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Autostrade siciliane: chilometri di sprechi

Autostrada Palermo-Messina

Per l’affitto di quattro zolle di terreno incolto, ad Avola, il Consorzio per le autostrade siciliane (Cas) ha speso la bellezza di 26 mila euro in 5 anni. Non avrebbe pagato così tanto neanche se quel dischetto di terra, 40 centimetri di diametro, su cui hanno poggiato un palo per le trasmissioni, si fosse trovato anziché nel mezzo della campagna siracusana in piazza di Spagna a Roma. E poco è mancato che le autostrade isolane decidessero di spendere ancora di più. Considerato che nessuno aveva avanzato obiezioni e i soldi arrivavano puliti, il proprietario di quel pezzetto di terra più piccolo di un tavolino da bar aveva pensato che forse poteva ottenere dell’altro. Non un po’, il doppio: 10.400 euro l’anno. Non ha avuto quel che voleva per un soffio, perché nel frattempo alle autostrade è cambiato il presidente e quello nuovo, Patrizia Valenti, per niente propensa a scialare denaro pubblico, ha bloccato tutto.
Quando si è trovata la pratica sul tavolo, dapprima ha pensato che gli uffici avessero sbagliato, ma dopo essersi resa conto che non c’erano errori formali, che la faccenda era tutta vera, si è rifiutata di firmare. Poi per raccapezzarsi meglio ha ordinato un’indagine, voleva sapere quanto valesse il terreno da quelle parti, e ha scoperto che per comprare, non per affittare, 1 ettaro del miglior seminativo, e non un fazzolettino incolto, il prezzo giusto era al massimo 10 mila euro.
La storia delle autostrade siciliane è piena di spese assurde come quella del pezzetto di terra e del palo. Il fiume di regalie ha lasciato il segno nelle casse del Consorzio, che se da una parte spendeva e spandeva con poco criterio, dall’altra non trovava le risorse per fare un minimo di manutenzione. In sette anni, dal 2000 al 2007, la differenza tra ciò che le autostrade siciliane avrebbero dovuto investire a norma di legge (almeno il 35 per cento dei pedaggi) e ciò che effettivamente hanno investito è pari a 84 milioni di euro.
Le rare volte che le imprese sono state chiamate a eseguire i lavori poi hanno dovuto soffrire per essere pagate. Molte non hanno visto un euro, come l’azienda che ha asfaltato un lotto della Messina-Palermo inaugurato cinque anni fa. Il bilancio del 2007 non è stato ancora approvato perché ballano 12 milioni di euro, soldi trattenuti dalle banche a causa di un contenzioso con il Consorzio risalente a 3 anni prima.
L’incuria ha lasciato il segno. I 182 chilometri della Messina-Palermo, i 77 della Messina-Catania e i circa 40 del primo tratto della Siracusa-Gela, cioè le autostrade su cui dovrebbe passare il traffico del futuro ponte sullo Stretto, sono tra le più malmesse d’Italia. I 13 chilometri tra Noto e Rosolini, invocati per anni dalla gente del posto e inaugurati 1 anno fa, sono stati chiusi in tutta fretta perché il manto cedeva ed era rovinato da avvallamenti. Dopo alcuni mesi sono stati riaperti, però la magistratura indaga per capire cosa sia successo.
Il tunnel Tracoccia, vicino a Messina, è impraticabile da 9 anni e la galleria Langenìa sulla Messina-Palermo, devastata da un camion scoppiato con le bombole del gas che trasportava, è stata chiusa per oltre 2 anni in attesa che qualcuno provvedesse.
A Fuiano, nei pressi di Sant’Agata di Militello, per 4 anni nessuno ha pensato a rimuovere le sei porte dei caselli che un tempo segnavano la fine dell’autostrada, diventate non solo inutili ma dannose da quando la Messina-Palermo nel 2004 è diventata un tratto unico. Su quei 2 chilometri di strettoia dopo una galleria si sono incolonnate a lungo code chilometriche, soprattutto d’estate, mentre l’unico aiuto che il Cas si sentiva in dovere di fornire agli automobilisti era un cartello che sembrava una presa in giro: “Attenzione rallentamenti”.
Le autostrade siciliane si trovano in uno stato così desolante che l’Anas le ha escluse all’inizio del 2008 dalla lista di quelle con le credenziali per chiedere e ottenere un aumento medio dei pedaggi del 2,5 per cento. L’azienda pubblica delle strade ha ritenuto che in quelle condizioni far pagare di più gli automobilisti sarebbe stata una pretesa assurda e che il consorzio isolano non avesse i requisiti minimi per pretendere alcunché.
Dal 2004 la carica di direttore generale è vacante e in nemmeno 10 anni alla guida del consorzio si sono avvicendati cinque tra commissari e presidenti. Il più longevo è stato Benedetto Dragotta, che ha regnato per 8 anni, ma dopo di lui si sono dati il cambio in quattro durando pochi mesi a testa. Nessuno ha saputo, potuto, voluto o comunque ha avuto il tempo di mettere un freno agli sprechi.
Per esempio, per le rare trasferte a Roma dei presidenti, le autostrade siciliane hanno addirittura acquistato un alloggio di rappresentanza dalle parti di Fontana di Trevi, sei vani più i servizi, vuoti per quasi tutto l’anno, anche se piantonati da una segretaria, ovviamente pagata. Benché serva a poco o a niente, l’appartamento è stato ristrutturato con una spesa di altri 45.850 euro.
A disposizione dei presidenti fino a un anno fa c’era anche un’auto blu per spostarsi da un palazzo all’altro del potere romano; una macchina quasi sempre ferma ma ovviamente custodita in parcheggio e tenuta in tiro con una spesa di 1.500 euro al mese.
Neppure per i legali le autostrade siciliane hanno lesinato sulle spese, anzi sono state così prodighe che qualcuno, giocando sull’acronimo della società, dice che Cas sta per “Consorzio avvocati siciliani”. I legali dell’isola dalle autostrade hanno avuto tutto il lavoro che volevano, al punto che ora nessuno sa quante siano le cause in corso. Quando il nuovo presidente ha chiesto l’elenco, gli uffici hanno risposto che non c’era. Nel bilancio 2008 alla voce spese legali è stata segnata la bella cifra di 2,7 milioni, ma non è detto che bastino.
Il fatto è che al Cas qualsiasi faccenda che riguarda il personale, si tratti di un semplice passaggio di qualifica o di uno spostamento, finisce davanti a un giudice. Il 90 per cento dei circa 512 dipendenti ha un contenzioso aperto con l’azienda. Per esempio, l’applicazione della legge 104 che consente a un lavoratore lo spostamento vicino a casa per accudire un parente malato in qualsiasi luogo si risolve per via amministrativa, al Cas invece si va in tribunale.
Anche con i casellanti il consorzio siciliano è stato di manica larga. Sulle autostrade normali c’è un esattore ogni 650 transiti, su quelle siciliane uno ogni 450. Per di più fanno lo straordinario e appena possono si fanno trasferire negli uffici, poi magari muovono causa per essere inquadrati al livello superiore. Così d’estate ai caselli ci vogliono i rinforzi, 150 stagionali per 3 mesi. Il costo del lavoro è pari al 45 per cento degli incassi, 10 punti percentuali in più rispetto a qualsiasi altra autostrada italiana.
Tra uno spreco e l’altro il consorzio è riuscito a costruire solo un terzo dei 140 chilometri della Siracusa-Gela iniziata nel 1974. Gli altri possono aspettare.

