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Dopo anni di proteste, manifestazioni e cortei, il termovalorizzatore di Acerra è entrato in funzione. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inaugurato ufficialmente l’impianto che smaltirà circa 600 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani (due tonnellate al giorno, un terzo di quelli prodotti in tutta la regione) e che, grazie alle tecnologie di recupero del calore, potrà fornire energia a circa 200 mila abitanti grazie ad una convenzione con la Gse (Gestore servizi elettrici). “Oggi è una data storica per la Campania e per Napoli, perché” con l’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra “si esce dall’emergenza definitivamente, non si tornerà più alla situazione e alla tragedia che ha angosciato i cittadini napoletani e campani per diversi anni, perché si entra in una fase di smaltimento dei rifiuti che possiamo definire industriale”, ha affermato il presidnete del Consiglio Silvio Berlusconi.
Ad aprire la cerimonia di Acerra un “fuori programma”. Anzi, un programma a sopresa: è stato infatti mandato un video di AnnoZero, il talk show televisivo di Michele Santoro spesso critico con Berlusconi. Stavolta però il governo ha utilizzato un video che mostra la drammatica situazione dei rifiuti nel maggio del 2006.
“L’impianto che andiamo ad inauguare oggi” ha rivendicato il premier “è stato fortemente voluto da me e dal Governo contro tutta una serie di resistenze delle popolazioni locali, gli interventi della magistratura, una tragedia e un calvario. È un impianto straordinario e complesso, sarà bissato e triplicato in Campania, anzi vorremmo addirittura realizzarne altri quattro, è un impianto modernissimo che non dà inquinamento dell’aria, è straordinario da vedere. Spero” ha concluso Berlusconi “che la televisione abbia il tempo di far vedere agli italiani come sono gli impianti di smaltimento dei rifiuti che si possono realizzare oggi e che realizzeremo in tante altre regioni, perché questo è un problema non soltanto della Campania, ma di tutte le regioni italiane”.
Tocca poi al prefetto di Napoli Alessandro Pansa a leggere, durante la cerimonia d’inaugurazione, il messaggio inviato al presidente del Consiglio da Giorgio Napolitano. “Desidero complimentarmi con lei per il successo ed il forte impegno che ha reso possibile l’avvio dell’attività del termovalorizzatore di Acerra a conclusione di un lungo e contrastato iter” è l’elogio di Napolitano “gli ostacoli e ritardo che ne hanno negli anni scorsi frenato la realizzazione sono stati tra le cause del precipitare dell’emergenza rifiuti che ha tanto danneggiato l’interesse e l’immagine di Napoli. La prego di estendere il mio compiacimento al sottosegretario Guido Bertolaso e a tutti coloro che hanno collaborato al conseguimento di questo importante obiettivo”.
Dotato da tre linee di produzione, tre forni e tre camini, alti quanto dei grattacieli, oltre cento metri, sorge su un’area di circa 10 mila metri quadrati. I lavori di questo impianto, contestato a lungo dal ”popolo del no” sono iniziati ad agosto del 2004. Inizialmente era previsto che l’inaugurazione avvenisse poco più di tre anni dopo: nell’autunno del 2007. La svolta è arrivata a giugno dello scorso anno quando con il nuovo governo Berlusconi, l’iniziativa di portare a termine un’opera incompleta è stata presa da Guido Bertolaso. Il sottosegretario assicurò che entro 9 mesi Acerra avrebbe aperto. E così è stato.
Oggi è andata in funzione la prima linea di produzione, poi, secondo quanto previsto dalla legge, entro giugno andranno in funzione anche le altre due. Nel termovalorizzatore di Acerra finiranno ogni giorno circa 2 mila tonnellate di rifiuti, per un totale di oltre 700 mila l’anno, pari a circa un terzo di tutta la spazzatura prodotta in Campania. La spazzatura che convergerà su Acerra proviene dagli ’stir’ di Caivano e Giugliano (comuni del napoletano), da Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Casalduni (Benevento), Pianodardine (Avellino) e Battipaglia (Salerno).
Nuovo Consiglio dei ministri a Napoli per Silvio Berlusconi e il suo governo. Ma stavolta il premier – che l’artista writer napoletano, Raffo, ha ritratto in versione Superman che vola su Napoli, con il Vesuvio sullo sfondo, e in mano tiene stretti due sacchetti dell’immondizia – nella sua discesa in Campania ha dovuto affrontare non solo la questione rifiuti, ma anche la crisi dei mercati.
Durante il Cdm si è discusso del nuovo decreto legge sui rifiuti all’insegna della tolleranza zero, per fronteggiare l’emergenza e lanciare un piano per il rispetto delle regole e il decoro urbano (il cosiddetto decreto antigraffitari). Il via libera al decreto, che prevede, tra l’altro, il commissariamento dei comuni e delle province che non rispettano le norme per la raccolta e la gestione dei rifiuti, carcere e multe per chi realizza discariche abusive e getta i rifiuti per strada, è saltato e slittato però al prossimo consiglio, dopo i rilievi espressi da alcuni ministri, quelli di Lega e An. In particolare il no è venuto dal ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, contrario a punire chi inquina con sanzioni di tipo penale e ha chiesto di sostituire le sanzioni penali con quelle amministrative.
