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Scudetto all’Inter. Botta e risposta, senza fair play, tra romanisti e nerazzurri

Com’era ampiamente nelle previsioni, al fischio finale del campionato 2007/2008 sono arrivate immancabili le polemiche: Maicon e De Rossi hanno messo “pepe” ai festeggiamenti nerazzurri per il sedicesimo scudetto.
“Sarò un rosicone, come si dice a Roma: per non dimentico che nei due mesi di difficoltà dell’Inter, loro hanno vinto come tutti sanno”. Queste le parole di De Rossi. Altrettanto diretto è stato Maicon, pronto a “provocare” il rivale giallorosso: “Dedico lo Scudetto a De Rossi, lo meritavano”.
Insomma, ancora una volta Inter e Roma hanno dimostrato di non poter vivere senza polemiche. Ad innescarle, subito dopo il fischio finale dell’ultima di campionato, è stato da Catania il centrocampista della Roma e della Nazionale: “È stato un campionato falsato. Queste cose non le abbiamo subite solo noi, basti pensare al Parma che oggi doveva vincere per forza mentre all’andata, fino all’85′, aveva vinto la partita”. Sfogo comprensibile, dopo aver sognato di vincere lo scudetto per 60′, quello di De Rossi: “Voglio sottolineare che non vedo nessuna associazione a delinquere, ma solo una sudditanza”. De Rossi parla dei tifosi nerazzurri al Tardini e degli errori arbitrali che hanno fatto la differenza: “Credo che durante l’anno è stato usato un metodo di giudizio che, a mio parere, doveva essere usato anche in questa circostanza. Non ne ho mai parlato durante la stagione per non alimentare altre polemiche, non l’ho detto in settimana per non attaccare ulteriormente l’Inter che era stato già attaccato per cose che non c’entrano nulla con il calcio. Abbiamo fatto una grande stagione, abbiamo creato un gruppo stupendo. Per il prossimo anno puntiamo su questo e anche sulla professionalità degli arbitri”. La differenza l’hanno fatta gli scontri diretti? La differenza l’hanno fatta un paio di mesi - dice in sostanza il giallorosso: l’Inter faceva fatica e su dieci partite ne ha vinte nove e tutti quanti sapete perché.
Un urlo quello del capitano (a Catania mancava Totti) che scuote e investe tutta la truppa giallorossa. Tanto che il tecnico Spalletti si dice d’accordo: “Daniele ha detto cose sensate e io le condivido”, così il tecnico della Roma accerchiato dalle accuse che gli piovono da Empoli.
E alle proteste romaniste tenta di dare risposta, dopo una notte di festeggiamenti, l’ad nerazzurro, Ernesto Paolillo: “Ho ricevuto sms di congratulazioni dai dirigenti della Roma e mi hanno fatto un piacere incredibile. Le dichiarazioni di De Rossi invece mi hanno lasciato tanta amarezza. Un campione come lui” ha spiegato il dirigente interista “non può non sapere che questo è stato un campionato corretto. Se lui poi la pensa in altro modo, si assume le responsabilità di quello che dice”. “Il merito della squadra- ha aggiunto “è stato quello di riuscire a isolarsi da tutto e da tutti in questa settimana. Che non sapremo mai se è stata architettata o è iniziata spontaneamente, ma lasciatemi dire che è stato tutto molto strano. Dal gatto nero, una storia non vera, alle intercettazioni, che poi si è visto cosa erano… Nulla”.
Ma a tenere banco, in casa Inter, è ora il futuro del tecnico, a detta di molti con le valigie pronte, magari per l’Inghilterra. “Mancini non va discusso come tecnico, questa squadra, assieme a Moratti, l’ha costruita lui, l’ha guidata lui” dice a proposito Paolillo. “Quello che si discuterà è una visione generale che dovranno mettere a posto insieme, un programma che dovranno condividere. C’è sintonia di obiettivi, di vedute, sotto il profilo tecnico non c’è nessun problema. Ma Mancini ha dei bisogni di chiarimenti, questi bisogni li ha anche il presidente ed è giusto che si chiariscano tutti e due. Quando? Penso che già durante questa settimana o immediatamente dopo la coppa Italia troveranno il tempo di fare questa lunga chiaccherata insieme, il tutto si chiarirà a breve, con serenità”. Ma in percentuale, quanto è sicuro che il Mancio resti sulla panchina interista anche il prossimo anno? “Diciamo che ci sono più dell’80% di possibilità che tutto si chiuda con una programmazione comune insieme” è la sua previsione. “Il restante 20% e forse anche meno dipende dalle visioni future del mister, anche dalle eventuali richieste d’investimento che dovranno essere compatibili con quelle della società. Credo comunque che sia così in tutti i club, quando si programma un campionato ci si siede a un tavolo, confrontando le richieste del tecnico e le visioni della società”.

