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Un prelievo extra sui redditi degli italiani più ricchi: è questa una delle ipotesi allo studio del governo per trovare le risorse necessarie alla ricostruzione post-terremoto e che secondo le prime stime ammontano a 12 miliardi di euro. La misura, insieme ad altre novità , potrebbe essere dunque uno dei capitoli principali del decreto legge Abruzzo che dovrebbe essere varato la prossima settimana nel corso di un Consiglio dei ministri straordinario all’Aquila.
Ma Palazzo Chigi, in serata (dopo un incontro a Palazzo Grazioli tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti), precisa che “è infondato e falso” che sia stata presa alcuna decisione su questo fronte.
Ecco alcune delle possibili novità .
“TASSA” SUI RICCHI - L’idea sarebbe quella di un contributo “obbligatorio” una tantum sui redditi oltre i 130-140mila euro. Secondo gli ultimi dati disponibili, la platea interessata (quella nella fascia di reddito da 120mila a oltre 200mila) è di circa 300 mila persone, di cui 80 mila con partita Iva. A conti fatti, se la maggiorazione fosse del 1% si potrebbe incassare oltre 500 milioni di euro. Nessuna decisione è stata presa, dice tuttavia Palazzo Chigi.
5 X MILLE BIS. Non soldi in meno al volontariato, ma soldi in più per il terremoto. Parola del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, rispondendo così alle critiche delle associazioni che avevano bocciato l’iniziale idea di devolvere il contributo ai terremotati. Per aiutare la popolazione dell’Abruzzo potrebbe arrivare dunque un secondo modulo. Nel 2008 per il 5xmille sono stati messi a disposizione 400 milioni di euro. Plausibile uno stanziamento della stessa portata.
800 EURO A ARTIGIANI E COMMERCIANTI. Il bonus è una delle misure certe e sarà inizialmente stanziato per tre-quattro mesi. Poi si potrà replicare. A usufruirne saranno artigiani, commercianti e liberi professionisti.
INDENNITÀ DISOCCUPAZIONE LUNGA. Prorogare l’indennità di disoccupazione a chi ne è già titolare. La misura vale ovviamente per chi vive nelle zone colpite dal sisma.
AMMORTIZZATORI IN DEROGA. Obiettivo: fare in modo che l’Abruzzo sia la prima Regione a dare attuazione all’intesa Stato-Regioni.
GIOCHI. È uno dei settori con i quali cercare di fare cassa. Sembra tramontare l’ipotesi di una lotteria ad hoc, in sospeso la proposta di aumentare le giocate del lotto. Prende quota l’idea di intervenire sui giochi online.
BENZINA E SIGARETTE. Anche questo è uno dei rubinetti dal quale tradizionalmente si accinge quando bisogna reperire risorse. I tecnici stanno studiando la possibilità di aumentare le accise, in particolare sui carburanti.
PMI. Sul tavolo l’accelerazione dell’introduzione della zona franca urbana in alcuni dei comuni dell’Abruzzo. Si tratta di interventi di defiscalizzazione per le piccole e le micro imprese.
UE. Tra fondo di solidarietà e riallocazione dei fondi strutturali, gli stanziamenti comunitari potrebbero raggiungere 500 milioni di euro.
MUTUI E AFFITTI. Le rate di chi ha avuto l’abitazione danneggiata sono bloccate fino a tutto il 2009 ma si sta ragionando su come intervenire in modo più strutturale. Al vaglio anche la possibilità di dare un sostegno a chi era in affitto.
NORME ANTISCIACALLI. Così come annunciato dal presidente del Consiglio, con il decreto potrebbe essere istituita una specifica fattispecie di reato per rafforzare la lotta agli sciacalli.
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Più chiaro di così: “La nostra posizione è quella di chi ritiene inaccettabile una tassa che è meglio definire balzello”.
A esprimersi sul discusso contributo proposto dalla Lega, che chiede un contributo agli immigrati per il rinnovo del permesso di soggiorno, è don Gianromano Gnesotto, responsabile migranti e profughi della Fondazione Migrantes della Cei nel corso della presentazione del messaggio per la Giornata mondiale delle migrazioni che si celebra domenica prossima. “Fantasie di questo genere” ha aggiunto don Gnesotto “che penalizzano ulteriormente gli immigrati ci sembrano una caduta e un passo indietro rispetto a politiche di integrazione che devono invece avere una mentalità aperta e intelligente in grado di mettere in atto politiche adeguate”.
