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Meno Stato più libertà: ecco i giovani che sabato scederanno in piazza sulle orme dei Tea Party Usa

Attivisti del Tea Party negli Usa (AP Photo/Steven Senne)

Attivisti del Tea Party negli Usa (AP Photo/Steven Senne)

Annalisa Chiricodi Annalisa Chirico

“Meno tasse, meno Stato, più Libertà”. All’insegna di questo slogan si terrà la manifestazione convocata dal Tea Party Italia a Milano per il prossimo 26 novembre.
In Italia, converrete con me, il tè non è popolare. Noi preferiamo il caffè. Quello napoletano poi ci piace assai. In questo caso, però, il tè è soltanto la rievocazione storica della rivolta americana contro l’ennesimo balzello imposto dalla madrepatria inglese. Gli organizzatori bevono grandi dosi di caffè, e prediligono slogan semplici e immediati. Vogliono parlare al “popolo”, e vale la pena ascoltarli. Continua

La doppia vita di Cofferati: l’ex leader Cgil condannato per condotta antisindacale

Sergio Cofferati

Sette anni fa, a guida della Cgil, aveva portato al Circo Massimo tre milioni di persone per difendere lo Statuto dei lavoratori. Sergio Cofferati, sindaco uscente di Bologna ed ex segretario nazionale della Cgil, lunedì è stato condannato per non aver rispettato proprio quello stesso statuto: condotta antisindacale.

I ruoli nella storia, diceva Hegel, per paradosso si invertono: il servo diventa padrone. E a Bologna, il “Cinese” si trasforma: da “girotondino” in sindaco “sceriffo” e da ex leader sindacale contrasta gli scioperi. Prima una cosa, poi il suo contrario.
Il 23 marzo del 2002, infatti, il “Cinese” era ancora il numero uno della Cgil e aveva guidato una folla di 3 milioni di persone al Circo massimo per protestare contro la riforma dell’articolo 18. Dopo sette anni, è stato condannato dal tribunale del Lavoro di Bologna per condotta “antisindacale” in qualità di rappresentante legale e presidente della Fondazione del Teatro Comunale di Bologna: non ha rispettato l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Tutto è nato durante la rappresentazione a fine marzo della Gazza ladra: i rappresentanti dei lavoratori dell’Ente lirico della Cisl e Fistel-Cisl e Fisals-Cisal presentano un esposto al tribunale del Lavoro in seguito all’affissione in bacheca di un annuncio, firmato dal direttore del personale del teatro, in cui si avvisava che, in caso di adesione allo sciopero proclamato per quattro giornate a partire dallo scorso 22 marzo (che avrebbero fatto quindi saltare la rappresentazione della Gazza ladra), non sarebbero stati pagati anche i dipendenti non aderenti allo sciopero. “Un comportamento intimidatorio per il quale abbiamo presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale del lavoro sulla base dell’articolo 28 dello statuto dei lavoratori”, ha detto Marica Morara, il legale della della Cisal. Lo stesso sindaco di Bologna, melomane appassionato si era presentato, la scorsa settimana, durante l’udienza per difendere il Teatro.
E all’Ansa il “Cinese” aveva sostenuto che a termini di statuto il responsabile non è il presidente della Fondazione, ma il sovrintendente, Mario Tutino. E che comunque in occasione di questi scioperi veniva violato da parte degli scioperanti uno dei principi cardine di una corretta lotta sindacale: e cioè che al danno inflitto al datore di lavoro con lo stop alle attività, corrispondesse un danno dei lavoratori, con la perdita della paga nelle ore di sciopero. Secondo Cofferati, in alcuni casi, in quel teatro era sufficiente che una sola categoria di dipendenti, magari gli addetti alle luci, alcune unità, bloccasse il lavoro di tutti. Col risultato che il danno era massimo per il teatro, mentre alle altre decine di dipendenti doveva essere riconosciuto per intero lo stipendio. In questo modo, aggiunse, diventava molto facile scioperare.
Ma non è bastato: il giudice del tribunale del Lavoro, Filippo Palladino, lunedì lo ha condannato per comportamento anti sindacale, disponendo di “astenersi da tali comportamenti” e comminando il versamento delle spese di lite di 1.300 euro. Fistel Cisl e Fisal Cisal hanno commentato duramente: “Lo dice lo Statuto” ha detto l’avvocato Cristiani della Cisl “che è Cofferati il responsabile legale”. Secondo i legali e i sindacati, la lettera era “intimidatoria” perché mirava “a condizionare la libertà di sciopero e il suo svolgimento sereno” e aveva l’effetto di dividere i lavoratori, mettendo gli uni contro gli altri.

Insomma, non è davvero un buon periodo per il sindaco (agli sgoccioli) di Bologna. A ottobre, infatti, aveva dichiarato in un’affollata conferenza stampa che non si sarebbe mai candidato alle prossime amministrative e nemmeno alle europee. “Sarò un cialtrone se vado in Europa”, disse Cofferati davanti a una folla di cittadini, curiosi e giornalisti. Ma poi si è candidato lo stesso, alla faccia della promessa, e dell’epiteto, come capolista nel Nord Ovest, mandando su tutte le furie il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso, che un pensierino a Bruxelles lo aveva fatto. Ma Sergio Cofferati è fatto così. Dopo aver guidato la Cgil dal 1994, nel settembre del 2002 è tornato alla Pirelli e ha iniziato a partecipare ai girotondi di Nanni Moretti. Passato un anno, ha deluso pure i girotondini accettando di essere lo sfidante di Guazzaloca per la conquista della poltrona di primo cittadino a Bologna e riportare al governo la sinistra nella città rossa per eccellenza. Vinte le elezioni, dopo un anno Cofferati ha deluso pure la sinistra: nel 2005, infatti, si fa notare come sindaco “sceriffo” per la sua battaglia per la legalità contro lavavetri e baracche abusive, che lo portano alla rottura con Rifondazione, facendogli guadagnare il nomignolo di “podestà di Bologna” (Striscia la Notizia gli consegnò un Fez, qui il VIDEO) e attirando le simpatie della Lega che gli donò la tessera di “aspirante leghista”.

L’ “Antigone” secondo i ragazzi del Beccaria

Sul palcoscenico attori professionisti della compagnia Puntozero insieme ai ragazzi detenuti del carcere minorile “Beccaria” di Milano. Martedì 11 settembre va in scena la prima dell’Antigone di Sofocle “e abbiamo provato dodici ore al giorno per oltre un mese perché gli spettatori non notino la differenza tra chi recita per lavoro e chi lo fa per ‘evadere’”, scherza il regista Giuseppe Scutellà.

I detenuti dell’istituto milanese (al secondo cambio di direttore in meno di un anno e mezzo) non solo recitano, ma hanno anche curato scenografie, costumi, trucco e musiche. “Tutto è stato realizzato dai ragazzi che hanno lavorato nei laboratori della prigione, nell’ambito del programma per l’integrazione sociale promosso dalla Regione Lombardia”, spiega Scutellà. In totale sono stati coinvolti una cinquantina di detenuti, tra i 16 e i 21 anni. La metà sono italiani, gli altri stranieri (albanesi, romeni, nordafricani, sudamericani), tutti condannati per reati gravi.

Non solo attività di recupero dei giovani detenuti, che scontano pene definitive ma che hanno davanti un futuro fuori dal carcere. I progetti di Puntozero, che è dentro al “Beccaria” da 12 anni, vanno oltre. “Viviamo con loro tutto il giorno”, dice il regista, “le relazioni che ne nascono diventano inevitabilmente l’aspetto più importante del nostro lavoro”. Oltre alle competenze lavorative che i ragazzi imparano e che potranno far fruttare una volta usciti.

E all’incontro-scontro con un testo classico così complicato. “All’inizio è stato difficile anche solo leggere insieme l’Antigone“, conclude Scutellà. “Poi sono stati loro a chiedermi di metterlo in scena senza modifiche né tagli. Hanno ritrovato nei versi di Sofocle il loro vissuto, tutti i dubbi e il dolore che nascono quando l’individuo deve fare i conti con la Giustizia”.
Il debutto si terrà al Teatro di Verdura di via Senato, mentre le repliche, fino al 21 settembre, al teatro della compagnia Puntozero/Fabbricateatro di via Bellagio.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
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Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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