le più giovani vengono dall’Europa dell’Est. Le più istruite dall’ex Russia. Le colf filippine sono sempre di meno: erano il 31% prima del 1997, scendono al 19% nel 2000 e arrivano appena al 10% di ingressi nel 2006.
Al di là dei numeri, va infine notato che la quotidianità tra le mura domestiche ha permesso a molte di loro di crearsi un’idea della situazione: il 51% ritiene che i figli siano viziati dai genitori; il 49% ritiene che gli anziani non siano trattati con particolare attenzione.

Spifferi dal Transatlantico
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Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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