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Telefonino

Traffico di cellulari veri tra società fantasma: scoperta frode milionaria al Fisco

Persone con i cellulari

Utilizzavano un metodo ormai consolidato per evadere il pagamento dell’Iva: quello delle società fantasma. Tredici persone, acquistando e rivendendo telefoni cellulari, sono riuscite in sei anni a evadere al Fisco 20 milioni di euro. A scoprire la maxi frode è stata la Guardia di Finanza del Comando provinciale di Taranto. I cellulari venivano importati dallo Stato di San Marino da una ditta pugliese che li rivendeva ad una società di Treviso. Quest’ultima a sua volta concludeva l’affare con un’altra in provincia di Vicenza. Una triangolazione tra società inesistenti che permetteva di perdere la tracce dell’acquisto all’estero e evadere il pagamento della tassa sull’importazione della merce. In questo modo, i telefonini, molti dei quali di ultima generazione il cui valore di mercato supera i 400 euro, venivano rivenduti ai commercianti a prezzi concorrenziali.
Nell’indagine condotta dalla fiamme gialle, solo dal 2000 al 2006, l’organizzazione è riuscita a sottrarre alla tassazione poco meno di venti milioni di euro. Nelle prossime settimane dovranno essere analizzati i documenti che sono stati sequestrati dalla procura della Repubblica di Taranto e che riguardano i traffici commerciali relativi agli ultimi tre anni delle tre società fantasma.

Contro i brogli: ai seggi senza telefonino. Ma si apre il problema dei controlli

Alcuni dei contrassegni elettorali per le elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile, presentati ed esposti al Viminale a Roma. Ne sono stati depositati in totale 177.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Niente telefonino al seggio elettorale. Soprattutto se l’apparecchio è in grado di scattare le foto. Lo stabilisce un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri. Per chi sgarra è prevista una contravvenzione. La norma vuole combattere il cosiddetto voto di scambio documentato dal clic in cabina elettorale.

No, dunque, al voto fotografato dall’elettore e mostrato in foto come prova della preferenza accordata. No ad apparecchi fotografici o elettronici in cabina. E, a maggior ragione, una vera e propria macchina fotografica. A spiegare il perché del provvedimento è il ministro dell’Interno Giuliano Amato. “Da tempo c’è un reato di voto di scambio che si consuma attraverso la prova fornita all’esterno del voto che ho dato e ciò mi fa avere un compenso. Le tecnologie hanno aggiornato le modalità attraverso le quali si fornisce la prova del voto. La modalità più sospetta nelle ultime elezioni è entrare in cabina con telefonino con macchina fotografica, scattare la foto ed esibirla in seguito”.

Per evitare questo rischio, ha osservato il ministro, “abbiamo deciso di vietare l’ingresso in cabina con telefonino o macchina fotografica: se uno ce l’ha, lo deve depositare in un cestino apposito”. Resta però il problema dei controlli sull’effettivo rispetto del divieto: difficilmente, infatti, i presidenti di seggio e gli scrutatori potranno eseguire delle perquisizioni personali sugli elettori per accertare che effettivamente il voto avvenga senza videofonino al seguito. Il cellulare verrà depositato dall’elettore “in un cestino. Si prenderà nota di chi lo ha depositato”.

Il ministro Amato ha inoltre ribadito che, durante lo scrutinio, le schede devono essere lette una per una. I presidenti di seggio e i rappresentanti di lista dovranno vigilare perché non vengano creati mucchietti di schede durante lo scrutinio.
Sul fronte dei simboli dei partiti stampati sulle schede, soprattutto per quelli che rientrano in una sola fila, perché parte di una stessa coalizione, si ribadisce che l’elettore dovrà apporre una croce sul simbolo scelto e se il segno invaderà lo spazio di un altro simbolo, si riterrà valido solo quello maggiormente coperto dal segno stesso.

