Leggi tutte le notizie su:
tifosi
Un arresto per droga e obbligo di firma per sette giovani appartenenti alla tifoseria organizzata interista sono il risultato delle dieci perquisizioni domiciliari eseguite questa mattina dai carabinieri del Nucleo informativo di Milano, nell’ambito dell’indagine sugli incidenti scoppiati nel corso della manifestazione non autorizzata di Milano dell’11 novembre 2007, dopo l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri.
Dei sette, tutti nati tra il 1971 e il 1987, quattro hanno precedenti penali e tra loro c’è un ragazzo di Genova denunciato allo stadio di Bergamo domenica scorsa per aver lanciato un petardo contro i tifosi atalantini. Uno degli ultras, un ragazzo di 21 anni, è stato arrestato perché nella sua abitazione sono state trovate alcune bustine di cocaina. Altri ancora erano stati fermati in passato a bordo di un pullman di tifosi dopo aver assaltato e svaligiato un autogrill.
I fatti risalgono all’11 novembre 2007, quando a Milano (oltre che a Roma e Bergamo) centinaia di ultras scesero in piazza dopo la notizia della morte di Sandri. Una trentina di tifosi di Inter e Lazio, staccatisi dal corteo di oltre 500 persone che si stava spostando dallo stadio di San Siro a piazza Duomo, aveva percorso le vie cittadine compiendo atti vandalici contro un commissariato di polizia, la sede Rai di corso Sempione e la caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti. Le accuse sono di adunata sediziosa, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato e porto di strumenti atti ad offendere.
Nel corso delle perquisizioni, cinque a Milano e le altre a Genova, Busto Arsizio (Varese), Mariano Comense (Como), Bresso (Milano) e Burago di Molgora (Milano), i carabinieri del Nucleo informativo del Comando provinciale di Milano hanno rinvenuto due grandi bandiere con la croce celtica e la svastica nazista, coltelli, tirapugni, manganelli (uno con l’effige del Duce e la scritta “Dux Mussolini”), spranghe di ferro, una mazza ferrata e diversi petardi e fumogeni.
Alcuni di questi oggetti sono stati sequestrati dai carabinieri all’interno di un magazzino dove la tifoseria organizzata custodiva le bandiere e i suoi striscioni, alcuni dei quali sono stati portati in caserma. Per i sette tifosi, tutti gravitanti in movimenti neofascisti e tra cui alcuni capipopolo del gruppo ultras “Irriducibili”, il pm Piero Basilone, che ha coordinato le indagini, aveva chiesto l’arresto, ma il gip Gloria Gambitta non è stata dello stesso avviso e ha stabilito l’obbligo di firma.
Il VIDEO dell’assalto alla caserma dei carabinieri:

In Serie A succede di tutto: la prima in classifica si schianta a Bergamo e ne incassa tre, l’ultima in classifica, il Chievo, ferma la corsa del Napoli. Il Genoa è quarto, zona Champions League: non succedeva dal 1991, gli anni di Branco e Aguilera.
Ma tutto passa in secondo piano nel pianeta-pallone di fronte alla telenovela che fa palpitare i cuori milanisti: Kakà se ne andrà alla corte dell’emiro Mansour, il ricchissimo padrone del Manchester City e membro della famiglia reale di Abu Dhabi?
Secondo il quotidiano inglese Daily Star, l’affare è già cosa fatta. Mancherebbe solo la firma del giocatore, ma il padre-procuratore Bosco avrebbe già definito i termini del munifico contratto. Le cifre sono clamorose: 110 milioni di euro al Milan e 15 all’anno al brasiliano.
Per l’Observer, però, una fonte vicina all’emiro avrebbe smentito: “Cifre irrealistiche” e si sarebbe rifatto sotto il Real Madrid con un’offerta da 80 milioni di euro più il gocatore Sergio Ramos.
