
Antonio Di Pietro all'epoca di Mani Pulite (Credits: delmati/lapresse)

Ha detto: « «La data simbolo di Mani pulite l’ho stabilita io». Antonio Di Pietro, intervistato ieri, si è autocelebrato in un turbine di rivelazioni. Ha dichiarato: «Con i carabinieri organizzammo la trappola ai danni di Mario Chiesa e per essere sicuro che il fascicolo sarebbe finito nelle mie mani fui io a dire a Luca Magni che la finta tangente avrebbe dovuto consegnargliela proprio il 17 febbraio 1992, giorno in cui sarei stato certamente di turno».
Luca Magni è l’imprenditore che fece scattare la trappola, consegnando 7 milioni di lire all’allora presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Mario Chiesa cercò di gettare i soldi, ma fu arrestato. E proprio di lì, esattamente 20 anni fa, iniziò la controversa stagione di Tangentopoli. Continua


Un'immagine d'archivio (novembre 1992) di Mario Chiesa con Antonio di Pietro (Ansa)
L’impressione sfogliando le prime pagine dei giornali dove affiorano di giorno in giorno i nomi dei personaggi coinvolti nell’inchiesta sulla cosiddetta P4 (e in altre inchieste note al grande pubblico e ancora in corso) è quella di un film già visto, se non addirittura del déjà - vu. Una pellicola del ‘92, passata alla storia come Tangentopoli. Continua


Un'immagine di repertorio del Duomo di Milano (AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE)
No, il malcostume di ottenere vantaggi privati grazie, e soprattutto, alla propria posizione in società , non riguarda solo i politici, ma anche i giornalisti, i magistrati, i funzionari di polizia, gli imprenditori financo i vip dello spettacolo. In una parola, l’intera classe dirigente del paese. Lo dimostra, ancora una volta, lo scandalo degli affitti decisamente fuori dal mercato - anche 70 euro al mese per una casa nel salotto cittadino - pagati da personaggi di spicco di Milano al Pio Albergo Trivulzio, storica casa di riposo che nel tempo ha accumulato un ingente patrimonio immobiliare. Continua

La professionalità non si butta mai via. In qualsiasi campo, “inciucio” e reati contro la pubblica amministrazione compresi. Come dimostra oggi l’arresto di Mario Chiesa, l’ex presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano protagonista del primo episodio dell’inchiesta che avrebbe sconvolto l’Italia della Prima Repubblica, Mani Pulite.
Era il 17 febbraio 1992 quando il capitano dei carabinieri Zuliani entrò nell’ufficio di Mario Chiesa e lo sorprese mentre stava tentando di far sparire nel water sette milioni di lire in contanti che il titolare di un’impresa di pulizie gli aveva appena consegnato per garantirsi un appalto nel più famoso, ed efficiente, ospizio pubblico di Milano.
Anche stavolta è una storia di discariche, un po’ più ampia. Lo smaltimento di terre di spazzamento stradale, hanno spiegato questa mattina i carabinieri che lo hanno arrestato su ordine della magistratura di Busto Arsizio (Varese). Un business da oltre due milioni di euro, per il trattamento di 2.700 tonnellate di rifiuti che, invece di essere lavorati nelle aziende specializzate, venivano dirottati in varie discariche della regione.
Così Mario Chiesa è tornato nel carcere di San Vittore, dopo aver bevuto un caffè con l’ufficiale del Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri che lo aveva accompagnato in caserma per notificargli ordine di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico e alla gestione illecita di rifiuti, e truffa aggravata ai danni di società pubbliche e private. Nella “Milano da bere” della gloria craxiana, Mario Chiesa era stato una vera star. Da tutti era considerato uno dei più efficienti operatori nel settore dell’assistenza agli anziani, e infatti la Baggina, così i milanesi chiamano il Pio Albergo Trivulzio, era un’isola felice nel panorama italiano.
Ma Chiesa era anche stimato come grande collettore di voti per il Psi di Bettino Craxi. La sua carriera correva veloce nel partito, il suo potere cresceva e c’è chi mormora che stesse valutando l’ipotesi di cominciare a raccogliere voti per sé e non per altri e assumere un ruolo più importante. Galeotta per lui fu la causa di separazione con la moglie, assistita all’epoca dall’avvocato Annamaria Bernardini De Pace, oggi uno dei più famosi avvocati matrimonialisti d’Italia. Cercava di risparmiare sull’assegno alla moglie, il potente uomo dell’apparato in carriera, ma proprio dalle mura domestiche arrivarono quelle prime informazioni che permisero agli uomini dell’allora Pm Antonio Di Pietro di scoprire i suoi conti segreti.
