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Prima un emendamento della Commissione bocciato dall’Aula, poi un emendamento dell’Udc approvato nonostante il parere contrario di governo e relatore. È bastata la richiesta della verifica “anti-pianisti” per mandare in difficoltà la maggioranza a Montecitorio, durante l’esame del decreto rifiuti. Nel pomeriggio, però, la votazione non è stata ritenuta valida in quanto l’emendamento era “irriferibile al testo” per quanto riguarda quel punto.
L’emendamento Udc è stato votato dal Carroccio e riguarda in particolare gli stoccaggi e cancella la possibilità che la parte dei rifiuti urbani non compostata, il Cdr e quelli prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, vengano depositati in piazzole di deposito temporaneo in attesa dello smaltimento. L’emendamento è passato con 274 voti favorevoli, 224 contrari e tre astensioni. Nel Pdl erano assenti 25 deputati, mentre 40 risultavano in missione. E anche se quelli in missione abbassano il quorum, la maggioranza non è riuscita ad arginare il risultato del centrosinistra per il comportamento di voto di una parte dei deputati del Carroccio, che hanno votato insieme a Pd, Idv e Udc. Perché se in 38 hanno detto sì, in 11 hanno detto no. Mentre in otto, tra cui il capogruppo Roberto Cota, erano in missione
Esultano i centristi: ”Abbiamo bloccato lo scempio e il ‘libero mercato’ delle discariche abusive. Sono soddisfatto che un emendamento così importante sia passato non solo con i voti dell’opposizione ma anche di una parte di maggioranza”, dice Nunzio Francesco Testa del partito di Casini. Gongola anche il Pd, con il ministro ombra dell’ambiente Ermete Realacci che parla di “punti di vista divergenti” all’interno della maggioranza.
I leghisti motivano il loro voto come un “segnale” alla coalizione in vista dell’emendamento che il Carroccio vuole presentare sul decreto, che chiede che una parte dei fondi utilizzati per la risoluzione dell’emergenza siano coperti da Comuni inadempienti sulla raccolta dei rifiuti. Una misura sulla quale non c’era condivisione con il Pdl. ”Abbiamo dato un segnale costruttivo” ha detto il capogruppo leghista Roberto Cota, “credo che ora non ci saranno più problemi”.
Poi nel pomeriggio la votazione dell’emendamento Udc è stata annullata. La parte del decreto a cui si riferiva l’emendamento era stata infatti già soppressa da una precedente votazione dell’Aula. E quindi è stato erroneamente posto in votazione, come ha spiegato il presidente, Gianfranco Fini.
In serata il governo scivola un’altra volta sui rifiuti. La maggioranza è stata nuovamente battuta in aula alla Camera su un emendamento proposto dall’Idv e presentato dall’Udc all’articolo 11 del decreto sui rifiuti, riguardante la raccolta differenziata, al quale la commissione e il governo avevano dato parere contrario. L’emendamento introduce l’obbligo del concorso pubblico per le assunzioni a tempo determinato del Dipartimento della protezione civile.
Ma le tensioni tra Pdl e Lega potrebbero avere un’origine diversa: stamattina il premier Berlusconi dall’assemblea della Confcommercio aveva mandato un chiaro messaggio al Carroccio: il Trattato di Lisbona non si tocca. “L’indicazione del governo sarà quella di approvare il trattato di Lisbona “, ma il partito di Bossi, sull’Europa, non la pensa allo stesso modo e non ha mancato di annunciare la propria contrarietà. Per bocca del ministro “taglia leggi” Roberto Calderoli: “Il Trattato di Lisbona non esiste più, perché per il Trattato si richiede l’unanimità e quindi o l’Irlanda chiede di votare in favore della sua esclusione o il Trattato di Lisbona non esiste più”. Dichiarazioni poi corrette dal Senatur che assicura che la Lega Nord sarà compatta anche sul voto a favore della ratifica del trattato europeo: “Penso che lo voteremo. Se non l’avesse votato la Gran Bretagna sarebbe un trattato morto, ma avendolo votato è vivo e penso che lo voteremo anche noi”. Parola di Umberto Bossi.
