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Tino-Iannuzzi

La sfida di Iervolino: cambio non azzero. Ecco i nomi dei nuovi assessori

 Rosa Russo Iervolino

Dopo la minaccia di dimissioni da parte del sindaco di Napoli, il nodo della nuova giunta sembra essere risolto. Forse quindi l’inchiesta sugli appalti pilotati non porterà alle elezioni in primavera. Rosa Russo Iervolino infatti ha lasciato Palazzo San Giacomo dopo l’incontro con i vertici locali del Pd e ha annunciato: “La giunta c’è”. Per il primo cittadino l’incontro ha fatto registrare un “sostanziale passo avanti”, e i nomi della nuova squadra di governo della città potrebbero essere resi noti già domani.

Quella che la Iervolino aveva definito una “tarantella”, in verità in questi giorni ha avuto più il sapore di una commedia degli equivoci: da una parte l’ottimismo del sindaco che annunciava la formazione di una giunta condivisa con il Pd e con gli altri alleati, dall’altro il pessimismo dei vertici provinciali del Pd, fermi nel ritenere pregiudiziale il cambiamento di quasi tutti gli assessori della giunta precedente con l’unica eccezione per il vicesindaco Sabatino Santangelo e l’assessore alla Legalità, l’ex ministro Luigi Scotti.

E dopo poche ore, infatti il sindaco ha reso noti i nomi dei componenti della nuova Giunta municipale. Vice sindaco è stato riconfermato il notaio Sabatino Santangelo. Assessori: Luigi Scotti, Gioia Rispoli, Mario Raffa, Agostino Nuzzolo, Riccardo Realfonzo, Marcello D’Aponte, Enrica Amaturo, Diego Guida, Paolo Giacomelli, Valeria Valente, Giulio Riccio, Nicola Oddati, Alfredo Ponticelli, Gennaro Nasti, Pasquale Belfiore.
I nuovi assessori sono: Enrica Amaturo, professore ordinario di Sociologia già Preside della facoltà; Paolo Giacomelli, già direttore del settore Igiene Urbana del Comune di Roma; Riccardo Realfonso professore ordinario di Economia Politica all’Università del Sannio; Diego Guida, industriale-editore; Marcello D’Aponte professore ordinario di Diritto del Lavoro Pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche della Federico II; Pasquale Belfiore, ordinario di Composizione architettonica alla Sun nonchè presidente dell’Inarc Campania. I sei nuovi assessori si aggiungono a quelli di recente nominati dal sindaco Iervolino: Luigi Scotti, già Guardasigilli, Agostino Nuzzolo, ordinario di Trasporti all’Università di Roma Tor Vergata e professore presso il Mit di Boston; Mario Raffa ordinario di Ingegneria Economico Gestionale presso la Facoltà di Ingegneria della Federico II; Gioia Rispoli, ordinaria di Letteratura greca all’università Federico II.
Sostituiscono Giorgio Nugnes, dimessosi dopo gli arresti di ottobre per i disordini di Pianura, e poi suicidatosi; Enrico Cardillo, dimessosi prima di essere colpito da arresti domiciliari poi revocati nell’ambito dell’inchiesta sul Global Service; gli assessori Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, anche essi coinvolti e agli arresti domiciliari; Luigi Imperlino, dell’Idv, che aveva lasciato l’incarico su disposizione del leader del partito; esce anche l’assessore Gennaro Mola.
Il summit con il segretario cittadino del Pd, Luigi Nicolais, e con quello regionale, Tino Iannuzzi, ha spiegato la Iervolino, è stato “cordialissimo e costruttivo”.
Solitamente, traducendo il lessico politico, tale frase sta a dire che è stato un braccio di ferro. Dal quale, tuttavia, è uscita vincitrice il sindaco di Napoli: il tanto annunciato cambiamento nella giunta di Napoli era già diventato un “mini-rimpasto”. O meglio ancora: un “rimpasto necessario” (ovvero quello limitato alla sostituzione degli assessori indagati, autodimissionati, “cinque caselle”, come dice l’interessata, ispirandosi al linguaggio della tombola).

E così, dice la Iervolino, si è fatto “un altro sostanziale passo avanti” verso una giunta rinnovata. “L’armonia c’è ed è completa”, puntualizza riferendosi ai problemi di dialogo avuti con Nicolais di recente, “credo che ormai, e lo dico per la seconda volta sperando di non essere smentita, la giunta è fatta”.
Giunta in continua evoluzione, visto che l’onorevole Francesco Boccia ha rifiutato l’ingresso nella giunta comunale di Napoli come assessore al Bilancio. Il parlamentare ha spiegato che il suo rifiuto è da mettere in relazione al “mutato clima e alla mancanza delle condizioni politiche che avevano portato alla designazione”. L’onorevole Boccia oggi ha confermato sul blog di aver dedicato “questi giorni di Natale alla valutazione dei bilanci e della situazione economica” del Comune. Ha poi ribadito “la sua disponibilità personale verso la Iervolino e la città di Napoli” ma “subordinata sul piano politico alla decisione univoca che dovrà prendere il Partito Democratico ai diversi livelli).