Comunque, grazie ai riti alternativi, Chiesa non fu mai processato pubblicamente: collezionò condanne per 5 anni e 4 mesi, restituì 6 miliardi di lire e nell’agosto del 2000 finì di scontare il suo debito con la società , dopo aver lavorato nei servizi sociali occupandosi di assistenza ai disabili. Ormai il suo nome era scomparso da anni, da tempo non si celebra neanche più l’anniversario di Mani Pulite.
Ma, come dire, di fronte al suo nuovo arresto, appare inevitabile il commento più banale: a volte, ritornano.
Il VIDEO servizio:
- Tags: antonio-saladino, Delta-spa, Giancarlo-Pittelli, Global-Media, Loggia-di-San-Marino, Lorenzo-Cesa, Luigi-Bisignani, Met, Need&partners, piero-scarpellini, Pietro-Macrì, Sandro-Gozi, Sipro, Tangentopoli, Udc, walter-cretella-lombardo
-
Oltre Prodi, ecco chi sono gli uomini che hanno un ruolo chiave nell’inchiesta del pm Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino. Imprenditori, politici, finanzieri. Tutti tirati in ballo in quella che il magistrato definisce “la pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali” e spiega: “Le indagini preliminari hanno evidenziato comuni colleganze affaristiche tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti”.
Luigi Bisignani. Ex giornalista, scrittore di spy story di successo, ex capo ufficio stampa ad alto livello, Bisignani, classe 1953, è Executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle.
In passato le cronache le ha scritte e le ha anche animate. Come giornalista comincia giovanissimo all’Ansa, è stato tra il ‘76 e il ‘79 capo dell’ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati, nel governo Andreotti, poi nel ‘92 diventa direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi. Nell’ ‘81 viene citato tra gli affiliati alla P2, circostanza sempre smentita, e nel ‘93 viene arrestato nell’ambito delle inchieste su Tangentopoli ed Enimont con l’accusa di violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Verrà condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi. Nel 2002 arriva anche la radiazione dall’Ordine dei giornalisti.
Lorenzo Cesa. Nato vicino a Roma nel 1951, dall’ottobre del 2005 è segretario nazionale dell’Udc. In precedenza, dal 2004, era stato parlamentare europeo. Cesa è entrato giovanissimo in Azione cattolica ed è diventato dirigente del Movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Nel 2001, quando era consigliere comunale a Roma, è stato condannato in primo grado per corruzione, nell’ambito di una vicenda in cui è coinvolto anche il ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini. La condanna viene annullata in Appello per incompatibilità del giudice, poi il reato si prescrive.
Il segretario dell’Udc ha commentato così le accuse che gli rivolge la procura di Catanzaro: “Sono amareggiato. Se avessi anche un minimo dubbio sulla correttezza del mio operato professionale, non sarei al mio posto un secondo di più. Avete di fronte una persona con le mani pulite”. Un pentito di mafia, Francesco Campanella, ha dichiarato agli inquirenti che la Global Media, società di comunicazioni fondata da Cesa e ancora riconducibile a lui attraverso la moglie e il figlio, veniva utilizzata per lucrare sui fondi europei a favore del partito.
La Global Media si è occupata dell’organizzazione, oltre che dei congessi Udc, anche degli Internazionali di tennis e dello Smau alla Fiera di Milano e ha avuto molte committenze pubbliche. Per una partecipazione della società nella Digitaleco (gruppo Sipro di Di Gangi) Cesa è inoltre finito nel dicembre 2006 nel mirino dell’Olaf, l’Ufficio antifrode europeo.
Walter Cretella Lombardo. Attualmente il generale di divisione, Cretella Lombardo è capo di stato maggiore dell’Ispettorato per gli istituti di istruzione e comandante della scuola ufficiali della Guardia di finanza di Ostia. Nato a Colosimi (Cosenza), è amico sia dell’ex direttore del Sismi Pollari, sia del generale Speciale. Ma tra le sue amicizie ci sono anche quella con Cesare Geronzi e Giancarlo Elia Valori, vicino di casa del generale a Trastevere. In passato è stato a capo del II Reparto della Fiamme gialle, l’intelligence della Guardia di finanza.
Decorato con una medaglia al valor civile per aver salvato quattro persone dall’annegamento, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica: “Sono invidiato perché sono un uomo buono. Se dovesse essere il popolo a decidere, io riceverei un plebiscito per il mio modo di essere italiano: franco e generoso”.
Sandro Gozi. “Uomo di Prodi”: così può essere definito in sintesi Sandro Gozi, ex funzionario della Commissione Europea all’epoca della presidenza del Professore e oggi deputato dall’Ulivo. Nato in provincia di Forlì nel ‘68, è membro della commissione Affari costituzionali (in sostituzione del premier) e di quella sulle Politiche dell’Ue nonché presidente del Comitato Schengen, Europol e Immigrazione.
