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“Tagli agli stipendi della casta? alla Lega esistono già…”. Ecco lo stipendio dell’on. Grimoldi

Camera dei deputati (Credits: La Presse)

Camera dei deputati (Credits: La Presse)

“Sono favorevole ai tagli degli stipendi dei parlamentari. Non a caso la Lega Nord, da sempre contro i privilegi della “casta”, si è data una sorta di autoregolamentazione.”

A parlare è l’Onorevole Paolo Grimoldi, giovane deputato leghista al secondo mandato. Ex leader del movimento dei Giovani Padani, Grimoldi ha il dente avvelenato nei confronti della “casta” perchè, dice, questa storia dei privilegi allontana la gente dalla politica. Continua

Tagli alle indennità dei parlamentari, Fiano e Mussolini: due ricette per dire basta ai privilegi

Alessandra Mussolini (PdL) ed Emanuele Fiano (Pd)

Alessandra Mussolini (PdL) ed Emanuele Fiano (Pd)

I soldi della “Casta”. Si parla sempre di quelli. In tempo di crisi, di lacrime e sangue e di sacrifici dettati, imposti, vissuti e subiti sapere che chi predica bene razzola male rende ancora più odioso il dazio da pagare alla crisi economica mondiale.
Per questo, ritiengono alcuni, tagliare gli stipendi dei politici è un nodo indispensabile per dare un segnale forte all’opinione pubblica. Nei palazzi del potere però c’è chi tentenna, chi rinvia, chi necchia, chi dice “ma sì, poi vediamo”, ma c’è anche chi da destra a sinistra comprende l’urgenza del provvedimento e per primo leva gli scudi per la battaglia contro lo stipendio stellare.

Due visioni del mondo probabilmente distanti anni luce quelle dell’onorevole Alessandra Mussolini, Pdl, e di Emanuele Fiano, deputato Pd, ma che in tema di stipendi la pensano in maniera simile e propongono due ricette diverse per un unico risultato: ritrovare la fiducia della gente. Continua

I piccoli comuni contro i tagli: “Costiamo in tutto quanto il ristorante della Camera”

Il sindaco di Marsaglia (Cu) e presidente dell'Anpci, Franca Biglio, ripresa durante la manifestazione di stamani davanti a Montecitorio. GIUSEPPE GIGLIA-ANSA-TO

Il sindaco di Marsaglia (Cu) e presidente dell'Anpci, Franca Biglio, ripresa durante la manifestazione di stamani davanti a Montecitorio. GIUSEPPE GIGLIA-ANSA-TO

Claudia Daconto Giurano di costare quanto 13 deputati: 5,47 euro all’anno a contribuente. Sono i piccoli comuni italiani, quelli al di sotto dei 1000 abitanti, che la manovra economica del governo vorrebbe cancellare dalle mappe politiche del nostro Paese. I più piccoli non superano il numero di alunni per classe. Continua

Enrico Morando (Pd): “Ma le pensioni si possono toccare”

Enrico Morando, esponente liberal del Pd

Enrico Morando, esponente liberal del Pd

Claudia Daconto “Fare una manovra progressista e di crescita con l’Europa che ci soffia sul collo è ancora possibile a patto che non si qualifichi come progressista soltanto una manovra che spende di più”.
Al termine della prima riunione della Commissione Bilancio del Senato sulla manovra economica, Enrico Morando, senatore liberale del Pd, risponde a Panorama.it sui tanti nodi ancora in discussione e spiega che oggi in Italia il progressismo si misura nella sua capacità di proporre e realizzare interventi decisi di correzione degli squilibri di finanza pubblica, sulla base dell’obbiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, e nello stesso tempo di promuovere maggiore sviluppo, maggiore crescita e giustizia sociale. Continua

La casta degli eletti: la carica degli ex politici


20050712 - ROMA - CRO - CASSAZIONE: MAFIA; INIZIATA CAMERA CONSIGLIO SU MANNINO - L'ex ministro Calogero Mannino in un'immagine d'archivio del 24 ottobre 2001. I nove giudici delle sezioni unite penali della Cassazione - presiedute, per l'occasione dal Primo Presidente, Nicola Marvulli - hanno terminato l'udienza dedicata al ricorso dell'ex ministro democristiano Calogero Mannino contro la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione emessa, a suo carico, l'11 maggio 2004, dalla corte di appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. GIUSEPPE GIGLIA/ARCHIVIO - ANSA - RED

L'ex ministro Calogero Mannino in un'immagine d'archivio del 24 ottobre 2001. GIUSEPPE GIGLIA/ARCHIVIO - ANSA - RED

Da anni gran parte dei politici italiani si tormenta con una domanda: «Perché non sono siciliano? Avrei potuto essere eletto deputato all’assemblea regionale, e invece…». Invece, magari, gli tocca fare il consigliere regionale in Emilia- Romagna dove, da pensionato, non potrà incassare più del 50 per cento dello stipendio. E dal 2015 neanche quello. Continua