Giunta danzante, elastica, flessibile, ma inaffondabile. Come il primo cittadino: che ormai lavora in “piena autonomia” dal resto del partito. Del resto la Iervolino e i vertici campani dei democratici “parlano due lingue diverse”.

La scalata al Campanile. De Mita e Lombardo a caccia dei voti Udeur

L'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella (S), salutato da Ciriaco De Mita, alla Camera dei Deputati | Ansa
Tre senatori, dieci deputati. Ma soprattutto migliaia di voti in libera uscita. Nonostante la rinuncia di correre alle prossime politiche, è probabile che alle elezioni di aprile Clemente Mastella risulterà comunque decisivo, almeno in alcune regioni d’Italia. Prima fra tutte, la Campania, dove la sua (momentanea?) uscita di scena, apre praterie infinite alle forze politiche, che in queste ore stanno cercando di correre alla conquista del fortino di consensi del sindaco di Ceppaloni.

E il primo partito a poterne approfittarne potrebbe essere proprio la Costituente per il Centro (di Casini candidato premier), la cui lista al Senato è guidata da Ciriaco De Mita, negli anni ‘80 mentore dell’ex Guardasigilli. In tal senso, il vecchio leone di Nusco ha già avviato intensi contatti con i dirigenti dell’Udeur di mezza Campania. Per rientrare in Parlamento infatti la sua lista deve riscuotere almeno l’8% dei voti.

Le previsioni danno il partito di Casini e Pezzotta in forte crescita almeno nella regione partenopea, e comunque vicino alla soglia di sbarramento imposta dalla legge elettorale. Le conferme di un trend in crescita arrivano poi anche dal Partito Democratico: il segretario regionale del Pd Tino Iannuzzi, che in passato si era speso affinché il suo “maestro” fosse ricandidato, mostra ora i primi segnali di nervosismo per una scelta che potrebbe penalizzare proprio il partito di Veltroni. “Chi cambia casacca compie una scelta sbagliata. I rapporti personali restano buoni, ma le sue ultime dichiarazioni non tengono conto della realtà dei fatti” diceva ieri il coordinatore regionale.

Ma buona parte dei voti di Mastella potrebbero anche finire al centrodestra, e in particolare al Movimento per le Autonomie, l’altra Lega, quella del Sud, che corre apparentata con il Pdl. Anche se in un’intervista a Panorama.it Clemente Mastella ha escluso infatti una candidatura di sua moglie, in queste ore il partito di Raffaele Lombardo starebbe premendo per convincere Sandra Lonardo e il figlio Pellegrino a correre nelle liste che il movimento autonomista presenterà alla Camera. E non è detto che non ci riesca.

Pina Picierno, volto nuovo del Pd in Campania. Che De Mita conosce bene

Ancora una giovane under 30 che si candida con Walter Veltroni nelle liste del Pd. Pina Picierno sarà capolista in Campania “laddove si sarebbe dovuto candidare De Mita”, lo ha annunciato oggi lo stesso candidato premier del Pd da Perugia. Veltroni è chiarissimo quando spiega le motivazioni: “Sarà capolista là dove lo era De Mita. E’ una 26enne, da anni impegnata in politica. Non c’è bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto”.
Insomma, Veltroni al posto del vecchio ottantenne segretario della Dc, mette una giovane campana 26 enne. Tutti penseranno: “Che rivoluzione!”.
Peccato che la giovane Pina sia, o almeno era, una fedelissima proprio di Ciriaco De Mita. Alla cui ombra è cresciuta (si è anche laureata all’università di Salerno con una tesi proprio sul linguaggio di De Mita) nei giovani della Margherita, dove il ras di Nusco la fece salire imponendola - in una drammatica elezione nel marzo 2006 in cui si sfiorò la rissa - alla carica di presidente dei giovani margheritini. Una volta incassata la poltroncina, la giovane Pina capì che era il caso di tradire il suo benefattore e che gli equilibri di potere andavano verso l’asse Franceschini-Realacci. Ora quindi si vive il paradosso dell’ulteriore sconfitta dei demitiani rimasti fedeli a Veltroni, come Tino Iannuzzi, che si vedranno capitanare le liste dalla loro ex mascotte.

Pd alla napoletana: se le donne si chiamano fuori, Walter le ributta dentro

Il sindaco di Roma e candidato segretario del Pd Walter Veltroni (dx) e la presidente del gruppo dell'Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro
Il Pd sarà il partito delle donne.
E il buon proposito è stato e messo per iscritto nel regolamento delle primarie del 14 ottobre e ribadito, come una svolta epocale, da tutti i leader (e le leader) del nuovo partito, intervistati a margine della prima assemblea di Milano, il 27 ottobre scorso. Ultima in ordine di tempo, Anna Finocchiaro, alle Invasioni Barbariche (qui il video).
Ma aldilà delle dichiarazioni di intento, la rivoluzione al femminile non sembra essersi avviata poi così bene. Almeno in Campania, dove il nuovo partito che doveva essere metà rosa ha rischiato di farsi quasi tutto blu, per non dire grigio. Dalla truppa degli eletti alla costituente del Pd sono infatti scomparse sette donne, che si sono dimesse per far posto ad altrettanti uomini.
Il caso più clamoroso è probabilmente quello di Clotilde Paisio, femminista della Margherita campana e candidata al collegio di Fuorigrotta, subito dopo il sindaco partenopeo Bassolino. La sua lista ha preso inaspettatamente solo due seggi, lasciando fuori Tonino Amato, capogruppo regionale dei Ds e gran portatore di voti. La Paisio ha deciso così di presentare prontamente le dimissioni, adducendo motivi professionali, ma anche politici. Insieme a lei, e nelle stesse ore, altre sei donne hanno passato la mano. Scatenando un vero e proprio finimondo. A cominciare dalla senatrice Ds Annamaria Carloni, moglie di Bassolino e leader dell’ala Bindi non eletta alle primarie, che ha bollato la scelta come un “fatto gravissimo”. E se i ripescati cercano di minimizzare, affermando come Giuseppe Gambale, assessore dei Dl al comune di Napoli, “che non si tratta certo di un posto in Parlamento”, le pasionarie rosse non ci stanno.
E le giudicano, a bocca di Fiorella Girace, presidente della commissione regionale Pari Opportunità, “come un atto vergognoso. Significa non avere rispetto delle regole di un partito nuovo e di piegarle alle convenienze degli uomini”.
La patata bollente è ora passata al neosegretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, che si è detto pronto a “valutare decisioni riparatrici e a rispettare gli equilibri nel nuovo partito”. Spetterà a lui decidere se il futuro del Pd, almeno in Campania, sarà più roseo del previsto. Spinge in questo senso lo stesso neo segretario Veltroni, che è intervenuto nella diatriba con una lettera destinata all’Utan (l’Ufficio tecnico-amministrativo nazionale) e al Collegio dei Garanti del Pd per chiedere ufficialmente che, in caso di dimissioni da parte di eletti all’Assemblea Costituente, per la sostituzione sia ribadito e applicato il criterio dell’alternanza uomo-donna.
Ovvio che l’intervento del segretario sia stato apprezzato dall’ala rosa dell’Ulivo campano. E non solo: è d’accordo con l’idea di Veltroni anche quel Tonino Amato che stava per subentrare proprio a Clotilde Paisio: “Mi rimetto serenamente alle decisioni dell’Utan e mi auguro che con questa saggia iniziativa del segretario nazionale finiscano le strumentalizzazioni politiche e gli attacchi personali”.

Le primarie in Campania diventano un caso. Se n’è accorto anche Rutelli

Francesco Rutelli
Verbali che viaggiano tra un seggio e un altro, plichi smarriti in un incidente d’auto, urla e reclami in sede di spoglio, ma anche la minaccia di uno dei presidenti: “A chi devo consegnare le schede? Se le volete bene, altrimenti le riporto a casa. Io ho fatto la nottata in bianco e stamattina ero al lavoro”.
In Campania, le primarie fanno discutere, ma questa volta a reclamare non sono solo i leader nazionali di Forza Italia e An, che ieri hanno denunciato le cifre gonfiate della partecipazione. Il dissenso proviene proprio dal nuovo partito e attiene alle procedure di voto di domenica scorsa.
Non è un caso che già ieri vice premier e leader della Margherita Francesco Rutelli, che prima delle elezioni aveva minacciato di commissariare gli uffici campani, è sbottato: “Sono molto preoccupato, mi arrivano notizie di procedure quantomeno scombinate e denunce di poca trasparenza che spero vengano immediatamente fugate. Credo che gli organismi di garanzia debbano assicurare la massima, serena correttezza anche in questa regione”. A nulla è servito l’invio ad hoc di Riccardo Tramontano, “l’uomo di Roma vicino al presidente” come lo chiamano i dirigenti locali campani, che ha seguito le procedure di voto in quel di Napoli. Irregolarità e brogli - giurano alcuni tesserati - emergerebbero in quasi tutte le sezioni scrutinate.
A spuntarla, comunque, dovrebbe essere Tino Iannuzzi, il candidato voluto da Franceschini, De Mita e Bassolino, sebbene sul filo di lana e per una manciata di voti rispetto agli altri candidati. Già prima della proclamazione, gli uomini di Salvatore Piccolo, coordinatore provinciale di Napoli per la Margherita e principale avversario del futuro segretario, hanno comunque annunciato ricorsi per le minacce e le irregolarità, “che ci hanno svantaggiati”, protestano.
Ora spetterà ai neonati organi del Pd decidere cosa fare. Se non si troverà una composizione rapida, “l’affaire Campania” potrebbe infatti trasformarsi in una vera e propria bomba ad orologeria per la legittimità del nuovo partito.

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