
Cesare Battisti sarebbe pronto a suicidarsi pur di non rientrare in Italia: “Non andrò in Italia, non arriverò vivo in Italia, ho troppa paura. Ci sono cose che si possono ancora scegliere, come il momento della propria morte”. Parola dell’ex terrorista rosso scappato prima in Francia, poi in Brasile, dove è attualmente in carcere in attesa di sentenza sulla propria estradizione. Battisti è stato intervistato dalla tv franco-tedesca Arte.
“Non penso che lascerò scegliere la mia morte agli altri, all’ingiustizia del governo italiano” ha aggiunto Battisti, intervistato nella sua cella di Papuda, vicino a Brasilia. L’ex Pac dice poi alla televisione Arte di vivere molto male la reclusione e ribadisce la sua innocenza: “dopo 30 anni” ha detto “mi mettono in prigione per crimini che non ho mai commesso. Non ho mai ucciso, ma ho fatto parte di un’organizzazione armata, ho fatto delle rapine, ero un militante qualunque e mi hanno fatto diventare un mostro, un assassino”.
Ma se l’intervista ha una data già fissata (sarà trasmessa sulla rete franco-tedesca sabato 16 maggio, alle 19), resta invece in bilico la decisione del Brasile sulla sorte dell’ex terrorista rosso: libertà o estradizione in Italia? Il Brasile di Lula va per le lunghe e a nulla sono valsi i ripetuti appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’ultimo, in ordine di tempo sabato 9 maggio, nel corso del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo: “Di recente ho dovuto mostrare rigore nei rapporti con i capi di Stato di Francia e Brasile per trattamenti incomprensibilmente indulgenti riservati a terroristi condannati per fatti di sangue e da lungo tempo sottrattisi alla giustizia italiana”, così aveva detto il presidente riferendosi evidentemente ai casi di Marina Petrella e Cesare Battisti. Sui quali Napolitano ha aggiunto: “Spero che la mia voce sia ascoltata”.
L’ultima notizia giunta dal Sud America segna un punto a favore dell’ex militante dei Pac: il Procuratore generale del Brasile ha dato ragione al ministro della Giustizia Tarso Genro, che a suo tempo aveva concesso a Battisti l’asilo politico. “Cesare Battisti resti in carcere”, recita il parere inviato al Tribunale Supremo Federale del Brasile (Stf, la Corte Costituzionale brasiliana), da parte del procuratore generale Antonio Fernando de Souza.
Nel suo parere il procuratore de Souza ha considerato invece che tali reati non sono ancora prescritti e ha anche suggerito che il processo presso il Stf sia estinto anche prima di essere giudicato, facendo sua la richiesta presentata dal nuovo legale di Battisti, l’avvocato costituzionalista Luis Roberto Barroso: “Ritengo non procedente l’azione e mi manifesto prima ancora che sia giudicata chiedendo l’estinzione del processo”, scrive De Souza nel documento inviato al Supremo Tribunal. Per De Souza, l’atto di concessione dell’asilo è politico e espressione della sovranità dello Stato brasiliano.
Il parere del procuratore generale, va detto, è solo consultivo, e non vincolante, rispetto alla decisione finale che dovrà emettere proprio il Supremo tribunal federal, assai più indipendente. E che dalle indiscrezioni dei mesi scorsi appare spaccato al suo interno: il presidente Gilmar Mendes, per esempio, ha sempre detto di essere favorevole al “rimpatrio” di Battisti. Dall’altra parte però pesa la scelta del ministro della Giustizia di Lula, Tarso Genro, che lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico all’ex terrorista. La partita è ancora tutta da giocare e il fatto che Battisti sia ancora in cella fa ben sperare le autorità italiane: di fatto il braccio di ferro fra la magistratura e il potere politico brasiliano è ancora in corso. La decisione finale arriverà nelle prossime settimane
E intanto dall’Italia partono altre bordate: “Quella di Battisti è una sfrontatezza senza limiti. Se davvero meditava il suicidio avrebbe potuto pensarci dopo gli omicidi da lui commessi”, commenta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
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Ieri ne ha praticamente “tolto” uno (Umberto Bossi, che in realtà ha negato di aver chiesto poltrone), oggi ne ha messi due. Per accelerare, Silvio Berlusconi sta già costruendo la squadra del suo eventuale governo, in caso di vittoria alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Dopo Giulio Tremonti (dato per certo all’Economia), dentro anche Stefania Prestigiacomo, l’ex responsabile del dicastero delle Pari Opportunità: “Tra le quattro signore che parteciperanno al futuro governo ci sarà Stefania Prestigiacomo” assicura il Cavaliere, dai microfoni di SkyTg24-Pomeriggio, escludendo però che ci sarà una donna agli Interni e agli Esteri.
Un Cavaliere fiducioso di trovare la vittoria alle urne, meno invece sulle riforme bipartisan, in collaborazione con il Partito democratico, dopo il voto: “In Parlamento si batteranno contro le nostre riforme”. Berlusconi prende di mira anche il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni: “Sono affranto da lui. I suoi erano solo fuochi d’artificio: ha messo in campo solo una fiction in cui è diplomato per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero di far dimenticare Prodi”. A chi gli domanda quindi se anche i canali diplomatici intercorsi durante l’esplorazione di Franco Marini per un nuovo Governo tra Gianni Letta e Goffredo Bettini si siano interrotti, Berlusconi risponde: “Credo di sì, credo che abbiamo smesso di sentirsi perché Gianni Letta è un gentiluomo mentre Goffredo Bettini ci ha portato attacchi assolutamente volgari”.
Ribadendo che il Pd ha “copiato il 60% del programma”, Berlusconi chiede “coerenza”, ma sa già che nel dopo-elezioni sarà impossibile: “Quando saremo al governo dovrebbero dire si alle modifiche dell’architettura costituzionale o alle leggi sulla famiglia, ma loro… saranno i comunisti di sempre, ci metto la firma”.
Puntualizzando di “non aver mai detto che Bossi è malato”, Berlusconi fa poi sapere che le polemiche con il leader del Carroccio “sono un contrasto inventato, è una invenzione al giorno che viene dai giornali di sinistra”. Il presidente azzurro punta il dito soprattutto contro la Repubblica, rea di “fare a gara con l’Unità per disinformare”. Quanto alle affermazioni del leader della Lega Nord, Umberto Bossi, di “imbracciare i fucili” il Cavaliere parla di “metafora bossiana”, ovvero “fare una battaglia decisa”.
Il Cavaliere ribadisce anche il suo pensiero sulle donne del centrodestra, “più belle” di quelle candidate nello schieramento avversario. “La sinistra non ha gusto nemmeno per quanto riguarda le donne. Le nostre sono anche iperlaureate”.
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Ultimi giorni, anzi ultime ore di campagna elettorale. I due leader maggiori, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, affilano le armi per i comizi di chiusura (per il Cavaliere giovedì a Roma al Colosseo e bis venerdì a Milano al Duomo, mentre percorso inverso per il segretario Pd che sarà giovedì a Milano e venerdì a piazza del Popolo a Roma), visto che non si scontreranno tra di loro nel tanto atteso faccia a faccia.
Dal quartier generale democratico la parola d’ordine è “incollatura”, a cui dovrebbe seguire il sorpasso. Magari da effettuare proprio nel fine settimana di tregua, con un convincimento che dovrà essere porta a porta. E così nei prossimi giorni i toni sfumati e buonisti di Veltroni è probabile che lasceranno il passo – più di un big dei Democratici ha consigliato a Walter di alzare la voce per chiamare alle urne tante persone di sinistra che potrebbero altrimenti astenersi - alle bordate verso il competitor (Veltroni non nomina mai Berlusconi) della parte opposta. C’è poi un ultimo tassello, quello del web. In questo contesto, in cui dal Loft si ritengono già in vantaggio, vogliono provare a ricercare altri voti. E così Veltroni e Franceschini hanno affidato a Mario Adinolfi - bandiera dei blogger e candidato alla Camera per il Pd - l’ultima settimana di mobilitazione sul web: fino all’alba di lunedì Adinolfi ha inchiodato a una videochat su Democratica Tv il vicesegretario del partito, mentre sul sito del circolo Pd Obama i vari candidati hanno varato una staffetta “always on” per stare perennemente on line con i militanti.
Il tutto con YouTube che spara la colonna sonora di Ligabue del “giorno dei giorni”, per un 14 aprile da “lacrime e brividi” e con il blog di Adinolfi che rivela a Panorama.it lo slogan per il web di questi ultimi giorni: “Facciamo l’amore con l’Italia, ragazzi”.
Da palazzo Grazioli filtra una strategia berlusconiana, che alcuni potrebbero ribattezzare del “citofono”. Ovvero, quella che prevede il candidato premier del Pdl spalmato un po’ dappertutto sui media: fino, appunto, a suonare i citofoni dei cittadini per ribadire il proprio programma. Questa settimana il Cavaliere, pur continuando ad andare in giro nelle regioni considerate a rischio, riuscirà in maniera quasi ubiqua ad essere in tv a Matrix, a Porta a Porta, a Sky, a Omnibus e forse anche a Otto e mezzo. E pure in radio a Radio Anch’io. Quanto ad una sortita ad effetto come quella che Berlusconi ebbe nell’ultimo dibattito di fronte a Romano Prodi due anni fa promettendo l’abolizione dell’Ici, le persone a lui più vicine sono chiare: “Berlusconi è imprevedibile, potrebbe anche avere un asso nella manica”.