Cultura: faccia a faccia tra Bondi e Veltroni


Cultura: faccia a faccia tra Bondi e Veltroni

Il monito è giunto pochi giorni fa da Giorgio Napolitano: «Esistono sfide che richiedono revisioni rigorose nella spesa pubblica. Dobbiamo discuterne seriamente e trovare nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale. Ma è con serietà e convinzione» ha aggiunto «che mi sento di dire che queste vie non le troveremo attraverso una mortificazione della risorsa di cui l’Italia è più ricca: la risorsa cultura nella sua accezione unitaria». Ma come fare a trovare le risorse in un periodo di difficoltà economiche? Quali priorità dare? «Panorama» lo ha chiesto al ministro della Cultura di oggi e a quello di ieri, ora all’opposizione. Continua

Rosso all’Unità: contro i tagli di Soru la redazione in sciopero

Concita de Gregorio

È già scattato, questa mattina, il primo dei 5 giorni di sciopero indetti dalla redazione dell’Unità contro il piano presentato dall’amministratore delegato, che prevede una drastica riduzione degli organici del giornale e il taglio delle cronache locali. Da stamattina è ferma per 24 ore unita.it, l’edizione on line del quotidiano, che domani non sarà in edicola.
Oggi doveva esserci un incontro con la proprietà, ma è slittato, di qualche giorno.

In un comunicato della redazione, pubblicato dall’Unità oggi in edicola, si dice che la decisione di attuare la giornata di sciopero è stata presa “all’unanimità dalle redazioni di Roma, Bologna, Firenze, Milano e dell’on line, per respingere l’ipotesi di drastico ridimensionamento aziendale prospettato dall’amministratore delegato”. Ridimensionamento “che provocherebbe gravissime ripercussioni sugli organici e sulla fisionomia stessa del prodotto. Tutto questo” continua la nota delle redazione “malgrado i positivi risultati di vendita e i piani di rilancio della testata messi in atto non più di quattro mesi fa”.
L’assemblea respinge, inoltre, “i tempi strettissimi della trattativa e, in particolare, ritiene inaccettabile la data ultimativa del 23 marzo, fissato come termine ultimo per la scongiurare lo stato di insolvenza”.

Una situazione precipitata in poco tempo, anche se - dopo l’esito delle elezioni sarde - qualcuno l’aveva temuto. L’editore Renato Soru, chiede una “cura drastica” per il quotidiano, rilanciato con la nuova direzione di Concita De Gregorio pochi mesi fa, con esiti soddisfacenti dal punto di vista della credibilità del progetto e delle vendite. A quanto scrive il quotidiano Italia Oggi, nel 2008 la perdita è stata di quasi 8 mln di euro, nel 2007 il rosso di 5 mln di euro, e poi -1,4 mln nel 2006, -1,1 mln nel 2005 e -248 mila euro nel 2004. E Soru non sarebbe pronto a ricapitalizzare l’azienda con 4 milioni di euro, come dovrebbe avvenire entro l’ormai prossimo 23 marzo.

Al momento si salverebbero le cronache locali di Bologna e di Firenze (tradizionali roccaforti, specie l’Emilia-Romagna delle vendite del quotidiano), ma ci sono timori per il dopo elezioni. Infatti a Bologna e Firenze si volta per il Comune e la chiusura potrebbe essere solo prorogata di qualche mese.

I vescovi: troppi tagli alle scuole cattoliche. Il governo ripristina i fondi

Monsignor Angelo Bagnasco

“Dormano sonni tranquilli, su quattro cuscini”. Chi? I vescovi.
Perché: “C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie”, il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas a margine dei lavori della commissione Bilancio del senato sulla Finanziaria.
Verranno quindi ripristinati i fondi per le scuole private: stanziati 120 milioni per il 2009 sui 130 di tagli previsti in origine. Vegas tranquillizza così la Cei che oggi ha lanciato l’allarme, rimproverando severamente al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di colpire di nuovo la scuola cattolica. “Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario” ha tuonato monsignor Bruno Stenco, direttore dell’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’universita.
“Nel 2000 la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento, è quindi già irrisorio. Nel 2004″ ha proseguito il vescovo “per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento. La scuola cattolica ha taciuto” ha aggiunto “e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra. La Chiesa adesso” ha concluso “deve tirare le sue conseguenze perché senza contributi le scuole dell’infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere”.
Secondo monsignor Stenco “qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici. Tra stato e mercato” si è chiesto il vescovo “perché colpire proprio il privato sociale? Non è il taglio da 130 milioni di euro di adesso che fa scoppiare la scuola cattolica” ha aggiunto il prelato. Il punto è che sono dieci anni che il finanziamento si è inceppato. “Può una scuola parrocchiale, ad esempio, permettersi ogni anno una passività di 20,25 mila euro? Dopo 10 anni che cosa è divenuta? 250mila euro. E il contributo dello Stato” ha concluso “serve a malapena a pagare gli stipendi”.
Dopo le parole di Vegas, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana, don Domenico Pompili, ha sfumato i toni della polemica. “I vescovi italiani” ha ricordato “sono preoccupati come emerso anche di recente da diverse voci del mondo cattolico, per il destino delle scuole pubbliche non statali, tuttavia pur consapevoli del momento economico e sociale che il Paese sta attraversando, confidiamo negli impegni che il governo ha assunto pubblicamente”.

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