Quindi la crisi.
Sono due giorni, ovvero da quando l’altra sera il Cdm straordinario ha varato il decreto anticrisi, che il premier cerca di rassicurare l’Italia e gli italiani che non hanno nulla da temere. E anche da Napoli stessa musica: “Le nostre banche sono solide e non siamo in recessione”. E ancora: “Gli italiani abbiano fiducia”. Però il Cavaliere non ha nascosto che la crisi è davvero grave, tanto che ha sibillinamente parlato di una “possibile sospensione dei mercati internazionali per il tempo necessario di riscrivere le nuove regole”. Berlusconi durante la conferenza stampa ha spiegato che la “crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla – ha aggiunto il premier – di una nuova Bretton Woods”. In realtà lo stesso Berlusconi dopo la sua rivelazione clamorosa ha corretto il tiro: “La sospensione delle borse come strumento per affrontare la crisi economica mondiale? Al momento non c’è nulla. Tra le varie ipotesi fatte, qualcuno ha fatto questa proposta: sospendere i mercati per dare il tempo di riscrivere le regole, ma al momento non c’è nulla”. Tra le cose non certe c’è pure un G8 “possibile nei prossimi giorni”.
Quindi un’altra iniezione di fiducia nelle aziende e nei titoli italiani: “È il momento di comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore”. Insomma quello di Napoli è un Berlusconi molto razionale. Che davanti alle borse “in preda al panico e alla follia” – sono parole sue – predica la calma: “Dobbiamo essere più forti e se abbiamo azioni non bisogna venderle, ma se abbiamo soldi liquidi consiglio l’acquisto di alcune azioni”.
Nessun autunno caldo, Olimpiadi, Alitalia, dialogo con l’opposizione e manovra economica. Poi quel “gesto simbolico…”: la ramazza in mano e, per la sua settima visita a Napoli, diventa operatore ecologico.
Insomma, un Silvio Berlusconi a 360 gradi quello che si presenta nel capoluogo partenopeo e alle telecamere del Tg1 per un bilancio provvisorio dei primi cento giorni di governo.
Il Cavaliere esce a piedi dal palazzo della prefettura al termine di un lungo incontro con il sottosegretario Guido Bertolaso sull’emergenza immondizie in Campania. Il presidente del Consiglio spiega di essere tornato a Napoli oggi per lanciare un messaggio: “Le strade vanno tenute pulite”.
Ma stavolta non è il solit annuncio: il Cavaliere dà il buon esempio: si china e raccoglie un bicchiere di plastica, cartacce e altri rifiuti avvertendo che questo non deve più capitare: “Un modo”, ha aggiunto “per attirare l’attenzione di tutti sul fatto che dobbiamo essere consapevoli di dover tenere le nostre città e i nostri giardini puliti come le nostre case, perché è nelle città che passiamo gran parte del nostro tempo”. Assediato dalla stampa, da fotografi e tv il Cavaliere a fatica, protetto da un cordone di forze di polizia e dagli uomini della sua scorta, percorre i pochi metri che lo portano a piazza Carolina. Subito scatta il parapiglia. Il premier si mischia nella folla e fa il giro dell’edificio, fermandosi a scambiare alcune battute con curiosi e passanti assiepati dietro le transenne, ammettendo che sulla crisi dei rifiuti in Campania c’è ancora tanto da lavorare, ma la fase d’emergenza è ormai superata. In particolare, il Cavaliere lancia un appello: “Non bisogna opporsi alla costruzione di discariche e del termovalorizzatore. Si sono fabbricate tonnellate di rifiuti, ma anche tonnellate di menzogne sul fatto che un termovalorizzatore e una discarica inquinino l’atmosfera e l’ambiente”.
Poi gli altri temi. “Avevamo promesso più sicurezza” osserva “e abbiamo fatto provvedimenti che danno più sicurezza. Avevamo promesso di aiutare le famiglie, ed abbiamo abolito l’Ici”. In più, “abbiamo approvato con una mossa rivoluzionaria una legge di bilancio per i prossimi tre anni. Una finanziaria rivoluzionaria perché evita incrementi di spesa, taglia i privilegi e non comporta nessun aumento di tasse”.
Promesse mantenute che terranno il governo al riparo da un autunno caldo: “Non ci sarà nessun autunno caldo per le forze politiche”, osserva il premier a Napoli. “L’opposizione può manifestare contro la finanziaria, ma è come manifestare contro la grandine”. E davanti allae telecamere del Tg1 precisa che la manovra “non mette le mani nelle tasche dei cittadini”. E forse, dice: “non saranno felici quelli a cui abbiamo tagliato. Ci sarà una svolta rispetto alle politiche del governo precedente che ha fatto politiche di spesa”.