Il VIDEO servizio:

Mago Ibra regala all’Inter il sedicesimo sigillo. Moratti: “Tutti contro di noi”

Al centro di San Siro un grande scudetto con il numero 16. E alle 22.33 la Coppa alzata al cielo da Javier Zanetti, il capitano dei campioni d'Italia dell'Inter | Ansa
Festa Inter, delusione Roma. L’ultima giornata della Serie A 2007/08 ha decretato i giudizi definitivi. Si è deciso tutto nell’ultima mezz’ora di campionato: a vincere è stata la sponda nerazzurra di Milano, a perdere Roma e, come dice il presidente Moratti, “Tutti gli altri”. Ecco chi sono stati i protagonisti della stagione interista, conclusasi con la conquista del 16/mo scudetto.

Il protagonista assoluto
Con quella faccia un po’ così, gli si perdona quasi tutto quello che dice. Con quei piedi, invece, può fare proprio tutto quello che vuole. Per Massimo Moratti, è “senza dubbio l’uomo simbolo dello scudetto”, e la definizione non fa una piega. Con lui è una grande Inter, senza è semplicemente un’altra squadra. Molto più debole.

E così, dopo quasi due mesi di assenza, Zlatan Ibrahimovic da Malmoe, mezzo slavo e mezzo svedese, è tornato in tempo per far vincere alla sua squadra lo scudetto. E per lui si tratta del quinto consecutivo, contando quello conquistato con l’Ajax nel 2004 e anche i due revocati alla Juventus. Raggiungendo con la doppietta odierna quota 17 reti in campionato, il suo record da quando è in Italia. “Voi scrivete, io gioco, dedico lo scudetto al Corriere dello sport“, dice dopo avere vinto lo scudetto. È stata per lui un’annata difficile per colpa del tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Si è sempre fatto capire bene nel suo italiano sintetico ma efficace, mentre in campo il suo piede n.47 ha fatto male a tante squadre. Sarà il sangue un po’ zingaro, sarà l’infanzia trascorsa in un quartiere difficile, sarà la cintura nera di taekwondo, di certo Ibrahimovic non ha il carattere di un giocatore qualsiasi e non si è mai nascosto dietro alle frasi fatte del calcio.
Senza provare mai nemmeno a farlo. Dopo qualche brutta prestazione e l’arrabbiatura successiva alla sostituzione contro il Palermo, ha capito di non poter essere utile alla squadra e ha chiesto e ottenuto di andarsene in Svezia dal suo medico di fiducia per tornare in una forma decente. Detto fatto, dopo l’ultima partita contro la Lazio del 29 marzo, se n’è andato a casa sua per recuperare quella vena realizzativa che, nel primo mese della stagione, sembrava devastante, con nove gol in cinque partite tra campionato e coppa. È tornato pensando di assistere alla festa scudetto, ma poi i suoi compagni hanno avuto bisogno di lui. Allora ecco super-Ibra tornare in campo e mettere subito paura agli avversari. Due tiri fuori, due tiri dentro, e storia finita. Con la solita esultanza a braccia larghe in attesa dell’abbraccio dei suoi compagni. Che questa volta è stato decisamente più forte del solito.

Mancini da record: tecnico tre volte campione
Ha litigato e polemizzato, ha mollato e ripreso ma, alla fine, ha vinto anche quest’anno. Perché la sua Inter è stata in testa praticamente dall’inizio alla fine. E così Roberto Mancini ha avuto ragione ancora una volta di tutti i critici e ha confermato di saper far bene l’allenatore, esattamente come sapeva giocare bene al calcio. A modo suo, sempre, perché il carattere si è solo in parte ammorbidito e perché resta comunque un personaggio originale nel mondo del pallone. Basta fare il conto delle palesi litigate viste nei pressi della sua panchina per capire che il suo compito è stato tutt’altro che facile.
Una rosa ampia fatta di campioni può dare grandi vittorie ma anche grandi problemi, soprattutto se bisogna gestire uomini come Figo e Vieira, Ibrahimovic e Adriano, gente di classe e di carattere. Come Mancini, peraltro. Ma mentre i suoi predecessori sono stati spesso travolti dallo spogliatoio nerazzurro, lui ne è venuto a capo, forse perché ha lo stesso carattere e le stesse reazioni dei suoi giocatori. L’anno scorso aveva vinto in carrozza, uccidendo il campionato senza mollare un colpo dall’inizio alla fine. Quest’anno ha sofferto molto di più arrivando allo scudetto solo all’ultima giornata, perché ha avuto l’infermeria costantemente piena di giocatori e alcuni li ha persi definitivamente già a dicembre.
Ma quando mezzo centrocampo è finito ko, non ha avuto problemi a far giocare il giovane Pelé; e quando Ibrahimovic ha ceduto al dolore al ginocchio, ha avuto il coraggio di mettere in campo un esordiente di 17 anni come Balotelli, e di far sedere in panchina Crespo e Suazo, non proprio gli ultimi arrivati. Prima ha dovuto gestire un caso complicato come quello di Adriano, trovando assieme alla società una soluzione che accontentasse tutti. Poi si è smarcato a modo suo dalle accuse di favoritismi arbitrali, chiudendosi per 10 giorni in silenzio stampa.
Zlatan Ibrahimovic esulta dopo la doppietta che ha regalato il 16/mo scudetto all'Inter | Ansa
Ha saputo risollevare la squadra da un mese difficile tra fine febbraio e fine marzo, quando aveva perso sette punti di vantaggio sulla Roma, e ha saputo ricompattarla nella partita decisiva, dopo che tutti gli strascichi polemici e le incertezze lasciate dalla sconfitta nel derby e dal pareggio contro il Siena ma anche dalla vicenda poco calcistica delle intercettazioni. E’ stato, quindi, più difficile, anche perché quest’anno si partiva tutti alla pari, senza penalizzazioni e senza assenti illustri come la Juventus. Il risultato è stato lo stesso, in Italia e, purtroppo per lui, anche in Europa.
La sconfitta con il Liverpool e alcune incomprensioni interne lo avevano convinto che fosse il caso di lasciare al termine del suo quarto anno sulla panchina nerazzurra. Il nome di Mourinho sempre accostato all’Inter, un tasso di litigiosità eccessivo con alcuni giocatori unito all’incomunicabilità totale con lo staff medico sono state delle costanti della stagione. Ma poi ha cambiato idea, ha deciso di restare e di riprovare a vincere tutto. Se, e così pare, anche Moratti non avrà cambiato idea, l’anno prossimo toccherà ancora al tecnico di Jesi (Ancona) guidare i nerazzurri. Perché dominare è bello, ma vincere tra mille difficoltà dà ancora più soddisfazione: “È per gli interisti, è solo per gli interisti”, urla in mezzo al caos successivo al fischio dell’arbitro Rocchi, mentre faticosamente cerca di raggiungere gli spogliatoi. Poi si ricuce la bocca, perché è fatto così e, anche nel giorno della festa, non dimentica le critiche ricevute da tutte le parti sulla sua stagione comunque ancora vincente in Italia. C’è ancora una partita da giocare e un trofeo da vincere a Roma contro la rivale di questi ultimi mesi, poi il suo futuro sarà più chiaro.

Il presidente
“È stato fantastico perché ha resistito a tutte le balle che si dicono in giro”, dice di lui il presidente Massimo Moratti. Felice con la sua maglia bianca celebrativa del 16/o scudetto. Ma “credo di sì, cominciamo a festeggiare” è poi la sua risposta un po’ ambigua a chi gli chiede se si ripartirà con Mancini la prossima stagione. Più sicuro Gabriele Oriali: “Resterà al 101%, ve lo posso assicurare”. Ci sarà tempo e modo per riparlarne, ora è il momento di festeggiare uno “scudetto speciale vinto soli contro tutti” perché anche Moratti non dimentica in fretta un anno come al solito vissuto pericolosamente dalla sua squadra sotto il consueto mare di critiche che accompagna ogni passo falso dell’Inter. “Siamo felicissimi” aggiunge Moratti. “I ragazzi hanno stravinto un campionato difficilissimo, malgrado tutta l’Italia non interista abbia tifato contro. Questo ci rende ancora più fieri e orgogliosi. La squadra meritava questa vittoria, è stata veramente formidabile”. “Sofferto e meritato” è invece la definizione di Marco Tronchetti Provera, anche lui in tribuna d’onore al Tardini per seguire la sua Inter.
Roberto Mancini, il tecnico dei record: tre campionati consecutivi vinti con l'Inter | Ansa

E “sofferto” è l’aggettivo più usato anche dai giocatori, che ricordano “le gufate e le critiche avverse: siamo i più forti di tutti - spiega Dejan Stankovic - e non a caso siamo in testa alla classifica da due anni”.

La classifica del Campionato di Serie A 07/08:
Inter 85 > Campione d’Italia
Roma 82 (in Champions League)
Juventus 72 (preliminari di Champions League)
Fiorentina 66 (preliminari di Champions League)
Milan 64 (Coppa Uefa)
Sampdoria 60 (Coppa Uefa)
Udinese 57 (Coppa Uefa)
Napoli 50
Atalanta 48
Genoa 48
Palermo 47
Lazio 46
Siena 44
Cagliari 42
Torino 40
Reggina 40
Catania 37
Empoli 36 (retrocessione in B)
Parma 34 (retrocessione in B)
Livorno 30 (retrocessione in B)

Il VIDEO servizio: Ibra gol

Il VIDEO servizio: la festa e gli sfottò

I VIDEO di YouTube:

I gol dell’Inter nel 2008

Le magie di Ibrahimovic:

Gli scontri a Parma:


Inter Campione:

Festa in Duomo

Calcio: quanto ci costano i poliziotti allo Stadio? Il caso (emblematico) di Livorno

Circa 720 mila euro spesi per 1.710 minuti di gioco. Per le diciannove partite del campionato di calcio di serie A 2007/08, disputate allo stadio Armando Picchi di Livorno poliziotti, carabinieri e finanzieri impegnati nell’ordine pubblico sono costati allo Stato quasi un milione di euro. Straordinari e festivi da sommare al giorno lavorativo. Indennità di ordine pubblico, pasti, gasolio per i mezzi. Utilizzo degli elicotteri e cani antiaggressione. Tutto, senza calcolare i costi delle eventuali riparazioni dei danni riportati dai mezzi e soprattutto senza conteggiare le giornate di malattia a seguito di infortuni dovuti al servizio o agli scontri con le tifoserie. Il costo minimo per una partita considerata “non a rischio” quindi con un numero ridotto di forze dell’ordine, disputata in un stadio medio-piccolo come quello labronico con una capienza di 19.201 posti, è mediamente di 30 mila euro. Quasi raddoppia per schizzare a 57 mila euro, per gli incontri considerati dal Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica, “caldi”, ovvero quelli che vedono fronteggiarsi tifoserie politicamente opposte. Ma la cifra è destinata ancora a crescere quando viene impiegato l’elicottero; un’ora di volo supera i 4 mila euro e viene utilizzato per non meno di tre ore in tutte quelle partite in cui si prevede un afflusso importante di supporter della squadra ospite. Gli uomini impiegati, per l’ordine pubblico durante gli incontri di calcio di quest’anno nella città labronica, sono stati mediamente tra i 130 e 240. Di questi solo una minima parte, sono carabinieri e poliziotti della territoriale, perché più dei due terzi sono arrivati dai reparti mobili di Firenze, Genova, Bologna e Roma.
Un dato importante, quest’ultimo, in quanto alcune delle voci di retribuzione, per ciascun poliziotto carabiniere e finanziere, raddoppiano. È il caso, per esempio, dell’indennità di ordine pubblico: per i poliziotti della territoriale è di 13 euro lordi mentre per chi svolge il servizio fuori sede è di 26 euro. Gli straordinari, invece, si quadruplicano. Se non di più. Ogni domenica, per una partita che ha inizio alle ore 15 le forze dell’ordine iniziano il servizio a mezzogiorno per terminarlo attorno alle 19-19,30, salvo disordini. Quindi oltre alle sei ore lavorative, scatta almeno un’ora di straordinario che viene pagata 12 euro. La situazione cambia totalmente per gli uomini e donne dei reparti mobili che devono arrivare da fuori. Ad esempio per un poliziotto che parte da Firenze, inizia la sua giornata lavorativa alle 9 e rientra in sede, mediamente, alle 21. Le prime sei ore sono lavorative, sulle quali si sommano l’indennità di ordine pubblico e il festivo, tutte le altre sono di straordinario. Chi invece arriva da Roma, non fa rientro in sede se non il giorno successivo. La notte fuori sede non viene pagata (fino a pochi anni fa venivano alloggiati in albergo, adesso presso la caserma) ma con l’inizio del rientro scattano le ore lavorative del giorno successivo. Il costo giornaliero di un poliziotto della territoriale impegnato nell’ordine pubblico allo stadio è di circa 153 euro lordi, mentre per quelli che operano fuori sede è di 219 euro e qualche spicciolo, comprensive di tutte le voci retributive. Per ciascun poliziotto, carabiniere e finanziere è previsto il pranzo alla mensa o al sacco. La spesa è di 4,65 euro netti. Per chi invece, non può utilizzare la mensa perché già in servizio allo stadio, nel sacchetto (valore 4,65 euro) vengono aggiunti oltre al panino, bottiglia di acqua da mezzo litro, un frutto, una scatoletta di tonno (senza l’apertura facilitata e quindi non utilizzabile se non a casa), anche i viveri di conforto: una merendina e un succo di frutta. Il pasto e la spesa raddoppia per chi viene da fuori che ha diritto anche alla cena
Oscilla tra i 4 e i 4,5 mila euro l’ora, invece, il costo dell’elicottero. Non viene impiegato in tutte le partite ma solo quelle ad alto rischio. A Livorno sono circa 5 quelle considerate “hot”, tra le quali quelle contro la Lazio, la Roma e l’Atalanta e altre variano a seconda della posizione in classifica o di eventuali precedenti scontri avvenuti in trasferta. In questi casi l’elicottero viene impiegato per circa tre ore. Decolla da Firenze, sosta per il rifornimento a Pisa e poi inizia. Costo di medio a giornata è di 12 -13,5 mila euro a partita. Talvolta ne vengono impiegati anche due: oltre a quello della polizia anche quello dei carabinieri. O viceversa. L’utilizzo dell’elicottero è fondamentale perché permette di seguire gli spostamenti delle tifoserie fino fuori dalla città e di localizzare eventuali scontri, specifica la questura labronica, e di intervenire rapidamente. Poi ci sono i mezzi che trasportano i reparti mobili dalle varie città. Chilometri di percorrenza media: 400. Per spostare solamente 80 uomini vengono impiegati dai dodici ai venti mezzi. Oltre al costo del gasolio, occorre sommare quello del pedaggio autostradale. Nei costi di una giornata di ordine pubblico allo stadio, però, non possono essere conteggiati i servizi degli agenti della Sezione Volanti. Non superando le 4 ore lavorative, non spetta loro l’indennità di o.p. ovvero 13 euro, ma anche loro sono coinvolti. “Le due pattuglie impiegate mediamente in tutta la città di Livorno, devono scortare assieme ad altri mezzi della polizia o carabinieri i pullman di tifosi fuori dal centro abitato- spiega Andrea Cheli, segretario generale Consap provincia di Livorno, un servizio che dura in media dai 45 minuti ad un’ora e che convoglia i mezzi di emergenza 113 su un altro servizio che non rientra nella vigilanza e controllo dei quartieri della città”. Gli agenti impiegati nell’ordine pubblico allo stadio di Livorno sono diminuiti del 40% rispetto all’anno precedente dopo la messa a norma dell’Armando Picchi secondo il decreto Pisano. Per la questura, infatti, è stato possibile ridurre l’aliquota utilizzata in ciascuna partita grazie all’istallazione delle telecamere, dei tornelli e di un efficiente prefiltraggio, della presenza degli steward ma soprattutto per il comportamento disciplinato della tifoseria. Da sottolineare, però, che l’adeguamento della struttura è avvenuta parallelamente ad una consistente diminuzione della tifoseria labronica presente allo stadio sia per i risultati ottenuti dalla squadra durante il campionato (retrocessione in serie B) che per i diritti televisivi. Ma i costi, l’impiego e la sicurezza degli agenti allo stadio sollevano, interrogati e dubbi a livello degli stessi sindacati della polizia; “Gli agenti impiegati per le partite negli stadi italiani sono troppo “vecchi”- spiega Pietro Taccogna, segretario nazionale Consap, Confederazione sindacale autonoma di polizia- la fascia di età oscilla tra i 40 e i 55 anni, per la maggior parte è personale che quotidianamente lavora negli uffici, non abituato a fronteggiare i tifosi molto più giovani di loro e questo fa sì che a seguito di una giornata di ordine pubblico allo stadio siano numerosi gli infortunati”. Dunque, giorni di malattia ma anche di riposo infrasettimanale. “La giornata allo stadio deve essere recuperata dal poliziotto durante la settimana- prosegue Taccogna- con un conseguente rallentamento del lavoro visto che molti di loro sono in servizio presso gli uffici per il rilascio dei permessi di soggiorno, passaporti, ufficio armi”. Poi i danneggiamenti alle auto le polizia. Durante questo campionato di calcio rispetto a quello precedente a Livorno, non ci sono stati gravi danni alle auto di servizio. Qualche sassata e ammaccatura alle automobili della squadra mobile. “Per la riparazione di tutti i mezzi in dotazione alla polizia nella provincia di Livorno- puntualizza Cheli- sono stati stanziati dal Ministero dell’Interno 25 mila euro”. “Una cifra insufficiente per far fronte a tutte le spese necessarie per la sicurezza delle vetture impiegate per il 113- prosegue Cheli- ad esempio si rischia di non fare i tagliandi alle volanti, se si è costretti ad aggiustare mezzi danneggiati nel dopo partita”. Troppi i soldi spesi per l’ordine pubblico allo stadio e sempre meno quelli investiti per la sicurezza e l’addestramento degli agenti, tuona ancora il Consap. ” Da oltre un mese i poliziotti della provincia di Livorno non fanno addestramento al poligono di tiro- conclude Andrea Cheli- non ci sono i soldi per comprare le munizioni”.

Operazione “No stop”: a Catania, in manette tredici ultrà

Scontro tra tifosi del Catania e poliziotti
“Noi allo stadio vinciamo sempre perché ci andiamo non vedere la partita ma per aggredire i poliziotti”. Ecco il “motto” dell’attività del gruppo ultrà Anr (Associazione non riconosciuta) secondo quanto emerge dalla indagini della Digos della Questura di Catania che hanno portato all’emissione - secondo quanto riportato dall’Ansa - di un ordine di custodia cautelare nei confronti di 13 di loro.
Il provvedimento è stato notificato in carcere a due di loro che erano già detenuti per altri reati, mentre 10 sono stati arrestati a Catania e uno a Roma. Quest’ultimo, pur residente nella Capitale, farebbe parte attiva dell’Anr spostandosi per le partite del Catania e, secondo l’accusa, prendere parte agli scontri con le forze dell’ordine.
Dalle intercettazioni gli investigatori della Digos hanno raccolto anche frasi che contengono risultati come, per esempio, “2-0″, ma che non si riferivano alla partita di calcio ma al numero di poliziotti feriti. Così, secondo l’accusa, per loro gli scontri con la morte di Raciti, alla quale gli indagati sono estranei, finì 1-0. Tra gli arrestati c’è anche il capo del gruppo Giovanni Galvagna, di 28 anni, detto “Koala”, già indagato per gli scontri del 2 febbraio 2007 durante il derby Catania-Palermo, in cui rimase ferito mortalmente l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Gli indagati sono tutti estranei al delitto e l’inchiesta si occupa di altri episodi di aggressione di ultrà e forze dell’ordine.
L’operazione è stata denominata “No stop” perché partita dopo i tragici fatti davanti allo stadio Massimino. Gli investigatori della Digos hanno messo sotto controllo le tifoserie più “agitate” del Catania con intercettazioni ambientali e pedinamenti. Sarebbe emerso, secondo la tesi della Procura della Repubblica, che il gruppo Anr agiva “per turbare l’ordine pubblico” e aveva come obiettivo di “compiere atti di violenza contro le forze dell’ordine”, il vero nemico degli utrà che frequentano le curve degli stadi.
Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal Gip Antonino Fallone, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Papa e dei sostituti Bonomo, De Simone e Sorrentino. I reati contestati sono resistenza aggravata e danneggiamento aggravato. Il processo comincerà la prossima settimana, davanti la terza sezione penale del Tribunale di Catania.

Omicidio Raciti: agli arresti il secondo uomo, “estraneo al mondo ultrà”

la notte degli scontri fuori dallo stadio di Catania
Per la polizia è lui il secondo uomo di quella tragica notte in cui morì l’ispettore di Polizia, Filippo Raciti, assassinato un anno fa, il 2 febbraio del 2007, allo stadio Angelo Massimino durante gli scontri tra gli ultras del Catania e le forze dell’ordine, “colpevoli” di impedire loro il contatto con i tifosi del Palermo.
Il tifoso è un maggiorenne di 21 anni: Daniele Micale, riferisce l’Ansa. Di lui si sa che è incensurato e che non fa parte di gruppi organizzati, da tempo invece si sapeva che era indagato e che la Procura distrettuale aveva chiesto al Gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che è stata emessa lunedì ed eseguita nella notte dalla squadra mobile della Questura.
Per quel tragico derby è indagato anche un minorenne all’epoca dei fatti, del quale per espressa volontà sua e dei suoi genitori è nota l’identità, Antonino Speziale, che ha adesso 19 anni. Speziale è stato già condannato a 2 anni e sei mesi di reclusione per resistenza aggravata a pubblico ufficiale per gli scontri al Massimino, la sua posizione nell’inchiesta per omicidio è ancora aperta. Secondo l’accusa sarebbero stati loro due a colpire con un sottolavello in alluminio l’ispettore Raciti all’ingresso della Curva Nord dello stadio, procurandogli la lesione al fegato che avrebbe poi causato la morte dell’ispettore alcune ore dopo per un’emorragia interna.
Nei confronti di Micale il Gip di Catania ha emesso un ordine di custodia in carcere per omicidio volontario, che è stato eseguito dalla squadra mobile della Questura. Alla sua identificazione si è giunti grazie alle riprese filmate delle telecamere di vigilanza dello stadio Massimino.
Il procuratore aggiunto di Catania, Renato Papa, ha inoltre aggiunto che i due giovani indagati per l’omicidio dell’ispettore Raciti non si conoscevano. Speziale e Micale si sono incontrati per la prima volta, ha detto Papa, durante la guerriglia contro le forze dell’ordine e insieme hanno lanciato il sottolavello in alluminio che ha provocato il gravissimo trauma epatico che ha determinato la morte di Raciti. Insomma, a farli incontrare e unire in quel folle e scellerato comportamento, è stato il clima di violenza. Davanti Micale, dietro Speziale: a inchiodarli le riprese filmate delle telecamere di vigilanza dello stadio Massimino e una ricostruzione tridimensionale dell’episodio compiuta dalla polizia scientifica di Roma.
Agli atti dell’inchiesta c’è anche una ricostruzione “tridimensionale” dell’episodio compiuta dalla polizia scientifica di Roma. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Renato Papa e dal sostituto procuratore Andrea Bonomo.

Il VIDEO servizio:

Sangue e tifo: dopo la morte del tifoso parmense, la stretta è sulle autostrade

Una sciarpa del Parma e una degli ultrà della Juventus del gruppo dei Drughi, allacciate insieme ad una colonnina: si nota subito questo, arrivando nell'area di servizio Crocetta Nord dell'autostrada Piacenza-Torino, dove ieri morto il tifoso parmense Matteo Bagnaresi. Un gesto, l'unione dei colori bianconeri e gialloblu, che dimostra, da parte delle due tifoserie, l'abbandono della rivalit sportiva di fronte alla tragedia. | Ansa
Autostrade più controllate, maggior rigore nella vendita dei biglietti, colpo d’acceleratore alla “tessera del tifoso”. Queste le prime decisioni dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, riunito oggi al Viminale per oltre tre ore dopo la morte domenica 30 in una stazione di servizio del tifoso del Parma Matteo Bagnaresi.
Non c’è stata dunque una risposta emotiva come lo stop alle trasferte per tutti i tifosi invocato da alcuni, nella consapevolezza - sottolineano al Viminale - che la strada intrapresa dopo l’uccisione di Filippo Raciti è quella giusta, come dimostrano i numeri che evidenziano un calo degli incidenti, dei feriti e degli arresti legati al fenomeno della violenza negli stadi. Dei 1.943 incontri disputati in questa stagione, infatti, quelli con feriti sono calati del 15%, i feriti tra le forze dell’ordine sono diminuiti del 62%, gli arresti dell’8%. Dati, dunque, incoraggianti. Specie per quanto riguarda ciò che accade negli impianti sportivi. Mentre persistono le criticità lontano dagli stadi, come testimoniato dall’episodio di ieri e da quello, nel novembre scorso, del tifoso laziale Gabriele Sandri, entrambi avvenuti in un’area di servizio autostradale.
C’è dunque il problema di una maggiore vigilanza sugli incroci pericolosi tra tifosi che possono avvenire sulle autostrade. Ecco perchè si è deciso - insieme ai rappresentanti delle società autostradali e di Autogrill - di potenziare il Piano operativo di sicurezza per relativo ai viaggi dei supporters sulle grandi arterie del Paese. Ci sarà così un maggiore e più puntuale scambio informativo sui passaggi di eventuali veicoli “a rischio”, nonchè un incremento dei sistemi di sorveglianza e sicurezza passiva (come le telecamere).
L’altro aspetto da migliorare è quello della vendita dei biglietti. Già da tempo sono in vigore restrizioni sulla base degli incidenti di cui si rendono responsabili le diverse tifoserie. Ora la vendita avverrà con maggior rigore nei confronti di quei sostenitori ”che non hanno ancora manifestato un’adeguata maturità sportivà’. In altre parole, aumenterà il numero di trasferte vietate ai tifosi, o consentite con forti limitazioni, nonostante le contrarietà dei rappresentanti della Lega Calcio.
Infine, si punta ad accelerare il progetto della “tessera del tifoso”, magari già dal prossimo campionato. Si tratta di una carta personale - che ha funzionato bene in altri Paesi, come ad esempio il Belgio - con la quale il tifoso accetta di farsi riconoscere per poter acquistare il biglietto. Con questa carta i tifosi potranno in futuro superare agevolmente i tornelli degli stadi potendo acquistare il diritto di ingresso anche poco prima dell’inizio della partita, senza dover utilizzare, come succede adesso, i biglietti nominali. E nel caso di trasferte vietate ai tifosi, i titolari della tessera potrebbero essere esclusi dal divieto.

Il VIDEO servizio:

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Dopo la morte del tifoso del Parma, c’è chi propone di abolire le tasferte per i tifosi. Siete d’accordo?

Un esercito di 75mila ultrà. Ecco la mappa dei violenti da stadio

In una foto d'archivio dell'ottobre 2006 uno striscione contro la polizia esposto dalgi ultras della curva a del San Paolo
Un esercito di circa 75.000 persone, di cui 20.000 violenti, pronti a scontrarsi con i tifosi avversari, ma soprattutto con il comune nemico numero uno: le forze dell’ordine. Queste le dimensioni del mondo ultrà secondo gli ultimi dati del Viminale.
Sono circa 500 le organizzazioni ultrà della penisola, di cui una sessantina ispirati alla destra oltranzista (15.000 sostenitori) ed una trentina su posizioni di estrema sinistra (5.000 sostenitori). Da diversi anni si è andata progressivamente affermando una supremazia dell’estrema destra, che domina ormai nelle curve di squadre come Lazio, Roma, Napoli, Ascoli, Salerno, Catania. Si richiamano all’ideologia di estrema sinistra, invece, i supporters di Livorno, Terni, Ancona, Venezia, Savona, Massa Venezia, Torino.
Diverse sono le tifoserie temute per gli episodi di violenza scatenati: i supporters del Napoli (tra cui gruppi come Mastiff), ad esempio, per i quali quest’anno l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha piò volte adottato il provvedimento di divieto di seguire la propria squadra in trasferta. Quelli della Roma (Bisl: Basta infami solo lame, Tradizione e distinzione), della Lazio (Banda noantri), del Livorno (Bal: Brigate autonome livornesi) del Catania (Drunks).
E tanti altri nelle serie minori.
Ma quando gli ultras si scatenano con atti di violenza, sottolineano le analisi degli apparati di sicurezza, l’elemento politico-ideologico passa quasi sempre in secondo piano rispetto a quello campanilistico. Ci sono così supporters storicamente nemici come quelli di Fiorentina e Juventus o Verona e Napoli.
Un esempio di tifoserie rivali nemiche giurate per motivi ideologici è invece rappresentato da laziali (di destra) e livornesi (di sinistra). Nel corso degli anni, tuttavia, i gruppi politicamente schierati sono sembrati convergere in un’alleanza contro le forze dell’ordine, come dimostrato da episodi seguiti in diversi stadi all’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri. Dunque, gli scontri con gli agenti rappresentano ormai la maggior parte degli episodi che vedono coinvolti gli ultras, mentre sono sempre di meno le battaglie tra supporters avversari.
E questa avversione nei confronti dei tutori dell’ordine indipendentemente dalla connotazione politica, evidenzia l’ultima Relazione dei servizi segreti, ha assunto un peso crescente “anche al di fuori dell’ambito prettamente sportivo”.

Mondo ultrà: poco calcio, tanta politica. E più violenza

In una foto d'archivio dell'ottobre 2006 uno striscione contro la polizia esposto dalgi ultras della curva a del San Paolo
L’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri ha scatenato la reazione violenta di facinorosi e teppisti, la degenerazione dei movimenti del tifosi del calcio italiano.
Secondo le ultime informazioni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Viminale e stando alla cronaca (più nera che sportiva) degli ultimi anni, sono ormai pochissime, in serie A e soprattutto nei campionati minori, le squadre che possono vantare spalti immacolati, dove il tifo è tifo e basta.

“Noi siamo ultrà. Non siamo gente come gli altri. Non amiamo mescolarci con le masse, non vogliamo uniformarci”, dicono, presentandosi quelli di Vivereultras. “Siamo pronti a subire torti, oppressioni e sguardi malevoli. Non tradiremo mai ciò in cui crediamo, e continueremo a seguire la nostra linea per sempre”.
Quasi un mondo a parte, insomma, quello ultrà, costruito intorno a poche parole d’ordine: onore, fede, tradizione e lotta. E proprio per portare avanti la lotta, da qualche anno sono spuntati anche i coltelli tra le curve più esagitate: in quella della Roma c’è un gruppo che si chiama Bisl, che significa “basta infami solo lame”. Dove gli infami, manco a dirlo, sono poliziotti e carabinieri. Anche se la maggior parte dei tifosi che allo stadio vanno per fare a botte e non per vedere la partita, preferisce usare le mani. E le cinture, come “insegna” il video di “Cinghiamattanza” (rimosso da YouTube ma postato sul sito di La Destra.info), uno degli ultimi successi degli Zetazeroalfa, un gruppo musicale che chiama a raccolta i giovani e non li invita certo a una pacifica conversazione in piazza. Un must tra i gruppi più duri delle curve, che ne analizzano ogni fotogramma nei forum su internet.
E allora chi sono questi giovani che rinunciano anche alla sciarpa con i colori della squadra del cuore e si vestono in modo anonimo per non essere riconoscibili, per colpire nascosti dietro caschi, sciarpe e passamontagna scuri (come insegna la bibbia degli hooligan inglesi Fedeli alla tribù, di John King, romanzo sugli Headhunters del Chelsea)?

L’identikit dei violenti è uguale in tutta Italia: dai 15 ai 20 anni, agiscono spesso sotto l’effetto di droghe e nello scontro con lo “sbirro” si muovono a gruppi. Gruppi politicizzati, la grande maggioranza di estrema destra (come “Tradizione e distinzione”, gruppo della curva romanista che ha legami con Base Autonoma, così come la “Banda de noantri” della Lazio), con l’eccezione di quelli legati alle squadre del Perugia, del Livorno e della Ternana.
Ma la mappa dei duri delle curve tocca tutta Italia: i Cani Sciolti della Sampdoria e i Mods di Bologna, i Drunks del Catania (quella etnea è ritenuta tra le tifoserie più “cattive”, come già dimostrato il 2 febbraio scorso durante gli scontri in cui fu ucciso Filippo Raciti) gli Irriducibili laziali e quelli interisti, i Korps viola, i Drughi della Juve, i Mastiff a Napoli, le Brigate Gialloblu veronesi. All’estrema sinistra ci sono gli Ingrifati e l’Armata Rossa di Perugia, che non si muovono senza la bandiera di Che Guevara; i compagni Livornesi e i Balordi, invece, salutano a pugno chiuso e inneggiano a Stalin e Lenin.
A tenere insieme molti di questi gruppi, dice un’informativa dei servizi segreti del 2006, è un “clima di violenza e ostilità nei confronti delle forze dell’ordine”. I “tentativi di strumentalizzazione ideologica, soprattutto da parte della destra radicale” si ripetono e “in alcune realtà come quella capitolina, la compenetrazione tra tifo ultrà di sponde opposte e oltranzismo politico ha evidenziato profili di indubbia insidiosità, correlati anche alla contiguità con ambienti della delinquenza comune, nonché all’emergere di nuove aggregazioni caratterizzate da una spiccata propensione alla violenza”.
Poi vi sono i gruppi border line di piccoli delinquenti - quelli che gli investigatori definiscono nelle indagini “gruppi disaggregati legati alla malavita” - e gli organici alla camorra e la ‘Ndrangheta. Una problematica legata soprattutto alle tifoserie del sud. Nel 2006, la questura di Napoli ha controllato, grazie ai biglietti nominativi, le fedine penali dei “curvaioli” e ha scoperto che su 12 mila persone, 1.200 erano pregiudicati. Numeri che spiegano l’odio per le divise, soprattutto quando cercano di impedire l’ingresso senza biglietto a torme di esagitati.
Scritte e a disegni contro la polizia sono stati trovati su un muro in centro a Bologna. Le scritte, fatte con un pennarello nero, si riferiscono espressamente alla guerriglia scoppiata venerdì 2 febbraio a Catania, al termine dell'incontro di calcio con il Palermo, tra gli ultras e la polizia e costata la vita all'ispettore Filippo Raciti
Ma non c’è domenica che gli ultrà non inneggino ai compagni in prigione o a quelli colpiti dal “daspo” (il divieto firmato dal questore di entrare allo stadio). Un tentativo di far rispettare le regole che ha reso ancora più aggressivi gli amici dei teppisti allontanati dalle partite. Basta fare un giro sul sito degli Irriducibili della Lazio per averne la prova: la home si apre con l’omaggio sonoro a quattro “camerati” in prigione accusati di diversi reati. Una canzone ska dalla chiusa esemplare: “Ma voglio dirvi solo una cosa (ai poliziotti, ndr), contro di voi nessuna resa”.

Alcuni VIDEO sugli Irriducibili della Lazio:

Il FORUM: con i tifosi o la polizia? - La GALLERY sugli scontri - LEGGI ANCHE: Tifoso ucciso, ultrà uniti contro la polizia - Quando la violenza si sposta fuori dagli stadi - Gabriele Sandri, la prima passione era la musica - La tragedia dell’autogrill

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