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Dalla disobbedienza civile alla disobbedienza fiscale.
Un percorso curioso quello di Luca Casarini (qui ricostruito da Corriere del Veneto, La Stampa e il Giornale), già leader dei No Global e delle Tute bianche ai tempi del G8 di Genova, e ora diventato “padroncino del nord est” e paladino dei diritti delle piccole aziende. Continua

Controlli della Guardia di finanza sui registri di un’azienda
Signor Sergio Piscedda, la Guardia di finanza l’accusa di avere evaso 400 milioni di euro. Dove li aveva nascosti?
Ma lasci perdere… Sa della crisi che c’è in Sardegna? Lo capisce, no? Lei dove abita, mi scusi? Leggi l’intervista

John Elkann, nipote di Gianni Agnelli, alla inaugurazione della mostra sul nonno
È l’indagine per evasione fiscale più mediatica degli ultimi anni. Ma gli 007 del fisco che se ne occupano procedono con la riservatezza dovuta a un’inchiesta sull’ultima famiglia sabauda regnante: gli Agnelli. Continua
La consistenza dei patrimoni degli italiani detenuti all’estero “che potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale è di quasi 300 miliardi di euro“. Continua

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera
di Carlo Puca
I quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo al mattino del sabato prendono il caffè assieme da cinquant’anni. Renato, Mario e Luciano fanno rispettivamente il cardiologo, il pensionato, l’assicuratore. Ma a dispetto della canzone di Gino Paoli, loro si sono messi l’animo in pace: l’unico a provarci ancora è Attilio. Quello che si è impiegato in banca. Attilio Befera è l’uomo delle tasse, il direttore dell’Agenzia delle entrate, l’uomo che ha inventato la Equitalia e rivoluzionato il sistema di riscossione dei tributi. Continua

di Donatella Marino e Lucia Scajola
Fino a ieri era solo il vecchio, inutile e dispendioso rudere ereditato dalla zia, oggi potrebbe diventare il nostro tesoro, l’inizio della svolta. Basta cambiare prospettiva, magari rispolverare una tesi di laurea lasciata nel cassetto e trasformarla in un libro. Oppure partire dal proprio hobby, dalla vela al modellismo, per accorgersi che può dare più soddisfazioni di 8 ore trascorse dietro la scrivania. L’importante è non fossilizzarsi: cambiando il contesto vengono anche le idee. E se non si vuol dare retta ai consigli degli psicologi, basta guardarsi intorno per capire che, di questi tempi, quella di reinventarsi secondo un piano B è più una necessità che un capriccio.
Lo testimoniano le storie raccolte da Panorama, lo indicano con chiarezza i numeri: per la prima volta dopo 14 anni l’occupazione, in Italia, cala (meno 204 mila posti da gennaio a marzo). E nei primi 3 mesi dell’anno sono aumentate del 12,5 per cento le persone in cerca di lavoro.
Espulsi dalle aziende, in molti cercano una nuova attività . Magari in proprio, magari in settori lontani anni luce da quello in cui si è sempre operato, ma forse più vicini alle proprie passioni. “L’importante è capire che il cambiamento deve essere vissuto come una possibilità e non una tragedia” sostiene Vito Frugis, psicologo, esperto di family business. Stando ai calcoli della Camera di commercio di Milano, a fronte di una diminuzione dell’occupazione nel lavoro dipendente, aumentano le iscrizioni di nuove imprese (6.733 nel primo trimestre 2009), in particolare di quelle individuali, che crescono dell’8 per cento rispetto allo scorso anno (rappresentando oggi il 51 per cento del totale).
A livello nazionale, nello stesso periodo (secondo Unioncamere), ne sono nate 118 mila, di cui 75 mila (+3 per cento) nelle mani di una sola persona. “Il mercato del lavoro affronta la crisi individuando nel fare impresa una grande opportunità ” conferma Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano. “Mettersi in proprio è nel dna degli italiani e può essere una valida risposta alla crisi occupazionale “.
