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telecamere

Non è lecito installare telecamere che possano controllare i lavoratori, anche in aree e locali dove si trovino saltuariamente. A ricordarlo è il Garante per la protezione dei dati personali che sottolinea come l’uso delle telecamere sui luoghi di lavoro deve rispettare in maniera rigorosa gli obblighi previsti dallo Statuto dei lavoratori, richiamati anche dal Codice della privacy.
Il principio, informa il Garante, è stato ribadito dall’Autorità al termine di un’operazione di controllo sull’utilizzo di apparati di videosorveglianza da parte di una cooperativa. L’Autorità ha disposto il blocco del trattamento effettuato mediante alcune videocamere, poste in aree suscettibili di transito da parte dei lavoratori, come quelle di carico e scarico delle merci, i box informazioni e la zona circostante. “Il sistema di videosorveglianza può, infatti, configurarsi come forma di controllo a distanza dell’attività lavorativa anche nel caso in cui i luoghi di lavoro siano frequentati anche solo temporaneamente dal personale”.
A tale proposito, il Garante ha ricordato quanto a suo tempo stabilito dalla Cassazione, la quale aveva confermato che il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa “non è escluso dal fatto che il controllo sia destinato ad essere discontinuo perché esercitato in locali dove i lavoratori possono trovarsi solo saltuariamente”.

Tanti occhi digitali fissi su ogni angolo della città (strade, banche, negozi, stadi, musei, stazioni della metro) - soprattutto nelle zone più a rischio - e una rete che convogli tutte le immagini a una centrale operativa, da aprire in Campidoglio o in questura o in una sede del Viminale.
L’Unione Industriali di Roma scende in campo con il progetto “Roma città sicura”, presentato al sindaco Gianni Alemanno che, stando alle prime indiscrezioni, si sarebbe detto entusiasta dell’idea. Il piano è la prima parte di un maxiprogetto per il digitale a Roma da 600 milioni di euro di investimenti in cinque anni. Durante i quali dovranno essere posati centinaia di chilometri di fibre ottiche di nuova generazione che colleghino in una rete le migliaia di telecamere puntate su ogni angolo della città , “aggiungendone anche di altre nelle zone più oscure e più periferiche dell’area metropolitana”. Della rete faranno parte i “lampioni intelligenti” equipaggiati con sensori in grado di identificare se ci sono armi in zona, e con display per avvisi di pubblica utilità .
Il progetto è tutto da verificare, come risulta a Panorama.it che ha consultato fonti vicine al gabinetto del sindaco, ma al tempo stesso potrebbe dare maggiore impulso ai tanti sforzi compiuti fino adesso per garantire più sicurezza ad una città nell’occhio del ciclone da qualche mese a questa parte. In ogni caso, sicurezza e pugno duro sì, ma mai lasciando spazio all’improvvisazione e al “fai da te”.
Lo ha ripetuto Alemanno in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana, in edicola questa settimana. Lo ha confermato questa mattina dalle frequenze di Radio Vaticana, spiegando che “le ronde sono negative perchè sono un’alternativa alla giustizia e alla sicurezza delle istituzioni, inoltre creano più problemi di quanti ne risolvano”. Facendo il punto sulla situazione della città alla vigilia della visita del Papa in Campidoglio che si svolgerà lunedì 9 marzo, il sindaco ha affermato che “si tratta di un’enfatizzazione, queste ronde sono composte da pochissime persone sulla base di una strumentalità politica da parte di alcuni gruppi. Al di là della retorica, la realtà è molto semplice: anche il ministero dell’Interno ha detto con chiarezza che non si tratta di fare le ronde. Quello che si può fare è organizzare del volontariato di cittadini che collabori con le forze dell’ordine”.
Intanto, è partita l’operazione voluta dal generale Mori, che guida l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza del comune di Roma, per garantire la sicurezza sul trasporto urbano. Tredici i municipi coinvolti per un totale di 114 linee di autobus, per lo più periferiche, sulla base di una vera e propria mappatura delle zone più pericolose. Il primo passo verso quella sicurezza integrata di cui il sindaco Alemanno ha parlato spesso. Gli autobus diretti in periferia potranno contare su una task force speciale di 200 uomini. Ispettori delle tre aziende, guardie giurate private e vigili urbani in pattuglia nei capolinea “caldi”. Per un sistema che, hanno spiegato, non deve avere lo scopo di verificare chi ha pagato il biglietto, ma deve servire a garantire la sicurezza di cittadini e autisti. La misura è sperimentale e prevede il controllo nelle ore notturne, dalle 20.30 a mezzanotte e mezza. Andrà avanti per tutto il mese di marzo e, se sarà ritenuta valida, l’intenzione è di prorogarla nel tempo, considerando anche che i costi sono di una certa rilevanza: 256 mila euro di cui 50 mila a carico di ogni azienda e 56 mila stanziati dal Campidoglio. Ma le novità in cantiere sono parecchie. Adalberto Bertucci, amministratore delegato di Trambus, ha annunciato che entro “il 31 dicembre verranno installate le telecamere sui primi 300 mezzi di una flotta che vanta 2.200 autobus”, mentre Massimo Tabacchiera, presidente di Atac, precisa che “entro giugno verranno messe in sicurezza altre 10 stazioni e capolinea, grazie all’incremento dell’illuminazione, alle telecamere e alle colonnine sos”.
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Lo aveva già annunciato lo scorso maggio e ora il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha ribadito l’intenzione: entro un anno la stragrande maggioranza delle famiglie italiane potrà vedere on line la pagella scolastica dei propri ragazzi. Non solo. Ai genitori che lo desiderino, la scuola potrà mandare un sms per segnalare l’assenza del figlio.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, naturalmente, è d’accordo con il collega di Governo. Mettono qualche “paletto” studenti e genitori. “Le scuole” ha dichiarato il ministro Gelmini “hanno il dovere di comunicare alle famiglie l’andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola-famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie. In molte scuole italiane, fa notare, le pagelle, le assenze, il profitto scolastico, la valutazione del comportamento degli alunni vengono comunicate ai genitori via sms o via e-mail. Si tratta di esperienze fruttuose che avvicinano la scuola alla famiglia e che, proprio per i risultati eccellenti ottenuti, insieme al ministro Brunetta”, conclude “abbiamo intenzione di estendere a tutte le scuole italiane”.
L’idea del messaggino sulle assenze non entusiasma gli studenti che implicitamente invitano il Governo a fare altro per aiutare la scuola. “Mi pare” osserva Luca De Zolt, leader della Rete degli studenti “un’altra uscita demagogica. Non mi sembra la principale preoccupazione delle scuole, che non hanno neppure i soldi per pagare le supplenze brevi, quella di comunicare via sms con le famiglie. E dove li trovano i soldi per mandare i messaggini?”. Secondo la Rete, inoltre, “sbaglia chi pensa che così si possa in qualche modo affrontare la questione della dispersione scolastica, purtroppo in aumento. Se c’è tanta dispersione forse è perchè le stesse famiglie non sono davvero interessate a mandare i figli a scuola e dunque il problema non si risolve certo con un sms. Altri sono gli strumenti che dovrebbero essere messi in campo per arginare questo preoccupante fenomeno”.
Il coordinamento genitori democratici rivendica l’autonomia… dell’ “autonomia”. “Non siamo ostili alle nuove tecnologie, tuttavia” dichiara il presidente del Coordinamento, Angela Nava “ci chiediamo di chi sarà la responsabilità di inviare gli sms? Chi sopporterà i costi? Finora le comunicazioni sono state per lo più in forma scritta. Si può anche cambiare, ma la scuola deve deciderlo assieme ai genitori”. “Le modalità di comunicazione scuola-famiglia” fa notare il Cgd “le decidono le istituzioni scolastiche dell’autonomia in base ai loro regolamenti, istituto per istituto. Non può essere nè il ministro dell’Istruzione Gelmini, nè il ministro Brunetta, che di istruzione non dovrebbe occuparsi, a stabilire le modalità dei rapporti tra insegnanti e genitori”. Non solo. “Una scuola responsabile oltre che accogliente deve anche tener conto” prosegue il Coordinamento “di come mettersi in contatto con quei genitori che non possono essere raggiunti da un sms o da una mail”.
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Fine gennaio, tempo di scrutini e valutazioni scolastiche. Tempo buio e pieno di preoccupazioni per quegli studenti con in pagella i famigerati cinque in condotta. Che, novità assoluta del testo Gelmini, si portano dietro un coro di polemiche destinato a durare fino alla fine dell’anno scolastico.
Non in tutte le scuole d’Italia i criteri di valutazione del comportamento degli studenti sono stati in linea con quanto prevede il decreto (emanato solo il 16 gennaio, quando molte scuole avevano già avviato gli scrutini): insufficienza in condotta solo per provvedimenti disciplinari gravi, reati, e sospensioni di almeno 15 giorni.
Per esempio, all’istituto professionale Magistri Cumacini di Como negli scrutini di fine quadrimestre sono stati assegnati una decina di 5 in condotta. Un voto che, se confermato al termine del secondo quadrimestre, significherebbe bocciatura automatica.
Ma la scuola superiore di Lazzago non è l’unica ad aver dato il via libera al 5 in condotta già nelle pagelle del primo quadrimestre. Il preside della “Ripamonti”, Pasquale Clemente, spiega al La Provincia: “Se necessario, non esiteremo a dare insufficienze. Finora ci si limitava al 6 o al 7, ma il ministero equipara il voto di condotta a tutti gli altri e ci comporteremo di conseguenza. Chi si ritroverà 5 dopo gli scrutini, dovrà recuperare nella seconda parte dell’anno, proprio come accade per le varie materie”.
Ma il provvedimento del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini prevede l’insufficienza soltanto in casi gravi e le valutazioni attribuite ai ragazzi: “Lo abbiamo spiegato alle famiglie interessate con una lettera. Ora siamo rimasti spiazzati, ma riteniamo comunque che un cinque in condotta possa essere un’arma efficace per combattere il bullismo”.
A Padova, i casi più numerosi ed eclatanti: per far capire agli studenti del liceo scientifico Einstein di Piove di Sacco che la ricreazione è finita, a un centinaio di loro (il 10%) è stato affibbiato un poco incoraggiante 6, primo passo verso la bocciatura.
Ma: sono gli studenti a essere indisciplinati matricolati, o sono gli insegnanti a essere troppo rigidi? Inutile dire che la risposta è diversa, a seconda della campana che si sente suonare.
Ad abbassare la valutazione, che avrà ripercussioni sulla media complessiva del rendimento scolastico, sono stati elementi quali - riporta il Corriere del Veneto - il comportamento scorretto, i ritardi in aula, e le insufficienze nelle altre materie. Ecco perché è arrivata la decisione di usare la mano pesante: un centinaio di 6 in condotta (su 1.200 studenti in tutto), più un 5 affibbiato a uno studente sospeso per essere stato sorpreso a marinare la scuola.
Sulla questione prendono posizione un po’ tutti. “Con le sue continue esternazioni demagogiche, sta creando un clima d’incertezza e di confusione che finisce in molti casi per determinare un uso improprio della normativa”, dichiara il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. Mentre alcuni rappresentanti della Rete degli studenti del Veneto, chiedono l’annullamento del sei: un “vero e proprio abuso”. Per Luca Trescato, rappresentante della Rete, “la legge è stata calpestata”. “Ci chiediamo” aggiunge “perchè l’alta competenza e formazione di docenti e preside non abbia bloccato un provvedimento illegale come questo. Eppure sanno che la legge sul voto in condotta non poteva essere applicata fino all’emanazione della circolare attuativa, che è avvenuta solo venerdì scorso”. Inoltre, “il rendimento scolastico e il comportamento sono due campi diversi e come tali vanno trattati”.
Vanno ancora più in là quelli della Rete degli Studenti medi. Alla fermezza mostrata dal ministro Gelmini, rispondono ricordano che esiste lo statuto degli Studenti, tuttora valido, dove è scritto che “la valutazione del comportamento non può mai essere utilizzata come strumento per condizionare o reprimere la libera espressione di opinioni”. E annunciano assistenza a tutti quelli che vorranno per inoltrare vertenze agli Uffici scolastici regionali.
“L’Uds mente” rispondono gli studenti di Alternativa studentesca “sul significato delle norme: Occupare una scuola non è “libertà di espressione, che va corretamente manifestata e non deve essere lesiva dell’altrui responsabilità ”.
Insomma a scrutini chiusi, il dibattito è aperto. E andrà avanti fino a giugno.

Che non ottenga più titoloni sui media, non significa che il bullismo sia finito. Anzi, è un fenomeno dalla “massiccia consistenza”, che crea sempre più allarme nella scuola e non solo. Per arginare il fenomeno, in netta espansione, il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, non ha escluso la possibilità di utilizzare le telecamere nelle aule come deterrente. Da sola “è una misura che non basta” ha precisato il ministro. Ma certamente può essere utile per “difendere” quel 25% di bambini che si dichiara vittima di atti di bullismo.
A tracciare i contorni del fenomeno, difficilmente quantificabile, l’ultimo Rapporto Eurispes-Telefono Azzurro sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza.
Dal Rapporto emerge che per il 59,9% dei bambini il bullismo è una prepotenza contro un compagno più debole che si ripete spesso. Oltre un quarto dei piccoli è stato ripetutamente vittima di brutti scherzi(27,8%), seguono le provocazioni e le prese in giro (26,6%) e le offese immotivate (25,6%). Il 17,6% è stato invece continuamente escluso ed isolato dal gruppo. Nel 13,5% dei casi i bambini riferiscono di aver subìto furti di oggetti o cibo (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%), ma anche furti di denaro (4,7%).
Sono soprattutto i maschi ad aver subito ripetutamente minacce. Fra i bambini che sono stati vittima di atti di bullismo la percentuale più elevata riferisce di essere stata presa di mira da un bambino della sua età (17,8%).
Di fronte al bullo sono in molti a non reagire (16,3%). D’altra parte, il 13,2% dei bambini ha avvertito un insegnante o il Dirigente scolastico, l’11,7% ha detto al bullo di smetterla, il 9,8% è addirittura venuto alle mani, l’8,4% ha avvertito i suoi genitori, il 7,5% ha chiesto l’aiuto di altri compagni, il 5,9% è fuggito, il 3,6% si è messo a piangere. Circa un bambino vittima di bullismo su quattro dichiara, quindi, di aver adottato un atteggiamento passivo di fronte agli atti di prepotenza; un bambino su cinque ha, invece, reagito attivamente da solo, a parole, o con uno scontro fisico.
La maggior parte (29,1%) ha però preferito chiedere un aiuto esterno ai propri coetanei o, più spesso, ad un adulto, in ambito scolastico o famigliare.
Ma qual è il comportamento degli insegnanti di fronte a comportamenti di bullismo?
La decisione prevalente riguarda i provvedimenti disciplinari, come note o sospensioni (29,8%). Il 18,8% dei docenti rimprovera il responsabile, mentre il 13,9% non si accorge di nulla ed un altro 8,9% non interviene. In altri casi gli insegnanti parlano con i genitori dei bulli (9,5%) o si rivolgono al Dirigente della scuola (8,7%).
La strada più efficace per fermare il bullismo è punire i bulli (29,5%); al secondo posto si colloca una soluzione che fa leva sul sostegno offerto dal gruppo alla vittima (22,2%); al terzo la richiesta di aiuto agli adulti (17,6%). Il 13,9% dei ragazzi suggerisce di parlare con il bullo e convincerlo a non farlo più; per il 5,6% occorre invece dire alla vittima che deve reagire.
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Il leader del Pd aprirà la puntata della trasmissione in programma venerdì. Poi in onda Berlusconi
Sarà l’intervista di Walter Veltroni ad aprire la puntata di venerdì 11 di Matrix, che per l’occasione andrà in onda in prima serata su Canale 5. Subito dopo, sarà trasmessa l’intervista al leader del Pdl, Silvio Berlusconi. È quanto ha stabilito il sorteggio, che doveva decidere l’ordine di messa in onda degli interventi dei due candidati premier nella trasmissione di Enrico Mentana. Il sorteggio è avvenuto sotto lo sguardo vigile di due notai e a telecamere accese.
L’estrazione ha deciso inoltre che sarà il candidato premier del Partito socialista, Enrico Boselli, ad aprire martedì sera la puntata dell’approfondimento della trasmissione di Enrico Mentana, seguito da Fausto Bertinotti della “Sinistra-Arcobaleno”; mentre mercoledì sera toccherà al leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e poi alla candidata della Destra, Daniela Santanchè.
Il sorteggio chiude in sostanza la polemica aperta da una nota del Pd, con la quale il partito di Veltroni chiedeva che a Berlusconi non fossero concessi vantaggi in tv. A suscitare la presa di posizione del partito era stato il fatto che il Cavaliere avesse “annunciato sulle agenzie di stampa che aprirà la doppia intervista di Matrix in una fascia oraria di migliori ascolti, prima ancora che questa venga organizzata”.