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Guerriglia dopo la morte di Sandri, arrestati ultrà di estrema destra

L'assalto allo stadio Olimpico di Roma da parte di centinaia di ultrà .<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Associazione per delinquere, devastazione, lesioni, porto di oggetti atti ad offendere. Per questi e altri reati contestati venti ultrà di estrema destra, in prevalenza laziali, sono stati arrestati stamani. Il gruppo di persone è accusato di diversi episodi di violenza politica avvenuti nella capitale.
A cominciare dagli scontri dell’11 novembre scorso dopo l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, per cui è scattata anche l’aggravante del terrorismo; alla rissa provocata a Villa Ada, nel corso di un concerto del gruppo di sinistra della “Banda Bassotti”, quando una ventina di persone a volto coperto ed armati di bastone fecero irruzione durante l’esibizione ferendo due persone.

Spedizioni punitive contro tifoserie ostili, aggressioni di extracomunitari, l’attacco ad un centro rom, la progettata partecipazione agli incidenti campani per l’emergenza rifiuti, le irruzioni nei centri sociali frequentati da giovani di sinistra. È contemplato anche nell’ordinanza di custodia cautelare. L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Fu la morte di Gabriele Sandri a “dirottare” le attenzioni del gruppo criminale.

La maggior parte dei destinatari delle misure restrittive sono pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi. Alle 11.30 è prevista una conferenza stampa in procura, a piazzale Clodio.

L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Poi la morte di Gabriele Sandri “dirottò” le attenzioni del gruppo criminale. La maggior parte dei destinatari delle misure restrittive sono pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi.
Decisive per inchiodare gli ultrà sono state le intercettazioni telefoniche. In una di queste, una delle persone arrestate afferma: “Andiamo a menare qualche Rom. E questa volta non si tratta di assaltare un centro sociale o prendere qualche pullman di tifosi napoletani sull’autostrada, dobbiamo fare sul serio”.

Il VIDEO servizio:

Roma, la marcia degli ultrà per i funerali di Gabriele Sandri

L'omaggio dei tifosi di tutta Italia a Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un poliziotto in un autogrill sull'A1
“Raccomando a tutti i tifosi di vivere il loro dolore in maniera corretta, in maniera cristiana, se sono credenti, in memoria di Gabriele, per affetto per Gabriele che vive in Dio, di non fare nessun gesto, di non approfittare di una situazione celebrativa per aggiungere problemi a problemi. Non si ottiene giustizia con la violenza, questo è sicuro”.
Sono parole accorate quelle usate da don Paolo, il parroco che a mezzogiorno di mercoledì celebra i funerali di Gabriele Sandri, nella Chiesa San Pio X alla Balduina (zona nord di Roma).
La raccomandazione del prete pare non sia scontata: a dare l’ultimo saluto a Gabbodj, ucciso domenica da un colpo di pistola sparato da un poliziotto in un autogrill sulla A1, ci saranno infatti molte delegazioni di ultrà, provenienti da diverse città d’Italia. Molte tifoserie organizzate di serie A, B e C hanno infatti dato la loro adesione e saranno presenti. E la preoccupazione delle forze dell’ordine, dopo la guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco una buona fetta della capitale, è comprensibilmente alta. La polizia, nel pomeriggio di martedì ha compiuto più di un controllo nel quartiere e nelle strade vicine a via Attilio Friggeri, dove si trova la chiesa dei funerali.
Da lunedì è infatti partito, soprattutto via internet, un intenso e veloce tam tam tra le curve più calde del nord, che stanno radunando le proprie delegazioni. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, parla con il legale della famiglia Sandri dopo essersi recato nella camera ardente di Gabriele Sandri a rendere omaggio alla salma
I funerali saranno un momento di raccoglimento, ma la presenza degli ultrà assume anche un significato politico e di testimonianza, ancor più della presenza alle esequie dei vertici del calcio italiano, di tutta i giocatori e i dirigenti della Lazio, dei politici cittadini e nazionali (molti dei quali - da Fini a Veltroni alla Melandri - hanno fatto visita anche alla camera ardente del giovane laziale, mischiandosi tra le migliaia di cittadini comuni). Intanto in segno di lutto il sito tifonet, il portale che raccoglie informazioni sulle tifoserie di tutta Italia, ha deciso di continuare ad auto-oscurarsi.
Un segnale simile anche dalla giunta comunale di Roma, che ha proclamato per oggi, dalle 12 alle 14 il lutto cittadino. Per l’occasione gli edifici del Comune di Roma, delle società, delle aziende, delle istituzioni e delle fondazioni comunali esporranno a mezz’asta la bandiera con i colori cittadini.

Il VIDEO servizio:

Tifoso ucciso, ultrà uniti contro un nemico comune: la polizia

L'assalto allo stadio Olimpico di Roma da parte di centinaia di ultrÃ
Gli ultrà di tutta Italia hanno lanciato il tam tam per riunirsi a prescindere dalla fede e scegliere la linea contro il comune nemico: la polizia. E i primi risultati si sono visti a Bergamo, Milano e Roma (messa a ferro e fuoco dalla guerriglia urbana, con assalti a caserme, commissariati, al Coni e allo stadio Olimpico).

