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Torna l’Onda studentesca, dopo la risacca invernale. E tornano le polemiche per gli scontri durante la manifestazione di ieri a Roma: (qui le foto).
Toni forti dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta: “Gli studenti dell’Onda sono guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri” dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi, insieme al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Spiega Brunetta: “Non vedo protesta nella scuola, ci sono solo azioni di guerriglia da parte dell’Onda, ma nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti questo movimento non esiste”, poi aggiunge “sono un democratico” e quindi “credo più al voto che alla guerriglia”. Dichiarazioni che sembrano fatte apposta per eccitare gli animi degli studenti in subbuglio, in vista delle prossime manifestazioni.
E non si fa attendere la risposta del Pd:”Il ministro Gelmini, che conosco come persona moderata, sa bene” dice l’ex titolare dell’Istruzione Beppe Fioroni “che ascoltare gli studenti anche quando protestano, senza mai giustificare le violenze, è un dovere. Ma additarli genericamente come guerriglieri, soffiando sul fuoco e fomentando gli animi, è un atteggiamento irresponsabile del quale il ministro Gelmini non può rendersi spettatrice passiva”. Anche l’Unione degli studenti non ci sta: un ministro della Repubblica “non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei “guerriglieri” da trattare come tali”. “Mercoledì” afferma l’Uds “c’è stata un’aggressione di cui gli studenti sono state vittime. Quella di Brunetta è una dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi. Già il presidente del Consiglio in autunno aveva provato a usare metodi repressivi, invocando la polizia nelle scuole pur di reprimere la protesta, ma aveva incontrato la netta ostilità della società tutta. Chiediamo le immediate scuse e le dimissioni del ministro Brunetta. Non ci lasceremo intimidire”.
Per il momento la titolare di viale Trastevere, bersaglio delle contestazioni autunnali, si tiene fuori dalle polemiche intorno all’università e rispolvera il discorso sulle “quote” di studenti stranieri nelle aule: “Stiamo pensando all’introduzione di un tetto intorno al 30% della presenza di alunni stranieri a scuola. Non credo che ciò sia possibile a partire dal prossimo anno ma dal successivo”. “Comunque” aggiunge “sto chiedendo ai dirigenti uno sforzo per risolvere già dal prossimo anno i casi limite”. La Gelmini affronta poi anche il tema dei tagli al settore scolastico: ”Con la Finanziaria” spiega “era stato previsto un taglio di 42.000 posti. Ma sarà un numero ampiamente inferiore perché abbiamo avuto 31.000 pensionamenti e quindi significa che avremo un numero molto inferiore di tagli: 11.000 supplenti non riconfermati e poi altri 7.000 supplenti non confermati a causa dell’esubero di docenti di ruolo e della riduzione di spezzoni-orario. La somma fa al massimo 18.000 supplenti non riconfermati. E’ comunque un dato pesante, ma - ha concluso - non sono i 42.000 previsti dalla Finanziaria”.
Sul voto in condotta reintrodotto da quest’anno il ministro dice che “è stato una necessità, non una scelta” e che “il voto farà media, non solo in negativo”. Resta da vedere se e quanto la condotta peserà nelle pagelle dei “guerriglieri” di Brunetta.
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Il centro diurno CivicoZero (Foto Marco Iegri per Save the Children)
Quasi ottomila minori stranieri soli sono arrivati in Italia nel 2008. Per la precisione 7.797, ragazzini separati dai genitori o senza un adulto di riferimento, figure deboli che, se non entrano in contatto con le istituzioni accedendo al sistema nazionale di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza, sono sensibilmente a rischio di coinvolgimento e sfruttamento in circuiti di attività illegali, di lavoro forzato, di sfruttamento sessuale e abuso.
I dati sono quelli che emergono dal Dossier “Minori stranieri” di Save the Children, movimento internazionale indipendente per la difesa e la protezione dei diritti dei bambini che oggi lancia a Roma CivicoZero, centro diurno creato proprio per l’orientamento, la consulenza legale, la fornitura di servizi essenziali e la realizzazione di attività formative e ricreative per minori stranieri non accompagnati o “male accompagnati”, in situazioni di marginalità e pericolo devianza. La struttura semiresidenziale, situata in prossimità della Stazione Termini, integrerà le azioni di unità di strada e di mediazione sociale e culturale già sperimentate dall’Organizzazione attraverso il progetto “Orizzonti a Colori”, che in tre anni ha effettuato 3.143 contatti con ragazzi e ragazze stranieri nella Capitale.