Sì, ma da che parte cominciare, dove sbattere la testa? Per esempio tornare alla terra, produrre vino, oppure individuare un servizio di nicchia, tipo imballaggi e spedizioni. Non è sempre facile, certo, ma è possibile. La Confartigianato rileva che, a fronte di una crisi nei settori manifatturieri, dei trasporti e delle riparazioni, si registra una crescita delle attività artigiane connesse con l’agricoltura (+4,5 per cento), i servizi alle imprese (+2,8), le costruzioni (+2) e le attività legate ai servizi alle persone (+0,7 per cento).
Secondo l’associazione, i settori che guadagnano quote di mercato, buoni dunque per sviluppare potenziali piani B, sono quelli connessi alla tutela dell’ambiente: la cosiddetta green economy che a oggi coinvolge più di 1 milione di aziende. Sì, dunque, a piccole imprese per lo smaltimento dei rifiuti, a riciclatori di scarti hi-tech e, soprattutto, a impresari (a qualunque livello della filiera) del settore energetico. “Anche se la congiuntura sfavorevole ha mietuto vittime” commenta Cesare Fumagalli, segretario generale della Confartigianato, “le imprese artigiane mostrano una buona tenuta sull’export con una variazione positiva dello 0,9 per cento”.
Ma siccome piccoli imprenditori, seppure alle prime armi, non ci si improvvisa, meglio seguire consigli di esperti. “Se uno è indeciso tra aprire una rosticceria, creare un sito web o darsi all’import- export, è meglio che lasci stare” avverte Salvatore Gaziano, che di piani B se ne intende: ex giornalista reinventatosi consulente di borsa e ora tornato alle origini, è il direttore di Millionaire, il mensile specializzato in consigli pratici per piccoli e piccolissimi imprenditori (a dimostrazione che è il loro momento, in una fase non rosea per i giornali, fanno più 5 per cento in edicola). Il direttore di Millionaire dà anche qualche dritta sui settori più promettenti per chi ha perso il lavoro: oltre al dinamicissimo ambito energetico, da considerare è quello delle imprese di pulizie: “Magari si parte da spazzini e poi si diventa capi di un gruppo di lavoro”. O anche delle società di recupero crediti, di risarcimento danni e di noleggio. “Non più solo automobili normali, ma anche limousine per festeggiamenti di compleanni e matrimoni. Oppure borse o attrezzature da giardino”.
Altro porto sicuro: “Il franchising, specialmente nel settore alimentare, meglio se artigianale”. Il suo consiglio è avvalorato dalle parole di Alessandro Galante, responsabile del franchising della Yogurtlandia. “A partire da gennaio 2009, fra le tante richieste che riceviamo, almeno metà sono di dipendenti che hanno perso il lavoro o hanno paura di perderlo e si informano su come mettersi in proprio” racconta Galante. “A metà anno siamo già a 11 nuove aperture sul totale dei 70 punti vendita”. Vanno forte anche le piadine. “È prevista a breve l’inaugurazione di quattro nuovi locali” conferma Antonio Milani, amministratore delegato del franchising La piadineria. “Registriamo un più 30 per cento di crescita e l’affacciarsi dell’interesse di persone che temono di perdere il proprio lavoro”. Cifre che si attestano anche nell’andamento più generale del settore: “Negli ultimi 2 anni, su 10 nuovi ingressi in franchising, almeno quattro sono di persone che provengono dal lavoro dipendente “ aggiunge Italo Bussoli, segretario generale dell’associazione delle reti in franchising, Assofranchising.
Non è detto che pure chi ha già un lavoro autonomo non senta la necessità di reinventarsi in ambiti più redditizi. Come è successo a Roberto Cremona, 48 anni, di Roma, ex pasticciere e poi tassista per oltre vent’anni. Con la crisi che, fra caro benzina e manutenzione, ha fatto lievitare i costi di gestione del taxi e calare i clienti, ha pensato bene di mettersi in società con un collega, vendere licenze e vetture e con quei soldi rilevare un bar-tavola calda. “Bisogna partire dal presupposto che la crisi non è solo tragedia ma anche opportunità ” insiste Cristina Spagna, managing director della società di head hunting Kilpatrick executive search. “Può servire a non dimenticare che le antenne vanno sempre tenute alzate. Spesso la cultura del posto all’interno di un’unica azienda rischia di far sottovalutare gli stimoli che il mondo, spontaneamente, offre”.
Capitale principale per essere pronti a ripartire: “Il network. Le relazioni vanno coltivate e costruite come si trattasse di un secondo lavoro”. Concorda Frugis, che sulla base delle sua esperienza sulla psicologia del family business ha anche pubblicato un libro, Familythink (Aurelia edizioni): “L’importante è non chiudersi in casa o in ufficio. Non è detto che il piano B sia già pronto, le idee vengono dall’esterno. Altra regola fondamentale è che non esiste l’idea del secolo. Nulla s’inventa. La forza è riassemblare risorse e attitudini in chiave nuova”.
APRIRE UN’IMPRESA IN SOLE 4 MOSSE
Ecco le principali tappe per iniziare un’attività in forma di società (aprire una ditta individuale è ancora più semplice). La guida è tratta dal sito della Camera di commercio di Vicenza.
PRIMO PASSO > Redigere, tramite il notaio, l’atto costitutivo mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. Il notaio, entro 20 giorni dalla stipula dell’atto, provvederà a effettuare l’inoltro per la registrazione degli atti presso l’Agenzia delle entrate e presso il registro delle imprese tenuto dalla camera di commercio che provvederà all’iscrizione presso il registro delle Imprese di una società ancora inattiva.
SECONDO PASSO > Richiedere all’Agenzia delle entrate della provincia in cui si risiede l’attribuzione del numero di partita Iva. Questa procedura non implica alcun tipo di costo e viene effettuata in maniera immediata.
TERZO PASSO > Nell’ambito delle attività di carattere commerciale, è possibile effettuare una distinzione fra attività che richiedono esclusivamente una denuncia di inizio attività (Dia) e attività che, invece, richiedono un’autorizzazione amministrativa-licenza. La denuncia di inizio attività è una denuncia che viene effettuata presso il comune in cui si svolge l’attività , secondo un modello che in genere è disponibile presso gli uffici commercio dello stesso comune. È possibile iniziare l’attività solo dopo che siano trascorsi 30 giorni a partire dalla data di ricevimento della denuncia da parte del comune, salvo che esso si esprima negativamente. In seguito, quando l’attività ha inizio effettivo, si dovrebbe dare comunicazione al comune. L’autorizzazione amministrativa-licenza viene concessa invece in seguito a domanda. In relazione al tipo di Aprire una società in quattro mosse attività esiste un determinato modulo con l’indicazione esatta dell’amministrazione competente a cui presentare la domanda.
QUARTO PASSO > Quando inizia l’attività , effettuare l’attivazione della società presso il registro delle imprese della camera di commercio tramite il modello S5. Denuncia di inizio attività : per l’attivazione occorre presentare anche una copia della denuncia protocollata dal comune. Autorizzazione amministrativa-licenza: per l’attivazione occorre presentare una copia dell’autorizzazione concessa dall’autorità amministrativa competente. Info: www.vi.camcom.it.
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Primo caso: dichiarava al fisco un reddito da fame nera ma sul conto corrente muoveva somme a sei cifre. Secondo caso: aveva denunciato solo il possesso di una barca a vela, poi si è scoperto che l’amore per il mare lo aveva condotto fino alle spiagge dei più esotici paradisi fiscali.
Terzo caso: come una specie di Dottor Jekyll e Mister Hyde si baloccava con Bmw appariscenti e appartamenti da sogno, ma come contribuente risultava un uomo a dir poco modesto.
Sono storie diverse per il sesso e la professione dei protagonisti, i luoghi e i tempi in cui si sono svolte. Ma c’è un filo che le collega: il fatto che i contribuenti infedeli siano stati stangati nel corso dell’offensiva che l’Agenzia delle entrate, guidata da Attilio Befera, ha lanciato su tre diversi fronti per rimpinguare le casse dello Stato, colpite dalla crisi ma anche dalla perdurante evasione fiscale. Un fenomeno che in Italia fa ancora mancare all’Erario, secondo stime, sui 100 miliardi di euro ogni anno. Primo fronte scelto per la campagna d’estate: le vacanze.
Attraverso un’offensiva condotta dai militari della Guardia di finanza e dal personale civile del l’Agenzia delle entrate, il fisco ha cominciato a registrare il livello di vita sfoggiato da un certo numero di contribuenti al mare o in montagna, valutando poi il reddito minimo necessario per possedere o affittare yacht, ville, automobili costose, per riservare campi da golf, stanze in alberghi di lusso, consumare cene e pranzi in ristoranti inavvicinabili o partecipare a feste in locali da milionari. In secondo luogo l’Agenzia delle entrate ha confermato l’impegno nell’uso delle rilevazioni di cui dispongono il fisco e gli altri settori dello Stato.
Il sistema è quello dell’incrocio via computer delle notizie disponibili: un metodo capace di far emergere le differenze tra le dichiarazioni dei redditi consegnate al fisco e i movimenti finanziari che risultano da conti correnti e investimenti in titoli e immobili.
Infine, ma non in ordine di importanza, è partito l’attacco contro chi ha nascosto all’estero ricchezze. Dopo le ultime norme sui paradisi fiscali, varate dal governo e approvate dal Parlamento, i patrimoni nascosti nei paesi inseriti nella lista dei paradisi fiscali con il bollino grigio o nero sono considerati di fatto sfuggiti al fisco, a meno di una prova contraria (sono invece rimaste salve le principali banche italiane, che pure in quegli stessi paradisi fiscali hanno società controllate).
Non basta, l’Agenzia delle entrate ha pure messo a confronto le dichiarazioni fiscali dei contribuenti e i movimenti di capitali che risultano dalle rilevazioni delle autorità valutarie. Sono così finiti nel mirino di Befera e collaboratori 170 mila italiani, perché nei documenti che hanno consegnato al fisco non risultano acquisti, pagamenti, spostamenti di denaro e patrimoni che invece sono emersi dalle banche dati pubbliche sui movimenti di capitale. Ora corrono il rischio di pagare cara la propria faciloneria, soprattutto se si scoprirà che su quelle somme non sono state pagate le tasse in Italia o all’estero. Inoltre, sono state passate al vaglio svariate liste di italiani con sospetta residenza all’estero. E alcuni risultati sono stati già raggiunti e pubblicizzati, come dimostrano i 3,3 miliardi di euro di redditi non dichiarati scoperti dalla Guardia di finanza nei primi 7 mesi del 2009. L’obiettivo di questo affondo sull’estero è chiaro: ottenere il massimo risultato di incasso con i controlli, ma soprattutto con il prossimo scudo fiscale.
Il fisco, cioè, ha suonato l’allarme, ricordando ai contribuenti che correranno un serio rischio se non hanno denunciato i redditi prodotti e lasciati all’estero e se non faranno rientrare i capitali illegalmente detenuti fuori dai confini. Tanto più che per godere dell’immunità per le violazioni fiscali, e restare nell’anonimato, basterà versare un’una tantum pari al 5 per cento del patrimonio, come prevedono le norme sullo scudo fiscale italiano, di gran lunga il più favorevole per i contribuenti infedeli fra quelli varati da diversi paesi. Come ulteriore avvertimento sono trapelate notizie su personaggi noti e potenti.
L’Agenzia delle entrate ha confermato, per esempio, di avere aperto un’indagine su un presunto tesoretto estero della famiglia Agnelli che sospettano sottratto al prelievo fiscale. E nell’ambito della ricerca sugli italiani che hanno spostato la residenza al di fuori dei confini è finito nel mirino il cantante Tiziano Ferro, trasferitosi a Londra. Insomma, il messaggio che l’amministrazione fiscale ha voluto dare quest’estate è che i controlli si fanno, portano a risultati e non riguardano solo alcune attività particolari, bensì le situazioni più disparate.

Come dimostrano anche gli esempi di blitz fiscali che seguono, scelti da Panorama fra le migliaia di casi di cui si è occupata e si sta occupando l’Agenzia delle entrate.
L’IMMOBILIARISTA
La signora M.A. era socia di un’azienda, con una base azionaria molto ristretta, che si occupa di attività immobiliari. Negli anni passati ha dichiarato al fisco un reddito lordo di 3 mila euro l’anno: come dire 250 euro al mese. Insospettiti da tanta povertà , i funzionari del fisco hanno avviato un’indagine finanziaria. E hanno scoperto versamenti non giustificati sul conto corrente bancario della signora per 196.325 euro. A quel punto, scattato l’accertamento, la contribuente ha chiuso l’accordo con la cosiddetta adesione. Importo complessivo pagato, fra imposta e sanzioni: 112 mila euro.
L’INVESTITORE
Passando al setaccio la dichiarazione fiscale del signor L.R., amministratore di società di capitali, gli agenti del fisco hanno rilevato che denunciava appena 28 mila euro lordi. È bastata, però, una ricerca al computer per far emergere che lo stesso contribuente aveva acquistato azioni con tre diversi atti per un valore totale di oltre 1,7 milioni di euro. Non solo, allo shopping sul mercato azionario si era aggiunta l’acquisizione in leasing, quindi attraverso il pagamento di un canone, di due macchinoni Cherokee. E subito dopo anche la sottoscrizione di polizze assicurative e di fondi esteri per un ammontare pari a circa 150 mila euro. La stangata è stata inevitabile. Il fisco, sulla base di questi elementi, ha accertato un reddito “sintetico”, cioè valutabile attraverso spese e consumi secondo un meccanismo codificato e che è volto anche a difendere il contribuente, di 457 mila euro lordi. Come dire 16 volte la somma dichiarata dal signor L.R. L’esito? Di fronte all’accertamento il contribuente ha scelto la strada dell’adesione, pagando in tutto 194 mila euro. Ma è scattato anche un accertamento sulla società di cui L.R. era amministratore, mossa che ha prodotto un ulteriore incasso in tema di iva.
L’EVASORE TOTALE
Al fisco G.R. aveva dichiarato di avere percepito modesti redditi per prestazione di lavoro occasionale. Insomma, il prototipo dell’italiano appartenente al mondo del precariato. Poi sono spuntati contratti pesanti. L’indagine finanziaria è scattata e si è scoperto che sul conto corrente c’erano movimenti per oltre 8 milioni di euro. Il contribuente, invitato, non si è presentato al contraddittorio. Sono stati quindi accertati sinteticamente redditi per oltre 4 milioni di euro. L’accertamento non è stato impugnato e le imposte e le sanzioni dovute sono state iscritte a ruolo.
CAPITALI ALL’ESTERO
Si sa, chi ama andare per mare pensa sempre a magnifiche spiagge, magari con le palme. Se però la titolarità della barca a vela conduce a un porto offshore la curiosità degli agenti del fisco si risveglia. È accaduto al signor M.G., che sottoposto per questo a indagine finanziaria è finito nei guai per una complessa movimentazione di fondi attraverso fiduciarie e trust in paradisi fiscali. L’accertamento, notificato dopo un lungo contraddittorio con la persona fisica titolare dei conti, ha portato alla notifica di un avviso di accertamento con maggiore reddito imponibile pari a circa 6 milioni di euro.
TROPPE AUTO
M.L. aveva dichiarato un reddito tutto sommato non modesto, 60 mila euro lordi l’anno. Solo che bastava guardare il parco automobili, tutte superpotenti, e l’elenco degli immobili per dubitare che fosse vero. È scattata la verifica e, inevitabile, anche la stangata.
CONTROLLI PER 30MILA
Nella cartina il numero di italiani (30mila) segnalati dai comuni e iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire). Su di loro il fisco ha deciso di incrementare i controlli nel dubbio che la loro residenza fiscale sia di comodo
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Gli evasori sono in vacanza? Poco male, il fisco li va a cacciare lì. Con un’operazione a tappeto, quotidiana, di controllo: in spiaggia, negli hotel e sulle barche. Entrati nel mirino della Guardia di Finanza.
Controlli sui possessori di beni di lusso, verifiche negli stabilimenti balneari, sequestri di prodotti contraffatti: sono questi i risultati di un primo bilancio dell’attività della Guardia di Finanza nell’estate 2009. Dal 1 luglio a ferragosto, infatti, le Fiamme Gialle hanno eseguito 14.632 verifiche su 959 proprietari di yacht, oltre ad altri 13.673 controlli nei confronti di persone trovate alla guida di auto di lusso: una strategia di lotta all’evasione nell’ottica del redditometro e della verifica dell’effettivo stile di vita dei potenziali evasori.
Tra i soggetti controllati, infatti, spiega la Guardia di Finanza: “sono stati selezionati quelli a più alto rischio di evasione, cioè quelli relativamente ai quali è stata riscontrata una sproporzione fra i beni posseduti e i redditi dichiarati in misura superiore a 100 mila euro”.
Economia sommersa
L’evasione complessiva ha sfiorato i 36 milioni di redditi non dichiarati, oltre a circa 13 milioni di Iva evasa. L’ammontare degli affitti in nero scoperti, invece, è stato pari in tutto a circa 700 mila euro.
Fra i casi più singolari, quello di tre stabilimenti balneari abusivi scoperti sul litorale di Nettuno, che, oltre ad operare in evasione d’imposta, occupavano illegalmente un’area demaniale di oltre 1.800 mq, proponendo un affitto mensile di un ombrellone e lettino a prezzi assolutamente concorrenziali (70 euro) rispetto agli stabilimenti regolari, sottraendo diversi clienti a questi ultimi. Inoltre sono stati individuati 1.563 i casi di mancata emissione di scontrini o ricevute fiscali riscontrati durante i controlli sui litorali. Le verifiche ed i controlli sono stati estesi anche al riscontro della presenza di lavoratori in nero ed irregolari, che normalmente aumentano nella stagione estiva proprio nelle attività tipiche di questo periodo: 315 sono stati i lavoratori irregolari nel complesso scoperti, di cui 271 completamente in nero.
Lotta alla contraffazione
Ma l’attività dei finanzieri non si esaurisce nella lotta all’evasione: le Fiamme Gialle hanno eseguito oltre 1.400 controlli sulle spiagge e nelle località balneari contro il commercio abusivo e la vendita di prodotti contraffatti. “Sono stati identificati e denunciati” riferisce la Guardia di Finanza “760 venditori abusivi, a cui sono stati sequestrati circa 2 milioni di prodotti falsi o insicuri“. Tra questi, anche 175 mila giocattoli, canotti e braccioli, destinati soprattutto ai bambini, sequestrati a Napoli e non conformi agli standard di sicurezza.
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Triangolazioni commerciali tra società inesistenti, fatturazioni false, dipendenti al nero.
Gli imprenditori italiani in sette mesi sono riusciti a “nascondere” all’estero redditi per oltre 3,3 milaridi di euro ed ad evadere 1,8 milioni di euro di Iva.
Da gennaio a luglio 2009, da Nord a Sud italia, la Guardia di Finanza ha denunciato 3.557 evasori, il 17 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta, sottolinea la Guardia di Finanza, di “valori in linea con i risultati del corrispondente periodo del 2008, che si è chiuso in questi settori con i risultati più alti di sempre”.
Del tesoro nascosto al Fisco, 600 milioni di euro erano intestati a soggetti e società che avevavo dichiarato la residenza o sede legale dell’attività all’estero. Nei paradisi fiscali, le fiamme gialle hanno rintracciato 1,1 miliardi di euro mentre i 1,6 miliardi di reddito evaso erano di imprese estere operanti in territorio italiano.
Fermati alla frontiera (porti, aeroporti) intenti a trasferire oltre i confini nazionali denaro contante in quantitativi superiori ai 10 mila euro, previsti dalla normativa vigente su antiriciclaggio, 1.185 persone. La Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno sequestrato 396 milioni di euro.
In particolare, la Guardia di Finanza di Pordenone ha scoperto cinque ditte, apparentemente con sede all’estero ma in realtà con sede operativa e organizzativa nella provincia friulana, che hanno omesso di dichiarare al Fisco italiano ricavi per oltre 25 milioni di euro.
Solo pochi giorni fa, le fiamme gialle hanno individuato in Croazia la sede formale di un’azienda che di fatto svolgeva la propria attività di installazione di infissi e arredamenti industriali alla periferia della città di Pordenone, che ha evaso oltre un milione di euro.
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Dichiarano mille euro al mese. Come i pensionati. Invece gestiscono residence e ristoranti. In base alle dichiarazioni dei redditi 2008, gli imprenditori della categoria “servizi di alloggio e di ristorazione” (nella quale ci sono anche i titolari di piccoli alberghi, residence e camping, ma anche trattorie, pizzerie e fast food) guadagnano 14.597 e crollano a 13.545 euro per oltre 100.000 su 120 mila che hanno optato per una forma societaria che consente la contabilità semplificata.
Praticamente identico a quello dei pensionati, che in media nello stesso anno si attestano a 13.448 euro: li dividono solo 97 euro lordi.
Emerge da una lettura nel dettaglio dei primi dati sulle dichiarazioni fiscali del 2008 diffusi dal Dipartimento fiscale del ministero dell’Economia. Tutti dati relativi al 2007, anno pre-crisi: il reddito medio degli italiani è stato di 16.500 euro, con al primo posto i lavoratori autonomi, che hanno dichiarato in media 37.120 euro, grazie ai redditi alti di professionisti (fra i 36 e 54 mila euro) e medici (44 mila euro) che alzano la media. La tabella relativa alle persone fisiche calcola un numero complessivo di 41.066.588 contribuenti, di cui 20,6 milioni risultano redditi da lavoro dipendente, 15,3 milioni di redditi da pensioni, poco più di 2 milioni di redditi di impresa e poco più di 870 mila redditi da lavoro autonomo.
Commercianti, anche all’ingrosso, come lavoratori dipendenti, dichiarano poco sopra i 19 mila euro. Ma si crolla a 17.507 euro (circa 1.400 euro lordi al mese), lo stesso livello di un metalmeccanico che indossa la tuta blu da una decina di anni, per le 672 mila società del commercio all’ingrosso e al dettaglio che applicano la contabilità semplificata. Gli imprenditori del settore trasporto (dai taxi ai padroncini) e i titolari di agenzie di viaggio dichiarano in media meno di un lavoratore dipendente.
I primi denunciano al fisco una media di 16.837 euro di reddito che scende a 15.468 se si è scelta la forma della società in contabilità semplificata. Per le agenzie di viaggio e di servizio alle imprese, invece, il reddito medio si attesta 18.725 euro (a 16.849 in semplificata). Un reddito più alto, invece, ci si sarebbe atteso dagli agenti immobiliari, visto l’alto prezzo degli immobili sui quali applicano le provvigioni. La media dichiarata dal settore è di 21.596 euro, l’equivalente di una provvigione del 3 per cento sulla vendita di due case da 310 mila euro. I circa mille agenti immobiliari (lavoratori autonomi) dichiarano in media 11.759 euro, le 672 mila società in semplificata, invece, 17.507 euro.
Naturale che di fronte alle elaborazioni fornite dal Tesoro sui modelli “Unico”, relativi al 2007, sia scoppiata la polemica. “Sui redditi degli autonomi pesa una quota consistente di elusione ed evasione fiscale”, dicono i tecnici dell’Agenzia dell’entrate.
Va inoltre rilevato che intere categorie sono rappresentate quasi esclusivamente da una forma di “mini-impresa” personale a contabilità semplificata. Vi rientrano soprattutto gli operatori del settore del commercio (672 mila), delle costruzioni (380 mila), del trasporto (82 mila), alberghiero e della ristorazione (100 mila). Anche per loro i redditi sono al lumicino.
Certo, come sempre le fotografie panoramiche di intere categorie hanno il difetto di livellare le diversità dei redditi, di creare statistiche alla Trilussa: non rendono giustizia alle differenze regionali e a quelle tra persone che svolgono lo stesso lavoro. Ma dai confronti appare spesso evidente che lo zoom del fisco mette a fuoco grandi contraddizioni. Insomma le dichiarazioni sorprendono e per assurdo “consolano” operai, metalmeccanici, dipendenti e precari che possono pensare che non sia poi così conveniente aprirsi un’attività in proprio piuttosto che stare in fabbrica per una vita intera.
Ma la categoria ci sta: “Nella statistica dell’Agenzia delle entrate ci sono migliaia di ristoranti che sono micro-imprese a gestione familiare, osterie con cucina dove il reddito è davvero basso, non c’è nulla di cui stupirsi”, taglia corto la Fipe - Confcommercio. In difesa dei ristoratori scende in campo Fortunato Baldassarri, titolare del ristorante “Fortunato al Pantheon”: “Non siamo tutti ladri. Se molti ristoratori denunciano guadagni da pensionato è perché le tasse sono troppe”, commenta il gestore del luogo di ritrovo, a Roma, di vip e di esponenti del mondo politico. Nelle ultime denunce dei redditi Baldassarri ha indicato guadagni che vanno dai 300 mila ai 400 mila euro. “Mi sento offeso da queste notizie” ha dichiarato “il fatto è che non c’è la volontà di risolvere il problema. Ci vuole tanto a controllare quanti dipendenti ha un ristorante e verificare se le cifre dichiarate al fisco sono compatibili? E perché non viene abolito il preconto?”. Ma è la pressione fiscale, per Baldassarri, ad incentivare l’evasione: “Se ad un dipendente do mille euro di stipendio a me ne costa 1.800; ci vorrebbe una politica più efficace per le detrazioni, ma è più facile dare certe notizie che scoprire un evasore”.
IL REDDITOMETRO CATEGORIA PER CATEGORIA
1) Lavoratori autonomi: 37.120 euro (grazie ai redditi alti di professionisti - fra i 36 e 54 mila euro - e medici - 44 mila euro - che alzano la meÂdiae medici)
2) Imprenditori del settore sportivo: 24.800 euro (noÂnostante gli stipendi d’oro dei campioni)
3) Agenti immobiliari: 21.596 euro (i circa mille agenti immobiliari autonomi dichiarano in media 11.759 euro, le 672 mila società in semplificata, invece, 17.507 euro)
4) Imprenditori edili: 20.317 euro
5) Commercianti all’ingrosso: 19. 795 euro (si scende a 17.507 con contabilità semplificata)
6) Agenzie di viaggio e servizi alle imprese: 18.725 euro
7) Imprenditori del settore trasporto: 16.837 euro (15.468 con contabilità semplificata)
8) Servizi di alloggio e ristorazione: tra 14.500 e 13.500 euro
9) Pensionati: 13.448 euro
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