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terremoto in Abruzzo

Ormai è allarme. Le polemiche tra il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e il sindaco, Massimo Cialente (Pd), hanno sancito ciò che gli aquilani sapevano. Nonostante l’encomiabile impegno della Protezione civile sono ancora da risolvere giganteschi problemi. Perché, a quattro mesi dal terremoto del 6 aprile che ha distrutto L’Aquila e il suo circondario, il nodo non sono le casette antisismiche in costruzione che, fra settembre e dicembre, ospiteranno circa 14 mila persone. Il punto è la sistemazione degli altri aquilani.
L’emergenza è tale che per trovare analogie bisogna risalire ai terremoti del Settecento o a quelli di Messina e della Marsica di un secolo fa.
I numeri
Sono ancora 47.208 gli sfollati assistiti dalla Protezione civile, di cui 19.973 in 137 tendopoli e 27.235 in alberghi e case sulla costa. A essi vanno sommate le migliaia di aquilani che si sono sistemati autonomamente altrove. Le casette antisismiche, pronte per i primi 3 mila cittadini entro settembre, non saranno sufficienti per le famiglie con abitazione inagibile che secondo il sindaco Cialente sono 12.547.
In realtà , le effettive esigenze si conosceranno intorno a Ferragosto, visto che il censimento è durato fino al 10 di questo mese. Le abitazioni potrebbero essere assegnate applicando la graduatoria a punti approvata dal consiglio comunale. Durante il censimento gli aquilani hanno potuto scegliere fra trasferirsi nelle casette in costruzione, farsi ospitare da parenti o amici, andare in affitto a spese della Protezione civile. Titti Postiglione, capo della sala operativa della Protezione civile, comunque garantisce: “Daremo un tetto a tutti quelli che hanno una casa inagibile e stiamo valutando la requisizione di appartamenti e alberghi anche nei comuni circostanti, oppure la concessione di un contributo per l’autonoma sistemazione”. Di requisizioni si parla nell’ordinanza del 30 luglio e non si esclude l’uso della caserma della Finanza a Coppito. Molti appartamenti sfitti, però, sono danneggiati.
L’Associazione costruttori ne ha promessi 500 in tempi rapidi e agli imprenditori vengono concessi 30 mila euro per miglioramenti antisismici sugli edifici quasi ultimati e, forse, su quelli pronti e invenduti. Gli altri comuni del cratere sismico avranno invece casette in legno a un piano: in 18 dei 49 comuni interessati fra agosto e settembre saranno montate le prime 1.300 (su un totale di 2.300), mentre in quattro località attorno all’Aquila si stanno costruendo 298 case in legno donate da vari enti.
Ricostruzione in ritardo
Tuttavia, per le abitazioni poco danneggiate è tutto fermo. Bertolaso si è lamentato dell’immobilismo dopo le ordinanze di giugno, nonostante la possibilità per i cittadini di incaricare un’impresa. “Non si può pretendere che faccia tutto la Protezione civile” si è sfogato. In realtà incertezza prima e contraddizioni normative poi hanno frenato i terremotati. Il nuovo prezziario della regione è ufficiale dall’8 luglio e le linee guida per applicare le ordinanze sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale il 27 luglio. Postiglione ammette: “Ci sono stati ritardi vari ed è comprensibile perfino l’inerzia di chi ha subito un terremoto del genere. Però si potevano avere progetti pronti da presentare appena emanate le linee guida”. Peccato che queste contraddicano l’ordinanza chiedendo al cittadino di presentare “documenti attestanti l’avvenuto pagamento delle fatture”. Un equivoco chiarito soltanto con una nota del 2 agosto. Anche la gran parte delle case più o meno agibili (il 68,4 per cento) richiede lavori, quasi tutte della durata di alcuni mesi. È il nucleo decisivo per la ripresa della vita in città , ma i ritardi rendono improbo l’impegno delle famiglie in vista della riapertura delle scuole il 21 settembre e dell’università . Nell’ateneo, su 14 mila studenti fuori sede, 1.700 hanno risposto a un questionario dell’Unione degli universitari. Il risultato: il 4 per cento non tornerà e il 43 per cento lo farà solo se ci saranno alloggi disponibili. A molti pare indispensabile, dunque, che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenga in prima persona. Se non si accelerano fondi, pratiche e lavori l’inverno troverà un capoluogo di regione semideserto. Gli appelli si moltiplicano: il presidente della provincia, Stefania Pezzopane (Pd), sollecita un incontro fra tutte le autorità interessate perché “la ricostruzione vera è un argomento purtroppo non ancora affrontato”; e lo stesso fa il presidente dell’Ordine provinciale degli ingegneri, Paolo De Santis, “perché in questa situazione la ricostruzione non partirà neppure a Natale”.
