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Testamento biologico in salsa meneghina. Parla il radicale Cappato

ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Andrea Monti

A Roma la legge sul testamento biologico è ferma in Senato. A Milano l’argomento torna a far discutere. Il radicale Marco Cappato, consigliere comunale della maggioranza che sostiene Pisapia, ha chiesto di istituire un registro su cui i residenti possano scrivere quali trattamenti sanitari vorrebbero ricevere (e quali no) se un giorno si trovassero a essere incapaci di intendere e di volere. Una battaglia che il suo partito porta avanti da tempo, come quella sull’eutanasia. Nel Pd milanese, alleato dei radicali in municipio, c’è già chi si tira indietro. Ma Cappato conta di farcela grazie al sostegno della società civile. Continua

Testamento biologico: due medici a confronto


Testamento biologico: dilemmi di fine vita. Abbiamo il dovere di non mollare mai

Togliere l’acqua? Non si ammazzano così neanche i cavalli

di Alberto Zangrillo

Arrivo ora da una seduta di tesi di laurea che, fuori di retorica, rammenta i principi etici che devono guidare la nostra professione; nei 28 anni di vita in terapia intensiva e in sala operatoria mai è successo a me o ai miei collaboratori e allievi di entrare in conflitto con l’articolo 32 della Costituzione (diritto al rifiuto alle cure) cercando di salvare una vita. Continua

  • biker
  • Martedì 8 Marzo 2011

Testamento biologico. Casa Santoni: siamo la famiglia bioetica


Casa Santoni: siamo la famiglia bioetica

di Giorgio Sturlese Tosi

Numerosa, benestante, cattolica non praticante, alto livello culturale: è questo il ritratto della prima famiglia bioetica del 2011. Franco Santoni, settantenne fiorentino, farmacista in pensione, affaccendato nelle commissioni che i familiari gli affidano ogni giorno, è diventato il protagonista di una sentenza importante nella giurisprudenza che regola il fine vita. O meglio, il diritto alla morte.

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  • Mercoledì 26 Gennaio 2011

Biotestamento, da Firenze a Roma: tutti i mal di pancia dei Teodem, pronti alla fronda

Matteo Renzi, neo eletto sindaco Pd di Firenze

Matteo Renzi, neo eletto sindaco Pd di Firenze

Si parla di Firenze e viene sempre da pensare a Guelfi e Ghibellini. Ma in questo caso le due fazioni sono all’interno dello stesso partito, il Pd: i democratici fiorentini si sono divisi sul registro cittadino per il biotestamento (in realtà la delibera approvata lunedì 5 istituisce un registro delle dichiarazioni di testamento biologico già depositate presso notai). Continua

Il video-appello di Ravasin, malato di Sla: “Biotestamento, legge incostituzionale”

Paolo Ravasin, 48 anni, malato di Sla
“Se è vero l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono dei trattamenti sanitari a tutti gli effetti, allora è anche vero che questa legge, che non consente a me, che sono pienamente capace di intendere e di volere, di rifiutare tali trattamenti, è manifestamente anticostituzionale”.
La voce strozzata e affaticata. L’immagine fissa e leggermente tremante.
Appare così  Paolo Ravasin, 49 anni, da 10 anni malato di sclerosi laterale amitrofica (Sla) e ospite della casa soggiorno Villa delle Magnolie a Monastier (in provincia di Treviso) in un video-appello al capopo dello Stato, Giorgio Napolitano, e ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Il video è stato presentato dai Radicali per denunciare il disegno di legge sul testamento biologico che, dopo il voto favorevole di palazzo Madama (qui il VIDEO), nelle prossime settimane approderà alla Camera dei deputati.
“Con grande tristezza” afferma Ravasin “ho appreso la notizia dell’approvazione al Senato della legge formalmente sul testamento biologico, ma sostanzialmente contro il testamento biologico, che rende carta straccia le mie direttive anticipate ed in particolare la mia decisione di non sottopormi ad alimentazione e nutrizione artificiali quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente”.
Richiamando la battaglia di Piergiorgio Welby e Luca Coscioni e sottolineando che le difficili condizioni di salute non gli hanno tolto “la voglia di lottare per vivere”, Ravasin definisce, però, “incostituzionale” il ddl che porta il nome del relatore del Senato, Raffaele Calabrò (Pdl). “Mi viene sottratta l’unica libertà che mi è rimasta: quella di poter decidere sulla mia morte. Ognuno di noi alla fine dei suoi giorni è solo di fronte alla morte, ma lo Stato e la Chiesa hanno preteso di sostituirsi a Dio”.
Già nei mesi scorsi i radicali avevano reso noto un testamento biologico di Ravasin in formato video. “Si tratta di un documento di alto valore politico che riporta il problema del biotestamento nel suo ambito naturale, quello dalla libertà” afferma la radicale, Emma Bonino. “Dopo i furori etici scatenati dalla vicenda Englaro” ha proseguito, “ora siamo in una pausa di riflessione importante sul disegno di legge. Mi auguro che la Camera, nel quadro delle audizioni previste, ascolti non solo teologi e scienziati ma soprattutto i cittadini malati, come Ravasin, che più di tutti hanno il diritto di parlare di scelte. La libertà di scegliere riguarda la persona e non può essere usurpata da altri che si sentono in diritto di imporre la loro libertà”. E continua: “Ravasin riporta il problema nel suo ambito specifico, che è quello della libertà. Per questo speriamo che il disegno di legge sia esaminato, alla Camera, dalla commissione Affari costituzionali e non dalla commissione Sanità. Più che ascoltare teologi o scienziati, bisognerebbe ascoltare i malati come Ravasin. Ci auguriamo” ha detto Bonino “che la Camera corregga il testo di legge e le massime cariche dello Stato prestino attenzione a questo appello”.