Sull’auspicio del capo dello Stato a un ritorno a un clima sereno fra le forze politiche “è anche il mio”, commenta il presidente del Consiglio. “Per avere un dialogo – aggiunge – bisogna avere rispetto degli altri e comportamenti leali” fra gli schieramenti. “E questo finora non si è verificato con l’opposizione. Se le cose cambieranno saremo felici. Altrimenti andremo avanti a realizzare le riforme promesse agli elettori”. E il primo banco di prova sarà proprio, alla ripresa dopo la pausa estiva, il federalismo: tema che il governo conta di agganciare alla legge finanziaria con il disegno di legge collegato.
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Di Carlo Puca
Ecco il sole che scalda l’anima e il vento che profuma di mare. È allegra andante la Napoli di piazza Plebiscito, là dove si affaccia la task force di Guido Bertolaso. Sono una squadra e si vede. Uomini e donne indossano tutti la stessa maglietta della Protezione civile, che sembra quella della Nazionale di calcio. C’è energia, ci sono le lavagne, i computer, le mappe. E fogli Excel aggiornati con minuzia. Sono i fogli dei conti. Perché stavolta i soldi sono misurati, il tempo delle spese pazze è finito. Lo spreco del passato è agli atti del Parlamento, non è una voce di popolo. Nella scorsa legislatura la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ha quantificato in 780 milioni l’anno la spesa corrente prodotta dall’emergenza campana. Quattordici anni di crisi equivalgono a un paio di Leggi finanziarie. Risultati? Praticamente nulli. Ecco perché si è arrivati al commissariamento del commissariato (il gioco di parole ci vuole). Nonostante resista nell’immaginario collettivo, il commissariato non esiste più, nella forma e nella sostanza. Abolite le consulenze d’oro, aboliti i fannulloni, abolite le spese di rappresentanza, pure il caffè si paga di tasca propria. Tutto deciso dalla struttura di Bertolaso.
Si chiama così: sottosegretariato per l’emergenza rifiuti. È diviso in sette “uffici di missione”: coordinamento gestione emergenziale; tecnico-operativo impiantistica; comunicazione; finanziaria; amministrativo-legale; gestione contenzioso; consorzi di bacino. Ogni missione ha un capo, tutti i capi riferiscono a Bertolaso. I costi? Bassi per la complessità della faccenda. La lista della spesa è contenuta in una legge, la numero 123 del 14 luglio 2008. È la legge che istituzionalizza il fondo per l’emergenza rifiuti. La dotazione generale è di 150 milioni di euro. Poi ci sono le specifiche. Appena il 10% “è destinato alla copertura delle spese correnti”. Quaranta milioni di euro servono per il completamento del termovalorizzatore di Acerra, inclusi i denari per i fornitori che vantano crediti con le società appaltatrici. Dieci milioni 900 mila euro sono per “la riconversione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti in impianti per il compostaggio e la raccolta differenziata”. L’investimento più consistente, 84 milioni, è per l’attivazione di nuove discariche. Altri soldi sono per la forza lavoro, per la quale “viene stimata una spesa pari a 12 milioni di euro”. Aggiunta qualche voce minore, restano 2.740.500 euro per “possibili nuove maggiori esigenze, acquisizione di cave e siti, indennizzi”.
A questo capitolo andrebbero poi sommati “gli importi derivanti da eventuali minori spese per gli altri interventi”. Insomma, si ipotizza di risparmiare qualcosa. Difficile. Al momento l’unico risparmio sicuro è l’Esercito: elmetto e sacchetto, soldato perfetto. Anche perché è “gratis et amore Dei”. “Impiegato per lo svolgimento delle attività di vigilanza e protezione, il personale delle forze armate agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza ” recita la legge. Ma, attenzione, “senza compensi aggiuntivi”. Giusto così, “mica siamo in guerra” dice il generale Carlo Gibellino, a guida del 2° comando delle forze di difesa. “Questa storia della militarizzazione del territorio è una sciocchezza”.
Ma passare dall’Iraq alla spazzatura non è una “diminutio “? “Per carità, va benissimo, ci sentiamo utili”. In effetti quella dell’Esercito in Campania è una storia tutta da scrivere. Soldati e caporali della Brigata Garibaldi, ragazzi che hanno fatto le guerre vere, con elmetto e moschetto, si chiamano Calì, Infernola, Fasciato. Cognomi del Sud. Tra meridionali, soldati e presunti nemici hanno socializzato alla grande. “Hanno cominciato offrendoci un caffè” racconta Gibellino, l’unico nordico su piazza, “siamo passati ai fax di ringraziamento e stiamo finendo con le cittadinanze onorarie”. Perché nel Mezzogiorno la gente si fida, il militare in famiglia è un classico. E poi i soldati di guardia alle discariche hanno bloccato i camion carichi di rifiuti radioattivi e denunciato i mandanti.
È accaduto a Sant’Arcangelo a Trimonte, 600 anime nel Beneventano profondo. Qui ad aprile i trattori bloccavano le strade. Dopodiché si è manifestato l’imponderabile per queste terre di moti e ribellione. Il sindaco si è fidato e ha scelto di entrare nella gestione della discarica. Controllerà la qualità dei rifiuti, incasserà le royalty sulla spazzatura e darà lavoro a un sacco di gente del posto. Redditi fissi e garantiti. Sant’Arcangelo ora ha pure i requisiti per concorrere all’”Accordo di programma strategico per le compensazioni ambientali in Campania”. Si tratta di 526 milioni cofinanziati da Regione Campania e ministero dell’Ambiente. Sono a disposizione dei 37 comuni individuati come sedi di discariche, termovalorizzatori, siti per lo stoccaggio delle ecoballe e impianti di produzione di cdr. La compensazione e le bonifiche erano i buchi neri dello Stato in Campania, l’anello più leso nella collana di promesse mancate. Per intenderci: Savignano si prende i rifiuti, ma poi va risarcito. E con una decina di milioni di euro può diventare la Svizzera dell’Irpinia.
Finora era stato promesso a tutti di diventare come la Svizzera. Hanno avuto soltanto i rifiuti. La svolta tecnica è proprio la legge 123, che offre opportunità a tutti i livelli. Per esempio, prevede che i due nuovi termovalorizzatori di Santa Maria La Fossa e di Napoli “possano essere realizzati da imprese specializzate in regime di project financing”: chi paga l’impianto si prende la gestione. E ci guadagna. Basta far di conto. Una tonnellata di petrolio equivale a 6,841 barili. Un barile costa intorno ai 120 dollari, che corrispondono a circa 77 euro. Perciò 1 tonnellata di petrolio vale più o meno 500 euro. L’Italia ogni anno consuma 1.788 milioni di barili, in gran parte importati. Puntualmente, la nostra bilancia commerciale energetica è disastrosa. Una ecoballa composta di rifiuti trattati pesa approssimativamente 1,4 tonnellate. Dalla sua combustione si ottengono circa 700 chilowattora. Pur saltando un bel po’ di noiosi dettagli tecnici, il risultato non cambia: bruciando 4 tonnellate di rifiuti trattati si ottiene la stessa energia prodotta da 1 tonnellata di petrolio. Dunque, in termini economici, una ecoballa non vale meno di 170 euro. Con la differenza non marginale che il petrolio lo importiamo; i rifiuti campani, invece, abbiamo lottato per esportarli. Pagando. È il mondo alla rovescia.
Uno dei lavori più oscuri del sottosegretariato all’emergenza è il censimento delle ecoballe parcheggiate in Campania. Il dato parziale, non ufficiale, è impressionante. Tra capannoni, siti di stoccaggio e ricoveri di fortuna, le ecoballe accatastate sarebbero circa 6 milioni. Valore commerciale: almeno 1 miliardo di euro. L’oro di Napoli. Tuttavia, il forziere rischia di rimanere sotterrato per chissà quanto tempo. La colpa non è soltanto dei termovalorizzatori che ancora non ci sono. Il capoprogetto di Acerra, l’ingegnere Rodolfo Delia, giura: “La messa a regime della prima linea è per il febbraio 2009. Peccato, se le inchieste giudiziarie non ci avessero fermato, l’impianto sarebbe già in funzione”.
E intanto avanzano i pretendenti per la gestione, le società A2A e Actelios. Buon segno. Per gli altri tre inceneritori la programmazione sta filando liscia. Salerno in particolare promette benissimo: l’apertura è prevista entro 30 mesi. Pochi? I soldi ci sono. E ci hanno messo la faccia in troppi: Silvio Berlusconi, il sindaco Enzo De Luca, il governatore Antonio Bassolino, lo stesso Bertolaso. È questione di onore. Allora che cosa blocca l’utilizzo delle ecoballe prodotte dalla Fibe tra il 2001 e il 2005? Il sequestro disposto dalla magistratura partenopea. L’accusa dei pm è che conterrebbero troppa acqua, il 32% a fronte del 25 standard. Ma nella Germania rigorosa e ambientalista ecoballe di tipo umido già le bruciano, con garanzia di qualità. Napoli è comunque complicata. Almeno per ora. Nel frattempo, il governo è impegnato nella “fase 2″, che poi significa un bel po’ di educazione civica e “la rivoluzione culturale della raccolta differenziata” (parole di Bertolaso). Sarebbe infatti da illusi pensare che la svolta tecnica corra parallela a quella antropologica. Il malcostume resiste, eccome. Gli esempi sono tanti. Un paio li racconta Marcello Fiori braccio destro di Bertolaso. “La Campania è tecnicamente pulita, ma mancano ancora alcuni dati, non per colpa nostra.
Abbiamo inviato un fax ai 551 comuni della regione chiedendo se presentavano situazioni di criticità. In 490 hanno replicato che è tutto in ordine. Gli altri sono missing, evidentemente non hanno problemi. Però non ci hanno nemmeno risposto, collaborazione istituzionale zero”. Ancora: “Su Napoli abbiamo stilato una mappa di 100 siti sporcati dai rifiuti speciali, sui quali per legge non siamo competenti. L’Asia, la municipalizzata di Napoli, ci ha promesso che entro qualche giorno provvederà. Aspettiamo fiduciosi. Ma il dato è che c’è ancora chi continua a sversare lavatrici, copertoni e veleni vari”. L’ultimo esempio di malcostume arriva dall’elicottero antimonnezza. Col teleobiettivo in azione, la protezione civile cerca dall’alto piccoli e grandi”untori”. Fotografa loro e le loro targhe e poi li denuncia. Uno è in azione sul corso principale di Pianura: guanti in pelle per non contaminarsi le mani, abbandona folli schifezze per strada. Quell’uomo non merita il profumo del mare, la sua anima è di diossina.
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”Abbiamo fatto il primo Consiglio dei ministri a Napoli 58 giorni fa e oggi sarò orgoglioso di dire che i rifiuti per strada non ci sono più”.
Berlusconi è convinto del successo delle operazioni di smaltimento dei rifiuti nel capoluogo campano e lo dice a gran voce da Roma, all’assemblea della Coldiretti e già pensa al Consiglio dei ministri che, nel pomeriggio, terrà nel capoluogo partenopeo.
Ma il premier non parla solo di Napoli, attacca il Pd per “la presenza di frange estreme e giustizialiste che molto spesso ci fanno disperare in Parlamento” e annuncia “i congressi di scioglimento di Forza Italia, Alleanza Nazionale e la nuova Dc per dare vita al Popolo della Libertà” nel 2009.
”Quello che è successo in Campania è il frutto di una follia generale che ha responsabilità nel mondo civile, politico e criminale” afferma il presidente del Consiglio, che ribadisce gli impegni presi per risolvere la situazione: “Bisogna aspettare tre anni affinché la situazione sia definitiva”, il tempo necessario per mettere a regime tutto il sistema integrato della gestione dei rifiuti, con la costruzione di quattro termovalorizzatori, il decollo, vero, della raccolta differenziata, l’apertura delle discariche. E occorre, soprattutto, che non tornino ad essere protagonisti quell’intreccio di interessi economici e politici, la cattiva gestione e gli sprechi, le proteste di piazza, che finora hanno impedito a tutti quelli che si sono trovati ad affrontare l’emergenza di vincere la battaglia.
Innegabile comunque che, rispetto ad un mese fa, la situazione sia decisamente migliorata, anche grazie all’apertura delle due discariche di Savignano Irpino e Sant’Arcangelo Trimonte. Tanto che Berlusconi ha annunciato che l’esperienza napoletana, quando tutto il sistema sarà a regime, ”dovrà essere imitata anche da altre regioni che sono lì lì ad arrivare ad una situazione di crisi come è successo alla Campania”. Insomma, Napoli da maglia nera a esempio virtuoso.
C’è spazio poi per le battute: “Spero che Ronaldinho sia bravo come il vostro presidente (Sergio Marini, ndr) ” e “sono come il Brunello, con gli anni miglioro”. E per le dichiarazioni per la platea di Coldiretti: “Come vi ho detto quando sono venuto qui a maggio, nel nostro programma abbiamo inserito tutte le richieste. Questo è stato mantenuto, a settembre discuteremo anche delle agevolazioni di cui ha parlato anche il ministro Zaia” e poi rassicura gli agricoltori: “Andremo sempre in Europa a difendere i nostri interessi, cambiando il costume del precedente Governo. Anche il ministro dell’Agricoltura sarà sempre lì in prima persona per difendere gli interessi dell’Italia”.
Discuti nel FORUM: “Napoli sgombrata dalla spazzatura, un altro successo di Berlusconi?”
Sono in tutto 1.081 i Comuni ricicloni d’Italia. La stragrande maggioranza (968) sono al Nord, ma ce ne sono anche al centro (42) e al Sud (71: 39 in Campania, 31 in Sardegna - che nel 2007 ha raggiunto una percentuale regionale di raccolta differenziata del 27% - e uno in Calabria). Eccoli i numeri del riconoscimento annuale Comuni Ricicloni di Legambiente assegnato questa mattina a Roma ai centri con le migliori performance sul fronte gestione rifiuti. In valore assoluto è ancora la Lombardia a farla da padrona, con 364 comuni virtuosi, davanti al Veneto, con 326 e al Piemonte. Ma analizzando i dati relativi, è il Veneto a svettare in cima alla classifica, con il 56% dei comuni ricicloni.