Messina, ponte e a capo. Una storia infinita

Il ponte sullo Stretto

di Laura Maragnani
La sede centrale era di alta rappresentanza, a Roma, perfetta per una società di rango internazionale che puntava all’opera più ambiziosa e discussa degli ultimi 30 anni: il ponte sullo Stretto, investimento in project financing da 6 miliardi. E sede dunque adeguata: quattro piani più attico, più seminterrato, più giardino, nella centralissima via Po, al numero 19. In tutto 3.600 metri quadrati (lordi) a 75 mila euro di affitto al mese, puntualmente incassati dalla srl Fosso del ciuccio. L’immobiliare della Cisl.
Dalle stelle alle stalle: in via Po l’Anas manderà ora l’ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali, mentre la Stretto di Messina spa (di cui l’Anas controlla l’82 per cento) verrà spostata in piazza dei Cinquecento. Nuovo biglietto da visita del ponte: la stazione Termini, sopra la galleria centrale. Tra viaggiatori, barboni e fumi di hamburger la rappresentanza sarà pochina, il risparmio relativo (l’affitto al metro quadrato sarà infatti più alto), però non mancherà un certo imbarazzo.
Il nuovo padrone di casa è la società Grandi stazioni, tra i cui azionisti c’è la Sintonia del gruppo Benetton. Sintonia controlla Atlantia, ossia Autostrade per l’Italia, che attraverso Igli detiene un terzo di Impregilo.

Ed ecco il punto: la Impregilo è capofila italiana dell’Eurolink, associazione di imprese che con la Stretto di Messina spa ha in corso una dura vertenza per danni. Ogni mese i suoi avvocati recapitano alla società del ponte una richiesta di risarcimento da 3 milioni di euro, per un totale che ha già raggiunto quota 100 milioni. In attesa della liquidazione i Benetton si metteranno in tasca almeno una quota della pigione.
La vicenda, paradossale, ha una data di inizio: a marzo 2006, pochi giorni prima della vittoria di Romano Prodi, contrario alla costruzione, l’amministratore delegato della Sdm, Pietro Ciucci, firmava il contratto da 3,9 miliardi di euro con il general contractor Eurolink (oltre all’Impregilo ne fanno parte la spagnola Sacyr, la giapponese Ishikawajima-Harima e altre imprese italiane). Prima dell’apertura dei cantieri il centrosinistra aveva però dato l’altolà. E su mandato dell’allora ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, Ciucci ha iniziato lo smantellamento della Sdm proprio alla vigilia delle elezioni 2008, vinte da un centrodestra per cui il ponte sarebbe tornato a essere «una priorità».
Ora è tutto da rifare. Secondo il nuovo programma messo a punto da Ciucci, riconfermato in Sdm (ricopre anche le cariche di amministratore delegato, consigliere e direttore generale della controllante Anas), bisogna ripartire coi contratti nel 2009 e aprire i cantieri nel 2010. Inaugurazione ufficiale del ponte prevista entro il 2016. Ma con quali soldi?
Sparito il miliardo e mezzo accantonato dalla Fintecna (è stato assegnato ad altro dal governo Prodi, e il governo Berlusconi l’ha usato per compensare il taglio dell’Ici), di nuovi finanziamenti non c’è ancora traccia. Sei mesi dopo le elezioni le sedi di Villa San Giovanni e Messina sono chiuse, mobili e computer sono stati venduti, il personale tecnico ridotto all’osso; il sito del ponte non è più online. I cantieri rimarranno fermi ancora a lungo.
C’è tutto il tempo per traslocare con calma, e al nuovo indirizzo ricevere le richieste di danni del padrone di casa.

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