Da Milano non arrivano conferme. Ieri Kakà ha giocato quello che potrebbe essere stato il suo ultimo match in rossonero, in uno stadio Meazza che non ha smesso di cantare il suo nome per tutti i 90 minuti. Numerosi gli striscioni dedicati al campione brasiliano e critici verso la società, Galliani e Berlusconi, come “Pensavo che il diavolo non potesse vendere l’anima. Mi sbagliavo”. Oggi il giocatore non era presente alle sfilate di Armani, marchio di cui è testimonial come il compagno di squadra David Beckham, il quale si è detto “speranzoso” che Kakà rimanga a Milano.
Il campionato, comunque, va avanti e sorprende: l’Inter di Mourinho finora aveva perso solo nel derby. Oggi è stata sconfitta dall’Atalanta, incassando due gol da Doni e uno da Floccari.
La Juventus ha avuto l’opportunità di ridurre le distanze a un punto, ma l’ha sprecata, fermandosi sull’1 a 1 nel posticipo contro la Lazio (prima rete di Ledesma grazie a un errore di Manninger e pareggio bianconero con una zuccata di Mellberg) . I biancocelesti di Delio Rossi restano un punto sopra la Roma priva di Totti ma in grande ripresa grazie a Baptista, autore del gol della vittoria al 92′ con una spettacolare rovesciata.
La quarta forza del campionato è il sorprendente Genoa di Gasperini, vittorioso in trasferta a Lecce anche senza il “principe” Milito.
Sono stati rilasciati i tre ultrà italiani arrestati ieri a Sofia dopo gli incidenti prima di Bulgaria-Italia. Lo ha reso noto dalla capitale bulgara l’avvocato che li assiste, Giovanni Adami: “I miei tre assistiti” ha spiegato il legale “sono stati rilasciati questa sera anche per il terzo ragazzo, il pm bulgaro ha derubricato la posizione da indagato a persona informata dei fatti. Il giudice ha riconosciuto che non c’erano prove, l’inchiesta prosegue contro ignoti”. Anche l’ambasciata italiana in Bulgaria segue il caso.
Sul comportamento di alcuni tifosi italiani, che hanno dato vita tra l’altro a marce e cori di ispirazione fascista, è intervenuto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Se fossi stato lì”, spiega, “mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari”.
È una vergogna del calcio, anzi dello sport italiano, ma non la caratterizzerei in maniera politica” aveva detto in precedenza Rocco Crimi, sottosegretario con delega allo sport. Per Crimi la connotazione politica dei tifosi è “irrilevante. Perché la verità è che ci sono tifosi violenti di destra, di centro e di sinistra che cercano solo di sfruttare la ribalta mediatica del calcio. Occorre isolarli”, conclude Crimi, “e il ministro dell’Interno Maroni sta facendo il massimo. Ma il problema non è semplice anche perché stiamo svuotando gli stadi e la conseguenza è anche in uno spettacolo privato di parte del suo fascino”.
La pessima serata dei tifosi italiani era iniziata prima del match, con una rissa in un bar centralissimo di Sofia con alcuni supporter della squadra di calcio bulgara del Cska. Circa 30-40 persone di nazionalità italiana si sono improvvisamente alzate dal cortile del bar in cui erano sedute trascinando con loro sedie ed altri oggetti e si sono scagliate correndo contro un gruppo di altre persone di nazionalità bulgara. La Polizia presente sul luogo (a un passo dalla sede del Parlamento bulgaro) è intervenuta a separare i facinorosi. Uno degli italiani coinvolti, di circa 30 anni, ha spiegato ad Apcom: “Siamo un gruppo misto, proveniente da tutta Italia, sempre al seguito della Nazionale”. A motivazione della rissa ha spiegato: “Ce la prendiamo con quelli del Cska perché sono comunisti, noi invece siamo fascisti e siamo amici del Levski”. I cori dedicati al Duce sono poi continuati all’interno dello stadio.