Gozi è docente di politiche e istituzioni europee all’Institut d’Etude Politiques di Parigi e all’Università di Lecce e ha pubblicato diversi saggi su questi argomenti. A Bruxelles è stato assistente politico di Prodi, che l’ha poi lasciato lì come consigliere del suo successore Barroso. Ma è anche uno sportivo, nel 2002 è stato campione italiano di squash.
Tra i fondatori del Partito democratico europeo, di cui è vicesegretario, nella sua attività ha sempre dedicato particolare attenzione alla promozione del volontariato a livello continentale. È membro dell’associazione culturale Input insieme a Filippo Andreatta, Enrico Letta e Lucio Caracciolo e tra i fondatori del Laboratorio Democratico Europeo, associazione politico-culturale di cui è presidente.
Pietro Macrì. Di Vibo Valentia, 43 anni, imprenditore. A Vibo, dopo aver lavorato tra Londra, Oslo e Milano, torna nel 1999 per fondare la Met, azienda che fornisce sistemi informativi integrati (5,5 milioni di euro di fatturato nel 2004 e un trend di crescita del 300 per cento). Orgoglioso di aver creato posti di lavoro nella sua terra, in un’intervista a Class del 2004 dichiara: “Qui c’erano le condizioni adatte per insediarsi: alta disoccupazione ma anche alta scolarità . Abbiamo formato decine di giovani, a nostre spese, non potevamo aspettare i tempi della finanza agevolata”. Met ha fornito piattaforme Erp ad aziende della sanità , come l’Istituto Tumori di Milano e il Policlinico Gemelli di Roma. Presso l’azienda di Macrì è stato ospitato uno dei tre portali del World Chamber network, la Camera di commercio mondiale (gli altri due sono in Canada e in Asia). “Questa terra deve puntare su turismo e nuove tecnologie, altro che sull’industria pesante”, commentò Macrì.
Giancarlo Pittelli. È senatore di Forza Italia e avvocato penalista, nato a Catanzaro, ha 53 anni. Coordina il partito di Silvio Berlusconi in Calabria. L’incarico gli è stato affidato nonostante nel 2005 fosse alla sua prima nomina in Parlamento, grazie anche ai buoni rapporti con Bondi e Cicchitto. La sua amicizia col procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi sarebbe all’origine dello scontro di quest’ultimo col sostituto De Magistris.
Nella scorsa legislatura Pittelli è stato autore di una proposta di modifica del Codice di procedura penale che fece molto discutere. A Palazzo Madama è membro delle commissioni Giustizia e di quella sul ciclo dei rifiuti. Come legale titolare di uno studio molto affermato in Calabria, assiste alcuni tra gli indagati delle inchieste di Catanzaro. In passato è stato anche presidente dell’aeroporto di Lamezia Terme, anche se ha paura dell’aereo e viaggia sempre in treno.
Antonio Saladino. Ex presidente della Compagna delle opere della Calabria, ha 53 anni ed è imprenditore nel settore del lavoro interinale. Antonio Saladino, o “Tonino”, è partito dalle caramelle. Nel 1989, accantonata la laurea in veterinaria, il “non-feroce Saladino” (la definizione è de Il Foglio di Ferrara) fa incontrare i lombardi della Icam con alcuni lavoratori calabresi e fonda la Silagum, una fabbrica di dolciumi che esporta in 25 Paesi e nel 2004 ha fatturato 4 milioni di euro. I disoccupati cominciano a fare la fila fuori dalla sua porta del quartier generale di Lamezia Terme.
Da qui l’idea di creare la Need&partners, entrando nel mercato del lavoro interinale. La sua formula l’ha spiegata a Class in un’intervista del 2004: “Abbiamo ribaltato l’andazzo abituale del Sud. Prima si presentava un progetto qualunque, pur di incassare i finanziamenti, e poi, forse, si preparavano i giovani. Noi invece creiamo le professionalità , individuiamo i bisogni reali, infine presentiamo il progetto”. Se c’è un bisogno, insomma, Saladino ha gli uomini per soddisfarlo.
Piero Scarpellini. È consulente dell’ufficio del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio per i Paesi africani, ha 57 anni. Secondo il pm De Magistris, “insieme al figlio Alessandro rappresenta persona di assoluta fiducia del premier Prodi”. Palazzo Chigi precisa che si tratta di un consulente non pagato, ma nel settembre scorso un articolo de L’Espresso ha sottolineato che “gira su auto della Presidenza del Consiglio” e che suo figlio “svolge la funzione di portaborse di Prodi”. Il suo ruolo sarebbe stato decisivo nei buoni rapporti tra Italia e Libia ma anche, secondo un’inchiesta pubblicata sul numero 25 di Panorama (giugno 2000), di quelli tra l’attuale premier e il governo di San Marino.
Piero Scarpellini è dipendente dal 1995 di Pragmata, società di consulenza sammarinese fondata da alcuni ex soci di Nomisma.
LEGGI ANCHE: Lo speciale sull’inchiesta di Panorama.it