Leggi tutte le notizie su:
stupro

Karol Racz va in tv, a Porta a Porta. A parlare della Caffarella e di Primavalle, delle accuse e della carcerazione subite senza avere colpa, di 35 giorni passati a Regina Coeli, da dove è uscito del tutto innocente.
Del suo passato e del suo futuro. Dei suoi sogni. “Il mio sogno da bambino era quello di diventare monaco ortodosso e dopo i 18 anni sono stato in un monastero per quattro anni”. Parla dal divano bianco del salotto televisivo di Bruno Vespa. Affiancato da un’interprete e dal suo avvocato, Lorenzo La Marca, ha raccontato la sua infanzia. “Fino alla maggiore età sono stato in un orfanotrofio. Ho sempre lavorato come pasticcere e fornaio, in Italia sono arrivato nel 2007 con mio fratello e siamo rimasti per sei mesi in un campo nomadi a Livorno. A Roma sono arrivato nell’estate del 2008 e mi arrangiavo vendendo ferro raccolto con mio fratello”. E in Italia, nonostante questa drammatica esperienza, vorrebbe restare: “Vorrei stabilirmi qui, in Romania non saprei cosa fare”.
Per un giorno intero, da quando è stato scarcerato, i giornalisti di tutta Italia hanno provato ad avvicinarlo, invano. Racz parla solo in trasmissione, intervistato da Bruno Vespa.
Che cosa ha provato dopo l’arresto? “Non riuscivo a capire, non riuscivo a capacitarmi del motivo per cui ero stato arrestato”, risponde. E perché l’amico Alexandru Loyos lo ha accusato di aver commesso lo stupro? “Non so perchè mi ha accusato, noi siamo sempre stati amici e l’ho anche aiutato economicamente” ha spiegato Racz. Poi spiega di non essere andato a Livorno “per fuggire ma perché volevo raggiungere mio fratello e cercare un nuovo lavoro”.
Conosce il parco della Caffarella dove è avvenuto uno dei due stupri per cui era finito in carcere? Racz nega, e nega anche di conoscere Primavalle. Secondo quanto affermato da fonti della questura di Roma, il romeno avrebbe avuto, dal ’97 in poi, in Romania, quattro differenti condanne per furto. Ma lui ribadisce: “Non ho precedenti per furto in Romania, ma solo una multa perché mi hanno trovato senza biglietto su un treno”. Su questo aspetto è intervenuto anche l’avvocato difensore di Racz, Lorenzo La Marca, che ha detto che “su eventuali precedenti penali in Romania del mio assistito lo appuriamo solo oggi, dopo 40 giorni di indagine. In base ai documenti che abbiamo Racz non risulta condannato per alcun reato in Romania”.
È innocente Racz e il suo avvocato annuncia che chiederà un risarcimento per quei 35 giorni di prigione. Ma dall’Italia non vuole andare via. Nonostante sia stato imprigionato ingiustamente, abbia subito l’infamia di essere bollato come violentatore, senza aver fatto nulla: Racz vuole “continuare a vivere in Italia. Lo so che i romeni non godono di buona reputazione, ma preferisco rimanere dove sono. Magari trovando un lavoro da panettiere”.
- Tags: caffarella, carcere, confessione, dna, donna, Jean-Ionut-Alexandru, Karol-Racz, Oltean-Gavrilia, ragazza, Roma, stupro, Tribunale-del-riesame, violenza
-

“Hanno risposto e hanno ammesso i reati di rapina e violenza della Caffarella. Il più giovane ha fornito più dettagli, il più grande ha fornito una motivazione che sarà vagliata”. Lo ha detto il pm Vincenzo Barba, lasciando il carcere di Regina Coeli al termine dell’interrogatorio di garanzia di Jean Ionut Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrilia, 27 anni, i due romeni (incastrati da Dna e intercettazioni), fermati venerdì scorso per lo stupro di San Valentino a Roma.