I disordini legati alla partenza dei tifosi del Napoli per assistere alla partita con la Roma del 31 agosto scorso sono partiti a causa di un gruppo di 200 tifosi napoletani che è salito sul treno diretto alla Capitale eludendo i controlli. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel corso di un’audizione alla commissione Affari Costituzionali del Senato, in cui ha ricostruito la gestione della vicenda da parte delle autorità di pubblica sicurezza. “Dalle verifiche fatte sui 3.096 tifosi napoletani che hanno acquistato il biglietto per la partita con la Roma”, ha spiegato Maroni, “si è scoperto che molti annoverano segnalazioni per più reati: in particolare, cinque per associazione a delinquere di stampo mafioso; 18 per associazione per delinquere; 260 per reati inerenti agli stupefacenti; 419 per reati contro il patrimonio; 218 per reati contro la persona e la pubblica amministrazione; 70 per esplosivi e armi; 71 per reati inerenti all’ordine e sicurezza pubblica; 74 per falso e 210 per reati minori. Sono stati poi identificati 206 soggetti trovati in compagnia di persone segnalate alla banca dati interforze per il reato di associazione mafiosa”.
“Se dovessero succedere episodi come quello di cui si sono resi protagonisti i tifosi del Napoli, le tifoserie saranno colpite allo stesso modo” ha detto Maroni. Che ha aggiunto che già dalla prossima giornata di campionato non si potrà più giocare negli stadi non completamente a norma.
Dopodomani partirà un’iniziativa straordinaria di comunicazione del ministero dell’Interno come risposta alla violenza dei tifosi. Maroni ha spiegato che “ci saranno spot su reti televisive in cui si utilizzeranno gli episodi di violenza dei tifosi contrapposti alle buone azioni calcistiche. Gli spot saranno on line sui siti delle società calcistiche e saranno proiettati sui maxischermi in occasione delle partite”.
LEGGI ANCHE: Calcio, le partite che potrebbero essere giocate a porte chiuse

Dopo le violenze dei tifosi del Napoli che, in trasferta a Roma domenica scorsa, hanno trasformato il viaggio in treno in un’orda vandalica, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha minacciato la possibilità di decidere lo svolgimento di partite a porte chiuse: “Per il futuro abbiamo individuato partite a rischio sulla base della storia dei contrasti delle tifoserie nemiche. I prefetti – ha detto il responsabile del Viminale - potranno decidere se farle disputare con le due tifoserie, solo con quella di casa o anche a porte chiuse”.
L’Osservatorio sulle manifestazioni sportive oggi ha stabilito che nella seconda giornata di campionato gli incontri di serie A a rischio sono Genoa-Milan e Napoli-Fiorentina (insieme a tre gare di B). Sulla base della storia degli scontri tra le tifoserie e delle ruggini tra ultras, ecco evidenziale sul calendario le partite a rischio durante tutto il campionato.
(Clicca sul calendario per ingrandirlo)


Ultras del Napoli
Il divieto di seguire la squadra di calcio in trasferta per i tifosi del Napoli. Questo il primo provvedimento deciso dal ministro dell’Interno Maroni dopo le riunioni dell’Osservatorio e del Comitato analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive del Viminale all’indomani degli incidenti di Napoli. Lo ha annunciato il ministro al Tg1. Il provvedimento durerà l’intero campionato. Il settore ospiti dello stadio in cui giocherà la squadra partenopea in trasferta sarà chiuso.
Maroni ha anche dichiarato che domani saranno inviati gli ispettori del ministero a Napoli per valutare quanto avvenuto domenica ed individuare eventuali responsabilità. Secondo Maroni c’è stata anche una errata valutazione degli avvenimenti da parte di prefettura e questura. Domani partirà inoltre una direttiva ai prefetti, per individuare tutti quelli che hanno partecipato al “mucchio selvaggio” di domenica, affinché i responsabili siano tenuti fuori dagli stadi per due anni e denunciati. Sarà infine effettuato un monitoraggio sulle partite più a rischio per prendere decisioni che potrebbero portare anche a svolgere partite a porte chiuse.
“Abbiamo assunto alcune valutazioni”, ha spiegato il ministro, “e mi accingo nella giornata di domani a mandare una direttiva ai prefetti che dispone dell’individuazione di tutti coloro che hanno partecipato al ‘mucchio selvaggio’ di domenica, perché siano colpiti dal provvedimento che impedirà loro di partecipare a manifestazioni sportive per i prossimi due anni. Saranno poi denunciati alla magistratura per associazione per delinquere”. Maroni ha poi annunciato il “divieto di trasferta delle tifoserie organizzate del Napoli Calcio per tutto il campionato. Terzo provvedimento, l’individuazione di alcune partite a rischio sulla base di precedenti gravi per le quali ci riserviamo di prendere provvedimenti che arrivano fino alla disputa a porte chiuse”.
“Indubbiamente quello che è successo ieri è stato grave, probabilmente una errata valutazione degli avvenimenti da parte anche della questura e della prefettura di Napoli, non me lo nascondo. Per questo domani mattina invierò gli ispettori del ministero a Napoli per valutare che cosa è successo e se ci sono responsabilità nella gestione di questo avvenimento. La decisione di rimettere in libertà questi delinquenti”, ha aggiunto Maroni, “è stata presa da un magistrato. Io li avrei lasciati in galera. Sono persone che devono essere punite e trattate per quello che sono, un’associazione per delinquere”.
Partecipa al FORUM
“Se servirà prenderemo decisioni drastiche”. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato ieri sera in una trasmissione televisiva ”tolleranza zero” dopo i disordini avvenuti domenica alla stazione di Napoli che hanno visto protagonisti i tifosi partenopei in partenza per Roma. Il ministro ha convocato per oggi l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e subito dopo il Comitato tecnico.
Due giorni dopo l’assalto di un treno da parte dei tifosi del Napoli che hanno poi danneggiato la stazione Termini gli strascichi non si limitano ai 500 mila euro di danni causati. Gli sviluppi giudiziari e le polemiche politiche aumentano col passare delle ore. I cinque ultrà arrestati, tre giallorossi e due partenopei, sono stati subito scarcerati, dopo la convalida del fermo. Lo ha deciso la magistratura della capitale di fronte alla quale i tifosi sono comparsi oggi per essere processati con il rito direttissimo.
Per effetto della richiesta dei termini a difesa, i processi per ciascuno dei fermati si svolgeranno a partire dal prossimo ottobre. La convalida dei fermi è stata dichiarata per i romanisti Giordano Corsi, accusato di aver rapinato un tifoso, Giovanni Corneli, sorpreso a sbarazzarsi di un martello, e Luigi Alberto Siccardi, trovato in possesso di due bombe carta. Analoga decisione è stata presa per i supporter azzurri Diego De Martino, trovato in possesso di un coltello, e Danilo Durevole, accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice ha anche convalidato il fermo di un bagarino, Nicola Cannone, per violazione del daspo, l’atto amministrativo con il quale viene interdetto l’accesso negli impianti sportivi e nelle immediate vicinanze.
Il questore di Napoli, Antonino Puglisi, sta preparando la relazione richiesta dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sui disordini avvenuti alla stazione di Napoli per mano dei tifosi azzurri in partenza per Roma. A sollecitare un “un rapporto dettagliato” è stato ieri lo stesso responsabile del Viminale. La richiesta è, per Puglisi, “un atto dovuto, anche in vista della riunione sull’Osservatorio delle tifoserie”. Quanto all’opportunità di consentire la trasferta di ieri ai partenopei, “alla vigilia”, commenta il questore, “pensavo fosse una decisione giusta, come banco di prova per l’intera tifoseria dopo anni di divieti. Ora l’Osservatorio dovrà tenere conto di quanto accaduto”.
“Quando quel treno si è mosso da Napoli”, continua il questore in un’intervista a Il Mattino, “non c’era alcun pericolo di ordine pubblico” e quindi nessun motivo per impedirne la partenza: “Cosa avrei dovuto fare, un processo alle intenzioni? Trovo deplorevole quanto accaduto a bordo dell’intercity, considero spiacevole qualsiasi forma di violenza contro persone o cose. È stata una follia inqualificabile, ma quando il treno si è mosso non c’erano segnali di allarme al di là del naturale disagio dei passeggeri costretti a viaggiare in carrozze affollate di tifosi. Tanto che in molti hanno cambiato treno, ma l’hanno fatto in modo autonomo e spontaneo, senza alcuna pressione o violenza”. I circa 1.500 tifosi in partenza con l’intercity, sottolinea il questore partenopeo, erano muniti di biglietto ferroviario e per lo stadio, e non armati: “Li abbiamo perquisiti, se avessimo trovato anche un solo tifoso armato di oggetti contundenti l’avremmo arrestato”.
Ai danni causati al treno e alla stazione si aggiungono quelli ai 39 autobus messi a disposizione da Trambus, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico di superficie a Roma, per portare i tifosi napoletani dalla stazione Termini allo stadio. Venti vetture oggi sono fuori servizio e l’azienda, che è pronta a fare denuncia contro ignoti, ha quantificato i danni in 60 mila euro. Intanto la Digos continua a indagare per identificare altri responsabili degli scontri e dell’aggressione ai danni del ferroviere alla stazione Centrale di Napoli.
“Quanto è accaduto a Napoli avrà un seguito” e dal tessuto normativo già applicato “ripartiremo senza riguardo per nessuno e senza comprensione per nulla”. Lo dice il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, intervistato dal Giornale. Sugli ultrà napoletani, Mantovano sostiene che sia stata data loro troppa fiducia poiché “Osservatorio e Casms (Comitato analisi sicurezza manifestazioni sportive, ndr) avevano confidato sui buoni risultati dello scorso campionato. La cosa più triste”, aggiunge, “è che è bastata una giornata a cancellare i passati dati favorevoli”. Ora i tifosi napoletani “rischiano di non fare più trasferte”. Alla domanda se condivida la decisione del prefetto di Napoli che ha fatto partire il treno, Mantovano risponde che “è intempestivo fare valutazioni prima di avere tutti gli elementi, ma se il bilancio è questo, è inutile nascondere che sia fortemente negativo”.
“C’è amarezza e rammarico per quello che è avvenuto, non è possibile assistere a comportamenti contrari a ogni logica di convivenza. Dobbiamo fare il massimo per debellare questo branco di delinquenti che inquinano il nostro mondo e più in generale quello civile”. È dura la presa di posizione del presidente della Figc, Giancarlo Abete, sulla violenza scatenata, con l’assalto al treno, dagli ultrà del Napoli in occasione della partita contro la Roma. “Il calcio non è rappresentato da questi delinquenti”, ha aggiunto Abete ai microfoni di Radio Anch’io Lo Sport, “che noi speriamo allo stadio non entrino più”.
L’avvio della serie A è stato rovinato dagli incidenti alla stazione ferroviaria, ma Abete tiene a sottolineare che “vanno colpiti i responsabili e non bisogna generalizzare. Perché esiste una realtà, quella della gran parte del Paese che attende con passione e serenità l’evento sportivo, e quella di alcune persone che questo evento lo vogliono rovinare. Sarebbe stata una bella giornata con un inizio di campionato avvincente se non ci fossero stati questi incidenti, contro i quali va espresso tutto il biasimo. Non è possibile assistere dal vivo o in tv a immagini di questo tipo”.
Il presidente della Figc dice di avere fiducia nelle istituzioni, e precisa che ormai il fenomeno della violenza è sempre più fuori dagli stadi. “Non è pensabile che persone mettano a ferro e fuoco le stazioni e soprattutto istillino la paura nella gente”, ha continuato Abete. “Il calcio non è rappresentato da questa gente. Io ho fiducia nel ministro Maroni e nel capo della Polizia Manganelli: le istituzioni faranno di tutto perché situazioni del genere non si ricreino. Questi delinquenti hanno anche sporcato l’immagine di Napoli. Ai tifosi era stata data fiducia, ma con questi comportamenti hanno voluto respingere al mittente l’attestazione di stima che era stata concessa. Bisogna chiedere con rispetto e forza che ci siano comportamenti adeguati contro questi delinquenti che inquinano la convivenza civile e rovinano l’immagine del calcio sul piano nazionale e internazionale”.
Partecipa al FORUM
- Tags: campionato, inter, interisti, Osservatorio-sulla-manifestazione-sportive, Paolo-Scarpis, prefetto-di-Parma, Roma, romanisti, stadio, tifosi, trasferta, ultrà, violenza
-

Che sia per “par condicio” non cambia la sostanza. La doccia per i tifosi dell’Inter è fredda: niente trasferta a Parma, nell’ultima (e decisiva) partita di campionato. L’ha deciso il Comitato per l’ordine pubblico di Parma. Pur convinto della correttezza dei tifosi parmigiani e nerazzurri, il prefetto di Parma, Paolo Scarpis, ha deciso la chiusura del settore ospiti dello stadio Tardini per domenica. Lo spazio, di circa 1.600 posti, sarà assegnato alle scuole o alla libera vendita a Parma.
Lo ha spiegato lui stesso ai cronisti, motivando la scelta coi pericoli derivanti dalla contemporanea trasferta vietata dei romanisti a Catania. “Non avevo dubbi sulla correttezza dei tifosi del Parma e dell’Inter - ha spiegato il prefetto Paolo Scarpis - ma alla luce del divieto della Prefettura di Catania di vietare la trasferta degli ultras romanisti motivata dai precedenti fra le due squadre, e sentito il Comitato per l’ordine pubblico, ho emesso un decreto che impone la chiusura del settore ospiti ai gruppi ultrà dell’Inter e la destinazione dei posti alle scuole o alla libera vendita. In più, la segnalazione del questore di Roma sull’eventualità che tifosi romanisti potessero arrivare a Parma ha aumentato la possibilità di pericolo”. “Comunque - ha detto ancora Scarpis - le forze dell’ordine della nostra città sarebbero state in grado di controllare la situazione ma in ogni caso è dovere del prefetto evitare qualunque possibile ferita alla città. Mi auguro che domenica sia una festa di sport quale sia il risultato finale”.
Il prefetto ha imposto la vendita di soli due biglietti nell’area di Parma e Provincia e il divieto della vendita dei tagliandi del Tardini nel circuito telematico. La prevendita terminerà sabato alle ore 19.
Ma… i supporters nerazzurri non ci stanno: nonostante il divieto del prefetto confermano che domenica prossima saranno a Parma ma garantiscono “un’invasione assolutamente pacifica” della città. “La Nord, nel caos che regna, tiene a confermare l’unica certezza: gli interisti ci saranno!” si legge su un comunicato apparso sul sito della curva Nord nerazzurra. “Sia chiaro - prosegue il comunicato - che domenica, piaccia o no, ci sarà comunque un’invasione nerazzurra che sarà assolutamente pacifica e che la nostra voce, dentro o fuori dallo stadio, dovrà essere un boato!”. “Non si può pensare - prosegue la curva nord - che 100 km che separano Milano, l’Inter e soprattutto gli interisti dalla possibilità di vincere uno scudetto, possano rappresentare per qualcuno un ostacolo. La volontà diffusa ed accertata dalle centinaia di mail che arrivano al nostro sito oltre che dalle centinaia di telefonata da ogni parte d’Italia, è di accogliere la squadra all’arrivo all’esterno dello stadio e, se proprio non ci sarà l’opportunità di assistere all’incontro, di attenderne l’uscita al termine dell’incontro. Per far questo non c’è decreto o divieto che tenga o possa arginare questo diffuso desiderio”.
Il VIDEO servizio: