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La palla avvelenata della decisione finale sulle trasferte dei tifosi nell’ultima giornata di campionato passa nelle mani del prefetto di Parma. E dopo il divieto di ieri ai tifosi giallorossi ad assistere alla partita con il Catania è a rischio anche la trasferta degli interisti a Parma. L’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha invitato il Prefetto di Parma, in vista della gara in programma domenica tra Parma e Inter, “ad adottare ogni iniziativa ritenuta necessaria, quale conseguenza delle segnalate criticità sotto il profilo dell’ordine pubblico, anche esaminando l’opportunità di disporre qualsiasi limitazione considerata utile per il regolare svolgimento dell’evento”.
In attesa di sapere se gli interisti avranno il via libera, Ticket One ha posticipato la vendita dei biglietti per Parma-Inter. “Su disposizione del Parma F.C. l’apertura delle vendite per l’incontro Parma-Inter in programma il 18 maggio allo Stadio Tardini è stata posticipata a data e ora da destinarsi”, rende noto la società impegnata nel settore dei servizi integrati di biglietteria.
L’Osservatorio intanto respinge le accuse di parzialità. Davanti alle “considerazioni critiche comparse sulla stampa e connesse alla presunta disparità di trattamento” delle gare del campionato di calcio Parma-Inter e Catania-Roma non si “può che rilevare come possa parlarsi correttamente di disparità solo quando situazioni simili vengono trattate diversamente e non quando, come accade nella realtà, si adottano criteri e parametri identici per casi del tutto differenti”.
La criticità della gara Parma-Inter - e il susseguente suggerimento al prefetto di adottare ogni utile limitazione - si è alzata, martedì sera, quando al Viminale è giunta anche una segnalazione della questura di Roma relativa alla possibilità che alcuni tifosi romanisti potessero recarsi a Parma con conseguenti problemi di ordine pubblico.
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Domenica prossima, ultima giornata di campionato, i tifosi interisti partiranno per la trasferta a Parma, ma i romanisti non potranno raggiungere Catania. La decisione di vietare la trasferta è stata presa, sottolinea l’Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive, con il “massimo rigore” tenendo in considerazione tutti i criteri che fino ad oggi sono stati seguiti nelle decisioni dell’organismo.
In particolare, sono state valutate “le notizie provenienti dalle autorità preposte alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, i precedenti incontri diretti ed i livelli di pericolosità espressi dalle frange più facinorose delle diverse tifoserie, individuati sulla base dell’osservazione dei comportamenti tenuti prima, durante e dopo le partite di calcio tenutesi negli ultimi tempi”.
Ecco dunque il perché della decisione di invitare i prefetti non solo di Catania (per Catania-Roma), ma anche di Roma (Lazio-Napoli), Lecce (Lecce-Bari), Verona (Verona-Pro Patria e Chievo-Vicenza) e Perugia (Perugia-Ancona) a valutare “l’opportunità di disporre limitazioni nella vendita dei tagliandi ai tifosi ospiti”. Ciò significa che ogni prefetto deciderà autonomamente che tipo di limitazioni adottare: dalla vendita del biglietto individuale alla chiusura del settore ospiti.
“Non ci pare opportuno che venga consentito ai tifosi romanisti di venire a Catania per la partita” ha affermato il prefetto della città siciliana Giovanni Finazzo. “Ci sono siti Internet” rivela il prefetto in un’intervista al quotidiano La Sicilia “che fanno presagire la volontà di vendicarsi e questo potrebbe provocare incidenti”.
Tra i delusi da questa decisione delle autorità ci sono i tifosi parlamentari. “Una decisione iniqua, che rischia di alimentare tensioni e polemiche”: così Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio, valuta la scelta dell’Osservatorio del Viminale di vietare la trasferta a Catania ai tifosi giallorosso. “La decisione di vietare la trasferta dei tifosi romanisti a Catania penalizza la Roma che non potrà essere sostenuta dai propri tifosi nella partita decisiva” dice Cento. “Il diverso trattamento riservato ai tifosi dell’Inter in trasferta a Parma è di fatto un elemento di iniquità che può solo suscitare polemiche e tensioni”.
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L’Osservatorio del Viminale vieta ai tifodi giallorossi la trasferta a Catania per l’ultimo e decisivo match della stagione. Interisti invece ammessi a Parma. Siete d’accordo?
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Non c’è cabala che tenga, pare. Il 17 novembre saranno tanti gli italiani a scendere in piazza. Di destra, di sinistra, del commercio e della scuola. Nel mirino il governo, manco a dirlo.
