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Manifestazione di protesta dopo uno stupro (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

La sentenza già fa discutere, anche perché riguarda uno dei reati più odiosi. La Corte di Cassazione ha stabilito che nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato, come stabilito da un decreto dell’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, approvato dal Parlamento nel 2009 sulla scia dell’indignazione popolare per lo stupro di una donna a Roma. Ma può applicare misure cautelari alternative. Come la detenzione agli arresti domiciliari.
Per arrivare a questa decisione, la Cassazione ha dato un’interprestazione estensiva a una sentenza della Corte costituzionale pronunciata nel 2010. Continua

L'assalto al campo rom di Torino (Ansa/Tonino Di Marco)
È un quartiere sotto shock. A distanza di 24 ore dall’assalto al campo rom, il quartiere delle Vallette a Torino si è chiuso in un silenzio “spaventoso”, mortificato prima dal processo mediatico sul presunto odio nei confronti delle popolazioni nomadi della cascina di Continassa, poi nei confronti della ragazza ed infine dell’intero quartiere. A spiegare il clima che si respira nelle strade delle Vallette dopo la confessione della sedicenne di non essere stata vittima di una violenza sessuale, è il presidente della Circoscrizione 5 del Comune di Torino, Paola Bragantini: “Non è certamente il paradiso terrestre” spiega a Panorama.it “ Vallette è pur sempre un quartiere periferico di una grande città ma non è un covo di delinquenti. Anzi. Il presidio di domenica pomeriggio è nato veramente per portare solidarietà alla ragazza e quando le persone hanno cominciato a capire che cosa era realmente successo all’adolescente e che cosa stava invece accadendo nell’accampamento rom sono scappate via in lacrime”. Continua

È un caso, Luca Bianchini. Forse un caso chiuso, per gli investigatori che lo hanno indicato (e arrestato) come il presunto stupratore che per settimane ha terrorizzato Roma (oggi negli uffici della Squadra Mobile di Roma, altre due donne vittime di stupri, lo hanno riconosciuto in foto come l’autore delle violenze).
Di certo, è stato una questione per il Pd, quando il “terzo uomo” candidato alla segreteria, il cardiochirurgo Ignazio Marino, prima di dare il benvenuto alla candidatura di Beppe Grillo, si è chiesto come fosse possibile che un uomo “che già 13 anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd” (il 33enne ragioniere, ex Margherita, gestiva infatti il circolo democratico del Torrino fino al momento dell’arresto, quando è stato espulso dal partito).
Commentando la vicenda del presunto violentatore seriale della capitale, Marino non ha perso l’occasione - nella guerra di tutti contro tutti nel Pd in vista del congresso di ottobre - per sventolare la “questione morale”. Ricevendo dure critiche dagli altri sfidanti: Dario Franceschini e Pierluigi Bersani hanno liquidato la dichiarazione sostenendo che un attacco simile non avrebbe dovuto essere lanciato nemmeno dal loro peggior nemico.
Fin qui, i tormenti dei Democratici, poi piombati nella bufera per il ciclone Grillo.
Ma ora è tutta la sinistra italiana a dover fare i conti con “il caso Bianchini”. Almeno così argomenta Il Secolo d’Italia (organo di partito di Alleanza Nazionale), per il quale il caso appunto “rovescia i cliché sullo ’stupro nero”. “Quanto avvenuto” scrive il quotidiano di via della Scrofa “si presta ottimamente a una riflessione importante: l’epoca della demonizzazione di una parte politica sfruttando i ‘vizi’ e i reati dei singoli è definitivamente tramontata, ed è bene non risuscitarla”.
Secondo il quotidiano diretto da Flavia Perina, è la cronaca a rovesciare gli stereotipi. “Questa è la lezione più importante, più significativa e più profonda che non solo il Pd ma la politica tutta intera deve trarre dal dramma romano. Un brutto fatto di cronaca che rovescia stereotipi che per decenni si sono abbattuti sulla destra dopo lo sciagurato eccidio del Circeo, il massacro in cui perì Rosaria Lopez e si salvò per miracolo Donatella Colasanti. Gli autori del misfatto, Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido divennero il simbolo allucinato della violenza neofascista”.