Il VIDEO appello di Paolo Ravasin su YouTube:

Bio-testamento, al Senato si discute. E Bossi chiede “Il necessario accordo”

L'Aula del Senato

Tema delicato, di coscienza, foriero di divisioni anche in senso trasversale. Continua infatti il braccio di ferro fra maggioranza e opposizione sul disegno di legge, mentre slittano a martedì le votazioni sugli emendamenti previste inizialmente per oggi
E ci si mette anche il ministro delle riforme e leader della Lega, Umberto Bossi, a chiedere che sul “testamento biologico” destra e sinistra trovino la necessaria sintesi per varare una legge che possa essere ampiamente condivisa, come da molti auspicato dopo il dramma del “caso Englaro”. Bossi fa sapere che l’accordo non solo è auspicabile ma “necessario”, cioè “bisogna assolutamente trovarlo”. Come? “Ragionando”, risponde il Senatùr ai giornalisti che nel Transatlantico del Senato lo interrogano sulle divisioni tra maggioranza e opposizione. Anche se il leader centrista Pier Ferdinando Casini sottolinea che il lavoro fatto da Calabrò (Pdl) in commissione va assecondato: “Il relatore Calabrò ha fatto un buon lavoro, che noi cerchiamo di assecondare in tempi brevissimi”. Dai microfoni di Radiotre Rai, il leader dell’Udc, spiega di appoggiare il testo messo a punto dal relatore sul testamento biologico e aggiunge: “Il diritto alla vita va difeso senza se e senza ma. È assolutamente sbagliato dire che ognuno è padrone della sua vita”.

Non sarà facile dare seguito all’auspicio del leader del Carroccio (che i leghisti vorrebbero anche mutuare per le altre riforme, quella federalista in primis), soprattutto dopo che proprio il relatore Raffaele Calabrò ha definito “inaccettabile” l’emendamento presentato dal Pd al ddl relativo al consenso informato del paziente: “Il consenso informato è normato molto bene nel disegno di legge”, afferma Calabrò. “Com’è attualmente l’emendamento del Pd non è accettabile, se si trovano soluzioni migliori saranno accettate”.
Il giudizio di Calabrò arriva nonostante le aperture del collega di partito Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato, sul consenso informato, una delle “note dolenti” del Ddl secondo l’opposizione: “Ho raccomandato Governo e relatore” spiega Tomassini lasciando la seduta della Commissione dove sono stati illustrati i subemendamenti, ben 352, alle due proposte di modifica al testo illustrate ieri da Raffaele Calabrò “di dare la massima disponibilità per accogliere uno o due emendamenti che l’opposizione reputa molto importanti”. In particolare, “quello che ha come prima firmataria Anna Finocchiaro”.

Da parte loro, i Democratici annunciano un ostruzionismo il “più duro possibile” se nel ddl sul testamento biologico non verrà superato il nodo del consenso informato. Lo dice a chiare lettere il senatore Pd, Ignazio Marino, lasciando la Commissione Sanità di Palazzo Madama dove sono stati illustrati i subemendamenti presentati ieri al testo Calabrò. “Bisogna chiarire questo aspetto - spiega Marino -. Se la maggioranza vuole una legge che impedisca la possibilità di dire no a delle terapie, o di ritirare il proprio consenso, allora l’ostruzionismo da parte mia sarà più duro possibile, perchè si tratta di un punto che va contro la nostra Costituzione. Se la maggioranza - ribadisce - vuole una legge che regola il fine vita attraverso le dichiarazioni anticipate di trattamento, allora deve chiarire con fermezza questo punto, contenuto nell’articolo 1″. Critico, Marino, anche sull’emendamento Calabrò che fa confluire in un unico articolo i primi tre del testo originario. “Il nodo sul consenso informato resta comunque, benchè l’articolo in cui era originariamente contenuto sia stato cancellato”.