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Un carico contenente rifiuti ospedalieri sul quale sono state rilevate lievi tracce di materiale radioattivo, in particolare Iodio 131, una sostanza usata in medicina e comunque non pericolosa al punto che viene somministrata ai pazienti negli ospedali, è stato bloccato all’ingresso della discarica di Savignano Irpino, inaugurato appena qualche giorno fa.
Scatta l’allarme e ne nasce un giallo, con il direttore dell’impianto, Liberato Imperato, che ha smentito la presenza di materiale radioattivo parlando solo di rifiuti impropri come bende e cateteri, e il generale Franco Giannini, responsabile del settore tecnico-operativo della struttura di Bertolaso, a confermare la scoperta.
In serata il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è complimentato con il generale Giannini sottolineando che proprio il ritrovamento di oggi “dimostra ancora una volta come nell’assolvimento dei propri compiti, in collaborazione con le forze dell’ordine, i militari impegnati a Napoli stiano svolgendo un ruolo prezioso di cui tutti gli siamo grati”.
“Questa mattina” ha detto Giannini “durante i controlli, abbiamo rilevato in un carico rifiuti ospedalieri dove c’erano tracce radioattive di Iodio 131″. A quel punto, ha aggiunto il generale, “abbiamo rimandato al sito di trasferenza di Pantano d’Acerra il carico, per consentire ai vigili del fuoco di effettuare ulteriori controlli e per cercare di risalire al responsabile dello sversamento”.
La struttura diretta da Bertolaso ha anche presentato una denuncia all’autorità giudiziaria. “È evidente” proseguono dalla struttura “che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L’episodio di oggi conferma” si sottolinea “l’accuratezza dei controlli”. I risultati conseguiti a Napoli, ha osservato il ministro della Difesa, “sono la risposta migliore a chi parla di divisioni tra forze dell’ordine e militari”, sottolineando che entrambi “sono al servizio dell’Italia per garantire la sicurezza interna ed esterna e il rispetto delle leggi, ciascuno nell’ambito dei propri compiti”.
Non lontano da Savignano, quaranta quintali di rifiuti pericolosi destinati alla Campania per essere smaltiti illecitamente, sono stati sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Montella (Avellino). Il carico era trasportato da due tir provenienti dal Foggiano e diretti in Alta Irpinia.
I benefici derivanti dallo sversamento a Savignano tardano tuttavia a farsi sentire. Se la situazione a Napoli città tende a migliorare con 1900 tonnellate di rifiuti ancora a terra, così non è per la provincia, specie per l’area flegrea e quella vesuviana. Ne risente anche il turismo degli scavi archeologici: ad Ercolano cumuli enormi sostano vicino alle Ville Vesuviane, agli Scavi Archeologici e nell’area mercatale di via IV Novembre. Il sindaco, Nino Daniele, denuncerà la grave crisi in cui versa la città vesuviana domani a Napoli nell’incontro in programma con il sottosegretario Bertolaso.
Proteste nel Casertano, infine, con un corteo antidiscarica cui hanno preso parte centinaia di persone.
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“‘A Maronna v’accumpagni”. Così il cardinale Crescenzo Sepe, arcivescovo di Napoli, ha salutato Silvio Berlusconi al termine di un incontro definito “proficuo” tenutosi presso la curia partenopea. Il presidente del consiglio è tornato a Napoli per portare avanti il piano sui rifiuti varato nel consiglio dei ministri del 21 maggio scorso.
È la terza visita in venti giorni da parte del presidente del consiglio, che dimostra di non voler affatto demordere anche perché - è la sua convinzione - ne va l’immagine del governo. Quindi occorre un altro sforzo perché siamo vicini alla soluzione, ha spiegato anche ad alcuni suoi collaboratori nel presentare le nuove “tappe” del piano per mettere definitivamente fine all’emergenza rifiuti in Campania. Per prima cosa il premier, spiegano fonti parlamentari campane del Pdl, avrebbe intenzione di dare il via libera ad una sorta di “raccolta straordinaria” della monnezza utilizzando migliaia di uomini anche perché in questi giorni la città partenopea è di nuovo invasa dai rifiuti.
Il presidente del Consiglio conferma anche che entro luglio “finirà l’emergenza”, mentre, ha spiegato, per quanto riguarda la discarica di Chiaiano “c’è una azione risolutrice” anche se “la perizia tecnica arriverà tra pochi giorni”. Il premier inoltre ha ribadito che il termovalorizzatore di Acerra sarà pronto entro l’anno: “Abbiamo strumenti per agire tempestivamente”, dice il premier lamentandosi però del fatto che “per l’inizio dei lavori i tempi sono angoscianti”. Berlusconi ha infine puntato il dito contro la “trafila burocratica” e ha poi ringraziato sia il commissario De Gennaro sia il prefetto Pansa.
Il capo del governo ha poi spiegato il compito dell’esercito italiano che dovrà fornire il sostegno “logistico a enti comandi e unità”. Tra gli ulteriori compiti assegnati “la progettazione, l’allestimento, l’apertura e la messa in esercizio di nuovi impianti”, “la valutazione ambientale degli impianti realizzati e da realizzare”, “la gestione tecnica degli impianti ex-Cdr”, “la vigilanza e la protezione dei cantieri e siti”, “l’attività negoziale e la tenuta della contabilità speciale e del pagamento spese sostenuta dai reparti dell’esercito”.
Il premier ha sottolineato che entrambi i corpi dello Stato sono qui per “risolvere un’emergenza” che è diventata di fatto “una follia, che non si ripeterà più”. “L’esercito è qui a svolgere il suo compito per risolvere questa emergenza. Il suo utilizzo è necessario non solo per la guardia degli impianti, ma anche per la direzione tecnica”, dice il premier. “Abbiamo il conforto di vedere che i provvedimenti varati sono l’unica via possibile per uscire da questa emergenza, non ci sono altri soluzioni”, aggiunge il premier.
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Situazione tranquilla al presidio antidiscarica di Chiaiano, a Napoli, dopo la tregua tra il sottosegretario all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, e gli amministratori locali. Intanto le intercettazioni disposte dalla procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri tra polizia e manifestanti che si oppongono all’apertura di una discarica a Chiaiano, a Napoli, mostrano che esponenti di un clan camorristico hanno soffiato sul fuoco della protesta.
Stigmatizzata dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che però non si dice d’accordo a impiegare l’esercito in funzione di tutela dell’ordine pubblico nell’emergenza dei rifiuti perchè è sufficiente l’intervento della Polizia e delle forze dell’ordine. Infatti, secondo il ministro: “diverso è l’uso dell’esercito per presidiare siti come è stato in Sicilia per la missione Vespri siciliani”. Quanto alle discariche individuate in Campania per far fronte all’emergenza rifiuti, Maroni è convinto che “polizia e forze dell’ordine sono in grado di garantire l’ordine pubblico”.
Sul tema oggi è intervenuto anche il segretario del Pd, Walter Veltroni: “Bisogna cercare di evitare l’uso della forza il più possibile - ha detto - il problema i risolve con il senso di responsabilità di tutti. Ma perchè si risolva si deve spezzare quello che è il filone principale di tutti gli atteggiamenti ideologici: dire di no perchè la cosa riguarda me e il mio giardino”.
La situazione a Chiaiano intanto si mantiene tranquilla. E tranquillo è il clima al presidio anti-discarica. Sul posto ci sono piccoli gruppi di persone, mentre qualcuno ha provveduto a ripulire la zona dai vetri che erano rimasti a terra. Resta, però, la barricata di cassonetti, che dovrebbe essere rimossa per consentire l’ingresso domani alle 7 dei tecnici per l’avvio dei carotaggi nelle cave destinate a ospitare la discarica. Le forze dell’ordine, presenti nella zona, stanno monitorando la situazione.
Sono stati nominati, sempre oggi, anche i cinque esperti e i tre uditori che, su indicazione degli enti locali e dei comitati di cittadini, faranno parte del tavolo tecnico deciso dal sottosegretario Guido Bertolaso per effettuare le verifiche e le indagini all’interno del sito di Chiaiano. Si tratta di Giovanni De Medici (docente di idrogeologia e geologia applicata, alla Federico II di Napoli), Franco Ortolani (docente di geologia e direttore del dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio alla Federico II), Aldo Loris Rossi (ordinario di Progettazione architettonica ed ambientale alla Federico II), Cosimo Barbato (esperto in materia di inquinamento di matrice ambientale), Angelo Spizzuoco (ingegnere geotecnico) e degli uditori Domenico Cicchella (geochimico dell’Università del Sannio), Maurizio Cice (geologo) e Rodolfo Napoli (ordinario di ingegneria sanitaria ambientale presso la Parthenope).