In ordine cronologico, iniziano gli azzurri di Forza Italia e gli altri della CdL, invitati dal Cavaliere (con tanto di lettera) dal 16 al 18 novembre, a mettere una firma (e versare un euro) negli oltre 10mila gazebo sparsi in tutta Italia e in quello virtuale sul sito www.rivotiamo.it. L’obiettivo è raccogliere 5 milioni di firme per rinnovare la richiesta del voto anticipato, portata avanti con convinzione da Silvio Berlusconi.
Poi sarà la volta della scuola: sull’onda del V-Day di Grillo, alcuni comitati studenteschi stanno organizzando, per venerdì 16 novembre, la replica del “V- Fioroni day” dello scorso ottobre. Il ministro dell’istruzione, stando agli studenti, avrebbe almeno quattro buoni motivi per lasciare la poltrona: la reintroduzione degli esami di riparazione, la mancata difesa dello statuto degli studenti, l’attuazione della riforma della maturità e la scarsa considerazione nei confronti della rappresentanza studentesca. Non contenti, il 17 novembre in occasione della Giornata mondiale di mobilitazione, i “bamboccioni” della scuola italiana scenderanno di nuovo in piazza, virtualmente uniti agli studenti di tutto il mondo, per chiedere “il libero accesso a tutti i percorsi formativi, un welfare studentesco che permetta a tutti di emanciparsi dalla condizione socio-finanziaria della propria famiglia, il diritto di tutt* gli student* a vedere i propri diritti riconosciuti per legge”.
A preoccupare però, più per l’ordine pubblico che per le conseguenze politiche, è il corteo della sinistra antagonista di sabato 17, a Genova (qui il percorso, in pdf), in favore della Commissione d’inchiesta sulle violenze del G8 del 2001 e contro le richieste dei magistrati di pene severe ai manifestanti accusati di devastazione e saccheggio. La giornata ha, purtroppo, più di un’occasione di richiamare frange violente di ultrà che, liberi da impegni “professionali” data la sosta calcistica, potrebbero saldarsi con i no global e inscenare una “vendetta” contro la polizia. La situazione è particolarmente “calda”, dopo la polemica innescata dalle dichiarazioni di Luca Casarini, leader dei Disobbedienti, sulla “comprensibile” reazione degli ultras all’uccisione di Gabriele Sandri (di fatto una sorta di invito al corteo) e dopo il tam tam dei tifosi sul web. Tanto che dal “muro” dei blucerchiati, il nervosismo è palpabile: “Non sappiamo ancora cosa faremo, ma non staremo a guardare”.

E infatti ad agitare prefetto, questore e sindaco (di centrosinistra) del capoluogo ligure è un dubbio: troppi poliziotti potrebbero far pensare a una città blindata e potrebbero scatenare la rabbia; pochi poliziotti significherebbero lasciare la città allo sbando, qualora il corteo degenerasse. Quindi, che fare? Ma le preoccupazioni non impediranno ai “giottini” di sfilare: “Non c’è ragione per vietare la manifestazione che si richiama ai principi costituzionali”, fa notare il prefetto Giuseppe Romano. Ma soprattutto, la polizia dovrà anche avere la delicatezza di nascondersi: “Non ci saranno schieramenti in divisa e in tenuta anti sommossa”, conferma Giuseppe Romano. “Questo non significa non esserci”. I cosiddetti “obiettivi sensibili”, i luoghi simbolici e a maggior rischio di attacco, saranno presidiati e comunque il corteo non li toccherà.
Basta tutto ciò a tranquillizzare la città? La Digos ha le antenne puntate da giorni sulla nebulosa no global e su quella delle tifoserie più avvelenate per il caso-Sandri. In realtà sembra difficile che tifosi ultrà, per buona parte affiliati all’estrema destra, possano accodarsi a un corteo dei centri sociali. Anche se avere come obiettivo comune la “lotta” alle forze dell’ordine potrebbe saldare due mondi così distanti e tradizionalmente opposti.
Nonostante tutto, il sindaco Vincenzi si dice convinta che tutto scorrerà liscio: “Non bisogna urlare allarmi. La città verrà semplicemente ‘usata’ da un grande numero di persone. Piuttosto i genovesi evitino di usare l’auto privata”.
Solo questione di traffico, insomma. Ma per non correre nemmeno il minimo rischio, la maggior parte degli esercizi commerciali di Genova (come in altre città d’Italia) rimarrà chiusa proprio sabato 17 novembre, per lo sciopero nazionale indetto dalle organizzazioni sindacali di categoria.
Quanta gente in piazza, il prossimo 17.
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Non è una guerra tra tifosi e polizia, ma uno scontro tra criminali e forze dell’ordine. Il clima di tensione causato dalla morte di Gabriele Sandri e dai disordini di domenica a Roma Milano e altre città non preoccupa chi fra due settimane tornerà negli stadi a tutelare l’ordine pubblico. “Non ci sentiamo nel mirino di nessuno”, dicono dai sindacati di polizia, “siamo pronti come sempre a fare il nostro lavoro. Come è stato il giorno dopo la morte di Raciti o dopo qualsiasi altro scontro violento”.
“Non dobbiamo parlare di tifosi”, sottolinea Orlando Minerva, segretario milanese del Siulp. “I tifosi sono persone per bene, i delinquenti che sfasciano e mettono a ferro e fuoco le città sono un’altra cosa. Sono criminali, non meritano spazio e vanno trattati come tali”. Nè più nè meno che come mafiosi o terroristi quindi, con la massima determinazione nel ristabilire la legalità.
“Per troppo tempo si è lasciato che negli stadi succedesse di tutto”, continua Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap. “Qui i ragazzi si potevano ’sfogare’ e qui sono arrivati estremisti e delinquenti. Sono arrivati, purtroppo, anche i morti. Mentre le leggi contro la violenza sugli spalti venivano puntualmente affondate dai parlamentari-tifosi”. Poi il “Decreto Raciti” ha cercato di rimettere ordine. “Finché i violenti hanno trovato nel dramma di Arezzo una sponda per tornare a fare quello che facevano prima, indisturbati”, aggiunge il rappresentante della polizia.
E quando il Campionato riprenderà? Il problema è politico, secondo i sindacati di polizia. “Se il governo è dalla nostra parte, con direttive precise e senza ambiguità, il nostro lavoro è salvaguardato. Finora non è stato così”, denuncia Saltamartini.
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Parte la nuova serie A in versione “stellare”. Ritornano Juventus-Napoli-Genoa, Antonio Cassano e migliaia di tifosi (come conferma la febbre da abbonamenti). Ma i problemi sono quelli di sempre. Infatti sabato 25 agosto, si giocheranno due anticipi (Juventus-Livorno e Lazio-Torino) ed entrambe le sfide sono state inserite nell’elenco dei match “pericolosi” dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. L’organo di monitoraggio (della violenza ultrà e delle carenze degli stadi) del ministero dell’Interno (ne fanno parte istituzioni sportive, forze dell’ordine e soggeti interessati come la società Autogrill), presieduto da Felice Ferlizzi, ha stilato ieri un elenco di sette partite a rischio.
Alla prima giornata la più temuta è l’attesissima Genoa-Milan (indice di pericolosità 4, il massimo); rischio 3 per Lazio-Torino, Napoli-Cagliari (i tifosi partenopei sono tra quelli tenuti maggiormente sotto osservazione dagli esperti del ministero dell’Interno) e Parma-Catania. I supporter etnei sono considerati ancora a rischio dopo l’uccisione dell’ispettore Filippo Raciti, nel febbraio scorso. Sono ritenute un po’ meno delicate, ma comunque “calde”, la sfida di Torino, Palermo-Roma e il derby toscano Fiorentina-Empoli.
A giugno il ministero dell’Interno aveva esultato per i risultati dell’applicazione del cosiddetto decreto Amato, emanato a febbraio (dopo l’uccisione di Raciti) e modificato in corsa. All’epoca si parlò di una diminuzione del 70 per cento delle partite con incidenti, di una riduzione dei feriti del 93 per cento tra le forze di polizia e del 44 per cento tra i tifosi. In realtà sul sito dell’Osservatorio si leggono dati un po’ più articolati: per esempio si nota che negli stadi di serie A i polizotti feriti nella stagione 2006-2007 sono saliti a 48, rispetto ai 15 del campionato precedente. Tra gli ultrà, i feriti censiti (molti, ovviamente, si sono fatti curare senza denunciare le cause reali dei ferimenti) sono sì scesi da 44 a 32, ma il dato resta negativo.