E comunque, il ddl sicurezza (nel quale è contenuto il provvedimento sul contributo per il permesso di soggiorno) approda in Senato ma si aggiorna di un altro capitolo pieno di polemiche. Dopo la querelle fra Lega e maggioranza e la decisione di confermare il “contributo”, di importo variabile tra 10 e 400 euro, arriva lo stop dei vescovi.
“Ci rendiamo conto che nell’attuale congiuntura economica critica ci sarà una flessione di immigrati in Italia” ha detto don Gnesotto durante la conferenza stampa di presentazione della Giornata mondiale delle Migrazioni 2009, “ma di immigrati l’Italia ha bisogno, ne ha avuto bisogno e avrà ancora bisogno per il futuro”. Secondo Gnesotto le conseguenze della crisi vanno “correttamente lette con il fatto che gli immigrati coprono quei settori che restano di fatto scoperti dagli italiani”. “Non trovando infatti italiani volenterosi che si accollano fino a 24 ore di lavoro giornaliere nell’assistenza alle famiglie, o lavori come nelle acciaierie o altri gravemente penalizzanti la salute” ha aggiunto Gnesotto “di questi immigrati l’Italia ha bisogno e avrà ancora bisogno per il futuro”. L’Italia, prosegue Migrantes, si allontana dalla propria tradizione cristiana di accoglienza: “si registra fra le due ultime leggi sull’immigrazione, quella del 1998 e del 2002, un brusco passaggio, che fa scivolare verso posizioni ispirate al principio della indesiderabilità ”. “Non si vuole chiudere gli occhi su quanto di scabroso comporta l’attuale convulso fenomeno migratorio” ha spiegato poi ai giornalisti “tanto meno su comportamenti incivili o criminosi di alcuni migranti, ma è aberrante mettere tutto questo e solo questo in primo piano, metterlo tanto a fuoco e con lenti di ingrandimento, da non lasciar vedere il resto della realtà migratoria, e da alimentare giudizi e pregiudizi, umori e malumori, minacce e prese di posizione che sono in stridente contrasto col Vangelo”.
Gnesotto è stato anche critico nei confronti di alcuni indirizzi di governo, come quello che imporrebbe ai medici di denunciare alle autorità gli immigrati clandestini. “No ai medici gendarmi, al personale medico non compete la delazione” perchè non si può negare l’accesso alla salute degli immigrati, ha detto Gnesotto. “L’accesso alla salute dell’immigrato” ha continuato il prete “non può essere limitato da alcun tipo di segnalazione alle autorità , il diritto alla salute va garantito a tutti senza preclusioni o invenzioni. Al personale sanitario non compete la delazione”. “Questo possibile emendamento” ha aggiunto don Gnesotto in riferimento alla proposta della Lega nord “che ci auguriamo non passi assolutamente confligge con l’art. 32 della Costituzione nel quale si parla della tutela della salute della collettività ”.
Anche la Cisl si mette sulla linea tenuta dai vescovi. “L’Italia avrebbe bisogno di riconoscere i diritti civili elementari delle persone che partecipano alla costruzione del reddito del paese” commenta il leader Raffaele Bonanni. “Sono persone che pagano le tasse danno il logo contributo di lavoratori è un segnale contrario mentre invece dovremo garantirgli i diritti civili. Noi insisteremo nella battaglia per rendere questi cittadini uguali agli italiani”.
Intanto una delegazione di tecnici italiani si recherà nei prossimi giorni in Libia per concordare e predisporre con i colleghi di Tripoli un programma attuativo per il pattugliamento congiunto contro l’immigrazione clandestina, come stabilito dal trattato bilaterale firmato il 30 agosto. A copmunicarlo è un comunicato dell’ambasciata libica, diffuso dopo che l’ambasciatore libico Hafed Gaddur ha incontrato il ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Che dalla sua replica così alle dure critiche dei vescovi: “Sono francamente meravigliato da queste polemiche, perchè noi abbiamo fatto né più né meno di quanto fanno tutti i paesi europei”. E assicura che: “queste reazioni non ci toccano minimamente” dal momento che il governo sta “facendo né più né meno di quanto hanno fatto da tempo altri paesi europei”. E spiega: “In Olanda c’è una tassa di 800 euro sui permessi di soggiorno, c’è in Inghilterra, c’è in Germania c’è in quasi tutti i paesi europei non capisco perchè ciò che si fa in quei paesi va bene, se lo facciamo in Italia diventa una misura intollerabile”.
FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”
Il VIDEO servizio:
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Adesso la Commissione Ue sceglie di mettere tutto nero su bianco. L’ufficialità per tacere ogni polemica. “Se le autorità italiane dovessero insistere nel non cambiare le aliquote Iva sulla tv a pagamento, la commissione Ue dovrà aprire una procedura di infrazione”. Lo ha detto la portavoce Ue per il Fisco, Maria Assimakopoulou, sottolineando che le aliquote non possono essere diverse.
La portavoce ha confermato che nell’aprile 2007 è stato presentato un reclamo. In Italia, secondo la portavoce, “venivano applicati due tassi Iva per la tv pay per view” spiegando che “per alcuni erano del 10 per cento e per altri del 20 per cento”. “Abbiamo analizzato la situazione e in base alla direttiva gli Stati membri possono applicare un tasso Iva basso ma deve essere mantenuta la neutralità fiscale”, ha aggiunto la portavoce, precisando che “la Commissione non prende posizione sul fatto che il tasso sia del 10 o del 20 per cento, ma non è possibile applicare due tassi diversi”. “A questo punto il caso è chiuso” ha proseguito la portavoce. “Nel momento in cui le autorità ammettono che c’è un problema e informano che hanno preso una decisione per porvi rimedio il caso è chiuso”.
Ma non per Sky. La tv di Murdoch non si arrende e prosegue la sua battaglia a colpi di spot contro la decisione del governo Berlusconi di aumentare l’Iva dal 10 al 20%. Da questa mattina un nuovo promo informativo viene diffuso sui canali Sky con l’invito agli abbonati a scrivere una mail di protesta: nel mirino stavolta non più Palazzo Chigi ma il ministero dell’Economia. Il video, in due versioni, della durata di 30 e di 15 secondi, si apre con una serie di scritte che vanno a sovrapporsi. È una lista di prodotti che godono dell’Iva agevolata al 10%. Tra gli altri, francobolli, marionette, uova di struzzo, prodotti petroliferi, manifestazioni sportive, libri, tabacchi grezzi.
Il video ricostruisce anche brevemente la vicenda dell’Iva agevolata applicata alla pay tv, confutando la tesi di esponenti del Governo che sia stata introdotta dalla sinistra per favorire Sky, e si chiude con l’invito: “Se credete che la decisione di raddoppiare l’Iva sul vostro abbonamento Sky sia sbagliata scrivete una mail a portavoce at tesoro.it”. “Molti prodotti in Italia” è il testo del video “godono dell’Iva agevolata al 10% tra cui uova di struzzo, francobolli da collezione e tabacchi grezzi. Inoltre tutti i prodotti editoriali su carta stampata e il canone Rai godono di un’aliquota ancora più bassa. In Italia l’Iva agevolata al 10% per i servizi televisivi è stata introdotta nel 1995 dal governo Dini, ben otto anni prima che nascesse Sky”.
E pensare che anche l’ex premier Romano Prodi (tirato in ballo dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti) ha ricordato che, sul caso dell’Iva per Sky, “le sollecitazioni dell’Ue perché fosse risolta l’asimmetria delle aliquote Iva per le televisioni in Italia ci furono. Una posizione assolutamente condivisibile, tanto che ci impegnammo a provvedere” spiega in un’intervista confermando le dichiarazione del ministro Tremonti, “ma poi non entrammo mai nel merito”.
Il VIDEO con il nuovo spot di Sky contro il governo:
Il VIDEO servizio:
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Inizialmente Silvio Berlusconi aveva “gelato” i cronisti spiegando che lì, a Tirana, avrebbe parlato solo di “cose albanesi”. Poi però quando nella conferenza stampa con il suo omologo Sali Berisha, ha fatto irruzione il tema Iva-Sky, il presidente del Consiglio ha subito risposto. Attaccando “la sinistra che difende i ricchi”.
Eppure, il premier si era anche detto pronto alla marcia indietro: “Se la sinistra insiste perché si cambi questa norma, io la prendo in parola e sono assolutamente d’accordo, purché si rispettino le normative europee”. E con una nota sibillina aveva concluso: “La sinistra perderà la faccia perché aspetto di vedere cosa farà quando Tremonti spiegherà le azioni del suo agire”. E proprio il ministro dell’Economia, rivela: “Il rialzo? Non c’erano alternative, ce lo impone la Ue. C’è un carteggio tra la commissione Ue e il governo Prodi che prevede l’impegno del governo ad allineare le aliquote. L’impegno scadeva in questi giorni”.
