Leggi tutte le notizie su:
testamento-biologico

Lo hanno lasciato tranquillo per 48 ore: sabato è diventato il secondo segretario del Pd, domenica a Ferarra ha giurato sulla Costituzione e pranzato dalla mamma.
Lunedì sono cominciati i guai, per Dario Franceschini. I primi, anzi i soliti.
Il tema? Un classico per le “divisioni” democratiche: quello (bio)etico del testamento biologico. Mentre la commissione Sanità del Senato esamina il disegno di legge presentato da Raffaele Calabrò (Pdl), il partito del fu Veltroni si spacca, in cerca di una linea comune. E si apre già un orizzonte di accese polemiche. La linea ufficiale del gruppo sul ddl è quella espressa nell’emendamento a prima firma il capogruppo a Palazzo Madama Anna Finocchiaro (e sottoscritta dai vice Luigi Zanda e Nicola Latorre). Il testo prevede che “L’idratazione e la nutrizione, indicate nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono da considerarsi sostegno vitale e sono comunque e sempre assicurate al paziente in qualunque fase della vita. Nell’ambito del principio di autodeterminazione, nel rispetto dell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione, è ammessa l’eccezionalità del caso in cui la sospensione di idratazione e nutrizione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento”.
Ma Dorina Bianchi, da poco nominata capogruppo del Pd in commissione, dopo il contestato avvicendamento con Ignazio Marino, non ha firmato l’emendamento del suo partito che stabilisce che idratazione e alimentazione artificiali siano oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento, prevedendone la sospensione in casi eccezionali, in linea con quanto previsto dalla mozione del Pd votata all’indomani della morte di Eluana Englaro. Una scelta, quella della Bianchi, che prospetta un fiume di polemiche: “In attesa di un confronto domani alle 11 e del prosieguo del lavoro della commissione” spiega la Bianchi “io non ho sottoscritto nessuno di questi emendamenti perché voglio restare neutra cercando, fin dove è possibile, di arrivare a un’ulteriore mediazione”.
Nemmeno Francesco Rutelli ci sta e fa sentire la sua voce. La alza ma non la posiziona, né di qua né di là. Come se fosse un senatore indipendente, fra le posizioni del governo e quella del suo partito. L’ex leader della Margherita ha presentato quattro emendamenti, di cui tre a sua firma e uno con Luigi Lusi, che segnano una “terza via” sul nodo dell’idratazione e nutrizione artificiale. Tra chi la ritiene obbligatoria e basta, e chi chiede possano essere rifiutate solo in modo esplicito, l’ex della Margherita affida la soluzione del problema al confronto tra medico curante e fiduciario. Per la precisione l’emendamento definisce che “Alimentazione e idratazione sono forme di sostegno vitale e sono fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono quindi essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”. “Nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere, la loro modulazione e la via di somministrazione, da commisurarsi alle aspettative di sopravvivenza, alle condizioni del paziente e alla necessità di non dar corso ad accanimento terapeutico, debbono essere il frutto di una interazione e comune di valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l’eventuale fiduciario ed i familiari”. Rutelli fa sapere che sta lavorando “per cercare di avvicinare le posizioni tra le parti e favorire un accordo tra gli schieramenti”. Andrebbe in questo senso la sua firma agli emendamenti del Pd sulle “cure palliative” (prima firma quella di Ignazio Marino) e sulla rete per organizzarle.
Diversa invece posizione di Massimo D’Alema, che invece ricalca l’emendamento Finocchiaro: “L’idea che la legge obblighi il cittadino a subire determinati trattamenti, perché la nutrizione forzata attraverso sondini o tubi gastrici rappresentano un trattamento, o l’idea che una persona possa essere obbligata dalla legge a subire trattamenti che non desidera, è un’idea che non ha eguali in nessun Paese civile, e speriamo che possa essere evitata ai cittadini italiani”.
