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Sud


Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi (Ansa)
«La Padania non esiste», sostiene, crudamente, Gianfranco Fini. «La Padania esiste da sempre!», urla, romantico, Umberto Bossi. Tra i due litiganti, come spesso accade, la verità è nel mezzo.
Come entità «culturale» no, la Padania proprio non c’è. A differenza del Sud, più o meno compattato con il Regno delle due Sicilie, il Nord fu storicamente più composito fino all’unità d’Italia e anche dopo. Continua
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Lo scrittore antimafia Roberto Saviano
Perfino la bomba. Una stupida bomba anarchica, fortunatamente non esplosa, all’Università Bocconi. E un clima che volge al peggio. Con un premier sporcato dal sangue, un matto in mezzo e l’Italia che ancora una volta si divide: i “cattivi ” al potere e i “buoni” nella malinconia narcisistaPanorama incontra un Roberto Saviano sinceramente scosso di averle tutte le ragioni per raddrizzare le gambe ai cani, ma di non poterlo fare. per tutto quello che accade in questo finale d’anno intinto nell’odio. Leggi l’intervista

Alcune immagini che corredavano l’inchiesta apparsa sul numero scorso
Dopo la denuncia di Panorama sulla malasanità in molti ospedali del Sud è tempo di polemiche e commissioni d’inchiesta. Continua
Bus, piste ciclabili, raccolta differenziata e Ztl fermi ai parametri dello scorso anno. L’Italia del rispetto dell’ambiente e della qualità della vita cittadina si è bloccata. E stenta a ripartire. Almeno secondo i dati della XVI edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto annuale (qui i documenti) di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia, che denuncia nel 2009 una brusca battuta d’arresto nelle politiche per la sostenibilità urbana. Continua
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di Andrea Marcenaro
Gianfranco Miccichè vuole fare il partito del Meridione. E ama cucinare. Meglio ancora, adora nutrire le persone. Vedeste come salta tra i fornelli di pasta e polpi e gamberoni nella sua casa sopra Cefalù, località Sant’Ambrogio, per la precisione. Che intanto, come patrono ispiratore di un progetto sudista, un santo propriamente meridionale non si potrebbe dire.
Ma esiste una specie di test. Dite voi se avete mai sentito di qualcuno capace di nutrirsi, o di nutrire generosamente gli ospiti, e valente nello stesso modo nella battaglia politica. Non esiste. Esempi, finché se ne vuole. Bettino Craxi, bulimico con se stesso e con gli altri, è finito come si sa. Marco Pannella, che a vederlo quando s’ingozza resta un piacere, s’è fatto fare le scarpe da Emma Bonino, una che con l’1 per cento, l’1,2 quando esagera, già è satolla. Giuliano Ferrara potrebbe fare il segretario di dieci partiti, se non stesse troppo schiettamente a tavola. Giulio Andreotti, invece lui sì, lui non si nutriva veramente mai. Al massimo sbocconcellava. Un assaggino e un po’ di mal di testa. Un po’ di mal di testa e un assaggino. Cinquecento governi digeriti a stomaco chiuso. Così va la politica che vince. Come perfino i muri sanno, l’onorevole sottosegretario Gianfranco Miccichè, grande mangiatore, grandissimo cuoco, siciliano, anzi palermitano, anzi berlusconiano, anzi berlusconiano della prima ora, si è messo comunque in testa di fondare un partito suo, diverso da quello di Silvio Berlusconi. E mica in un posto da ridere. Dove nacque quella quisquilia chiamata questione meridionale.
Disse una volta un tipo: se un siciliano ti dice prendiamoci un caffè, tutto avrà voglia di fare, farsi vedere al bar con te, scambiare due chiacchiere, invitarti a cena davanti agli altri, evitare qualcuno, guardare le tette della cassiera, qualsiasi cosa, ma l’unica cosa che non gli interessa, puoi star sicuro, è prendere un caffè. La prima lettura non è mai esatta, puoi giurarci. Ricorda chi lo disse?
No.