I costi
La sola ricostruzione leggera dovrebbe costare tra 250 e 300 milioni. “Finora L’Aquila ha ricevuto dalla Protezione civile 20 milioni, più altri 10 per i puntellamenti” dice Cialente. Postiglione ribatte che gli altri soldi arriveranno con gli stati di avanzamento dei lavori. Il sindaco si farà prestare tecnici da altri comuni e assicura che saranno smaltite “fino a 400 pratiche al giorno su circa 10 mila relative alla ricostruzione leggera”.
Per questa vale il silenzio-assenso dopo 30 giorni. Sull’effettiva disponibilità dei fondi, però, circolano dubbi. Il decreto Abruzzo del 28 aprile assegna 700 milioni tra 2009 e 2010 al progetto case, le abitazioni antisismiche. Come mai, allora, la Protezione civile annuncia che sui 74,6 milioni raccolti finora con le donazioni 40 saranno destinati proprio a quel progetto?

Il centro storico
Il cuore della città è inagibile al 78 per cento. Il piano di ricostruzione, di competenza del sindaco, è agli inizi mentre le scosse di assestamento sbriciolano le case e un patrimonio di 1.900 edifici vincolati. Secondo il segretario della Uil beni culturali, Gianfranco Cerasoli, il direttore regionale ai beni culturali, Anna Maria Reggiani, e il vicecommissario delegato, Luciano Marchetti, “operano a proprio rischio perché mettono in sicurezza senza avere i fondi e le imprese reclamano i pagamenti”.
Il danno ai beni culturali è calcolato in 3 miliardi, ma dei 50 milioni annunciati dal ministro Sandro Bondi stanno cominciando ad arrivare poche gocce. Marchetti: “Hanno deliberato i primi 2 milioni, a breve arriverà qualcos’altro. Siamo a 3 milioni di debiti e, tra noi e il comune, abbiamo messo in sicurezza il 20 per cento degli immobili“.
Per ricostruire il centro storico si prevedono almeno cinque anni. Inoltre, sono ancora pochissime le adozioni di monumenti da parte degli stati intervenuti al G8.
Strani furti
A dispetto di un’eccellente attività di soccorso, all’Aquila si sono verificati furti nella zona rossa alla quale si può accedere solo se scortati. Il titolare di un’enoteca a pochi passi dalla prefettura ha trovato vuoto il suo deposito di vini: 20 mila euro di danni. Il questore, Filippo Piritore, non esclude qualche “mela marcia: è inevitabile che i primi sospetti siano diretti verso alcuni soccorritori” ammette con Panorama. “La squadra mobile ha avviato controlli sui mezzi che sono entrati o che entrano nella zona rossa, pur con imbarazzo. E su quei furti qualche traccia c’è”.

Tre giorni fitti di colloqui, accordi pieni e qualche distinguo. Sorrisi e pacche sulle spalle in pubblico e qualche rancore in privato. Il vertice dell’Aquila si è chiuso con sette dichiarazioni congiunte e molti impegni che solo il tempo dirà se e quanto saranno mantenuti. O se dovrano essere ribaditi nel prossimo summit che si terrà nel 2010 a Muskoka in Canada.
Anche se, commenta il padrone di casa e presidente del vertice Silvio Berlusconi nella conferenza stampa finale: “Il G14 potrà diventare un punto fondamentale per la governance del pianeta. Tutti i format sono validi e resteranno in piedi a partire da quello del G8, costituito da paesi che fondano la loro politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia e quindi credo che il discorso tra i leader del G8 deve essere portato avanti, ma io sono per mantenere tutte le formule G8, G14, G20. Tuttavia penso che in futuro le decisioni più importanti si prenderanno all’interno del G14″.
Questo l’alfabeto del vertice abruzzese.
A come Aquila. “La capitale del dolore” scelta da Silvio Berlusconi per ospitare il vertice e commuovere i grandi della Terra. Spostare il G8 dalla Maddalena all’Aquila si è rivelata una mossa di successo e il Cavaliere può rispolverare la sua citazione preferita: “Come diceva Erasmo da Rotterdam le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia”. Archiviata anche l’ultima foto di gruppo che nel terzo e conclusivo giorno del summit ha visto insieme i Grandi e i rappresentanti dei Paesi africani, il presidente del Consiglio traccia il suo bilancio: un summit “riuscito” dall’esito “assolutamente positivo. A parere di tutti è stato il migliore da quando è stato istituito”.
B come Berlusconi. Il presidente di turno del G8 che si veste da cicerone per accompagnare gli ospiti tra mostre e macerie, da chef per scegliere e dettare il menù, da nottambulo che passeggia per la caserma fino a notte fonda. E che imperversa, giorno e notte, sui maxi schermi del media village, sui cui scorrono di continuo le sue conferenze stampa.
C come Carla Bruni. La “première dame” che diserta il tour romano offerto alle altre consorti, raggiunge Coppito per passeggiare e cenare fuori col marito. E poi si commuove tra le macerie dell’Aquila: “È terribile” (qui la GALLERY).
D come Documenti. Innumerevoli: quelli che producono gli Otto, a raffica, sotto forma di bozze, dichiarazioni, risoluzioni, dossier e raccomandazioni: una valanga di carta senza soluzione di continuità . Sette i documenti finali approvati dal G8.
E come Economia in crisi. La protagonista di questo summit. Licenziata con un mantra da ripetere a tutte le latitudini del mondo: “People first, people first, people first, people first…”.
F come First lady. Le mogli dei potenti (ribattezzate da Sarah Brown: “Noi, le Wag’s del G8″ che si sono concesse una visita a Roma e un passeggiata tra le macerie e le tendopoli dell’aquilano. Tutte in fila, ma senza Carla e senza il professor Joachim Sauer, il “first husband”, marito di Angela Merkel rimasto in Germania.
G come Gheddafi. Arrivato al G8 di Coppito… al solito, in ritardo. Dove monta l’immancabile tenda e stringe la mano al “nemico americano” Barack Obama
H come Hotel. Le strutture alberghiere lontane decine di chilometri da Coppito e che ospitano i giornalisti di tutto il mondo. E che costringono la stampa a sobbarcarsi ogni giorno quasi quattro ore di viaggio tra andata e ritorno.
I come Iran. Finito all’indice per la repressione dei sostenitori di Moussavi oggi si è preso la soddisfazione di convocare l’ambasciatore italiano per protestare per l’uso della forza contro i no-global anti G8.
J come J8. Il summit parallelo dei giovani tra i 14 e i 17 anni organizzato dall’Unicef. E che ha lanciato alla ribalta mondiale la sedicenne brasiliana Mayara Tavares, di cui – come appare nella foto ripresa da tutti i siti del mondo – Barack Obama e Nicolas Sarkozy hanno apprezzato il lato b…
K come Kilogrammi. I 24 che segna sulla bilancia il sobrio libro su Canova con copertina in marmo di Carrara che Berlusconi ha regalato a Obama. Elegante e minimale.
L come Lula. Il presidente brailiano pare viaggi con le maglie dei giocatori della formaztione verde oro. Ne ha portate due in dono a Berlusconi e Obama, autografate dai campioni brasiliani. E per il presidente Usa è stata pure una beffa vista le recente sconfitta nella finale di Confederations Cup in Sudafrica.
M come Michelle. La più ammirata, la più fotografata, la più invidiata tra le mogli presidenziali. Che ha ceduto alle tentazioni di gola: pasta all’amatriciana, carbonara e bolognese in un sol boccone e in una sola sera.
N come Navette. Centinaia di bus con la scritta G8 che ogni giorno scorrazzano in lungo e largo i giornalisti accreditati. Un viaggio della speranza che comincia al mattino presto e che per molti si conclude a notte inoltrata. Qualcuno ci ha passato oggi quasi tre ore fermo in attesa della partenza dei leader da Coppito.
O come Obama. E non solo lui, Barack (che al suo primo vertice del G8 ha mostrato la sicurezza e il disinvolto sorriso di chi si sente padrone di casa ovunque: “L’Aquila sarà ricostruita. La coraggiosa gente di questa città sarà sempre nel nostro cuore”, ha dichiarato il presidente Usa in conferenza stampa), ma tutta la famiglia. Che rilancia l’America ai tempi “cool” di Jfk e Jacqueline. Il capofamiglia fa lo statista. Lei, Michelle, la buongustaia. E le figlie, Sasha e Malia, le gelataie. I complimenti di chi li incontra e li conosce si sprecano.
P come piazza. Quella d’Armi della caserma di Coppito da oggi “piazza 6 aprile 2009″ in memoria delle vittime del sisma.