Ma se i tifosi continuano a preoccupare, quasi tutti gli stadi sono considerati a norma. Dopo aver analizzato i dati della commissione di controllo, l’Osservatorio, nella riunione del 23 agosto, ha promosso le strutture della serie A, rimandando, a causa delle ristrutturazioni in corso, gli stadi di Udine (si lavora sull’ampliamento della videosorveglianza e per rendere agevole la zona del prefiltraggio) e Catania (da completare i bagni delle due curve), che dovranno mettersi in regola entro il 2 settembre, pena la riduzione della capienza. In serie B non si sono ancora adeguati gli impianti di Avellino, Grosseto, La Spezia, Piacenza, Pisa, Ravenna, Rimini e Vicenza.

È realtà, invece, la novità degli steward, il personale (”incaricato di pubblico servizio”) addetto al controllo dei biglietti e del rispetto delle regole negli stadi. Il 23 agosto la Gazzetta ufficiale ha pubblicato il decreto che li riguarda. Saranno gestiti direttamente dalle società, non potranno avere armi e saranno obbligatori negli impianti con più di 7.500 spettatori. Poco per volta dovranno sostituire le forze dell’ordine all’interno dei campi, ma, non avendo poteri di polizia giudiziaria né di pubblica sicurezza, per eventuali fermi dovranno farsi supportare dalla polizia. In molte città si sono già svolti corsi di formazione specifici e altri ce ne saranno visto che si tratta di preparare centinaia di persone: uno per ogni 250 spettatori previsti (salvo richieste di rinforzi da parte di prefetti e questori). Per esempio in una partita da 50 mila tifosi non potranno essere meno di 200. Il decreto ne descrive mansioni e requisiti. Dovranno avere dai 18 ai 55 anni, almeno la licenza media, sapere una lingua straniera (possibilmente l’inglese), avere “prestanza fisica adeguata alle mansioni”. Dovranno preoccuparsi di controllare che lo stadio sia a norma prima dell’ingresso dei tifosi e poi regolarne l’afflusso e il deflusso. Il primo test ufficiale è stato quello per la Supercoppa italiana tra Inter e Roma di domenica 19 agosto: gli steward hanno vegliato sui festeggiamenti degli 8 mila tifosi giallorossi dentro a San Siro, raggiungendo un ottimo risultato: sul terreno di gioco non sono entrati invasori né poliziotti. Uno spettacolo molto british.

“Tra i tifosi de Genoa c’era chi aspettava questa partita da 12 anni e mezzo per pareggiare i conti. E i rischi che ci riuscissero erano seri. Non siamo a conoscenza di un piano dettagliato, ma temiamo che esistesse pure quello”. Spiegano così gli investigatori genovesi la decisione del prefetto Giuseppe Romano di interdire lo stadio del capoluogo ligure, il Luigi Ferraris, ai tifosi milanisti per la sfida Genoa-Milan, prevista per domenica 26 agosto, prima giornata di campionato. L’antefatto risale al 29 gennaio 1995, quando un ultrà milanista, Simone Barbaglia uccise con un coltello (un atto «infame» nella mentalità ultrà) Vincenzo Spagnolo, sostenitore del Genoa che lo stava affrontando a mani nude. Da allora le due squadre non si sono più incontrate, a causa della retrocessione dei rossoblù dalla massima serie. Di conseguenza non si sono più incrociate neppure le tifoserie, che da quando hanno saputo di doversi incontrare all’esordio di campionato sono entrate in fermento (persino nelle amichevoli non sono mancati cori minacciosi sul tema). Insomma: non si tratta di una resa delle forze dell’ordine di fronte alla violenza ultrà, n ma di una misura eccezionale per arginare i rischi di una partita eccezionale. Per questo motivo, nella questura genovese non condividono le critiche del presidente della Federcalcio alla decisione del prefetto. “Bisogna avere in mano le carte prima di parlare” avverte un investigatore. Ma che cosa c’è in questi documenti? “Segnali inquietanti”. Per esempio la notizia che dopo 12 anni erano pronti a tornare allo stadio alcuni amici di Spagna, per vendicare l’amico ucciso. Ragazzi vicini ad ambienti dell’ultra-sinistra e dei centri sociali che da tempo si stavano aggiornando sulle idee politiche della tifoseria milanista, orientata su posizioni di estrema destra. Insomma c’era il rischio di trasformare una storica rivalità tra tifoserie in qualcosa di peggio: in un regolamento di conti con tanto di motivazioni ideologiche.
Per arrivare a queste conclusioni gli investigatori, dopo che il calendario aveva spiacevolmente servito alla prima giornata di campionato proprio Genoa-Milan, hanno monitorato Internet, contattato fonti, ascoltato telefoni. Indagini che hanno dato una risposta inequivocabile: dal momento dell’arrivo del primo milanista alla stazione Brignole di Genova ogni occasione sarebbe stata buona per vendicare Spagna.
A completare il quadro, occorre ricordare che sui muri di Genova prometteva vendetta pure una frangia di tifosi rossoblù di estrema destra. In questo clima da “«morte annunciata”, gli uomini della Digos non hanno potuto puntare sull’arma prediletta, quella del dialogo. Infatti le due tifoserie attraversano un periodo di grave turbolenza e disorganizzazione. Difficile da controllare.
“A Genova tra gli ultrà non c’è più un referente unico con cui discutere, ma tanti cani sciolti” spiegano in questura. A Milano la situazione non è migliore: a inizio anno alcuni ultrà sono stati arrestati per una storia di ricatti nei confronti della società. Sullo sfondo una violentissima faida esplosa in curva, con tanto di sparatoria. Una vicenda simile si era verificata anche a Genova nei mesi precedenti. Un tifoso era entrato nella sede di un gruppo ultrà e aveva sparato a un altro supporter. Il prefetto non ha voluto che si versasse altro sangue su quelle bandiere.

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La traiettoria di un tiro perfetto calciato da un giocatore e la traiettoria (purtroppo) altrettanto perfetta di un petardo che dagli spalti va a finire sulla testa del portiere avversario. E ancora, le capriole di gioia di un campione dopo un gol e la carambola di un motorino lanciato dagli spalti dello stadio.
Non c’è audio a commentare queste immagini: sarebbe superfluo. Solo una didascalia per sottolineare, senza metafore, l’assurdità di chi va allo stadio per compiere azioni criminali.
Sono 30 secondi girati da Mediaset in collaborazione con la Polizia di Stato: Imbecilli all’ultimo stadio, è uno spot “dedicato” ai tifosi violenti, o più semplicemente criminali, rilanciato in questi giorni di vigilia del nuovo campionato di calcio.
Eccolo, tratto da YouTube:
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A Napoli e a Genova è la partita più attesa dell’anno. Nel capoluogo campano la curia ha anticipato di un giorno la processione per il Corpus Domini e anche il cardinale Crescenzio Sepe assisterà alla sfida, a Marassi, tra Genoa e Napoli. Alla fine del match (salvo clamorosi ribaltoni) solo una delle due squadre timbrerà il biglietto per la serie A, l’altra dovrà passare dalle forche caudine dei play off.
Un dentro o fuori che scalda i cuori dei supporter e preoccupa un po’ le forze dell’ordine. Ovviamente la questura genovese spera che regga il gemellaggio tra le due tifoserie, lungo 25 anni e mai messo alla prova in modo tanto crudele.
I tifosi del Napoli, ieri, hanno polverizzato in tre ore e mezza i duemila biglietti arrivati da Genova per assistere alla partita. Almeno altre quattromila persone sono rimaste senza tagliando e non sono mancati i momenti di tensione e le scazzottate. A Genova per vendere gli ultimi biglietti sono stati utilizzati come in posta i “numerini”. Non è bastato a risolvere i problemi. Risse anche all’ombra della Lanterna. I ben informati dicono che ai tifosi di origine campana non sarebbero stati venduti i tagliandi.
Nonostante la vigilia piena di tensione, il gemellaggio tra le tifoserie sembra reggere. Molti napoletani si presenteranno allo stadio Luigi Ferraris con una sciarpa mezza rossa e mezza azzurra (per fondere i colori delle due squadre) che augura alle due società di “volare insieme in A”.
Nei caruggi, i vicoli di Genova, davanti al negozio dedicato a Fabrizio De André (cantautore genoano che ha cantato in genovese e in napoletano) sono apparse due bandiere una rossoblù e una azzurra.
Al campo di allenamento del Genoa gli ultrà delle due squadre hanno firmato un graffito d’amicizia. Il presidente dei liguri, Enrico Preziosi, ha dichirato: “Se, malauguratamente, il Genoa non dovesse superare il Napoli, i tifosi rossoblù appaludiranno gli avversari”. Chissà: sarebbe davvero una bella prova di fair play per il rissoso calcio italiano.
Qui il video di YouTube sulle imprese del Napoli:
Questo il video di YouTube sul cuore rossoblu di Marassi: