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televisione

Rosario Fiorello durante il suo show #ilpiugrandespettacolodopoilweekend nello Studio Cinque di Cinecittà a Roma. ANSA/CLAUDIO PERI
Di Pietrangelo Buttafuoco
Un’infinità di gente, dopo anni, s’è sintonizzata su Rai1. Tutto un popolo disabituato al varietà s’è presentato al cospetto dell’ara in disuso, il televisore, ed è rimasto inchiodato in una seconda serata di lunedì. Tutti sono stati in attesa dell’unica vera mobilitazione di massa: lo spettacolo di Rosario Fiorello. E in tempi di magra ideologica è pura consolazione assaporare l’unicità di un intrattenitore che riesce a restituire al pubblico uno spettacolo dove lo stare insieme è applauso, festa e risata. Continua

Giorgio Gori ha annunciato il suo addio agli incarichi esecutivi in Magnolia e il suo prossimo impegno in politica. Qui alla Leopolda, la kermesse di Matteo renzi - ANSA
Gli altri articoli di Angelo Ferrari (www.angeloferrari.com)
Sono tanti anni che lavoro con Giorgio Gori. Prima quando era direttore di rete, poi a Magnolia. Se devo isolare due sue qualità , mi viene da dire che oltre ad una vera, profonda conoscenza del mezzo televisivo, è sempre stato con tutti quelli che lavoravano per lui, di una gentilezza, disponibilità ed educazione davvero uniche in questo ambiente. Qualità che credo chiunque gli riconosca. Per questo ci tengo a raccontare come ieri in ufficio, è stata accolta la notizia del suo addio a Magnolia. Continua


di Antonella Piperno
Forse è colpa di una velleità artistica frustrata sul nascere: l’anno scorso Clemente Mastella avrebbe dovuto interpretare a teatro l’Onorevole di Leonardo Sciascia. Poi non se n’era fatto più niente, per una questione di diritti. O forse il naufragio ipocalorico sull’Isola dei famosi è davvero la sua ultima carta per scendere sotto il quintale. Continua

Checco Zalone durante un concerto
Niente libertà di stampa, si lamentavano. Al punto da scendere in piazza per protestare contro questo Governo e questo Berlusconi che controlla le tv, non risponde alle domande, tarpa le ali ai giornali e ai media tutti. Continua
Ci sono alcune domande che, come in un gioco di specchi, vorremmo rivolgere a coloro che si dicono convinti che in Italia il governo stia costruendo un regime, violando libertà di stampa e diritti politici sanciti dalla nostra Costituzione, mettendo la mordacchia alle poche “voci libere” della televisione. Continua
- Tags: Andrea-Ambrogetti, canali, colori, decoder, Dgtvi, digitale, schermo, switch-off, televisione, trasmissione, tv
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L’ultima volta che la televisione visse un cambiamento epocale fu il 1° febbraio 1977, giorno in cui il presentatore Corrado Mantoni annunciò dagli studi di Domenica in l’addio al bianco e nero e l’inizio delle trasmissioni a colori in Italia. Sono passati quasi 32 anni da quella data e una nuova rivoluzione (più volte annunciata) è pronta a entrare nei salotti di milioni di italiani. E a cambiarne le abitudini. Le emittenti televisive abbandoneranno la tecnologia analogica per passare a quella digitale terrestre. Un passaggio epocale, previsto da una normativa europea, riassunto efficacemente dal termine inglese “switch off” che sta, appunto, per spegnimento.
“A una a una le regioni italiane spegneranno i vecchi ripetitori e accenderanno quelli nuovi che trasmettono immagini e suoni sotto forma di bit” spiega a Panorama Andrea Ambrogetti, manager della Mediaset e neopresidente della Dgtvi, l’associazione creata per gestire la transizione al digitale che vede tra i suoi associati Rai, Mediaset, Telecom Italia, le tv locali e il canale Sportitalia. “In Sardegna già dal 15 ottobre 1,6 milioni di persone guardano la tv del futuro” continua Ambrogetti. “Si tratta della più vasta regione digitale dell’intera Europa. Con lo switch off, tutti i cittadini sardi sono passati da un’offerta televisiva analogica basata su 26 canali (10 nazionali e 16 locali) a una nuova offerta digitale gratuita e accessibile a tutti composta da ben 92 canali (28 nazionali e 64 locali)”. La stessa cosa succederà anche nelle altre regioni italiane (qui il calendario nazionale).
“La prossima a passare al digitale sarà la Valle d’Aosta, a maggio. Poi, a settembre, sarà il turno di Piemonte e Trentino. Lazio e Campania seguiranno a ruota. Entro la fine del 2009, quindi, oltre 6 milioni di persone vedranno la tv solo in digitale” prevede Ambrogetti.
In anticipo sul programma previsto dalla Ue, che chiede agli stati europei di chiudere la transizione entro il 12 dicembre 2012. Per ora solo Paesi Bassi e Svezia hanno già completato lo switch off. E in Gran Bretagna sono digitalizzate nove famiglie su 10.
La più rilevante differenza tra la tv del passato e quella digitale sta nell’interattività . Per ora si scelgono lingua e sottotitoli di un film oppure si possono vedere i risultati delle partite e le formazioni di calcio semplicemente pigiando un bottone, tra qualche mese sarà possibile per esempio richiedere certificati ai comuni. Anche la pubblicità diventerà interattiva: basterà un clic del telecomando per acquistare il prodotto promosso in uno spot.
Per ricevere la tv del futuro non servono parabole, arriva in casa attraverso la stessa antenna che già è sul tetto. Ma per vedere serve un apparecchio, il decoder.
“In Sardegna le famiglie che sono in regola con il pagamento del canone hanno avuto un incentivo di 50 euro per acquistarlo” spiega Ambrogetti “contributo che arriverà anche nelle altre regioni italiane”.
A chi si preoccupa per il proliferare di apparecchi da collegare alla tv il presidente della Dgtvi anticipa che “per una legge dello Stato, da aprile, potranno essere venduti solo televisori con il sintonizzatore digitale terrestre incorporato. Chi acquista un apparecchio nuovo, quindi, non avrà bisogno di decoder”.
E a chi invece si sente inadeguato tecnologicamente Ambrogetti spiega che in Sardegna il passaggio al digitale terrestre non è stato traumatico per i telespettatori. “Secondo i rilevamenti effettuati dall’agenzia di ricerche Makno, il 51 per cento delle famiglie sarde non ha avuto alcun problema di ricezione o risintonizzazione dei canali. Il 23 per cento ha superato le difficoltà autonomamente, mentre il 26 per cento si è fatto aiutare da amici o ha chiesto supporto tecnico al call center. Solo il 4 per cento ha dovuto ricorrere a interventi di specialisti”.
- zena
- Mercoledì 21 Gennaio 2009
Da cinque mesi era ricoverato da 5 mesi per gravissimi problemi cardiaci e polmonari: Gianfranco Funari, 76 anni, è morto questa mattina all’ospedale San Raffaele di Milano. Fu Aboccaperta, la trasmissione del 1984 su su Raidue, a dare al conduttore televisivo la grande popolarità . Nato a Roma nel 1932, aveva debuttato nel 1967 al Derby di Milano: la sua prima apparizione sul piccolo schermo è del 1980 nel programma Torti in faccia.
Verranno poi, in un crescendo di popolarità che ne fa uno degli animali da tv più apprezzati e controversi: Mezzogiorno su Raidue (1987-90) e, poi con Mediaset, Mezzogiorno italiano su Italia 1 (1991). Allontanato dal gruppo Fininvest per una polemica con Berlusconi, escogitò una soluzione inedita: la trasmissione Zonafranca, in onda su 75 emittenti locali. Nel 1993-94 tornò a Retequattro per presentare Funari news, Punto di svolta e L’originale. Dopo una breve e sfortunata parentesi come direttore del quotidiano L’Indipendente e il fallimento delle trattative con Rai e network privati, si ritirò su Odeon Tv per presentare L’edicola di Funari e Funari live. Nel ‘96 tornò a Raidue come conduttore del contrastato Napoli Capitale. Con la chiusura del talk show politico, Funari iniziò un lungo periodo di lontananza dal piccolo schermo fino al 2000, quando gli viene affidata su Canale 5 A tu per tu. Non ha molto successo e torna su Antenna 3 e Odeon tv. Nel 2005 subisce un delicato intervento al cuore, ma non demorde. Tenta nuove trasmissioni, ma non decollano e fa l’ospite fisso da Mentana, Bonolis e Chiambretti dove dimostra, nonostante il tempo passato, di essere sempre l’autore di una comunicativa che non passa attraverso l’eloquio ma la mimica corporea. Nel 2007 l’ultima avventura tv, l’Apocalipse Show sui temi ambientalisti: avrebbe dovuto rivoluzionare il sabato sera di Raiuno e, invece, si rivelò un flop. Il sito ufficiale lo saluta con la scritta “Ciao Gianfranco”.
Il servizio del TG5
La prima apparizione televisiva di Gianfranco Funari
Un’intervista delle Iene a Funari
La parodia di Corrado Guzzanti: “A mortadella”
- Tags: Antonio-Marano, Claudio-Petruccioli, intervista-canaglia, Isola-dei-famosi, Lega, programmi, Rai, Riccardo Bossi, Senatur, televisione, tv, Umberto Bossi
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Antonio Marano è nato nel 1956 ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, ma da tempo risiede a Varese. Si è sempre occupato di televisione, iniziando come direttore esecutivo della Rete 55 per poi diventare direttore commerciale della Rete A del gruppo Peruzzo. In seguito, è stato consulente della Cecchi Gori Communications e ha partecipato alla fondazione di Italia 9 Network. Nel 1994 viene eletto deputato nelle file della Lega Nord, ed è nominato sottosegretario alle Telecomunicazioni nel primo governo Berlusconi. È stato anche amministratore delegato della Stream News prima di approdare in Rai nel 2002 come direttore di Raidue al posto di Carlo Freccero. Carica che ricopre tuttora, dopo un breve passaggio come responsabile dell’acquisto dei diritti sportivi dell’emittente di Stato.
Scusi Marano, ma come si permette di segare le ambizioni televisive di Riccardo Bossi, figlio primogenito del segretario del suo partito?
Ho detto a Riccardo: “Benvenuto nel mondo della tv, dove le cose prima si fanno e poi si dicono”. Ha dichiarato ai giornali che partecipava all’Isola dei famosi senza che io ne sapessi nulla, poi di aver avuto il permesso dal padre. E tutto questo alla vigilia di un cda Rai dove si parlava del contratto del programma.
Suvvia, sono ragazzi. Il giovanil impeto li porta a sbagliare.
Ha sbagliato tutto. Anche i figli di qualcuno devono fare i passi giusti. Il reality non è il primo. Bisogna fare la gavetta. E sarebbe opportuno che Riccardo la facesse su un’ altra rete, non sulla Due gestita da un direttore che fa riferimento alla Lega, il partito del padre.
Insomma, poveretto, voleva incominciare da dove gli pareva più facile. Se la rete è in quota Lega, per la proprietà transitiva è anche un po’ sua…
E poi, scusi, cosa ci azzecca lui con i famosi? Lì ci va chi ha una carriera alle spalle: nello spettacolo, nella moda o nello sport.
Beh, un naufrago in più o in meno non faceva differenza. Poi non capisco la severità . Quel padre Umberto che, celticamente, voleva prendere Riccardino “a calci nel culo”.
Guardi, il padre non voleva, ma alla fine avrà detto: sei maggiorenne, fa’ quello che vuoi. Parliamoci chiaro, il ragazzo ha delle qualità , ma tutto a suo tempo. Rispettiamo l’abc della tv.
Non ci sarebbe qualche altro spazietto disponibile? Che so, all’Italia sul Due, o con Michele Santoro ad Anno zero?
Vedremo di dargli una mano. Ma alla fine gliel’ho detto: quel cognome ti dà dei vantaggi, ma anche un sacco di svantaggi. Insomma, qualcosa gli faremo fare.
Sarà contento lei, ormai si parla più di chi andrà sull’Isola che della corsa alla guida del Partito democratico. E pensare che il suo presidente, Claudio Petruccioli, detesta il programma.
Sì, Petruccioli non è favorevole. Allora per accontentarlo abbiamo cambiato la formula: quest’anno i naufraghi saranno un mix di vip e di sconosciuti. Lo sa che ai vari cast si stanno presentando in decine di migliaia?
Alla fine vi toccherà fare più “Isole”, divise per categorie. Con tronisti e veline l’Isola dei formosi. Con quelli dei servizi deviati l’Isola dei fumosi. E per i modaioli, l’Asola dei famosi…
Per carità , niente politici, inquisiti, veline o ex banchieri diventati protagonisti del gossip.
Allude a Gianpiero Fiorani? Mi permetto di perorarne la causa: balla e, come si è visto in procura, canta bene.
Ha detto che l’ho cercato. Ma quando mai? Secondo lei l’ho chiamato io o mi ha fatto cercare lui da qualcun altro? La regola è che chiunque è inquisito non può partecipare.
Scusi se insisto, ma perché il figlio di Bossi no e quello di La Russa sì?
Lo vede? Passo più tempo a smentire presunte partecipazioni che a occuparmi del programma. Qui c’è troppa gente che usa l’Isola per farsi pubblicità . Ma chi è questo figlio di La Russa?
Si chiama Geronimo. Va bene, niente Bossi junior. Ma non ha pensato alla moglie Maruska, che tra tanti vip de noantri con quel nome darebbe un tocco di esotico?
Ma lasci perdere. Ho già tante gatte da pelare. Ma poi chi è questa Maruska, io non ne ho mai sentito parlare.