Un clima che purtroppo non stupisce gli analisti del ministero dell’Interno: da alcuni anni (basti ricordare il clamoroso sodalizio contro natura tra tifosi romani e laziali, durante il derby dell’aprile 2005: qui il video) nel sottobosco ultrà proliferano sigle trasversali, da Acab (All cops are bastards tutti i poliziotti sono bastardi) a Bisl (Basta infami, solo lame), che hanno messo nel mirino le forze dell’ordine.

Un’alleanza di cui anche le anime più agguerrite del tifo laziale fanno parte. Gli amici di Gabriele Sandri firmavano sul blog del dj il loro amore per la Lazio con lo slogan: “Only white shoes”, quello dell’ala più radicale della curva Nord. La loro sigla è “In basso a destra”, un gruppo formato dai reduci della temuta “Banda de noantri”: in tutto una quarantina di ultrà duri e puri sempre pronti allo scontro. Si tratta di una costola minoritaria della curva Nord, dominata dal gruppo ultrà degli Irriducibili. In comune le due frange hanno l’ideologia. Sono tutti di estrema destra e la loro simbologia è quella fascista: aquile romane, fasci littori, busti di Mussolini. Per ora gli Irriducibili mantengono il controllo della curva, anche grazie a un marchio riconosciuto, rafforzato da una radio e da una linea d’abbigliamento. Negli ultimi anni i suoi leader Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, Fabrizio Toffolo e Yuri Alviti, sono finiti al centro di diverse inchieste giudiziarie (finendo anche in carcere), compresa quella sulla scalata alla proprietà della Lazio, portata avanti dall’ex bandiera biancoceleste Giorgio Chinaglia contro il presidente Claudio Lotito (odiato dagli ultrà).

Vicende che hanno indebolito gli Irriducibili (qui un loro video storico): i negozi sono rimasti pochissimi, il sito è praticamente inattivo. Anche se resta simbolicamente on line una canzone la polizia ed è stato aperto un blog (che oggi rende “onore a Gabriele”). Le disavventure e la vocazione affaristica di questa costola della curva laziale hanno portato alla ribalta l’altro gruppo “In basso a destra”. Sui muri cittadini i loro slogan si confondono con quelli del movimento politico di estrema destra “Base autonoma”, firmati da celtiche e svastiche.

Divisioni interne a parte, tutta la tifoseria della Curva Nord è costantemente sotto i riflettori per vicende di cronaca più o meno drammatiche. Per esempio poco più di un mese fa 66 persone (compresi tre minorenni) sono state denunciate per possesso d’armi: stavano partendo per Bergamo con coltelli cacciaviti e persino qualche machete. Non basta. La storia degli ultrà laziali è piena di scontri e feriti come si può leggere su uno dei loro siti. Si va dalle coltellate ai tifosi dell’Arsenal a quelle riservate agli ultrà bianconeri (proprio quelli con cui Sandri e i suoi amici si erano scontrati questa mattina).
Un momento degli scontri fra tifosi e polizia a Bergamo dopo l'uccisione di Gabriele Sandri
Su Internet i tifosi biancocelesti ricordano con malcelato orgoglio le conseguenze di un’amichevole del 31 agosto 2002 con i bianconeri: “Danni per centinaia di migliaia di euro, decine di locali del Coni devastati, tre tifosi juventini accoltellati, due funzionari di polizia contusi e uno intossicato dal fumo sviluppatosi dalle due autovetture, una della polizia e una dei carabinieri, date alle fiamme insieme a due furgoni di gadget e panini nel piazzale sotto la Nord”.

Per far capire l’aria che tira in curva, su un altro sito, ultrasmad.com (il cui slogan è: “Ciò che viene fatto per amore avviene sempre al di là del bene e del male”) si legge: “Onore a Gabriele il dj. Guardie assassine: 10-100-1000 Raciti”. Ma i tifosi della Lazio non si segnalano solo per l’ideologica ricerca dello scontro fisico (in nome di arditismo fascisteggiante), ma anche per il contenuto dei loro striscioni, spesso razzisti e antisemiti, come quello esposto in un derby del 2001: “Squadra di negri… Curva di Ebrei”.

E sul blog di Sandri, un amico, spiega meglio il concetto: “Noi odiamo tutti… mondo di merda”.

Il VIDEO servizio:

Il VIDEO della guerriglia urbana a Roma, da YouTube:


GALLERY 1. Scontri tra ultrà e poliziotti
GALLERY 2. Serie A ancora a lutto: chi era Gabriele Sandri
LEGGI ANCHE: Muore un tifoso laziale, la polizia e il calcio nella bufera - Gabriele Sandri, la prima passione era la musica, non la Lazio - Quando la violenza si sposta fuori dagli stadi. Partecipa al FORUM

Quando la violenza si sposta fuori dagli stadi

Tifosi sfilano davanti allo stadio di San Siro dove la partita Inter - Lazio e' stata rinviata a causa dell' uccisione di Gabriele Sandri
Non si poteva chiudere in modo peggiore l’anno orribile del calcio italiano. La notizia della morte del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, ha fatto riavvolgere il nastro della memoria a quasi 10 mesi fa (era il 2 febbraio) quando a Catania perse la vita l’ispettore capo della Polizia, Filippo Raciti, ucciso negli scontri del dopo gara tra i tifosi della squadra di casa e quelli del Palermo. Da allora gli interrogativi sulla violenza sono aumentati, anche se il decreto si è trasformato in legge. Ma alla luce di quanto accaduto ad Arezzo (dove è avvenuto il fatto) è facile immaginare che molto resti ancora da fare. Soprattutto per un motivo assai semplice. È vero che dentro agli stadi qualcosa è migliorato, grazie all’installazione di tornelli, telecamere a circuito chiuso e anche grazie all’istituzione dei famosi stuart. Ma la violenza ha spostato il suo obiettivo. Ora è fuori dagli stadi, dove le regole sono facilmente violabili e dove la dispersività dei luoghi nasconde meglio chi vuole colpire e generare violenza e non essere riconosciuto.

Un argine a questa escalation è stato messo dalle Questure che, in molti casi (ultimo in ordine di tempo lo stop ai tifosi del Napoli per la gara di Palermo di sabato sera) hanno impedito agli ultrà di seguire le proprie squadre in trasferta, proprio per bloccare il dilagare di scontri tra tifoserie considerate nemiche, anche seguendo le indicazioni precise che arrivano ogni settimana dell’Osservatorio per le manifestazioni sportive. A Roma, per Roma-Napoli si è andati anche oltre, lasciando entrare allo stadio Olimpico i soli abbonati. Una cosa è certa: la violenza non si ferma e, come 10 mesi fa, siamo al punto di partenza.

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Muore un tifoso laziale, la polizia e il calcio nella bufera

Gabriele Sandri, il tifoso della lazio ucciso durante gli scontri all'autogrill Badia di Pino
Il campionato di calcio è già finito? Forse no, ma certamente la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri riaccende la polemica sul tifo violento e sulle forze dell’ordine.

La tragedia è accaduta nell’area di servizio Badia al Pino, sull’A1, nell’hinterland aretino. Durante una rissa tra laziali e juventini è intervenuta una pattuglia della stradale, poi un colpo di pistola fatale. A terra è rimasto un noto dj ventiseienne, raggiunto da un proiettile esploso da un agente. La dinamica dei fatti è ancora tutta da chiarire, secondo una prima ricostruzione intorno alle 9 meno 10, due auto di tifosi della Juventus, in sosta all’autogrill e dirette a Parma, sono state attaccate da supporter laziali (che stavano andando a Milano), armati di spranga. Gli juventini sono però riusciti a fuggire e hanno chiamato la polizia stradale, dando il numero di targa dell’auto degli aggressori. Poi l’arrivo delle forze dell’ordine e il tragico epilogo.

La partita Inter-Lazio non si giocherà, mentre gli altri match inizieranno con dieci minuti di ritardo (alle 15,10). Lo ha deciso il presidente della Lega calcio, Antonio Matarrese, che si è confrontato con il capo della polizia, Antonio Manganelli, con i patron di Inter e Lazio, Massimo Moratti e Claudio Lotito, con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, e con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. L’ipotesi di sospendere il torneo, che in un primo momento sembrava possibile, è sfumata anche per evitare ulteriori tensioni.

Nonostante questo, però, il clima è teso. Intorno alle 13, un gruppo di ultras atalantini ha preso a sassate una jeep della polizia a Bergamo, in viale Giulio Cesare, a poche centinaia di metri dallo stadio. A bordo del mezzo, che era in movimento, c’erano due agenti, che sono rimasti feriti. Poco dopo sono iniziati gli scontri veri e propri. Anche gli ultras milanisti, secondo le prime informazioni, hanno aggredito le forze dell’ordine: dal treno che li stava portando a Bergamo hanno fatto partire una sassaiola contro gli agenti della Polfer, approfittando di una sosta nella stazione di Treviglio. Ci sarebbero dei contusi.

Intanto si lavora anche per ricostruire l’accaduto. “Un tragico errore. Stiamo accertando la dinamica di quanto è avvenuto, cosa e come sia successo”, ha detto il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, esprimendo rammarico e dolore per la morte del tifoso. Poi ha spiegato: “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi”. Stando a quanto riferito dall’avvocato e amico di famiglia, Luigi Conti, Gabriele è stato colpito nella parte posteriore del collo, mentre si trovava in auto.
Gli inquirenti effettuano i rilevamneti alla stazione di servizio di Badia al Pino, lungo la A1, ad Arezzo, dove è stato ucciso Gabriele Sandri
Sempre secondo quanto spiegato, il proiettile è entrato nella vettura, una Megane, infrangendo il lunotto posteriore sinistro. L’auto, dopo l’accaduto è stata portata alla caserma della polizia stradale di Arezzo, con all’interno la salma. Il corpo di Sandri è stato poi rimosso intorno alle 13.30.

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