
Nicola Di Girolamo (Ansa)
Il Senato ha accolto a voto segreto le dimissioni di Nicola Di Girolamo, il senatore del Pdl per il quale il gip di Roma ha ordinato la custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta su frodi e ricettazioni nella telefonia. LE FOTO

Il dubbio ormai è quasi amletico: fisso o mobile? Mettendo da parte il nostalgico attaccamento al vecchio apparecchio collegato al muro, possiamo decidere di risparmiare facendo a meno della rete fissa. Vodafone e Tim offrono tariffe che permettono di utilizzare il cellulare al posto della cornetta, mantenendo lo stesso numero. Ma conviene sempre? Se confrontiamo le tariffe proposte dai due operatori con il costo di Telecom residenziale (la tariffa classica di casa), le singole chiamate fatte con Vodafone e Tim risultano spesso più care. Ma quando arriva a casa la bolletta è la tariffa Telecom la più costosa. A fare la differenza, infatti, è il canone dell’ex monopolista, ben più elevato dei costi fissi proposti da Vodafone e da Tim. Secondo Altroconsumo portare il numero del fisso sul cellulare può essere vantaggioso soprattutto quando il traffico telefonico a casa è modesto e non si è dei gran chiacchieroni da divano. Per esempio se si fanno meno di venti telefonate a settimana della durata inferiore a tre minuti l’una.
Ma dalla nostra indagine sulle tariffe telefoniche emerge che il principale motivo per decidere se mantenere la linea di casa in realtà è legato all’uso di internet. In base al numero di connessioni in rete fatte ogni mese, abbiamo calcolato quali sono le tariffe per la telefonia fissa più convenienti. Per chi usa la rete ogni giorno per un’ora, i contratti più economici prevedono un collegamento a internet con l’Adsl flat. Per chi invece utilizza meno internet (venti connessioni al mese da trenta minuti) le tariffe più economiche prevedono quasi sempre la connessione in modalità dial-up.
Per valutare fino in fondo la convenienza della propria scelta bisogna anche considerare che la tariffa abbinata al numero fisso può incidere sul costo del cellulare. Se per esempio si attiva un contratto Vodafone per la casa si deve necessariamente avere lo stesso operatore anche per il cellulare. Vale al stessa regola per Tim. La linea fissa, invece, lascia la libertà di scegliere l’operatore preferito per il mobile. Scelte da tempi moderni.

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La svolta, più o meno a sorpresa, nella partita Telecom Italia fa volare in Borsa il titolo e manda in fibrillazione il governo. A dirlo, i fatti. E le dichiarazioni.
Da una parte, e in tempi non sospetti, quelle rese dal presidente del Consiglio Romano Prodi, durante la sua visita in Brasile e Cile, poco meno di una settimana fa: “Olimpia e le banche? È un problema che riguarda esclusivamente Telecom Italia e non il governo”. Il premier Prodi così affrontava l’argomento tlc durante l’incontro con la Fiesp, l’associazione degli imprenditori dello Stato di San Paolo. Annunciando cioè che al governo toccava solo un ruolo da spettatore nella vicenda. Anzi, insistendo sulla vocazione all’apertura del mercato mostrata dall’Italia, anche nel comparto della telefonia dichiarava “nessuna preclusione agli investimenti stranieri nel settore”. Dove, per altro, “la presenza straniera è fortissima: tra le prime sei imprese telefoniche italiane, cinque sono a capitale non italiano e mi sembra che un’apertura più di cosi non possa essere dimostrata”.
Parole che oggi stonano parecchio con quelle pronunciate da due ministri, appena saputo che il consiglio di amministrazione straordinario di Pirelli S.p.a. ha valutato “favorevolmente” le due distinte offerte di AT&T e American Movil per l’acquisto di un terzo delle azioni di Olimpia, holding di controllo di Telecom Italia. Il ministro competente, quello delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, in una nota ha espresso “grandissima preoccupazione” annunciando che “il governo seguirà con grande attenzione l’evolversi della situazione”. L’altra posizione è quella del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che con toni al solito più battaglieri ha fatto sapere che la preoccupazione non basta: “Il Governo italiano deve essere pronto a contrastare queste azioni”. Perché, sbotta il ministro: “Deve finire questo shopping che finanzieri internazionali d’assalto vanno facendo ad asset fondamentali per l’Italia, come Telecom. Chiedo a Prodi di convocare un incontro urgente per reagire in modo istituzionalmente adeguato”.
Bisognerà aspettare la definitiva parola del portavoce unico, Silvio Sircana, per conoscere realmete la posizione del governo italiano nella vicenda? Oppure tutto si riduce a una strategia più oscura ma più ampia: attirare compratori stranieri per spronare quelli italiani a muovere le loro divisioni a difesa del mercato nostrano?
Il 61% degli scolari tra gli 8 e gli 11 anni ha il telefonino. In base alla ricerca condotta dall’Università di Udine su un campione di 1212 scolari nelle regioni di Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Toscana e Veneto, risulta che solo il 39% degli intervistati dichiara di non possedere un telefono cellulare. Lo studio, contenuto nel libro Infanzia, media e nuove tecnologie, racconta che i bambini del sud hanno un cellulare addirittura nel 90% dei casi. I motivi per il quale lo utilizzano sono l’invio di sms, la possibilità di cercare un amico, scaricare musica e inviare mms. Spendono in media 12 euro al mese per le ricariche, e nel 63% dei casi fanno da una a tre telefonate al giorno. Esattamente come vedono in famiglia: i bambini dicono che il 93% delle mamme ha un numero proprio, così come il 92% dei papà e il 47% di fratelli e sorelle.
Le cifre parlano chiaro: il Rapporto e-family 2007, presentato qualche giorno fa da Confindustria Servizi innovativi e tecnologici, traccia il quadro di un’Italia appassionata di tecnologia: c’è almeno un apparecchio di telefonia mobile nel 90% delle famiglie, nel 69% dei casi ci sono invece più cellulari. Per quanto riguarda i telefonini di terza generazione il loro ingresso nel mercato sta procedendo velocemente: il numero dei possessori è più che raddoppiato nel giro di un anno, in particolare nelle case che non hanno la linea fissa. La spesa annuale media per servizi di telefonia (fissa e mobile) si aggira intorno ai 1.000 euro, di cui il 60% destinata a servizi di telefonia mobile. Del resto già il Rapporto Eurostat 2006 sulle telecomunicazioni nell’Unione Europea, analizzando gli ultimi dati disponibili, parlava di 63 milioni di cellulari in Italia nel 2004, a fronte di 58 milioni di abitanti (108,4 telefonini ogni 100 abitanti). Nella classifica europea stilata dal rapporto dall’Eurostat, il Belpaese risulta battuto solamente da Lussemburgo, con circa 1,5 abbonamenti per abitante, e Svezia, con 109 contratti su 100 abitanti.
In testa alle preferenze c’è il colosso Nokia, che prevede di vendere 1,2 miliardi di cellulari in tutto il mondo nel 2007, seguito da Motorola e Samsung. La stima, fornita dagli esperti di Gartner Group, società leader nel settore ricerche e consulenze, completa il quadro con i numeri delle vendite: nel 2006 sono stati venduti in totale quasi 991 milioni di telefoni mobili, con un incremento del 21,3% rispetto all’anno precedente.