“Hanno fornito anche dei particolari” ha aggiunto Barba “e questo è importante per avere la certezza delle loro responsabilità oltre alla prova del dna”. Il pm ha anche sottolineato che “non si è parlato dei legami con gli altri due romeni ma loro sostengono di non conoscerli”.
Sul più anziano dei due romeni, Oltean Gavrila, grava il sospetto di un’altra violenza sessuale avvenuta nel luglio scorso al Pigneto. La vittima, una ragazza di 20 anni, fu aggredita mentre rincasava. Sarebbe stato lo stesso romeno a vantarsi dello stupro con il connazionale Alexandru, a sua volta detenuto per il caso della Caffarella. L’inchiesta sarà affidata allo stesso procuratore che segue l’indagine sulla Caffarella. Per Gavrila si prospetta anche la richiesta di ordinanza di custodia cautelare per la rapina dei cellulari ad una coppia di fidanzati nel parco di via Lemonia, sulla via Tuscolana, episodio dal quale la Polizia è riuscita a risalire allo stupro della Caffarella.
Nell’ambito dell’indagine saranno disposti accertamenti sui reperti raccolti il giorno della denuncia e sulla base di quanto indicato dall’aggredita. Il magistrato sta anche predisponendo una richiesta di arresto per una rapina avvenuta il 15 febbraio scorso e già confessata da Ionut.
Intanto il tribunale del Riesame di Roma scarcera Karol Racz, detto “faccia da pugile”, già scagionato dall’accusa di essere uno degli stupratori della Caffarella e, fino a oggi, detenuto per la violenza sessuale ai danni di una donna di 41 anni avvenuta la sera del 21 gennaio scorso in via Andersen, nel quartiere romano di Primavalle. Nonostante la richiesta del pm che aveva chiesto la conferma del provvedimento restrittivo, il giudice ha ritenuto sufficienti le prove per interrompere la detenzione iniziata il 4 marzo scorso. “Sono soddisfatto; era un atto dovuto”, ha detto l’avvocato Lorenzo La Marca, difensore del romeno. “Le prove a discarico del mio assistito” ha aggiunto “erano troppe e schiaccianti”.

Svolta, con sorpresa, nel “giallo” del parco della Caffarella.
Due romeni di 18 e 27 anni sono stati arrestati con le accuse di stupro contro la ragazzina di 14 anni e aggressione nei confronti del giovanissimo fidanzato. Il loro Dna, questa volta, corrisponde a quello trovato sui vestiti della ragazzina. Inoltre sia lei che il fidanzato li hanno riconosciuti come autori della violenza.
Si tratta di A.I., da poco 18enne, e di G.O., 27enne, entrambi originari della città di Calarasi, in Romania, e entrambi ospitati negli ultimi mesi a Roma in un padiglione della vecchia fiera.
A condurre gli investigatori sulle lore tracce, la pista che aveva preso corpo dopo la localizzazione dei cellulari rubati la sera dello stupro ai due fidanzatini aggrediti. Uno era stato rintracciato a Roma, l’altro in Romania.
I cellulari, dai quali i violentatori avevano tolto e buttato le schede, sono rimasti muti per settimane. Poi hanno ripreso a funzionare e la Squadra mobile ha fatto scattare le intercettazioni, andate avanti nel più stretto riserbo per parecchi giorni. Proprio grazie alle intercettazioni, nel mirino degli investigatori è finito un gruppo di albanesi, il cui ruolo però fino ad oggi non è stato ancora chiarito.
Per lo stupro della Caffarella furono arrestati lo scorso 18 febbraio, con l’accusa di violenza sessuale e rapina due cittadini romeni, Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz. Il Tribunale del Riesame il 10 marzo scorso ha annullato però l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due romeni che comunque sono ancora in carcere con altre accuse: Loyos per calunnia ed autocalunnia (per gli inquirenti si sarebbe autoaccusato per coprire i veri responsabili dello stupro) e Racz per un’altra violenza, quella ai danni di una donna di 40 anni avvenuta nel quartiere periferico di Roma di Primavalle. Nei giorni scorsi, dopo una pesante battuta d’arresto nelle indagini, la Questura aveva avviato accertamento sui ricettatori che avrebbero venduto i due telefonini della ragazzina violentata e del fidanzato.
“Ce lo aspettavamo”, risponde ora Lorenzo La Marca, il legale di Karol Racz - il romeno indagato insieme ad Alexandru Loyos per lo stupro della Caffarella - alla notizia che altri due romeni sono stati fermati per accertamenti in relazione alla violenza di San Valentino. “Sapevamo che la questura stava cercando”, spiega l’avvocato che in merito alla posizione del suo assistito aggiunge: “Speriamo che ora si chiuda anche l’altra storia, quella di via Andersen, che dipendeva dalle indagini della Caffarella. Spero che adesso non ci siano più atti persecutori”.
“Sono sicuro che esco presto”. Questa è la certezza che Karol Racz, il romeno implicato nella vicenda dello stupro alla Caffarella, ha confidato al deputato del Pdl Giancarlo Lehner, che ha compiuto una visita nel carcere di Regina Coeli dove è detenuto insieme al suo presunto complice Alexandru Isztoika Loyos. Quest’ultimo, soprannominato “il biondino”, ha rivelato di non voler lasciare l’Italia. “Appena esco non torno in Romania, ma resto a lavorare qui perché devo guadagnare soldi per mantenere i miei genitori” ha assicurato Loyos, aggiungendo che dopo l’arresto la sua fidanzata lo ha lasciato.
“Ho incontrato per la seconda volta, a distanza di due settimane, i due romeni implicati nella vicenda dello stupro della Caffarella. Li ho trovati in buone condizioni”, dice Lehner. “In particolar modo Racz, molto contento anche perché sa che non dovrebbe stare più in carcere, dal momento che non c’è alcuna prova contro di lui. Personalmente, e sono sicuro di non sbagliare, avendolo visto già due volte, posso dire che è un giovane sensibile e buono che non assomiglia per niente a quei titoli infelici che ho letto in alcuni giornali” commenta Lehner.
Il parlamentare del Pdl ha avuto un incontro anche con Loyos. “Ho parlato al biondino, che mi è parso più preoccupato in quanto teme che gli inquirenti tirino fuori altre accuse. Mi ha confermato che non intende, una volta liberato, tornare in Romania perché vuole guadagnare qualcosa per i suoi famigliari. La sua fidanzata lo ha lasciato dopo questi fatti. Come parlamentare” osserva Lehner “mi chiedo come sia possibile che questi due ragazzi siano ancora detenuti, quando non sussiste alcuna prova oggettiva di una responsabilità per lo stupro”.
Tra la cella di Loyos e quella di Racz c’è un altro romeno, il quale è detenuto per violenza carnale. “A parte lo stupore per questi giovani, Racz e Loyos, che sono ancora in carcere, mi ha colpito il fatto che a Regina Coeli oltre il 30% dei detenuti siano romeni. Questo” secondo Lehner “non attesta che tutti i romeni siano delinquenti, ma che la delinquenza romena ha scelto l’Italia come il territorio più adatto per svolgere la loro attività criminale. È bene rammentare che il biondino, che certamente non è colpevole per la vicenda Caffarella, è tuttavia un pregiudicato per reati contro il patrimonio già espulso dall’Italia con decreto prefettizio. Un magistrato bolognese lo ha però considerato non pericoloso, negando l’espulsione. Ebbene” conclude il parlamentare del Pdl “quello giunto da Bologna è stato a mio avviso un segnale inquietante per la delinquenza romena, incoraggiando l’immigrazione non soltanto dei bravi cittadini romeni, ma specialmente della criminalità di quel Paese”.

Un vero e proprio inferno, quello che dicono di aver vissuto due ragazze di 17 e 18 anni. Per anni sono state abusate sessualmente dal proprio padre, un romano di 40 anni. Dopo tanti anni finalmente le giovani hanno trovato il coraggio di uscire allo scoperto, denunciando le violenze: i carabinieri di Tivoli hanno arrestato l’uomo interrompendo quegli abusi iniziati quando le due ragazze non erano ancora adolescenti.
Quando i militari sono arrivati nella sua abitazione, l’operaio stava preparando la valigia: stava organizzando la fuga. Il 40enne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per violenza sessuale che il Gip del Tribunale di Roma ha convalidato, confermando la custodia cautelare in carcere a Rebibbia. Le due ragazze violentate dal padre, sulle quali il riserbo dei militari è assoluto per tutelarne l’identità, sono rimaste con la propria madre nella loro abitazione alla periferia est di Roma.
Il Tribunale del riesame di Roma ha annullato le ordinanze di custodia cautelare in carcere per Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz. I due romeni sono accusati dello stupro di una ragazzina di 14 anni avvenuto il 14 febbraio scorso nel parco della Caffarella a Roma. Tuttavia Karol Racz resta in cella perché destinatario di un’altra ordinanza di custodia per lo stupro della donna di 41 anni avvenuto il 21 gennaio a Primavalle, sempre a Roma. E resta in carcere anche Alexandru Isztoika Loyos: proprio oggi infatti gli è stata notificata un’ordinanza per calunnia e autocalunnia.
La decisione è arrivata dopo una lunga camera di consiglio che ha fatto seguito all’udienza del Riesame di ieri nella quale erano comparsi gli stessi Loyos e Racz.
La Procura di Roma aveva chiesto la conferma della misura cautelare in carcere sulla base delle ricognizioni fotografiche fatte dalla coppia di fidanzatini. Nel dispositivo firmato dal collegio presieduto da Francesco Taurisano si legge: “L’impossibilità di individuare il Dna degli accusati sui reperti raccolti dagli investigatori, prevale su qualunque altro elemento attualmente a disposizione. Si annulla, pertanto, l’ordinanza in epigrafe, disponendo immediata liberazione degli indagati se non detenuti per altro”. Una formula che, nel caso di Racz, serve a tenerlo in carcere sulla base dell’altra ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti, quella per lo stupro a Primavalle del 21 gennaio scorso. Loyos resterà, invece, in cella perché contro di lui, su richiesta del pm Barba, è stato emesso un nuovo ordine di custodia cautelare per le accuse di calunnia e autocalunnia. La Procura ha dunque ritenuto, una volta cadute le accuse di violenza sessuale e di rapina ai danni dei due fidanzatini, che Loyos, nel confessare lo stupro, abbia calunniato se stesso ed il connazionale Karol Racz pur sapendolo estraneo ai fatti.
La confessione di Loyos (poi ritrattata) da un lato, nonostante i contenesse “dettagli” che a parere dell’accusa non potevano essere conosciuti se non da chi avesse partecipato al fatto, non rappresenta un indizio sufficiente. Così come non bastano il riconoscimento fatto dalla ragazzina vittima della violenza e dal suo fidanzato, la “chiamata di correo” di Loyos nei confronti di Racz. Nessun peso è stato poi dato dai giudici, ma questo era prevedibile, a quello che qualcuno ha chiamato “supertestimone”: il medico che faceva jogging nel parco della Caffarella e ritiene di aver riconosciuto nei due accusati le persone che ha visto mezz’ora prima della violenza.
Le indagini intanto vanno avanti sia in Italia, dove gli inquirenti romani stanno lavorando a nuove piste che potrebbero portare a qualche conclusione già nelle prossime ore, sia in Romania, presenti alcuni agenti speciali della squadra Mobile di Roma. Si cercano, in particolare, cinque romeni, tutti appartenenti alla stessa famiglia, che potrebbero essere stati in Italia il giorno di San Valentino. Secondo quanto scrive il quotidiano La Stampa, i cinque fanno parte di un clan di pastori nomadi e sono parenti di uno stupratore da tempo in carcere a Bucarest. La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano di Bucarest Adevarul che scrive: “Sarà difficile trovare i cinque ricercati perchè ora non sarebbero in Romania, ma si sarebbero trasferiti in qualche altro paese europeo”. Non ci sarebbe nessun legame, si legge ancora su Adevarul, tra questa famiglia di zingari nomadi e Alexandru Isztoika Loyos arrestato per lo stupro.
“Non posso che essere contento e soddisfatto e posso dire che mi aspettavo questo provvedimento del tribunale del riesame”. E’ il primo commento dell’avvocato Lorenzo La Marca, difensore di Karol Racz. “La revoca della misura cautelare è un atto dovuto”, ribadisce La Marca. “Ritengo che il sistema giuridico italiano e l’attuale codice penale funzionino e siano in condizione di garantire in modo celere la revoca di provvedimenti che possono limitare la libertà personale”. Quanto all’altra vicenda, lo stupro di Primavalle per il quale Racz è ancora detenuto, “preferisco attendere che vengano depositati i risultati del dna”, conclude il penalista.
Il VIDEO servizio:
L’hanno rapita una prima volta, per costringerla a prostituirsi. Dopo qualche giorno di sottomissione lei era riuscita a scappare, ma è stata sequestrata di nuovo, segregata e stuprata. La vittima della violenza è una donna albanese di 36 anni, i suoi aguzzini sono alcuni suoi connazionali, due dei quali fermati la notte scorsa dalla polizia di Milano.
La ragazza è stata prelevata per strada a Magenta, nel Milanese, dopo essere stata rapinata e quindi portata a Milano in un appartamento nella zona Ticinese dove è stata ripetutamente violentata dai due albanesi, probabilmente legati al giro dello sfruttamento della prostituzione. La punizione è arrivata, perché la 36enne si era ribellata: non voleva più lavorare sul marciapiede. Questa notte ha tentato di scappare dall’appartamento, una passante l’ha vista sul cornicione e ha chiamato il 113.
La donna sequestrata era stata costretta a fare la prostituta, ma è una giovane che da oltre dieci anni vive regolarmente in Italia lavorando come addetta alle pulizie. Solo quindici giorni fa era stata rapita una prima volta, portata nella zona di Monza e messa sulla strada. Ma lei non aveva nemmeno concluso la serata: aveva spiegato tutta la situazione a un cliente convincendolo a riportarla a casa a Magenta.
I suoi persecutori però hanno continuato a cercarla e due giorni fa sono riusciti di nuovo a rapirla portandola questa volta nell’appartamento di Milano dove è stata violentata. A un certo punto lei, facendo finta di essersi convinta a tornare a prostituirsi, ha mandato gli uomini a comprarle dei vestiti adatti ed è rimasta sola. Subito dopo si è calata dal balcone ed è scesa fino in cortile dove ha chiesto aiuto a un inquilino. Gli agenti della Squadra mobile si sono quindi appostati e hanno aspettato il rientro dei due uomini. Si tratta di due albanesi irregolari di 26 e 34 anni, entrambi noti nell’ambiente dello sfruttamento della prostituzione.
Proprio oggi, in occasione della Festa della donna il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha parlato di violenze sessuali. Le donne maltrattate sono state al centro anche del discorso di ieri del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre Papa Benedetto XVI nell’Angelus di questa mattina ha affrontato il tema del rispetto della dignità femminile.
“La violenza sulle donne è da un lato una piaga sociale e dall’altro una vera e propria emergenza civile ma non ci può essere una connotazione etnica dietro lo stupro, ha affermato Fini, intervenendo alla manifestazione per l’8 Marzo al teatro Brancaccio di Roma. Fini ha sottolineato l’esigenza di una “convergenza bipartisan” che deve essere “un valore aggiunto della politica su questioni che attengono la dignità della persona”. E poi, echeggiando le parole dette ieri dal capo dello Stato, ha esortato a non dare connotazioni etniche agli episodi di stupro: “È giusto”, ha spiegato Fini, “titolare ‘donna stuprata da romeno’, ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano”.
“Per un impegno corale delle istituzioni contro la violenza sulle donne non possiamo concentrarci solo su nuove leggi, non possiamo limitarci a una stretta repressiva, che pure è utile, ma occorre avere più attenzione per la violenza quotidiana e silenziosa, quella che avviene tra le mura domestiche e che provoca ferite ma anche un grande senso di ingiustizia”, ha aggiunto Fini. Occorre, ha sottolineato il presidente della Camera, “mobilitare le coscienze, senza distinzioni politiche: ci si può dividere sulla bontà di un singolo provvedimento, non nel momento in cui si lancia una mobilitazione delle coscienze”. Mobilitazione che, secondo Fini, deve riguardare “innanzitutto chi ha la responsabilità di educare i giovani”. Occorre, ha detto ancora, “far sentire alla donna che il suo grido di dolore viene ascoltato”. Bisogna dunque, secondo il presidente della Camera, occuparsi della violenza quotidiana, e per fare questo serve “un’azione culturale e l’impegno di tutti, ma anche l’impegno degli opinion leader”. Fini ha invitato a “porre maggiore attenzione ai messaggi distorti”, a quelli che comunicano uno scarso rispetto nei confronti della donna e del suo corpo.
Il VIDEO servizio:

Izktoika Loyos (D) e Racz Karol (S) , i romeni arrestati a Roma mentre vengono trasferiti in carcere dalla Quetura di Roma
Il caso non è chiuso. Svolta nelle indagini sullo stupro avvenuto il giorno di San Valentino nel parco della Caffarella, a Roma. I due romeni fermati, Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, si trovano attualmente in carcere ma tutti gli esami della scientifica li scagionerebbero. Il dna raccolto sulle sigarette fumate e sui fazzoletti usati dagli stupratori la sera dell’accaduto non combacia con quello dei due arrestati, così come non combacia l’identikit di uno di loro: Karol Racz, alto circa un metro e 55 e quasi calvo, mentre nel racconto della vittima quindicenne era un uomo di un metro e 75 e con la frangia sulla fronte. Gli investigatori non credono che si sia tagliato i capelli perché in un video risalente ai giorni precedenti lo stupro appariva sempre stempiato. Inoltre c’è un altro elemento di riflessione: nel loro racconto i due fidanzatini vittima dell’aggressione avevano parlato di frasi in italiano ma Racz non conosce altra lingua che il romeno. L’uomo è stato accusato di un altro stupro, quello di una donna violentata il 21 gennaio scorso nel quartiere di Primavalle a Roma, che lo avrebbe riconosciuto dalle foto.
Ma per gli inquirenti i due uomini restano gli accusati principali. Lo ribadisce una nota congiunta della Questura e della Procura, diffusa in serata. “L’impianto accusatorio originale non cambia di una virgola” ha ribadito il questore di Roma Giuseppe Caruso. Più difficile rispetto a Racz la posizione dell’altro arrestato, che era stato riconosciuto in foto dalla vittima. Ma anche nel suo caso il profilo genetico non combacia. Alexandre Loyos, arrestato per primo il 17 febbraio, aveva però confessato in un primo momento e poi ritrattato. Racz invece era stato preso a Livorno, dove era giunto in treno dalla capitale.
Lunedì prossimo i due romeni saranno davanti al tribunale del Riesame. Per il momento gli investigatori negano di essere sulle tracce di un “terzo uomo”, che sarebbe un altro cittadino romeno fermato prima di Racz sulla base dell’identikit della ragazza, ma che era risultato estraneo ai fatti perché si trovava all’estero il 14 febbraio.
Sulla vicenda accusa la deputata radicale Rita Bernardini, che era stata oggetto di insulti anonimi per aver chiesto più cautela: “Cos’hanno da dire ora quei direttori di giornali e tg che hanno sparato le immagini dei due romeni come autori dello stupro della Caffarella?” per la parlamentare si tratta di “doppiopesismo a seconda che il reato sia commesso da un italiano o da un extracomunitario”.
LEGGI ANCHE: Stupri, storia di ordinaria scarcerazione