La schiera di bambini lontani dalla loro terra d’origine giunge nel nostro Paese da Marocco (15,29%), Egitto (13,75%), Albania (12,49%), Palestina (9,47%), Afghanistan (8,48%), Eritrea (4,99), Nigeria (4,14%), Somalia (3,90%), Serbia (3,76%) ed Iraq (3,68%), per un totale di 78 paesi diversi. Si tratta soprattutto di maschi, che rappresentano il 90,46%, con età compresa tra i 16 (26,22%) ed i 17 anni (50,58%) (l’11,39% ha 15 anni, 10,85% tra i 7 e i 14 anni).
“Riteniamo che il dato d’insieme, tuttavia, sia profondamente sottostimato, perché in esso non sono inclusi i minori neocomunitari, i richiedenti asilo, le vittime di tratta oltre, naturalmente, a quelli che non sono mai entrati in contatto con il sistema istituzionale di accoglienza”, specifica Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia.
Infatti dall’1 gennaio 2007 i minori non accompagnati provenienti da Romania e Bulgaria, al pari degli altri minori comunitari, non sono più censiti dal Comitato per i Minori Stranieri, e si deve tenere presente che tra il 2001 e il 2006 i ragazzini extracomunitari soli erano in media 7.700 all’anno, provenienti soprattutto da Romania, Albania e Marocco. Le ultime tendenze dicono per di più che i piccoli rumeni sono in aumento (la loro presenza è cresciuta di sei volte, passando dal 6% del totale nel 2000 al 33,5% nel 2006).
La regione che nel 2008 ha accolto il maggior numero di minori stranieri non accompagnati è stata la Sicilia (41,37%), seguita da Lombardia (12,65%), Emilia Romagna (7,28%), Piemonte (6,80%), Lazio (4,82%), Friuli Venezia Giulia (4,36%), Toscana (4,25%), Marche (4,22%) e Veneto (4,08%). In fondo a questa speciale classifica il Molise, con solo 3 minori, pari allo 0,04% del totale. Più pronte al sostegno le grandi città, con oltre 100mila abitanti, ma i centri di medie dimensioni stanno ampliando i loro numeri di accoglienza.
Sulle zone di destinazione dei minori gioca un ruolo importante la rete dei parenti e dei connazionali che fa da ponte tra l’Italia e il paese di provenienza. Così, negli ultimi anni, i giovani rumeni risultavano presenti soprattutto in Lazio e in Friuli Venezia Giulia, gli albanesi in Emilia Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Puglia, i marocchini in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna e gli afgani soprattutto nelle Marche e nel Lazio.
Il focus sul solo comune di Roma conta 1.152 minori stranieri (includendo anche i neocomunitari) e richiedenti asilo accolti nel 2007, rappresentati soprattutto da rumeni. Sono in crescita in Capitale gli afgani, passati da 32 minori del 2004 a 264 nel 2007.
Ma sono tanti anche quelli che si perdono nelle maglie delle istituzioni: circa due terzi dei minori stranieri non accompagnati si allontanano dalle comunità di prima accoglienza, sottolinea il dossier di Save the Children.
Per questo l’organizzazione chiede un maggiore coordinamento tra i soggetti istituzionali incaricati dell’accoglienza dei minori sia a livello nazionale che a livello locale, Ministero dell’Interno, Regioni e Comuni, e un potenziamento di iniziative differenziate di intervento sociale.

Il centro diurno CivicoZero (Foto Marco Iegri per Save the Children)

Si avranno in serata i primi esiti dell’autopsia sul corpo di Eluana Englaro, deceduta lunedì alle 19,35 per arresto cardiocircolatorio a seguito di insufficienza renale (secondo l’atto ufficiale di morte firmato dal direttore sanitario della clinica La Quiete, Stefano Santin) al quarto giorno senza alimentazione nella struttura friulana.