Accordo raggiunto. Alla fine passa la linea del governo: martedì alle sette del mattino i tecnici entreranno nella cava di Chiaiano per le indagini tecniche preliminari alla costruzione della discarica. Ma bisogna vedere quanto la piazza protagonista degli scontri dei giorni scorsi rispetterà gli impegni presi dopo cinque ore di riunione nella prefettura di Napoli tra il sottosegretario Guido Bertolaso e gli amministratori di Chiaiano e dei Comuni limitrofi: fino a ieri i cittadini e i comitati di protesta si erano detti contrari anche alla possibilità di carotaggi. Nella nota scaturita al termine dell’incontro, e firmata anche dai comitati di protesta, si dice che verrà costituito il tavolo tecnico a cui parteciperanno gli esperti dell’Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania) e quelli indicati dalle comunità locali (oltre a Chiaiano, i Comuni di Marano, Mugnano e Calvizzano) e dai comitati dei cittadini, oltre a cinque cittadini. Unica condizione posta dai manifestanti: ”All’interno del sito per i carotaggi dovranno entrare soltanto mezzi civili”.Cantano comunque vittoria i sindaci e i comitati della zona: “Dopo le tensioni dei giorni scorsi in cui abbiamo sperimentato un atteggiamento di chiusura totale, apprezziamo molto la volontà del sottosegretario Bertolaso di riportare il confronto sul tavolo tecnico e dei dati oggettivi” dice il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta. “Una via d’uscita a questa vicenda potrebbe venire proprio dalle verifiche tecniche” aggiunge il presidente della municipalità di Chiaiano, Carmine Malinconico. E se anche le analisi non ci dessero ragione, chiederemo la riapertura del tavolo per discutere dei problemi socioambientali che impediscono una discarica in quella zona”.
Qualcosa di più si capirà comunque nelle prossime ore quando i manifestanti decideranno se rimuovere o meno i blocchi stradali e le barricate lungo via Cupa di Cane. E la stessa presenza della polizia e dei carabinieri, che rimarranno a presidiare la zona, è la conferma che la tregua raggiunta è molto fragile. I comitati avevano infatti chiesto che le forze dell’ordine si allontanassero dal quartiere: una proposta che non è neanche stata presa in considerazione dalle autorità istituzionali.
Dal canto suo Guido Bertolaso, sottosegretario per l’emergenza rifiuti, non parla. Eppure chi ha partecipato alla riunione ha ribadito che il suo atteggiamento è quello annunciato mercoledì scorso a Napoli dallo stesso Berlusconi: lo Stato, stavolta, non arretrerà. L’unico impegno preso da Bertolaso con gli amministratori locali (e ripetuto anche nei giorni scorsi) nella nota congiunta è che la realizzazione della discarica di Chiaiano, ma anche di quelle nelle altre zone indicate nel decreto, “è subordinata a tutte le indagini tecniche, nel pieno rispetto della normativa comunitaria di settore, nonché di tutte le prove tecniche che il tavolo riterrà necessarie, sempre nel rispetto della normativa europea”.
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L’elenco delle dieci discariche è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale: il decreto di misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania, ora in vigore, prevede che lo stato di emergenza cessi il 31 dicembre 2009. Saranno quattro i termovalorizzatori: bruceranno i milioni di ecoballe nelle campagne campane. Ma già divampa la protesta a Chiaiano, quartiere di Napoli indicato nel provvedimento per lo sversamento dei rifiuti. Per Guido Bertolaso, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rifiuti saranno necessari ”trenta mesi, tanta collaborazione, tanta determinazione e tanta umiltà, ma la strada per la soluzione dell’emergenza rifiuti in Campania è stata tracciata”.
Le discariche saranno distribuite nelle cinque province campane: due nel salernitano (Serre), due nell’avellinese (Andretta e Savignano Irpino), due nel casertano (Caserta e Santa Maria la Fossa), due nel napoletano (Terzigno), una nel beneventano (Sant’Arcangelo Trimonte), e una nel capoluogo partenopeo, a Chiaiano. Ieri Guido Bertolaso, sottosegretario all’Emergenza, ha dichiarato che la situazione è “estremamente critica”: “Sono molto preoccupato” ha osservato il capo della Protezione civile “e non posso essere ottimista come un anno fa, perché le vie d’uscita, stavolta, sono molto più complicate”. Secondo Bertolaso è giunto il momento di chiuderla “con le favole: quella del fos, che è solo immondizia triturata, quella delle ecoballe, che sono come il tal quale, quella dei Cdr, che sono impianti che non producono nulla”. Il capo della Protezione civile ha chiarito le modalità di impiego dei militari, sottolineando che non “avranno regole d’ingaggio perché il loro compito sarà di “sorveglianza, tutela e protezione dei siti”. Ma ha precisato che le discariche saranno luoghi di interesse strategico: “Se qualcuno tenta di violarle” sottolinea il sottosegretario all’Emergenza “paga le stesse conseguenze che se tenta di entrare in una caserma dell’esercito”. Spetterà invece alle forze dell’ordine “confrontarsi” con le contestazioni.
Intanto nel quartiere napoletano di Chiaiano divampa la protesta contro la discarica: in occasione del tentativo di rimozione del bus dato alle fiamme dai manifestanti, gli agenti di polizia sono stati aggrediti, oltre che con il lancio di grosse pietre, anche con numerose bombe carta. E una molotov è stata lanciata sotto l’autobus. Inoltre, a terra, sono state trovate tre bottiglie molotov e tre con acqua e benzina. Un ragazzo è rimasto ferito cadendo da un parapetto e precipitando da un’altezza di cinque o sei metri. Ma, secondo fonti della questura, la caduta sarebbe stata accidentale e lontana dal luogo degli scontri. Tra le forze dell’ordine, un agente della mobile è ustionato in seguito al lancio di una Molotov e un funzionario di polizia è contuso.
Oltre cento persone, dopo le proteste nella serata di ieri, sono rimaste per l’intera notte a presidiare le strade di accesso verso il luogo indicato per lo sversamento dei rifiuti. Tre gli arrestati dopo i disordini scoppiati nella serata di ieri: il tribunale di Napoli ha convalidato i fermi. Altre tre persone sono state denunciate e rilasciate la scorsa nottata: per loro l’accusa è di resistenza. E si aggrava il bilancio tra le forze dell’ordine dopo gli scontri di ieri: sono rimasti feriti sei agenti della polizia, tra cui un funzionario, un carabiniere e un militare della guardia di finanza. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha rivolto un appello ai cittadini: “Era prevedibile una reazione di questo tipo, la capisco, ma è interesse di tutti porre fine a questa vera e propria tragedia nazionale”.
Il video di un blocco stradale a Chiaiano durante la notte di ieri
Non cerca rivincite o vendette personali dice il neo sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso (aggredito dai manifestanti campani, dimissionario dalla carica di commissario durante l’era Prodi e rimesso in campo dal governo Berlusconi). Piuttosto, dovrà cercare di convincere i cittadini campani, con una serie di riunioni con i vertici degli enti locali, che “il tempo delle proteste è finito”. Compito più difficile quest’ultimo per il capo dipartimento della Protezione civile: i manifestanti sono pronti e appena saranno ufficializzati i siti, la mobilitazione scatterà.
L’altro nemico di Guido Bertolaso si chiama caldo. “Stiamo affrontando una situazione molto difficile, peggiore di quella dell’anno scorso” dice il sottosegretario. Che davanti ha poco tempo: “Entro l’estate l’emergenza finirà. Intanto dobbiamo liberare le strade perché è già previsto un cambiamento della situazione climatica con temperature in aumento”.
Mentre l’altro componente del ticket anti rifiuti, il commissario Gianni De Gennaro è rimasto a Napoli ed ha continuato gli incontri con i vari sindaci per risolvere la situazione, Bertolaso ha visto i vertici delle Forze armate e i rappresentanti delle Forze dell’ordine: incontri operativi per definire i dettagli degli interventi da attuare nei prossimi giorni, i compiti da assegnare, i contingenti da impiegare. “Lavoreremo per accelerare le cose da fare”, assicura Bertolaso, ribadendo che Berlusconi aveva parlato di 30 mesi per avviare un ciclo dei rifiuti efficiente. “Dobbiamo farla finita con questa vergogna” insiste Bertolaso. “È finito il tempo delle proteste. Lo Stato è stato troppe volte umiliato: da nessuna parte si vedono i vigili del fuoco oggetto di lancio di pietre mentre fanno il loro lavoro”.
La raccolta straordinaria va avanti. Soltanto l’altra notte a Napoli sono state rimosse 700 tonnellate di rifiuti mentre circa 2000 ne restano per le strade. Ed in provincia è peggio. Si prosegue con l’invio dei rifiuti in Germania dove ogni settimana arriveranno tre o quattro treni dalla Campania, fino all’esaurimento della quantità concordata di 30.000 tonnellate di rifiuti domestici previsto in 10 settimane. “Non si può continuare a spendere 250 euro a tonnellata per trasportare i rifiuti in Germania” avverte però Bertolaso. “Occorre aprire le discariche e riprendere il lavoro sui termovalorizzatori”.
Tutti i comuni devono presentare il piano per la raccolta differenziata entro 30 giorni. Chi non rispetta la scadenza sarà commissariato e pagherà una penale salata, subendo una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento rifiuti. L’attuazione della differenziata dovrà superare il 50 per cento entro il 2010.
Per Napoli la scadenza è più dura. Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, deve individuare il sito dove piazzare il termovalorizzatore sempre entro 30 giorni. Altrimenti la questione verrà decisa direttamente da Bertolaso. Il sindaco Rosa Iervolino manderà una delegazione a visionare il termovalorizzatore di Brescia per una valutazione di impatto sul territorio.
Sono tre gli altri termovalorizzatori, che attraverso il decreto verranno militarizzati come aree di interesse strategico. Acerra dovrebbe diventare operativo entro l’inizio dell’anno prossimo. A Salerno il sindaco Vincenzo De Luca (Pd) ha individuato un sito (Cupa Siglia), i fondi sono disponibili per metterlo in funzione entro 30 mesi. A Santa Maria la Fossa (Caserta) si sta studiando l’impatto ambientale.
In merito ai siti che saranno interessati da nuove discariche, Bertolaso ha spiegato di aver “messo dentro tutti i siti possibili, tutti quelli che possono essere utilizzati, una rosa, uno spettro”. Il sottosegretario spiega anche che “non è detto però che tutti i siti indicati vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. “Mi risulta che il decreto sia arrivato al Quirinale, quindi stasera o domani mattina sarà in Gazzetta. Ringrazio i miei colleghi”.
Il decreto legge che contiene il piano per l’emergenza rifiuti in Campania è intanto arrivato alla firma del Capo dello Stato e entro sabato dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nonostante le “resistenze di alcuni burocrati che non vedono bene che il capo della Protezione Civile si occupi anche dei rifiuti”.
Stando a quanto ha fatto intendere dal sottosegretario, tra i siti individuati per la realizzazione delle discariche in Campania c’è anche Chiaiano, a Napoli. “Nel testo” dice il sottosegretario “ci sono tutti i siti possibili ma non è detto che tutti questi vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. Su Chiaiano, ha aggiunto, “c’è un’ordinanza che ha chiesto all’Arpac di fare caratterizzazione del territorio e questo al momento è lo stato dell’arte”. “Starò attento, anche perché Serre ha già dato” ha detto invece Bertolaso rispondendo a una specifica domanda sull’ipotesi ventilata dell’apertura di una seconda discarica in località Valle della Masseria, nel comune salernitano. Proprio su Valle della Masseria si consumò l’anno scorso un braccio di ferro tra Bertolaso e l’allora ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che appoggiava le proteste della popolazione. Altre due discariche saranno attive entro giugno, e saranno una in provincia di Avellino e una in provincia di Benevento.
Conto alla rovescia anche per l’impiego dei militari a sorveglianza dei siti collegati all’emergenza. Il sottosegretario ha già incontrato il capo di Stato maggiore della Difesa, mentre il capo dell’Esercito ha oggi garantito che la Forza armata farà ”come sempre, il proprio dovere”, anche se l’addestramento rischia di risentirne. Però il Cocer, il sindacato con le stellette, avverte: prima di tutto occorre definire lo status giuridico dei militari. I quali, come per l’Operazione Domino (che dall’ottobre 2001 a giugno 2006 ha impiegato un numero variabile di militari, da 1.000 a 4.000, per la protezione di obiettivi a rischio di attacchi terroristici, ndr), potrebbero vedersi assegnate alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. Anche se lo stesso Bertolaso ha spiegato che nonostante il governo abbia deciso di far diventare le discariche “siti di interesse strategico nazionale” ha assicurato anche che “non è una vera militarizzazione”.
Quindi, in che cosa consisterà questa vigilanza? “Le discariche” ha risposto Bertolaso “non possono essere terra di nessuno e oggetto di contestazioni futili: le forze dell’ordine avranno la responsabilità di garantirne la salvaguardia e le forze armate concorreranno”. E i militari che dicono? “Più attività extra dai compiti militari facciamo, più limitazioni abbiamo nell’attività addestrativa”, ha spiegato il generale Fabrizio Castagnetti, capo di Stato maggiore dell’Esercito, incalzato dai giornalisti.
Ma subito ha aggiunto: “Siamo al servizio del Paese, del governo, e faremo il nostro dovere come sempre”. Ci sono uomini sufficienti? “I numeri li troviamo, se lo dobbiamo fare. Ci mancherebbe altro. Ci è stato chiesto di vigilare determinate infrastrutture che erano sorvegliate dalle forze dell’ordine per permettere di liberare proprio risorse di Polizia e Carabinieri”.
Dunque, quale status per i militari di guardia alle discariche? È forse la questione più delicata su cui i tecnici si sono confrontati in queste ore. L’ipotesi è quella di attribuire ai soldati alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. In particolare, gli uomini delle Forze armate impiegati in questi compiti potevano, in base alla legge e alle direttive dei Prefetti, “identificare e trattenere sul posto persone e mezzi di trasporto per il tempo strettamente necessario a consentire l’intervento di agenti delle forze dell’ordine”. Più o meno quello che dovrebbe avvenire anche nel caso delle discariche.

Gianni De Gennaro, dall’inizio dell’anno commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, lo aveva promesso: entro maggio la grave situazione campana verrà risanata. In realtà, i roghi (e le polemiche) continuano, l’emergenza è sempre sullo zerbino e a volte sfocia in scene di guerriglia urbana. La crisi dei rifiuti, ormai cronica in alcune aree della Campania, ricade in tutta la sua drammaticità sulle spalle dei cittadini.
Al momento, infatti, a pagarne le maggiori conseguenze è proprio la popolazione del napoletano. Può sembrare assurdo, ma i cittadini partenopei per questo insopportabile disagio pagano anche un altro prezzo elevato. Una recente inchiesta di Altroconsumo evidenziava come la Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani, per i residenti a Napoli sia più cara rispetto alla media nazionale. Senza una buona giustificazione, visto lo stato delle cose.
Una buona gestione degli scarti della nostra quotidianità (materia organica, vetro, carta, plastica…), oltre a ridurre l’impatto ambientale negativo dei rifiuti, avvantaggia le casse comunali e, quindi, anche le tasche dei cittadini. In altre parole, una politica virtuosa della raccolta della spazzatura urbana si concretizza anche nella riduzione delle spese che le famiglie devono sostenere per lo smaltimento.
La gestione dei rifiuti, più di altri servizi di pubblica utilità, è strettamente legata alla struttura e alla natura del territorio: per questo le regioni hanno l’obbligo di essere autonome in questo campo. La Campania su questo è molto indietro. Sulla carta il piano di smaltimento rifiuti esiste e sembra essere adeguato, ma non viene applicato per una serie di problemi di ordine pubblico e politico.
L’emergenza rifiuti in Campania richiama responsabilità alle quali chi governa il territorio non si può sottrarre. Questo significa che oggi il problema va risolto in pratica, e domani chi ha avuto colpe e responsabilità deve rimediare all’offesa arrecata alla regione Campania e a tutto il Paese.
Per uscire dalla crisi servono provvedimenti immediati: pulire le strade dai rifiuti con l’esercito, aprire le discariche esistenti, mettere a disposizione quelle di altre regioni. Tutti si devono assumere una parte di responsabilità. Una volta passata l’emergenza, bisognerà ripensare in modo sostanziale alle politiche di gestione dei rifiuti. A parte i casi di particolare emergenza, secondo Altroconsumo la discarica deve essere sempre l’ultima delle scelte, è la prevenzione la strategia migliore contro l’invasione dei rifiuti. Ovvero fare delle politiche serie di gestione della spazzatura.

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