Bambini e cellulare, un idillio. Con il placet di mamma e papà

Altro che Winx, videogames o Gormiti. È il cellulare la vera coperta di Linus dei bambini: l’84% ne possiede uno ma, sorpresa, la maggior parte lo ritiene utile soprattutto per essere sempre rintracciabile dai genitori.
Da strumento di perdizione avversato dagli educatori (ma acquistato in massa da mamme e papà) a prezioso strumento di controllo parentale, quindi? Così sembrerebbe, secondo i dati presentati oggi a Milano, che emergono da Baby Consumers, rapporto su consumi e minori, a cura del Dipartimento Junior del Movimento Difesa del Cittadino. Elaborato da un questionario di 35 domande a 2.693 studenti di età compresa tra gli 8 e i 15 anni. Un’indagine che prende in esame i consumi mediatici e le nuove tecnologie, affrontando anche il rapporto dei minori con le nuove tecnologie (pc, web, Ipod, videogiochi).
La funzione di controllo, che spesso porta i genitori a cedere sull’acquisto del cellulare anche per il piccolo di casa, è evidente dai numeri: dopo gli amici, i ragazzi chiamano più spesso i genitori (34,3%) e ricevono da loro più di un terzo delle telefonate.
Nonostante le polemiche fra i banchi di scuola, pare sappiano perfettamente quando è il caso di mettere il silenziatore al loro nuovo compagno di giochi; il 71% ritiene opportuno spegnerlo in aula e il 68% in chiesa. I ragazzini non sfuggono, com’era immaginabile, alle regole del marketing; la maggior parte sceglie il modello seguendo la pubblicità o copiando quello visto in mano all’amico. Però per fortuna dei genitori, sembrano morigerati con la bolletta. Più della metà non supera i 10 euro al mese, anche perché imperversano gli Sms, più rapidi ed economici.

Ma anche la modalità degli “squillini” utilizzati dal 50% per farsi richiamare quando a corto di credito e dal 21,3%, più romanticamente, per dire “Ti sto pensando” senza bruciarsi la scheda prepagata. Tra i ragazzi, però, imperversa l’effetto You Tube: quasi la metà di loro (48%) pensa non ci sia nulla di male nel fotografare o filmare con il cellulare una persona senza chiederle il permesso. Probabilmente con la riapertura delle scuole dovremmo attenderci un’altra ondata di filmini più o meno osé girati in classe.

Figli pronti a rispondere alle telefonate di mamme ansiose e utilizzatori modello delle nuove tecnologie di comunicazione, quindi? Sì, ma c’è anche il rovescio della medaglia, come spiega Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino: “Il quadro che emerge dall’indagine da una parte ci tranquillizza sull’uso che i nostri ragazzi fanno del cellulare, dall’altra evidenzia una sempre più crescente solitudine dei bambini, che vengono dotati di cellulare senza che si guardi all’uso che ne fanno. Dobbiamo recuperare la dimensione della presenza fisica dei genitori, dei nonni, dei fratelli, senza demonizzare le nuove tecnologie ma senza usarle come babysitter”.

Anche perché spesso i genitori non sono in grado di comprendere cosa il loro cucciolo stia realmente combinando: “Emerge chiaramente un Paese a due velocità: da una parte l’analfabetismo informatico e dall’altro il secondo posto in Europa per possesso di telefoni cellulari, con figli che governano e controllano i mezzi tecnologici meglio dei genitori, non sempre in grado di esercitare un controllo adeguato”, ricorda Lucia Moreschi, responsabile del Dipartimento Junior di MDC.
Divertenti infine i desideri degli adolescenti per il telefonino di domani; futuristici, ma non troppo. Lo vorrebbero con la Playstation, con credito illimitato e che prendesse ovunque. Ma anche dotato di una tecnologia che permetta di “vedere attraverso i vestiti”.
Alla fine, hi-tech o meno, i ruspanti occhiali a raggi X dei fumetti che hanno fatto sognare le passate generazioni di teenager sono ancora un frutto proibito.

Maturità 2007: la professoressa Autieri e il tema sul villaggio globale

[i](Credits: Ansa)[/i]
“Beh, così sui due piedi (sulla battigia, per altro, ndr)… Però mi sarebbe piaciuto svolgere il tema a carattere storico e riflettere «sulle ragioni degli imponenti flussi di immigrati nell’odierna Europa e sui nuovi scenari che si aprono nei rapporti tra i popoli, dopo la fine del colonialismo moderno e l’avvento del neocolonialismo»”.
Dalla Sardegna, dove si gode una vacanza tutta in famiglia, parla Serena Autieri, la bella professoressa di cui si innamora Paolo (Giorgio Panariello), il padre di Luca (Nicolas Vaporidis), nel film cult dei diciottenni maturandi: Notte prima degli Esami - Oggi.
Già, i ragazzi oggi hanno a disposizione sei ore per la prova di italiano, la prima dell’esame di maturità…
Appunto, in un tema come quello hanno la possibilità di spaziare, di scrivere molto, di approfondire, partendo da fatti storici fino ad arrivare ai nostri giorni.
Quindi, niente Foscolo, niente Leopardi, Galileo, il tormentone Dante… E niente saggio sulla “Costituzione repubblicana nel laborioso cammino da una dittatura alla partecipazione politica in Italia”.
Esatto. Nonostante mi piacciano molto i saggi. Sopratutto quelli a carattere storico e psicologico. Quando riesco a trovare il tempo di entrare in libreria faccio incetta di questi titoli. Ne compro a dozzine. Tornando al tema, avrei parlato del villaggio globale. Che credo sarà la traccia più seguita, oggi.
Perché?
Perché i giovani, più di noi (e più di me che la maturità l’ho fatta al Liceo artistico di Napoli, 12 anni fa) ci abitano dentro. I diciottenni hanno più argomenti di quanti ne avessimo noi. Per le mie ricerche, ricordo che ricorrevo al metodo classico della vecchia cara enciclopedia. Oggi loro hanno a disposizione il mondo della Rete, appunto: un villaggio globale tutto in digitale, tutto a portata di un qulasiasi motore di ricerca.
La rete… sa che già alle 09.36 sui siti specializati (Skuola.net e Studenti.it) c’erano materiali, appunti e spunti per fare il tema?
Immagino. Ma questa è la modernità. Anche se l’esame di Stato resta una tappa importante per i ragazzi. Nel bene e nel male segna un passaggio verso la crescita, verso la maturità, appunto.
Esame di maturità per quasi 500 mila studenti italiani
Delle altre tracce che cosa dice? Sempre sul web si è scatenata la polemica sul ritorno, dopo soli due anni, di Dante. Che, a detta di alcuni, penalizzerebbe gli studenti degli Istituti tecnici.
Tutto sommato mi sembrano tracce buone. Coprono diversi argomenti. Direi che ce n’è per tutti.
A lei com’era andata la prima prova della maturità?
Ricordo solo che ho passato la prima ora a fare la cosiddetta scaletta: buttavo giù idee e le collegavo. Un metodo ottimo che ancora oggi uso, quando mi diverto a scivere canzoni, poesie e favole per bambini.
E che cosa sta scrivendo in questo periodo?
No, adesso mi sto rilassando con i miei nipotini, visto che per settembre ho da girare un nuovo film e a ottobre una fiction tv.
Buon relax, allora.
Grazie e in bocca al lupo ai ragazzi.

Qui il VIDEO servizio:

Via il secondo video choc della professoressa di Lecce

La professoressa di Lecce ancora al centro di un video scottante
Registrato da un telefonino, postato su YouTube e poi rimosso - come segnalato un lettore - il video con protagonista la professoressa di Monteroni (Lecce) è già noto agli investigatori, cui era stato consegnato dai difensori della docente quarantenne.
Secondo i legali della professoressa questo secondo filmato avrebbe dovuto scagionare l’insegnante, mostrando che ciò che avveniva in classe era frutto dalla goliardia di studenti indisciplinati e non di veri e propri palpeggiamenti. Invece la “mano morta” con simulazione di atto sessuale che uno studente fa dietro alla professoressa, impegnata in una conversazione telefonica, potrebbe peggiorare la posizione giudiziaria della donna, già al centro di due indagini (una della magistratura e una interna al Ministero) per corruzione di minorenni e sospesa dall’incarico per due mesi. Il filmato, di pessima qualità perché girato con un videofonino, si conclude con la donna che interrompe la telefonata mentre il ragazzo torna a posto: tutto come se nulla fosse accaduto. Dimostrando così, secondo l’accusa, che la donna era pienamente consapevole di quanto stava accadendo. Ora il pm Maria Cristina Rizzo cercherà di sapere chi ha messo in rete il secondo filmato.
Mentre l’opinione pubblica si chiede: quanti altri video sono stati girati con la professoressa protagonista?

La prof di Lecce ci ricasca: nuovo video choc con il telefonino

La professoressa hard di Monteroni (Lecce) torna (ahilei) sotto i riflettori della rete: è lei la nuova protagonista su YouTube, in un nuovo video hot.

L’insegnante, già sospesa dall’incarico per due anni e al centro di due inchieste (una della Procura della Repubblica e una ministeriale), nel nuovo video è ritratta in piedi mentre parla al telefonino, nell’aula semi deserta. Uno studente si avvicina, la palpeggia e mima da dietro, per due volte, l’atto sessuale.

Solo pochi mesi fa il video-choc che la ritraeva seduta e, con il tanga bene in vista, mentre veniva palpeggiata da alcuni studenti; adesso il nuovo filmato. Sono circa 15 secondi di immagini, già cliccatissime e acquisite dalla Procura, di scarsa qualità e probabilmente registrate ancora una volta con un videofonino durante l’orario di lezione. Il video si conclude con la professoressa che chiude la conversazione al telefono e il ragazzo che si allontana. Tutto come se niente fosse accaduto.

Ecco il nuovo video:

Cellulare rubato? Frega il ladro con l’Imei

copleys by Flickr
Un’ovvietà: i cellulari in Italia (e non solo) vanno, letteralmente, a ruba. Soprattutto tra i giovanissimi: circa un milione di furti di apparecchi all’anno, dicono i numeri delle Questure. In molte città (soprattutto nel Mezzogiorno) il telefonino - all’ultimo grido, sofisticato, superaccessoriato e costosissimo - è ormai in cima nella triste classifica delle rapine.

D’altra parte, il telefonino è un oggetto che bene si ricicla negli ambienti criminali: usato per commettere altri reati o anche solo per comunicare movimenti e piani.
In realtà, la “rivincita” per le vittime c’è: un’idea che può essere messa facilmente in pratica e che potrebbe anche ottenere l’abbattimento di questo tipo di furti. Si chiama “codice Imei” (acronimo di International Mobile Equipment Identity). Se ne era già parlato qualche anno fa e sta tornando d’attualità, tramite catene di messaggi che girano nelle caselle di posta dei consumatori (anche Panorama.it ne ha ricevute parecchie). Il codice Imei - unico per ogni cellulare - non è altro che una lunga serie di numeri che identificano il telefono. La si ottiene e visualizza, semplicemente digitando i tasti *#06#. Immediatamente, senza nemmeno confermare con il tasto di chiamata, le 15 cifre appaiono sullo schermo.
Cosa succede, se si viene rapinati? Normalmente ci si affretta a bloccare la scheda Sim - ricaricabile o a contratto - per evitare che il malvivente spenda soldi in telefonate a proprio carico. Ma si può fare di più, appunto: denunciando il furto, sia alle forze dell’ordine sia al proprio operatore, basta comunicare il codice Imei per impedire per sempre l’uso del telefonino rubato.
Se tutti prendessero questa precauzione, potrebbe diventare inutile, o almeno abbassarsi, il furto di telefonini. Una piaga non solo italiana, naturalmente. Nel Regno Unito, per arginarla, dall’inizio di aprile sono in vigore punizioni più severe - fino a cinque anni di reclusione e ammende di importo astronomico - per coloro che verranno colti a modificare il codice Imei di un cellulare per sbloccarne le funzionalità e inibirne la localizzazione.
Unica precauzione: non tenere a portata di ladro il foglietto dove si è trascritto l’Imei…

Tam tam salvavita: metti un Ice nel tuo telefonino

(Credits: extranoise by Flickr)
Sul banco degli imputati perché distrae chi è alla guida e può provocare incidenti, il cellulare può diventare anche un salvavita. Ne sono convinti i volontari delle ambulanze (qui l’intervista al capo del 118 di Milano) che hanno notato come i feriti coinvolti in un incidente stradale possiedano un telefonino (siamo i primi in Europa per diffusione, con più di un cellulare a testa). Tuttavia, in occasione di interventi (soprattutto quelli di natura medica che richiedono il consenso dei familiari), non si sa chi contattare, tra la lista interminabile di nomi e numeri presenti nella rubrica. Gli stessi operatori hanno lanciato un’idea che sta facendo il giro d’Italia, grazie a un tam tam di email: inserire nella lista dei propri contatti la persona a cui telefonare in caso di urgenza. Usando, per questioni e di privacy e di immediatezza, uno pseudonimo universale predefinito. Questo: Ice (acronimo di: In Case of Emergency). Una sigla già utilizzata all’estero da anni, nata come incisione su medagliette da portare al collo, come quelle con l’indicazione del gruppo sanguigno. Negli Usa è nato anche un business, con apposite Ice card telefoniche da portare sempre in tasca, abilitate a chiamare solo i numeri predefiniti, che qualsiasi soccorritore, anche un privato, può usare per contattare le persone più utili a chi in quel momento ha bisogno di aiuto. Nell’era dei telefoninini, basta che Ice sia il nome a cui abbinare il numero della persona da contattare. Un modo semplice per facilitare e velocizzare l’intervento dei soccorritori. Qualora si decidesse di permettere il contatto di più persone, nessun problema. Basta utilizzare Ice1, Ice2, Ice3, ecc. Una trovata semplice e banale, se vogliamo. E, come spesso capita, geniale. Altrettanto importante che raccomandare prudenza nella guida o choccare i (giovani) guidatori con immagini crude. “Se pensate che sia una buona idea” conclude il messaggio di posta elettronica “fate circolare il messaggio di modo che questo comportamento rientri nei comportamenti abituali”. O inoltrate questo link.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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