Nel Pd, insomma, l’accordo non c’è ancora. Chi vincerà? A Franceschini l’ardua sentenza. Il segretario, che ben sapeva di dover frenare fin da subito l’irruenza delle correnti del partito, avrebbe dovuto incontrare il gruppo dei suoi in Senato, martedì, per cercare una posizione unitaria. Ma una nota del Partito democratico smentisce: “Non è prevista nessuna assemblea dei senatori democratici”. Di fatto ci vorrebbe più di un incontro, per un partito che, mancando di un vertice stabile e a “tempo indeterminato”, è alla costante ricerca di un’anima.

Il silenzio di Beppino Englaro è durato poco: a nove giorni dalla morte della figlia Eluana, il padre ha fatto sentire la propria voce contro il ddl sul testamento biologico calendarizzato con urgenza dal governo quando la ragazza era ancora in stato vegetativo. “La legge che il parlamento si appresta ad approvare” ha detto, “è una vera e propria barbarie”. Il testo di maggiornaza, ddl Calabrò, è stato scelto questa mattina come testo base dalla commissione Sanità della Camera, per arrivare a una legge. Nella votazione di stamane, 13 i sì della maggioranza, mentre il Pd si è diviso, con 6 senatori che hanno votato no e 3 che si sono astenuti, tra cui il capogruppo Pd Dorina Bianchi. Un testo dal quale, secondo Englaro, potrà uscire solo una legge assurda, incostituzionale e contro la quale “è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare”. Beppino Englaro ha inoltre aderito alla manifestazione ”Sì alla vita, no alla tortura di Stato”, che si svolgerà a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. “Fatti salvi il no ad eutanasia, accanimento terapeutico e suicidio assistito, credo che si possa migliorare tutto nel tentativo di fare una buona legge”, ha commentato invece il relatore Raffaele Calabrò, del Pdl. Nel Pd le divisioni sono acuite dalla temporanea mancanza di leadership, così da un lato c’è l’ex capogruppo Sanità, il senatore Ignazio Marino, che critica il testo approvato e minaccia il referendum se non verranno cambiate le parti che, dice, “di fatto ne rendono impossibile l’applicazione, come la necessità del notaio”, dall’altro i Teodem come Paola Binetti, che vuole lanciare nel Paese una ”mobilitazione e battaglia culturale” per ”ricostruire il tessuto dei valori in favore della vita”.
A Englaro invece rispondono i capogruppo del Pdl in Senato, Quagliariello e Gasparri, attaccandolo: “ha offeso il parlamento” dicono, “Un dramma personale, come certamente è stato quello di Eluana Englaro, non può essere usato per coprire un disegno politico. L’impressione, invece, è che il polverone che si sta sollevando contro il ddl - concludono i due senatori - serva ad impedire un dibattito sui contenuti nella chiarezza delle rispettive posizioni, per non dire apertamente cos’è che si vuole in realtà: l’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese”.

Il referendum come arma, se non si riuscisse in Parlamento a modificare il disegno di legge della maggioranza sul testamento biologico, rischia di far male soprattutto al Pd.
L’affondo contro il ddl arriva da Ignazio Marino, senatore-medico del Pd che ha guidato fino a pochi giorni fa i democratici in commissione Sanità. Ma la prospettiva di una consultazione popolare, dalla quale gli esponenti della maggioranza dicono di ”non essere spaventati”, spacca i democratici, con la nuova capogruppo in commissione Dorina Bianchi che bolla l’uscita di Marino come ”grave errore”.
Ospite di un convegno organizzato dai Radicali per ‘’smascherare tutte le menzogne raccontate su Eluana”, Marino ha fatto un intervento lungo e appassionato, ricevendo più volte l’ovazione di una platea gremita da oltre mille persone. Dopo aver smontato pezzo per pezzo il testo al vaglio della commissione Sanità di Palazzo Madama e chiarito che si tratta di ”una battaglia per la difesa della nostra libertà di scelta sancita dalla Costituzione”, Marino ha garantito di essere pronto a fare di tutto per ”cancellare” il provvedimento qualora diventasse legge. Fino a spingersi a prevedere la necessita’ ”di un referendum abrogativo” se il disegno di legge passasse cosi’ com’è. Allora ‘’si vedrà se valgono di più le parole di 400 parlamentari o del 90% degli italiani. Credo che per molti sarà un brusco risveglio”.
Se la proposta ha trovato subito l’approvazione dei Radicali, che il senatore aveva indicato come ”trasparenti e leali molto più di altri”, non si è fatta troppo attendere una nuova spaccatura all’interno dello stesso Partito Democratico. In serata infatti Dorina Bianchi, che guida ora la compagine del Pd in commissione, ha fatto sapere di non condividere affatto la posizione del collega di partito: ”Spostare lo scontro dalle aule delle Camere e portarlo nelle piazze” ha detto “significa alimentare uno scontro sbagliato fra due radicalismi. Dovremmo impegnarci tutti per approvare una buona legge”. E aggiunge la vicepresidente della Camera Rosy Bindi: ”Parlare ora di referendum è un regalo a chi non vuole fare la fatica di definire una buona legge sul fine vita”.
Pronta la replica di Marino: gli sforzi per ”lavorare su tutti gli emendamenti possibili si dovranno moltiplicare in questi giorni”, ha assicurato, mantenendo però’ il punto: ”Se ci fosse veramente la volontà del Pdl di non recepire gli emendamenti, bisognerà utilizzare tutti gli strumenti che la Carta costituzionale mette a disposizione perché siano tutelati i principi in essa contenuti”.
La maggioranza, intanto, non si sente per niente scalfita dalla minaccia di una consultazione popolare: gli italiani, èil pensiero di Raffaele Calabrò, relatore del ddl in commissione, boccerebbero un eventuale referendum, perché il testo ”ricalca i valori più profondi della nostra civiltà”.
Anzi, per il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, il referendum si trasformerebbe in ”un’altra grande sconfitta” proprio per il Pd. ”La questione legata a nutrizione e idratazione artificiale” ha rilevato Roccella “è divenuta piuttosto la ‘guerra’ del senatore Marino, ma non credo sia una questione così dirimente per gli italiani”.
Il referendum, insomma, sarebbe una debacle per il Pd come accadde per ”il referendum sulla legge 40”. E proprio perché non si ripeta ”lo schema della legge sulla procreazione assistita”, Emma Bonino lancia un appello ”a tutti i liberali e i laici se ancora ci sono nel Paese” perché ci sia una ”mobilitazione preventiva. Altrimenti si perde questa battaglia, che non è di destra o di sinistra, ma per la libertà”.
Eluana Englaro
Il testamento biologico non ha valore legale, ma alcune persone lo stanno comunque pubblicando su internet. L’onda emotiva generata dalla vicenda di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 17 anni, pone domande. Che spingono a riflettere. E, in alcuni casi, a decidere.
Le scelte sono differenti: in alcuni casi l’esplicita rinuncia alla nutrizione e all’idratazione forzata nel testamento biologico è accompagnata dalla donazione degli organi. Dice Carlo Miccio di Latina su YouTube: “Credo nel diritto di autodeterminazione. L’unica persona autorizzata a prendere decisioni sarà mia moglie”.
Prevale il desiderio di lasciare una prova della propria volontà e comunicarla agli altri: “Nell’eventualità di una malattia che danneggi irreversibilmente le mie capacità psicofisiche e mi impedisca di comunicare la mia volontà ai familiari, agli amici, al personale sanitario”.
Due amici, Aldo Santoro di Creazzo e Caterina Franchina, si affidano a vicenda il compito di “rendere edotti i medici”. Ma un utente commenta il loro video osservando: “Personalmente non saprei se l’esposizione completa dei dati personali su youtube sia imprudente o meno. Certo è che come al solito, sono le iniziative dei cittadini come loro che fanno partire la spinta verso prese di posizione concrete da parte di altri cittadini”
Su Facebook più di mille persone hanno aderito al gruppo “Lascia su Faccialibro il tuo testamento biologico: Niente macchine grazie”. E duecento iscritti hanno lasciato nei commenti le loro volontà. Spesso i testi sono ispirate dai documenti pubblicati sui siti dell’Aduc, dell’Uaar (Unione atei razionalisti agnostici) e della Fondazione Veronesi. Intanto alla Camera e al Senato i progetti di legge presentati dall’inizio della legislatura continuano il loro iter.
- Tags: Beppino, clinica, come, ddl, Eluana-Englaro, fame, Giorgio Napolitano, idratazione, La-Quiete, legge, morte, sete, Silvio Berlusconi, sondino, stato-vegetativo, testamento-biologico, vita
-

È una corsa contro il tempo. Per Eluana. Per la politica.
Al Senato per l’approvazione del disegno di legge (qui il testo) del Governo sulla ripresa della nutrizione e dell’idratazione di Eluana Englaro. Dopo le anomalie amministrative denunciate dai Nas, secondo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi la struttura sanitaria La Quiete a Udine, dove si trova la donna, non sarebbe idonea.
I legali della famiglia Englaro replicano: “Non ci sono i presupposti per il blocco della procedura”. Berlusconi chiede qualche giorno per consentire al Parlamento di varare la legge e si appella al “buon senso della classe politica”.
Pesante la replica di Veltroni: “Il premier vuole tutto il potere, per questo martedì scendiamo in piazza a difesa della Costituzione”.
Sul voto sul disegno di legge del governo sul caso Eluana “decideranno i gruppi” parlamentari del Pd, spiega all’Unità il segretario del Partito democratico, lasciando di fatto libertà di coscienza alla truppa dei “democrats” (così evitando di affondare il coltello nelle fratture interne e palesi del partito). Veltroni sottolinea che comunque c’è già ora un “giudizio politico comune” sugli aspetti negativi della vicenda: “Dall’attacco sferrato alla Costituzione, alla denuncia della strumentalizzazione odiosa di Berlusconi, alla possibilità di affrontare in maniera seria, con una legge sul testamento biologico, un tema di grande rilevanza etica”. Per il segretario democratico, il premier “in realtà sfrutta” la vicenda di Eluana “come diversivo, perché rimanga sullo sfondo la crisi del Paese”.
È stazionaria e sedata, intanto, Eluana: da tre giorni le sono state sospese idratazione e alimentazione. Nella casa di riposo (che nel frattempo ha fatto sapere di essere in regola: ono state allestite sulla base del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2000 e hanno le caratteristiche strutturali, impiantistiche, organizzative per applicare il protocollo stabilito in base al decreto della corte d’Appello di Milano”, ha affermato il vicedirettore generale della clinica, Luciano Cattivelli), oggi cominceranno gli accertamenti che la Regione Friuli Venezia Giulia ha disposto a funzionari dell’Azienda per i servizi sanitari 4 Medio Friuli per “scongiurare ogni eventuale presenza di illeciti chiaramente identificabili”. Altri accertamenti saranno eseguiti anche da un consulente della Procura della Repubblica di Udine che, su delega del pm Antonio Biancardi, approfondirà le “anomalie amministrative” rilevate dai Carabinieri dei Nas che, sabato, hanno a loro volta fatto ispezioni e controlli.
Sono state poi smentite da ambienti di polizia giudiziaria di Udine le notizie riportate da alcuni giornali sulla richiesta della Squadra mobile e dei carabinieri che avrebbero chiesto con un rapporto al procuratore Biancardi di firmare un provvedimento di urgenza di sequestro della stanza della clinica dove è ospitata Eluana, con l’ipotesi di reato di tentato omicidio. Da quanto si apprende, sono state soltanto rappresentate al procuratore - come richiesto dalla stessa Procura - una serie di situazioni dopo che erano stati sentiti alcuni testimoni interrogati a Padova, Lecco e Milano. Nessuna richiesta e nessun atto specifico sono stati fatti da polizia e carabinieri, mentre si attende per la giornata di oggi una decisione da parte della Procura della Repubblica.
“Ci sono vicende per le quali la politica deve fermarsi sulla soglia di casa delle persone e quella di Eluana Englaro è una di quelle”. Così il senatore a vita Giulio Andreotti. Siete d’accordo?
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto“. È quanto si legge in una nota della Presidenza della Repubblica.
“Se il capo dello Stato, caricandosi di questa responsabilità nei confronti di una vita, dovesse decidere e perseverasse nella sua decisione di non firmare la presentazione al Parlamento di questo decreto legge, noi inviteremmo immediatamente il Parlamento a riunirsi ad horas e ad approvare in pochissimo tempo, due o tre giorni, una legge che anticipasse quella legge che è già nell’itinerario legislativo”. Ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, a proposito del decreto legge varato dal governo sul caso di Eluana Englaro. E infatti il Consiglio dei ministri è stato subito riconvocato per le 20, con all’ordine del giorno il disegno di legge.
Alla fine della seduta è stato annunciato che il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge per consentire l’alimentazione e l’idratazione ai soggetti che non sono in grado di provvedere a se stessi. Il testo recepisce le linee del decreto legge approvato questa mattina dal governo. Alla riunione, cominciata alle 20.30, erano presenti il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, i ministri Andrea Ronchi, Giorgia Meloni, Altero Matteoli, Stefania Prestigiacomo. Assenti i ministri della Lega, già rientrati in Lombardia, che però hanno telefonato al premier, per esprimere il loro sostegno al provvedimento.
“Abbiamo preso atto del rifiuto del capo dello Stato ma abbiamo ribadito l’urgenza del provvedimento. Ci siamo riuniti e abbiamo approvato un disegno di legge che recepisce il testo del decreto”, ha affermato il premier Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. “Lo abbiamo inviato immediatamente a Palazzo Madama rivolgendo un accorato appello al presidente del Senato per l’immediata convocazione dell’Assemblea in seduta straordinaria”.
“Credo che il presidente del Senato convocherà subito i capigruppo e poi i gruppi decideranno quando potersi riunire. Se ci sarà la volontà di fare, e di fare presto, noi crediamo che ci possa essere una risposta da parte del Parlamento in pochissimo tempo”, ha aggiunto il premier. Il presidente del Consiglio auspica che non succeda nulla a Eluana mentre il Parlamento discute il disegno di legge che anticipa una parte del provvedimento sul testamento biologico. Alla domanda, al termine della conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri serale, sul rischio di morte per Eluana nei prossimi giorni, il premier ha risposto: “Ci auguriamo di no. Una persona normale sta due o tre giorni senza mangiare e bere”. Poi ha aggiunto: “Rivolgetevi a Pannella, che ne sa qualcosa”.
Salvo improvvise accelerazioni, al momento imprevedibili, il ddl sull’idratazione e sulla nutrizione artificiale approvato dal Consiglio dei ministri inizierà il suo iter lunedì mattina. Più esattamente dopo la Conferenza dei capigruppo, che dovrebbe essere convocata per lunedì mattina intorno alle 11. La Conferenza decide l’assegnazione del ddl, presumibilmente alla commissione Sanità dove è già in atto la discussione sul testamento biologico. La Commissione, secondo quanto si apprende, non sarà convocata prima della Conferenza dei capigruppo. Una volta assegnato il provvedimento, il presidente della Commissione, Antonio Tomassini, convoca l’ufficio di presidenza per disporre le procedure necessarie (i tempi per la presentazione degli emendamenti) e verifica se esiste una volontà politica concorde per accelerare l’esame del provvedimento che, se approvato in sede deliberante, non dovrebbe passare in Aula.
Nel caso non dovesse riscontrarsi un clima di concordia politica fra le diverse forze, allora, sulla base dell’articolo 72 della Costituzione, o il governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto dei commissari possono richiedere il passaggio in Aula. Si tratterebbe di una decisione strategica alla quale la maggioranza favorevole al ddl potrebbe fare ricorso perché, una volta in Aula, è possibile contingentare i tempi e far decadere eventuali emendamenti ostruzionistici. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri che sostituisce il decreto legge non emanato sul caso Englaro. Lo riferiscono fonti del Quirinale rispondendo ad una specifica domanda
“Stiamo operando nell’ambito della piena legalità, andremo avanti”, dice l’avvocato Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro, commentando la presa di posizione del governo, perché, di fatto, “le cose restano come stavano”. Riguardo, infatti, al decreto legge varato dal governo che, in attesa di una legge, vieta a “chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, nulla quaestio: l’avvocato si attiene alla decisioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che “ha svolto correttamente il suo ruolo di garanzia costituzionale” non firmando il decreto.
L’altra iniziativa per bloccare l’attuazione del protocollo è la decisione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha inviato gli ispettori a Udine, “perché purtroppo mancano alcune risposte ad alcuni interrogativi che abbiamo rivolto”. “Si tratta di una cosa irrituale, dovrebbe rivolgersi alla Regione”, risponde Angiolini, aggiungendo: “È la regione che ha competenza sulle strutture e sull’attività sanitaria regionale. E stiamo parlando di una regione che inoltre è a statuto speciale”. Se ci fosse la legge paventata dal premier Berlusconi, allora nascerebbe il problema, ma “al momento stiamo operando nell’ambito della piena legalità”, evidenzia l’avvocato, e “finché tutto è legale noi andremo avanti. Che si sia persa la misura”, conclude, “è evidente. Bisognerebbe mettersi al posto del padre di Eluana e immaginare come può sentirsi”.
“Sono sconvolto, è un tormento senza fine, non riesco neppure a pensare e riflettere e preferisco continuare a restare nel silenzio”. È l’unico commento di Beppino Englaro, il padre di Eluana. Englaro ha deciso di osservare un rigoroso silenzio stampa da martedì mattina, da quando la figlia è ricoverata a Udine, dove oggi è stato avviato il protocollo medico per la sospensione dell’alimentazione.
“Sono costernato che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi una persona” e “sono profondamente deluso” dalla decisione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di non firmare il decreto che avrebbe imposto lo stop all’alimentazione e idratazione a Eluana Englaro. È quanto ha affermato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace.
LEGGI ANCHE: 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro - Napolitano sul caso Englaro: si faccia la legge per il testamento biologico

Tensione tra Quirinale e presidenza del Consiglio sul caso Englaro. Dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto che ferma l’attuazione della sentenza sulla sopsensione all’alimentazione di Eluana e dopo i dubbi in merito espressi da Napolitano in una lettera, Berlusconi ha chiesto al presidente della Repubblica di firmare comunque il decreto legge. “Altrimenti”, ha detto il premier, “ci rivolgeremo subito al Parlamento”.
E il presidente della Repubblica “ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto”. È quanto si legge in una nota della Presidenza della Repubblica.
Il consiglio dei ministri ha approvato poche ora fa all’unanimità il decreto che interviene sulla vicenda di Eluana Englaro, nonostante il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avesse espresso, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, della quale è stata data lettura in Consiglio dei ministri, un nuovo diniego. Contestualmente, a quanto si apprende da fonti governative, il capo dello Stato avrebbe sollecitato un rapido pronunciamento del Parlamento sul testamento biologico.
“Penso che tutto si stia svolgendo come previsto: da stamattina, infatti, si era stabilito di procedere alla riduzione dell’alimentazione” ha detto l’avvocato Franca Alessio, curatrice di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da 17 anni e ricoverata da martedì mattina nella casa di cura ‘La Quiete’ a Udine.
“Il protocollo prevede che dopo tre giorni cominci lo stop all’alimentazione - ha aggiunto il legale - i tre giorni sono passati e non intervenendo fatti nuovi si procede come previsto”.
Eluana Englaro è in stato vegetativo persistente da 17 anni. La Corte di appello di Milano ha autorizzato la sospensione del trattamento di nutrizione artificiale. Secondo il protocollo stabilito dai medici, la riduzione dei nutrienti alla donna avverrà gradualmente, con una diminuzione progressiva delle sostanze nutritive somministratele giornalmente.
“Il cuore della questione sta nel fatto che l’ordinamento italiano prevede per tutti il diritto di rifiutare i trattamenti cosiddetti di sostegno, come la nutrizione e l’alimentazione”. Questa è la riflessione di Umberto Veronesi, in una lettera a La Repubblica, in cui mette in guardia dal fatto che “ora si vorrebbe calpestare questa norma fondamentale, violando il diritto di autodeterminazione delle persone”. Una legge che obbliga chi cade in coma ad una vita artificiale, “senza coscienza e senza risveglio per decenni, anche contro la sua volontà va contro i principi di libertà e non verrebbe mai sottoscritta da nessun presidente di una democrazia avanzata e tanto meno dal nostro Presidente della Repubblica”. Le leggi non dovrebbero essere mai fatte sull’onda delle emozioni, secondo Veronesi e se in Italia non viene applicata la sentenza della Corte di Cassazione “si mettono anche pericolosamente a rischio i principi sui quali il Paese ha fondato la sua esistenza e il suo sviluppo, si tratterebbe di violare il principio della separazione dei poteri, quello giudiziario e quello politico”.
LEGGI ANCHE: Dubbi di Fini e Napolitano sul decreto, che potrebbe saltare - Pronto il decreto contro lo stop all’alimentazione - 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro - Napolitano sul caso Englaro: si faccia la legge per il testamento biologico
Sul caso di Eluana Englaro si sono schierati i principali rappresentanti delle istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tutti invocano una legge sul testamento biologico che regoli il momento finale della vita. Il presidente della Camera Gianfranco Fini chiede anche ”rispetto” per la decisione dei genitori di Eluana ai quali, soli, spetta il ”diritto di fornire una risposta”, mentre la Chiesa torna a ribadire la sua ferma contrarietà (”inconcepibile ucciderla cosi”’).
Soltanto il premier Silvio Berlusconi decide di non parlare (”non voglio intervenire”), mentre dal Capo dello Stato Napolitano ai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani è pressante la richiesta alle forze politiche di colmare un vuoto legislativo su questa controversa materia.
“In Italia, dove la Cassazione ha colmato un vuoto legislativo” sottolinea Napolitano intervenendo da Lussemburgo “nessuno parla di introdurre l’eutanasia”, ma il caso di Eluana impone al Parlamento, dopo una ”discussione pacata”, l’approvazione di un provvedimento legislativo.
Una sollecitazione simile viene anche dal presidente del Senato: per Schifani ”il Parlamento non può sfuggire al dovere di legiferare su questi temi. Soprattutto quando la scienza sposta cosi’ in avanti il proprio confine”.
Questo - aggiunge Schifani - ”è il momento della vicinanza, della riflessione e della responsabilita’ perche’ quanto sta avvenendo pone oramai ”con drammaticità la necessità di un intervento legislativo”. Da Schifani giunge anche un appello ai partiti ”a mettere da parte le diverse visioni politiche per risolvere in breve tempo il problema che lascia ciascuna coscienza divisa e incerta, qualunque sia la decisione che ritenga giusta”.
Per il Governo torna a schierarsi il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che sta valutando eventuali provvedimenti. Ed il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella dice un netto ”no” ad escamotage e ”cavilli” al fine di ottenere l’applicazione del decreto della Corte di Appello di Milano per la sospensione dei trattamenti a Eluana .
La politica si divide quindi tra chi chiede silenzio come Gianfranco Rotondi, ministro del Programma per il quale ”è il momento di tacere”, e chi urla condanne come Maurizio Gasparri (Pdl) secondo il quale ”è iniziato l’omicidio”.
Francesco Cossiga chiede un decreto per salvare Eluana inviando un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia e al Ministro del Welfare nella quale chiede che con decreto definiscano reato il suicidio assistito, l’eutanasia o ogni altra forma di forzata cessazione della vita. Per l’Udc Rocco Buttiglione chiede a Berlusconi di convocare un consiglio dei ministri per fare una legge per il testamento biologico. Walter Veltroni, segretario del Pd chiede alla politica ”discrezione” e rispetto per le sentenze. ”Ci sono momenti - osserva - e io mi sono attenuto sempre in questi giorni a questa regola, nei quali la politica ha il dovere di pronunciare un numero di parole misurato. Io ho solo due certezze - spiega - la prima, che i genitori di Eluana sono persone che hanno dentro questo dramma e credo possano testimoniare la volonta’ della loro fede”. La seconda certezza è che ”ci sono ripetute e diverse sentenze ed e’ giusto che siano rispettate”. Secondo Veltroni, compito della politica è approvare una legge sul testamento biologico.
Ma ”rispetto e silenzio” viene chiesto da Livia Turco (Pd) ”in nome della pietas” e da Francesco Nucara (Pri) che unisce la sua solidarietà ”personale e umana” al padre di Eluan.
LEGGI ANCHE: La cronaca della mattinata - 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro