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Il terremoto visto dai bambini dell’Abruzzo: “Cosa vorrei? Un’ambulanza”

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La cosa più importante: l’ambulanza. Poi l’ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le “cose” essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro disegni.

Elaborano la paura con fogli e matite colorate. Da quei disegni le neuropsichiatre infantili cercano di capire come e quanto il trauma della scossa è presente nei più piccoli.
Il foglio con l’ambulanza e l’ombrello l’ha disegnato Davide, un bimbo dell’asilo, che ha aggiunto anche delle pistole. Un simbolo di difesa in questo caso, precisano gli esperti, non di violenza.
La violenza è quella che i ragazzini attribuiscono al terremoto. In molti dei disegni dei piccoli ospiti della tendopoli di Piazza d’Armi, la più grande dell’Aquila, ci sono montagne minacciose all’orizzonte, i profili marcati e cime che assomigliano ai denti di una sega. Chi invece ha elaborato positivamente lo stress post-terremoto disegna le montagne come amiche, protettive, i profili sono dolci. Lo fa ad esempio Claudia, una bimba di 10 anni che al centro del foglio mette una casetta tutta di legno, senza finestre. Claudia disegna però se stessa fuori dalla casa, con le braccia aperte, in segno di fiducia. Nel disegno di Robert si intravede invece un bambino spaesato. Sul foglio ha realizzato un grande campo da calcio, ma lui è da solo su quell’erba, non ha amici accanto.
Per qualcun’altro il terremoto è un mostro tecnologico: un bambino, subito dopo il sisma - raccontano le neuropsichiatre - lo aveva disegnato come un robot che “aveva il compito di aprire e pulire la terra”.
Non mancano le elaborazioni mistiche della tragedia: “le case sono tutte rotte - ha scritto una bambina - la mia no, perchè la mamma l’ha salvata con le preghiere”. Laura, infine, una piccola di 5 anni, disegna sul foglio un grande arcobaleno che copre tutti i bambini sul prato, e sopra l’arco una sorta di “madre protettiva”. I bimbi che per Laura sono buoni si trovano sopra il prato, i cattivi, con le pistole, sono esclusi dal tappeto verde. Il titolo del disegno è “Forza Bambini”.
Dai racconti, e dai tanti, colorati disegni, emerge la creatività infantile, tra paura e capacità di adattamento, che si lega magari a cogliere gli aspetti positivi della nuova situazione, accanto alla nostalgia per la vecchia. E così c’è chi scrive della propria felicità di passare tutte le giornate con i genitori: “A volte giochiamo a carte con papà e io mi diverto tanto perchè mi spiace stare così sempre con lui”.
terrebimbi
A raccolgiere disegni, sfoghi, racconti delle piccole vittime del sisma - quello di Umbria e Marche, nel settembre 1997 - fu il maestro Antonio Mosciatti, della scuola elementare di Serravalle di Chienti. Li fece parlare, scrivere, disegnare su quella loro esperienza, anche per aiutarli a tirarla fuori. Da una frase, bella e terribile, di un bimbo, è nato anche il titolo Mi tremava anche il sogno del libro, edito dalle Edizioni Scientifiche Magi (pp. 104 - 10 euro)
Qualche stralcio: “La mamma urlava per il terrore. La casa ballava tanto forte che i mattoni cadevano davanti a noi, per fortuna senza colpirci. ‘Questa è la nostra fine!’, esclamava accanto a me che piangevo per la paura. Ora la mia casa è gravemente danneggiata e la mia famiglia non ha più un rifugio sicuro. Le vie del mio paese sono piene di ruderi. Dove noi giocavamo a nascondino non si passa più”, scrive Valentina. “In roulotte ci dormo perchè ancora abbiamo tanta paura del terremoto che non finisce mai: l’ultima scossa l’abbiamo sentita proprio oggi. Era fortissima. Comincio a stancarmi di questa vita. Io voglio che il terremoto finisca perchè voglio tornare a vivere nella mia casa”, sbotta Gessica.

Una Gessica di 12 anni fa a Serravalle, che non appare diversa dai bambini elle tendopoli abruzzesi, e anzi aiuta a capirli, a saperli sentire più vicini.

Bruno Vespa in volo sopra L’Aquila: Povera mia bella città

 Chiesa di Santa Maria a Paganica

Povera la mia bella città, massacrata da 30 secondi di terremoto. Pensavo che l’ultima strage sarebbe rimasta quella del 1703, quando fu inghiottita da un terremoto buona parte della città medioevale. Ressero le facciate delle chiese romanico-gotiche e rinascimentali più belle. Le colonne snelle e svettanti furono imbracate da orride camicie barocche e restituite alla loro meraviglia solo negli anni 70 da un coraggioso sovrintendente, Mario Moretti, morto di crepacuore per le critiche ingiustamente subite. La tragedia di Avezzano del 1915 ci colpì solo di striscio, ma il terremoto fa parte della nostra storia e non c’è aquilano che non abbia imparato a convivervi. Quando ero bambino, negli anni 50, mi insegnarono ad affrontare gli sciami sismici tenendo abiti e scarpe ai piedi del letto e correndo a rifugiarmi a ogni scossa sotto i muri maestri della casa: quelli che non crollano neanche quando la terra inghiotte il resto. Allora i vecchi edifici aquilani furono rinforzati da catene di ferro e i nuovi costruiti secondo rigorose regole antisismiche.
O così avrebbe dovuto essere. Perciò quando ieri notte la televisione ha detto che era crollato un grande albergo costruito vicino a casa mia una trentina d’anni fa, ed era inagibile lo stesso modernissimo ospedale, mi sono cascate le braccia. Le prime immagini trasmesse nella notte ci hanno mostrato la casa di mia moglie, nel cuore del centro più colpito della città. La facciata rinascimentale sembrava aver retto ma poco oltre abbiamo visto delle macerie. Ce l’avrebbe fatta a resistere? Ha retto bene la casa in cui sono nato: costruita nel ‘40, era stata rinforzata una ventina d’anni dopo da poderose catene di ferro. Dentro, le lesioni hanno gonfiato la vecchia carta da parati ma non sono esplose. Non ha retto invece il mobile da toletta al quale mia madre era molto affezionata: vi riponeva i pettini e i soli due tubi di crema che usava.
Adesso che con l’elicottero sorvolo la mia città ferita, vedo che il disastro è enormemente superiore alle previsioni. Mi colpiscono innanzitutto le chiese. È crollato il campanile di San Bernardino, magnifica chiesa rinascimentale già distrutta all’interno dal terremoto devastante del 1703. Aveva retto (e ha retto stavolta) la splendida facciata che incantò il grande pianista russo Sviatoslav Richter, alla sua prima tournée fuori della cortina di ferro. Non si presentò in orario al vicino teatro comunale e il direttore artistico della società dei concerti, bravo musicologo comunista, pensò a un sequestro della Cia. Richter era invece sotto la pioggia battente e senza ombrello ad ammirare questa meraviglia che custodisce il corpo del santo senese.
Ma il campanile non c’è più. Credo che anche la chiesa delle Anime sante, un triste tempio barocco in piazza del Duomo, avesse resistito a molti terremoti. Quello di domenica notte l’ha sventrata. Come spesso accade, le facciate intatte nascondono molte rovine. Così per il Duomo, ricostruito dopo il 1703 e ora irreparabilmente devastato nella parte absidale. E ancora San Marciano e, in misura minore, altre chiese importanti. Lo stesso Castello spagnolo costruito nel ‘500 (”per reprimere l’audacia degli aquilani”) è stato severamente sbrecciato. Molte delle case antiche hanno resistito, altre sono cadute per sempre.
Ma colpisce vedere distrutta la Prefettura, che pure dovrebbe aver avuto rinforzi in ferro negli anni 70; il grande albergo Duca degli Abruzzi, costruito negli anni 70, e infine l’ospedale costruito anch’esso tra gli anni 70 e 80, quando già gli avvertimenti sismici erano largamente presenti. Ci sono ancora molti morti sotto le macerie della mia città. Tra i vivi nessuno osa dormire in casa. Nella notte tra lunedì e martedì perciò forse 70 mila persone avranno dormito in ricoveri di fortuna. Molti andranno negli alberghi sulla costa esattamente come avvenne nel ‘76 in Friuli. Allora la ricostruzione fu sollecita e molto ben fatta. Speriamo che stavolta avvenga la stessa cosa.

L’Abruzzo sotto le macerie. Ma perché sono crollati anche gli edifici nuovi?

Una casa all'Aquila crollata

Ha progettato alcuni degli edifici dell’Aquila. Si chiama Giuseppe Zia, fa parte del Consiglio nazionale degli ingegneri ed è stato raggiunto da Panorama a poche ore dalla forte scossa di terremoto del 6 aprile. Insieme con una squadra di volontari stava cercando di estrarre dalle macerie di un edificio un ragazzo ferito; ha accettato di spiegare a caldo, per quanto è possibile, che cosa è successo nella sua città. “Da quello che vedo, le case a norma hanno danni a tamponature e tramezzi, cioè i muri interni di cemento non portanti. I comignoli invece sembrano avere subito una torsione” racconta Zia. “Particolari, questi, che fanno capire come si siano sovrapposti movimenti sussultori e ondulatori. A ciò va aggiunto il fatto che le scosse, molto intense, si sono protratte a lungo. Tutti fattori che mettono a dura prova un edificio”.
Ma perché edifici che sono stati costruiti secondo norme antisismiche sono crollati nel giro di pochi secondi? Intanto occorre precisare che l’Italia è stata la prima a dotarsi di regole antisismiche a partire dal 1909, anno successivo al terribile terremoto di Messina (qui il VIDEO con immagini d’epoca), e da allora si sono succedute una decina di norme sempre più aggiornate (quelle più recenti sono del 2003). Così anche all’Aquila edifici diversi, costruiti in tempi successivi, soddisfano requisiti leggermente differenti.
Ogni norma stabilisce il grado di resistenza a due parametri, ovvero l’accelerazione subita dall’edificio e la duttilità, in un certo senso la risposta non elastica agli sforzi. Ma le regole imposte seguono i progressi tecnici raggiunti in quel dato periodo di costruzione. “Qui ci sono edifici costruiti con la norma numero 64 del 1973 che sono crollati. E altri, che rispettano norme antecedenti, ancora in piedi” spiega Zia. “Ogni struttura è un caso a sé”.
Prima di tutto l’accelerazione subita da questi edifici è stata tale da superare quella sopportabile dai vecchi materiali. “Inoltre, il fatto che L’Aquila si trovi in una conca ha amplificato l’intensità delle scosse. In altri termini, sebbene l’intensità registrata sia stata di 5,8 (scala di magnitudo del momento sismico), la morfologia del territorio ne ha acuito gli effetti” continua Zia. “E alcuni edifici sono stati sfavoriti dalla posizione”.
A poche ore dal sisma la Bbc spiegava che nessun edificio della città dell’Aquila, nemmeno i più moderni, soddisfa i criteri di costruzione delle città californiane. Non abbiamo normative adeguate, quindi? Le cose non stanno esattamente in questi termini, spiega Rui Pinho, ingegnere sismico proveniente dall’Imperial College di Londra, ora in servizio all’Eucentre di Pavia, centro di eccellenza in ingegneria sismica. “L’attuale normativa italiana è la più moderna al mondo, ed è stata introdotta nel 2003, fortemente voluta dal direttore del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso. È l’unica legge davvero all’avanguardia con i progressi scientifici, e non ha nulla da invidiare alle norme in vigore in Giappone e negli Stati Uniti. Il problema è che i nuovi edifici all’Aquila sono stati costruiti tutti prima”.
D’altra parte, la norma del 2003 è entrata in vigore con ritardo rispetto a Giappone e Stati Uniti; e c’è voluto l’impulso di un evento tragico, il terremoto del Molise (tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002), per vararla. “I progressi scientifici degli ultimi anni riguardano da una parte la capacità di determinare la probabilità dell’evento sismico, dall’altra l’utilizzo di materiali più duttili. Tra questi le fibre di carbonio avvolte attorno alle travi per migliorarne la duttilità. Solo la normativa del 2003 tiene conto di questi fattori” spiega Pinho.
Ci sono poi ulteriori fattori che spiegano il perché alcune case sono crollate in Abruzzo e altre no, come rimarca Paolo Stefanelli, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri: “Il cemento armato ha una durata nel tempo, alla lunga si ‘plasticizza’ e diventa poco elastico. Allora è naturale che case costruite negli anni Cinquanta o Sessanta abbiano resistito meno, rispetto sia ad alcune più recenti sia a vecchie case in muratura. Queste ultime ovviamente non sono antisismiche ma in qualche caso potrebbero avere resistito meglio di quelle più moderne: non impiegano cemento e sono costruite pietra su pietra con archi e legno nelle coperture, materiale capace di rispondere bene alle sollecitazioni”.
Il Consiglio nazionale degli ingegneri e altri organi di categoria sono stati invitati dalla Protezione civile a inviare volontari per la valutazione degli edifici a rischio: “Cosa fare si deciderà caso per caso, a volte è necessario raderli al suolo, a volte si può intervenire, ma non sono lavori che possono farsi nel giro di qualche settimana. Per il futuro si può essere più ottimisti: il decreto sul piano casa del governo stimolerà tutti quei lavori necessari per rendere gli edifici più resistenti ai terremoti. Un lavoro da troppo tempo rimandato” conclude Stefanelli. Ma altre norme potrebbero essere necessarie. “Al momento” sostiene Zia “la legge affida gli interventi nei centri storici a tecnici e architetti, escludendo gli ingegneri”.
Che forse dovrebbero avere voce in capitolo in modo da rendere le strutture più sicure.

Il terremoto ha abbuttuto l’Aquila. E già si discute: new town, sì o no?

Studenti via dall'Aquila

Con il “rilancio” di Berlusconi, L’Aquila, in mezzo ai mille problemi provocati dal terremoto, ha cominciato a discutere sulla new town.

La Nuova Aquila è però un concetto che lascia perplesso Massimo Cialente, sindaco del Pd del capoluogo abruzzese che preferirebbe veder usate le risorse per rimettere in piedi il centro storico e per dare ordine alla periferia. Più possibilista, invece, il presidente della Regione Gianni Chiodi (Pdl) che però sottolinea l’importanza di non abbandonare il centro. Le perplessità derivano, fondamentalmente, da due motivi. Il primo è il timore per l’abbandono del centro storico.
Quella città fantasma che in questi giorni inquieta chi all’Aquila è nato e cresciuto è un incubo che tutti vogliono rimuovere. Cercando di far tornare a vivere in fretta quel centro storico che ha bisogno di immani lavori di ricostruzione e consolidamento. Il secondo è di natura ambientale e urbanistica: L’Aquila ha un territorio comunale vastissimo, ma ha avuto uno sviluppo un po’ disordinato nelle periferie, soprattutto ad ovest. E non è semplice individuare un’area abbastanza grande e con le caratteristiche necessarie a farci nascere un’Aquila Due, come ipotizzata da Berlusconi.

Per il momento nessuno si sbilancia sull’area in questione. Quella lanciata dal presidente del consiglio è un’ipotesi nata per rispondere all’emergenza e per utilizzare uno strumento previsto nel piano casa. A tre giorni dal sisma, nessuno ha fatto verifiche di fattibilità né elaborato programmi di massima. Una delle idee che balza in testa agli addetti ai lavori è Coppito, dove c’è la sede della Guardia di Finanza che in questi giorni serve da base operativa alla protezione civile, circa cinque chilometri dal capoluogo, verso nord ovest, non lontano dall’uscita dall’autostrada. Ma proprio quella è una delle aree urbanisticamente meno ordinate.
Fra quelli che, al momento, si dicono contrari a una Nuova Aquila c’è il sindaco Massimo Cialente. “La città” ha detto “ha la periferia particolarmente disordinata, costruita soprattutto per lottizzazioni. Questa è anche l’occasione per rimettere ordine. Noi dobbiamo ricostruire un tessuto urbanistico e coinvolgeremo in questa operazione anche grandi architetti. C’è poi il rischio di spopolare il centro”. “L’Aquila” ha aggiunto “vuole rinascere e trovarsi più bella di prima a partire proprio dal centro. Io non sono in contrapposizione con Berlusconi, trovo ad esempio molto interessanti i meccanismi di finanziamento. Ma la sua idea può funzionare in grandi città, qui è un problema. Possiamo invece pensare alla costruzione di una cittadella universitaria”.

Il presidente della Regione Giovanni Chiodi ha promosso l’idea di una new town, che deve andare di pari passo con il consolidamento del centro storico. Secondo Chiodi è necessario ricostruire il centro storico, ma la new town potrebbe essere una risposta efficace alle emergenze. Chiodi ritiene tuttavia che l’idea della new town e quella della riqualificazione del centro non debbano escludersi una con l’altra.

Il VIDEO servizio:

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Il Cavaliere ancora in Abruzzo: “Cento progetti, uno per provincia”

berlusconi
Terza visita del premier dal lunedì della tragedia. Silvio Berlusconi è di nuovo tra i terremotati dell’Abruzzo. Con un elmetto dei Vigili del Fuoco, inizia un sopralluogo nel centro dell’Aquila. “Purtroppo questa è diventata una città fantasma”, commenta il premier giungendo a Piazza Duomo. “Il problema” ha aggiunto “è vedere come e dove sistemare chi è rimasto senza casa e che non può certamente tornare ad abitare qui”.
Intanto snocciola le cifre del dramma e della speranza: “Ci sono più di 8500 soccorritori tra uomini e donne. Ieri sera ci sono stati ulteriori danni che devono essere verificati e a cui bisogna dare immediata risposta. Abbiamo prodotto uno sforzo straordinario”.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha fatto il punto sui lavori di soccorso dopo il terremoto annunciando che “si è scatenata una gara di solidarietà straordinaria”. “L’indicazione che diamo a chi ha offerto queste offerte di trasformarle in soldi” ha invitato il premier “magari vendendo sul mercato ciò che è stato offerto e poi facendo pervenire i soldi”.
Berlusconi si è detto “commosso” per il lavoro sin qui fatto e ha ringraziato tutti gli uomini che, “nonostante il pericolo continuativo di ulteriori scosse, hanno messo in pericolo la propria vita”. “È un atteggiamento che ci essere ottimisti sul nostro popolo”, ha continuato Berlusconi spiegando che, ad oggi, si contano già 2962 tende per 17672 persone. “Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature, le brande, le coperte” ha assicurato Berlusconi “31 tendopoli in totale, e abbiamo installato 24 cucine da campo e 14 ambulatori già operativi”. Da oggi hanno, inoltre, cominciato a essere operativi i tecnici della Regione per la verifica del danno: sono oggi già centinaia e domani saranno oltre mille. In totale vi sono oltre 8.500 soccorritori, organizzati in 5 centri operativi. Il premier ha fatto sapere che “ne sarà aggiunto un sesto per le altre situazioni delle zone fuori dall’area di 600 chilometri quadrati sui quali la scossa di ieri sera ha prodotto ulteriori danni che devono essere verificati e ai quali va data risposta”. Sono stati, infine, recuperati 171 hotel per gli sfollati: “Sarà lo Stato a sostenere le spese e stiamo vedendo di avere lo sconto più alto possibile”. “Quindi” ha osservato Berlusconi “abbiamo in assistenza quasi 28mila persone”.
Per la ricostruzione si potrebbe anche intervenire con una “tecnica antisismica giapponese”. È quanto annucnia Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. “Non c’è terremoto che possa portare danno a una ricostruzione di questo modo. Stiamo ragionando su queste tecniche”, aggiunge il premier. “Stiamo lavorando ad un piano perchè c’è una richiesta elevata di giovani”. Silvio Berlusconi torna poi a parlare del progetto “new town”. “Mettiamo lo Stato in campo per realizzare abitazioni razionali”. Perché le new town che saranno costruite in Abruzzo non saranno “ghetti”, ma città “costruite in zone verdi”, dunque “nulla a che vedere con banlieu o ghetti di altri Paesi”.
Infine un’idea: elaborare cento progetti di ricostruzione a e affidarli alle Province. È questo il piano del presidente del Consiglio per far partire la ricostruzione delle terre colpite dal sisma. Potrebbe “essere una bella sfida per le province” che agirebbero sotto “la responsabilità centrale” della Protezione civile. E qualora “non rispettassero tempi certi e obbiettivi” loro assegnati “sarebbero additate al pubblico ludibrio”.

Il VIDEO servizio:

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Furti e falsi allarmi: pene più severe contro chi lucra sul terremoto dell’Abruzzo

vigilicasa

La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città. Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.

E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.

Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.

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Miracoli nel terremoto d’Abruzzo: Eleonora, viva dopo 43 ore sotto macerie

L'Aquila; recupero di Eleonora Calesini

Marta dopo 23 ore, Eleonora dopo 42. Piccoli-grandi miracoli, storie incredibili dalla martoriata terra d’Abruzzo. Da L’Aquila, precisamente, che ha gran parte del contro storico distrutto.
La giovane riminese è stata estratta dalle macerie alle 21.30 di martedì sera dai Vigili del fuoco di Venezia e di Cuneo che l’avevano individuata dure ore prima mentre stavano cercando un’altra ragazza.
Eleonora è una ragazza sorda. Ma gli uomini di vigili del fuoco e in particolare Claudio lo speleologo di Venezia dello Urban Search Rescue, sono riusciti a raggiungerla individuando un buco dentro il quale calarsi dopo aver sentito la sua voce. Eleonora stava sotto la sua amica, che ha smesso di vivere alle 3:32 di domenica. In una nicchia, buia, che il destino le ha creato proprio per lei in un mare di cemento. L’odore della calce e della morte come sole compagne di viaggio: 43 ore è durato l’incubo per questa ragazza di vent’anni tra le macerie del centro storico dell’Aquila.
“Un salvataggio così vale sei mesi di lavoro gratis”, dice Claudio, il vigile del fuoco di Venezia, che prima l’ha vista, poi le ha parlato e poi ancora l’ha tirata fuori. Sbaglia, Claudio: un salvataggio così vale una vita. Quella di Eleonora Calesini, appunto. Studentessa nata sul mare, che ha rischiato di morire tra le montagne.
Quando domenica è arrivato il terremoto Eleonora era a casa con un’amica; una casa da studenti, mobili economici e via, sono altre le cose per cui val la pena di spendere i soldi. La scossa ha sbriciolato il palazzo di cinque piani dove viveva, in un istante. Chissà cosa ha pensato Eleonora, chissà cosa ha sentito, lei che aveva problemi di udito e utilizzava un apparecchio che l’aiutava a sentire meglio ma che toglieva quando andava a letto. Poi più niente; silenzio fuori e silenzio dentro. Paura, orrore. In quelle condizioni, con la gamba bloccata da una trave di cemento e un braccio schiacciato, soli e al buio, resistere un’ora è già difficile. Rimanere vivi per 43 ore è eroico.
Ma Eleonora ce l’ha fatta. L’hanno individuata alle 19 di martedì 7, in una nicchia tra il cemento. “Ero sceso là sotto e ho visto una ragazza morta, era in piedi travolta dalle macerie - racconta Claudio, il vigile del fuoco - poi ho visto un buco, un piccolo cunicolo. Mi ci sono infilato e lei era lì, e mi guardava. Mi si sono illuminati gli occhi. Ho urlato ’silenzio’”. “Abbiamo iniziato a puntellare tutto per evitare che ci cadessero addosso le macerie” aggiunge Bruno, un altro vigile del fuoco, di Venezia, che ha partecipato al salvataggio “Eleonora ci parlava ed era cosciente”.
Il vigile ed Eleonora si sono parlati a lungo mentre le operazioni di soccorso andavano avanti. Poi alle 21:30 finalmente la luce e il volo verso l’ospedale. A Mondaino, il paese della giovane, l’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia, per festeggiare. Un’altra famiglia a centinaia di chilometri di distanza, invece piange: sono i familiari di Enza, un’altra ragazza. Lei è ancora sotto quelle macerie.
Altra storia incredibile è quella di Maria D’Antuono, 98 anni, trovata viva dopo 30 ore, a Tempera. Quando le è stato chiesto cosa ha fatto tutto questo tempo, ha risposto: “Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto”. L’anziana, che è rimasta tra i calcinacci nel suo letto, è stata portata giù dai pompieri e soccorritori alle 8 di martedì mattina e ha mangiato qualche cracker. Maria, che è rimasta tra i calcinacci, nel suo letto, ha chiesto “Almeno fatemi pettinare!”.

Al di là del loro carattere miracoloso, le storie di Marta, Eleonora, Maria, dicono gli esperti, sono molto importanti: nel teatro di morte che il sisma ha disegnato, rappresentano un simbolo di speranza per le persone che aspettano di riabbracciare i loro cari dispersi o ancora sotto le macerie.

“Uno scenario devastante”: i sopravvissuti raccontano il terremoto sul web

Una chiamata sul telefonino alle 3.40 di ieri notte. Pochi minuti dopo le scosse di terremoto Max, un ragazzo dell’Aquila, parla con un suo amico. E racconta come si è capovolto il mondo. “Ross, il terremoto. È stato terribile…La mia casa è distrutta..Il tetto è rimasto su solo sopra la mia camera” dice Max. Poi si scioglie in un fiume di dolore: “E mamma…mamma non c’è più….Non ce l’ho fatta Ross…Non ce l’ho fatta a prenderla, a raggiungerla. C’era buio…è buio qui..sono riuscito ad uscire solo io….Dio….Siamo scappati dal paese, crollava tutto…Dio mio, come farò?”.
Gli abruzzesi iniziano a descrivere la paura e l’angoscia di quegli attimi di terrore. È ancora presto per rielaborarla, le macerie sono sotto gli occhi di tanti. Ma scrivere su internet diventa un modo per guardare avanti. Come fa una ragazza all’indomani del terremoto. “L’alba qui in Abruzzo stamane era più fredda e silenziosa del solito, inconsciamente ciascuno faceva nella mente la conta delle persone care, degli amici, dei vicini di casa, cercando di sincerarsi che ci fossero ancora tutti, che qualcuno di loro non fosse rimasto schiacciato dalle macerie”. E aggiunge: “Le telefonate, spesso a vuoto, hanno segnato l’attesa di notizie che in molti non avremmo voluto ricevere”.

Sui forum online sono rimaste le testimonianze delle prime ore dopo le scosse sismiche. “Io sono dell’Abruzzo, e stanotte alle 3.30 mi sono svegliata per la scossa fortisssima… non vivo all’Aquila, bensì sulla costa abruzzese, eppure il terremoto l’ho sentito fortissimo”. Subito affiorano le preoccupazioni: “Conosco centinaia di persone e studenti che vivono all’Aquila e mi hanno portato testimonianza reale di quello che sta succedendo lì… le scuole sono chiuse in tutto l’Abruzzo, le linee interrotte, un macello insomma… in ogni modo tutti mi hanno detto la stessa cosa, che la scossa sembrava un bombardamento…”.
Chi ha superato la notte si guarda intorno e racconta il suo stato d’animo: “Oggi posso dire di essere un superstite a tutti gli effetti. Pe fortuna illeso insieme alla mia casa, ma in centro città si vedono scene da apocalisse: macerie ovunque, piazze ridotte a campi profughi, case e palazzi dei quali rimane solo lo scheletro, ovunque persone che piangono mentre si cerca di estrarre dalle macerie un loro caro. Uno scenario agghiacciante”.

Ma in rete c’è spazio per la speranza. Già dopo l’uragano Katrina che ha travolto New Orleans, internet si è dimostrato uno straordinario strumento per l’organizzazione di persone e risorse. Sull’esempio di Wikipedia, una pagina online raccoglie numeri utili per l’emergenza: centri per la donazione di sangue, conti correnti bancari, risorse per gli sfollati. Google offre il suo supporto con mappe e informazioni. Sono attivi su internet anche la Croce rossa e il Ministero della gioventù. Alcuni utenti segnalano le ultime notizie sugli aiuti attraverso un social network, Friendfeed, che permette la rapida condivisione di link. E sono centinaia gli iscritti ai gruppi di Facebook che esprimono solidarietà con gli abruzzesi.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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