
IL PRECEDENTE: la sede di Equitalia a Torino, dove durono recapitate tre buste sospette il 5 ottobre 2001. ANSA/DI MARCO
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Attentato con finalità di terrorismo. Questa l’ipotesi di reato formulata nel fascicolo aperto sul pacco bomba esploso intorno alle 12.30 nella sede di Equitalia di via Andrea Millevoi 10 a Roma, in zona Cecchignola, che ha ferito a una mano il direttore dell’agenzia soccorso in ospedale in codice giallo. Avrebbe perso la falange di un dito. Sull’episodio già indaga la Digos. Secondo gli inquirenti, il pacco sarebbe di matrice anarchica e sarebbe da collegare al plico esplosivo inviato ieri al presidente della Deutsche Bank, Josef Ackermann. In questo senso una conferma arriva anche dal responsabile sicurezza del Pd Emanuele Fiano secondo il quale ci sarebbe addirittura una prima rivendicazione, il quale aggiunge “pare impossibile dover aver ancora a che fare con organizzazioni così deboli dopo essere riusciti a sconfiggere chi ha rapito Aldo Moro”. Continua

Benedetto XVI ad Assisi (AP Photo/Andrew Medichini)
di Ignazio Ingrao da Assisi
In piazza santa Maria degli Angeli c’è Paolo, 51 anni, del Movimento dei Focolari: 25 anni fa era qui, sotto la pioggia, ad attendere Giovanni Paolo II con i leader delle altre religioni per pregare per la pace: “C’era ancora il muro di Berlino e non si parlava ancora di fondamentalismo islamico ma sentivamo di partecipare ad un momento storico”, racconta. E c’è Arianna, neocatecumenale, 19 anni di Foligno, oggi non è andata all’Università per “pregare insieme a Benedetto XVI per la pace nel mondo, contro la violenza che oggi sembra prendere il sopravvento”. Guarda il video Continua


di Raffaella Fanelli
Fioravanti: io e Francesca Mambro - I torti subiti me li merito
«Nessuna intervista… io e Francesca non vogliamo più parlare di questa storia. Abbiamo già motivato e spiegato, e a questo punto dipende dalla buona volontà degli altri approfondire. Ripetiamo le stesse cose da trent’anni e nessuno vuole ascoltarci. Quindi non ha senso parlare». L’appuntamento con Valerio Fioravanti è in piazza Risorgimento a Roma, a due passi dal Vaticano. Pochi minuti concessi per sottrarsi ad altri inseguimenti, a telefonate ed email sempre più pressanti. «Con la strage di Bologna e con quegli 85 morti noi non c’entriamo niente. E ci siamo stancati di ripeterlo. Se questo Paese non cerca la verità è un altro motivo per tacere».
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Una manifestazione di alcuni disoccupati napoletani a Roma (Ansa)
Il 2009 non è stato certo un anno roseo per il nostro Paese.
Ma quali sono le paure degli italiani per il 2010? Ne parla, tra gli altri, anche il terzo Rapporto sulla sicurezza in Italia, realizzato da Demos e Osservatorio Pavia, presentato a Milano, a cura del professor Ilvo Diamanti per la Fondazione Unipolis. Continua
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Uno dei fermati dalla polizia dopo l'attentato alla caserma Santa Barbara
Caserme e questure, ma anche treni, stazioni, metropolitane, stadi, centri commerciali e ogni altro luogo affollato: sono questi i possibili obiettivi dei nuovi terroristi fai-da-te. Continua
- Tags: brigate-rosse, burqa, copricapo, cronaca, Gianfranco Fini, Islam, Lega-Nord, Roberto-Cota, terrorismo, Umberto Bossi, velo
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(Credits: Roberto Ponti/Ag. Sestini)
Il burqa pericoloso come il passamontagna usato dai brigatisti rossi. Simboli delle varie forme di terrorismo, secondo la Lega. Dell’integralismo islamico, il primo, e degli anni di piombo il secondo. Continua

Libia o non Libia? Con le Frecce o senza?
La visita del premier Silvio Berlusconi a Muammar Gheddafi - il 30 agosto prossimo per celebrare la prima giornata dell’Amicizia tra Italia e Libia - continua a lasciare sul cielo di Roma una scia di polemiche. Non meno dell’esibizione (il primo settembre) sul cielo di Tripoli in occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza del 40/o anniversario della Rivoluzione, delle Frecce Tricolori.
Soprattutto dopo che il principe Andrea, duca di York, ha scelto di non andare in Libia, dopo le polemiche per la liberazione dell’attentatore di Lockerbie Al Megrahi, decisa da un tribunale del Regno Unito.
Contrari all’esibizione della pattuglia acrobatica e alla trasferta del premier sono soprattutto Italia dei Valori e Radicali, ma il ministro della difesa Ignazio La Russa conferma: “Ho dato il mio assenso tecnico per l’esibizione delle Frecce tricolori a Tripoli e non vedo il motivo per cambiare idea“. Il ministro rispedisce al mittente anche la polemica legata ai costi dell’esibizione: “Le spese” spiega La Russa “saranno inferiori rispetto a quelle di un’esibizione solita, anche in Italia: gli oneri, infatti, saranno tutti a carico dell’organizzazione libica. Solo una cifra che definisco ridicola graverà sull’Italia: sarà pari a circa 300 euro al giorno per ciascun militare delle Frecce tricolori che sarà impegnato nell’esibizione”.
Il ministro ha poi evidenziato che il suo è solo un “assenso tecnico”. “Se ci fossero problemi politici, ne dovremmo parlare con la presidenza del Consiglio ed il ministero degli esteri. Ma io davvero non trovo nulla di strano. Abbiamo avuto una richiesta ufficiale dal governo libico ed abbiamo dato l’ok. La nostra pattuglia acrobatica è una squadra di eccellenza e porta il marchio del ‘made in Italy’ ovunque nel mondo. Sarà applaudita anche dal popolo libico, e questo non può che farci piacere, soprattutto in una fase di sensibile miglioramento dei rapporti diplomatici tra Italia e Libia”.
Se i Radicali contestano soprattutto il costo della missione in Libia della pattuglia acrobatica, per il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori Massimo Donadi “inviare le Frecce Tricolori a Tripoli è un vergognoso regalo al dittatore che ha accolto come un eroe il terrorista responsabile della strage di Lockerbie“; e per il capogruppo al Senato dell’Idv Felice Belisario sarebbe “un appiattimento sulle richieste del leader libico che ha finanziato il terrorismo internazionale, sequestrato i beni degli italiani, violato i diritti umani, offeso il nostro Paese anche durante la visita in Italia”.
Per il governo risponde il titolare della Farnesina, Franco Frattini, per il quale l’accoglienza da eroe in Libia dell’attentatore di Lockerbie scarcerato per motivi di salute, non fa venire meno l’opportunità della visita del premier a Tripoli. Visita quindi “opportunissima” quella di Berlusconi al colonnello Gheddafi per il ministro degli Esteri. E per “tre ragioni”. “Innanzitutto” ha detto Frattini a margine del Meeting dell’amicizia di Rimini “perché Gheddafi è il presidente dell’Unione Africana. Pertanto, non facciamo chiacchiere sull’Africa e poi non incontriamo chi la rappresenta. In secondo luogo, con la Libia, abbiamo dimostrato con il resto del mondo di aver rotto con il colonialismo. Non l’ha fatto nessun altro Paese, ne rivendichiamo il merito. In terzo luogo” ha concluso il ministro “perché con la Libia abbiamo un rapporto ormai consolidato che non è anzitutto economico, ma è un rapporto di collaborazione mediterranea”.
La visita comunque non smette di suscitare divergenze. Anche nella stampa. Se il neodirettore del Giornale, Vittorio Feltri, dice sì per ragioni di real politik, un no netto viene dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che afferma: “Caro Cavaliere, non salga sul cammello”. Feltri non ha dubbi: “Chiunque capisce che la collaborazione con il Colonnello, piaccia o no, è indispensabile; quindi non ci è consentito assumere atteggiamenti ostili verso di lui che possano compromettere il ‘contatto’”.
Per Belpietro, soprattutto dopo l’accoglienza trionfale a Tripoli del terrorista di Lockerbie, “non si tratta di fare i puri di spirito, semmai è ora di non essere troppo cinici. C’è un problema di coerenza, o, meglio ancora, un problema morale. Se Berlusconi vuole salvare capra e cavoli, ovvero la lotta al terrorismo e le ragioni politiche, inventi qualcosa, trovi una via d’uscita. L’importante e che insieme alla capra e ai cavoli salvi anche la faccia”.

Nei loro progetti, in quanto supporto di Al Qaida in Europa, ci sarebbe stata una serie di attentati in Francia e Inghilterra e, in particolare, all’aeroporto parigino Charles De Gaulle. Associazione con finalità di terrorismo internazionale e addestramento e arruolamento con finalità terroristiche: sono le accuse per le quali gli agenti della Digos di Bari e del Servizio Centrale Antiterrorismo dell’Ucigos hanno arrestato l’imam del Belgio Bassam Ayachi, siriano di 63 anni con cittadinanza francese, e Raphael Marcel Frederic Gendron, francese di 34.
“Due elementi di grande spessore operativo ancora da definire”, li ha definiti il responsabile della divisione antiterrorismo internazionale della Polizia di Stato, Claudio Galzerano, a latere della conferenza stampa con la quale è stata illustrata l’operazione. “Ci sono evidenze investigative” ha aggiunto “ancora oggetto di approfonditissima valutazione, riferimenti che devono trovare il carattere dell’attualita’ e della concretezza per costituire una minaccia vera”.
Ai due l’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi, è stata notificata in carcere dove sono detenuti dall’11 novembre 2008 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo essere stati bloccati nel porto di Bari a bordo di un camper sul quale avevano nascosto immigrati clandestini. Insieme ad Ayachi e Gendron sono indagate per gli stessi reati una decina di persone arrestate nel dicembre scorso in Francia e Belgio.
Secondo i pm inquirenti della procura di Bari, Roberto Rossi e Francesca Romana Pirrelli, che hanno chiesto gli arresti, durante la detenzione Ayachi e Gendron “hanno progettato e organizzato attentati terroristici e azioni di guerriglia continuando quindi nella loro attività associativa”.
L’indagine è partita dall’analisi del contenuto di sei pen-drive e di numerosi dvd (uno dal titolo “Torture”) trovati nella disponibilità degli indagati nel novembre 2008, insieme con le successive intercettazioni ambientali. Tra i documenti trovati, anche letture e commenti di comunicati di Osama bin Laden e discorsi di al Zarqawi, resoconti di operazioni della resistenza irachena contro l’esercito Usa, foto di guerriglieri, manuali di combattimenti e scene di addestramento e combattimento. Successivaente è scattato l’arresto per associazione finalizzata al terrorismo internazionale.
Secondo le informazioni diffuse dalla Digos della Questura di Bari, e dall’Ucigos, Bassam Ayachi, di origine siriana, era già noto da tempo alle autorità belghe e a quelle italiane perché leader e guida spirituale del “Belgium Islamic Centre Assabyle (CIBA)” di Bruxelles, ritenuto uno dei più importanti centri di irradiazione dell’Islam di orientamento salafita in Europa. Uno dei suoi figli Ayachi Abdel Rahman, inoltre, è stato di recente condannato in Belgio (il 23 gennaio 2009 dalla Corte di Appello di Bruxelles), proprio insieme al secondo arrestato, Raphael Gendron, per aver diffuso, sul sito internet del centro islamico www.assabyle.com, un video antisemita, xenofobo e razzista, contenente anche minacce contro lo Stato d’Israele. Il sito, oscurato nel 2004, era stato subito dopo ricreato con il nome www.ribaat.org – registrato in Pakistan e tuttora attivo – utilizzato sempre per immettere in rete documenti di propaganda dell’Islam radicale e di apologia del jihad.
Quanto a Raphael Gendron, si tratta di un ingegnere elettronico francese convertitosi all’Islam, stretto collaboratore del Bassam, e tra i cofondatori del CIBA. Gli investigatori della Polizia di Stato hanno fatto un meticoloso lavoro di traduzione e analisi della documentazione sequestrata ai due francesi al momento dell’arresto nel porto di Bari ed è emerso che proprio quest’ultimo era il gestore e l’amministratore del sito www.ribaat.org nonché di altri siti internet che operano nell’ambito di quel fenomeno noto come “jihad informatico”.

Molti dei documenti trovati in possesso di Gendron, infatti, sono stati rinvenuti anche in rete. Si tratta di scritti riferibili ad autori islamisti, tradotti spesso in francese, che tendono a giustificare sotto il profilo ideologico e religioso il jihad, compresi gli attentati suicidi, soprattutto nelle zone teatro di conflitti interetnici e religiosi, ma anche nei confronti dell’Occidente e d’Israele. Tra la documentazione sequestrata vi erano anche diversi manuali sulle arti marziali, sulle tecniche di combattimento dei reparti speciali israeliani, sulle tecniche di guerriglia, di terrorismo e di controterrorismo.