È stata la Procura di Udine a disporre l’autopsia sul corpo di Eluana Englaro. L’incarico è affidato anatomopatologo Carlo Moreschi coadiuvato da un collega di Padova. La decisione è stata presa al termine di un vertice svoltosi al Comando provinciale dei carabinieri di Udine, al termine del quale il procuratore Antonio Biancardi ha emesso una nota nella quale si piega che “saranno disposti ulteriori accertamenti ove sorgesse qualsivoglia dubbio sulle cause e sui mezzi che hanno prodotto l’evento”.
“Confermo che l’autopsia avverrà entro oggi”, ha annunciato il prof. Moreschi. Mentre l’avvocato della famiglia Englaro Giuseppe Campeis ha spiegato che prima di fissare la data dei funerali “vanno espletate tutte queste formalità”. Intanto Beppino Englaro e probabilmente anche la moglie Saturnia , gravemente malata, sono in partenza da Lecco per raggiungere Udine, dove secondo vorrebbero cremare la figlia e seppellirne le ceneri nel cimitero locale dopo una semplice benedizione in forma strettamente privata.
Da parte sua il procuratore generale della Corte d’Appello di Trieste, Beniamino Deidda ha assicurato che “per ora non c’è nessuna ipotesi di reato” e “sarà solo l’autospia a dirci con precisione le cause della morte”. Pronostici sui tempi che serviranno a saperne di più, il pg non ne fa: “i tempi” dice “dipenderanno dal ritmo dei periti incaricati e dagli accertamenti che saranno necessari. So che siamo nella routine e si seguirà la prassi che si segue in caso di persone ricoverate”. Commenti sulla vicenda, Deidda non ne vuole fare, si limita a dire: “Credo davvero che questo sia il momento della meditazione e del rispetto della famiglia”.
Intanto questa mattina la direzione de ‘La Quiete’ ha confermato che Eluana è morta per arresto cardiocircolatorio a seguito di insufficienza renale. Tuttavia, da quanto trapelato, le condizioni della donna ieri pomeriggio non facevano supporre un epilogo così rapido. Ieri sera, davanti a “La Quiete” ci sono stati dei momenti di forte tensione tra due schieramenti contrapposti: coloro che chiedevano che Eluana vivesse e quanti rivendicavano la libertà di scelta. Le forze dell’ordine sono intervenute a sedare gli animi, perché i manifestanti erano arrivati quasi alle mani.
“Mi aspettavo maggiore rispetto da tutti e invece ho ricevuto insulti brutali e minacce”, ha detto dal canto suo Ines Domenicali, presidente della casa di riposo. Il suo pensiero va alle difficoltà incontrate da quando ha deciso di accogliere la donna lecchese in stato vegetativo permanente da 17 anni per l’esecuzione del decreto della Corte d’appello di Milano, alle ispezioni e alle continue manifestazioni che si svolgevano davanti ai cancelli della casa di cura.
“Non sono assolutamente pentita, ho accolto Eluana in piena coscienza operando nella legalita, l’ho fatto perché era una circostanza particolare e ho cercato di rispettare il dramma del padre, della madre e di Eluana stessa”. Rispondendo all’Adnkronos salute, Domenicali si dice “ancora scossa e provata da tutto quello che è successo, da questa vicenda così dolorosa” e dal fatto che “ci hanno mancato di rispetto soprattutto quelle persone che si professano ‘difensori della vita’ e poi ci minacciano di morte”.
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La morte di Eluana Englaro e soprattutto il polverone mediatico e polemico girato attorno al suo caso hanno toccato anche la stampa estera, soprattutto i nostri vicini Spagna e Francia. “Eluana Englaro, simbolo italiano della lotta per l’eutanasia, è morta“, titola in apertura il quotidiano francese di centro-sinistra Le Monde. “La morte di Eluana chiude il dibattito sull’eutanasia“, scrive invece Le Figaro (centro-destra), che sottolinea come il fatto abbia diviso il Paese e colto alla sprovvista i politici italiani intenti a legiferare in merito. Il blog di Libération (sinistra) accusa: “Eluana, un calvario strumentalizzato“. Ed Eve Mongine, avvocato francese, scrive di “appelli vibranti del papa e di una Chiesa (troppo) presente nella vita quotidiana e politica d’uno Stato sovrano come l’Italia”, aggiungendo con concitazione: “Fortunatamente Eluana non sapeva delle manifestazioni ‘per la vita e contro gli assassini’ sotto la clinica che ha finalmente accettato di ospitare i suoi ultimi istanti di vita. Per fortuna non ha visto gli ispettori inviati dal ministro della Salute ad esaminare la clinica sperando di trovare qualsiasi irregolarità per poter impedire la realizzazione di ‘un crimine’. Fortunatamente non sapeva della frenetica agitazione del governo e del presidente del Consiglio, preso da un’acuta urgenza di legiferare per compiacimento al clero, con l’unico scopo di obbligare i medici a ripristinare l’alimentazione e l’idratazione”.
Anche dalla Spagna di Zapatero piovono parole pesanti. El País (di area socialista) scrive che la giovane è morta “in pieno svolgimento del dibattito sulla legge che doveva attaccarla alla macchina”, e soprattutto in un editoriale intitolato “Obscena carrera” (”Corsa Oscena”) afferma che “Berlusconi e il Vaticano sono stati protagonisti di una corsa oscena contro il tempo per impedire con l’aiuto di una legge ad hoc di dubbia natura costituzionale che si facesse la volontà di Eluana Englaro”. E ancora: “In questa crociata ideologica Berlusconi non ha esitato a usare i suoi poteri di capo dell’esecutivo per porre a rischio lo stato di diritto, ignorare il tribunale supremo, boicottando una sua sentenza senza appello sul caso, ed esercitare pressioni sulle cliniche e sui medici disposti ad applicarla”.
El Mundo (centrodestra), scrive che la morte di Eluana “frustra il tentativo di Berlusconi di salvarla”. Il quotidiano pubblica un commento di Claudio Magris, il quale afferma che il caso di Eluana “è stato ampiamente usato per una strategia di sovversione politica, volto ad assestare un duro colpo” alle “regole dello stato di diritto affannosamente difese dal presidente della repubblica”.
Il giornale di sinistra Publico titola in prima che ”Eluana vince la battaglia della morte degna contro Berlusconi”. Abc (destra) invece lancia il sospetto, dicendo quella della giovane donna è stata “una morte fulminante che solleva seri dubbi”.
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Terza nel mondo (dopo gli Usa e la Spagna) per numero di bambini accolti, l’Italia sta vivendo - almeno sul piano quantitativo - una positiva stagione in tema di adozioni internazionali. Il 2008 ha registrato un “record” di ingressi: sono stati sfiorati i 4 mila, ossia il 16,3% in più rispetto all’anno precedente. E poi, entro il mese arriveranno le prime bambine dalla Cina (22) mentre nuovi accordi si delineano per alcuni paesi africani, come il Gambia e la Burkina Faso.
A fare il punto sulle adozioni internazionali è stato il sottosegretario Carlo Giovanardi che oggi, a Palazzo Chigi, ha presentato insieme a Paolo Bonaiuti l’ultimo rapporto della Commissione per le adozioni internazionali (dati al 31 dicembre 2008: la maggior parte è giunta da Ucraina, 640 bambini; dalla Federazione russa: 466; dalla Colombia: 434).
“E questa è” spiega Giovanardi “una risposta positiva per le tantissime coppie italiane che stanno aspettando di adottare un bambino all’estero e anche la speranza che nasce dal fatto che si sono aperte strade nuove con la Cina”.
“Sulle adozioni non esistono né scorciatoie, né bacchette magiche” sottolinea Giovanardi “dipendono in gran parte dai rapporti che si instaurano con i paesi di provenienza dei bambini e questi sono frutto di un lungo lavoro diplomatico. I paesi inoltre hanno regole e norme che vanno rispettate. La Cina ad esempio chiede ai genitori non solo redditi alti ma anche che non siano obesi, affinché in futuro non abbiano problemi cardiaci”.
Poi Giovanardi si sofferma sui rapporti bilaterali con alcuni paesi su questo fronte: “Arriveranno i primi bambini cinesi proprio in questo mese di gennaio. Inoltre c’è anche la convenzione sottoscritta con la Russia che ampia la possibilità di intervento in quel paese e tanti altri paesi del mondo, soprattutto dell’Africa, con cui stiamo allacciando rapporti per avere più possibilità, attraverso gli enti, di avere bambini in adozione in Italia”.
Quanto al numero degli enti presenti nel nostro paese, settantatrè, Giovanardi afferma che “non è un handicap perché se gli Enti agiscono, come avviene in Italia, sotto il controllo della Commissione con criteri di professionalità che sono in grado di coprire tutto il mondo, l’Africa, l’Asia e l’America Latina, questo rende più probabile alle coppie la possibilità di soddisfare la loro esigenza di genitorialità. “Non andiamo in cerca di bambini che hanno già una famiglia e che vengono acquistati come purtroppo avviene in tanti paesi” afferma con forza Giovanardi “da noi la questione è morale: si tratta di dare a un bambino abbandonato una famiglia”.
Sulla Romania che ha di fatto chiuso le porte alle adozioni dall’estero Giovanardi precisa: “Prendiamo atto della decisione della Romania. Speriamo ci possa essere un ripensamento perché situazioni di disagio certamente esistono”. Con la Bielorussia invece, altro paese da cui non giungono bambini in adozione, Giovanardi conferma che sono in corso contatti diplomatici. Infine, sul perché ci siano pochi bambini italiani adottati in Italia, Giovanardi conclude: “Il nostro è il paese con meno bambini e quelli orfani in condizione di adottabilità si contano sulle dita di una mano per cui la difficoltà è oggettiva”.
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Per la Lega è ancora da definire: il suo ammontare, non la sua presenza.
Il contributo sui permessi di soggiorno per gli immigrati resta. A variare è l’importo. Non 200 euro, come da prima formulazione. Non 50, come da emendamento leghista bocciato dalla commissione della Camera e affossato dal governo. Ma l’ammontare del contributo sarà definito con un decreto del ministero dell’Interno e del ministero dell’Economia: dai 10 a 400 euro. E non sarà appunto una tassa di soggiorno, ma un contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno, come quello già previsto nella maggior parte dei Paesi europei. Lo indicano fonti del Viminale, confermate da ambienti della presidenza del Consiglio sul tema dell’emendamento leghista al ddl sicurezza che indicata in 50 euro la tassa che gli immigrati avrebbero dovuto pagare per il rilascio del permesso di soggiorno. Il chiarimento è avvenuto martedì sera nel corso di un “cordiale colloquio telefonico” tra Silvio Berlusconi e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Da quanto si è saputo, è stato chiarito che il contributo sarà cosa diversa rispetto alla cosiddetta tassa di soggiorno.
In mattinata, era stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni ad annunciarlo al termine di una riunione al gruppo Pdl al Senato insieme al ministro della Giustizia Angelino Alfano. “L’emendamento c’è e si prevede un contributo che sarà definito con un decreeto del ministro dell’Interno e del ministro dell’Economia per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Il principio viene affermato così come era stato previsto e votato dalle commissioni”, ha aggiunto Maroni precisando che l’entità della cifra verrà stabilita successivamente.
La riunione tra Alfano e Maroni è servita anche per “definire il reato di immigrazione clandestina”, confermato nella formulazione che prevede l’ammenda e la possibilita’ di un’esplusione accessoria con dichiarazione del giudice di pace che va a sommarsi all’eventuale espulsione stabilita dal questore.
Il contributo per il permesso di soggiorno “dipenderà da alcune variabili che saranno di volta in volta definite”. Nel corso del vertice di maggioranza è stato poi approfondito l’emendamento della Lega nord sui flussi che “pone una serie di preoccupazioni e sostanzialmente” ha aggiunto Maroni “è una raccomandazione al governo ad effettuare una verifica sulla necessità di nuovi ingressi”.
Perché, continua Maroni, la crisi economica ha determinato un calo delle richieste di ingresso in Italia per lavoro da parte di extracomunitari: “A fronte dei 150.000 ingressi previsti dal decreto flussi” ha infine detto il ministro Maroni “sono arrivate 127.000 domande, 13.000 in meno quindi del tetto stabilito che per qualcuno era troppo severo”. Ciò, ha sottolineato, “dimostra che c’è una riduzione della richiesta: c’è una crisi che determina la perdita di lavoro in primo luogo dei cittadini extracomunitari”.
L’emendamento non piace però agli europarlamentari della Sinistra unitaria europea (del Prc e dei Comunisti italiani). Giusto Catania, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto, Vincenzo Aita, Umberto Guidoni e Luisa Morgantini hanno infatti presentato, oggi a Strasburgo, un’interrogazione alla Commissione europea sulla compatibilità con il diritto comunitario delle proposte del ministro Maroni di introdurre una tassa sul permesso di soggiorno degli immigrati e il reato di immigrazione clandestina.
Discutine sul FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”

Una tassa di 50 euro per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno agli stranieri e una fideiussione di 10mila euro per iniziare un’attività. È quanto prevede un emendamento della Lega, a firma Claudio D’Amico, al dl anticrisi. Le risorse così raccolte, si prevede nell’emendamento, verranno destinate ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzate per l’attuazione di politiche di sostegno alle famiglie (italiane) e per il controllo del territorio.
“A decorrere dall’anno 2009″ si legge nel testo originale “è istituita una tassa di concessione governativa, nella misura di 50 euro, per il rilascio di permessi di soggiorno ai cittadini stranieri e sui rinnovi dei medesimi. Le relative risorse sono assegnate ad apposito Fondo istituito presso lo Stato di previsione del ministero dell’interno e devolute ai Comuni di residenza dello straniero richiedente il permesso. Le suddette risorse devono essere utilizzate in via prioritaria dai comuni per l’attuazione di politiche sociali di sostegno alle famiglie e per la vigilanza e il controllo del territorio”.
A dire il vero, una tassa sul permesso di soggiorno era già stata introdotta dal Carroccio al ddl Sicurezza ed era stata approvata a novembre da tutta la maggioranza in commissione Giustizia del Senato. Con una proposta di modifica, presentata come primo firmatario dal capogruppo Federico Bricolo, era stato inserito nel provvedimento del governo il pagamento di una tassa di 200 euro per lo straniero che chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. L’emendamento era passato e il ddl era stato licenziato dalla commissione presieduta da Filippo Berselli.
Ora il ddl Sicurezza, che attende di essere discusso dall’Aula di Palazzo Madama, dovrà essere messo in calendario dalla conferenza dei capigruppo convocata per martedì. E il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano spiega che per l’esame in Assemblea il governo ha già messo a punto un emendamento per rivedere l’iniziativa della Lega: un contributo lo straniero dovrà versarlo per soggiornare in Italia, ma il suo importo verrà fissato “di concerto tra il ministero dell’Economia e quello dell’Interno”.
Ma il provvedimento (nonostante il governo, tramite il sottosegretario Giuseppe Vegas, abbai fatto sapere che “Non c’è nessun parere favorevole del governo sull’emendamento”), fa andare su tutte le furie il presidente della Camera Gianfranco Fini che chiede alla maggioranza di non fare leggi discriminatorie nei confronti degli immigrati. E scatena la polemica tra le forze politiche. A provocare la reazione di Fini, è stata la parte dell’emendamento che prevede il pagamento di una fideiussione di 10.000 euro per l’immigrato che volesse aprire una società in Italia. L’idea della fideiussione, incalza il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, “è un’enorme stupidaggine se non una follia”. Il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota difende la proposta di modifica che porta la firma del collega Claudio D’Amico dicendo che si tratta di una proposta di “buon senso”. Mentre lo stesso D’Amico ricorda che si tratta semplicemente di una soluzione per evitare che i costi per la gestione dell’immigrazione non ricadano solo “sulla fiscalità generale”.
Non la pensa così il segretario del Pd Walter Veltroni che condivide le parole di Fini e bolla quello della Lega come un “emendamento discriminatorio”. Per i democratici ha parlato anche Giulio Calvisi: “È una misura discriminatoria” ha detto “che va aggiungersi alla richiesta agli stranieri che aprano la partita Iva di versare una cauzione di 10mila euro” sempre oggetto di un emendamento della Lega al dl 185.
Un giudizio condiviso dal segretario del Prc Paolo Ferrero che parla di “misure razziste”. Gli stranieri, ricorda l’ex ministro della Solidarietà sociale, pagano già 70 euro per avere il rinnovo del permesso di soggiorno, trasformare ora questo ‘ticket’ in una tassa, commenta, sarebbe “davvero pazzesco”. Anche l’Idv si scaglia contro la norma anti-immigrati e lancia, con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, un appello al Carroccio a smetterla “con le proposte razziste, sciocche e demagogiche”.
Bastano pochi numeri per documentare il numero enorme di persone interessate a questo provvedimento: secondo una ricerca commissionata dal Cnel e realizzata dal Creli, il Centro per le ricerche di economia del lavoro e dell’industria, solo negli ultimi 5 anni le imprese con titolari extracomunitari sono aumentate del 20%; nel biennio 2006/07 si sono avuti quasi 17 mila nuovi iscritti stranieri alle Camere di Commercio, gran parte lavoratori dipendenti passati al lavoro autonomo.
Nel frattempo è arrivato un nuovo monito della Cassazione contro le espulsioni facili nei confronti degli immigrati privi di permesso di soggiorno. La Suprema Corte invita infatti i questori a motivare bene i decreti con i quali si intima all’immigrato di allontanarsi dall’Italia e di tenere conto della situazione di povertà in cui si trova. È necessario che il decreto di espulsione motivi bene le cause, “non bastando che si limiti a riprodurre letteralmente la formula della legge senza alcuna indicazione”, afferma la sentenza che ribadisce che nell’allontanamento dello straniero bisogna tener conto anche della sua indigenza, perché il disagio in cui vivono gli stranieri senza permesso di soggiorno non consente di capire che è più favorevole per loro allontanarsi con i propri mezzi entro cinque giorni che rischiare di commettere un delitto (restare in Italia) per il quale rischiano come minimo un anno di reclusione.
Ma l’invito dei Supremi giudici non raffredda le speranze del ministro dell’Inerno: “Spero che il 2009 sia l’anno della fine dell’emergenza clandestini in Italia, così come il 2008 è stato invece l’anno record degli sbarchi”, ha auspicato Roberto Maroni, in visita a Lampedusa. Il problema, ha aggiunto, sarà risolto all’inizio della prossima stagione turistica con l’attuazione dell’accordo con la Libia: “Arriveranno solo turisti, niente più barconi”.
Discutine sul FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”
Un giovane, pare un ragazzino moldavo di 15 anni, è morto questa mattina all’alba in un incidente avvenuto alla periferia di Milano fra l’auto che guidava, un’Opel Astra risultata rubata, e un furgoncino. Lo scontro è avvenuto verso le 6.30 in viale Sarca. Sulla Opel viaggiava un altro ragazzo, ricoverato all’ospedale Niguarda, mentre al San Raffaele è stato portato il guidatore del furgoncino. Le loro condizioni non appaiono gravi. In base a una prima ricostruzione dei vigili urbani, l’Astra che viaggiava a forte velocità ha centrato il furgone all’incrocio con via Emanueli per poi finire su un tram della linea 7 fermo.
I primi elementi sono stati forniti in ospedale alla polizia locale dal connazionale e coetaneo della vittima, che viaggiava sul sedile a fianco e che è rimasto ferito in maniera non grave. La versione fornita, le identità e l’età dei due giovani stranieri, entrambi privi di documenti, sono tutti elementi al vaglio delle forze dell’ordine. In base a una ricostruzione dei vigili urbani, il ragazzo rimasto ucciso guidava una Opel Astra che si è scontrata con un furgoncino Fiat Doblò in viale Sarca all’incrocio con via Emanueli. La macchina era poi rimbalzata finendo contro un tram della linea 7 in quel momento fermo.
Il ragazzino extracomunitario ha riportato la frattura del femore e varie contusioni ed è stato ricoverato al Niguarda. Chi era al volante del Doblò, Salvatore P., di 45 anni, originario di Napoli e residente a Paderno Dugnano, è stato trasportato all’ospedale San Raffaele dove è tenuto sotto osservazione per tutta la mattinata ed è stato poi dimesso nel pomeriggio: per lui, fortunatamente, solo tanta paura.
Dagli accertamenti risulta che la Opel Astra era stata rubata fuori Milano una decina di giorni fa.