Q come Quattro. I gradi della scala Richter. La soglia oltre la quale sarebbe scattato il fantomatico piano di evacuazione per capi di Stato e di governo presenti a Coppito. La terra, però, in questi tre giorni ha avuto pietà dei suoi “grandi”.
R come Risultati Raggiunti. Berlusconi lo ha definito un vertice “riuscito benissimo”. In effetti è stato un vertice molto produttivo e concreto: ha intrapreso la lotta al riscaldamento del pianeta, ha iniziato la riscrittura delle regole economiche anti-crisi (”Il nuovo codice di regole economiche si baserà su tre principi e cioè la sacralità del diritto di proprietà , il valore dell’etica di mercato e la necessità di trasparenza” riassume Berlusconi “a parte di tutti c’è stata unanimità nell’appoggiare questi principi e abbiamo così dato il via per approntare queste regole”), ha stanziato 20 mld di dollari per lottare contro la fame nel mondo (secondo il presidente del Consiglio, la sicurezza alimentare è stata tenuta “come ultimo tema del summit perché è il più importante di questo G8. Un elemento cruciale per il futuro perché tutti gli studi dell’Onu mostrano che nei prossimi 20 anni aumenterà di due miliardi di persone”). Ecco perché Silvio Berlusconi può dirsi soddisfatto: “Il risultato più importante venuto dal vertice è proprio il messaggio di fiducia e speranza” per uscire dalla crisi. Un messaggio che i Grandi (qui i documenti finali) hanno voluto dare ai cittadini di tutto il mondo per tornare a guardare al futuro senza paura.
S come Sarkozy. Il presidente francese scarica la tensione facendo jogging fuori dalla caserma di Coppito e attende per un giorno la bella Carla e poi per difenderla in conferenza stampa sfiora la gaffe con le first ladies: “Lei ha preferito le tendopoli agli hotel di lusso…”.
T come Tendopoli. Gli accampamenti dove ancora vivono migliaia di terremotati. E che un giorno “entro settembre” e un giorno “entro novembre”, prima o poi si svuoteranno, lasciando tornare gli aquilani ad abitare sotto un tetto.
U come “ultime signore”. Le dimostranti aquilane che al passaggio delle consorti dei leader hanno mostrato all’Aquila il cartello “last ladies” (qui le IMMAGINI).
V come vacanze. Quelle che Berlusconi, nella conferenza stampa finale del vertice, ha promesso di passare a L’Aquila per seguire la ricostruzione: “Sto cercando casa qui per agosto…”.
W come Wc. I bagni del media village durati appena una mattinata. Poi, tra scarichi intasati, ritirate divelte e black-out di acqua corrente, abbelliti dai cartelli ‘Fuori servizio’ per il resto del vertice.
X come Xinjiang Uygur. La provincia autonoma cinese dove sono scoppiati i disordini tra uiguri e governo locale che hanno costretto il presidente Hu Jintao a un precipitoso ritorno a Pechino. Il G8 è proseguito senza di lui.
Y come Yes we camp!. L‘ironico slogan disegnato sul fianco di una collina dai contestatori del vertice. Un’opera d’arte visibile a chilometri di distanza.
Z come Zainetto. L’ambitissimo gadget del G8 contenente una maglietta, un orologio, un asciugamano e una decina di chili di libri fotografici sull’Abruzzo. Tanto bramato da scatenare una rissa tra giornalisti e obbligare la Guardia di finanza ad intervenire per scongiurare disordini.
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Guarda nei GRAFICI: il piano di ricostruzione. Lo SPECIALE di Panorama.it
Donne, vecchi e bambini: ci vorrebbero loro per lo schiaffo in mondovisione a Silvio Berlusconi e per far saltare i preparativi del G8 che portera a luglio i grandi della Terra fra i senzatetto d’Abruzzo. Donne, vecchi e bambini, gente tignosa, mossa dalla disperazione di chi ha perso tutto e che ora, proprio ora, macina rabbia sotto le tende degli sfollati, dimenticati da tutti. I progetti semplici, ambiziosi, vengono coltivati in silenzio.
Nella tendopoli il piano assume forma, profondita nei cuori dei piu impazienti, che vengono individuati, scelti, fatti amici. In breve, si vogliono trasformare i giorni di Barack Obama, del G8, dall’8 al 10 luglio nei luoghi violati dal cataclisma, in un happening incalzante di contestazioni, in una tomba mediatica internazionale per il premier; proteste da far alzare un muro d’odio che isoli il governo e imbarazzi le cancellerie dei paesi amici. L’allarme arriva dall’Aisi, gli 007 del generale Giorgio Piccirillo che stanno occupandosi di mettere in sicurezza il vertice.
Hanno scoperto che l’attivita di proselitismo viene portata avanti da un gruppo di 15-20 persone. Si sono “infiltrate ” tra i volontari civili, aiutano la popolazione abruzzese ad affrontare la quotidianita negli accampamenti e cercano di individuare chi potrebbe partecipare all’iniziativa. L’obiettivo e quindi fomentare proteste, magari persino disordini, non da parte dei “movimenti”, dei gruppi internazionali contro la globalizzazione, con azioni di guerriglia urbana che gia aveva caratterizzato i black bloc a Genova, ma sollevando i terremotati contro il premier. Lo scarto di rilevanza mediatico e evidente: le azioni di protesta da parte dell’antagonismo vedrebbero una reazione fredda dei leader dei paesi, che reagirebbero ritenendo l’azione contro il G8 e non contro il primo organizzatore.
Se invece fossero gruppi di senzatetto ad accusare il governo di disattendere le promesse fatte, di non avviare i trasferimenti nei prefabbricati nei tempi previsti, insomma se Silvio Berlusconi venisse accusato dai terremotati di aver non solo illuso la povera gente ma anche mentito, l’impatto sarebbe micidiale sotto i riflettori in tutto il mondo. L’abile mossa di portare i grandi del pianeta nelle miserie lasciate dall’onda tellurica si trasformerebbe cosi in un boomerang dagli effetti imprevedibili. Questi “finti” volontari, sempre secondo quanto raccolto dagli 007, starebbero diffondendo false notizie per creare incertezza. La prima e che l’agenda definita dalla Protezione civile e dal governo per assicurare alle famiglie un tetto entro Natale non verrebbe rispettata.
Percio ogni disguido, ogni ritardo, ogni nomina rinviata, a iniziare dalla scelta dei subcommissari, viene enfatizzato per radicalizzare i malumori. E inoltre evidente che proprio gli errori e le lacune di Genova, che provocarono qualche graffio all’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro (oggi a capo del dipartimento delle informazioni per la sicurezza, che coordina Aisi e Aise), possono evitare gli errori del passato con un’operazione di prevenzione e isolamento da artificieri del dissenso pilotato.
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I tempi sono strettissimi. Dopo la pioggia primaverile incombe il caldo estivo e il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha un solo obiettivo: garantire un tetto prima del freddo autunnale alle migliaia di aquilani costretti a vivere nelle tende dopo il terremoto del 6 aprile.
Gli edifici prefabbricati Alle 8 di giovedì 14 maggio i tecnici hanno preso possesso delle 20 aree individuate per la costruzione delle abitazioni provvisorie (vedere il riquadro a pagina 59) ed è così cominciato il conto alla rovescia. Una corsa contro il tempo che dovrebbe avere le seguenti tappe finali: entro la fine di settembre saranno pronte le prime abitazioni per circa 2.500 persone e altrettante di seguito ogni 15 giorni, per arrivare a circa 12.500. È ancora difficile stimare il numero esatto di persone che ne avranno bisogno, visto che i sopralluoghi per verificare l’agibilità o meno delle abitazioni si concluderanno all’inizio di giugno. E in quel momento, sperando che lo sciame sismico si attenui, chi può dovrebbe avere la forza di rientrare nella propria casa. Su 64.391 sfollati assistiti dalla Protezione civile, 31.422 sono ospitati nelle 170 tendopoli e gli altri in alberghi e case sulla costa adriatica.
Bertolaso per ora ha calcolato in circa 15 mila le persone da ospitare nei prefabbricati aggiungendo che “una parte della popolazione verrà sistemata negli appartamenti liberi presenti in città che verranno affittati dallo Stato, mentre chi troverà una sistemazione autonoma godrà di un contributo mensile”. Gian Michele Calvi, docente alla facoltà di ingegneria dell’Università di Pavia, è il referente della Protezione civile per il Progetto c.a.s.e. (complessi antisismici, sostenibili ed ecocompatibili) in qualità di presidente dell’Eucentre, il centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica. “Non conoscendo il numero di nuclei familiari da ospitare saremo molto flessibili” spiega a Panorama.
“Avremo appartamenti da 36, 55, 72 metri quadrati, ma anche più ampi utilizzando moduli di 4 mq. In 72 mq possono stare quattro persone in due camere da letto, due bagni e una zona giorno con cucina”. Calvi conosce bene le mille difficoltà e va dritto al cuore del problema: “I due elementi che non si possono discutere sono la sicurezza sismica e il tempo”. Sul primo punto le aree sono state scelte dopo indagini macrosismiche, di velocità di propagazione delle onde per vedere se ci fossero faglie, analisi idrogeologiche e facilità di connessione con viabilità , sistemi di fognature e condotte idriche. Riguardo alla realizzazione, prosegue l’ingegnere, “abbiamo bisogno di costruttori che siano in grado di consegnarci gli edifici chiavi in mano in 4 mesi, lavorando 2 mesi nei loro stabilimenti e altrettanti in loco”. Bertolaso ha parlato di prefabbricati in legno lamellare e calcestruzzo compresso su una piattaforma antisismica e l’individuazione delle aziende dipenderà dalla garanzia di rispetto dei tempi. Spiega infatti Calvi: “Se prendessimo tutti i produttori di case in legno del Trentino-Alto Adige, nei tempi che indichiamo ci fornirebbero 300 abitazioni, mentre ce ne servono 4.500.
Perciò entro pochissimi giorni emaneremo un bando aperto nel quale non indicheremo un determinato numero di abitazioni bensì quante abitazioni dovranno essere costruite in 4 mesi chiavi in mano”. Come riuscirci? La soluzione potrebbe essere un’associazione di imprese, perché quasi tutte le aziende specializzate in tecnologie per il montaggio veloce non sono abituate a fornire anche serramenti, impianti elettrici e altro, lavori che possono invece compiere semplici imprese edili. “Le offerte dovranno arrivarci entro la fine di maggio, così mentre procederemo all’aggiudicazione cominceremo con gli scavi”. Il primo mese è quello che preoccupa di più Calvi: “Una volta partiti non ci fermeremo più”. Vediamo un po’ di numeri e la tabella di marcia.
Per ora si ipotizzano 150 blocchi di edifici per altrettante piastre su cui costruire. Per ogni piastra si calcolano 80 abitanti, pari a 25-30 alloggi, per un totale di 12 mila persone. Dall’inizio di giugno in 15 giorni Calvi prevede di realizzare gli scavi sulle prime 30 piastre. Subito dopo verrà posta l’armatura delle fondazioni mentre cominceranno gli scavi su altre 30 piastre, e così via. Entro luglio (2 mesi) saranno pronti i primi 30 blocchi su cui potranno essere montate le abitazioni da consegnare entro settembre. Considerando la flessibilità nelle dimensioni, si arriverebbe a dare un tetto a 12.500 persone entro la fine di novembre, alla media di circa 2.500 ogni 2 settimane da fine settembre. In questo caso, sembra inevitabile che una parte di quei cittadini dovrà essere ospitata temporaneamente altrove in attesa del completamento degli edifici.
Già a metà ottobre la temperatura notturna cala sensibilmente e non si può restare in tenda.
Costi e finanziamenti Per la costruzione dei moduli abitativi il decreto legge sulla ricostruzione del 28 aprile stanzia 700 milioni di euro. Calvi stima un costo di 40 mila euro per abitante, al netto dell’iva. “Riuscire in quest’opera con i costi che stiamo prevedendo sarà un vero miracolo” commenta ancora l’ingegnere, che sottolinea il risparmio di una somma di oltre 100 milioni non facendo ricorso a general contractor e società di progettazione. Bertolaso emanerà un’ordinanza sulla costruzione di questi edifici provvisori dopo che il decreto legge sul terremoto sarà approvato dal Senato, mentre quella sulla ricostruzione vera e propria arriverà a fine giugno. La vera svolta è attesa per la prossima settimana. Dopo gli emendamenti presentati dal governo nella commissione Ambiente del Senato, martedì 19 l’aula vota la nuova versione del decreto legge che porta al 100 per cento il contributo pubblico per chi ricostruisce o ristruttura la propria casa danneggiata.
Altri provvedimenti riguarderanno i poteri del sindaco e del presidente della regione sulla ricostruzione del centro storico dell’Aquila e il ruolo della Fintecna. Il senatore Antonio D’Alì (Pdl), relatore e presidente della commissione, aveva già presentato propri emendamenti, che prevedono tra l’altro 10 milioni dal fondo Infrastrutture per consentire ai residenti nelle aree terremotate l’esenzione dal pedaggio autostradale per tutto il 2009 e 5 milioni per la messa in sicurezza degli immobili storico-artistici.
L’economia La ricostruzione passa anche attraverso la ripresa delle attività industriali, commerciali e agricole. Il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, e quello degli industriali abruzzesi, Calogero Marrollo, insistono nel chiedere che L’Aquila e il suo circondario siano dichiarati zona franca almeno per cinque anni. Ne deriverebbero vantaggi fiscali e incentivi finanziari tali da incoraggiare gli investimenti. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha avviato i contatti con l’Ue. Nel frattempo la Cia, confederazione degli agricoltori, sta promuovendo i prodotti tipici aquilani e abruzzesi: fino al 2 giugno saranno in 50 mercati in tutta Italia.
Lo stesso farà la Confcommercio aquilana grazie alla Federdistribuzione, che copre quasi tutte le catene di supermercati, e alla disponibilità dei mercati ambulanti della Penisola. Un’analoga iniziativa è programmata a Madrid per il 30 maggio. L’Aquila, solo nel centro storico, ospitava oltre 900 commercianti.
Nella popolazione l’angoscia si mescola alla voglia di ricominciare. Un esempio? Nella tendopoli di Pizzoli, comune a 15 chilometri dall’Aquila, è attiva da giorni la raccolta differenziata porta a porta. Anzi, purtroppo, tenda a tenda.
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L’esercito tedesco era in fuga dall’Abruzzo, nel giugno del 1944: a Onna, una paese a pochi chilometri dall’Aquila, i soldati uccisero una ragazza che li aveva accusati di aver rubato un cavallo. Ma si spinsero ben oltre. Rastrellarono trenta persone per l’uccisione di un loro commilitone: sedici furono fucilate in un edificio, poi distrutto con la dinamite. In seguito, le truppe demolirono con l’esplosivo altre dieci abitazioni per ritorsione.
Sono passati quasi 65 anni dalla strage: anni in cui la Germania ha affrontato senza ipocrisie la memoria del nazismo. Nella puntata di Porta a Porta dopo il terremoto del 6 aprile, Bruno Vespa ricorda che Onna è stata “colpita due volte”: dal sisma e dalla strage nazista. Uno degli spettatori era l’ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner: “Ho pensato che, però, la tragedia poteva essere un’opportunità per trasformare il male del passato in un bene per il futuro”. Inizia una campagna per raccogliere fondi da destinare al paese abruzzese.
La risposta dalla Germania non si fa attendere. Anzi, la solidarietà si allarga a macchia d’olio. Il governo di Berlino ricostruirà e restaurerà la chiesa di Onna. Se da un lato la Volkswagen ha promesso di inviare un milione di euro per la ricostruzione, dall’altro banche e assicurazioni tedesche si sono già impegnate a finanziare ulteriori interventi. È una lunga lista a cui si uniscono Mercedes e la Camera di commercio italo-tedesca. Da tempo, inoltre, è arrivato in Abruzzo un gruppo di volontari della Protezione civile di Berlino (Thw) che ha contribuito ai soccorsi. L’attenzione per Onna, infatti, è costante: il 25 maggio Stainer, visiterà il paese abruzzese con la moglie del ministro per l’economia e la tecnologia, Karl Guttenberg. E l’undici giugno, anniversario della strage, sarà organizzata una festa nella casa dell’ambasciatore a Roma.
Ma la solidarietà spontanea dei tedeschi è partita subito dopo il terremoto. Tina Trippens era in Abruzzo con la famiglia durante il sisma del sei aprile: ha descritto lo scenario lunare all’indomani delle scosse e poi ha inviato subito un appello attraverso internet con Xing, un social network tedesco simile a Facebook, indicando i numeri di conti corrente per le donazioni alla Croce Rossa. Oppure, la città di Rottweil, gemellata con L’Aquila, ha lanciato subito una raccolta fondi da inviare verso le zone colpite dal sisma. Oggi un gruppo pop di giovani italiani, “I dolci signori”, organizza in Germania un concerto di beneficenza, Abruzzo Hilfe: per ogni biglietto venduto, dieci euro arriveranno in Abruzzo.
Il cortometraggio “Onna 44″ racconta la strage nazista. Di seguito potete vedere il trailer e immagini dal backstege
Il trailer
Il backstage
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Il progetto per la rinascita dell’Abruzzo è già chiaro. “Entro 6 mesi verranno costruite delle case per 13 mila persone. Saranno spostate dalle tende perché non vogliamo le baraccopoli” afferma il premier Silvio Berlusconi, parlando dei provvedimenti per i terremotati dell’Abruzzo davanti all’assemblea dell’Ance. “Queste case” prosegue il Cavaliere “verranno costruite su 14-20 aree abitative nel verde”. Poi aggiunge: “Una volta che le case saranno ricostruite, i moduli abitativi diventeranno i nuovi campus universitari in modo tale che gli studenti avranno a disposizione non una stanza, ma un vero e proprio appartamento”.
“Credo che degli 8,7 miliardi stanziati per l’Abruzzo più di 7 siano da spendere nel campo delle costruzioni e dell’edilizia in generale”, precisa il presidente del Consiglio. “Stiamo anche lavorando affinché ci possa essere un intervento sul nostro patto di stabilità ” aggiunge “per quanto riguarda i comuni, per far destinare i risparmi all’edilizia”. Poi il premier aggiunge: “Lo stato interverrà per le abitazioni ricostruendo il 100% di ciò che la forza della natura ha tolto”.
Secondo la Ragioneria generale dello Stato, i 3,1 miliardi di euro previsti dal decreto ‘terremoto’ per la ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti dal sisma sono sufficienti, anche se dall’iniziale previsione di contributi massimi di 150.000 euro si provvederà alla copertura del 100 per cento del danno subito. Il fondo originariamente basta perché, spiega la Ragioneria Generale dello Stato, “il numero degli immobili da ricostruire è inferiore alle stime iniziali” e il costo per gli interventi di riparazione “sarà in molti casi inferiore alla quota di 150.000 euro”. E, quindi, sarà possibile una “ridistribuzione del fondo” già previsto.
In base ai primi dati, le case inagibili al termine delle verifiche saranno pari al 32 per cento del totale, vale a dire 21.773 su 72mila unità . Quelle danneggiate saranno invece 11.839. In totale le unità immobiliari inagibili ammonteranno, al termine delle verifiche, a 23.040, ma di queste 1.267 non sono a uso abitativo. Quelle danneggiate saranno pari a 12.528 (il 17,4% del totale), di cui a uso non abitativo sono 689.
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Il contributo per la ricostruzione e la riparazione delle case demolite dal terremoto coprirà per intero le spese necessarie. E’ quanto stabilisce un emendamento del governo al decreto legge per l’Abruzzo. “Il contributo di cui alla presente lettera è determinato in ogni caso in modo tale” si legge nel testo “da coprire integralmente le spese occorrenti per la riparazione, la ricostruzione o l’acquisto di un alloggio equivalente”.
Il governo ha presentato, in commissione Ambiente al Senato, un pacchetto di emendamenti al decreto legge per l’emergenza del terremoto. Le proposte di modifica a firma dell’esecutivo dovrebbero essere nove. La concessione dei contributi, anche “con le modalità del credito d’imposta e di finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato”, è prevista per “la ricostruzione o riparazione di immobili adibiti ad abitazione considerata principale” si legge nel testo dell’emendamento, che in questa parte ricalca la versione originale del decreto legge “distrutti, dichiarati inagibili o danneggiati ovvero per l’acquisto di nuove abitazioni sostitutive dell’abitazione principale distrutta”.
Sul fonte giudiziario, nel mirino della Procura della Repubblica dell’Aquila, che indaga sulle responsabilità dei crolli e delle morti per il terremoto, figurano circa 80 persone - tra costruttori, progettisti, esecutori dei lavori e pubblici funzionari - che hanno concesso le autorizzazioni a costruire. Si tratta di coloro che compaiono nelle storie dei circa 150 edifici crollati, in molti dei quali ci sono state vittime. Ma anche se - come ha sottolineato ancora una volta il procuratore della repubblica, Alfredo Rossini - le indagini vanno avanti molto speditamente, la chiusura delle indagini preliminari non ci sarà prima del prossimo settembre, a causa della sospensione delle attività che ci sarà per un mese e mezzo dal primo agosto prossimo, ma il procuratore non ha escluso che prima ci sarà qualche interrogatorio. Oggi non ci sono stati sopralluoghi né audizioni di testimoni, ma sono state esaminate le carte. In particolare, è stata approfondita la questione dell’ospedale San Salvatore, dove sono tornati magistrati e tecnici, al fine di dissequestrare altri pezzi e favorire interventi di messa a norma. Inoltre, gli uomini della polizia giudiziaria hanno sequestrato altre schede di palazzi pubblici e privati, ossia screening sulla storia, la stabilità e gli interventi da fare.