Da Tirana Berlusconi è tornato così sulla polemica innescata dalla decisione del governo di aumentare l’Iva dal 10 al 20% per le pay-tv. Ovvero per Sky. Una decisione che ha fatto gridare Pd e Idv al conflitto di interessi e che ha scatenato una raffica di spot anti-governo sulle reti di Murdoch.
È lo stesso premier alla fine a precisa la posizione del governo sul caso Sky e a chiudere ad ogni ipotesi di revisione della norma inserita nellla manovra anti-crisi. Nessun dietrofront dunque e nessuna apertura alle proposte del Pd come invece era sembrato dalle dichiarazioni precedenti del premier. “Io ho detto testualmente” ha spiegato Berlusconi tornando sulle parole pronunciate in mattinata “che se la sinistra fosse seria dovrebbe insistere, per ottenere che per Sky si ritorni alla condizione di privilegio precedente, passare cioè dal 20% al 10% dell’Iva”. Ma “l’alternativa” ha proseguito “era di riportare l’Iva di tutti gli audiovisivi, Mediaset compresa, al 10%: quindi Tremonti ha rimediato a un privilegio indebito nei confronti di Sky. Io non c’entravo niente e la sinistra si è appalesata per quella che è”.
Dunque indietro non si torna, ribadisce Berlusconi: “Se poi la sinistra insiste è chiaro che siccome io” ha rilevato ironicamente “sono quello del conflitto d’interessi, faccio festa perchè tutte le tv private, provinciali e regionali, e tutti gli audiovisivi, quindi anche Mediaset avranno una riduzione dell’Iva che è quella che ha avuto indebitamente Sky in tutti questi anni”.
A stretto giro interviene anche proprio Tremonti. Per il ministro dell’Economia “non c’erano alternative” all’aumento dell’Iva su Sky poiché incombe una procedura da parte della Commissione Europea. Tremonti ha sottolineato come la “differenziazione delle aliquote per lo stesso servizio era al di fuori dell’ordinamento della Commissione” e come la questione sia stata fatta oggetto di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue secondo cui “se hai un servizio, devi avere un’aliquota unica”. “È stata avviata quindi una procedura sul criterio che se il servizio è uno l’aliquota non può essere diversa”, ha proseguito Tremonti, aggiungendo: “Il termine per evitare le infrazioni scadeva in questi giorni e noi abbiamo dovuto rispettare l’impegno di allineare le aliquote”. “La Commissione ha ritenuto questa asimmetria fuori dal suo ordinamento e il Governo Prodi si era già impegnato ad eliminarla”, ha aggiunto il ministro, spiegando che invece di allineare tutto al 10% “noi abbiamo scelto di allineare tutti al 20%”. Tremonti ha osservato di non capire le critiche secondo cui “3 euro sulla carta acquisti sono un’elemosina mentre aggiungere 2 euro all’abbonamento Sky è una rapina”. A chi gli chiedeva perché non trovare una aliquota intermedia tra il 10 e il 20%, Tremonti ha risposto: “Non è che si fa la mediazione”, aggiungendo: “Se il Parlamento chiede di portare tutto al 10% ne discuteremo ma io preferisco dare i soldi a chi ne ha davvero bisogno”. “A me sembrava più giusto mettere tutto al 20%, ma se non ci fosse stata l’Europa io il provvedimento non l’avrei fatto perché ho altro a cui pensare”, ha concluso il ministro.
Che, dopo aver parlato con i giornalisti, ha consegnato loro un dossier contenente tutta la documentazione relativa al carteggio intercorso nei mesi scorsi tra il Governo e la Commissione europea. La questione nascerebbe, in base alle carte, il 18 ottobre 2007, quando la Commissione invia una missiva alla rappresentanza permanente dell’Italia a Bruxelles, chiedendo spiegazioni sul perché l’Iva ridotta al 10% venga applicata ai servizi di trasmissione televisiva forniti agli abbonati via cavo e via satellite e non anche alle trasmissioni pay-per-view, reputando il trattamento difforme non in linea con l’ordinamento comunitario. Con due diverse lettere di risposta, il ministero dell’Economia (il 25 gennaio 2008) e la Presidenza del Consiglio dei ministri (il 29 gennaio 2008) si impegnano ad allineare la normativa italiana con quella europea. L’amministrazione finanziaria, si legge nella seconda missiva, “rappresenta che, al più presto allineerà con legge l’ordinamento nazionale a quello comunitario, applicando la medesima aliquota per tutti i servizi, sia quelli fruibili attraverso canoni di abbonamento, sia quelli cosiddetti pay-per-view. Dell’avvenuto adeguamento verrà data tempestiva comunicazione alla Commissione”.
In serata Berlusconi, rientrato a Roma, rincara la dose e attacca ancora il Pd: “La sinistra deve andare a casa”, dice. Ma l’arrabbiatura del premier arriva anche sui media: nel mirino i direttori di Stampa e Corriere della Sera. ”Che vergogna… questi sono i personaggi della sinistra con cui abbiamo a che fare. Io Sky la capisco, ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c’era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa, Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere”: così dice il premier parlando con i cronisti. ”Altro che conflitto di interesse e Berlusconi…”.
Il FORUM dei lettori: “Sky e Berlusconi: conflitto d’aritmetica“

Dall’abbassamento del canone Rai al rialzo graduale dell’Iva sulle pay tv. Passano da qui le mosse di governo e maggioranza sulle telecomunicazioni.
Del primo punto ha parlato il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, intervenuto questa mattinaRadio 24. Il governo, ha detto Romani, sta pensando alla possibilità di abbassare il canone Rai e nello stesso tempo combattere l’evasione magari legandolo alla bolletta elettrica: “L’evasione media dal canone Rai è del 27% e purtroppo è un fenomeno molto più presente al Sud, con punte del 45% in alcune regioni, che al Nord. Di fatto il canone rischia di diventare una tassa regionale. Ho sottoposto perciò al presidente del Consiglio” ha annunciato il sottosegretario “l’ipotesi di studiare un meccanismo che ci consenta di abbassare, e di parecchio, il canone e di farlo pagare a tutti nella stessa misura”.
Una delle possibilità è appunto “l’abbinamento del canone alla bolletta elettrica: a quel punto” ha detto Romani “sta all’utente dimostrare che non ha la tv. Ma è possibile immaginare anche altri meccanismi per renderlo una tassa equa e pagata da tutti”.
Al dibattito su Radio 24 è intervenuto anche il senatore del Pd Marco Follini: “Non possiamo colpire la Rai” ha ammonito il responsabile del Pd per le politiche dell informazione, “cambiando le regole di punto in bianco. Si può discutere del canone, ma nell’ambito di una revisione generale delle fonti di finanziamento e degli indici di affollamento pubblicitario. Altrimenti rischia di rispuntare il conflitto di interessi se si colpisce la principale azienda che fa concorrenza a quelle del presidente del Consiglio”.
Poi Follini ha detto la sua anche sulla questione dell’Iva alle pay tv: “La norma contro Sky è assolutamente iniqua e dovremmo batterci con forza in Parlamento per cancellarla. Detto questo la campagna di Sky per se stessa mi è parsa sopra le righe”. E ancora: “Tradurre la potenza di fuoco della televisione in forza politica sta diventando un’abitudine del nostro Paese -conclude Follini- Resto convinto che questa cattiva abitudine non fa crescere una buona democrazia”.
Su questo fronte, intanto, da quanto si apprende, la maggioranza sta lavorando a un punto di mediazione sulla controversa partita dell’aumento dell’Iva. All’interno del Pdl e nel governo si sta infatti valutando l’ipotesi di scaglionare in tre anni l’aumento dell’aliquota. Secondo questa ipotesi, il decreto anti-crisi dovrebbe prevedere il passaggio dell’Iva dal 10 al 13% nel 2009, quindi al 17% nel 2010 per raggiungere il 20% nel 2011. Sarebbe questo il senso della gradualità degli aumenti cui ha fatto riferimento il vicepresidente del Senato, Domenico Nania: “Vorrei precisare che si tratta di un allineamento e di una riduzione di un privilegio fiscale di cui godevano le pay tv. In ogni caso in parlamento si può cercare di trovare una soluzione condivisa, magari procedendo gradualmente all’allineamento dell’Iva al 20%, scaglionandola nel tempo, invece che introdurla in un solo colpo”.
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E poi si dice che chi può, non fa nulla per l’ambiente. Pensate invece a che cosa sta per succedere in Sardegna: le boe intelligenti faranno ben presto la loro comparsa nelle acque al largo della Costa Smeralda.
Permetteranno di collegarsi a internet, di prenotare un taxi nautico ma anche un catering a bordo, oltre che lezioni di diving e visite guidate. Servizi quasi lussuosi che asseconderanno i capricci di chi ormeggerà davanti alle spiagge che tutto il mondo ci invidia, ma che al tempo stesso sembra che saranno un’arma contro il degrado ambientale.
Fra i promotori di questa iniziativa c’è il proprietario di quelle coste, il magnate americano Tom Barrack: per attuare il progetto, infatti, è stata costituita la società SafeBay, joint-venture fra Smeralda Holding, di proprietà del fondo di investimenti Colony Capital di Tom Barrack, e Italgest Mare del Gruppo Italgest, guidato da Paride De Masi.
Non di solo lusso si tratta, però, perché l’idea è nata per contrastare l’ancoraggio selvaggio in rada, che danneggia i fondali marini. E per questo ha la benedizione di Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, e di Legambiente.
A fare da test saranno le acque di un’area non protetta, tra Cala di Volpe e Porto Cervo, dove saranno piazzate 50 boe telematiche che consentiranno controllato delle imbarcazioni da diporto. Il sistema utilizzato sarà MarPark, brevettato a livello internazionale da Italgest Mare e realizzato in collaborazione con Siemens.
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La gabella sul lusso imposta dal governatore della Sardegna su imbarcazioni, aerei privati e seconde case dei non residenti, è scaduta il 20 giugno ma, secondo il ministero dell’Economia e delle Finanze, è incostituzionale.
La notizia, resa pubblica con un documento il 13 giugno scorso in risposta a un’interrogazione di quattro parlamentari della Cdl, ha immediatamente ridato fiato al popolo della “no Soru tax”, esasperato dall’imposta regionale.
Imposta che, al momento, se pure non sembra aver provocato flessioni sul turismo, secondo le voci che filtrano da vari comuni e da alcune associazioni di consumatori, sta comunque inducendo molti proprietari di seconde case non residenti (almeno 300 mila) a un’autentica rivolta fiscale. Che nella regione informatizzata proprio da Renato Soru, fondatore di Tiscali, rimbalza i malumori popolari via web (e fax) con un unico imperativo: non pagare.
A dimostrarlo ci sono le mille telefonate quotidiane che, da qualche settimana, arrivano all’associazione di tutela dei consumatori Voglio Vivere di Genova. Con Lazio, Lombardia, Liguria e Piemonte in testa. “Il malcontento è enorme” assicura la presidente Anna Massone che ha presentato ricorso all’Ue contro la manovra Soru e, nell’attesa che Bruxelles si pronunci, invita tutti “a non pagare e ad aderire all’istanza collettiva preparata dagli avvocati dell’associazione”. Non solo. Massone, di origini sarde, sta per avviare una campagna di boicottaggio contro il balzello suggerendo ai turisti di disertare bar, ristoranti e, soprattutto, negozi dell’isola: “Non comprate nulla, nemmeno la carta igienica!” esorta. Fra i tanti, risponde via mail C.O., dirigente milanese con casa in Gallura: “Mi porto tutto, acqua minerale compresa”.
Centinaia di telefonate sommergono anche il Comitato regionale dell’Unione consumatori a Cagliari ( uncsardegna at tiscali.it) che si appresta a sua volta a impugnare davanti alla Commissione Ue una norma che, secondo il presidente Romano Satolli, “viola palesemente i principi di non discriminazione dei cittadini”.
Che la tassa sia illegittima lo pensano anche molti sindaci della Gallura che hanno alzato le barricate, anche legali. Da Franco Cuccureddu, primo cittadino di Castelsardo e presidente della Rete dei porti (”Non daremo un euro alla Regione”) a Gianni Giovannelli, neo-eletto a Olbia con il 70 per cento delle preferenze (”Appoggio il ricorso del mio predecessore”).
Ma Soru non demorde, anzi. È notizia dell’ultima ora che, per chi non ha pagato, è prevista una maggiorazione dal 100 al 200 per cento “a titolo di interesse”. Intanto il mercato immobiliare registra i primi contraccolpi: aumento degli affitti del 15-20 per cento e battuta d’arresto per le vendite.