A rincarare la dose ci pensa Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, ieri era intervenuta sul tema del testamento biologico: “Credo che l’apertura di cui parla il Pdl sul testamento biologico sia una finta. C’è infatti un’assoluta diversità di approccio alla questione”. “Le proposte del partito Democratico” spiega Anna Finocchiaro “pur nella diversità di articolazione, attengono tutte all’attuazione del secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione, che stabilisce che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volontà, e puntano a far sì che il principio valga anche quando il paziente non è più in grado di manifestare la propria volontà. Il disegno di legge Calabrò nega questa possibilità, nega la possibilità di disporre con il testamento biologico in ordine al trattamento sanitario”.

Le operazioni di voto sugli emendamenti, inizialmente previste per oggi pomeriggio, sono slittate a martedì in Commissione Igiene e Sanità al Senato, secondo quanto deciso dall’ufficio di presidenza. Lo scopo è continuare a cercare una mediazione su alcuni punti critici del ddl, modificato 24 ore fa dalla maggioranza, in particolare su alimentazione e idratazione artificiale e, appunto, consenso informato. Tommasini ha annunciato la convocazione per martedì mattina dei capigruppo per un “confronto informale al fine di concordare possibili punti in comune tra il testo e gli emendamenti”. Il testo approderà in Aula il 18 marzo.

Biotestamento, il Pdl apre a un testo condiviso. Il Pd prende tempo

Firma al biotestamento

Il testamento biologico continua a suscitare polemiche trasversali. Le divisioni, già emerse sul caso drammatico di Eluana Englaro, tornano a spaccare maggioranza e opposizione. Non c’è identità di vedute né all’interno del Pdl né in seno al Pd. Del resto attorno a un tema così delicato che attiene la coscienza sarebbe difficile immaginare il contrario. Al Senato, dunque, si cerca di limare il testo del ddl, cercando al contempo di prendere tempo. L’obiettivo è quello di raffreddare gli animi prima che la spinosa questione arrivi al voto di Palazzo Madama. L’arrivo in aula è stato fissato al 19 marzo.
In realtà il Popolo della libertà ha riformulato il ddl, togliendo: il riferimento alla non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari, il riferimento all’accanimento terapeutico e l’obbligo di sottoscrivere il testamento biologico davanti ad un notaio.
Novità presentate mercoledì mattina dal relatore del ddl, Raffaele Calabrò, in commissione sanità del Senato. In pratica è stato emendato il testo sostituendo i primi tre articoli con un nuovo riferimento normativo, facendo sparire anche l’articolo 10, sostituito con un provvedimento che ne ribalta totalmente il contenuto. Una decisione che arriva dopo i malumori di alcuni parlamentari del centrodestra e dopo i rilievi della commissione Affari costituzionali.
Modifiche che l’opposizione sta valutando con attenzione e cautela. “Il relatore Calabrò ha dato un’apertura: vediamo se è sostanziale o soltanto formale. Noi di questo ne prendiamo atto” dice Dorina Bianchi, capogruppo Pd in commissione: “L’emendamento della maggioranza ci è stato appena consegnato. Naturalmente i tempi sono brevissimi: noi dobbiamo iniziare a votarlo domani mattina, quindi quella di oggi sarà una giornata intensa di esame dell’emendamento presentato dal relatore che annulla ben tre articoli e li riunisce in uno”.

Il testo iniziale stabiliva infatti che l’attività medica “non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”.
La maggioranza introduce nel ddl anche la previsione delle cure palliative. Un secondo emendamento elimina il ricorso al notaio per la stesura delle Dichiarazioni anticipate di trattamento e, riscrivendo l’articolo dieci del testo originale, stabilisce che il paziente che lo desidera ricorra al solo medico di base. L’opposizione ha tempo fino a stasera alle 20 per presentare eventuali subemendamenti. Il Pd terrà una riunione nel pomeriggio.
Anche perché il problema per Franceschini è sempre il “solito”: trovare una mediazione, tentare una sintesi tra le varie anime del partito. E, dopo i battibecchi dei giorni scorsi, in una riunione convocata a Largo del Nazzareno ha invitato Ignazio Marino e Dorina Bianchi a evitare di fare uscite sui giornali per ribadire le loro posizioni divergenti. E, dato che il Senato si è concesso un po’ di tempo, li ha invitati a cercare una mediazione possibile che riavvicini le posizioni nel Pd.

Biotestamento: Rutelli non ci sta e chiede pari dignità per la terza via

Francesco Rutelli

“Non ci sto”. Il copyright non è suo. Ma ricorre a questo concetto Francesco Rutelli per rimandare al mittente (quasi tutti i giornali, soprattuto quelli di sinistra) la critica di chi lo dipinge come intenzionato a spaccare il Pd o sottomesso alle posizioni del Vaticano sul testamento biologico. È “intollerabile”, “inaccettabile” e “indecente”. Questi gli aggettivi usati da Rutelli nel corso di una conferenza stampa convocata a Palazzo San Macuto, a Roma, “presentare la mia posizione in modo distorto, strumentale e fazioso”.
L’ex leader della Margherita ha presentato ieri un emendamento al disegno di legge della maggioranza sul cosiddetto testamento biologico che si distingue da un altro emendamento del Pd e che, escludendo la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione nelle dichiarazioni anticipate di trattamento (i cosiddetti Dat), lascia “l’ultima parola” al medico.
“Scusate lo sfogo, ma sono incavolato, molto incavolato”. Rutelli ce l’ha in particolare con l’Unità e dice: “Io non sono eteroguidato da nessuno nè voglio creare una scissione nel Pd”. “Secondo me il Pd deve garantire che, se in temi così delicati come quelli della bioetica ci sono diversità di posizioni, queste si debbano potere esercitare. Non voglio passare per uno che strappa, rompe, divide e peggio persegue secondi fini e strategia politiche di scissione o che rispondano a poteri esterni alla politica come ad esempio il clero. Ogni posizione” chiede Rutelli “deve essere legittima”.

A dire il vero, la prima a smarcarsi dal documento unitario del Pd firmato dalla capogruppo Anna Finocchiaro è stata ieri Dorina Bianchi, che da poco ha ricevuto da Ignazio Marino il testimone della guida dei senatori democratici della commissione Sanità.
Poi è arrivata la “terza via” proposta da Francesco Rutelli, che pur non firmando l’emendamento del Pd, ha proposto una mediazione presentando a sua volta quattro emendamenti in cui si apre uno spiraglio alla valutazione del medico e della famiglia nei casi particolarmente gravi.
Una mossa interpretata da molti come un tentativo di smarcamento dell’ex vice premier dal Pd del neo eletto Dario Franceschini. Che dopo 48 ore di tregua si è così trovato di fronte alla prima grana e all’ennesima divisione interna.

Secondo l’ex leader diellino, l’ultima parola “se assistere una persona con nutrizione e idratazione artificiale o altri tipi di cure non può spettare né al giudice, né al sacerdote, né al parlamentare ma al medico, sentiti i familiari e il fiduciario”. “Quando si firmano le dichiarazioni anticipate di trattamento” ha spiegato Rutelli “colui che stabilisce se le condizioni mediche, scientifiche e tecnologiche presenti al momento possono alleviare le sofferenze e tenere in vita una persona o avviarla verso la morte, è solo il medico. A lui deve spettare l’ultima parola in virtù della sua autorità scientifica e morale”.
Rutelli ha voluto precisare che, contrariamente a quanto riportato da alcuni mezzi di informazione, non vuole “costringere nessuna persona morente ad avere sondini naso-gastrici, nè a torturali. Quello che ho scritto nell’emendamento” ha, quindi, concluso “l’ho elaborato dopo aver parlato con diversi medici e operatori del settore”.
Sui rapporti con Dario Franceschini e con il partito democratico chiarisce: “Franceschini ha detto che è fuori discussione la libertà di coscienza e io la sto esercitando. Ne abbiamo parlato per mesi e sono chiarissime le nostre posizioni. Ieri, facendo il mio dovere di parlamentare, ho presentato in commissione in Senato i miei emendamenti sulla Dat e, vi confesso, non mi aspettavo questo casino”. Bufera, scatenata, secondo il presidente del Copasir, soprattutto da l’Unità che, dice: “Dovrebbe essere il giornale del Pd e riconoscere pari dignità a tutte le posizioni non distorcendo in modo fazioso le mie”.
Stamani Franceschini ha incontrato nella sede del partito i capigruppo di Camera e Senato, Anna Finocchiaro e Antonello Soro. E nel pomeriggio parteciperà a Palazzo Madama alla riunione con i componenti del gruppo Pd in commissione Sanità. Al segretario spetterà il difficile compito di individuare una linea unitaria sul nodo dell’alimentazione e idratazione artificiale, contenuto in un emendamento non condiviso da alcuni senatori. Tra cui, appunto, Rutelli.

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