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Terni

Vaticangate: il caso Boffo visto dalle segrete stanze della Chiesa

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Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato.
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Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano.
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Todi, alla scoperta dell’Ordine delle vergini


Siamo nel cuore verde dell’Umbria, nella terra di San Francesco. E non poteva tenersi che qui, nel Santuario dell’amore misericordioso a due passi da Todi in provincia di Perugia, l’incontro nazionale delle vergini consacrate. Avvocatesse, ingegneri, medici o catechiste che hanno scelto di consacrarsi a Dio facendo voto di castità. Eppure aggirandosi per il complesso religioso stranamente non ci si sente proiettate nel medioevo: dipenderà dall’architettura contemporanea del santuario, ma soprattutto dal fatto che è pieno di donne vestite alla moda, che si incontrano, si salutano, si abbracciano, ridono.

Quasi tutte giovani perché è vero che l’ordine delle vergini esiste dall’età paleocristiana, ma solo da un decennio sta tornando in auge. Tra liturgie, lavori di gruppo, convegni con sociologi e teologi, nel santuario si aggirano circa 200 persone: cento sono consacrate, una cinquantina alla ricerca di una scelta religiosa alternativa, altri sono uomini di chiesa, professori universitari o missionari. Che siano catechiste o professioniste di rango, tutte raccontano di aver sentito il bisogno di unirsi a Dio tra i 20 e i 30 anni, ma nessuna voleva entrare in convento e rinunciare così alla propria vita nel mondo. La loro volontà di dare amore agli altri sarebbe stata frenata dal matrimonio e dalle quattro mura del convento. Per qualcuna la scelta della castità è stata combattuta e non sempre condivisa da familiari e amici. Nessuna però si è tirata indietro di fronte agli impegni sociali: lavorano tutte a tempo pieno, hanno uno stipendio e si pagano l’affitto, il mutuo o la rata della macchina in totale autonomia. “La diocesi non interviene economicamente come avverrebbe per il sostentamento di una suora”, spiega Maria Luisa Tiberini, 40 anni psicologa di Perugia. “Se abbiamo bisogno ci aiutiamo l’una con l’altra, e magari in occasione del Natale o dei compleanni ci regaliamo un po’ di soldi che posso servire a pagare un debito”.

Come si fa a vivere in castità con il bombardamento di icone sessuali dei mass media e nel contatto costante con colleghi e amici? “Prima o poi le persone che ci stanno intorno, chi più chi meno, capiscono la nostra scelta e la rispettano” dice Maddalena Mazzeschi responsabile di marketing e comunicazione per numerosi vini tra cui Fazi Battaglia e Terre de’ Trinci. Continuano a coltivare interessi e amicizie. “Bisogna ricordarsi di essere delle donne e fragili” aggiunge Emanuela Buccioni, un ingegnere di Terni che è anche teologa. “Non è vero che non ci capitano mai momenti di debolezza. Ma per mantenere la promessa di castità, è importante vivere una vita piena sotto il profilo affettivo ed evitare la solitudine”. “Le donne che si danno a Dio” continua Emanuela Buccioni “rischiano di chiudersi in se stesse e per colmare il vuoto dei rapporti umani potrebbero eccedere nel cibo o nell’alcol”.

Mazzeschi e Buccioni confessano di sentirsi al pari delle donne sposate: non sono immuni dall’attrazione fisica verso gli altri ma con un po’ di prudenza e attenzione non è difficile tener fede alla verginità. “Se si escludono le preghiere all’alba e al vespro e qualche incontro in diocesi dopo cena, la nostra giornata tipo è scandita dagli impegni di lavoro: orari da rispettare, compiti da svolgere, superiori a cui rendere conto e appuntamenti vari” dice Roberta Mei, impiegata bancaria della Cassa di risparmio di Fano. Tanto è vero che gli abiti monacali sono banditi. Anche una vergine laica che fa la Pr deve avere un guardaroba all’altezza delle aspettative sociali.

LEGGI ANCHE: L’Ordine delle vergini dal medioevo a oggi

Scandalo in comunità: Don Gelmini indagato per abusi sessuali

Don Pierino Gelmini in un'immagine d'archivio del 20 gennaio 2005 a Mulino Silla di Amelia nella Comunità Incontro per i festeggiamenti dei suoi 80 anni.
Non è la prima volta e non sarà ultima. Il fondatore e leader carismatico di una comunità finisce sotto inchiesta proprio per quello che succede all’interno della sua cittadella del recupero. Era accaduto con Muccioli a San Patrignano, si è arrivati al caso boccaccesco con Padre Fedele a Cosenza. Che siano tossicodipendenti, prostitute o minori con problemi di delinquenza alla spalle, la cronaca italiana è stata più volte squassata da notizie come quella che oggi il quotidiano La Stampa riporta in prima pagina: Don Gelmini accusato di molestie sessuali.

Ma stavolta la notizia è di quelle che creano davvero scompiglio. Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, è un ultra ottantenne pieno di energia, stimato da molti esponenti del centrodestra, più scomodo a sinistra per aver sempre preso posizione contro la differenziazione tra droghe leggere e pesanti. Dalla prima sede al Mulino Silla di Amelia, in Umbria, ha via via allargato la rete dei suoi centri di accoglienza (oggi in Italia sono 164) e ha esportato il suo modello non solo in Spagna, Francia, Svizzera, Croazia e Slovenia, ma anche oltreoceano, in Thailandia, Bolivia, Costarica. Il suo motto: “Non mi occupo di tossicodipendenza ma di persone“.
Eppure da sei mesi la procura di Terni indaga su di lui con l’accusa di abusi sessuali. L’indagine si basa sulle testimonianze, numerose e concordanti, secondo La Stampa, di alcuni ospiti della comunità, anche se gli investigatori ci vanno con i piedi di piombo: ci potrebbero essere motivi di risentimento da parte degli ex ospiti nei confronti di chi li ha sottoposti a regole severe per allontanarli dalla droga. Lo stesso Don Gelmini è stato sentito, in quello che il quotidiano definisce un lungo e drammatico interrogatorio.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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