Il Veneto si conferma la regione più virtuosa nella classifica dei comuni sopra i 10mila abitanti al Nord: i primi posti sono occupati da Sommacampagna (Verona), Valdobbiadene (Treviso), San Biagio Della Callalta (Treviso). Al centro, tra i comuni over 10mila, si mantiene in prima posizione (come nel 2007) il comune marchigiano di Porto Sant’Elpidio (Ascoli Piceno), seguito da Potenza Picena (Macerata) e Capannori (Lucca).
Al sud, a dispetto dell’emergenza rifiuti, è la Campania a farla da padrona con Bellizzi (Salerno) al primo posto, seguita da Montecorvino Rovella (Salerno) e Mercato San Severino (Salerno); al sesto e settimo posto ci sono invece due città sarde: Guspini (Medio Campidano) e Villacidro (Medio Campidano).
In termini assoluti, però, è Costigliole d’Asti, comune piemontese di circa 6.000 abitanti, a vincere il premio di “Comune Riciclone 2008″, facendo registrare, oltre al 73,09% di percentuale di raccolta differenziata, anche un indice di gestione dei rifiuti dell’86,09%. Al secondo posto della top ten si piazza Bozzolo, piccolo comune del mantovano, seguito da Ziano di Fiemme in provincia di Trento.
Il piccolo comune piemontese ha un sistema basato, fra l’altro, su 60 isole ecologiche dislocate sul territorio per la raccolta di carta, vetro, alluminio e plastica; mentre per il ritiro della frazione indifferenziata i cittadini di Costigliole pagano in funzione della quantità di rifiuti prodotta. Tra i servizi messi a disposizione ci sono la raccolta a domicilio dei rifiuti ingombranti (a pagamento) e dei pannolini (gratuito).
Brutte notizie invece dalle grandi centri urbani: nessuno è riciclone. Nemmeno Torino (unica classificata nel 2007), che viene esclusa, fermandosi al 38,8% di raccolta differenziata. Nessuna traccia di Milano che, nonostante una provincia assai virtuosa, resta al 33,7% di differenziata. Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, al nord vince Verbania, seguita da Belluno e Asti. Al centro Lucca è l’unico capoluogo di provincia ad essere riciclone (43,43% di raccolta differenziata).
Al Sud invece nessun capoluogo di provincia supera il 40% di raccolta differenziata. E le immagini delle strade napoletane invase dai rifiuti sono lì a dimostrarlo.
Il VIDEO servizio:

Sarà il quartiere di Agnano, alla periferia occidentale del capoluogo, ad ospitare il termovalorizzatore della città di Napoli. Lo ha reso noto poco fa in una conferenza stampa a palazzo San Giacomo il sindaco Rosa Russo Iervolino. La decisione è stata presa alla scadenza del termine previsto dal decreto legge in materia di rifiuti, a breve ci sarà la comunicazione ufficiale al sottosegretario Guido Bertolaso, che dovrà procedere alle verifiche del caso e dare il via libera definitivo.
“Dopo un’analisi molto lunga e molto attenta”, ha detto il sindaco, “abbiamo fatto questa scelta”. Che a molti, però, non piace, perché l’impianto sorgerebbe in una zona densamente abitata. Su questo punto il sindaco ha pochi dubbi: “Il termovalorizzatore non è una apparecchiatura mortifera”, ha precisato, “ci è parso giusto scegliere un territorio che fosse facilmente accessibile, il cui terreno non fosse inquinato. Le dimensioni dell’impianto basteranno per servire la città”. Insomma, non sarà “un bestione che bruci l’immondizia di tutte le regioni, servirà solo per Napoli”.
Il VIDEO servizio:
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Via libera alla discarica di Chiaiano: il sottosegretario Guido Bertolaso conferma le indiscrezioni degli ultimi giorni, ma - nell’incontro con gli enti locali avuto in prefettura - offre anche una serie di garanzie per rispondere alle preoccupazioni che i Comuni continuano a manifestare. Bertolaso si impegna in particolare sulle questioni della viabilità nei dintorni della discarica, e sulla tipologia del materiale che sarà sversato a Chiaiano: in una prima fase spazzatura “tal quale” e nessun’altra sostanza potenzialmente pericolosa, poi - di pari passo con l’avvio a Napoli di una seria raccolta differenziata - una quantità sempre maggiore di frazione secca, per contenere i disagi. Impegni che dovranno essere definiti nel dettaglio dal tavolo tecnico, riconvocato già per oggi per ragionare “sulle modalità di realizzazione del sito e sui problemi relativi alla gestione”. “Andremo avanti secondo un percorso che vogliano condividere con le autorità locali. Abbiamo tutte le soluzioni per rendere minimo il disagio per tutte le popolazioni interessate”, assicura Bertolaso.
La realizzazione del sito verrà fatta “a regola d’arte”, bonificando prima la cava (che, in quanto ex poligono di tiro, presenta concentrazioni di piombo superiori alla norma): i primi conferimenti di spazzatura sono previsti “entro tre mesi e non prima”, ossia il tempo necessario per un allestimento che dia le necessarie garanzie di sicurezza. Anche la cava di Chiaiano, così come le altre discariche individuate per superare l’emergenza rifiuti in Campania, verrà considerata sito di interesse strategico nazionale, e dunque presidiata dall’esercito oltre che dalle forze dell’ordine. La presenza dei militari, ricorda il sottosegretario, va considerata come un ulteriore elemento di garanzia, “perché vi sarà la massima certezza su ciò che verrà conferito”.
Altro tema che sta a cuore alle amministrazioni locali è la viabilità: le strade intorno alla cava sono spesso congestionate dal solo traffico ordinario, e si temono ripercussioni legate al passaggio dei camion carichi di rifiuti. “La discarica” è l’impegno del capo della protezione civile “non riceverà più di mille tonnellate al giorno, e si farà in modo che vengano utilizzati solo automezzi piccoli, in determinati orari, per dare meno fastidio”.
Bertolaso intende infine accelerare sulla differenziata: “Serve un serio piano già per la fine di luglio”, a Napoli, in modo che a Chiaiano possa essere sversata sempre meno frazione umida riducendo così i disagi.
Il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, da settimane in prima linea contro la discarica, considera positivamente questi impegni: “E’ importante la disponibilità a proseguire il confronto tecnico condiviso, tenendo conto di tutti i rilievi e le criticità che abbiamo segnalato”.
Analogo il commento del presidente della municipalità di Chiaiano, Carmine Malinconico. Il via libera alla discarica, insomma, non fa segnare per ora strappi tra le istituzioni: il boccone amaro che i comuni devono accettare viene bilanciato da impegni giudicati importanti, tracciando così un percorso di dialogo per superare le tensioni. Almeno con i sindaci, visto che la prima reazione dei comitati fa segnare ancora annunci di mobilitazioni di piazza. Perplessità e timori hanno suscitato al presidio antidiscarica di Chiaiano le prime notizie giunte dal vertice in Prefettura. I circa 200 manifestanti che si trovano in via Cupa dei Cani non si rassegnano all’ipotesi di apertura di una discarica in quel “buco”, profondo 80 metri, già cava utilizzata per l’estrazione del tufo giallo, che dovrebbe accogliere 700.000 tonnellate di rifiuti.
Il VIDEO servizio:
Il VIDEO di YouTube delle proteste del 29 aprile scorso:
Prima un emendamento della Commissione bocciato dall’Aula, poi un emendamento dell’Udc approvato nonostante il parere contrario di governo e relatore. È bastata la richiesta della verifica “anti-pianisti” per mandare in difficoltà la maggioranza a Montecitorio, durante l’esame del decreto rifiuti. Nel pomeriggio, però, la votazione non è stata ritenuta valida in quanto l’emendamento era “irriferibile al testo” per quanto riguarda quel punto.
L’emendamento Udc è stato votato dal Carroccio e riguarda in particolare gli stoccaggi e cancella la possibilità che la parte dei rifiuti urbani non compostata, il Cdr e quelli prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, vengano depositati in piazzole di deposito temporaneo in attesa dello smaltimento. L’emendamento è passato con 274 voti favorevoli, 224 contrari e tre astensioni. Nel Pdl erano assenti 25 deputati, mentre 40 risultavano in missione. E anche se quelli in missione abbassano il quorum, la maggioranza non è riuscita ad arginare il risultato del centrosinistra per il comportamento di voto di una parte dei deputati del Carroccio, che hanno votato insieme a Pd, Idv e Udc. Perché se in 38 hanno detto sì, in 11 hanno detto no. Mentre in otto, tra cui il capogruppo Roberto Cota, erano in missione
Esultano i centristi: ”Abbiamo bloccato lo scempio e il ‘libero mercato’ delle discariche abusive. Sono soddisfatto che un emendamento così importante sia passato non solo con i voti dell’opposizione ma anche di una parte di maggioranza”, dice Nunzio Francesco Testa del partito di Casini. Gongola anche il Pd, con il ministro ombra dell’ambiente Ermete Realacci che parla di “punti di vista divergenti” all’interno della maggioranza.
I leghisti motivano il loro voto come un “segnale” alla coalizione in vista dell’emendamento che il Carroccio vuole presentare sul decreto, che chiede che una parte dei fondi utilizzati per la risoluzione dell’emergenza siano coperti da Comuni inadempienti sulla raccolta dei rifiuti. Una misura sulla quale non c’era condivisione con il Pdl. ”Abbiamo dato un segnale costruttivo” ha detto il capogruppo leghista Roberto Cota, “credo che ora non ci saranno più problemi”.
Poi nel pomeriggio la votazione dell’emendamento Udc è stata annullata. La parte del decreto a cui si riferiva l’emendamento era stata infatti già soppressa da una precedente votazione dell’Aula. E quindi è stato erroneamente posto in votazione, come ha spiegato il presidente, Gianfranco Fini.
In serata il governo scivola un’altra volta sui rifiuti. La maggioranza è stata nuovamente battuta in aula alla Camera su un emendamento proposto dall’Idv e presentato dall’Udc all’articolo 11 del decreto sui rifiuti, riguardante la raccolta differenziata, al quale la commissione e il governo avevano dato parere contrario. L’emendamento introduce l’obbligo del concorso pubblico per le assunzioni a tempo determinato del Dipartimento della protezione civile.
Ma le tensioni tra Pdl e Lega potrebbero avere un’origine diversa: stamattina il premier Berlusconi dall’assemblea della Confcommercio aveva mandato un chiaro messaggio al Carroccio: il Trattato di Lisbona non si tocca. “L’indicazione del governo sarà quella di approvare il trattato di Lisbona “, ma il partito di Bossi, sull’Europa, non la pensa allo stesso modo e non ha mancato di annunciare la propria contrarietà. Per bocca del ministro “taglia leggi” Roberto Calderoli: “Il Trattato di Lisbona non esiste più, perché per il Trattato si richiede l’unanimità e quindi o l’Irlanda chiede di votare in favore della sua esclusione o il Trattato di Lisbona non esiste più”. Dichiarazioni poi corrette dal Senatur che assicura che la Lega Nord sarà compatta anche sul voto a favore della ratifica del trattato europeo: “Penso che lo voteremo. Se non l’avesse votato la Gran Bretagna sarebbe un trattato morto, ma avendolo votato è vivo e penso che lo voteremo anche noi”. Parola di Umberto Bossi.
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Un carico contenente rifiuti ospedalieri sul quale sono state rilevate lievi tracce di materiale radioattivo, in particolare Iodio 131, una sostanza usata in medicina e comunque non pericolosa al punto che viene somministrata ai pazienti negli ospedali, è stato bloccato all’ingresso della discarica di Savignano Irpino, inaugurato appena qualche giorno fa.
Scatta l’allarme e ne nasce un giallo, con il direttore dell’impianto, Liberato Imperato, che ha smentito la presenza di materiale radioattivo parlando solo di rifiuti impropri come bende e cateteri, e il generale Franco Giannini, responsabile del settore tecnico-operativo della struttura di Bertolaso, a confermare la scoperta.
In serata il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è complimentato con il generale Giannini sottolineando che proprio il ritrovamento di oggi “dimostra ancora una volta come nell’assolvimento dei propri compiti, in collaborazione con le forze dell’ordine, i militari impegnati a Napoli stiano svolgendo un ruolo prezioso di cui tutti gli siamo grati”.
“Questa mattina” ha detto Giannini “durante i controlli, abbiamo rilevato in un carico rifiuti ospedalieri dove c’erano tracce radioattive di Iodio 131″. A quel punto, ha aggiunto il generale, “abbiamo rimandato al sito di trasferenza di Pantano d’Acerra il carico, per consentire ai vigili del fuoco di effettuare ulteriori controlli e per cercare di risalire al responsabile dello sversamento”.
La struttura diretta da Bertolaso ha anche presentato una denuncia all’autorità giudiziaria. “È evidente” proseguono dalla struttura “che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L’episodio di oggi conferma” si sottolinea “l’accuratezza dei controlli”. I risultati conseguiti a Napoli, ha osservato il ministro della Difesa, “sono la risposta migliore a chi parla di divisioni tra forze dell’ordine e militari”, sottolineando che entrambi “sono al servizio dell’Italia per garantire la sicurezza interna ed esterna e il rispetto delle leggi, ciascuno nell’ambito dei propri compiti”.
Non lontano da Savignano, quaranta quintali di rifiuti pericolosi destinati alla Campania per essere smaltiti illecitamente, sono stati sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Montella (Avellino). Il carico era trasportato da due tir provenienti dal Foggiano e diretti in Alta Irpinia.
I benefici derivanti dallo sversamento a Savignano tardano tuttavia a farsi sentire. Se la situazione a Napoli città tende a migliorare con 1900 tonnellate di rifiuti ancora a terra, così non è per la provincia, specie per l’area flegrea e quella vesuviana. Ne risente anche il turismo degli scavi archeologici: ad Ercolano cumuli enormi sostano vicino alle Ville Vesuviane, agli Scavi Archeologici e nell’area mercatale di via IV Novembre. Il sindaco, Nino Daniele, denuncerà la grave crisi in cui versa la città vesuviana domani a Napoli nell’incontro in programma con il sottosegretario Bertolaso.
Proteste nel Casertano, infine, con un corteo antidiscarica cui hanno preso parte centinaia di persone.
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