Lei. Che, se oggi dichiara facciamo il partito del Sud, tutto vuol farci intendere, probabilmente, che desidera più spazio per lei in Sicilia, che ha voglia di bastonare il ministro Giulio Tremonti, o di procurare magari un fastidio alla Lega nord, meno che fare davvero il partito del Sud. La prima lettura non è mai esatta, può giurarci.
La metafora del caffè si riferiva a un linguaggio antico, al modo di parlare tipico dei democristiani. Stagione finita e linguaggio anche. Nei bar di Borgo Nuovo si parla oggi col linguaggio che si usa a Treviso?
No, nei bar di Borgo Nuovo hanno visto quello che hanno fatto gli avventori dei bar di Treviso e gli sta frullando in testa l’idea di copiare un po’ la loro esperienza. Di organizzarsi anche loro un po’. Di contare quel poco a loro volta. Insomma, di difendersi per ripartire. Tra loro, da qui. Che c’è, dà fastidio?
A qualche siciliano del suo partito molto fastidio, a quanto pare. Al presidente del Senato Renato Schifani, per esempio, o al ministro Angelino Alfano.
Non ne voglio parlare.
Ne deve parlare.
Chieda a loro perché sono infastiditi, non lo chieda a me.
Io sono qui con lei.
Allora solo questo: che abbiano invitato il governo a non concedere al Sud i fondi del Fas, perché sarebbero stati spesi male, diciamo che è stato doloroso.
Ma mica del tutto campato in aria.
Del tutto campato in aria.
Scusi, signor sottosegretario, le leggo alcuni titoli usciti oggi sulla cronaca locale dei giornali di Palermo: “Musei, dagli incassi mancano 20 milioni. La regione li chiede ai gestori privati, si apre il contenzioso”. Poi: “L’università approva il bilancio, ma il deficit reale resta un’incognita. Per quantificare il buco bisognerà attendere”. Ancora: “Il sindaco Cammarata: la giunta può aumentare l’Irpef”. E un’ultima cosa: “All’Azienda comunale dei rifiuti il posto fisso viene trasmesso di padre in figlio”. Non sembrerebbe un’eccezione, è la regola.
Lei sta operando una manipolazione.
Mi dispiace, le sto mostrando una fotografia.
Certo che è una fotografia. Se confronta questa foto con quella di ciò che sta succedendo in questo momento in Lombardia, è così. Ma se guardiamo il film degli ultimi 10 anni, risulta clamoroso come il gap sia diminuito e stia tuttora diminuendo. Solo che quel film non ce lo vogliono far vedere, c’è qualcuno che lo nasconde nei cassetti. E tra quel qualcuno c’è la stampa nazionale.
Potrebbe essere leggermente più circostanziato?
Lei è disponibile a lasciarmi circostanziare un po’ di più?
Prego.
Guardi che può risultare noioso.
Prego.
Lungo e noioso.
La prego.
Conosce l’Ocse? Bene. Il capitolo della relazione Ocse 2001, pagina 116, concludeva con un giudizio perentorio sulla gestione degli interventi pubblici nel Mezzogiorno: “Il meccanismo di coordinamento di queste politiche è molto debole e può portare a risultati contraddittori. Monitoraggio e valutazione di queste politiche sono egualmente assai deboli e richiedono di essere drasticamente migliorati”. Morale, un disastro.
Non si dia la zappa sui piedi, onorevole Miccichè.
Le sto proiettando il film, trattenga la pazienza.
Rapporto Ocse del 2003, due anni dopo: “Nel sistema di governo del Sud c’è stata una radicale trasformazione da una mentalità di contributi a pioggia a vincoli di bilancio rafforzati con un uso efficiente di aiuti pubblici mirati e fondi strutturali comunitari”.
Un passo avanti.
Aspetti. “In conseguenza, tutte le regioni del Sud hanno migliorato i loro sistemi di governo pubblico e la loro performance economica in conformità con il nuovo approccio”. Conclusione: “Come risultato, tutte le regioni del Sud hanno pienamente utilizzato le risorse comunitarie”. E deve ancora portare pazienza.
Perché?
Perché le offro la colonna sonora del film che i giornali e alcune forze politiche, diciamo qualunquisticamente del Nord, tendono a tacitare. Rapporto Ocse del maggio 2005: “In gran parte per effetto delle nuove politiche di sviluppo, il Sud ha registrato negli ultimi anni un più alto tasso di crescita rispetto al Centro-Nord (un record dal dopoguerra), riducendo in misura significativa il divario di reddito pro capite. È la prima volta dagli anni Sessanta che l’accumulazione di capitale, la base essenziale dello sviluppo, è favorevole al Sud”.
Complimenti, adesso basta.
No, me lo consenta, c’è la ciliegina del Fondo monetario internazionale. Che questo dice: “Il nuovo quadro delle politiche per il Sud si è quindi allontanato dalla logica dei sussidi e dagli interventi settoriali… e i risultati segnalano che il contributo alla crescita degli investimenti pubblici è notevolmente aumentato nel Sud, mentre alla fine degli anni 90 tale contributo risultava decisamente inferiore a quello del Centro-Nord”. Contento?
Aspetto che tiri la sua morale. Qual è?
Che per la prima volta, nel silenzio generale, e diciamo pure con un’ostilità palpabile, una classe dirigente meridionale aveva raggiunto risultati straordinari e l’hanno stoppata. E di brutto. Perché?
Perché i soldi sono quelli che sono e se vanno al Sud non vanno al Nord?
Bravo. E tutto nasce in questa legislatura.
Colpa di Berlusconi?
No, Berlusconi ha fatto molto. Credo che abbia più volte immaginato che una cosa come quella che ora stiamo mettendo sul piatto gli fosse utile. E se non avesse ricevuto forti pressioni contrarie, mi avrebbe dato più spazio. Me ne ha dato molto, certo. Ma è il primo a sapere che la nascita del partito del Sud ormai è ineluttabile.
Lo sta facendo dietro sua indicazione?
No, ma senza la sua ostilità , mi pare.
Beh, non è che debba cercarle proprio col lanternino le ostilità nel centrodestra. Tutto nasce in questa legislatura, diceva prima, perché?
Perché, prima, i ruoli consentivano che in qualche modo il Sud pesasse nelle scelte. Meno del necessario, ma un po’ sì. Ora, con il partito unico di centrodestra e una forte Lega schierata come un sol uomo contro il Sud, tutto è saltato.
Lei descrive un Meridione che, se non ci fosse Umberto Bossi, sarebbe l’Eldorado. La questione puzza un po’. L’acqua manca ancora nelle case, i lavori socialmente utili si sprecano, la disoccupazione tocca picchi che sembravano dimenticati: fino al 30 per cento, si dice. Insomma, forse ci sono classi dirigenti migliori in giro. E altrove c’è anche più voglia di spazzare davanti all’uscio della propria casa senza aspettare l’aiuto divino, forse.
Fino a poco tempo fa nelle case di Palermo l’acqua arrivava per quattro ore ogni due giorni. Ora c’è 24 ore al giorno, ovunque. La disoccupazione qualche anno fa era al 25 per cento. Poi è scesa al 12. Ora è cresciuta al 13, non al 30. Chi dice al 30 spara balle sapendo di spararle. Lasciamoli perdere, non c’è niente da fare. Anzi, li faremo neri: noi vogliamo la nostra rappresentanza politica e l’avremo.
Se c’è una cosa che non è mai mancata al Sud è la rappresentanza politica. Ministri da tutte le parti, in tutte le stagioni, con qualsiasi governo. Forse avete niente niente trascurato i territori che vi avevano eletto.
È vero che la politica, al Sud, ha funzionato sempre come un trampolino per volare a Roma. Nostra colpa, storica, questo sì. Il resto sono balle. Noi non abbiamo una rappresentanza reale. Durante il governo Prodi, per la prima volta, non c’è stato nemmeno un ministro siciliano e uno solo era del Sud, un tecnico.
Con Berlusconi non è così, e va ammesso, però un fatto salta agli occhi e resta incontestabile: chi detiene il potere lo gestisce a favore del Nord.
Anche questo rischia di diventare un luogo comune.
Senta, l’Alitalia stava male, bisognava tagliare delle tratte. Quali? Bari-Milano, Catania-Roma, Napoli-Torino. Era giusto? Non so, certo che veniva facile. Se alle Ferrovie dello Stato i poteri decisionali sono nordisti, ricevono pressioni dai loro. Se all’Anas è lo stesso, si propone il raddoppio della Milano-Bergamo. È vitale? Non ne dubito. Vuole che le snoccioli una trentina di opere vitali per il Sud? Ne vuole una cinquantina?
La Lega vi provoca dei complessi divoranti.
Tutt’altro. La Lega ci stimola a copiarla. La Liga veneta nacque quando il pil della sua regione era da ridere. Quando è cresciuto, il suo peso politico è cresciuto più che in proporzione. Noi oggi siamo cresciuti, vogliamo fare come la Liga. Non ci stiamo più, in Europa, a che l’Italia faccia accordi sulle quote latte barattandole nero su bianco con un disimpegno sulla pesca del tonno, che per noi è ricchezza.
Mi faccia i nomi di quattro dirigenti del futuro partito del Sud.
Il partito non c’è, niente nomi. Il nostro dirigente tipo sarà giovane, curioso, libero, assomiglierà a quello di Forza Italia quando nacque.
Beh, pari pari le caratteristiche peculiari di Raffaele Lombardo.
Mi viene da ridere. Alcuni avevano voluto Lombardo contro Miccichè perché pensavano che Lombardo avrebbe rappresentato la continuità col passato. E cosa ti ha combinato il continuatore col passato? Le leggi sulla sanità e sulla burocrazia. Due bombe atomiche. Fatte bene? Male? Non lo so. In ogni caso il segnale, devastante, era la fine della festa. Giù le mani, stop: sulla sanità d’ora in poi si risparmiava. Le ha viste le reazioni? Dia retta a me. Sarà stato anche un fottutissimo democristiano, Raffaele Lombardo, ma è un rivoluzionario. E di rivoluzionari noiabbiamo bisogno.
Non lo farete mai questo partito.
Che vogliamo farlo, non dubiti. Che ne siamo capaci, non so.
Avete dei sondaggi in mano?
Qualcosa. L’ultimo parla del 50 per cento dei siciliani a favore e dell’8 per cento sul territorio nazionale.
Pensate di federarvi al Pdl?
Certo. Non riuscirei a capire un atteggiamento ostile del centrodestra. Per quanto se ne vedano i segnali.
Si rende conto che sta quasi proponendo un’altra specie di primavera di Palermo, ma in grande, estesa a
tutto il Sud? Si rende conto che si trattò della più planetaria presa in giro di tutti i tempi?
Vero. Non abbiamo in mente niente del genere. Ma non trascuri il fatto che anche quella cosa, a prescindere dal merito, diede una specie di scossa.
I tempi della politica vanno veloci. Non potrete tenere la vostra creatura a bagnomaria per troppo tempo. Diventerebbe una caricatura.
Vedrà che le sorprese supereranno l’immaginazione.
Intanto Berlusconi si mette alla testa di quello che ha definito il nuovo rooseveltismo per il Sud.
E ne siamo felici.
Mentre la Lega parla di nuove gabbie salariali.
E ne siamo infinitamente infelici.
E Berlusconi fa l’occhiolino alla Lega.
Una volta Berlusconi mi disse: “Gianfranco, sai qual è la differenza tra te e Bossi? Che Bossi ha un partito e tu no”. Proveremo a colmare la lacuna.
Il banco di prova fatale?
Non potranno che essere le prossime elezioni politiche.
Campa cavallo…
Proveremo a campare anche noi.
Forza, Miccichè, mi dica che è tutto uno scherzo.
È la roba più seria che io riesca a immaginare.
Sarà serissima. Le faccio soltanto presente che in un’intera intervista, lunghissima, lei non ha nominato una volta calabresi, pugliesi, campani e quant’altro. Solo siciliani.
La parte per il tutto. Ma lavoreremo insieme.
Le ricordo poi l’obiezione iniziale: i generosi col cibo perdono in politica.
Berlusconi fa eccezione, nutre e si nutre.
È un’eccezione, appunto.
Con me faranno due.
Lombardo è una buona forchetta?

2,1 milioni: tanti sono gli italiani che percepiscono una pensione di invalidità . E di questi quasi la metà si trova al Sud. Rispetto ad una media nazionale di 3,58 pensionati ogni 100 abitanti, al Nord le pensioni erogate sono 2,91, al Centro 3,73 e al Sud 4,39 ogni 100 abitanti. Sono i dati contenuti nella Relazione generale del ministero dell’Economia sulla situazione economica del Paese 2008.
Nel dedalo di dati, cifre e tabelle, si fa notare che la maggior concentrazione di invalidi in possesso di regolare assegno mensile è in Umbria (5,48 per 100 abitanti). Tutt’altro che trascurabile anche la somma complessiva che lo Stato ha destinato nel 2008 agli assegni di invalidità civile: 12,5 miliardi di euro. Considerando i trattamenti erogati al primo gennaio 2008, il ministero dell’Economia mette in evidenza un numero relativamente maggiore di prestazioni in tutte le regioni del Sud (in particolare Sardegna, Calabria, Campania e Abruzzo) rispetto alle regioni del Centro-Nord.
Le prestazioni di invalidità erogate al Nord sono 787.837 e percepiscono un importo complessivo di 4,7 miliardi di euro, mentre al Centro si scende a 435.657 per 2,6 miliardi. Al Sud si trova il resto degli invalidi civili, ovvero 913.584 persone a cui vanno 5,2 miliardi di euro.
Tuttavia, quando si parla di importi, è il Nord che vanta le pensioni più alte, in media di 5.930 euro (contro il dato nazionale di 5.840), mentre al Centro le pensioni medie sono pari a 5.890 euro e al Sud arrivano a 5.750. Nel 2008 per i trattamenti di invalidità civile sono stati erogati 12,5 miliardi di euro.
Le disomogeneità di presenza di invalidi, a seconda delle zone d’Italia, fa pensare e non a caso l’Inps da tempo ha intensificato i controlli nel settore. Solo quest’anno sono state già revocate, secondo dati di metà anno, circa 7.000 prestazioni erogate indebitamente.
Le pensioni regione per regione (regione, numero, pensioni ogni 100 abitanti).
Nord 787.837 -Â 2,91
Piemonte 129.158Â - 2,93
Liguria 65.966Â - 4,10
Lombardia 268.703Â - 2,79
Friuli V. Giulia 43.925 Â - 3,59
Veneto 138.931 Â - 2,88
Emilia Romagna 141.154 Â - 3,30
Centro 435.657Â - 3,73
Toscana 130.954Â - 3,56
Lazio 194.792 Â - 3,50
Umbria 48.425 Â - 5,48
Marche 61.486 Â - 3,96
Sud e isole 913.584 Â - 4,39
Abruzzo 58.617 Â - 4,43
Molise 12.051 Â - 3,76
Campania 264.489 Â - 4,55
Basilicata 23.595 Â - 3,99
Puglia 163.120Â - 4,00
Calabria 101.049Â - 5,03
Sicilia 204.064 Â - 4,06
Sardegna 86.599 Â - 5,20
Totale Italia: 2.137.078 Â - 3,58
I municipi dovrebbero esporre accanto al tricolore e alla bandiera della Ue, anche quella della regione. I siciliani oltre l’inno di Mameli, dovrebbero conoscere Madreterra, l’inno ufficiale della Sicilia voluto dall’ex governatore Cuffaro, mentre i marchigiani quello commissionato ad Allevi ed eseguito a Loreto. Non è fantasia, ma l’ultima proposta della Lega Nord: cambiare l’articolo 12 della Costituzione, quello che riconosce il simbolo della Repubblica nel tricolore, ed estenderlo anche alle bandiere regionali, che già esistono.Un’idea che piace anche a Raffaele Lombardo, leader del Mpa e attuale governatore della Sicilia. La provocazione del Carroccio arriva prima della pausa di Ferragosto, dopo le polemiche, a destra e a sinistra, sul partito del Sud e sulle gabbie salariali, in un’Italia già spaccata a livello economico e sociale (secondo i dati della Cgia di Mestre, i salari al Nord sono più ricchi del 30%). E in mezzo alle molte spinte centrifughe, tra cui le voglie di annessione all’Austria in Alto Adige, la Lega introduce una nuova campagna per il federalismo.
La proposta della Lega
A lanciare il sasso, con una proposta di legge Costituzionale di modifica all’articolo 12 della Costituzione, è stato il capogruppo al Senato della Lega, Federico Bricolo. “L’articolo 12, comma 1 della Costituzione riconosce quale simbolo della Repubblica italiana il tricolore. Nei principi fondamentali della Costituzione non è, viceversa, incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli identitari che contraddistinguono le Regioni. Tale lacuna si rende, ad oggi, inammissibile, alla luce della sostanziale valorizzazione del ruolo politico ed istituzionale delle Regioni realizzata dalle più recenti riforme costituzionali”. Per queste ragioni le camice verdi spiegano che ”in tale fase storica di ripensamento dell’assetto territoriale dello Stato in ambito interno ed a livello sovranazionale, è più che mai necessario recuperare i simboli identitari che contraddistinguono ciascuna realtà regionale”.
In questa prospettiva di intervento, la proposta di legge costituzionale in esame “intende inserire un secondo comma all’art. 12 della Costituzione, finalizzato a riconoscere il rilievo costituzionale dei simboli identitari di ciascuna Regione, individuati nella bandiera e nell’inno”.
Ma i vessilli padani sono diversi…
Basta fare un controllo sul sito istituzionale della Lega Nord. Tra i simboli, compaiono le bandiere delle nazioni che formano la Padania, ossia tutte quelle delle regioni del Nord, comprese le tre centrali Toscana, Umbria e Marche. Ebbene, se confrontiamo le bandiere della Lega con quelle attualmente in uso dalle regioni si salvano solo il Piemonte e il Veneto.
Sì, perché per esempio la Lombardia, regione natia del Senatùr, per la Lega è rappresentata da una croce rossa su sfondo bianco, mentre la bandiera regionale è verde con un quadrifoglio bianco al centro. La Toscana, per esempio, ha scelto come bandiera regionale il cavallo alato del Comitato toscano di liberazione nazionale, mentre i leghisti la bandiera del Granduca. E ancora. L’Emilia per la Lega ha una sua bandiera, la Romagna un’altra. Come il Trentino e il Sud Tirolo, due “popoli” e due bandiere.
I nostalgici del tricolore.
“Un pesce d’aprile fuori stagione”, lo ha definito Daniele Capezzone, portavoce nazionale del Pdl. Eppure c’è chi ha preso la proposta della Lega sul serio. E la pioggia di critiche arriva da destra e sinistra. ”Il Tricolore costituisce un intangibile valore dell’unità del Paese, sulla proposta della Lega deciderà il Parlamento”, afferma il presidente del Senato, Renato Schifani (Pdl). “Nessun attacco alla Costituzione da parte della Lega, semplicemente una proposta agostana a cui si può rispondere con ‘viva il Tricolore’”, aggiunge il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi (Dcpa).
“Ieri si sono inventati le gabbie salariali, oggi le hanno smentite. Adesso, tanto per perdere tempo, i senatori della Lega hanno tirato fuori le bandiere regionali da affiancare al tricolore. Io mi chiedo se hanno tempo da perdere” critica da sinistra Dario Franceschini (Pd). “Finché si parlava di federalismo, cioè della capacità di gestire le proprie risorse, abbiamo accettato la sfida, ma ora la Lega sta proprio esagerando”, rincalza il presidente dei senatori dell’Italia dei valori, Felice Belisario.
Sdrammatizza, infine, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Immagino già il clamore che i fessi della sinistra staranno mettendo in piedi, ma inviterei tutti a usare il buon senso e a sdrammatizzare. Io in questo momento mi trovo in Sicilia e da anni, nella spiaggia che frequento, sventola la bandiera della Trinacria. E’ forse un problema? Per me no. Non mi turba affatto e non credo che leda la dignità del Tricolore”.
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I governatori Antonio Bassolino (Campania), Agazio Loiero (Calabria) e Nichi Vendola (Puglia)
di Stefano Brusadelli
Quattro governatori in difficoltà , e con le elezioni alle viste.
Una montagna di soldi (per dare l’idea, l’equivalente di tutto il pil annuale della Bulgaria) che dovrebbero arrivare.
E un ministro che ha disperato bisogno di denari e non si fa intenerire dalle ragioni (anche legittime) del meridionalismo. Su questo plot si gira “il partito del Sud”, il tormentone politico dell’estate 2009. Una classica trama di potere, di voti e, appunto, di soldi.
L’arcigno ministro è il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti. Il tesoro è quello del Fas, una montagna d’oro che valeva in origine 63 miliardi di euro e che tra il 2007 e il 2013 avrebbe dovuto beneficiare per l’85 per cento (53 miliardi) le quattro regioni italiane con il reddito più basso, ossia Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
Ma che ora, abbondantemente utilizzato per varie esigenze del bilancio statale, si è ridotto alla metà , rimasta fra l’altro congelata a Roma. I governatori che sono scesi sul piede di guerra evocando (in verità senza troppa convinzione) lo spauracchio di una Lega in salsa meridionale sono, appunto, i quattro moschettieri del Sud. Che al momento hanno le piume alquanto ammaccate e di spendere quei soldi hanno gran bisogno. Sia per provare a fronteggiare un Pdl in forte avanzata sia (soprattutto) per evitare di essere rottamati dai loro stessi compagni di schieramento.
In Calabria l’ex margheritino Agazio Loiero, con un consiglio abbondantemente lambito dalle inchieste giudiziarie, guarda alle regionali del 2010 come a un incubo. Se al congresso del Pd vincerà Dario Franceschini, a fargli le scarpe come candidato del centrosinistra sarà Marco Minniti, che ha puntato le sue carte sul segretario in carica. Se invece ce la farà Pier Luigi Bersani, il pericolo non sarà da meno: in un eventuale accordo nazionale con l’Udc, che i dalemian-bersaniani perseguono con determinazione, al partito di Pier Ferdinando Casini andrà quasi certamente la Calabria, dove si scalda il deputato Roberto Occhiuto. E in ogni caso sulla regione incombe la candidatura del dipietrista Luigi De Magistris, votatissimo alle europee. Loiero, che finora di infrastrutture ne ha inaugurate poche, ha almeno bisogno di far vedere che fa sul serio con il raddoppio e la messa in sicurezza della statale 106 ionica tra Taranto e Reggio Calabria, 490 km tra i più pericolosi d’Italia.
Il voto del 2010 è un incubo anche per il governatore pugliese Nichi Vendola. E non solo perché da quelle parti alle amministrative di giugno il Pdl ha sfondato quasi ovunque. Il leader di Sinistra e libertà è entrato in rotta di collisione con Massimo D’Alema per questioni di potere locale e in caso di vittoria di Bersani al congresso corre il rischio di essere giubilato per fare posto a Francesco Boccia, giovane tecnocrate legato a Enrico Letta che fu già suo avversario alle primarie pugliesi del 2005.
I soldi del Fas a Vendola servono anzitutto per le bonifiche ambientali di Taranto, Brindisi e Manfredonia, per la messa in sicurezza di 990 scuole e per la metropolitana di Bari, dove amministra l’ultimo vero alleato che gli è rimasto, il sindaco Michele Emiliano.
Caso diverso, ma non troppo, nella Campania dell’inossidabile Antonio Bassolino. Il governatore ha deciso di tentare il grande ritorno al comune, dove fu già sindaco tra il ‘93 e il 2000. A parte che i ritorni (vedi Francesco Rutelli a Roma) possono riservare brutte sorprese, e che anche in quella regione il centrodestra è in crescita (a giugno si è votato per le province di Napoli, Avellino e Salerno e il Pdl ha fatto l’en plein), nel Pd monta la fronda verso un personaggio che non ha certo legato il suo nome a una stagione felice per la Campania.
Bassolino si prepara ad abbattere in autunno la giunta di Rosa Russo Iervolino, pure lei del Pd, per far coincidere la fine del suo mandato in regione con le elezioni comunali, altrimenti fissate nel 2011; ma sulla sua strada si è messo un gruppo di giovani del Pd (Enzo Amendola, Stefano Graziano, Tonino Cuomo, Guglielmo Vaccaro) decisi a contrapporgli l’europarlamentare Andrea Cozzolino. Inutile dire che anche le chance bassoliniane dipendono dalla disponibilità dei miliardi del Fas, che secondo il piano già presentato al Cipe dovrebbero servire a completare l’autostrada Salerno- Reggio Calabria, la metropolitana di Napoli e l’asse viario tra Lioni e Grottaminarda, nell’Avellinese.
Resta la Sicilia, cioè la regione dove tutto lo sconquasso è nato (e proprio oggi il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha dato via libera allo sblocco di 4miliardi e 313 milioni di euro del Fas, destinati alla Sicilia - il 43% sarà dedicato ai progetti per infrastrutture con il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ha precisato che il trasferimento delle risorse avverrà con l’avanzamento dei lavori - disinnescando di fatto la protesta del frondista Lombardo).
Anche qui c’è una trama squisitamente politica. Nato nell’orbita del Pdl, il governatore Raffaele Lombardo si è progressivamente affrancato dal centrodestra, soprattutto quando ha deciso di mettere mano ai delicati equilibri della sanità regionale.
Oggi la sua situazione è assai incerta: oltre che l’Udc dell’ex governatore Totò Cuffaro, si trova contro quasi tutto il Pdl tranne Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo, che però difficilmente sarebbero disposti a rompere con il Cavaliere (E infatti dopo lo sblocco dei fondi da parte del Cipe, per Miccichè “quello approvato oggi dal Cipe è il Par della pace”. E il partito del sud, tutto appianato nel centrodestra? “Il partito del sud era uno strumento per raggiungere un obiettivo. Se l’obiettivo si raggiunge, con Tremonti non ci sono problemi”).
Se la guerriglia dovesse continuare (”Il partito del Sud rimane una spada di Damocle. Visti i risultati che abbiamo ottenuto, prima o poi lo faremo“, ha detto il leader autonomista), Lombardo non esclude un autoaffondamento della sua giunta per andare al voto anticipato nel 2010. Magari anche contro il Pdl, e facendo l’occhiolino al Pd di Sergio D’Antoni:
Gli uomini del governatore siciliano dicono ancora più apertamente ciò che si mormora anche a Bari, Reggio e Napoli, e cioè che il taglio dei fondi Fas nasca anche dalla volontà del governo di togliere ossigeno ad amministrazioni regionali di centrosinistra o, nel caso siciliano, non ortodosse. E anche qui la lista della spesa è lunga: il porto di Augusta, gli interporti di Termini Imerese e di Catania Bicocca, il completamento dell’anello autostradale e il rinnovo della rete ferroviaria.
All’insegna del Sud tradito, è partito il cannoneggiamento verso la capitale. “Da una parte” dice Loiero a Panorama “il governo parla di federalismo, dall’altra procede a un accentramento di risorse. Mi sembra una strana politica”.
“Il Sud” tuona il senatore Giovanni Pistorio, punta di lancia a Roma del Mpa di Lombardo, “ha diritto ai suoi investimenti strategici. E poi basta con i luoghi comuni: non c’è una sola zona del Sud dove il livello di spesa pubblica sia più alto che nel Nord”.
Gli fa eco Gianfranco Viesti, assessore pugliese al Mezzogiorno: “Qui gli investimenti sono inferiori a una qualunque regione a statuto ordinario del Nord”. “Ormai” protesta l’assessore al Bilancio della Campania Mariano D’Antonio “l’agenda del governo la fa la Lega”.
Tutti argomenti che però dalle parti di Tremonti lasciano il tempo che trovano. Perché se al Sud si sospetta una stretta con timing politico, lì sono convinti che i soldi del Fas sarebbero stati spesi, più che in opere strategiche, per annaffiare cooperative, lavoratori socialmente utili o, addirittura, per pagare stipendi. Dopo l’intervento diretto di Silvio Berlusconi, i cordoni della borsa si riapriranno un poco; ma non certo come si spera al Sud. Anche perché la minaccia di un partito del Sud agitato da leader così eterogenei tra loro non la prende sul serio nessuno.
(hanno collaborato Antonio Calitri e Carlo Porcaro)