Bianchini oggi come il Circeo 34 anni fa? Sì, per il Secolo d’Italia il parellelo non solo è possibile, ma anche è utile per capire dove può portare la strumentalizzazione politica della cronaca. Fu proprio “quell’atroce delitto a sfondo sessuale” del 1975 che dette via al cliché dello “strupro nero”. E il massacro, scrive ancora il quotidiano, “venne con grande superficialità associato ai desiderata ideologici della sinistra, sulla pelle di due sfortunate ragazze venne confezionato un cliché duro a morire che impedì a lungo di separare la follia del singolo dall’ambiente politico di riferimento, spesso scelto come cornice ‘teatrale’ per dare sfogo a forme di esibizionismo malato. Un parallelo tra il caso Izzo e quello di Bianchini, nonostante il contesto dei reati consumati sia diverso, risulta utile proprio come messaggio alla politica: evitare le strumentalizzazioni da ogni parte ma soprattutto” conclude il quotidiano aennino, “per evitare, da parte della sinistra, di cucire addosso all’avversario forme di devianza che nulla hanno a che fare con le tendenze politiche”.
Ma prima ancora del quotidiano, a porsi il problema di cosa sarebbe accaduto a parti invertite, nell’ipotetico caso cioè che il presunto “stupratore seriale” fosse stato coordinatore di un circolo Pdl, è stata Casapound Italia.
Sull’Ideodromo, il “laboratorio di idee ad alta velocità” dell’associazione di destra che fa capo a Gianluca Iannone. In un articolo intitolato “Lo stupro della verità”, Adriano Scianca scrive: “Succede anche nelle migliori famiglie. Sì, anche in quelle ‘buone’ (in realtà soprattutto in quelle buone…). Ebbene sì” prosegue Scianca “lo stupratore seriale di Roma è del buonissimo, kennedyano, disneyano, dolcissimo Pd. Beninteso: nel momento in cui scrivo l’accusato si dichiara innocente e la presunzione di innocenza vale per tutti”. Ma, continua Scianca, “Non è di questo che vogliamo parlare. Vogliamo parlare, invece, dei riflessi condizionati. Della sociologia a buon mercato. Degli sguardi strabici, e per questo colpevoli, sulla realtà”.
E a immaginarsi, chiosa Scianca “come imposterebbe la sua prima pagina un qualche quotidiano espressione dei poteri forti”, ne verrebbe fuori una cosa del genere: “C’è certo una differenza di grado tra i festini consumati nelle ville in Sardegna e le orribili violenze perpetrate con la forza nei garage bui della periferia romana. C’è però un inquietante filo rosso basato sul machismo, sul disprezzo della donna, sulla sua visione come oggetto sessuale, sul potere virile che non accetta rifiuti. […]. Perché è chiaro: 2+2 può fare 4, ma se ci gira talvolta anche 5. Due indizi fanno qui una prova, persino una tendenza; lì, invece, una casualità, un gioco del destino baro”.
La GALLERY sul materiale sequestrato in casa Bianchini
Dopo il clamore sucitato dal caso del violentatore dei garage, s’infiamma il dibattito politico sulla castrazione chimica per chi si macchia del reato di stupro. Voi siete d’accordo?
- Tags: armi, bamboline, bottigliette, esoterici, Luca-Bianchini, pozioni, riti, Roma, sequestro, stupro, violenza, woodoo
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La GALLERY con il materiale sequestrato
Bamboline di cera rossa alle quali erano stati applicati aghi e chiodi; piccole bottiglie di vetro contenenti pozioni per ottenere amore e salute; guide per compiere riti esoterici. E ancora: dvd pornografici (aventi per oggetto violenze sessuali dai titoli eloquenti come “Stupri gallery” o “Realmente stuprate”); fascette di plastica nera, simili a quelle utilizzate per immobilizzare le vittime, un coltellino a serramanico e un taglierino.
Questi alcuni degli oggetti sequestrati nella casa di Luca Bianchini, l’uomo arrestato con l’accusa di essere uno stupratore seriale che ha terrorizzato Roma.
Il materiale è stato mostrato dalla polizia di Roma e ben descrive, secondo gli inquirenti, la psicologia dell’uomo ritenuto il presunto autore degli stupri della Bufalotta e dell’Ardeatino.
Ma Bianchini ribadisce la sua estraneità ai fatti: “Sono innocente, vi state sbagliando, voglio rifare il test del Dna alla presenza di un mio perito di fiducia”, ha risposto durante l’interrogatorio di garanzia alla presenza del gip Roberto Amorosi e del pm Antonella Nespola nel carcere di Regina Coeli.
Tranquillo e lucido, durante l’interrogatorio, durato circa un’ora e mezza, Bianchini ha aggiunto: “Mi stanno rovinando la vita e la carriera politica. Sono innocente, dimostrerò la mia estraneità a tutti i fatti dei quali sono accusato. Se non mi crederanno mi ucciderò”.
Viste le condizioni psicologiche del detenuto oltre all’isolamento è stata disposta anche la sorveglianza 24 ore su 24.
Dopo il clamore sucitato dal caso del violentatore dei garage, s’infiamma il dibattito politico sulla castrazione chimica per chi si macchia del reato di stupro. Voi siete d’accordo?

Sembrava una coppietta in piena eccitazione primaverile, incapace di controllarsi in pubblico. Invece era una scena di violenza sessuale. In pieno centro di Milano, dopo il corteo del primo Maggio, la Mayday Parade conclusasi al Castello Sforzesco, con una decina di migliaia di partecipanti. Lì, sui prati, si era addormentata una ragazza che aveva bevuto troppo. Un sonno profondo, interrotto dalla frenesia di un giovane egiziano che ha iniziato ad abusare della ragazza approfittando della sua sbornia.
Quando la gente si è accorta che si trattava di una sopraffazione, il giovane ha rischiato il linciaggio, prima che intervenissero alcuni militanti del sindacato e lo consegnassero alle forze dell’ordine. La vittima della violenza è una ragazza di 23 anni, originaria di Roma, ex studentessa universitaria ora in cerca di occupazione, che era giunta nel capoluogo lombardo proprio per partecipare al corteo. Il suo aggressore è un immigrato irregolare senza precedenti penali. La giovane è stata ricoverata, in stato di choc, ed è ora assistita da sanitari e psicologi.

Giro di vite per chi compie violenza sessuale (si rischia fino all’ergastolo) e per chi compie molestie insistenti, con l’inserimento del reato di stalking nel codice penale e il patrocinio gratuito per le vittime di stupri.
Questi i due punti forti del decreto sulla sicurezza convertito in via definitiva dal Senato con un voto bipartisan sul testo del governo con l’eliminazione delle contestate norme sulle ronde e sul prolungamento fino a sei mesi della permanenza degli immigrati clandestini nei Cie (Centri di identificazione e espulsione).
Queste le principali norme della nuova legge nata sull’ onda delle notizie di cronaca su alcuni stupri, tra cui quello al parco della Caffarella a Roma.
Ergastolo: È la pena prevista per chi uccide durante una violenza sessuale, o atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo o stalking.
Custodia cautelare in carcere: È obbligatoria quando si è in presenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati di omicidio e taluni reati in materia sessuale tra cui l ‘induzione alla prostituzione minorile, la pornografia minorile, il turismo sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo. Inoltre, c’è l’arresto obbligatorio in flagranza nei casi di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. Giro di vite anche sui benefici penitenziari per chi è condannato per delitti a sfondo sessuale: maggiori difficoltà di accedere al lavoro esterno, permessi premio e misure alternative alla detenzione.
Arresti domiciliari per stupratori se c’è attenuante: chi ha commesso uno stupro potrà ottenere gli arresti domiciliari, solo se il magistrato gli avrà riconosciuto le attenuanti. Nel testo del governo questa possibilità non c’era.
Patrocinio gratuito: Le vittime del reato di violenza sessuale possono accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito ordinariamente previsti dalla legge.
Fondo sicurezza e fondo vittime violenza sessuale: si tratta di 150 milioni di euro per il 2009 per le esigenze urgenti di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico. Altri 3 milioni di euro sono destinati al Fondo nazionale contro le vittime di violenza sessuale.
Stalking: Viene introdotto nel codice penale il reato di “atti persecutori”, il cosiddetto stalking che riguarda le molestie insistenti, che scatta quando c’è una ripetitività di azioni contro una persona. Ora è un reato “provocare un perdurante stato di ansia o paura nella vittima ovvero ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona alla medesima legata da relazione affettiva ovvero tale da alterare le proprie abitudini di vita”. La pena è la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Si agisce su querela della persona offesa che ha 6 mesi di tempo per presentarla e il magistrato può procedere d’ufficio nel caso in cui la vittima sia un minore o una persona disabile.
Ammonimento e divieto di avvicinamento: Nel periodo che intercorre tra il comportamento persecutorio e la presentazione della querela, e allo scopo di dissuadere il reo da compiere nuovi atti, viene introdotta la possibilità per la persona offesa di avanzare al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. Se il soggetto già ammonito commette reato di stalking la pena è aumentata. Il giudice può prescrivere all’imputato il divieto di avvicinarsi ai luoghi che la vittima frequenta abitualmente.
Numero verde e misure di sostegno: Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla medesima tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio. Inoltre, presso il Dipartimento delle Pari opportunità viene istituito a favore delle vittime di stalking un numero verde nazionale, attivo 24 ore su 24, con compiti di assistenza psicologica e giuridica.
Videosorveglianza: i Comuni sono autorizzati ad impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.
150 milioni a forze ordine: aumentano gli stanziamenti e questa è l’unica parte che resta dell’ articolo 6, quello che istituiva le ronde e che è stato cassato in attesa che se ne occupi il ddl Sicurezza all’esame della Camera.
- Tags: Alexandru-Loyos, caffarella, calunnia, confessione, detenzione, Karol-Racz, Lorenzo-La-Marca, ordinanza, Primavalle, Riesame, sicurezza, stupro, violenza
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Anche il secondo romeno incarcerato all’indomani dello stupro della Caffarella sarà scarcerato. Dopo Racz, il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di detenzione di Alexandru Loyos, già scagionato dall’accusa di violenza sessuale - prima confessò il delitto, poi ritrattò e l’esame del Dna confermò che era innocente - ma detenuto per la calunnia nei confronti della polizia romena accusata dal “biondino” di aver esercitato pressioni per indurlo a confessare lo stupro della Caffarella.
Il tribunale presieduto da Antonio Lo Surdo, nel dispositivo emesso nei confronti del ricorso presentato dal difensore di Isztoika Loyos, dispone l’immediata scarcerazione del romeno “se non detenuto per altra causa”. Per il cosiddetto “biondino” era già stata annullata l’ordinanza di custodia cautelare in merito allo stupro avvenuto al parco della Caffarella il 14 febbraio scorso. Quel provvedimento comprendeva anche Karol Racz, che però rimase in carcere in virtù della violenza sessuale di Primavalle. Successivamente anche quella decisione è stata annullata. Per Isztoika Loyos, dopo l’annullamento per lo stupro di San Valentino, lo stesso giorno la procura aveva emesso un decreto di fermo, poi convalidato dal gip Guglielmo Muntoni.
L’accusa di calunnia per Isztoika Loyos nei confronti della polizia romena è riferita a quanto lo stesso giovane romeno dichiarò in occasione dell’interrogatorio di convalida davanti al giudice delle indagini preliminari. Il “biondino” spiegò di esser stato costretto, sotto pressioni, a confessare la violenza e la rapina avvenuta alla Caffarella ed a coinvolgere una seconda persona, Racz. Per le accuse di calunnie nei confronti del connazionale e di autocalunnia, Isztoika Loyos era indagato.
Soddisfatto l’avvocato Giancarlo Di Rosa, difensore dell’imputato: “Ero sicuro che il tribunale della Libertà avrebbe bocciato anche questa nuova ipotesi accusatoria del tutto inverosimile alla luce della conclamata innocenza di Isztoika rispetto all’accusa originaria di concorso nella violenza avvenuta alla Caffarella”. Il giovane romeno lascerà il carcere di Regina Coeli a Roma in giornata, dopo 38 giorni di detenzione.
Per la violenza di San Valentino, restano in carcere altri due romeni, Ionut Jean Alexandru, da poco diciottenne, e Oltean Gravrila, 27 anni, rintracciati grazie all’indagine sui cellulari rubati ai due fidanzatini aggrediti e incastrati dalla comparazione tra il loro Dna e quello rilevato dai mozziconi di sigaretta e da un fazzolettino di carta abbandato dai violentatori sul luogo dell’aggressione.

Karol Racz va in tv, a Porta a Porta. A parlare della Caffarella e di Primavalle, delle accuse e della carcerazione subite senza avere colpa, di 35 giorni passati a Regina Coeli, da dove è uscito del tutto innocente.
Del suo passato e del suo futuro. Dei suoi sogni. “Il mio sogno da bambino era quello di diventare monaco ortodosso e dopo i 18 anni sono stato in un monastero per quattro anni”. Parla dal divano bianco del salotto televisivo di Bruno Vespa. Affiancato da un’interprete e dal suo avvocato, Lorenzo La Marca, ha raccontato la sua infanzia. “Fino alla maggiore età sono stato in un orfanotrofio. Ho sempre lavorato come pasticcere e fornaio, in Italia sono arrivato nel 2007 con mio fratello e siamo rimasti per sei mesi in un campo nomadi a Livorno. A Roma sono arrivato nell’estate del 2008 e mi arrangiavo vendendo ferro raccolto con mio fratello”. E in Italia, nonostante questa drammatica esperienza, vorrebbe restare: “Vorrei stabilirmi qui, in Romania non saprei cosa fare”.
Per un giorno intero, da quando è stato scarcerato, i giornalisti di tutta Italia hanno provato ad avvicinarlo, invano. Racz parla solo in trasmissione, intervistato da Bruno Vespa.
Che cosa ha provato dopo l’arresto? “Non riuscivo a capire, non riuscivo a capacitarmi del motivo per cui ero stato arrestato”, risponde. E perché l’amico Alexandru Loyos lo ha accusato di aver commesso lo stupro? “Non so perchè mi ha accusato, noi siamo sempre stati amici e l’ho anche aiutato economicamente” ha spiegato Racz. Poi spiega di non essere andato a Livorno “per fuggire ma perché volevo raggiungere mio fratello e cercare un nuovo lavoro”.
Conosce il parco della Caffarella dove è avvenuto uno dei due stupri per cui era finito in carcere? Racz nega, e nega anche di conoscere Primavalle. Secondo quanto affermato da fonti della questura di Roma, il romeno avrebbe avuto, dal ’97 in poi, in Romania, quattro differenti condanne per furto. Ma lui ribadisce: “Non ho precedenti per furto in Romania, ma solo una multa perché mi hanno trovato senza biglietto su un treno”. Su questo aspetto è intervenuto anche l’avvocato difensore di Racz, Lorenzo La Marca, che ha detto che “su eventuali precedenti penali in Romania del mio assistito lo appuriamo solo oggi, dopo 40 giorni di indagine. In base ai documenti che abbiamo Racz non risulta condannato per alcun reato in Romania”.
È innocente Racz e il suo avvocato annuncia che chiederà un risarcimento per quei 35 giorni di prigione. Ma dall’Italia non vuole andare via. Nonostante sia stato imprigionato ingiustamente, abbia subito l’infamia di essere bollato come violentatore, senza aver fatto nulla: Racz vuole “continuare a vivere in Italia. Lo so che i romeni non godono di buona reputazione, ma preferisco rimanere dove sono. Magari trovando un lavoro da panettiere”.